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venerdì 30 dicembre 2022

Poco amici


Alcune persone (amici, sebbene su questo termine grande sia la confusione sotto il cielo) vorrei vederle/sentirle di più.
Pochi, eh: non sono uno da grandi folle.
Anche solo sentirle, maggiore condivisione dei fatti del giorno, dei fatti della vita.
Maggiore complicità sulle piccole e futili cose, maggior gusto nel condividere le facezie.
E invece non accade.
Perché?
Proviamo a spiegarlo.
(Siete ancora in tempo a passare ad altro, so che su rete 4 danno una cosa buona, approfittatene, non accade dal 1989)
—-
1.
Intendono il matrimonio (o il fidanzamento) in un modo che reputo profondamente errato. Errato alla radice. E, tranne alcune eccezioni, fonte di possibili guai. Sposarsi non vuol dire buttare nel cesso tutte le amicizie, femminili e maschili, fin lì maturate. Se uno rinuncia a vedere amici, ad avere interessi anche solo suoi senza il coniuge, a uscire da solo qualche volta, pone le basi per il fallimento del rapporto (non sempre, spesso). Sposarsi non è annullarsi nell’altro. Quanto alla gelosia, è una patologia ed è comica. La gelosia non ha mai impedito nessun tradimento e nessuna rottura, anzi: se fa qualcosa, è per incentivarla. Io sono troppo arrogante e presuntuoso in amore per essere geloso, mai stato.
Intendere il matrimonio in questo modo vuol dire seccare un’amicizia. Continuerà parzialmente, forse e non sempre, come amicizia fra famiglie, ma il rapporto originario è andato e soprattutto questa è una forzatura insensata.
Nel mio matrimonio (una figura che andrebbe studiata da eminenti studiosi, ma proprio dai più capaci) non funziona così: ciascuno esce anche per conto suo, con i suoi amici, fin dal primo giorno. E ha, nei limiti, interessi suoi (dico nei limiti perché io non sono un tipo da cocktail ogni sette giorni). Questo rende il mio matrimonio più forte? Proprio per niente. Semplicemente, fare il contrario è assurdo. Non lo si fa per rafforzare l’unione, semmai lo si fa per non ferirla e per non fare una vera assurdità.

2.
Sono persone deluse da precedenti esperienze e non più trentenni, quindi spesso sono caute e bloccate. Non vogliono muoversi dalla posizione che occupano sullo scacchiere, non un solo passo in avanti. Rifiutano possibili evoluzioni del rapporto a priori. E’ comprensibile? In parte. E’ snervante? Moltissimo. Fa stare male chi subisce questa tattica insensata e ingiusta proprio perché generalizzata e aprioristica.

3.
Non hanno piacere a frequentarmi e/o ad approfondire il rapporto esistente.
Certo che esiste questa ragione, non posso non considerarla. 
Ragazzi, esiste anche chi mi schifa, occorre prendere atto di questa insensatezza!
Mi chiedo perché, allora, continuino a essermi amici. Abitudine? Interesse? Pietà? Non saprei.

Comunque, fosse solo la spiegazione 3 ad essere quella giusta, me ne farei una ragione in due decimi di secondo: non tutti possono avere gusti ottimi. Ma così non è...

—-
Sull’amicizia aggiungo una cosa, già accennata altre volte. I miei fedeli lettori se la ricorderanno; a proposito, saluto quei cinque.
A 55 anni ho deciso (da alcuni anni) che non ho intenzione di farmi nuovi amici. La ragione? Tante, una non è dissimile dalla numero 2. Eh, ma allora, direte voi, ci caschi pure tu! Non proprio. Io non ho intezione di farmi nuovi amici, mentre il discorso affrontato in questo perdibile post riguarda chi è già mio amico o conoscente: questi rapporti non li disconosco e ne accetto qualsiasi eoluzione o involuzione. E’ partire invece dal presupposto che un rapporto deve finire causa matrimonio o non può evolvere in nessun caso che mi ferisce e disturba. Se un rapporto esiste, io non pongo limiti. 
Tornano a me e a questa postilla (anche se non scritta a mano come le postille), in futuro io potrò rovinare amicizie esistenti, farle evolvere o far crescere una conoscenza allo stadio di amicizia, ma basta nuovi amici, grazie, e basta nuovi amori: al massimo, sesso senza sentimenti che non siano quelli di pace e fratellanza universali. Ho già dato.
—-

Resta quel che ho detto. Sono vittima di questo blocco che impedisce qualunque movimento a rapporti che potrebbero e dovrebbero crescere o disfarsi liberamente. 

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martedì 27 dicembre 2022

Fili spezzati e spazzati via dal vento


Ci sono persone che sento meno o non sento più.
Perché? Non saprei dire. Ma generalmente non perché lo voglio io. Accade perché io dopo un po’ non insisto, non sono invadente. E perché gli altri ti dimenticano, quando hanno un nuovo amore o un lavoro interessante. Vorrei sentirle ancora, vederle, ma non mi impongo mai. Non perché mi sottostimi, anzi: mi stimo assai. Ma, come si dice, de gustibus. E poi alcuni ti usano quindi è normale che se non servi più tu venga riposto nell’armadio.
Poi le cose cambiano, magari son di nuovo sole, o attraversano periodi bui. 
Ma io non mi faccio vivo, anche se sinceramente vorrei: non voglio dare l’impressione di pasteggiare coi cadaveri dopo aver volteggiato a lungo intorno a loro nel cielo.
Se per caso ci si risente, noto un tono che non mi piace, o discorsi falsi, scuse stupide.
E così, senza un vero motivo (che non sia lo scarso attaccamento altrui, e la vacuità delle anime) finisce qualcosa che era nato e che prometteva meglio.
Del resto è difficile sotto questo cielo imbattersi in qualcosa di autentico, capace di sfidare la morte. Non ho detto vincerla, ho detto sfidarla. 


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domenica 25 dicembre 2022

Servili auguri di un Natale veloce


Potrei augurarvi un felice Natale, ma la felicità non esiste, un vero peccato.
Il Natale, invece, sì.
Fatevene una ragione.
Non litigate coi parenti, fate finta che abbiano qualche problema: chi litigherebbe con uno che ha problemi? Il vostro problema, invece, sono loro.
Non litigate con la moglie o col marito, il giorno di Natale deve essere diverso dagli altri.
Sbronzatevi, dopo due bicchieri il mondo è bello, dopo quattro un Paradiso, dopo sei state attenti a non battere la testa sullla ceramica del cesso.
Mangiate come se non ci fosse un domani. Che, fra l’altro, per molti non ci sarà (mettete le mani sul tavolo, non sta bene toccarsi il 25 dicembre).
Scartate i regali e ringraziate tutti, anche quello che vi ha regalato la cintura numero 97. Lo sapete che le cinture sono anche sex toy di indubbio pregio? Diversificate. Seguitemi per altri consigli su esperienze sessuali non convenzionali.
Non riciclate i regali, per errore, alla stessa persona che ve li ha fatti. Non fatelo nemmeno apposta. A Natale siamo tutti più buoni, quindi siamo m3rdacce light.
Dopo il terzo bicchiere non mandate assolutamente messaggi alle vostre e ai vostri ex. Dopo il quarto a nessuno.
Dite a nonna che la pasta è scotta e salatissima, giusto per farla preoccupare.
Prima di scuotere il panettone nel sacchetto con lo zucchero a velo, assicuratevi che il sacchetto sia integro...
Un pensiero di vicinanza agli amanti, i veri reietti dei giorni di festa. 
Non fate sesso a Natale ché Gesù vi vede e ci resta male. No, nemmeno i siti porno.
Forza e coraggio, tramonterà anche oggi, il sole.

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mercoledì 21 dicembre 2022

Poverini, si devono riposare

Sono contrario alla tattica di non dare compiti per le vacanze di Natale.
Si devono assegnare alcuni compiti, senza esagerare.
Ogni giorno feriale deve avere il suo compito. Il lavoro dello studente è studiare, imparare.
Il lavoro di noi tutti, a ben vedere.
E poi non è che durante l’anno in primaria e secondaria li amm@zzin0 di compiti, eh...
Del resto, sono contrario al 90% di come è organizzata la scuola degli ultimi decenni.
Oggi non si danno i voti per non traumatizzare, ma i giudizi. Un giudizio tu lo leggi e alla fine spesso non capisci se hai in casa Einstein o un somaro, Gandhi o un terrorista. Il voto è il voto, quello è: la matematica è precisa. L’ideale sarebbe dare i voti (che fanno media) e poi alla fine esprimere un giudizio.
So bene che se prendi 3 in matematica non vuol dire che come persona vali 3. Vuol dire che in quel compito hai fatto schifo e questo schifo è quantificabile con un 3/10. Non ci vedo nulla di male. Con un 9 al prossimo step ti porti sul 6.
Nei campionati giovanili di calcio non si rende nota la classifica, per non traumatizzare. Non è per senso dello sport, attenzione, perché poi fan giocare i migliori, per vincere, e non tutti... E’ per idi0zia.
Sono contrario a tutto questo.
Si cresce sempre per salti, cesure, shock. Senza difficoltà, curve strette, giudizi, delusioni, piccoli traumi non si cresce.
Ecco perché poi ci ritroviamo circondati da adulti solo di nome. 

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venerdì 16 dicembre 2022

Puf


Ragazzi, quando uno muore, puf. Muore.
Non insegna nulla agli angeli, non continua “lassù” a fare quello che gli piaceva fare quaggiù, non passa “a miglior vita” (se è migliore perché ci disperiamo e non la vogliamo?), non è “finalmente in pace”, non ha “smesso di soffrire”, perché non è: ecco perché non soffre.
Non ci aspetta. Non lo rivedremo. Non ci protegge. Non ci guida. Non sa quel che facciamo.
Puf.
Non esiste più e, tranne che nello spesso labile ricordo di pochissimi, è come se non fosse mai esistito, specialmente se non ha lasciato un libro, una canzone, un ponte: ma anche lì, poi... 
E’ la triste realtà.
Il resto è sogno. Lo ammetto, indispensabile per tirare avanti.
Però ogni tanto va detto che son tutte balle.
Se stasera crepo, fra di voi cinque si ricorderanno di me fra due anni. Poi basta. Nella vita solo reale (quella cosa che ci disturba mentre usiamo i social) forse altri cinque, forse per più anni, ma sempre meno. E morti loro, di me non resterà nemmeno un’ombra.
Se volete che vi distrugga altri sogni, scrivete in privato. Prezzi modici. Insoddisfatti o rimborsati. 
—-

Siamo niente, proprio niente,  ed è il Caso a sbatterci di qua e di là. Nostro compito è cercare di dare un senso a quel che un senso non ha. Perché? Perché l’uomo di questo ha bisogno, come la pianta di sole e acqua. Aiutare gli altri è già un senso. Nelle piccole cose. Anche con una parola. Un altro è respirare a pieni polmoni, leggere un libro, bere tutto d’un fiato un bicchiere d’acqua fresca, riordinare i vecchi documenti, giocare, pensare. Realizzare qualcosa che ci sopravviva un pochino, se ci riusciamo. Instradare un figlio, senza dirgli queste cose. Non avere la capacità di appoggiarsi a sostegni come quello religioso è un difetto, alla fine. Un tremendo difetto che mi rende inadeguato a questa vita. Ma così è.

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Miha




“...grazie infine alla città di Genova, che ancora una volta mi ha accolto come se fossi nato qui. (...) Tornerò nel “mio” stadio e non sarò mai un avversario, perché Genova resterà sempre un po’ casa mia.”
(Mihajlovic, 2015)
——-
Personaggio non facile, non solo luci, anche ombre, inutile negarle, ma alcune luci davvero accecanti. Rapporto con noi mai lineare, sempre controverso, fin dalla prima esperienza come calciatore. Non gli perdono alcune cose, non avrebbe senso dimenticarle adesso, ma è stato grande, quando ha vestito i nostri colori, sia in campo che a bordo campo, come sportivo e come uomo. E’ vero, ci siamo sentiti traditi (io due volte), e non abbiamo tutti i torti. Tuttavia ha anche onorato eccome la maglia. Come uomo di sport lascia un grande ricordo e alcuni insegnamenti non banali. Gli va riconosciuta una grande forza, un notevole coraggio e ovviamente un indiscutibile talento. Forse incostante nel lungo periodo, ma mai cattivo o disonesto. Come si può volergli male? E’ stato davvero uno di noi. Al di là della carriera in blucerchiato, è ovvio che non meritasse una fine simile, perché non la merita quasi nessuno, e perché di certo non la meritava lui: sono le bestialità di questa vita a cui gli illusi si ostinano a voler dare un senso posticcio che stride di continuo. Aveva molti valori positivi, lascia parecchie cose. Non lo conoscevo di persona, ma penso che fosse grande anche come uomo di famiglia. Quelle poche ombre di cui dicevo stonano eccome se penso alla sua faccia, una faccia, devo dire, da buono: l’ho sempre pensato, nonostante tutto. Non lo dimenticheremo.

(Img: www parlando di sport punto it) 

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sabato 10 dicembre 2022

Cronache di giornate di difficile classificazione


Ultimi mesi piuttosto strani. Credeteci se ve lo dico. Desolati e desolanti. 
Senza prospettive? Se guardiamo agli aspetti pratici, in effetti la situazione è tutt’altro che rassicurante. Sotto una patina di apparente normalità e continuità, cova la cenere di un incendio che non si giurerebbe spento.

Ma vi sono anche altri aspetti (poco pratici, certo, non so se meno importanti) che manco a farlo apposta complicano il quadro proprio in questa fase troppo quieta e facendola schizofrenica ne rendono gravosa la lettura a chi sta all’esterno e magari intuisce, subodora, annusa, ma non capisce del tutto. Mi scuso se non è facile leggere il libro di questi miei ultimi mesi, fatico anche io a gestirli e a capirli  (Murakami ha semmpre ammesso di non capire lui stesso il senso di alcune righe scritte ne ”L’Uccello che girava le viti del mondo”).

Orari sempre più bizzarri, giornate lunghissime e perse nel nulla dei minuti che si trascinano a stento, oppure tirate via di fretta in cose magari senza costrutto ma che ti prendono e ti portano via per un po’.
Sere a far notte, notte a far cose, mattine a dormire, pranzi saltati, cene luculliane, pomeriggi banali o clamorosamente bizzarri e inaspettati, avventure che non avresti detto.
Futuro in stand by e orizzonti neri ma anche, quindi, per altri versi secondari, mesi di gran movimento e stranezze. 
Cose fatte di rado e comunque anni e anni fa. Boh.

Vediamo che piega prende ‘sta roba. Io ho le mani sul volante, ma lasche. Sto a vedere, mica controllo tutto. Monitoro e se è il caso ci do dentro, in senso metaforico e metà letterale...
Sempre nel rispetto di quel che è stato stabilito secondo le sacre regole, perché forse sono assurdo, pieno di segreti, imprevedibile, inclassificabile, clandestino ma non bastardo: occorre sapere cosa c’è dietro per giudicare le cose che apparantemente definiresti imperdonabili: magari sono solo al peperoncino, e che peperoncino, ma tecnicamente “regolari”. Gli accordi non sono pubblici, non tutti... Sacre regole corrette.
Del resto, voi non potete saperlo, ma qualcosa occorreva fare, qualche decisione prendere, qualche porta aprire. Poi, certo, a volte non sai cosa entrerà, da quella porta...

—-
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Un grazie a chi mi legge. Non allevia la deriva, ma si fa sentire.
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Img: Hopper, Second Story Sunlight, 1960. 

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venerdì 9 dicembre 2022

Votatemi, allocchi!


Fino a 60 non prendo bancomat.
Sopra i 60 non accetto avances, ma già rido sopra i 40.
Minimo a 60 in centro, ma solo quando sto messaggiando, altrimenti di più ché io non ho tempo da perdere, lavoro e do lavoro.
Bl@ck Friday, costava 60, metto 89 euro barrato e prezzo speciale 60!
Nemmeno 60 centesimi al barbone sul cartone, io lavoro per vivere, troppo facile campare facendo la carità!
Tu lavori per me 60 minuti, te ne pago 50, e poco. E se non ti sta bene, ciccia, tanto ad agosto ti levano pure il reddito del divano.
Oltre i 60 toglierei il diritto di voto, specie a chi sta al sud.
Sono un pezzente sociale, una fecci@ bipede, una merd@ccinA di omino. 
Se mi candido, so che mi voterete in massa. 

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domenica 4 dicembre 2022

Questo non amore a cui però tengo moltissimo




Io ti sto pensando ma tu non lo sai.
Una persona non sa quanto e quando la pensiamo. E se la pensiamo.
Se fosse vero il contrario, molti rapporti sarebbero più chiari, è vero, ma alla fine non potremmo vivere, davvero non potremmo.

Io adesso ti sto pensando. Se fossi lì, ti guarderei negli occhi. 
Senza dire nulla, sarebbe davvero superfluo dir qualcosa.
Potrei guardarti a lungo.
Ma non sono lì. E tu non mi vorresti di certo lì, e adesso poi!
Ti penso tanto, intensamente. 
Sono lì, ma tu non lo sai.
Mi sembra di non poter vivere senza di te, eppure lo sto facendo da più di mezzo secolo. Mi sembra che tu sia il mio stesso respiro.
Finisco per immaginarti come non sei.
Ti immagino come vorrei che tu fossi, come mi pare che tu sia.
Se ci frequentassimo di più, la costruzione mia di te franerebbe in poco tempo.

Alla fine è proprio vero che gli amori più grandi e più puri sono quelli non corrisposti o contrastati.

Tu, che mi stai leggendo, ti chiedi di chi io stia parlando. Se non mi conosci, sei curiosa, ma sai di non poter essere tu. Se mi conosci, può venirti il dubbio: è naturale.

Tu stasera nemmeno stai pensando a me. Nemmeno ti piaccio, probabilmente. Magari neppure mi stimi, figurarti desiderami. 
Se solo io facessi un passo verso di te, rovinerei tutto. 
Rovinerei questo non amore, a cui tengo però moltissimo.
Per non rovinarlo, non lo concretizzo.
Per non rovinarlo, non lo faccio crescere. Lo tengo in gabbia; ben nutrito, però.
E’ una forma di autodifesa.
E’ la scelta disperata di chi disperatamente ama. Da solo, ma ama.
Per non perderti per sempre, non cerco di averti fra le mie braccia; mi accontento di pensarti, di sognarti, di vederti ogni tanto, magari di sfuggita, magari dall’alto, o nell’ombra di un platano morente. Ti vedo vivere. A volte ascolto la tua voce. Vorrei che fossi la mia vita, ma vederti vivere, anche senza di me, è per me davvero vitale. Disperante, ma vitale. Mi consuma, ma non mi uccide. Mi tiene in vita quel tanto per non morire. Ti vorrei ma non voglio perdere questo sogno di averti: è poca cosa, forse, ma per chi non ti ha e ti vuole, fortissimamente vuole, è tutto, lo capisci?
Per non perdere il diritto di sognare di averti, non cerco di averti.

Mi sono ridotto a pensare che in un’altra vita sarà diverso, ma è un’illusione: perché dovrebbe essere diverso?
Cosa cerco io in te, cosa vedo io in te? Che forse nemmeno c’è?
Forse vedo qualcosa che c’è, che io farei venir fuori, ma che tu non senti e non hai, o non vuoi.
Mi illudo che se tu mi conoscessi finiresti per abbandonarti a me, ma so bene che sono fantasie. Sono le costruzioni immaginifiche e fragilissime di chi sogna ad occhi aperti. Ma è così bello immaginare che ad un certo punto mi abbracceresti, uno di quegli abbracci che vogliono dire che non mi lascerai mai più adesso che mi hai trovato.

In questo momento probabilmente stai lavando i piatti o, più probabilmente, c’è chi lo sta facendo per te, perché sei un po’ scansafatiche, lo intuisco.
So molto di te, per non frequentarti: so poco, dice il mio cervello. Non sai niente, urla il mio cuore!
Cosa potrei fare per accender dentro di te un qualche interesse verso di me? Per farti incendiare selvaggiamente? Nulla, lo so, sono cose che non nascono a comando, non seguono logiche. Quanto vorrei che tu non dormissi per me, che tu pensassi solo a me, notte e giorno, che ogni muscolo del tuo corpo ti dolesse perché teso verso di me: quando desideriamo troppo qualcuno, il corpo è sfinito anche se non si muove.

Quella è la tua finestra, è buia. Sei già a letto. 
Non sei nemmeno bellissima. Voglio dire, se ti analizzo freddamente (a volte ci riesco) vedo bene che hai difetti, come tutti. Ma se ti penso mi sembri bellissima. E lo sei, dannatamente.
Forse c’è qualcosa che va al di là del corpo pur desiderabile che hai, qualcosa che mi lega a te: questo è quel che i sognatori amano pensare, ma si vede bene che è solo vanità.
Non ho mai provato cosa vuol dire stringerti, non so cosa vuol dire sentirti contro di me, poterti stringere con forza, il tuo corpo contro il mio, la mia mano sulla tua nuca, il mio viso nei tuoi capelli, le gambe allacciate. Respiro per sognare di poterlo fare un giorno, anche se potrebbe essere l’inizio della fine di questo non amore bellissimo e letale.

Non hai un carattere facile, lo so. Forse non andremmo d’accordo. Non abbiamo neppure interessi simili, ci piacciono cose presumibilmente diverse. Io non ti attiro, al massimo ti incuriosisco. Apprezzi di me la disponibilità, l’affidabilità, l’utilità: le stesse cose che si chiedono a un’autovettura. Ma non perché sei superficiale: so che sei capace di passioni travolgenti; il fatto è che non mi desideri. Forse basterebbe poco per farti impazzire, o più probabilmente nulla potrebbe riuscirci.

Adesso starai dormendo. Io sto pensando a te.
Chi starà pensando a me in questo momento, senza che io ne abbia contezza? Chissà...
Mi dispiacerebbe che qualcuno lo facesse, so cosa vuol dire, starei male per lei o per lui.
Alla fine gli amori sono solo “momenti tra crudeli allontanamenti”.

—-
—-
—-
(Img: Sara Noemi Rodrigues su Pinterest) 

——


——
*MESIVERSARI*
(So che volete sapere come si sviluppa la storia. Vorrei saperlo anch’io.)

“A cosa stai pensando?” mi chiede in ogni momento questo social frequentato da ultraquarantenni e gestito da nerd cresciuti male.
E me lo chiede anche stasera.

Sto pensando a lei, naturale.
Lei sta pensando ai cavoli suoi. O forse sta già riposando. O magari sta facendo l’amore.
Mi fa male questo pensiero di lei che si dà a un altro?
Anni fa mi avrebbe ferito molto, lo ammetto. Crescendo si cambia. Adesso lo prendo come un evento inevitabile, pari al fatto che non mi chiama mai e a malapena si ricorda di me se qualcosa o qualcuno non le riporta alla mente la mia persona. Certo, se ci penso vorrei essere io là, adesso. Ma mi chiedo anche: davvero lo vorresti? Sì, ma vorrei molto di più, vorrei qualcosa che, ahimè, temo non esista. Ecco la radice del mio dramma, forse, più che l’immagine (disturbante) del suo corpo che cerca di toccare con l’anima quella del corpo di un altro. Due corpi lievemente sudati che si affannano per diventare uno. Le sue braccia, sottili e lunghe, nervose e scattanti, le sue mani, affusolate, adesso stanno facendo venire i brividi a un altro: non è giusto. Ma cosa, esattamente, è giusto, quaggiù? 
(Ha due avambracci e due mani che toccherei per ore).

Io sto pensando a lei, dicevamo.
Lei sta pensando a tutto, a tutti, tranne che a me.
Lei fra poco urlerà e nella sua mente ci sarà tutto quello che può starci, tranne me.
Se io morissi lei sarebbe triste? Certamente sì.
So che si dispererebbe per la morte di un criceto o di un cane. Penso che la mia la oscurerebbe un po’. Ma giusto perché quando bussa vicino a te, la morte ti ricorda implicitamente che potrebbe toccare presto a te: è questo che ci inquieta quando muore una persona che non amiamo ma che conosciamo o che abita vicino a noi o che lavora con noi.
Non voglio dire che è insensibile. Affatto. 
Semplicemente, io non esisto più di tanto nel suo cielo.

E’ questo che rende la mia vicenda tragica, quindi vendibile.
Fossimo mano nella mano a festeggiare mesiversari saremmo da vomito istantaneo.
Questo non amore è più forte di mille amori.
Vorrei tanto che diventasse un amore, temo follemente che possa diventarlo: quindi soffrirò in eterno.

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A chi dai del lei, rossa?





Raga, cosa vi perdete per colpa del Marchino di Faccialibro che butta i miei post in fondo al feed! Vi compatisco. Testi così li scrivo solo io (per fortuna).
——
*A CHI DAI DEL LEI, ROSSA?*
o: “Avventura al negozio di soap” o ancora “Dammi quindici minuti, baby, o anche meno...”
——

Alla commessa rossa 
-uhuhuhuhu: capello lungo, lungo ma lungo, dico! e liscio come le scale più scivolose mai fatte in vita mia e rosso, ma rosso! accecante rosso naturale come il peggior peccato mortale che ti possa venire in mente di poter fare in un lurido motel americano, su quei coprilettini che he hanno visto di ogni, e poi giovane giovane, ma giovane come un filo d’erba sottile e arrogante e tutto dritto che ieri non c’era, occhi chiari e limpidi come un lago a duemila metri che ti ci perdi senza speranza pure se hai tre gps batteria a 100%-
che ti dà del lei e del lei e del lei anche se tu fai il friendly e l’easy e il ggiovane e insiste e insiste, che devi fare? Che devi fare, |ddd|OSantis*imo?

Per carità: cortese, preparata, collaborativa, misurata, pure carina. Mi ha aiutato, mi ha fatto stare bene, è stata perfetta come un’alba con l’alert di un bonifico a cinque zeri, è stata magica, mi ha graffiato l’anima con un ferro rovente e io ho goduto, ma quel lei, maled3ttis*imo lei!
Ma il lei lo dai a tuo nonno, capito?
Ma chi ti credi di essere? Anvedi questa.
Non te l’hanno insegnato il rispetto? 
Non lo senti il testosterone che batte? Coi tuoi cinque sensi più uno di femmina sinuosa da gara internazionale non avverti nell’aria quest’aria di maschitudine che uccide i passerotti a decine? Con quel corpo che ha più curve della strada per Castelnuovo Garfagnana (e più pericolose), con quel jeans che ti pare cucito addosso da un sarto ninfomane, con quelle mani da bambolina Mattel, non senti che il cielo della tua innocenza si sta oscurando di fronte a un cumulonembo di puro e duro dominio mascolino?

Il lei lo dai alla casa di riposo… Lo dai al carabiniere, al vecchiarello sulla panchina, alla megera del quarto piano che si dice faccia il voodoo, non lo dai a me che son qui davanti a te, che ti sto bevendo con gli occhi a grandissimi sorsi e che sempre con questi due occhi che ancora non si sono del tutto ripresi da quello choc anafilattico che sei ti sto facendo la radiografia e l’ecografia nello stesso tempo e senza passare dal Cup, mentre ti chiedo di una saponetta e che anche se ho trenta chili di troppo e vent’anni di più son sempre una roba da paura che potrebbe cambiarti completamente il meteo con un solo gesto!
Dammi quindici minuti, anche meno, baby, anche meno, e ti riporto com’è vero iddio al tu naturale, altro che lei, tipo che dopo mi parli come fossi tuo fratello, anzi: la tua strAm@ledett^ss^ma amica del cuore!
—-
Ps: scusate, ho l’ormone in libera uscita, ma domani torna al pezzo (forse). E’ che quando vedo certe meraviglie della natura aggirarsi leggiadre tra corsie e scaffali il neurone mi cresce e cresce e pure tanto, tutto qua: ma è un fenomeno naturale, l’ho sentito dire anche a superquark. Cresce ma poi torna all’ovile, a volte fischiettando, altre volte sm@doNN@ndO!
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(Img: Mikasa su Pinterest) 

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giovedì 1 dicembre 2022

Le bugie crescono e ti chiudono in trappola

https://corrieredelveneto.corriere.it/padova/cronaca/22_novembre_30/bugia-laurea-morte-auto-papa-riccardo-si-sentito-trappola-io-non-l-ho-capito-29bcf368-70c2-11ed-9e68-121e09a4cd6e.shtml?fbclid=IwAR2us-EGas6UDVwG6Ob4J9liL3kKPRnYreFN0PWwr-x_a2igj2s7-D3lET8 



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