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domenica 17 ottobre 2021

Solo recita


Discutevo con mia madre di una questione riguardante mio fratello.
Che si era fatta più spinosa a seguito della morte di mia madre.
Stanotte.
In un sogno.
La vera vità è nei sogni, questa è finzione. 
Fidatevi.
E’ in quello che il cervello macina mentre dormi che sta la tua vera vita, quel che desideri, quello che temi.
“L’anima è un registratore.”
Durante la veglia, è solo recita.


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Ferrero e la Samp

Noi all’inizio diamo fiducia a tutti.
A Genova sponda quattro colori siamo generosi. Ecco perché spesso i giocatori si adagiano...
Al punto che io dico sempre: se un giocatore fallisce a Samp, ambiente ideale se ce n’è uno, pieno d’amore e di sole, che incoraggia e non stressa, che ama senza condizioni, al 90%  non è valido abbastanza (tecnicamente, psicologicamente, etc) e fallirà o darà problemi ovunque. Questo è stato vero per decenni e in buona parte è valido anche ora: l’ambiente è sempre buono. Sono altri aspetti ad essere un po’ diversi.

Quindi, tornando al presidente, apertamente contestato ormai da mesi (al punto che lo stadio è semi-vuoto e a Marassi pare di giocare sempre fuori casa), all’inizio si è data fiducia pure a lui: era quello che aveva passato “tutti i filtri” (cit.) e, anche se si era presentato in maniera un po’ non convenzionale, noi abbiamo dato fiducia, perché ce lo presentava una persona non comune e perché noi siamo buoni e ragionevoli.
Ma questa fiducia dai molti colori (quattro) se l’è bruciata abbastanza in fretta, con alcune uscite iniziali innocue (ma sommamente idiote, che il tifoso si lega al dito in attesa poi di usarle) e poi in maniera più corposa coi fatti, specie da metà 2019 in avanti.

Egli ha alcune qualità, sarebbe stupido negarle.
Ma ha molti difetti.
E, quel che più conta, dato che parliamo di calcio, non sa gestire una società di calcio. Magari è bravo come imprenditore in un altro settore, senza palle che rotolano, magari è forte a ramino, ma qui non rileva. E’ un mio parere, ricavato dai fatti di questi anni. Non è un giudizio per offendere, è una legittima opinione personale di chi segue il calcio (e la Samp) da 48 anni. Condivisa dai più, anche se qualche tifoso (non io) eccede nei toni e si comporta in maniera non sampdoriana.

La fiducia si dà, poi la si toglie se non è meritata. E a Genova moltissimi gliela hanno tolta, sulla base dei fatti e della loro interpretazione degli stessi, non sulla base di cattiveria d’animo o pregiudizi iniziali. Chi è degno la dà all’inizio e poi la toglie se è il caso e noi a Genova siamo degni, fidatevi.
I fatti dicono che manca capacità e visione, perlomeno in dosi sufficienti.
Senza società solida (non parlo solo di denaro, è ovvio!), nessuna squadra può andar bene alla lunga.
L’ho detto, mancano capacità, equilibrio, visione, compattezza, strategia, acume, fiuto, armonia, destrezza, capacità di miscelare passione e business, conti e sogni. E direi anche soldi, ma quelli sarebbero pure un fattore per così dire secondario, in presenza dei fattori elencati per primi (voglio dire: le prime squadre di A hanno debiti orridi, vincono le coppe grazie ai soldi presi a prestito da altri. Vediamo di non dimenticarlo).

E poi diciamolo: egli ha uno stile tutto suo. Ognuno ha uno stile suo, pure io.
Pure la Samp.
Ebbene, il suo stile non c’entra nulla con quello della Samp.Ma nulla, eh. Ve ne siete accorti dal primo secondo, lo so.
Anche questa non è causa ma concausa. Non è che gli stili debbano coincidere, ma insomma: un vegano non può gestire una macelleria!
E’ simpatico, è guascone, e secondo è me pure generoso e entusiasta, ma anche il mio amico d’infanzia lo è, però non lo vedrei bene in sella a una società di A.

Conclusioni? 
Fino a quando ci sarà lui, l’ho già detto mille volte, il nostro obiettivo massimo (e incredibile!) sarà quello che abbiamo avuto per tanti e tanti anni prima del 1979: mantenere la massima serie. Nessun altro.
Quindi evitate voli pindarici (lo dico tutti gli anni) e remate, e remiamo tutti insieme nella stessa direzione (sarebbe opportuno trovare forme di contestazione civile che non danneggino la squadra, però: chi vuol capire, capisca).
Quando se ne andrà, vedremo chi ci sarà, non esiste limite al peggio, come sapete.

Se togli la capacità di sognare, uccidi la passione.
Egli non sa trasmetterla. Eh, no. E’ guascone ma non sa trasmetterla. 
E, al timone, non sa evitare oscillazioni alla nave, che rischia sbandate e comunque dà sempre l’impressione di navigare a vista e in maniera insicura. Una guida insicura, non adatta, si riverbera su tutto, a valle. Dai più grandi aspetti ai più piccoli dettagli, anche all’atmosfera. Se manca compattezza in campo a volte è anche colpa di questa situazione (senza cercare alibi).
Come ho detto, come uomo ha qualche qualità, certo che sì, non gli voglio male (sono sampdoriano mantovaniano, ricordatelo) ma come proprietario e presidente di una società di calcio, ahimé, no, perlomeno non in serie A. 

I fatti dicono, da alcuni anni, che non ci siamo per niente: è l’ora di sopravvivere. Manifestiamo il dissenso, se c’è, ma in modo civile, oserei dire: in modo sampdoriano, e non autolesionista.

Sempre forza Samp, ché poi alla fine per noi son quei colori lì che contano, solo quelli e sempre quelli, quei magici colori su campo verde. Non le sconfitte e le vittorie, le coppe e i fallimenti, i gol fatti e quelli presi, ma la Samp, che resta, mentre gli uomini vanno e vengono. E il modo di viverla, questa Samp, quel modo che dobbiamo quasi tutto sapete a chi...

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giovedì 14 ottobre 2021

Ancora e sempre: grazie



Non è stato solo un Presidente che ha portato trofei a Genova dopo decenni di niente e che ha riempito la bacheca di una squadra nata da pochi anni e che viveva bene e che ci divertiva e si divertiva parecchio anche senza coppe.
E’ stato un uomo buono, giusto, corretto e leale. Un padre, per i suoi ragazzi e anche per noi giovani tifosi. Un vero sportivo, rispettoso delle regole e degli avversari. Avrebbe mollato tutto e subito, piuttosto che anche solo rischiare di barare.
Un vero educatore, che ha formato migliaia di giovani tifosi che ancora oggi a quei valori si ispirano. Ha calmato e formato una tifoseria, speciale e buona ma un po’ turbolenta, che da quel giorno ha imparato a seguire solo la gioia di giocare e non la vana gloria di vincere.
Ha rafforzato e plasmato lo stile Sampdoria.
E, incidentalmente, ci ha dato un nome nel mondo, dopo che già il mondo conosceva l’inconfondibile casacca dai quattro colori, e ci ha regalato qualche coppa da lucidare, per noi non essenziali ma sempre piacevoli come ricordi.
Ci ha reso uomini, perché chi ha sani valori sportivi ha sani valori umani.
Non ci mancano gli anni d’oro ricolmi di successi, in cui, senza l’appoggio della politica o dei media, anzi il contrario, seminavamo simpatia e vincevamo in Italia e in Europa; un periodo da favola in cui nell’anno peggiore si arrivava in semifinale di qualche torneo.
Né ci mancano il suo stile e i suoi valori, perché sono nostri anche oggi, intimamente: siamo mantovaniani, quindi sampdoriani di lusso. Porteremo sempre dentro di noi il suo timbro.
Ci manca lui, ci manca questa bella persona.
Lo abbiamo amato dal primo istante, in quel luglio del 1979, senza nemmeno poter immaginare cosa ci avrebbe dato negli anni a venire, dal punto di vista sportivo e soprattutto umano.
Ringrazieremo sempre il destino e la sua eccezionale famiglia per avercelo prestato per un po’.
Paolo Mantovani, 14 ottobre.

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lunedì 4 ottobre 2021

Il nostro limite è la nostra condanna



La felicità non esiste, dopo una certa età. E in quell’età è causata o, meglio, resa possibile, dall’incoscienza del reale.
La felicità non esiste, non ha senso inseguirla e non esiste una ricetta per ottenerla. Si chiama felicità qualcosa di diverso: soddisfazione, serenità, pace: tutti stati d’animo belli e desiderabili, ma temporanei e ben diversi dalla felicità.
Se fossimo tutti più uniti saremmo non più felici ma meno angosciati, meno ansiosi, quindi meno bisognosi di “felicità”.
Se quando io ho un problema o temo che lo avrò sapessi di poter contare sull’appoggio, psicologico e materiale, e sui consigli, sulla reale vicinanza dei miei amici, dei miei parenti, dei miei vicini di casa, sarei meno ansioso, meno angosciato.
Se quando ho un problema o temo che lo avrò sapessi che, qualora si verificasse, potrei contare davvero sull’aiuto degli altri, disinteressato, volontario, voluto, partecipe, entusiasta, non elemosinato, offerto di propria volontà e non su richiesta, vero e sincero, e nel contempo volessi sempre, potendo, aiutare gli altri nel caso in cui avessero bisogno di me, sarei meno ansioso, meno angosciato.
Invece siamo soli. Di fronte alla precarietà della vita, all’incertezza del presente e del futuro, ai mali del mondo, ai rischi, alle brutture, alle sfortune, agli errori, alle calamità. Alla fine, siamo soli, saremo soli, e lo sappiamo. Ecco perchè il reale ci angoscia profondamente, ecco perché respiriamo ansia a pieni polmoni e viviamo male e ci distruggiamo piano piano. Siamo persi in un vuoto di cui non afferriamo il senso e che ci colpisce a caso e siamo soli, ci sentiamo persi e soli, e in lotta fra di noi, e lo siamo in effetti. E’ una sensazione corretta e devastante.
Ognuno di noi si fa gli affari suoi, pensa a sè. Percepisce l’altro come un nemico o quanto meno uno a cui siamo indifferenti e che è bene che ci sia indifferente, per non correre il rischio di esserne coinvolti e veder peggiorare la nostra vita, che però è pessima proprio per questa chiusura. L’altro ci è indifferente e potenzialmente ostile. 
Non abbiamo la maturità e la visione per superare i nostri confini e unirci in un tutto che, pur mantenendo vive le differenze di ciascuno, lo salverebbe.
Sentirci parte di un tutto, non solo fra familiari stretti (e spesso non riusciamo nemmeno in questo ambito ristretto) ma anche fra amici, conoscenti, vicini, cittadini, sarebbe la nostra salvezza. Ma non è e non sarà mai alla nostra portata.
Non vi è soluzione a questo, la natura dell’essere umano è questa. La nostra condanna a una precarietà resa più acuta e ingestibile da una vera solitudine è definitiva. Il nostro limite è la causa della nostra condanna.
— 

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domenica 3 ottobre 2021

Quel punto




Quando una volta vai in panne in un punto...
Se anche riesci ad uscirne poi, anche dopo decenni, puoi sempre fermarti di nuovo, lì.
Ti aspetta, quel punto. 
Fatalmente ti fermerai di nuovo e di nuovo non saprai come uscirne, sarai disperato.
Non lo hai superato, sei solo riuscito a sfuggirgli una volta.
Ma, a bene vedere, mai del tutto.
Quel punto è dentro di te, è nel tuo ingranaggio fallato. 

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sabato 2 ottobre 2021

Basta basta basta




Odio il meteo e chi fa le previsioni a caxxo, odio chi semina panico, chi parla per dare aria alla bocca, chi ti dice anche “allerta sole” ad agosto pur di fracassare le palle e odio chi le fa bene e ci azzecca quando sono pessime e odio chi le commenta, chi sa tutto lui, chi prevede morte certa e chi invoca tenporali come un coglio*ne, chi sta sempre a dire che serve acqua per l’agricoltura e chi appena piove si lamenta che piove troppo e quando fa caldo fa troppo caldo e se fa freddo oddio si muore, odio chi ti dice sempre nulla di che e poi muoiono persone e chi ti dice sempre che sarà tragedia, odio tutto questo, vent’anni fa uscivi di casa e non guardavi una minchia, non c’erano siti meteo, app e previsioni in tv ogni 15 minuti, la sera prima Bernacca (compianto) aveva detto la sua ma era dura capire qualcosa di diverso tra “più o meno bello” e “più o meno piove”, uscivi e come andava andava, ci stava che una volta su cento beccavi la sciacquata ma tornavi a casa vivo porcatro*a, a parte alcuni eventi piuttosto rari, adesso ogni volta è delirio, ogni volta è fine del mondo attesa e spesso pure si verifica, se ti va bene ti trovi la macchina distrutta dalla grandine, dieci alberi abbattuti in giardino o l’acqua in casa, se ti va male l’inferno in autostrada o un albero che ti uccide o anneghi in un sottopasso o fai la fine del topo nella tua casa di merd@ posta sotto il livello della strada perché non sei berlusconi; e continue allerte gialle ché poi invece vien giù il mondo, o arancio che non succede quasi nulla, e allerte di 32 ore quando il passaggio è uno e dura tre ore e lo si potrebbe circoscrivere. E i temporali che non si possono prevedere perché nascono in quindici minuri però come scassare le palle riuscite sempre a farlo e senza errori.
Basta, basta, basta. 
Fate schifo: voi che avete distrutto l’ambiente per riempirvi il portafoglio e distruggete la natura con la stessa tranquillità con la quale tollerate i morti sul lavoro, voi che avete i soldi anche in bocca e la merd@ nel cuore, voi che buttate le cartacce e i rifiuti per strada, voi che avere siti meteo per fare i milioni con i clic e la pubblicità, voi che parlate di tutto e non sapete nulla, voi che mettete allerte di 24-30 ore e chissà cosa c’è sotto magari basta scavare, voi che non pulite gli alvei e i tombini e non fate manutenzione agli alberi, voi che avete ridotto questo pianeta uno schifo e voi che negate il climate change perché siete a corto di neuroni.
Davvero, avete superato ogni limite, meritate odio, meritate il peggio.
E’ brutto, ma ormai è questione di sopravvivenza, si muore di allagamento, di fulmini, di vento ma anche di stress, eccome. E di corruzione, di balle, di incuria, di schifo umano.

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C’è poco da sognare



I miei sogni sono sempre più vividi, quasi iper-realistici; molto articolati e complessi. Il sogno, si sa, combina secondo logiche assurde (anche se Freud vi intravedeva nessi logici) frammenti di vita vissuta, di desideri, di paure, di cose sentite o viste, e lo fa in modo pazzesco, come una centrifuga, fino a comporre quadri che molto spesso un loro sviluppo coerente, si fa per dire, se non un senso, lo hanno. Utlizzano pezzi di puzzle dimenticati o mai entrati nella nostra consapevolezza, ma presenti. Combina cose recenti con cose vecchissime, un frullato psichedelico.
Sognare è segno di salute, dicono, ma io penso che sogni come questi mi disturbino il sonno e se anche la notte a va putt*ne qui è la fine.
Sono sogni non solo assolutamente vividi, come ho detto, ma coinvolgenti e complessi, che sbalestrano, che incidono sulla veglia.
Non mi drogo, sia chiaro (a parte le “droghe” consentite, tipo caffè, un po’ di alcol, colesterolo e libri), ma forse dovrei inziare, a ‘sto punto.
Secondo me è il segno che anche l’inconscio trova non più sopportabile e gestibile questa vita da sveglio e cerca di farmelo capire o comunque si ribella. 

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martedì 28 settembre 2021

Identikit di un ribelle da quattro soldi




Chi non si vaccina (escluso chi non lo fa per comprovate ragioni mediche, ovvio) non solo spesso sostiene teorie cretine e del tutto contrarie alla logica, alla scienza, alla medicina, alla matematica e alla statistica (non sempre, a volte non si vaccina basta, senza pontificare, ma son casi rari), non solo fa una scelta illogica, prescientifica, rischiosa e poco etica (e comunque quella sbagliata fra le due possibili, e sbagliata di molto), ma spesso pretende anche di essere considerato come:
-un perseguitato (il paragone con gli ebrei certifica subito che state parlando con uno che ha pochi neuroni e tutti acciaccati)
-un brillante anticonformista e uno fuori dal gregge
-uno dei pochi informati su tutto, questioni scientifiche e non
-una persona “libera”
-uno che afferma di avere il diritto di decidere quel che preferisce, fregandosene delle conseguenze per gli altri
-un complottista che vede trame ovunque, in particolare dove non ci sono (e non vede quelle poche realmente esistenti)
-un leader (e invece è solo manovrato da piccoli gruppi che diffondono falsità ben costruite e seminano il panico con dati errati o male interpretati)
-un esperto di medicina e virologia (fino a ieri confondeva virus e batteri e chiedeva l’autopsia per i malati sopravvissuti)
-un custode della Costituzione (che dice invece tutt’altro e che lui si guardava bene dal difendere quando presa a sassate da Papi, Microbo e destra in genere)
-uno che ha capito tutto e che pronostica la vostra morte certa e abbastanza rapida in seguto al vaccino
-uno che vaneggia di cure e accetterebbe dunque la prima cura che venisse scoperta, senza chiedersi, come col vaccino, cosa c’è davvero dentro e per quanto tempo è stata testata e come facciamo ad essere sicuri che non avrà effetti collaterali a lungo
-uno che sa cosa c’è davvero nel “siero” (altro errore usare questo termine), quindi grafene, metalli pesanti, chip, feti, pezzi di scimmia, etc)
-uno che parla di milioni di morti per il vaccino e non spiega dove sono
-uno che per queste baggianate butta spesso nel cesso non solo la sua credibilità, ma anche il lavoro e il futuro e, speriamo di no, la sua salute e quella dei suoi simili.

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domenica 26 settembre 2021

E che divertimento!

Raga, noi veniamo dal non aver mai vinto nulla e dal pensare che mai avremmo potuto vincere qualcosa: non era proprio un nostro pensiero, ecco.
Non era un nostro pensiero!
A noi importava solo andare a vedere la nostra Amata, non importa in quale serie, anche se era quasi sempre A.
Che piacere, che gusto, che amore... 
A Marassi o in trasferta, la domenica... Quegli anni, i ‘60... o ‘70... che favola. Salvezze conquistate col sudore, campionati giocati col cuore.
Noi si gioca per GUSTO.
Poi, abbiamo vinto a palla per un decennio abbondante, senza abdicare MAI ai nostri valori e onorando SEMPRE la nostra splendida città, e abbiamo occupato la mensola del caminetto con coppe e trofei. 
Senza arroganza, con simpatia.
Ecco perchè nel mondo fai vedere la nostra maglia, in Usa come in Bangladesh, e tutti sorridono e dicono Samp.
Ora non vinciamo più da un bel po’.
Ok.
Ma noi  siamo sempre quelli che giochiamo per gusto.
Dio! Siamo sempre quelli!!!
Quanto siamo diversi da voi, non ci si crede!!!!
E che divertimento anche quando perdiamo!
Basta guardare quella maglia ed è gioia pura.
Il cuore ci scoppia nel petto, sia che finisca 1, X o 2!
Non potete capire.
Ma vi perdoniamo.
#QuattroColoriCheNonPuoiSpiegare


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sabato 25 settembre 2021

La corrida



Un toro vale quanto una zanzara, per me. E la zanzara, se mi entra in casa e mi attacca, la ammazzo.
Ma la zanzara entra in casa mia e mi attacca. E nel mondo è responsabile di un numero di morti annuale spaventoso.
Il toro?
La corrida (ogni tanto se ne parla in tv, ma di rado) è uno spettacolo vergognoso, orribile. Una pura esibzione di crudeltà, vigliaccheria, sadismo, cattiveria.
Uno schifo totale.
Certo, direte: guarda gli allevamenti intensivi di bovini.
Ok.
Ma quelli li mangi. E’ sbagliato, è violento e fra l’altro è dannoso per la salute di noi che li mangiamo (quindi siamo pure idioti), ma li mangi.
Li uccidi per mangiarli, o per denaro. Non per pura malvagità e puro sadismo. Non per divertirti e fare uno spettacolo.
Lì è allevamento degenerato. Qui è corrida allo stato ottimale.
Il toro lo mangi? E anche se lo mangiassi, che senso ha dilaniarlo per ore, distruggerlo in quel modo?
Chi va a una corrida e si diverte, ride, appluade, si entusiasma come a un gol cosa ha nel cervello e nel cuore?
Voi non sapete come viene massacrato scientificamente, a step ben studiati, un toro, durante quella merda di esibizione di carnefici paranoici applauditi da idioti sanguinari che è la corrida. Non viene ucciso. Viene barbaramente seviziato e poi ucciso. Lentamente, scientificamente, con gusto. Con una ferocia inaudita e immotivata.
E non gli si dà nemmeno la possibilità di combattere ad armi pari, lo si ferisce in maniera da renderlo più attaccabile.
Il torero si vanta, esulta, si fa bello.
Povero stupido bastardo.
Mi meraviglio dei toreri, di chi organizza questi spettacoli dell’orrore, di chi ci guadagna, di chi vi assiste, di chi li difende come esempi di tradizione, di arte o di cultura. E’ solo macelleria a cielo aperto. E’ solo ferocia e malvagità. E’ solo schifo. 

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lunedì 20 settembre 2021

Ribelli da cartoni animati


O ti ribelli a tutto e fai la rivoluzione o, meglio, vai a vivere su un monte.
Se stai qui rispetti le leggi (costituzionali), quindi mandi tuo figlio alla scuola dell’obbligo, non passi i 50 in centro, non suoni il clacson per motivi futili nell’abitato, non alzi le mani su chi ti sta sulle scatole, non rubi la merce esposta nei negozi, batti lo scontrino, non occupi il parcheggio riservato ai disabili, non lasci la spazzatura sul ciglio della strada, paghi le tasse, ti fermi al rosso, dai la precedenza a chi viene da destra, paghi bollo e assicurazione, non passi avanti agli altri alle Poste, fai entrare in casa gli agenti autorizzati a perquisire la tua abitazione, ti fermi al posto di blocco, non spargi ddt sul terrazzo di sotto per far la guerra alle zanzare del tuo terrazzo, non tagli l’erba alle tre di notte, etc. etc. E ti vaccini, se siamo in una pandemia e gli organi preposti hanno autorizzato un vaccino che la scienza medica consiglia.
Quindi se non c’è una legge che lo rende obbligatorio ma alcune leggi che lo rendono necessario per poter svolgere certe attività, e tu comunque non vuoi farlo, il tampone (a prezzo basso, certo) te lo paghi. Perché io dovrei pagare il tampone a chi fa il ribelle dando credito a teorie idiote e antiscientifiche e mettendo a rischio la mia vita oltre che la sua? Già pago le ore di religione a suo figlio, se cattolico, non dimentichiamolo. Il tampone gratis spetta solo agli under 12 e a chi non può vaccinarsi per motivi meedici, non a chi pretende di vivere in società facendo il cacchio che vuole, tutti diritti e nessun dovere, e fa pure il gradasso cianciando di libertà.

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domenica 19 settembre 2021

Più scienza e meno balle, grazie



Dal prossimo anno abolite religione (lo dico da una vita: è assurdo che io debba pagare perché il Papa possa insegnare le sue teorie ai bambini non figli miei nella scuola pubblica; se i genitori del bambino lo desiderano, lo mandano a catechismo e i soldi ce li mettono loro o il Papa, non io) e ginnastica (uno può fare sport nel tempo extrascolastico, no?) e riducete (purtroppo) materie minori (oppure aumentate le ore totale di scuola, o fate partire le primarie dai 4 anni, o riducete le perdite di tempo) MA aumentate per favore in termini assoluti e relativi le ore (e soprattutto la serietà con cui vengono fatte) di ITALIANO, MATEMATICA e SCIENZE perché di gente che non sa leggere, o non capisce quel che legge, non sa nulla di matematica e statistica, nemmeno la base (tipo la %) e non sa nulla di SCIENZA ne ho piene le tasche. Questa storia della pandemia ha evidenziato drammaticamente un problema del resto già esistente: l’ignoranza diffusa, mista ad arroganza. Gente che ha lacune enormi in tutto ci spiega il vaccino, i virus, le varianti e la pandemia, e non ha l’umiltà di affidarsi alla scienza e a gli esperti.

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sabato 18 settembre 2021

Una proposta semplice



Se fossi sindaco (non accadrà, tranquilli) farei tante cose (e tante non riuscirei, la realtà è impietosa: ma conta provarci davvero).
Una è questa. Una persona avrebbe questo compito, per quattro ore al giorno, tutti i giorni. Girare per il comune, tutto, dalla spiaggia fino ai monti, e segnalare cosa non va. Una luce di un semfaoro spenta, lampioni guasti, buche, sporcizia e rumenta per le strade, un inizio di smottamento, un guard rail non sicuro, un divieto senza senso, un cornicione che perde i pezzi, un tombino ostruito, una transenna dimenticata, auto abbandonate, giri un poco strani, alberi pericolanti, zone con abituali soste selvagge, croniche mancanze di parcheggi, cartelli stradali assurdi o mancanti o girati dal vento o coperti dal fogliame, strade invase da siepi e arbusti, segnaletica orizzontale ormai svanita. E potenzierei i controlli per stanare chi non raccoglie le deieizioni canine, chi abbandona i rifiuti dove non si può, chi sporca i muri, chi danneggia gli arredi.
Tenere in ordine un comune è difficile: sono tante le variabili in gioco e tante le persone che lo abitano o frequentano. E non poche di queste persone sono disattente e disordinate, per non dire menefreghiste.
Ma se il comune non è vastissimo, è possibile provarci e con spese non eccessive.
E i risultati sarebbero clamorosi: i dettagli premiano sempre, un comune più pulito e ordinato lo vedi subito.
A volte invece ti tocca vedere tratti di strada al buio di notte per settimane...o semafori ciechi per giorni, quando magari nel comune i semafori si contano sulle dita di una mano... buche enormi che con un po’ di pioggia diventano laghi...
E’ una piccola cosa. E’ una delle tante cose. Non è la più importante. Ma serve e deciderla sarebbe un attimo. 
Curare la propria casa aiuta anche a fare meglio tutto il resto e eleva il senso di responsabilità di chi vi abita, oltre a rendere più gradevole viverci o passarci qualche ora. Se vivi in un posto più pulito hai anche pensieri migliori e usi parole migliori. Vivi meglio e ti comporti meglio. E sono meno le persone che sono invogliate a sporcare.
Un monitoraggio costante e capillare, maggiori controlli sistematici e maggiori sanzioni.
Ripeto: aiutare indigenti e disabili, salvaguardare l’ambiente, combattere la criminalità, ridurre le disuguaglianze, fare manutenzione ordinaria e straordinaria, far quadrare i conti sono tutte esigenze più importanti.
Ma la mia proposta è di gran rilievo e poco impegno, sebbene meno importante. E avrebbe ritorni impensabili.


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sabato 11 settembre 2021

Alzate gli occhi al cielo




Illuminate bene le vostre case, le stanze in cui vivete.
Uscite.
Alzate gli occhi e guardate il cielo.
Muovete i bulbi oculari.
Il corpo dritto, le mani aperte.
La fine è certa e vicina e sarà triste.
Ma basta un attimo per prendere un respiro e volare di nuovo.
Senza pensare. 

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venerdì 10 settembre 2021

Il pennarello rosso


Vi siete mai chiesti perché, se comprate una scatola di pennarelli da 36 colori, ci trovate 2 o 3 gialli, 66 verdi, 47 marroni, 3 o 4 blu, ma 1 SOLO ROSSO e 1 SOLO FUCSIA o ROSA?
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Io ho una figlia che disegna. A casa ho da parte 765 pennarelli NUOVI con tutte le sfumature del verde e del marrone (a proposito, li vendo. Ci sono genitori di maschi interessati ai temi boschivi che vogliono approfittarne?). E poii ho mia figlia che ogni 3 giorni finisce il rosso.
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Lo fanno apposta. Sanno che i bimbi prediligono certi colori e quando disegnano usano molto più il rosso o (le bimbe) anche il fucsia/rosa dei vari verdi, marroni, etc. Quindi ti obbligano ogni volta a comprare almeno 12 colori per avere un altro rosso. Di fare una confezione con 5 rossi, 2 fucsia, 2 rosa, 2 gialli, 2 arancio e 2 glitter, con su il simbolo dell’unicorno, e nessun altro colore (BIMBA EDITION) non se ne parla: è più conveniente così, per loro.
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Voi pensate che le cose siano casuali, invece sono tutte figlie della ricerca incessante di profitto. Chi fa i pennarelli è birmano e viene pagato con un tozzo di pane, i tuoi soldi di genitore in crisi di astinenza da rosso fanno andare in overdose il portafoglio dell’imprenditore, non quello dello sfruttato alla catena.
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martedì 7 settembre 2021

Profezie




Fra 10 ANNI chi si è vaccinato MORIRA’ (chi non si è vaccinato rischia di morire davvero, molto prima). Me lo hanno già detto in tanti. Proprio 10 anni, eh. Non 3, 7 o 15. Dieci.
Peccato, fra undici anni avevo intenzione di vincere il Nobel per la Letteratura. Spero me lo diano postumo (sempre che la commissione giudicante non si sia vaccinata, altrimenti addio...).
Altri mi dicono che 6 vaccinati su 10 avranno problemi grave al sangue o al cuore nel giro di qualche anno (qui stiamo più sul vago).
Tutte queste certezze in un mondo senza certezze sono già un po’ sospette: considerate poi che sono veicolate da ciarlatani senza nessuna competenza o da presunti medicotti che si guardano bene dal corredare simili caxxate con studi, ricerche, test. Taccio per carità di patria su francesi col nobel sul caminetto e zero studi scientifici nel cassetto.
A questo punto chi sono io, per non dire la mia?
Vi dico, ufficialmente, che tutti quelli che si sono vaccinati e che sono over 40 moriranno fra qualche decennio. Alcuni già nei prossimi anni. Vi faranno credere che sono morti per incidente stradale, diabete o rete4: non credete a simili menzogne! Al massimo 6 o 7 decenni, comunque, e poi: zac!
Non chiedetemi dimostrazioni scientifiche: dovete credermi sulla fiducia.
Le caxxate si credono sempre sulla fiducia (vedi religioni). 

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giovedì 26 agosto 2021

Ho deciso

Io da domani dormo in poltrona.
Ho letto le statistiche e moltissime persone muoiono nel proprio letto o comunque in un letto: non avete idea dei numeri. Ve li nascondono.
E’ chiaro che il letto è uno strumento che ha effetti collaterali non evidenziati: lo avranno mai testato a lungo prima di metterlo in commercio?
Io ci tengo alla mia libertà.
Non potete costringermi a dormire in un letto come fate voi, pecoroni che vi uniformate al sistema.
E’ ovvio che esiste una lobby delle onoranze funebri.
Io dormo in poltrona.
Io sono un nobed.
Preferisco dormire libero.

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Me Contro Te




Il Me Contro Te di quest’anno (Il mistero della scuola incantata) l’ho visto io, il precedente era toccato alla moglie (La vendetta del signor S). La moglie aveva chiarito di non aver voglia di ripetere l’esperienza.
Che dire?

Partiamo dalle cose positive: dura solo un’ora, ha una vena musical che aiuta a passare qualche minuto più facilmente, ai bambini piace molto, non contiene messaggi negativi anzi uno molto positivo (il valore dell’amicizia), Luì e Sofì hanno incassato 10 milioni dal film precedente (e pure questo pare viaggiar bene) e hanno 6 mln di iscritti al canale Youtube e 1,5 mln di followers su Instagram e ieri non pioveva.

Ed ecco le cose negative: non è un film ma, a esser cortesi, “un episodio di web serie gonfiato (a fatica) a una striminzita ora”; in effetti il ritmo non è vibrante e alcune scene sono dilatate apposta per raggiungere i 60 minuti. Durasse due ore causerebbe suicidi di massa fra gli adulti. La trama è traballante e lacunosa, alcune trovate carine e altre meno, le tre canzoni accettabili (anche se paiono cantate in playback)... La recitazione è latente. A mio parere l’unica che possiamo definire attrice è Antonella Carone (Perfidia), che ci sa fare. Gli altri si arrangiano, chi meglio (Pongo) chi peggio (Luì, secondo me negato per la recitazione).

E’ scritto da Luigi Calagna (Luì), Sofia Scala (Sofì), Canonico e Boin. Regia di Gianluca Leuzzi, che è a tutti gli effetti un complice.

Non voglio infierire anche perché qualcosa è piaciuto anche a me e perché i bambini gradiscono molto. E poi cerca di veicolare un messaggio come detto positivo. Tuttavia si spera che pochi fenomeni del web decidano di trasferire su pellicola le loro intuizioni. 

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domenica 15 agosto 2021

Montagnier

Cerchiamo di dirla chiara e sintetica.
Il prof. Montagnier ha un Nobel e tanti altri premi.
Bene.
E allora?
La sua carriera da anni è costellata da affermazioni che per bontà definisco curiose, molte delle quali in verità assurde o giudicate tali dalla comunità scientifica (vaccini e autismo, vaccini e 5G, memoria dell'acqua, omeopatia, papaya e altre). Per moltissime di queste affermazioni, direi per tutte, non sono stati mai forniti studi scientifici a fondamento, è chiaro il concetto?
Mancano le ricerche e gli studi a sostegno di queste affermazioni che dunque, scientificamente, al momento, non hanno alcuna rilevanza.
La scienza non è come la collezione di tappi di bottiglia, non procede per annunci, convinzioni, prese di posizione, "io dico che", ma ci vogliono ricerche, test e studi redatti secondo i criteri scientifici universalmente accettati, a sostegno di quel che si dice.
Ormai Montagnier, idolo dei novax, e ho già detto molto, è noto per le sue teorie pseudoscientifche, mai provate.
La scienza, che sarà pure conservatrice e dominata da caste di baroni, procede scientificamente, non per ciance senza prove, ricerche, studi.
Io ho una vita, non posso basarla su 'sta roba. Se mi sbaglio, saprò comunque di aver fatto la scelta più logica e sensata. Se sbaglio andando dietro a ciance non supportate da uno straccio di documento, non potrei perdonarmi esiti infausti. Voi continuate pure a tenete il suo poster in cameretta e a prendere per buono tutto quello che dice, senza mai provarlo.
Chi afferma una cosa, nella scienza, deve provarla.
Al baretto sotto casa, no.
Stop.
 

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sabato 14 agosto 2021

Dio, proteggili... anzi: no.




Dio
Proteggi quelli che leggono i dati dei ricoveri in Israele e, siccome non hanno basi di statistica e pensano che “matematica” sia il nome delle due ore inutili fra italiano e ricreazione, non sanno interpretarli, cosicché sparano minchiate sesquipedali sui pericoli dei vaccini, sbavando sui social con arroganza mista a paternalismo profetico.
Proteggi quelli che passano la giornata a leggere su Telegram perfetti imbecilli delirare di grafene, feti e complotti mondiali dei vaccini. E quelli che tali contenuti, a metà tra il delinquenziale e la scemenza allo stato puro, producono.
Proteggi quelli che, qualsiasi cosa succeda, è colpa dei migranti / del reddito di cittadinanza / della Raggi.
Proteggi quelli che votano candidati pregiudicati, disonesti o bugiardi, incapaci o deficienti.
Proteggi quelli che votano per partiti fascisti, razzisti, omofobi, xenofobi e per nani politici con la faccia come il sedere (anzi: spesso è meglio il sedere).
Anzi no: non proteggerli.
Da’ loro una bella svegliata, come sapevi fare nel Vecchio Testamento, quando se uno ti stava sulle palle lo incenerivi in otto decimi ghignando pure. 

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