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domenica 16 gennaio 2022

Toto Presidente

La persona che più di ogni altri è degna di fare il Presidente è Zagrebelsky. Questa caratteristica lo rende del tutto invotabile, in questo consesso di tristi figuri puliti come una pozzanghera e affidabili come una mantide post coito.

Candidare Berlusconi ha un effetto certo e studiato, oltre a quello di farci ridere, e cioè rendere accettabile al Colle, per contrasto, anche il mostro di Rostock.

Draghi? Nemmeno lui mi va bene (certo, rispetto a Papi sarebbe una cosa tipo M.L.King), ha idee politiche (quelle poche) inaccettabili per la mia visione del mondo. E ha dimostrato alcuni difetti per me gravi. Ok, è onesto.
Ma da quando essere onesti, da pre-requisito scontato, è diventato un bonus?

Sento altri nomi, che sarebbero certo migliori del Grande Frodatore Finaziatore di Mafia e Eversore Piduista, ma si tratta sempre o dei soliti cavalli di ritorno che non andavano bene anni fa e figurati se van bene ora, o sempre di gente bolsa e cagionevole e con un passato pulito come i finestrini di un bus in una città sotto eruzione vulcanica.

Capitolo donne. Pare che, per eleggere finalmente una donna, ci si dovrebbe accontentare di una figura pessima. Eh no, allora, se dobbiamo puntare sullo schifo, io voto il re in questo settore, il noto garante della prostituzione e della prescrizione. Quali donne preferirei io? Al momento, lo ammetto, non saprei dire. Io vorrei Segre, ma ha rifiutato l’ipotesi.
Molti dicono Bindi.
Guarda, ha la zavorra cattolica, che per me è un difetto, ma non è integralista e comunque come profilo ci saremmo quasi (equilibrata, onesta, capace). 

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Grazie Australia

Grazie Australia.
Ci hai messo troppo tempo, sei stata contradditoria, hai danzato in maniera indecente sull’orlo di un baratro che nemmeno avresti dovuto vedere, tuttavia alla fine hai fatto la cosa giusta. In Italia non ne saremmo stati capaci. In un mondo ideale sarebbe stata fatta nel giro di 24 ore massimo.

Quanto al racchettaro che si crede Djo, torna a casa e ringrazia Dio se non ti fanno pagare le balle, gli errori e l’arroganza.
Nella storia resterà il comportamento indegno, arrogante, sprezzante, razzista e assolutamente vergognoso tuo e della tua cortese famiglia.
Anni per diventare il numero uno del tennis, una settimanetta per ricoprirti di sterco a vita.
Sono scelte.
Di qualcuno sei l’eroe. Per esempio di quei quattro cialtroni del Telegram.
Sono comunque soddisfazioni.
Il pubblico del tennis è in genere educato e rispettoso, ma io ti auguro fischi e contestazioni in ogni dove.
——
Quanto agli insetti, stanno festeggiando da ore. Blatta Joe è sbronzo e straparla. 

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sabato 15 gennaio 2022

La candidatura del frodatore

Papi non è anziano. Non è malato. Non è divisivo.
Non è per questo che candidarlo o eleggerlo è una indegna buffonata.
Sarebbe una buffonata, pensare a lui, anche se avesse 40 anni e fosse sano come un pesce.
E’ una buffonata perché è un pregiudicato decaduto. Un “delinquente naturale”. Non rispetta l’art. 54, non incarna e difende la Costituzione, non ha rispetto per le Istituzioni. Ha finanziato per due decenni la mafia, è stato coinvolto in decine di processi, alcuni conclusisi con prescrizioni con riconoscimento di condanna e uno con una bella condanna per una colossale frode allo STATO. E’ tuttora coinvolto in processi e in indagini per reati gravi. Ha mentito, intrallazzato. E’ titolare di un conflitto di interessi inaudito. Quando ha governato, ha fatto schifo. Ed è pure coinvolto in corruzione di senatori.
Gente, i vostri pochi neuroni vi hanno abbandonato del tutto, prendetene atto.
—— 

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domenica 9 gennaio 2022

Cose non facili


Non è facile capire quando è il momento di andarsene.
Di lasciare una persona o un posto o un compito.
Non è facile capirlo e avere il coraggio di farlo.

Non è facile ricominciare.

Non è facile fare i viaggi di ritorno, da qualunque cosa.

Non è facile alzarsi la mattina, né chiudere gli occhi la sera.

Non è facile immaginare una svolta quando sei su un rettilineo di disperazione.

Non è facile immaginare un futuro vivibile.

Per vivere meglio dovremmo vivere come se avessimo vent’anni a disposizione e non ottanta. Dovremmo riuscire sempre a far finta di credere che non moriremo mai. Dovremmo vivere almeno due volte o tre. Dovremmo non dimenticarci così rapidamente delle cose importanti. Dovremmo riuscire a dimenticare molto più facilmente le cose peggiori.

Ti buttano sul palco e ti dicono di vivere.
Ma non tutti sanno recitare. 

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venerdì 7 gennaio 2022

Draghi flop



Del resto, lo dissi dopo tre mesetti di Draghi. Empatia zero, sempre abbastanza sfavato, ci mette la faccia di rado e quando lo fa spara minchiate interplanetarie e non sa comunicare. Inoltre, ha fatto cose che se Conte ne avesse solo pensato la metà sarebbe stato crocifisso in sala mensa, e il Microbo zitto. Guida male un governo puzzle di nessuna prospettiva e utilità (impone le sue decisioni, discussioni quasi zero, Parlamento inutile) e prende sempre decisioni parziali, inutili e in ritardo. Pare lì di passaggio. In effetti, oggi, Daniela Ranieri finalmente lo dice: ha usato Chigi come trampolino per il Colle.
Meriterebbe di perdere entrambi.
Ha già detto che ci lascerà comunque, e chissene se la barca sta ondeggiando.
Sopravvalutato alla grandissima.
Conte era molto meglio, ma non voglio offendere Conte.
Essere una persona onesta e rispettata internazionalmente non vuol dire essere un buon politico: difatti. 

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mercoledì 5 gennaio 2022

Il senso delle cose


(Testo amaro, sconsigliato ai depressi)

In tutta franchezza c’è gente che scrive meglio di me.

No, non dico Dostoevskij (che peraltro scriveva per mangiare e per giocare, e in fretta: figurati cosa avrebbe prodotto se stipendiato a dovere e lasciato tranquillo. Forse nulla? Ci sta) o, che so, Schnitzler, Turgenev, etc.
Questa è gente davvero brava, io posso solo aspirare ad avvicinarli.
Anche scrivere solo un Fuga nelle tenebre o un Delitto e castigo, in tutta la vita, mi colmerebbe di eterna soddisfazione.
Parlo di chi ancora non è famoso come questi tizi.

E, sempre in tutta franchezza, c’è gente che scrive peggio.
Anzi, voglio essere sincero. Incontro più gente che scrive peggio, che meglio, di me, se escludo i classici e i contemporanei celebri e di talento (molti celebri non sono di talento). Ma incontro anche tanti che scrivono davvero bene. E poi saper scrivere e non sapersi vendere serve a poco, in ottica fama e celebrità. E io, come detto, forse posso dire qualcosa sul primo punto, molto poco sul secondo. O forse, alla fine, non sono nemmeno poi così bravo.
E poi, cosa vuol dire essere bravo? E per chi? E a che pro?

Non parlo dei social, io qui pubblico una parte di quello che mi esce.
Cosa mi cambierebbe essere letto da 4 milioni di persone invece che da 100-200? E da 100 milioni?
Intanto la soddisfazione: si scrive innanzitutto per insopprimibile necessità, io scriverei anche se mi dicessero con certezza che nessuno mi legge, ma sapere che sei letto, anche in assenza di like o vendite, dà fiducia e illude di essere riusciti a buttare un’idea nel cervello di un altro, come altri le buttano nel mio.
E poi, certo, mi darebbe denaro. Non fiumi: quelli sono per pochi scrittori al mondo, ci vogliono soprattutto le ospitate tv, le traduzioni in altre lingue e i diritti tv e cinematografici per fare molti soldi. O scrivere (e pure assurdità) essendo già celebri per altri motivi (anche negativi). Ma appunto non fiumi. Ma anche fosse quello per vivere, quel poco per sopravvivere, mi piacerebbe ricavarlo dalla scrittura piuttosto che da altro: sfruttato per sfruttato, schiavizzato per schiavizzato, almeno farei quel che mi piace e, come detto, mi illuderei di aiutare chi mi legge come tanti che ho letto aiutano me.

Ma forse tutto è già stato scritto. Si può solo reiventare, reinterpretare, rimescolare con talento. Non so.
Comincio a pensare che la vita sia sempre un’occasione perduta: un po’ perché è in copia unica, ti sbattono sul palcoscenico senza nessuna prova generale. Un po’ perché ogni scelta ne uccide altre milioni in un istante, e sopportare il peso del non detto e del non fatto, del non avuto è, via via che si vive, sempre più difficile.

Alla fine, su un milione di noi, forse uno lascerà, fra gli umani, una traccia che rimarrà oltre qualche decennio, magari per secoli (vedi Attila, o Shakespeare). 
Ma dopotutto è davvero importante?
Non lo so, comincio a non vedere più un senso nelle cose.
Quel che senso che prima vedevo quasi sempre.
Ma che non c’è mai stato, sia chiaro a tutti.

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Annunci moderni



(Ti vendono un sogno, ma tu acquisti un incubo)

Ora vanno di moda gli annunci immobiliari (anche sui social) in cui mettono cinque o sei foto dell’immobile in vendita: generalmente spettacolari. Scattate in condizioni di luce perfette da un fotografo con le strapalle e con macchine fotografiche da mezzo milione di euro. Magari è un trilocale, ma pare un nido perfetto, pulito, caldo, confortevole, accogliente, piccolo ma vivibilissimo, tutto nuovo! Sembra una piccolissima e imperdibile reggia.

Poi però ti dicono: arredi non inclusi, questa è solo un’ipotesi di progetto. Ah, vabbè.

E ti mettono anche le foto attuali dell’immobile dentro e fuori: sono onesti, va detto. Fuori, pare la Casa Dimenticata da Dio. Periferia squallida e livida, muri un po’ ammuffiti, cielo plumbero tipo Katrina in avvicinamento, giardinetto minuscolo con erbacce alte un metro e probabili metropoli di roditori assassini e di bisce velenose e incazzate, terrazze anguste, con piastrelle che erano già fuori moda nei ‘40 e disabitate da secoli con macchie di umido, foglie secche e sporcizia varia. Dentro, locali semivuoti, freddi e tristi, bui e angosciosi, al massimo un divanetto rosso scuro orrido schiacciato sulla parete e, davanti, due mobiletti che non toccheresti nemmeno con uno stecco; in generale pare una ex dépendance di manicomio con un corridoio in cui non sfigurerebbero le gemelline di Shining.

Un po’ come se io mi mettessi in vendita e per foto ci mettessi quelle di Paul Newman al mare in costume, sulla tavola da surf o al Casinò o quelle di Robert Redford in giacca e cravatta in un ristorante lussuoso a sorseggiare un brandy con la Bugatti parcheggiata fuori. 
Poi però preciso: le foto non sono le mie, è solo un progetto di come potrei diventare nel giro di qualche decennio se perdessi 40 chili, facessi palestra per 26 anni domeniche incluse e se mi modificassero pesantemente il 
Dna (magari con un vaccino a mRna...). 
E dopo pubblico le mie foto attuali: una via di mezzo fra un disagiato ex brigatista adesso anarcoide e antistato complottista novax e un homeless incattivito col mondo, barba di mezzo metro in cui hanno nidificato diverse specie di uccelli e di aracnidi, unghie sui 10 cm e con orlo nero d’ordinanza, pancia tipo globo terrestre, peli superflui ovunque, denti uno sì (giallo) e due no, capelli pochi e unti come le patatine fritte col doppio d’olio, maglia stracciata e macchiata in più punti con al centro raffigurata una mantide religiosa subito dopo un amplesso e con il muso ancora sporco di sangue e resti vari, orridi e troppo corti calzoni della tuta grigi tristezza rabberciati in due punti e di tre misure più larghi, smalto alle unghie dei piedi e pure sbrecciato, calzini bucatissimi bianco sporco e cortissimi e ciabatte della nonna con sopra il disegno di un panda rosa.

Poi metto il prezzo. 
E se mi chiedono: Uhm, ma è trattabile? Rispondo: fottiti!

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martedì 4 gennaio 2022

Nuovo record personale





E’ chiaro, non ho vissuto in tempo di guerre né sono stato al fronte (del resto, avrei disertato, a meno che non fosse stata una guerra di pura difesa da un invasore). Non ho gravi malattie (per ora -e vi assicuro che le mie mani sono entrambe sulla tastiera) né ho mai passato una notte senza un tetto sulla testa (se non per scelta).
Fatta questa premessa, doverosa per non offendere una buona metà del mondo, queste feste natalizie si possono definire le peggiori della mia vita. Fuori classifica ci sono quelle dell’anno in cui è morto mio padre, ma morì a inizio dicembre dopo 11 mesi di via crucis, e poi questo si chiama vincere facile.
La cosa brutta è che so di essere in grado di fare molto meglio: cioè, peggio. 

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