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giovedì 6 agosto 2009

Un retrovisore precario

Sentite questa. Un tale che conosco deve sostituire lo specchietto retrovisore della sua Alfa: l'ha rotto non so come. Prezzo: 350 euro, non ho capito se con Iva o più Iva; me lo ha detto per rendermi partecipe dell'evento luttuoso, col tono tipo "visto come va il mondo"? Dite che è un po' fottutamente tanto per uno specchietto retrovisore del cacchio? La pensate come me, ma lui mi precisa che si tratta di uno specchietto elettrico e termico (cioè lo sposti col tastino mentre sei al sicuro nel tuo abitacolo senza doverti sbracciare fuori dal finestrino mentre guidi e quando piove togli l'appannatura con un clic: figo eh?). Ah bè, mi verrebbe da dire, allora è perfino poco... Non che lui non sia contrariato, no, anche a lui il prezzo del ricambio sembra eccessivo. E poi è un tipo giusto, conosce il valore delle cose e non ha la fissa dell'automobile, insomma ragiona come si deve. Ma lo comprerà, e d'altra parte ha forse alternative valide?
Mi viene in mente di quando dieci e più anni fa un tizio che guidava come una capra scema, su una strada di montagna, strinse la curva al punto da urtare il mio specchietto con il suo, distruggerlo e darsela a gambe. A me (avevo una Renault sui 1400 cc) chiesero circa 90 mila lire, mi sembrarono una cifra fuori dal mondo. Ma il mio specchietto era solo elettrico, non termico. Lo sostituii, che potevo fare? Da allora non vado più per i monti, lo specchietto preferisco farmelo scheggiare, piegare o danneggiare direttamente nei parcheggi dal vandalo idiota di turno o dal solito menomato che non riuscirebbe a parcheggiare senza toccarti l'auto neppure nel bel mezzo del Sahara. E' la ben nota storia del costo proibitivo degli accessori per auto: con 20 specchietti dell'Alfa del mio amico ti compri una Matiz intera, poi ditemi che a questo mondo c'e' ancora qualcuno col cervello che gli gira nel verso giusto.
Quando ho detto "ha forse valide alternative?" ho trascurato un dettaglio, ora che ci penso. Un'alternativa ci sarebbe, visto l'andazzo di questi tempi. Perché devo spendere 350 euro per uno specchietto, un maledettissimo aggeggio di plasticaccia e fondo di bottiglia con dentro un bel meccanismo che lo fa ruotare di qua e di là e che lo scalda quando schiacci il tastino apposito? Solo per sentirmi onnipotente quando, seduto al volante sulla poltrona in pelle dell'auto, mi metto per puro sfizio a comandare uno specchietto manco fossi un astronauta che, nel blu terso dello spazio profondo, tenta l'aggancio di un modulo? La sua funzione è quella di permettermi di vedere se mentre sto sorpassando un lumacone in autostrada non stia per colmo di sfiga sopraggiungendo un motociclista con tuta color cielo e moto color asfalto, quindi di fatto invisibile ai più, che sta procedendo a 190 all'ora e che si è piazzato proprio nell'angolo cosiddetto cieco pronto a scaramellarsi tutto sul mio portellone posteriore non appena faccio tanto di accennare il sorpasso. Una funzione primaria senza dubbio, ma perché pagare 350 euro e poi magari il giorno dopo prendere in pieno il pilastro del cancello di casa e doverne comprare subito un altro? Perché gli specchietti sembra che abbiano anche una seconda funzione, oltre a quella di sputtanare il motociclista suicida di cui sopra, e cioè quella di salvarti la carrozzeria: se gratti contro il muro lo specchietto ti avvisa e tu raddrizzi subito lo sterzo: al modico salasso di 350 euro ti evita una sgrugnata sulla fiancata da 3000 euro e passa anche andando dal carrozziere più moderato e onesto del sistema solare. Ma mi sono perso... dicevo dell'alternativa alla scelta di comprare uno specchietto che costa come l'oro e che poi il primo deficentello di turno ti può scarcagnare anche solo per diletto. L'alternativa sarebbe certamente più costosa, ma socialmente molto più meritevole, e farebbe di voi un imprenditore, oltre che un benefattore. In pratica non comprate lo specchietto...lo so, è illegale non averlo, ma oggi non vi multano nemmeno se fate un'inversione a doppia V sulla tangenziale a 4 corsie per senso di marcia con spartitraffico centrale, in piena notte e a luci spente, o se guidate con un piede mentre parlate al cellulare e con l'altra mano giocate a ramino con la moglie, figurarsi se notano che manca lo specchietto. Non lo comprate e assumete una persona, uno di quei morti di fame che cercano lavoro e sono disposti a far di tutto per niente, tipo lavorare al call-center per meno di 3 euro l'ora senza ferie, malattia e garanzie e poi all'improvviso tutti a casa con un bel calcione nel sedere, o uno stage per un'azienda che non vuole farsi sfuggire questo nuovo incredibile strumento che permette ai datori di lavoro si sfruttare giovani alle prime armi ruotandoli a costo zero di tre mesi in tre mesi, o vendere porta a porta improbabili contratti assicurativi o enciclopedie che erano già vecchie quando Hitler, messo alle strette nel suo bunker, decise di farla finita. Meglio se è una donna che vuole avere un figlio a breve (non la vuole nessuno, appena al colloquio risponde di sì alla fatidica domanda capisce che si è fregata da sola, sarà dunque disperata e accetterà qualsiasi condizione) o un cinquantenne con due figli a carico messo improvvisamente sulla strada da un'azienda che vuole riposizionarsi (leggi: andare a produrre all'estero in uno di quei paesi dove non ci sono i sindacati e gli operai costano poco e valgono ancora meno) e che, data l'età, che sul mercato del lavoro equivale a una condanna a morte senza appello, nessuno vorrà assumere tranne voi. Cosa? Tutto ciò è immorale? Ma fatemi il piacere, ma dove vivete? Di certo in un paese dove gli specchietti retrovisori elettrici e termici crescono sugli alberi! Lo assumete, con un bel contrattino a progetto, uno di quegli strumenti che ti permettono di sfruttare una persona come fosse un cavallo ma di farlo a norma di legge e, quando dovete usare l'auto, potrete avvalervi delle sue prestazioni, ovviamente a 3 euro l'ora, e se si lamenta un calcione e avanti il prossimo, che tanto messi come siamo oggi, con governi di destra a dettar legge, con imprenditori vampiri a succhiar sangue e trasformarlo in profitto e forza lavoro in abbondanza, essere sfruttati come bestie da soma è la normale quotidianità. In pratica se dovete uscire lui salirà in macchina con voi, meglio se dietro (meglio mantenere le distanze con la manovalanza, che poi si monta la testa e tende a comportarsi come se non esistessero più le differenze di classe) e farà le veci dello specchietto: attento che arriva una macchina, ok via libera, aspetta a svoltare che prima deve passare 'sto stronzo, ecc. In pratica uno specchietto parlante, come un navigatore, e magari divertente come le voci di alcuni navigatori (specie se l'assunto è straniero e parla italiano con quell'accento così fashion da slavo capitato qui da noi per caso giusto l'altroieri). E senza doverlo riposizionare ogni volta che qualche mammalucco ve lo scontra col gomito e senza doverlo scaldare quando fa freddo, perché non ho mai visto un precario appannarsi (è già grigetto di suo, diciamolo). In pratica avrete la vostra bella convenienza economica; un giro in città vi potrà costare meno di un euro, perché -non l'ho detto ma si dava per inteso- il precario lavora a cottimo, quindi quando voi parcheggiate lui o resta in macchina o si leva dalle scatole e va a fare un giretto ma di certo non lavora quindi non guadagna, un viaggetto di 200 km cinque o sei euro. In più avrete la soddisfazione di non averla data vinta alle multinazionali dell'automobile e anche quella di aver dato lavoro a qualche poveraccio, aumentando in questo modo di un tantinello il PIL. Perché diavolo deve essere un'esclusiva delle multinazionali dell'automobile quella di sfruttare operai sottopagati, perché non potete prender parte anche voi al grande gioco del capitalismo di merda, nella parte ovviamente di chi mangia e non di chi viene mangiato?
Certo, magari vostra moglie o i vostri figli potrebbero trovarsi in imbarazzo a dover dividere un lungo viaggio con una persona che non conoscono e che magari li guarda strano, con un precario retrovisore, magari extracomunitario clandestino, piazzato nel sedile di dietro, ma vedrete che alla lunga si creerà un clima piacevole, dopotutto i precari sono persone a modo, misurate, educate, non sporcano e non danno fastidio, fanno il loro lavoro, a fine mese allungano la mano, avidi come sono, per raccattare quel po' di spiccioli con cui arriveranno al 15 del mese successivo e dopo vai con le mense della Caritas e coi panini al prosciutto al bar (cotto, che crudo costa una mannaia). Dopotutto un precario è buono, se sai come prenderlo (per il collo); preso da solo, poi, non ha mai la coscienza o la forza di ribellarsi, è mansueto; forse è l'urlo dello stomaco (suo e dei suoi figli) a renderlo tale, non so. Un precario diventa fastidioso e può crearti qualche problemuccio solo se è insieme ad altri precari, se si organizza, se si accorge insomma che lo state prendendo per il culo e pure con il suo consenso; se poi tanto tanto viene a contatto, Dio non voglia, con un sindacato, ecco che da mansueto schiavo moderno diventa tutto a un tratto un so-tutto-io del cazzo che fa scioperi, organizza picchetti, espone striscioni, urla nel megafono, vaneggia di Marx e di proletari di tutto il mondo unitevi, insomma vi chiama padrone di merda e vi rende la vita difficile, ingrato com'è, tanto da farvi pentire di avergli così magnanimamente dato una chance e da costringervi a licenziarlo per nessuna causa, che tanto il contrattino che aveva firmato non gli servirà a nulla e non lo avrebbe cautelato neppure se voi aveste deciso di incatenarlo alla scrivania o di licenziarlo dopo un giorno di lavoro, alla vigilia di Natale, e solo per noia.
Insomma, per farla breve: se vi si crepa il coccio di bottiglia che abitualmente penzola ai lati della vostra macchina e non avete intenzione di farvi un mutuo trentennale per rimpiazzarlo, svoltate, aprite una partita iva e assumete: il mondo vi ringrazierà e voi vi sentirete più buoni.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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