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domenica 2 agosto 2026

Finiamola con le commedie




Io lo dissi due anni fa, più o meno. Lo pensavo da tempo. Lo dissi direttamente a chi avrei dovuto, senza giri di parole o infingimenti, perché secondo me era giunto il momento di scoprire le carte. Lo dissi come chi rivela una realtà evidente, sì ok è evidente ma qualcuno lo deve dire, e certo non ha colpe se lo dice, non più di quelle che ha il termometro nell' indicarti che hai la febbre.
Ma sembrò un'offesa, alla persona a cui lo dissi, una cosa inaudita, falsa, una mia invenzione senza senso, e dovetti non fare marcia indietro, ma abbozzare: pareva che avessi detto un'enorme assurdità, smentita dai fatti. 
Tornai un poco sui miei passi, poco convinto. Ma curioso.
Epperò in questi due anni scarsi, anche se qualcosa è cambiato (poco), i fatti, che sono la cosa più ostinata del mondo (cit. Biagi) sono tornati a fare male.
E io, come ahimè spesso accade, mi sono accorto che avevo ragione.

Io forse non so bene cos'è l'amore (o forse lo so perfettamente), ma so che così come è idealizzato non esiste. Può esistere quello per i figli, ma è tutto, e anche lì è in parte proiezione. E' una grande illusione, questo benedetto amore, ma lungi da me l'intenzione di avversarla: le illusioni aiutano a vivere, e vivere è un'impresa colossale. Stimo chi ne è preda, stimo chi ne è succube: è superiore a me.

L'amicizia penso di conoscerla meglio e, a differenza dell'amore (pura utopia), penso che possa esistere: è rara ma a volte batte un colpo. Però è argomento che mi riguarda poco: forse ho standard troppo alti, o forse gli altri hanno parametri basici, non saprei: di fatto non c'è possibilità di intesa.

Parlando di questo secondo aspetto, il rapporto che avevo osato denudare a metà estate 2024 era per l'appunto un qualcosa che girava con la targa "amicizia" ma non ne aveva il diritto. Era già nudo. Né pareva essere qualcosa di passibile di evoluzione in forme diverse, tipo amore o relazione sessuale. Quindi non aveva chiaramente speranze di crescere e diventare una vera amicizia, né di evolvere verso forme differenti. Aveva la prospettiva di uno stagno: stagnare. Era semplicemente un rapporto debole, stanco, senza prospettive, a a volte senza senso. Non si intravedeva la voglia di coltivarlo o almeno io non vedevo questa voglia nella controparte. E allora perché continuare a fingere, mi chiesi? Ed è lì che scatenai una reazione quasi offesa e comunque piccata. 

Del resto io la vedo così: un rapporto che ha già scritto in faccia che mai evolverà (indipendentemente da come evolverà) è, per quanto mi riguarda, già sepolto. Un rapporto vivo può evolvere, o no; può cambiare del tutto o poco, questo non lo si può sapere, ma se sai già che non si muoverà è meglio se lo secchi subito perché non è un rapporto vivo, ma una lapide.

In due anni qualcosa è cambiato, ma poi la verità viene a galla. L'amicizia è condivisione, è vicinanza, è contatto sia fisico che spirituale costante: il che non implica vedersi tutti i giorni, o applicare tutte le posizioni del Kamasutra, ma sapere comunque sempre tutto o quasi della vita dell'amico. Perché l'amicizia, in questo, a volte sa essere più pervasiva dell'amore. L'amico o l'amica che invece divorzia e tu non lo sai, cambia lavoro e tu non lo sai, parte e tu non lo sai non è un amico, basta con le minchiate, di grazia. Finiamola di prenderci per il sedere, con questa storia dell'amicizia, su.

Per qualche ragione misteriosa a lui o a lei piaci un minimo (il minimo sindacale, sia chiaro, e non in senso fisico, sia chiaro pure questo, lì c'è disgusto) e quindi ci tiene a mantenerti attivo nelle sue relazioni, ma alla stregua di un asciugacapelli, che usi quando hai fatto lo shampoo e per il resto vive riposto in un armadietto col filo tutto orrendamente arrotolato. Sei arruolato quando servi, sei un contatto "stagionale" (ti chiamano se il fatturato pare poter crescere), sei una risorsa a richiesta, utile quando l'altra persona è sola o triste o annoiata o quando chissà perché prova nostalgia di qualche pregio di questo amico che per lei amico non è se non a gettone.

Ma perché estremizzare? Perché non posso vivere i rapporti per come sono, sia quelli capaci di evolvere sia quelli stanchi e finiti? Perché non accetto quel che viene e cerco di prendere il meglio da ogni cosa?
Perché alla mia età non ho più voglia di fare finta che, di tenere in giardino piante che non fanno fiori. Le ipocrisie ormai mi infastidiscono. Sono più ragionevole e paziente, a quest'età, ma anche più secco: quel che non va si pota, chi non mi vuole vada altrove. Avrà tempo e modo di pentirsene. O no. Sinceramente, non mi interessa.
Non ho più voglia di fare buon viso a cattivo gioco, di continuare questa eterna commedia che è la vita.

Essere amici è mettersi in gioco, è darsi, è rischiare.
Altrimenti è commedia.

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(IMG funeraliroma it)

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martedì 21 luglio 2026

Mi hanno scoperto!


Una lesionata mi chiama al cellulare un minuto fa con un numero privato...
Di solito io ai presunti spam non rispondo, però qui è numero privato, potrebbe essere qualunque cosa, anche l'Accademia che mi dice che mi hanno conferito il Nobel per la letteratura, cosa che non mi sorprenderebbe poi più di tanto (lo sapete, sotto sotto me lo aspetto, sarebbe un giusto riconoscimento, ma il mondo è ingiusto), quindi rispondo a questa tizia, che ha una voce da bertuccia, non so se intelligenza artificiale o  coglionaggine naturale, e che mi chiede se posso rispondere a qualche domanda sulla "raccolta dei rifiuti" ... al che io rispondo, mentendo (sono una brutta persona, quasi come Putin) che sono in coda dal dottore (è una tattica che uso sempre con gli spam) e che però mi interesserebbe sapere di cosa si tratta in particolare ... allora lei mi dice che un mio vicino (urca balonga!) ha detto che io faccio la raccolta differenziata "male". In pratica ho un vicino delatore di merda che mi avrebbe denunciato presso terzi non precisati riguardo alle mie attività di conferimento dei rifiuti. Figo, eh?

Fiuto l'occasione di divertimento e sto al gioco.

La voce è quella tipica degli acchiappagonzi ma io non sono gonzo, almeno non fino a questo punto e rispondo subito che, poiché io non faccio la differenziata porta a porta ma conferisco nei cassonetti dell'isola, il mio vicino brutto bastardo spione non può sapere cosa conferisco, a meno di non avere binocolo, vista ai raggi x, chiave di casa mia (violazione di domicilio?), voglia  di procurarsi qualche guaio (Io sono tremendamente permaloso e vendicativo, oltre che grande scrittore del Novecento) e quant'altro... 

Allora la musica cambia subito (ovviamente si aspettano che uno possa dire che conferisce nei bidoni e hanno la soluzione pronta o pensano di averla): sono loro, questi che mi chiamano, che mi hanno visto (Ah quindi non è più il vicino che mi ha visto, sono loro!) e mi hanno visto non mentre rinnovavo per l'ennesima volta l'abbonamento Deluxe a PornHub ma mentre conferivo il vetro nel bidone dell'organico (ohibò! Hanno scelto proprio la cosa peggiore!... almeno nel costruire la balla si sono impegnati), il che ovviamente è falso come il fatto che quello che sta dietro la collina e che sproloquia da due mesi a destra sia un politico: sono piuttosto ridicoli, oltre che molesti.
 
Ho detto alla bertuccia che la telefonata era una molestia ed era illegale e le ho intimato (con lo stesso tono di voce deciso e risoluto con cui in queste ore il Ganassa, alias Cazzaro Verde, sta dicendo che faranno una legge per salvare il gioielliere giustiziere) di non chiamarmi assolutamente più pena conseguenze.
'Sti scemi.

Ora pensate voi quando una telefonata del genere arriva ad un anziano, ad una persona fragile o a uno che crede a tutto (tipo un elettore  della destra in campagna elettorale: via le accise, blocco navale, più tasse per i ricchi, Berlusconi padre della patria perseguitato ingiustamente da magistrati comunisti e con i calzini non regolamentari, bla bla bla bla bla):  questi sono criminali e queste telefonate sono permesse dallo Stato che consente alle compagnie telefoniche truffaldine e sempre più avide, oltre che fornitrici di servizi sempre più schifosi, di cedere per denaro i miei dati personali che dovrebbero essere sacri.

Questa gente andrebbe basto -nata con colpi dati a due a due fin quando non diventano dispari... Ovviamente il mio non è un'incitamento alla violenza, è satira, come si è difeso quello che sta dietro la collina dopo aver pubblicato quel video idiota, delirante, puerile, merdoso inaccettabile e francamente piuttosto penoso.

Se chiamano anche voi divertitevi un po' ... dite che è strano perché voi non conferite il vetro nell'organico, ma generalmente conferite pez -zi di suocera nel rur. Inventatevi che siete un nuovo mo -stro di Milwaukee, che siete can -nibali, che man -giate le persone e poi le se -zionate e le conferite a pezzi ora nel rur ora nell'organico, perché non siete preoccupati del fatto che man -giate le persone né del fatto che potrebbero prendervi, ma del fatto che potrebbero sgamarvi con la telecamerina quando fate la differenziata. 

Il Nobel per la letteratura non è ancora arrivato ma noi ci speriamo ancora. 
Sì lo so sto parlando col plurale maiestatis, ma se lo fa il capo degli occultisti d'Italia, il divino Marco Belelli in arte Otelma  perché mai non lo posso fare io?

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martedì 12 maggio 2026

Tutto mi è alieno


TUTTO MI E' ALIENO

Morirò senza aver capito tutto, ma avendo capito molto di più di quel che sapevo a vent'anni.

Non saprò spiegarvi cosa è la felicità, perché non esiste. Chiamiamo così quei fugaci momenti di serenità che ogni tanto ci sorprendono. Inutile inseguirla, è una ricerca vana: faremmo meglio a imparare a cucinare.

L'amore, cosa potrò dirvi? Esiste certamente, non è illusione. Lo creiamo noi, a nostro gusto e misura, come facciamo con Dio. Stessa cosa l'innamoramento, che è molto più violento, ma per fortuna transitorio.

L'amicizia, qui non saprò dirvi quasi nulla di definitivo. Non sono ancora riuscito a gestirne una nella sua interezza, probabilmente è colpa mia, do importanza a certe cose e voi ad altre. Sarà uno dei fallimenti di questa mia cosa fragile che chiamo esistenza.

Tutto mi è alieno, qui tra gli umani. Mi sento molto vicino a un albero, al cielo, a una volpe. Ma se non ci penso vado avanti lo stesso.

E andrò avanti fin quando Atropo non prenderà la sua decisione. E' dura proseguire, non sapendo da dove vengo e dove sono diretto. Mi sono dato una spiegazione: tornerò quel nulla che ero. Questa esistenza, brevissima, è del resto come un lampo nell'eterna notte: non ne resta traccia e anche il ricordo è via via sempre più debole. Mi intrigherebbe tornare a essere nulla avendone coscienza, ma so bene che chiedo l'impossibile, e comunque il mio non è un desiderio reale, è stato solo un momento di vanità letteraria.

Vivo circondato da persone che spariranno, da cose che non avrò mai più fra le mani o davanti agli occhi, angustiato da problemi che sembrano insormontabili e invece sono di una pochezza ineguagliabile se rapportati al tutto. Vivo una cosa veloce e irrilevante senza coglierne davvero l'essenza; del resto coglierla mi impedirebbe di fare un solo respiro in più.

Tutto questo che mi circonda, tutto quello che ho dentro, può venire dal nulla e lì tornare con leziosa sollecitudine? Sembra impossibile ma credo che sia così, ed è disperante. 

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(IMG Wired)

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venerdì 27 marzo 2026

Come oggetti



Non di rado le donne sono trattate come oggetti: molto più spesso nei secoli passati, occorre essere sinceri. E gli schiavi. 

Ma, anche oggi, sono trattati come oggetti molte categorie di individui, indipendentemente dal sesso.

E con il beneplacito del sistema sociale, delle leggi, del modo di sentire comune: alla fine, è una vista come una cosa accettabile, o inevitabile. Come un temporale: occorre ripararsi e aspettare che passi.

Solo che non passa, può finire per un certo periodo di tempo per alcuni, poi tornare, ma non passa davvero mai. E soprattutto accettarlo o considerarlo inevitabile è folle.


E' trattato così, spesso ma non sempre, chi è in condizioni di inferiorità fisica: per esempio i malati gravi, i disabili. O gli anziani magari non più del tutto autosufficienti.

A volte anche i bambini, che invece, sebbene vadano educati con mano ferma, sono entità distinte fin dalla più tenerà età, e non nostre propaggini o materia del tutto informe o cose.

Anche chi è in condizioni di inferiorità o di difficoltà magari temporanea per questioni puramente amministrative, o chi è visto come "inferiore" per certe sue specifiche del tutto irrilevanti come la provenienza geografica, l'orientamento sessuale  simili. O chi è stato vittima di un rovescio di vario tipo e quindi è momentaneamente in uno stato di estrema fragilità.

E poi tutti noi quando dipendiamo da altri per ragioni economiche. E, è inutile precisarlo, la stragrande maggioranza delle persone dipende da altri per ragioni economiche. Tolte le persone benestanti o ricche, in pratica tutti.


Essere trattati da oggetti è esperienza sommamente spiacevole alla quale non ci si abitua mai, sebbene si dica spesso che l'uomo si abitua a tutto, cosa che in buona sostanza è comunque vera.

Significa non essere considerati persone come le altre, alla fine. Non di rado chi è il carnefice lo fa senza rendersi conto di quel che sta facendo in ogni preciso istante in cui lo fa: altrimenti, tranne il caso di alcuni sadici, non lo farebbe o cercherebbe di mitigare questo errato approccio nei confronti degli altri. Spesso è "colpa" di un'organizzazione o del sistema gerarchico o di potere in cui è inserito: egli stesso è trattato da oggetto da coloro dai quali dipende la sua sopravvivenza (quanto meno economica, che oggi poi coincide quasi interamente con la sopravvivenza tout court) e quindi non solo considera normale farlo a sua volta o non cercare di farlo il meno possibile, ma lo vede come una rivincita o come una normale gestione dei rapporti umani fra individui che occupano posizioni sociali o professionali distinte. Si tende insomma a spersonalizzare la questione, ad ammantarla di una veste professionale, a giustificarla dentro di sé, a normalizzarla, a considerarla inevitabile, quando invece resta una stortura impressionante e del tutto evitabile.


Nel mio cassetto ho diversi attrezzi. Possono servire a un uso domestico (privato) o professionale. Possiamo dunque parlare delle posate di una cucina, o degli utensili di un falegname. Questi attrezzi sono oggetti. Restano nel cassetto fino all'esatto momento in cui qualcuno sente la necessità di utlizzarli: è allora che diventano utili e vengono impiegati. Ma non dobbiamo certo preoccuparci dello stato in cui si trovano nei periodi più o meno lunghi in cui non vengono usati perché non utili a qualcosa, né dobbiamo farci scrupoli se decidiamo di impiegarli improvvisamente, senza quindi preavvisarli o addirittura richiedere un loro consenso all'uso. Parimenti, non avremo scrupoli a dismettere ed eventualmente sostituire quelli che non ci servono più o quelli che, a nostro insindacabile giudizio, abbiano perso, per via di un incidente o di semplice usura, la loro capacità di servire allo scopo.


Essere trattati da oggetti, specialmente quando questo potrebbe essere in tutto o in parte evitabile (praticamente sempre) è una esperienza degradante, che peggiora la qualità di una vita spesso già difficile per mille motivi interni ed esterni. Aumenta l'insicurezza, rende fragili, moltiplica lo stress, favorisce il nervosismo, l'insonnia, l'insorgere di patologie. Rende più probabile una diminuzione del rendimento materialmente inteso e dell'affidabilità personale e professionale, favorisce la nascita di sentimenti di rivalsa, di odio contro il mondo, di vendetta e comunque, senza arrivare a sfociare in episodi di violenza, di sentimenti di ostilità, di diffidenza, di chiusura. Si vive sempre sotto un cielo plumbeo, schiacciati dal peso avvertibile di una cappa di piombo che ci rende pesanti e spesso inutili a noi a egli altri. Ci si sente provvisori, mai realizzati, sempre in bilico su un crinale. Non si ha la possibilità di programmare un futuro per sua natura incerto. Ci si sente incompresi, svalutati o comunque mai correttamente giudicati, e spesso non se ne capisce la ragione, perché come ho detto spesso si tratta di comportamenti facilmente modificabili, da parte di chi li mette in atto. Sarebbe sufficiente mettere sempre il dato umano al primo posto, in ogni caso e data qualunque circostanza, prima di quelli prettamente materiali, perché ciascuno di noi non è una cosa e perché ciascuno di noi è poi l'elemento chiave nella realizzazione di moltissimi di quegli obiettivi pratici ai quali sacrifichiamo ottusamente ogni giorno le nostre qualità umane.


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(IMG: aggiustatutto it)

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La condanna di essere nati


Dentro ciascuno di noi c'è un abisso. Siamo niente e niente possiamo fare. D'un tratto il passato ci inghiotte e la paura del futuro ci spinge a buttar via il presente. In un attimo possiamo perdere tutto, in un attimo possiamo distruggere tutto. Il libero arbitrio è come quello del pesciolino nella boccia di vetro: può scegliere se girare in senso orario o antiorario. Perdersi è un attimo. Non togliamoci i paraocchi o non vi sarà più un sentiero rassicurante davanti ai nostri occhi, ma solo un deserto senza uscita per il nostro errare. 

Siamo in un gioco senza possibilità di vittoria e la sconfitta non ci renderà più forti né ci insegnerà a vincere domani, perché un domani non c'è. L'abisso senza pace giace silente ma vigila ognora, lo dominiamo per anni; è come un ragno che si sottomette ma ogni giorno inocula una goccia di veleno nel guscio illusorio che ci protegge dal mondo e dagli altri. Vivere è avvelenarsi con lenta costanza. Ciascuno di noi, anche l'essere più infimo o quello più malvagio, anche l'uomo più stupido e inutile, è preda di questa bestia tranquilla che farà il suo pasto al momento opportuno, quindi insultiamo e condanniamo chi sbaglia, ma riconosciamo la sua intima sofferenza che è poi la nostra. 

La mente è la nostra arma migliore, ma è irrimediabilmente puntata contro di noi. Vivere è un cammino di sofferenza e la mancanza di un senso è come ferro che lacera la nostra carne. La morte si burlerà di noi e ci toglierà tutto quello a cui teniamo. CI scivolerà tutto dalle mani e dagli occhi e ci sentiremo esplodere in mille piccoli pezzi.  La morte cancellerà la nostra vita come un banale errore di battitura su un foglio di bozza. Se guardate l'abisso, vi sedurrà e poi vi risucchierà. Non fermatevi a guardarlo, non abbassate lo sguardo!  

Tutto congiura contro di noi, non abbiate lo scrupolo di non aver agito, né l'arroganza di averlo fatto: ci ritroveremo tutti nello stesso indistinto e freddo vuoto, ignavi e intraprendenti, attori e spettatori, eroi e straccioni della vita. Penso alla vostra storia  e provo pena; penso alla mia e piango. Ogni giorno è una fonte di occasioni perdute e di ricordi che ci strapperanno la pelle, ma le occasioni che cogli sono come il dibattersi nel secchio del pesce appena pescato, slabbrato dall'amo invitante. 

Riconosciamo la nostra nullità e abbracciamo l'abisso o fingiamo di essere qui di passaggio? Un fulmine in una notte di tempesta non è di passaggio: era e non è più.

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https://youtu.be/TRxGQSXi7x4?si=dLUGKytU-NVyalR_
Podcast su Johnny CASH

https://youtu.be/8AHCfZTRGiI?si=WhxIMNT-XGQFd8IO
HURT - Johnny Cash

Un uomo, un dolore, un testo, una musica, un video insopportabili

John Ray Cash, The Man in Black
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HURT 
(Johnny Cash)

I hurt myself today
To see if I still feel
I focus on the pain
The only thing that's real

The needle tears a hole
The old familiar sting
Try to kill it all away
But I remember everything

What have I become?
My sweetest friend
Everyone I know goes away
In the end

And you could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt

I wear this crown of thorns
Upon my liar's chair
Full of broken thoughts
I cannot repair

Beneath the stains of time
The feelings disappear
You are someone else
I'm still right here

What have I become?
My sweetest friend
Everyone I know goes away
In the end

And you could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt

If I could start again
A million miles away
I would keep myself
I would find a way

Compositori: Trent Reznor
Testo di Hurt © Arlovol Music, Leaving Hope Music Inc

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Questa è da sempre una di quelle canzoni, uno di quei testi, una di quelle storie che potete dire che sono Mauro.

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FARE DEL MALE

Oggi mi sono fatto del male
Per vedere se ero ancora in grado di sentire,
Mi sono concentrato sul dolore,
la sola cosa reale
l'ago fa un buco
la vecchia solita puntura
che cerca di eliminare ogni cosa
ma io ricordo tutto

Cosa sono diventato?
mio amico più caro
tutti quelli che conosco
vanno via alla fine
e potresti avere tutto
il mio impero di sporcizia
ti deluderò
ti farò del male

Indosso questa corona di spine
sulla sedia del bugiardo
pieno di pensieri spezzati
che non posso riparare
sotto le macchie del tempo
i sentimenti scompaiono
tu sei qualcun altro
io sono ancora qui

Cosa sono diventato?
mio amico più caro
tutti quelli che conosco
vanno via alla fine
e potresti avere tutto
il mio impero di sporcizia
ti deluderò
ti farò del male

Se potessi ricominciare
milioni di chilometri lontano da qui
manterrei me stesso
troverei un modo

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(Photo grottacontinua org)
(Testo ita angolo testi It)

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sabato 21 marzo 2026

Devi farlo per noi

E' solo un gioco.
Toninho entrava in campo col sorriso.
Ti alleni tre ore al giorno e per farlo ricevi una montagna di denaro. E allenarsi fa bene. Ti pagano per farti del bene.
Sei ammirato, amato, idolatrato. Tutti ti osservano, vorrebbero essere al tuo posto, vorrebbero giocare con te. I bambini vorrebbero diventare come te.
Tutti ascoltano le tue dichiarazioni, guardano le tue video interviste. Ascoltano le tue analisi, pendono dalle tue labbra e dai tuoi occhi, dalla speranza che riesci a trasmettere, dalla gioia per avercela fatta, dalla voglia di rifarti il prima possibile. In campo guardano il tuo volto, cosa dici, come ti muovi, capiscono se hai paura, se sei scoraggiato per un errore o per il risultato, se sei triste perché stai deludendo, se sei al settimo cielo perché stai volando.
Hai tutto quel che ti serve e gratis: cure, attenzioni, consigli, insegnamenti, abbigliamento sportivo, cibo, case, auto.
Ovunque sei il benvenuto, sei la star della serata.
Ti invitano ovunque. Sei il re della città.
Vesti bene, sei in forma, sei giovane, potresti conquistare il mondo da solo. Mille occhi ti guardano, mille cuori ti amano.
Facciamo striscioni per te, ti dedichiamo cori. Ti incitiamo per cento minuti cantando a squarciagola anche quando siamo sotto di quattro goal. Sventoliamo le nostre enormi bandiere, battiamo le mani, saltiamo sui gradoni, picchiamo su quei tamburi, ci disperiamo, ridiamo, urliamo, piangiamo. Ci crediamo sempre, anche quando sembra impossibile, anche quando è finita.
Siamo sempre presenti, sotto la pioggia, sotto il sole, col vento gelido. Facciamo centinaia di chilometri per essere al tuo fianco, spendiamo cifre, prendiamo ferie, sacrifichiamo le domeniche, dormiamo in treno e sul pullman, mangiamo un panino e una coca, tre ore di sonno e poi il giorno dopo al lavoro. Subiamo offese, sfottò, prendiamo le botte, subiamo ingiustizie, quelle che subisci tu, ma siamo sempre lassù.
Acquistiamo la tua maglia, i gadget, le bandiere. Facciamo abbonamenti. Rivediamo le tue azioni, ci emozioniamo come la prima volta. Le rivediamo decine di volte.
Ti facciamo volare, rovesciamo le partite, impazziamo quando segni o fai un tuffo, un boato enorme quando fai un tackle, lo stadio esplode se gonfi la rete, vorremmo correre in campo, abbracciarti, baciarti.
Crediamo in te, ti difendiamo sempre. Ti vorremmo sempre coi nostri colori. Sei nostro amico, nostro fratello. Sei noi.
Portiamo nostro figlio al campo, vogliamo una foto con te. Discutiamo di te al bar, con gli amici, a scuola, al lavoro. 
Sei nei nostri sogni e sei il sogno dei nostri figli. Sei la nostra gioventù. Sei la nostra vita.
Rappresenti la nostra terra, la nostra città. Siamo orgogliosi di te. Sappiamo tutto di te, i tuoi numeri, le tue caratteristiche, cosa pensi, come ti muoverai in campo. Ti riconosceremo fra mille per quell'andatura, per quel modo di calciare, per quel ciuffo.
Soffriamo con te, gioiamo con te.
Vogliamo sapere cosa pensi, cosa speri, se sei fiducioso, se ci credi, se possiamo farcela, se sono forti o se siamo più forti noi.
E' solo un gioco ma non è solo un gioco, è una parte di noi.
Ogni volta che allacci gli scarpini e sbuchi dal tunnel e poi ti giri a sinistra ti si blocca il cuore e a noi si illuminano gli occhi.
In trasferta metti il piede sull' erba e ci cerchi con gli occhi e noi siamo là, colorati e festanti, in quell'angolino zeppo di colori belli come il cielo.
Siamo venuti per te, gioca per noi. Stasera faremo il lungo viaggio di ritorno, con la felicità per aver vinto o un peso sul cuore per aver perso, ma saremo felici se avrai dato la vita per noi.
Dai tutto te stesso, mettici il cuore, strizza i polmoni, rischia la gamba e la faccia, corri più del vento, facci sognare, facci impazzire di gioia.
Se suderai sette camicie, se aiuterai tuoi compagni, se rispetterai i colori che indossi, gli avversari e gli arbitri, se sarai onesto e ci avrai provato fino all'ultimo secondo, alla fine uscirai dal campo fra migliaia di applausi come un eroe, andata come è andata. E noi torneremo a casa un po' tristi ma anche sereni e già pronti per la prossima partita.
Quando ti posizioni sul campo per il calcio di inizio guardaci e pensa che siamo con te, che lo fai per noi, per la nostra terra.
Puoi creare emozioni che ci accompagneranno per tutta la vita, ricordi che non ci abbandoneranno mai. Sei parte della nostra vita. Puoi vivere per sempre.
E' solo un gioco. Gioca senza pensare a niente. Non farti frenare dalla paura, non farti vincere dalla noia, non farti corrompere dalla ricchezza, non dare ascolto a sirene ingannevoli. Guarda la maglia che indossi, toccala, baciala, odorala, sentila sulla pelle. Guardaci negli occhi e rema con forza nella nostra direzione. Insieme allontaniamo la tempesta. Insieme vinceremo, e se non vinceremo ci prepareremo per la prossima battaglia.
E' solo un gioco. Gioca per divertirti e per divertire. Per ricambiare il nostro amore, per dare gioia, per far venire giù questo stadio pieno di uomini, di donne e di bambini che credono in te.
Noi ci saremo sempre, anche quando tu te ne andrai o smetterai di giocare. Noi c'eravamo prima e ci saremo dopo. Noi siamo la Sampdoria, tu sei la Sampdoria.
I nostri eroi che adesso non ci sono più sono sempre con noi. Anche tu vuoi entrare nei nostri cuori per sempre.
E' solo un gioco. Pensaci.
Toninho entrava in campo col sorriso.

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sabato 14 marzo 2026

Neppure io so molto di me, alla fine


Io sono sconosciuto. Non penso che sappiano chi sono più di trecento persone, tolti i parenti (te li dà Dio, a parte la moglie, i suoceri e i cognati) e gli amici (merce rara da questa parti). Ho detto duecento ma non saprei, forse sono di meno, forse sono quattrocento, ma siamo lì. E ci metto però anche chi sa solo il mio nome e quale giornale compro o poco di più, tipo il  mio edicolante di fiducia, o chi si ricorda di me perché son bello e scelgo sempre crema e limone, e chi magari mi ha conosciuto alle elementari e non mi frequenta più da cinque decenni, e chi non sa nulla di me tipo la moglie, come è prassi. Ok, dai, facciamo 1500, includendo tutti quelli che ancora hanno un vago ricordo di me dopo anni e anni e anche quelli per i quali magari sonno solo il coglione pelato che abita vicino al super. 1500 su 59 milioni di Italiani (0,000025%) e su 8,3 miliardi di esseri umani -ci metto dentro anche i fascisti, faccio un'eccezione- (0,00000018%)
E' questa, precisamente, la ragione per cui posso scrivere o dire qui su Meta quel che voglio (subendo a volte qualche censura, ma nessuna conseguenza fisica o economica) e posso farlo anche sul mio blog, su Twitter (ora devastato e diventato X grazie a quel genio che vuole trasferirsi su Marte), su Istagram, su Whatsapp, Telegram, spesso ma non sempre sui quotidiani nella rubrica delle lettere e al bar. Non perché viviamo in un mondo libero o perché si considera sacro l'art. 21 (valido, ricordo, in Italia, erga omnes, esclusi i fascisti, sempre quelli).
Dicendolo in un altro modo: se fossi un poco più conosciuto, non dico a livello di un politico nazionale, di un attore di successo, di un calciatore o di un fottuto presidente degli Usa, ma anche a livello di un giornalista, di un imprenditore di medio successo o di uno sportivo che non tiri calci a una sfera di cuoio, o se avessi non 2 like a post e 300 follower ma qualche migliaia di appassionati (e quindi fossi in grado di muovere voti, di influenzare idee, di disturbare chi manovra anche a livello locale) sarei oggetto di offese, attacchi e minacce, censure e magari conseguenze più gravi (vedi Saviano che ha la scorta da anni, o Gratteri, o Albanese, o Assange e gli esempi sarebbero centinaia, alcuni li trovate al camposanto, chiedere a Mussolini, Hitler, Netanhyau, Stalin, Pinochet, Putin etc.). In alcuni ambienti o contesti, a seconda del tema, rischierei appunto pure la vita. Alla fine mi salva il fatto di non essere conosciuto da nessuno e di essere letto da pochissimi coraggiosi (o carenti quanto a criteri selettivi). Come del resto capita ad alcuni di voi, fra quelli che come scrivono esattamente quel che circola tra le due orecchie, senza cautele: perché per i voltagabbana, i conformisti, i leccapiedi, i cerchiobottisti e i paraculo i rischi sono minori o assenti.

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mercoledì 11 febbraio 2026

Lasciala andare

Lascia andare le cose.
Io in verità sono sempre stato per agire. Ho sempre pensato che se non prendi il volante tu lo prende qualcuno che guida a cane oppure nessuno e si va a sbattere. Quindi mi è sempre piaciuto dirigere. Incidere sul reale, non subirlo. Affrontare i problemi e risolverli, non aspettare.
Ma adesso, a cinquanta e passa, se parliamo di rapporti personali, lascio andare.
Lascia andare le cose.
In verità è una tattica che applico da parecchi anni. Perché se ho un dono è quello di capire presto le persone. A volte poi non do retta al mio dono e sbaglio, ma questo è un altro discorso. Cioè, ho altri doni, ma adesso parliamo di persone.
Lascia andare le cose.
E' inutile fare circhi equestri per conquistare una donna o un uomo: più dovrai fare per avere il suo cuore o solo il suo corpo, più scadente sarà la tua conquista e prima ti si scioglierà tra le mani.
Se una persona non ti ama, o non ti stima, o nemmeno ti tratta da amico, lasciala andare, lasciala alla sua vita.
Anni fa avrei detto lasciala alla sua vita di merda, ma adesso non lo dico, perché non ha senso. Anche tu fossi il migliore sulla Terra, non sarai nessuno per chi non sa riconoscere il meglio. E se poi nemmeno fossi il migliore?
Ognuno ha il diritto di frequentare chi vuole. Di avere per miti dei perfetti scimmioni imbecilli e di provare disprezzo per te. Tu pensi che sia stupida una persona che ti ignora e magari idolatra un gatto o un cretino da palestra col neurone di destra. E lo è, siamo d'accordo. Ma ha diritto di essere stupida e, soprattutto, ti svelo una cosa: se non le piaci, se nemmeno come amico le vai bene, vuol dire che è fatta in un certo modo, e quel modo non potrebbe mai andarti bene, alla lunga: fidati. Quindi lascia andare. Eviti di soffrire. Eviti di fare un errore.
Se non è all'altezza di quel che provi, che cosa potrà mai avere a che fare con te? Se cerca altro e ti snobba, a cosa ti serve insistere? E' perdere la tua vita per dare a un altro quel che mai potrà capire, gradire, apprezzare. E per cosa? Vuoi forse soffrire a tutti i costi?
Sì lo so, dai suoi occhi ti sembrava una persona di un altro tipo. Ma ti sei sbagliato. Non è come credi, è diversa da come credi, non hai letto Pirandello?
La vita è solo una e dura sempre troppo poco e spesso finisce presto, e comunque finisce sempre, e sempre male, e in maniera imprevedibile, e nemmeno sai quando, magari adesso, o fra trent'anni, e magari dopo venti anni di dolore.
Lei ha deciso di non dividere niente con te, niente di più di due messaggi o due parole di persona dieci volte l'anno, per lei non esisti se non quando non sa che fare, e comunque sei solo un accessorio, che alla fine nemmeno usa poi tanto, per dire lo schifo che le fai. Qualcosa di te la attira, ma sarebbe meglio dire la incuriosisce: insomma, sei un giocattolino per i momenti di noia.
Assecondala. Lasciala andare al suo destino.
Che non sarà diverso dal tuo.
Ma ci arriverete separati e mai più vi vedrete: quindi, cominciate da adesso, Cosa sono dieci, trent'anni ancora, rispetto all'eterno e freddo buio che vi attende?
Quindi evitare di fingere ancora, negli ultimi momenti che vi restano su questo pianetucolo, e cominciare già da ora a dimenticarsi...
Sì, lo so, fa male all'inizio, ma tu sei abituato, tu conosci presto le persone, e hai passato i cinquanta. A volte ti piace ignorare la tua saggezza e dar credito a chi non ti merita e non lo merita, ma lo fai per sfida o passatempo.
Smetti, è inutile, è crudele e ti fa male.
Lascia andare.
Lasciala andare.
 
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Lo so, rinuncio a molto. Io.
A tutto quello che potevo comunque avere, a tutto quello che puoi avere ammirando un quadro che non potrai mai avere in casa tua, o aiutando e sostenendo una persona che non potrai mai frequentare davvero. Una persona che non potrai mai avere nemmeno come amica (orrore il solo pensarlo, per carità scusate la blasfemia). A tutto quello che ho avuto e potrei ancora avere solo pensandola. Parlandole di sfuggita dieci volte l'anno, forse meno. Omaggiandola. Mitizzandola. Non è poco, certo che no.
Per anni mi sono detto che poteva bastare eccome. Perché per me era comunque tanto. E' stato tanto, E' tanto tuttora. Ma con un ma.
Adesso qualcosa è cambiato.
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Adesso penso che se quel che provo non dico non è ricambiato, perché sarebbe troppo facile, ma non ha nemmeno un piccolo riflesso, anche piccolissimo, forse il tutto è sì bello, spesso, ma privo di senso, sempre.
Alla fine io ho perso aderenza a forza di volare e quindi preferisco svoltare.
Mi ha convinto il fatto che in tre lustri non vi è stato un progresso anche minimo, anche irrilevante. Voglio dire, panta rei, ma qui no.
E allora vuole dire che tutto quel che ho dentro di me, e che è tantissimo, non dico sia sprecato (non è mai sprecato) ma picchia contro un muro e fin qui potrebbe pure starmi bene, ma il muro neppure si accorge più, e allora adieu
Non posso star qui a dispetto dei santi. Tutti allontanano dalla propria vita chi non è abbastanza gradito; siccome non lo fa lei, lo farò io.
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Hai legittimamente impostato la tua vita in questo modo così chiuso. Ok. Quindi non soffrirai particolarmente per questo. Non dico che non soffrirai come me, perché sappiamo che a te, se paragoniamo quel che provi alla mia situazione, non importa nulla. Dico che supererai la cosa molto agilmente, fidati.
In quindici anni se ti fosse importato qualcosa di questa vertigine, anche al punto di dare solo un'occhiata fin laggiù, senza caderci beninteso, lo avresti fatto.
Quindi inutile mentire adesso, perfino a se stessi.
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In un'altra vita? No, non ci sono altre vite. E' in questa che scegliamo quel che secondo noi merita difendere a costo di fare scelte coraggiose, e quel che non merita sforzi particolari.
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Odio i rapporti personali che non hanno nessuna prospettiva di cambiamento, sia essa di crescita o di peggioramento, sia chiaro. Non parlo necessariamente di rivoluzioni (conoscenti che diventano grandi amici inseparabili, fratelli che si giurano eterna lotta, amici che si mettono insieme, etc), parlo di possibilità di cambiamento, grandi o piccole, che si verificheranno oppure no, e semmai chissà quando (per l'appunto: possibilità). Non certezze. Ma è quando c'è la certezza dell'immobilità che a me non sta bene. Perché un rapporto vivo può cambiare o no ma ha la possibilità di farlo, lo senti: poi dipenderà dal caso e da tanti altri fattori. un rapporto morto non cambierà mai, e a un certo punto ti accorgi anche di questo; si appiattirà fino a diventare insipido, superfluo, agonico e poi forse anche molesto. Non è dunque essenziale per me che un rapporto cambi, per niente; è essenziale che possa cambiare. La possibilità lo rende un rapporto vero e vivo.

Poi, e questo l'ho già scritto molte volte, se in un rapporto non banale (non parlo di quello col fruttivendolo) manca il contatto visivo, quello fisico, la confidenza anche corporea, senza che vi siano ragioni che spiegano questo fatto (la distanza, per esempio: ma penso che ben poche ragioni possono spiegarlo), il rapporto stesso si candida a essere per forza di cose limitato e incompleto, a volte finto, o di sola forma.

Infine, non vi devono essere forzature. Conquistare un uomo o una donna dopo immensi e prolungati sofrzi ci dà piacere, ma è la garanzia quasi assoluta di un futuro disastro, perché quel che abbiamo preso con insistenza, quasi per sfinimento, brucia in fretta e dura molto poco.

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LEGGE MA NON SI RICONOSCE IN QUEL CHE LEGGE

Non mi interessa se Meta penalizza le mie pagine: fottesega. Chi è interessato a leggermi verrà sulla mia pagina, agli altri un bacio affettuoso. Mi interessa di più il fatto di interagire con persone che non sono sincere o che non si mettono in gioco per me.
Spesso portiamo avanti rapporti solo perché interromperli è più disturbante e faticoso che far finta di nulla. No, non parlo dei matrimoni: quelli sono cose serie, intendo nella categoria dei problemi. Parlo di rapporti meno totalizzanti ma, per quanto mi riguarda, non meno importanti (alla fine se lasci un amico non devi dormire in macchina). E quindi eterniamo l'ipocrisia, perché chiudere un conto corrente in banca è difficile (ti fanno mille domande, manco fossi affiliato all'Isis), più facile è tenerlo acceso con due lire sopra. Ma, ecco il punto, ogni anno ti partono 70-100 euro di spese. Esattamente come se prolunghi l'agonia di un rapporto finito: paghi un prezzo.

Se un tale ti fa un torto (ciao bel P.) o si comporta da egoista cafone approfittatore e geloso (un bacione, grande F.) o si comporta da razzista di merda (ehi, bella C.!) o, casi meno gravi, loda Benito il maiale pelato sui social (uh uh, caro M.) la rottura avviene per forza, secondo i miei standard, è fastidiosa ma alla fine sei sollevato: ti sei liberato di una zavorra. Il problema è quando non c'è un torto specifico, ma continuare sarebbe accanimento: una rottura ci vuole, ma apparirebbe facilmente come ingiustificata, facendoti fare la figura del bastardo.

Eppure, devi rompere. Il fatto che non vi sia un torto specifico non rileva: il rapporto è finto, ci sono mille episodi che sommati fanno un peso a volte maggiore di un torto. Certo, la controparte non capirà, perchè appunto sa di non avere una colpa ben precisa e perché se si rendesse conto che la sua condotta è inaccettabile forse non la metterebbe in atto, quindi è evidente che non è in grado di rendersene conto. E quindi non capirà, penserà che sei in andropausa, o che ti è partito il cervello.

Se poi tu vuoi pure bene a quella persona, la cosa sarà ancora più dura, ma devi farlo.
Perché lei non ti vuole davvero bene. 
Non rinuncia a nulla della sua vita, non corre un solo rischio, non si mette mai in gioco, in sintesi: non tiene a te, al di là di un affetto superficiale e di dichiarazioni di facciata. Non rinuncerebbe a nulla per non perderti, nemmeno ai comfort minori. Quindi a ben vedere ti tratta da schifo. Ecco perché, torto o no, devi lasciarla andare. Ora. Ti farà male, ma è giusto così. Non puoi continuare a dare tutto te stesso a chi ti tratta come un accessorio, o come un giocattolo utile per i brevi momenti di noia. 

Ma non capirà! E insisterà con la sua litania di frasette e messaggi, che delimitano un perimetro angusto e immutabile: quello della sua finta amicizia per te. Che, intendiamoci, lei sente vera. Ma questo non cambia le cose: è finta. Poi magari avrà dei dubbi, ma subito non capirà. Magari leggerà pure questo testo e altri, su Meta e altri social, e non si renderà conto che si parla di lei. E' normale, per lei è normale trattarti così, da straccio della polvere. Se non deve spolverare, ti dimentica in un cassetto. Leggerà e non capirà.

Io non sono cattivo, è autodifesa. So bene che non posso realizzare quel che vorrei con te, non sono idiota. Ma qui si parla di molto meno e tu di questo "molto meno" non sei in grado di darmi quasi nulla, non rinunci a nulla, non prendi posizione. Se io sparissi per te sarebbe la stessa cosa, più o meno. E allora ciao. Ti farai due lacrime, anzi io dico di no (quelle forse al funerale, ma solo due). E poi ripartirai tranquilla.

Sarà dura, perché io ci credevo davvero (tu no). Sarà dura, perché non abitiamo in città diverse. Sarà dura, perché non c'è un torto specifico, ma il prolungarsi agonico di una situazione terminale. Sarà dura perché tu mi hai sempre messo all'ultimo posto nella lista delle cose che vuoi. Ma devo farlo. Per salvarmi. Per giustizia. E, se avessi avuto vent'anni o trenta, per educarti, ma ne hai di più, quindi è inutile.

Non voglio darti di me neppure quel poco che prendi senza scomodarti, perché te lo metto sempre lì sul banco. Perché non è giusto, dato che non ti metti in gioco. Non mi interessa chi non farebbe di tutto per me. Figurati se mi interessa chi farebbe poco o niente.

So bene che così facendo infrango un sogno, ma era appunto un grande sogno. Con te non c'è spazio per i grandi sogni e neppure per quelli piccoli. Sei in una gabbia, ti ci trovi benissimo (è legittimo) e non vuoi altro, neppure quel che affermi di apprezzare in me. Quindi se te lo tolgo, non soffrirai.

Per me è una sconfitta, ma solo registrandola posso superarla. Ci ho provato, pensavo fossi diversa, lo sembravi davvero, lo sembravi maledettamente. Forse lo sei anche diversa, ma non abbastanza per volare. E io, che già sono a quote più basse, voglio continuare a sognarne di alte, non voglio puntare il muso verso la pista prima dell'inevitabile tempo solo perché tu non hai coraggio, non hai spinta, non alzi mai gli occhi al cielo, non apri mai il tuo cuore.

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BASTA CON L'IPOCRISIA

Luisa: scegliamo questo nome.
Se Luisa non vuole o ritiene di non potermi frequentare da amica, non è mia amica, non la considererò più tale. Mi dispiace, ma devo farlo.
Sono ai giri finali, ho cambiato sistema.
Se non vuole, la ragione la capite da soli. Scelta legittima, ma non immune da conseguenze, altrettanto legittime.
Se non potesse, sbaglierei io, e sarei ingiusto.
Se invece ritiene (legittimamente) di non poterlo fare (è cosa diversa dal non potere), vuol dire che ha fatto la sua scelta, e io la mia. Del resto la vita è fatta di scelte.
Perché se non frequenti mai una persona, non fai cose con lei come vederla, parlarci, toccarla, scherzarci, confidarti, condividere momenti, esperienze, letture, attività, e se non lo fai perché questa persona ritiene di non poterlo fare per via di circostanze "oggettive" secondo lei ostacolanti, inerenti la sua situazione, le convenzioni etc., è giusto rispettare la sua scelta, certo, ma non è obbligatorio condividerla e quindi è giusto non considerarla più un'amica. Perché l'amicizia è importante e se tu la sacrifichi a quelle cose vuol dire che non è così importante per te.
Se per te non ci entra, nella tua vita, il rapporto con me, okay. Io non ho mai visto così le cose. Se poi addirittura l'ostacolo per te è la tua relazione sentimentale sessuale principale, codificata o meno in un matrimonio, ancora peggio: hai interpretato il matrimonio in un certo modo e rinunci a quel che non ti interessa: scelta legittima, che considero stupida ma legittima. 
Questo non vuole dire che io in futuro, nel caso Luisa avesse bisogno, non deciderò di aiutarla. Non è detto.
Ma, ripeto, sarei ipocrita se continuassi a considerarla mia amica. Perché lei non lo è, o non lo è abbastanza.
Questo non esclude di provare sentimenti per lei o di volerla aiutare se necessario, ma è tutto.
A volte si aiutano anche perfetti estranei, siamo tutti fratelli.
Nella vita dobbiamo avere il coraggio di fare quello che sentiamo di voler fare (se lo sentiamo, naturalmente); se rinunciamo a qualcosa per paura di affrontare le conseguenze o per timore di essere giudicati, vuol dire che non teniamo abbastanza a quel rapporto, e quindi ho ragione io a declassarlo. A ben vedere, nemmeno lo declasso: semplicemente gli cambio nome, ne scelgo uno più adatto alla sua sostanza
Sono stufo di considerare fra i miei amici persone che non hanno voglia di vedermi o fare cose con me, o che ritengono di non poterlo fare: la verità è che non avete il coraggio o non vi interesso abbastanza, allora finiamola con questa ipocrisia inaccettabile.
Non si può andare avanti per anni con messaggini o con incontri casuali di pochi minuti. 
Non è amicizia questa, è conoscenza, rapporto di vicinato, rapporto tra colleghi o altro, ma non amicizia.
Io dico basta: per coerenza e perché mi sono stufato di chi è codardo, ignavo, inerte, amorfo (sentimentalmente e/o sessualmente). Magari mi piaci e pure tanto, ma so quando fare un passo indietro.

Diverso è il caso di una persona che hai frequentato assiduamente per anni e anni e che di recente, ma ormai da anni, vedi di rado. Anche qui è indubbio che vi sia stato un raffreddamento, però il rapporto ancora sopravvive e potrebbe riprendere e soprattutto non si è interrotto o non è mai iniziato per le motivazioni che ho esposto sopra, perché se io telefonassi a Piero (supponiamo) ci accorderemo per vederci in due minuti.

Tutto questo è ancora più chiaro se le persone vivono nella stessa città. Se vi fossero distanze anche normali, qualche attenuante ci sarebbe, così come nel caso di impegni familiari e/o lavorativi particolarmente pesanti. Ma anche in questo caso il tempo si troverebbe, di tanto in tanto, se lo si volesse: fidatevi. Anche qui il punto è che non vi vogliono, quindi è meglio lasciar andare, piano piano. 

MI dispiace, ma devo farlo.
 
 
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martedì 27 gennaio 2026

No other choice


Pensavo di andare al cinema a vedere un film che mi interessa. Ultimi dieci minuti davvero fantastici.
Vado solo. Non c'è altra scelta. La cosa non mi disturba, lo faccio spesso. Faccio spesso molte cose da solo: voglio dire, la compagnia è un po' cinica e disillusa, ma di qualità. E poi la conosco molto bene...
Non c'è altra scelta. Che poi è il titolo del film.
Il calzone era standard, un po' sotto la media, il dolce okay, il prezzo troppo alto come è di moda da qualche anno (difatti locali vuoti).
Sì, io spesso mangio anche da solo, del resto ho più personalità e tutte interessanti. Da un punto di vita scientifico, intendo.
Pensavo: potrei invitare un amico, al cinema. Ma sta a decine di km. di distanza, non verrebbe mai, specie con un preavviso minimo, ma anche con un preavviso di mesi.
Poi ho pensato a un altro amico, che abita in zona, ma va a letto alle 23 e alle 23 il film finisce: non è comodo. Io mi alzo alle 4 e vado a letto a mezzanotte o all'una, ma io morirò prematuro: epperò so già cosa far scrivere come epitaffio, l'ho indicato nel testamento, che redassi prima dei trent'anni, quindi già in ritardo.
Un'idea ce l'avevo, invitare un'amica (uso questo termine perché sono un romantico, ma i tempi son mutati e non è la parola giusta, proprio no), ma è sposata, signori miei, eh lo so, ma non fate quelle facce tristi: non verrebbe mai, esattamente come una che fosse in carcere a scontare una pena; non le darebbero il permesso o non sarebbe opportuno chiederlo o evadere. Ovviamente troverebbe scuse di facciata, ma io saprei la ragione.
E poi ho pensato, ma così per sport, eh, perché io con me stesso mi trovo benone, a un'altra donna, ma non vuole avere più a che fare con gli uomini, figurati uscirci anche solo per un film senza manovre nelle ultime file: forse c'è l'ha anche con le donne, nel senso che ce l'ha con tutti gli esseri umani, che in effetti fanno schifo, ma insomma, occorrerebbe trovare una misura se si vuole vivere ancora una manciata di decenni senza ritirarsi sulla vetta di un monte.
Certo, son sposato pure io, ma sapete che io le cose le vedo un po' diversamente in molti campi: anche se sono esperienze affini, riesco a distinguere tra carcerazione e vita matrimoniale.
Insomma, nessuna delusione (non puoi riempire una brocca colma), io mi son trovato benone, era solo per ragionare di fronte a un bicchiere di buon malto, che però non c'è. Ragionare sulle assurdità alle quali ci siamo abituati al punto da chiamarle ovvietà.

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mercoledì 21 gennaio 2026

Avevo visto bene


Alla data di oggi non esiste un solo rapporto umano che mi soddisfi appieno. E nemmeno uno che mi soddisfi abbastanza.
A questo punto è evidente la conclusione a cui sarete giusti, ragionando per logica e statistica: è colpa tua.
E io confermo: sì, è colpa del modo in cui io intendo i rapporti umani.
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Certo, alcuni potrebbero definirsi soddisfacenti. Ma in genere sono quelli più giovani, quelli nati da poco e per forza di cose ancora acerbi. Alcuni di questi sono davvero ottimi, per esempio con alcuni colleghi di lavoro: ma appunto il futuro è da scrivere. Qualcuno potrebbe dire: funzionano perché ancora poco profondi. Può essere, chissà. Ma parliamo invece adesso di quelli meno acerbi, più "consolidati".
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Non ne salvo nessuno.
Il mondo è cambiato, ma le cose non vanno bene nemmeno con le persone conosciute quattro decenni fa.
Io non sono cambiato? Forse no.
E' un difetto? Chissà.
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Potrei scriverne per ore, ma eviterò. So che avete la serie che vi aspetta.
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Mi limiterò a dire che se due amici non abitano in nazioni diverse e o parecchi km di distanza e non si vedono quasi mai l'amicizia è teorica. Non esiste.
Amicizia è sentirsi spesso, certo. Scriversi, certo. Ma anche condividere esperienze, fare cose insieme, guardarsi negli occhi, respirarsi, ridere delle stesse cose, un caffè, mangiare assieme, passeggiare, un film, imbiancare una parete, fare un progetto, un viaggio, avere un segreto, parlare di un libro, etc. Toccarsi, viversi. 
Whatsapp è eccezionale se è un mezzo in più. Se è il solo mezzo fa schifo.
Se gli impegni quotidiano, le convenzioni, i matrimoni (una sciagura) ci allontanano, non è amicizia. E' una conoscenza, che è tutt'altra cosa.
Io conosco anche molti animali e vi assicuro che mi danno di più.
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Un anno e mezzo fa feci un'analisi su uno di questi rapporti. Mi si disse che avevo torto.
Certo, qualcosa è cambiato. Ci sentiamo di più.
Io tengo a te. Forse tu in qualche modo tieni a me.
Io farei molto per te, io ci sarò sempre.
Ma tu non ci sei del tutto neppure ora, dai, è evidente.
E allora abbi il coraggio di ammetterlo. Questi quindici mesi hanno confermato quel che dicevo e tu contestavi.
Non vedo un futuro, non vedo un progresso, non sento vicinanza.
Il tempo passa, la vita scivola via, tutto è incolore.
Lacciuoli sociali ti impediscono di vivere più a fondo questa cosa? O forse non ti importa di viverla davvero. Non hai il coraggio o la voglia.
Non so, ma è così.
Ed è un peccato. L'ennesimo di una vita da alieno.
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domenica 15 giugno 2025

Il Caso e il Tempo

Non solo la vita è governata dal Caso e regolata dal Tempo (non so dire chi dei due sia più spietato), ma gli Altri sono davvero la nostra indispensabile risorsa e la nostra irrimediabile rovina.
Se dobbiamo arrenderci alla convinzione che Entità terze siano corrompibili con preghiere, sacrifici e riti, cominciamo a costruire chiese a queste due. 

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domenica 25 maggio 2025

Diamoci un taglio, l’ultimo

Alla fine, cosa ci vediamo a fare? Meglio non vedersi. Ci sentiamo tutto l’anno sui social o su Uozapp, anzi quasi ogni giorno; ci chiamiamo al telefono una volta l’anno o meno, vedersi (addirittura di persona, Dio mio!) ogni tot mesi è controproducente: rovina l’immagine che abbiamo cristallizzato l’uno dell’altra o dell’altro e ci costringe ad entrare in contatto con l’alter ego, quello reale, quello che conosciamo meno e che è diverso da quello che ci scrive o ci manda le faccine e mette i laic. 

Le amicizie oggi non hanno bisogno del contatto fisico, nemmeno del contatto visivo: se proprio si deve, c’è Zum o meglio ancora le foto postate su Feisbuc o Insta. Figurati se ho bisogno di far due passi con te, di guardarti negli occhi, di ascoltare la tua voce, o di prendere un prosecco o una pizza: è roba dell’altro secolo. Oggi ti taggo, ti mando un link, ti scrivo due righe e due emoticon: e la vita procede. Se proprio sono ispirato, ti racconto una cosa via mail, ma già la mail è roba antiquata, tipo una stretta di mano o un abbraccio: quasi sconveniente.  Nessuno ha voglia di averti davanti, si preferisce interagire virtualmente. 

Alla fine, vedersi dopo molti mesi e sapere che poi non ci si vedrà più per mesi è deleterio: crea aspettative. E poi c’è il rischio che io apprezzi la tua presenza o tu la mia, o financo che mi innamori se sei del sesso che cerco: sono rischi da evitare con accuratezza. Potremmo scorprire di avere interessi in comune e di aver piacere di coltivarli insieme: l’inizio della fine. Siamo sposati, quindi per definizione abbiamo rinunciato a essere persone, ad avere una vita che non sia dentro la gabbietta. In occasione di ricorrenze, ci facciamo puntualmente, da brave persone civili, gli auguri con messaggi originali e spiritosi e ci mandiamo un regalino per posta o con amazzon: direi che pretendere di più sarebbe da originaloni.
Se proprio dovrà essere, verrai al mio funerale, quello sì, anzi no: perché vi ho liberato dall’obbligo in un post di qualche settimana fa, ricordi? Semmai, verrò io al tuo, tanto in questi casi non correremo il rischio di vederci, e questo è ciò che conta davvero. Fare una manciata di chilometri per passare qualche ora insieme è follia. Ma anche se abitiamo vicini, uno spritz o una passeggiata sono davvero troppo. Io so che ci sei, tu sai che ci sono. Due chiacchiere su argomenti futili via smartphone e poi ognuno nel suo guscio. Chiamami se hai bisogno di aiuto, tanto so che non lo farai e so che non me lo darai.

La presenza fisica è stata sopravvalutata per secoli. Un tempo erano le distanze e la scarsità e arretratezza dei mezzi di trasporto a rendere più facile mantenere questo distacco essenziale; oggi abbiamo finalmente gli strumenti per poter essere “amici” senza frequentarci: adoro il progresso!
Io non ero di quest’idea, ero ancora uno di quei fissati che avrebbe voluto vedere più spesso i cosidetti amici o amiche, ma mi son reso conto da solo che la mia visione era superata: il mondo ormai viaggia su binari diversi, e vedersi, a meno che non si debba fare qualcosa di sporco, è inutile, anzi sconsigliabile. E anche nei casi citati non sarebbe male prendere confidenza col sesso a distanza o virtuale: potrebbe dare grandi soddisfazioni ed eliminare una delle ultime remore alla voglia di abbracciare con gioia questo nuovo mondo senza più relazioni personali dirette.

In fin dei conti, l’altro da noi è sempre qualcosa difficile da accettare fino in fondo. L’assenza di contatto fisico, o anche solo di visione diretta, rende più accettabile avere un rapporto. Presto, non dovremo neppure più uscire per andare a lavorare, perché non ci sarà più lavoro o quasi. Vivremo con un reddito statale di base e ci faremo portare sul divano tutto quello di cui necessitiamo da robot servizievoli. Questo ci toglierà la tentazione di uscire per strada e abbracciare la prima che passa, o di chiedere a un amico o a un’amica di uscire una sera. In fin dei conti prendere una boccata d’aria, alzare gli occhi al cielo, sentire il sole sulla pelle sono tutte operazioni superflue, superate e che possono portare solo rogne mediche o di tipo meteo. Sono buffonate per tipi eccentrici; sono stranezze di chi ha chissà quali secondi fini.

Dato che già siamo a un passo da un mondo fatto così, e che già ci vediamo una volta ogni morte di Papa, per non costringere i poveri cardinali che vivono in attici di 500 mq a riunirsi spesso per farsi una grigliata, facciamo il passo decisio e non vediamoci più.

Ci ricorderemo come eravamo, non ci vedremo invecchiare, non ci vedremo morire: verremo a saperlo a cose fatte, magari ci dedicheremo un pensierino su Feisbuc e faremo tanti laic; fino al trapasso, ci scambieremo qualche riga e per il resto ognuno andrà all’infer -no seguendo la sua personale, originalissima via.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

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venerdì 23 maggio 2025

Varie di calcio, di politica, di donne che mi…

*VARIE DI CALCIO, DI POLITICA E DI DONNE CHE MI STIMAVANO ALLA GRANDISSIMA E POI…*

Contento che vinca il Napoli (però ribadisco: Conte MAI piaciuto, e non parlo di tattica) ma desiderei quel che desidero da decenni: un campionato regolare, senza ombre lunghe come una notte di sei mesi senza luna. E anche quest’anno non l’ho avuto, né in A né in B.
Ci credo che la Salernitana avrebbe voluto giocare il playout col Frosinone prima di sapere la sentenza sul caso Brescia: in questo modo avrebbe avuto la B assicurata, ehehehehe! O vincendo il playout, o anche… perdendolo, col Brescia poi condannato. Salernitani, non siamo tutti scemi qui sulle rive del Bisagno, eh!
Stasera gli juventini sono felici. La stupenda e miserevole e miserabile paranoia antinerazzurra, rinfocolata dallo schifo di Calciopoli (i cui autori sono venerati a Torino) è grave e vi rende provinciali. Per dire, è tipo quella dei bicolori genovesi (ma appunto loro sono provinciali, voi in teoria no…)
Far giocare un playout a metà o fine giugno, dopo un mese senza partite ufficiali, coi giocatori già mentalmente in vacanza o prossimi a scadenza, è una enorme boiata, sarebbe la conclusione falsata di un torneo falsato (dal caso Brescia e da altre cosucce).
Quel belinone di Trump (nonché complice del massa -cratore di bambini) la finisce di sparare minchiate al solo scopo di far guadagnare milioni in borsa ai suoi amici? E’ un reato. E lui è un idiota al cubo, vedi decisione su Harvard, nemmeno una scimmia acefala.
Capezzone definisce “politica” israeliana la barbara ucci -sione di 65/70 mila civili innocenti, tra cui 20mila bambini. Devo commentare? Non ho abbastaza soldi per reggere la causa eventuale di un deputato a 13mila/mese nostri.
A luglio mi definiva “una persona meritevole”, che aiuta tutti, sagace, ironico,  che regala calore, con cui è un piacere lavorare, che lascia “un solco nei nostri cuori”, che è “un’anima speciale” e neppure lui “sa quanto vale”, ed è un “collega d’oro, ciao e “grazie di tutto”!
A gennaio (mai visti nel frattempo) si convince che io ho fatto una cosa che NON ho fatto (spiace deluderla, ma se non l’ho fatta dire che l’ho fatta sarebbe mentire, e una persona così meritevole non può mentire) e non vuole sentir ragioni: accuse e offese. In pratica dimostra di non avere la minima fiducia in una persona che aveva definito come sopra.
Io, se pensassi quel po’ po’ di robetta su una persona, la starei a sentire e fra le mie paranoie (certe e nette) e le sue affermazioni opterei per queste ultime. C’est la vie, direbbe il poeta. Io penso altro.
La cosa peggiore della morte sarebbe sapere di essere morti. Sarebbe peggiore di tutto il resto, che già fa schifo assai.
Inviterei la Samp a denunciare il pres. del Brescia o quanto meno a valutare attentamente se ci sono gli estremi per farlo, perché se davvero oggi ha detto quello che ha detto, dopo aver ammesso nei giorni scorsi la storia dei crediti inesistenti, merita di pagarla. Le regole sono chiare e due anni fa ne abbiamo fatto le spese pure noi (e per un semplice ritardo, cosa molto meno grave). Non cerchi ridicole scuse e non inventi fandonie per salvarsi la faccia. Fra l’altro ce l’ha con noi da due anni, quindi è anche poco credibile.
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mercoledì 21 maggio 2025

La vita è come un calcio di rigore




Come un penalty, non puoi tirarlo una seconda volta. La vita è una, se ti va male per sfortuna o perché fai scelte errate (e del resto è difficile azzeccarle tutte la prima volta che fai una cosa, in questo caso: vivere; è infinitamente più probabile sbagliarne moltissime), sei fritto, non hai segnato e perdi tutto, senza rimedio. Un altro penalty non ti sarà assegnato, un’altra vita non c’è.

E poi c’è una differenza tra calcio e vita che peggiora le cose. Che, a differenza che nel calcio, qui non solo è la prima volta che vedi un pallone e che tiri un rigore, ma prima di accorgerti e di capire per bene cosa stai facendo, hai già posizionato il pallone e hai già fatto la rincorsa; hai già il tuo corpo in una certa posizione (magari quella sbagliata) e il piede pronto a impattare la sfera di cuoio in un certo modo. Potresti anche aver sbagliato la scelta degli scarpini. Perché quando vivi è difficile che tu possa prendere scelte consapevoli (si fa per dire) prima dei 20 anni, e a quel punto come detto la rincorsa e l’approccio sono già belli che decisi, grosso modo.

Ecco perché verso i quarant’anni o un po’ prima o un po’ dopo ci accorgiamo che abbiamo sbagliato varie cose e che non possiamo più rimediare: il pallone della nostra vita finirà fuori o fra le braccia dell’estremo difensore, oppure sul palo. E il resto della vita sarà come guardare la sfera che molto ma molto lentamente va verso la porta ma non gonfierà la rete; e poi sarà come vivere per decenni quegli istanti che sempre seguono lo sbaglio di un rigore: sosrpresa, delusione, sconforto, disperazione, rassegnazione, rimorsi, sensi di colpa, incubi.

Ci danno in mano un gioco da tavolo ma non ci spiegano nessuna regola: dobbiamo capirle da soli. E il gioco non è di quelli semplici o intuitivi, tutt’altro. Mano a mano che giochiamo facciamo sempre meno errori, ma sono sempre tanti e molti cominciano già a condizionare e non poco il nostro futuro. A volte ci blocchiamo, non sappiamo che fare: è il momento in cui pensiamo di non aver capito tutte le regole. Poi si riprende, ma gli errori sono inevitabili. E cominciano a pesare. Quando ti accorgi che sei fritto o che il Caso si è accanito contro di te, è tardi per rimediare, la palla è partita. 

Certo, non per tutti è così. C’è chi nasce con una base di partenza favorevole (ricchezza, salute di ferro) ma non puoi deciderlo tu: è come quando scivoli poco prima di impattare la palla e proprio grazie a questo infortunio ti esce un tiro sporco e imprevedibile che beffa il portiere.

Perché non sono solo i nostri errori di neofiti a condizionare il punteggio di quel gioco chiamato vita, o le decisioni prese correttamente; interviene appunto anche il Caso, che può salvare chi sbaglia o affossare chi dovesse sbagliar di meno.

Se gli esseri umani fossero computer, le strade pullulerebbero di pc che si sono volontariamente formattati il disco, perché affrontando la cosa da un punto di vista freddo, logio, razionale, pare evidente che per moltissimi non esiste via di uscita. Ma gli uomini, e questa è la loro forza ma anche la loro condanna, ragionano in maniera molto diversa da come “ragiona” un pc. 

E quindi, tranne alcuni che non ce la fanno comunque e che in base a un ragionamento che pare da pazzi ma in realtà sanissimo decidono di abbandonare il campo, gli umani vanno avanti a testa bassa, senza alzare mai lo sguardo oltre i cento metri. In questo modo riescono a vivere protetti da quelle formidabili dro -ghe naturali che si chiamano illusione, speranza, miopia. 

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Un istante che ti inghiotte

Anche l’anima può soffrire di claustrofobia. Chiamatela come volete: anima, cuore, spinterogeno. Non intendo quella immortale, questi sono altri discorsi. Intendo ciò che ti fa percepire te stesso in relazione a quel che ti circonda e al tempo passato e futuro. 

La claustrofobia dell’anima è quando sei in una situazione che percepisci come senza via di uscita. Non ci sei fisicamente, ma è peggio: perché in quel caso cercheresti con tutte le tue forze di uscire, e vorresti davvero farlo, e mai ti daresti per vinto, cercheresti sempre una via, sapresti che esiste, che deve esistere. Qui, invece, non riesci quasi a respirare ma non hai una finestra da spalancare, una porta da sfondare o una parete in cui cercare un pertugio. Sei chiuso senza essere fisicamente costretto, e quindi lo sei ovunque ti trovi. E’ una sensazione orribile. Sono istanti in cui davvero tutto perde importanza, ti alzi di scatto, come per prendere aria, che però non manca, anche se ti sembra davvero che manchi. Sono istanti brutali, se durano più di una manciata di secondi possono portare a conclusioni definitive. Io ho sempre capito le dinamiche che portano a certi gesti, prima ancora di avere l’età per capire la vita e quei gesti: era una specie di sapere innato. La maggior parte delle volte questa sensazione orripilante dura pochi secondi, alzarsi e camminare già migliora le cose, ma è solo un sollievo momentaneo: se sei caduto anche solo per un fugace attimo in uno di quei pozzi, se ne hai indovinato anche per un secondo il fondo limaccioso e letale, per poi riemergere subito, è perché stai percorrendo un terreno infido ricco di trappole e di pozzi e presto ne vedrai da vicino un altro, mai sapendo, in quel momento, se riuscirai a uscirne. 

L’istinto alla vita è fortissimo in noi, e lotta strenuamente; ma quei blackout devastanti per un attimo spengono tutto e al buio della notte più nera tutto è possibile. Se ti è successo, sei a rischio. Sai che potrà risuccedere, non sai se potrai superare quel gradino. Stai vivendo una vita guasta, che di tanto in tanta dà segnali del suo stato in costante degrado. Stai nuotando e ti mancano le forze. Le acque sono nere e profonde, spesse, dense. La fatica aumenta e ogni metro è una conquista che sembra epocale. Non stai vivendo, stai sopravvivendo. Non respiri, boccheggi. Non hai una vita, la subisci e non ne sei dentro appieno, galleggi in superficie, vedi e non puoi far niente per cambiare le cose, e tutto ti sembra vano, sbagliato, immodificabile, perduto. La tua stessa vita, il suo significato. Il futuro è compromesso, il presente un calvario. 

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venerdì 2 maggio 2025

Prendiamola così


 
 
PRENDIAMOLA COSI'
(Riflessione per Doriani)
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Se nel 1979 L'Arcangelo Gabriele fosse sceso ai piedi della Sud e ci avesse detto:
"Ho una bruttissima notizia, cari i miei turbolenti ragazzi: andrete in C nel giro di dodici mesi perché così vuole il Cielo e poi impiegherete qualche annetto -più del dovuto- a tornare in A, ma poi da quel momento avrete un Presidente-Papà che vi educherà e coccolerà nel miglior modo possibile, e farete parlare di voi in Italia ed Europa per decenni, giocherete 10 finali di cui 9 in soli 10 anni, vincerete, voi che in bacheca avete solo 4 Viareggio, 1 scudetto sfiorandone altri due, 4 Coppe Italia, 1 Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa d'Italia, una ventina di tornei estivi di cui alcuni prestigiosi e sei volte il titolo di capocanniere, e sarete anche vicecampioni d'Europa, continuando peraltro a mantenere il primato di vittorie nei derby e diffondendo ovunque gioia, sportività e simpatia.... ci state?
Cosa avremmo risposto? Io avrei firmato ovunque, anche sull'ala di Gabriele.
Ecco, ragazzi. Speriamo di sfangarla, ma se sarà C, prendiamola così.
Perché è un buon modo di prenderla. Perché noi sappiamo prendere anche le cose meno belle. Perché noi abbiamo i colori più belli del mondo, una filosofia sportiva unica, il ricordo di un Presidente quale mai nessuno ha avuto o avrà e anche, il che non è vitale ma aiuta, qualche bel trofeo serio da lucidare ogni tanto, vinto con le nostre sole forze, contro tutto e contro tutti, senza indebitarci.
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Immagine: blucerchiando punto com
 
 
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mercoledì 16 aprile 2025

Vita e logica sono nemiche

Fare un figlio mi è sempre piaciuto, ho sempre avuto interesse e predisposizione per i bambini (forse perché in parte non sono mai cresciuto, e questo lo annovero fra i pregi) ma farlo era e resta una scelta non ponderata bene, se consideri come è il mondo e come sta peggiorando sempre più. Una di quelle scelte che fai perché non agisci completamente in maniera razionale (se è un difetto o no lo deciderete voi, ognuno si farà la sua opinione. Un' altra è sposarsi. Allargando il discorso, anche vivere è una decisione frutto della non più pura razionalità. Per riuscire a digerire questa specie che infesta il pianeta e di cui biologicamente ahimè faccio parte, per riuscire ad ignorare cosa è stata la storia dell'umanità dal principio a oggi, per riuscire a far finta che tutto abbia un senso e quindi vivere apparentemente come tutti, occorre davvero uno sforzo di irrazionalità sorprendente, quasi sovrumano.

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domenica 13 aprile 2025

Magnate con calma

 Non venite al mio funerale, vi esento, tutti, poi vi spiegherò il perché. Tranquilli, non lo vedo imminente, non sto morendo, o forse sì, insomma, sto morendo come voi, non di più, a occhio. Ma, come sapete se mi conoscete, non lo vedo neppure remoto: Atropo può decidere di recidere lo stame della mia vita, della vita di chiunque in qualunque momento, non vi è modo di intervenire né di saperlo. Forse si può solo presentirlo. E che agisca per fini da noi, insipidi e fragili mortali, non conoscibili né comprensibili lo dimostra la lunghezza della vita che ha baciato e sta baciando anche ai giorni nostri individui indegni di calpestare questo suolo. 


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mercoledì 26 febbraio 2025

Il ricordo del mattino


 
 
La mia foto profilo non invecchia, ci avete fatto caso? E neppure il mio cuore; anche se è sempre più malconcio non invecchia. E nemmeno le mie idee, i miei pensieri, le mie opinioni, i miei gusti.
Sono nascosti da un corpo molto diverso rispetto a quello degli anni '70 o anche '90 ma se cambia la facciata quello che c'è dietro è uguale a prima. Anche le strade non mi riconoscono più, quelle in cui ho vissuto i miei primi undici anni non sanno chi sono se passo a trovarle, mi trattano da turista, ma quando alzo lo sguardo capiscono tutto in un attimo e mi rivedono com'ero e io con loro rivedo me in una vertigine ineffabile. Questo non è un mondo invecchiato, né progredito: è proprio un mondo differente, in cui non possiamo ritrovarci del tutto mai, non sembra provenire da quello che un tempo fu. E così, allo stesso modo, la mia vita di oggi non mi appare mai come la prosecuzione o l'evoluzione dei periodi precedenti; mi sembrano vite diverse, diversissime e chissà perché impilate una sopra l'altra e alla bell'e meglio attaccate; chissà perché mi ostino a considerarle una vita sola, non lo sono, non ero io, o meglio: ero drammaticamente io ma non avrei mai immaginato questo mio io di adesso. Mi sembra tutto così impossibile, oltre che vuoto di senso. Sono perfetto per fare l'insegnante, perché so cosa c'è dietro le cose e vedo cose che non tutti vedono, ma nello stesso tempo non sono adatto a farlo, perché sono troppo cinico e disperato, proprio perché vedo. Anche io sono solo e trafitto da un raggio di sole, e anche per me è appena svanito il ricordo del mattino quando avanza veloce una sera angosciante.
 
 
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mercoledì 12 febbraio 2025

Una danza lunga una vita

Quante volte nel corso della nostra breve o lunga vita la sfioriamo senza accorgerci?
Esci di casa alle 11.01 e prendi l’auto. Passi un incrocio. Dopo 1 minuto in quel punto una persona muore per un incidente. Tu sei uscito di casa un minuto prima perché hai deciso di non cambiare le scarpe (“potrebbe piovere dopotutto”).
Quante volte dentro il nostro corpo un virus ci attacca e non non ci accorgiamo perché il nostro corpo lo respinge: fosse passato, avremmo avuto guai serissimi. E quante volte il nostro copro lo combatte, senza evidentissimi sintomatologie, e poi alla fine, di misura, vince?
E quante volte un aneurisma che ci accompagna dalla nascita e che mai noi vedremo se non a seguito di uno screening casuale è sul punto di scoppiare e non lo fa? E la replicazione delle cellule è sul punto di generare un tumore e non lo fa?
Alla fine, tutta la vita danziamo con lei, per tutta la vita ci sfiora e ci prende in giro, pare sul punto di farci la festa e poi si allontana ridendo, fino al momento finale, in cui ci abbraccia col suo sorriso di plastica e col suo fiato puzzolente ci riduce in polvere che si perde nello spazio freddo e buio.
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Se non vuoi più leggere post come questo, scrivimi senza indugio e spiegami le ragioni a tidicolamia@sticazzi.it Io leggo tutte le mail e poi scrivo ancora più post come questi. 


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