venerdì 2 giugno 2023
Il solito refrain
mercoledì 5 gennaio 2022
Annunci moderni
giovedì 6 febbraio 2020
Soldi buttati
E’ un bel mondo, è un bel Paese quello in cui al Conad il parcheggio è gratis e all’ospedale costa e pure salato.
E’ un bel mondo, è un bel Paese quello in cui gli ospiti illustri ricevono compensi assurdi per prendere parte a Sanremo, mentre dovrebbero andare gratis (vedi Lopez e Shakira al SuperBowl) per motivi intuibili.
E’ un bel mondo, è un bel Paese quello in cui la fidanzata di Ronaldo, per fare un giretto sul palco dell’Ariston e garantire la presenza del borioso Cr7 in platea, chiede (pare) 140mila euro, mentre gli orchestrali di seconda fila, quelli “precari”, se non erro per 5 serate di musica tireranno su 250 euro in tutto.
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mercoledì 10 gennaio 2018
Renzusconi
C'e' tutta una leva di giornalisti, scrittori, economisti, studiosi vari che ho conosciuto soprattutto sulle colonne del Fatto ma non solo e che negli ultimi anni sta crescendo e anche parecchio... penso a Daniela Ranieri, Andrea Scanzi, Stefano Feltri, Francesca Borri, Giorgio Meletti, Francesca Fornario, Marta Fana, per non parlare poi dei noti Gomez, Barbacetto, Fini, Travaglio...
Con riferimento ai primi, alcuni hanno mostrato progressi notevolissimi. Il fatto che sia d'accordo o meno con quanto di volta in volta da essi argomentato ovviamente non incide su questa mia valutazione: parlo di professionalità e di qualità della scrittura, di serietà, di capacità di fare il proprio lavoro e di coerenza.
Ieri ho assistito alla prima teatrale di "Renzusconi" di Scanzi, del quale non sempre condivido le posizioni ma di cui apprezzo stile e prosa, genialate comprese. Uno spettacolo godibile. Il solito Scanzi, dal graffio mai banale, mai superficiale, ma inferto sempre con sobria eleganza, e poggiato su solide basi letterarie, musicali, umane.
Per la scrittura di Ranieri poi... ho davvero una passione, e poi per Borri... Di recente noto "ascese velocissime" di Fana, Fornario e anche di Meletti, sempre tecnico.
Quanto al Fatto Quotidiano, che li ospita o li ha ospitati, è una scommesa vinta. A distanza di anni, ha mantenuto le promesse in pieno, e non erano promesse facili. Per chi come me si è abbonato addirittura alcuni mesi prima che nascesse (mi era bastata la garanzia umana detta anche Travaglio) è una soddisfazione. E' uno dei pochi baluardi della resistenza a questi mala tempora, un faro per chi non vuole perdere la bussola in questi mari agitati e brutti.
Di volta in volta, nel corso degli anni, è stato definito il giornale delle toghe o delle manette, e poi dei comunisti antiberlusconiani e adesso dei grillini anti-pd. Il punto è che un giornale indipendente fa scalpore e spiazza, tutto qui. Il futuro ci dirà, ma per adesso le cose stanno così, e brillano ancor di più per via del panorama desolante su cui si stagliano.
domenica 30 luglio 2017
E Luca come sta?
Qualunque cosa POVIA dica su qualunque tema riesce sempre a dire la cosa piu' assurda, peggiore, banale, sbagliata, indifendibile, offensiva e ovviamente destinata a fare scandalo e, neanche a dirlo, a ottenere numerose condivisioni convinte.
Un metro à penser, e non e' un refuso o l'ennesimo scherzo del T9, ma proprio nel senso che in tutti questi chilometri di testi, di idee, di posizioni, di esternazioni che negli anni ci ha srotolato io al massimo ho trovato giusto un metro di cose sensate..., forse dette per errore.
A proposito, Luca come sta? Ha preso atto di essere bisessuale, o forse solo paraculo?
blog.mauroarcobaleno.it
sabato 11 febbraio 2017
Sanremo 2017
Ho visto Sanremo a pezzi e bocconi; sommandoli, un'idea ce l'ho, parlo dei big (anche se di alcuni mi sfugge cosa li abbia già resi tali).
Mannoia e Turci su tutti: due carriere di grande rilevanza, addirittura notevolissima quella della Mannoia. Donne di spessore, bella voce, talento a bicchierate, contenuti, sicurezza e maestria ormai consolidate, presenza scenica straripante, non una macchia in tutto il percorso, serietà e talento, due belle canzoni quelle di Sanremo 2017.
Dopo, ma staccati, Meta, molto sottovalutato e gran bel testo e Samuel, che non deve dimostrare molto...
Poi: menzione per Gabbani, divertente, originale e non banale come appare e per Masini, anche qui testo da segnalare e bella coerenza. Non condivido le feroci critiche a Comello e Atzei.
Non mi esprimo su Conti (fa bene il suo, ma insomma) e De Filippi (mi astengo), nemmeno su siparietti tizio che non fa ferie in 40 anni di lavoro, come anno prima tizio che fa 45 figli (sorvolo). Crozza la prima sera col freno tirato, comunque sempre il numero 1 per distacco.
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giovedì 6 ottobre 2016
Il posto al cinema
Alle Poste o in situazioni simili il numerino per l'attesa ha un senso eccome: evita bisticci, tanto per dirne una (poco importa poi che il software che gestisce le precedenze segua una logica ingiusta e cretina). Al cinema la cosa del biglietto con fila e sedia non ha senso.
Ripeto: non vedo controindicazioni o effetti collaterali negativi nel vecchio sistema, ce è anche il più giusto: premia chi si muove prima, chi impegna tempo; punisce, si fa per dire, chi arriva sempre in ritardo.
Oggi in una sala di 100 posti capita spesso che le 7 persone presenti debbano stare appiccicate, senza poter scegliere il posto preferito e senza poter appoggiare sulla sedia accanto borsa, cappotto, e altro. Se la sala fosse piena capirei, ma così è assurdo. Senza contare che se ti capita davanti il capellone alto due metri e tu sei alto 1,50 puoi spostarti, col vecchio sistema... Basterebbe vendere i biglietti in numero pari alle sedie libere, per evitare problemi, tanto più che mentre anni fa potevi vedere il film tre volte, ora il biglietto vale per uno spettacolo e basta, quindi se venisse indicato sul biglietto non potrebbero esserci più persone che poltrone e in prima fila a dover stare col collo storto ci finirebbe chi lo merita cioè chi arriva per ultimo.
Purtroppo una delle peculiarità dell'essere umano, oltre a quella di complicare le cose semplici, è quella di modificare (generalmente male) le cose che funzionano, invece di concentrarsi su quel che va a rotoli. Ecco perché siamo messi come siamo.
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(img: www punto torino-news24 punto it)
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venerdì 17 agosto 2012
Solidarietà alle Pussy Riot
Il processo alle Pussy Riot che si sta svolgendo in Russia è un processo politico tipico di un regime illiberale appoggiato dalla chiesa. Le accuse sono ridicole, le pene paventate assurde. Si tratta con evidenza della volgare repressione di un dissenso a Putin che giorno dopo giorno sta crescendo. Non possiamo che stigmatizzare tutto questo, convinti come siamo del fatto che la libertà d'espressione è sacra. Lodevole la fermezza con la quale le tre artiste stanno sopportando questa infamia.
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venerdì 12 marzo 2010
Va' dove ti porta il clito (Daniele Luttazzi, a S.M.L.)
Questa sera ero fra chi ha assistito a "Va' dove ti porta il clito", spettacolo di Daniele Luttazzi a Santa Margherita Ligure (bel posto, bella gente). Ho fatto un bel po' di km per esserci, avevo acquistato i biglietti cinque mesi fa. Giretto sul lungomare, aperitivo al Sun Flower, cena veloce al Caffè del Porto. Acquistata una maglietta di quelle un po' così in un negozietto del centro. Ricaricato cellulare con un cinquantone e sbrigate altre quisquilie ordinarie. Fidanzata al seguito, con cappellino di lana stile Edie Brickell e stivaloni da cavallerizza con tacchi che si sentivano fino a Recco. Luttazzi in forma spaziale come d'abitudine, un fiume in piena che si mangia le parole e fa star male dal ridere. Pensare che un talento così (ottimo scrittore, fulminante satirico e incredibile cantante e autore di musica) sia emarginato dalle tv pubbliche e private e fatichi anche a trovare date per il suo tour fa venire il vomito. Ma d'altra parte questo non è forse il paese che relega i suoi migliori giornalisti (due su tutti: Travaglio e M. Fini) nell'oblio o quasi? E non è il paese governato da una cricca di inquisiti, pregiudicati, corrotti e corruttori, antidemocratici e nemici della costituzione? E non è qui che il diritto è ormai una burla, il rispetto delle regole sovversivo e la legge non è più uguale per tutti? Quindi non vale meravigliarsi. Occorre solo resistere, resistere, resistere!
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sabato 15 agosto 2009
"Se potessi mangiare un'idea", omaggio di Gioele Dix a Gaber
"Se potessi mangiare un'idea", ovvero Gioele Dix che racconta e canta Giorgo Gaber, con il valido contributo di Silvano Belfiore e Savino Cesario (pianoforte-tastiere e chitarre). Raccontare Gaber è un'impresa impossibile, data la complessità, la genialità e l'estrema e caleidoscopica poliedricità di questo fantastico e mai troppo riampianto artista che ci ha lasciato sei anni fa. Gaber fu autore, cantautore, commediografo, attore; libero pensatore; geniale osservatore. Mai banale, mai volgare, sempre profondo e divertente, filosofo giullare, specchio dei tempi e campanello della coscienza. Dotato di uno sguardo lucido e penetrante, di un'ironia dissacrante non comune e sempre garbata ma al contempo tremendamente affilata, di una capacità innata di trasmettere idee ed emozioni con una parola, con uno sguardo, con un solo movimento di quel corpo parlante che portava sul palco. Con Sandro Luperini realizzò qualcosa che oggi appare incredibile per qualità e sorprendente attualità. In questo spettacolo prodotto dalla Fondazione Giorgio Gaber Gioele Dix si muove con grande naturalezza e padronanza e per due orette ci fa rivivere Gaber, con fedele e partecipata capacità di trasmetterne il messaggio, perfino le sfumature. Gioele Dix adatta Gaber alle sue corde senza perdere l'essenza di Gaber e delle sue opere: si dimostra dunque artista completo e rigoroso. Scegliendo nella sterminata produzione discografica di Gaber, vengono riproposte solo alcune delle sue più significative canzoni, condite da monologhi sempre attuali e graffianti, che acuiscono la nostalgia di chi lo amò. E' palese la stessa ammirazione di Gioele Dix per l'amico a cui dedica questo omaggio. Unica nota stonata la brevità dello show: due ore scarse non sono poche, ma lasciano con la voglia ancora indomita e non sopita, nonostante un paio di bis. Che ne dici, Gioele, di abusare un po' di più della nostra pazienza? Non riceverai sbadigli o fischi, ma sentiti ringraziamenti, perchè Gaber non lo racconti nemmeno in due giorni, figurarsi in due ore.
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domenica 18 gennaio 2009
Decameron di Luttazzi a Cascina (PI)
Ieri sera ho assistito con Moi a "Decameron", il monologo di Luttazzi, a Cascina (Città del Teatro). Due mesi per trovare i biglietti (telefonate ogni 5-7 giorni sempre vane, poi finalmente sono stati messi in vendita dall'organizzazione solo 7 giorni prima della data prevista per lo spettacolo), sala di 700 posti gremita. Andata con i R.E.M. di Monster a deliziarmi mentre guidavo (album di parecchi anni fa, ma certa musica non passa mai di moda), ritorno a cavallo di due giorni con una raccolta dei Clash (vedi parentesi precedente) acquistata il pomeriggio a Cascina in un negozietto che vende libri e audiovisivi usati oltre a noleggiare film. Moi preferiva il melodico, ma i Clash ieri sera ci stavano a misura. Giretto per Cascina, Corso Matteotti suggestiva con le luci della sera a illuminare i portici, monumento ai caduti imponente: prima volta a Cascina, piccola ma non male, centro storico off-limits per le auto, che rombano nel circuito esterno che circonda il corso principale, parcheggio non difficile da trovare. Pizza dal "Re della pizza", e poi lo spettacolo: eccezionale. Dunque, giornata perfetta.
Lo seguo da moltissimi anni ed è la quinta volta che assisto a un suo spettacolo dal vivo (Carrara, La Spezia, Genova, La Spezia, Cascina), quindi so bene quel che mi attende, ma ieri sera è stato, se possibile, più bravo di sempre. Due ore e rotti di verità assolute presentate in maniera che definire spassosissima non rende l'idea. E' stato incontenibile, esilarante, devastante. Preciso come un bisturi, distruttivo come uno tsunami. Un'orgia di comicità che fa riflettere mentre ti costringe a piegarti dalle risate. Un fiume in piena, un treno lanciato a velocità warp contro le ipocrisie del mondo moderno, contro questo governo che ci sta lobotomizzando col nostro entusiastico consenso, contro tutte le religioni e quella della Chiesa cattolica di Roma in particolare. Ora capiamo perché hanno censurato Decameron, anche se hanno voluto farci credere che fosse per l'innocua battuta su Ferrara: il Papa, in Italia, è intoccabile.
Luttazzi è la satira, Luttazzi è un uomo libero. Censurato più volte, cacciato più volte, osteggiato ed evitato da tutte le tv, non si piange addosso: va avanti per la sua strada, grazie al suo immenso talento di autore, di scrittore, di comico satirico, di cantante e di musicista, riempie i teatri, fa quel che sente e che deve, segue il suo cammino.
Sul suo sito così lo stesso Luttazzi definisce il suo "Decameron" (censurato da La7 per ragioni assurde dopo poche puntate, il processo è in corso): "Il monologo SATIRICO più FEROCE E divertente che abbiate mai visto! DUE ORE di risate efferate al cui confronto tutto il resto è comicità televisiva BLEAH. Liberate la vostra libido! Diffondete la buona novella! SPARGETE il seme!" E ha ragione!
Eravamo in 700 e senza timore di peccare di superbia possiamo dire di essere speciali. Perché assistere a uno show di Daniele Luttazzi senza sentirsi offesi o disgustati, e anzi divertendosi come matti, significa essere privi di pregiudizi, di condizionamenti, di lacci e lacciuoli quali possono essere ad esempio un fanatismo politico, una religione, un perbenismo bigotto travestito da buone maniere. Significa avere convinzioni precise, magari anche più incrollabili di quelle di un estremista, ma non aver chiuso ancora il cervello in una gabbia; essere dunque aperti al confronto e voler sapere la verità, tutta la verità, anche quella scomoda, anche quella che riguarda i nostri miti. Significa saper ancora ragionare con la propria testa, non accontentarsi di questa realtà disgustosa e desiderare ardentemente di vederla cambiare, di aiutare a cambiarla. Questo non vuol dire che coloro i quali erano fuori da quella sala (tutto il mondo meno 700, a occhio) siano idioti o schiavi di idee immutabili; vuol dire che chi c'era è diverso, come lo è chi lo segue altrove, chi lo legge, chi lo guarda in tv, chi lo studia sul blog, chi lo apprezza senza cadere nel trito giochetto di definirlo volgare solo perché non ha limiti come la fantasia.
Resistere è difficile, "mentre tutti intorno fanno rumore". Oggi, poi, resistere a questa decadenza morale e culturale tanto progressiva quanto inavvertibile ai più è quasi eroico. Rischi di passare per matto (o per comunista; ma non è la stessa cosa?), rischi di fare il noioso, ma la vera noia sarebbe osservare la cavità cranica di chi ti trova noioso solo perché ripeti sempre le solite... verità. Daniele Luttazzi è uno di quelli che ci aiuta a non mollare, a non consegnare le chiavi del nostro cervello a un esistente deprimente e senza speranza.
-"Ho 47 anni e ho capito una cosa: se la risposta é Cristo, la domanda é sbagliata!"
-"Veltroni arriva sempre un po' dopo, è come l'acqua calda quando apri il rubinetto, che non viene giù subito..."
-"Come va?? Bene? Per caso sapete qualcosa che io non so????"
-(mostrando una foto di Papa Ratzinger sorridente) "Riderei anch'io se la mia ditta non pagasse le tasse..."
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)