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sabato 21 maggio 2022

Tifo: istruzioni per l’uso


L’orgoglio ce l’abbiamo pure noi, tranquilli. Ehehehe.
Rappresentiamo Genova e la Liguria in Italia e nel mondo come altri, più di altri. Siamo del ‘46 ma abbiamo antenati nobili a cavallo dei due secoli.
Siamo una tifoseria appassionata, serena e pacifica quanto innamorata.
Abbiamo un passato di gioiosa sofferenza e un decennio abbondante di pazzesca beatitudine: ricordi freschi...
L’happening gioioso è un nostro marchio, poi c’è chi scopiazza.
Siamo figli di Mantovani, il miglior presidente della storia dell’umanità e alla sua scuola ci siamo formati.
Non serve retrocedere per essere felici, noi lo siamo sempre, davvero, anche senza stappare la bottiglia se si va in B...
Noi siamo felici di esistere e, parlando dell’attualità, di aver conquistato la permanenza in massima serie: un grande risutato, sofferto e goduto.
Un tifoso non “festeggia” una sconfitta: al massimo celebra la sue fede, ma quello sempre, non necessariamente la sera della débacle: altrimenti è ostentazione forzata, più che altro, malcelato desiderio di rivalsa, isteria da retrocessione, invidia dell’altrui vittoria e dell’altrui gioia. Un tifoso festeggia se vince, e vive con sobrietà la sconfitta, senza drammi, sempre innamorato, ma triste il giusto per aver perso.
Stendo poi un velo pietoso sui soliti discorsi della genovesità, degli scudetti, etc: è roba trita e inconsistente, che impallidisce di fronte a quello che possiamo mettere noi sul tavolo ma che fa poca figura anche in assoluto. Più che orgoglio, se devo dire, è immaturità: incapacità di capire che la B la meriti, da tre anni almeno.
Ovviamente non perde la fede per una sconfitta, ma questo è normale, normalissimo! se sei tifoso: invece a Genova oggi vogliono farci credere che è un fatto eccezionale: sono davvero curiosi, da studiare per bene.
In certi casi ci vuole amore ma anche compostezza, è un mix difficile lo so, lo sto vedendo proprio in queste ore quanto è difficile...
#UnioneCalcioSampierdareneseAndreaDoria 

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mercoledì 18 maggio 2022

Se possibile, mi asterrei...

Quando siamo retrocessi (ultima volta 2011, e lasciamo stare il come...) abbiamo offerto spettacoli di tifo esemplari e incredibili, come è nel nostro dna: passione, compostezza, correttezza (non parliamo di Wembley e del ritorno da sconfitti: abbiamo ancora la lettera di congratulazioni della polizia britannica). Anche lunedì siamo stati protagonisti di una festa clamorosa per la salvezza raggiunta. Non abbiamo bisogno di dimostrare ogni due mesi l'attaccamento della nostra tifoseria a questi quattro magici colori, la nostra storia lo dimostra ampiamente. Non soffriamo di complessi di inferiorità regionale o cittadino, non tanto perché non è nel nostro stile (abbiamo da almeno quarant'anni prospettive più ampie di quelle dell'orticello di casa) ma semplicemente perché da quando esistiamo nessuno in Liguria ha fatto meglio di noi, e di gran lunga, sicché il problema non si pone. E, con tutto il rispetto, preferisco non doverlo dimostrare, questo incredibile attaccamento, in occasione di retrocessioni. So farlo, ma se possibile mi asterrei... ehehehe. #Samp #ChiVuolIntendereIntenda

 

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domenica 8 maggio 2022

Ultimissime dal favoloso mondo di qs


Sono irritato con i novax (d’ora in poi per brevità “qs”, cioè quegli scemi).
Un anno fa mi avevano detto che, in quanto deciso a vaccinarmi, avrei avuto problemi di salute non banali all’incirca dieci anni dopo. La cosa mi aveva turbato il giusto, voglio dire: dieci anni sono tanti, e io non faccio mai programmi oltre il mezzodì del giorno successivo. Insomma, dieci anni dopo circa avrei avuto grandi problemi di salute, per esempio tumori, o sarei morto e via.
Avevo chiesto, per amore di precisione, da quale data decorresse il termine decennale: dal giorno della prima dose? Da quello dell’ultima? Da una scelta a caso, tirando coi dadi, e compresa fra il momento in cui uno di qs aveva sparato questa immane vaccata e il momento in cui avevo perso tempo a leggerla? Nessuno di qs mi aveva chiarito il dubbio. Qualcuno addirittura parlava di dieci anni massimo, il che già era un tradimento dei patti; avere almeno 10 anni senza covid e senza deliri di qs in cambio di una morte un po’ anticipata poteva tutto sommato rappresentare un’opzione non scevra di vantaggi.
Adesso da settimane leggo di gente appartenente a qs che parla di 2-3 anni, massimo 5. In pratica ci trattano da cadaveri che camminano. Vorrei sapere in base a cosa vi è stato questo forte ridimensionamento, anche perché 2-3 anni cominciano a essere un po’ pochi, se putacaso si decidesse di farli partire dalla mia gloriosa prima dose, e io ho cose da sistemare e roba da nascondere BENE prima di crepare.
Un saluto a qs. 


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mercoledì 27 aprile 2022

Ti lascio alla tua vita lieve


Ogni tanto ci ripenso, certo.
A tutto il tempo che ho buttato via con te, da quel giorno agli esordi del servizio civile.
Ero un poco spaesato, ci siamo conosciuti. 
Interpretavamo il servizio in modo diverso. Eravamo diversi. Ma cominciò qualcosa. 
Non detti retta ai primi segni.
Ogni tanto ci ripenso, certo.
A quanto ti ho dato, senza secondi fini, come faccio sempre.
Pensavo che fossi solo un po’ grezzo, ma in fondo buono.
Pensavo fossi solo un po’ egoista e maleducato, ma in fondo affezionato.
Pensavo che fossi solo poco garbato, poco raffinato, ma in fondo sincero.
Pensavo che sapessi valutare il mio disinteresse e la mia amicizia.
Pensavo che per te certe cose avessero un valore, al di là della tua superficialità che credevo di difesa e di facciata e che invece, ahimè, era tua sostanza.
Pensavo che fossi più intelligente, più sentimentale, più vero.
E invece mi hai fregato.
Mi hai usato fino a quando il bilancio per te era positivo, poi hai chiuso come si disdice un abbonamento a una rivista.
A mia scusante dico che, a parte i primi segni che ho colpevolmente ignorato, non era poi facile capire che valevi molto meno di quel che credevo e che non vi era nulla di sincero e di veramente partecipe in te.
Il modo in cui hai chiuso ha certificato il mio errore, ma mi ha anche fornito prova indiscussa di quel che sei: ecco perché non ho ripensamenti né rimpianti, solo tanta tristezza.
Sì, lo so: il taglio è avvenuto per una cosa davvero futile.
Ma era solo l’ultima, di goccia. E poi a traboccare è stato il tuo vaso, già pieno di boria e falsità di cuore, non il mio: e questo colpo di fortuna mi ha salvato da altri anni di teatrino.
Il casus belli è stato un’inezia, ma è proprio questo fatto, e il modo col quale hai chiuso, ad avermi dato la prova di quel che sei e delle menzogne che sei sempre stato. Ecco perché proverò sempre tristezza ma non riaprirò mai, per nessuna ragione al mondo, questo infame capitolo della mia vita. Hai portato con te altre due persone e hai guastato tutto il guastabile, del resto il centro della tua vita sei sempre stato tu.
Ti lascio alla tua vita lieve. Lieve perché superficiale, non perché sapientemente leggera.

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lunedì 25 aprile 2022

La giornata tipo di Mr. Putin


Putin uccide donne e bambini come io bevo una birretta, però è culo e camicia con quell’esaltato di Cirillo 1 di mestiere patriarca (meno male che ce n’è solo uno), partecipa raccolto e contrito alla Messa, facendosi il suo bel segno della croce (mi ricorda qualcuno in Italia, ovviamente non assassino ma violento nelle parole e molto meno astuto) e poi chiama al telefono il Macron per congratularsi per la rielezione, come si usa nel bel mondo (“da, da, Emmanuel, le bombe sui bimbi, lo so, l’hai già detto, ma dimmi di te, piuttosto: l’hai denazificata per bene la Marina eh! Vecchio volpone!”). Ci sta che in serata faccia pure una donazione a Emergency con PayPal e rinnovi l’abbonamento deluxe su pornhub (so come si chiama perchè ce l’ho pure io, è l’unico mio vizio oltre a quello di giocare a scacchi contro il pc in mutande).
Mi immagino la giornata tipo di Putin:
Colazione, bombardamenti su teatri e asili, qualche civile maciullato e qualche bambino deportato; chiacchierata con capi di stato appena rieletti o freschi nonni; un po’ di zapping alla tv; posa mine anti uomo nelle case depredate di Bucha i cui proprietari ormai giacciono riversi per le strade dopo essere stati giustiziati come neanche i cani; aperitivo col Lavrov (non è un tipo di speck o un nuovo cocktail della steppa, è il suo ministro della Verità); pranzo frugale a base di grano ucraino con contorno di minerali di Donetsk e Donbass-gas, per dolce barrette di acciaio e carbone; quattro balle alla tv di stato e quattro farneticazioni a quelle internazionali, sonnellino, riunione coi generali (quelli rimasti) per pianificare quale territorio si cercherà di prendere dopo il Donbass e la Crimea (ehi, so che c’è un’offerta sulla Finlandia, che ne dice Vladimiro? E’ in scadenza, poi arriva il nuovo listino Nato); cinque o sei missili su Kiev (stazioni e palazzi) -nb: dire che erano piene di nazi; un’ora di palestra; un’occhiata ai documenti del giorno; un salto in Chiesa; cena leggera; quattro tiri su Odessa; lista dei nuovi dissidenti da avvelenare in primavera estate; serie tv; chattatina con Assad; sms con Kim Coso; preghierina al buon Dio e a letto con l’orsacchiotto, in un bel lettone con sopra la testata la mappa del mondo colorata di rosso sangue. 

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lunedì 18 aprile 2022

Le nuove merdacce degli anni Duemila




Ti scassano i maroni tre mesi per l’agnello pasquale (che nemmeno mi piace, preferisco il cinghiale). Comprano il cappottino al cane (e lo portano a passeggio con la caviglia e l’ombelico scoperti). Inviano aiuti in Ucraina (crocchette per cani). Sovvenzionano canili. Si commuovono per il cane che aspetta da un mese che il suo padrone (morto) torni a casa. Spendono fortune per gatti e cani.
Sono persone sensibili, sono esseri umani empatici e rispettosi della natura e degli animali (ma non di tutti: i topi e gli scarafaggi lo sanno). Solidali e altruisti, pieni di buoni sentimenti. Sono donne e uomini così buoni e comprensivi, dal cuore immenso, che ti fanno sentire inferiore e brutto.

Ma... vengono per rubarci il lavoro e le nostre donne, hai notato che sono tutti muscolosi e ben vestiti e hanno il cellulare, sono solo uomini e quasi mai donne e bambini, si lamentano perchè l’hotel che li ospita non ha il wi-fi, andrebbero bombardati in mare, ci portano le malattie, prendono trentacinque euro al giorno, sono tutti delinquenti, vogliono fare una sostituzione etnica, prima gli Italiani!, abbiamo sbagliato a provocare Putin, Bucha è una delle tante bugie ucraine, si stanno uccidendo da soli per incolpare i Russi, nel Donbass gli Ucraini hanno fatto ben di peggio, Azov è nazista (da noi non lo è nessuno), l’Arabia è il nuovo Rinascimento (che sega le ossa dei giornalisti scomodi ma fa guidare le donne), mandiamo da anni armi per uccidere Yemeniti ma non possiamo forzare l’articolo 11 per aiutare i poveri Ucraini. E di fronte ai crimini orrendi di un mostro chiamato Putin che da vent’anni semina morte e distruzione tacciono o ironizzano, dall’alto di una superiorità morale solo immaginata. Parlano di fake, professano il più idiota e sterile dei pacifismi, tirano fuori Belgrado, l’Iraq e le guerre puniche, odiano l’America, non sanno distinguere i virus dai batteri e neppure le democrazie dalle dittature, non hanno mai provato sulla loro pelle una guerra e sono così idioti che anche se l’avessero provata probabilmente farebbero gli stessi ragionamenti, idolatrano dittatori sanguinari, deridono gli aggrediti, tifano per il male, vedono intrighi e seminano dubbi ovunque, tranne che dalla parte per la quale tifano (segretamente, perché sono codardi), già storcono il nasino di fronte ai profughi ucraini che insomma, sì, sono bianchi, okay, ma vediamo di non esagerare che non ce n’è nemmeno per noi qui.

Sono le nuove merdacce degli anni Duemila. Buonisti ma non buoni, pacifisti ma non pacifici, non violenti un tanto al chilo, equidistanti e mai divisivi, ma complottisti, miopi come talpe, sempre pronti a criticare tutti e tutto e mai a sostenere qualcosa di valido o qualcuno realmente in grado di cambiare le cose, usi a fare di ogni erba un fascio forti del fatto che se sono tutti ladri nessuno è ladro, duri come pietre, ignoranti, arroganti, mistificatori, vomitevoli complici dei peggiori figuri su piazza, ma così attenti alle sorti dei cani, dei gatti e degli agnelli verso aprile. Così pignoli quando si tratta dell’asfalto sconnesso o del geranio che cola dal terrazzo del piano di sopra, così insensibili di fronte ai bimbi torturati, alle vite distrutte e alle città demolite: l’asfalto è uno scandalo e deve essere riparato, quanto ai bimbi son morti pure quelli di Belgrado e quelli di Bagdad, quindi è pretestuoso indignarsi, il problema del geranio è più importante.

Sono ovunque. In tv, alla radio, sui giornali. In ufficio, al bar, in piazzetta, in palestra, al circolo, davanti alle scuole, alla fermata del bus, sui social. Sono anche fra i tuoi amici e parenti.

Sono le nuove merdacce degli anni Duemila. Così pulite e moralmente superiori, così sagaci e ciniche, così ecosostenibili e friendly, così equidistanti da non sentire nulla e nessuno davvero vicino al cuore, così immacolate da fare schifo al vomito. Sono quelli che se fossero in difficoltà si aspetterebbero aiuti immediati e “dovuti”, ma che se ne fregano di tutto e di tutti (pet esclusi) finché la vita dice loro culo. 

Impariamo a riconoscerli e ad emarginarli. E soprattutto teniamo bene a mente che non solo da loro nulla di buono potrà mai venire al mondo, ma soprattutto mai ci aiuterebbero in difficoltà. Emarginare e pesare per il loro reale valore non vuol dire non aiutarli in caso di bisogno, perché noi non siamo come loro; vuol dire non dar loro importanza, non permettere che le loro idee deviate influenzino la nostra vita e, soprattutto, non aspettarsi nulla da loro, mai.

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domenica 17 aprile 2022

Tre categorie


E’ sempre difficile dividere cose e persone in categorie. Si rischia di essere troppo semplicistici, o troppo complessi. Si dimentica sempre qualcosa, la varietà delle cose e dei tipi umani ci frega.
Un caso semplice è fascisti, non fascisti e quelli per cui non vi è differenza tra fascisti e non fascisti, cioè ancora fascisti. Ma passiamo a categorie più interessanti, questo è lerciume.

Penso che vi siano tre tipi di persone, quanto a grado di conflittualità.
Quelli che vivono grazie alla conflittualità, quelli che odiano la conflittualità e quelli così insensibili da non riuscire a distinguere le due situazioni e quindi senza un’opinione o una preferenza in materia.
Tre categorie appena.

I primi sono persone che per vivere meglio hanno bisogno della conflittualità, un assoluto bisogno, che non li rende più scusabili, semmai più esecrabili. Sono i competitivi, gli invidiosi, i rissosi, quelli che vogliono sempre primeggiare o avere ragione, che vogliono dominare sempre e comunque, anche nelle piccole cose tipo i vasi di geranio o altre questioni condominiali. Non fanno passare nulla, ti rinfacciano tutto, anche cose inesistenti o di trent’anni fa, ti attaccano su tutto, non gli va mai bene niente, fanno di ogni cosa una questione personale, si sentono sempre derisi, minacciati o danneggiati nei loro diritti, prendono con sospetto tutto quello che dici. Sono quelli che se sono in lite con qualcuno vivono meglio, se covano rancore o progettano vendette si sentono meglio, forse perché così facendo hanno uno scopo nella vita, non so. Per vivere hanno bisogno dello sporco, di essere sempre in tensione contro qualcuno e di temere qualcosa da qualcuno. Per loro la vita è una eterna battaglia contro questo e contro quello, e poi contro lo Stato e su a salire. Non riescono a godere di nulla (o forse sì, a loro modo godono) e non ti permettono mai di godere di nulla.

Poi ci sono quelli che nella conflittualità vivono male. E difatti ci si trovano loro malgrado, nello sporco, ma mai perché lo hanno voluto. Fosse per loro, saremmo tutti in pace gli uni con gli altri. Sanno distinguere le cose importanti da quelli futili e comunque non prevaricano mai, anzi spesso, proprio per il quieto vivere, passano sopra ai dettagli, che invece sono capisaldi per i primi soggetti descritti. Non sono i paciosi o gli idioti, ma quelli che sanno che il vivere in pace è un bene supremo e che se c’è lo sporco non ti puoi godere nulla della vita. Sono quelli che non dormono la notte se sanno che qualcuno trama contro di loro o pensa cose sbagliate su di loro.

Infine i terzi sono gli insensibili, quelli che non apprezzano la differenza tra i due stati, e non perché vivono bene in conflittualità, ma perché probabilmente vivono male anche in pace, perché vivono male comunque, in particolare con se stessi. Ma non per cause esterne, o almeno quasi mai: generalmente per via della loro natura un po’ bacata. 

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giovedì 14 aprile 2022

La cosa che davvero è inaccettabile e mi fa ribrezzo




Cosa mi dà più fastidio?
Ci sono alcune persone (politici, attori, vip, ma anche amici reali e amici virtuali) che in questi cinquanta giorni di guerra ne hanno dette tante, e molte erano minchiate, ok, ma NON è questo il punto. In qualche caso erano divergenze, rispetto al mio modo di vedere, in altri erano michiate, ma NON è questo il punto.

Il punto è che nessuno di questi ha mai detto qualcosa di negativo su Putin e sui macellai che ha sguinzagliato in Ucraìna, mai, neppure, che so, che si pettina male.
E’ un dittatore feroce e crudele che ha commesso in più di vent’anni crimini orrendi, orribili. Lo conosciamo benissimo, non ha la minima scusante e non esiste il minimo dubbio. Anzi, temo che non si conosca neppure tutto. Ha scatenato guerre, fatto sparire oppositori, etc. 
Non hanno detto nulla di negativo su di lui.
Hanno criticato tutti, il Papa, Zelensky (l’aggredito!), la Finlandia (che si vuole cautelare e non amerebbe essere la prossima Ucraìna), Biden, Draghi, questo e quello, tutti, ma proprio tutti, tutti vi dico, anche Pluto e Candy Candy, ma NON UNA PAROLA NEGATIVA su quel mostro.
Hanno dato dell’idiota a chi è stato aggredito, del nazista, del bugiardo, e nulla hanno detto su quel mostro, che invece di crimini veri ne ha commesso a centinaia.

E’ questo, e non la divergenza di opinioni su questa vile aggressione, non le vostre minchiate o i vostri discorsi sterili e fuori dal mondo ad avvilirmi, a inquietarmi... 
E’ che non avete detto nulla di negativo su quel mostro, fosse anche una critica a come si veste, che so!... (da voi non mi aspetteri molto di più, a ben vedere)
Mi fate ribrezzo. Non solo siete minchioni, ma pure inqualificabili.
Non avete nulla da spartire con me.
Questo vi rende persone incapaci di analizzare la realtà (caso migliore) o pessime (caso peggiore). 

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Vi farò sapere

Devo decidere se mi fanno più schifo (o ridere) i comunisti che tifano Putin (che è comunista come io son capellone) o i leccapiedi a priori dello zio Sam; i guerrafondai che si eccitano se solo luccica un fucile al sole o i pacifisti sempre pornti a porgere l’altra guancia purché, al pari della prima, non sia la loro; i complottisti che vedono trame e oscuri disegni ovunque, specialmente là dove non ci sono, e i miopi che non ne vedrebbero uno nemmeno se fosse così mal architettato da essere palese.
Vi farò sapere. 

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martedì 12 aprile 2022

Francamente

Francamente, vi leggo e mi mancano le forze.
Apro la finestra, e mi viene voglia di andare a letto.
Esco e mi viene voglia di non tornare più, o di non uscire più.
Provocate sconforto, molti di voi (non tutti, ma insomma, ben oltre il limite di tolleranza mio personale -che sia basso?), il mondo, la massa, gli eventi, quel che sento e leggo.
Ora penserete: se la prende con noi ma è colpa sua, è evidente. E’ l’unico o uno dei pochi a pensarla così, noi siamo in tanti, addirittura il mondo e gli eventi...
Avete ragione, la colpa è mia. 
Se certe cose mi ripugnano, non può che essere mia.
Cioè, queste cose sono ripugnanti, in effetti. Ma notarne la ripugnanza è una mia colpa, lo ammetto. 

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domenica 10 aprile 2022

Discorsi sterili

Anche il professor Orsini si dimentica troppo spesso di una cosa: Zelensky sta rischiando la vita, Putin no. La guerra finisce se Putin si ferma. Se si ferma Zelensky non finisce la guerra: finisce l’Ucraina, e Putin passa al prodotto successivo. Questo nei suoi discorsi non c’è.

Quindi io apprezzo gli sviluppi teorici del professore, ma considero che possano andar bene se non sei ucraino, o finlandese, o georgiano... Non lo considero incompetente, l’opposto. Né lo considero filoputiniano, sarebbe assurdo. Ma è spesso sterile quel che dice.

Anche affermare che la Finlandia fa male a chiedere l’adesione alla Nato perché così si prepara la terza guerra mondiale fa ridere. Afferma che ci stiamo comportando come se Putin volesse invadere tutti e che questo nostro comportamento portarà alla terza guerra mondiale... Ma Putin ha invaso parecchi Paesi!!! E minaccia tutti, è lui che sta preparando la terza guerra mondiale. E’ lui che sta invadendo tutti, e minacciando Finlandia e Svezia, e Georgia. E’ lui che in pochi anni ha provocato o sobillato guerre su guerre.
Il professor Orsini si preoccupa del fatto che armando gli Ucraini prepariamo la guerra per i nostri figli: arrendendoci a Putin cosa prepariamo?

Infine l’affermazione secondo cui i Russi ammazzeranno tutti gli Ucraini se noi li armiamo. Non mi torna. Faccio un paradosso: se li armassimo al punto di renderli più forti della Russia (atomica esclusa, lasciamola perdere), vincerebbero. Allora, paradossi a parte, armarli si deve, e parallelamente lavorare per un negoziato: armarli rende più facile che Putin accetti un negoziato e che per l’Ucraina sia tale e non una resa assoluta. Non armarli forse renderebbe la guerra meno lunga, ma non so fino a che punto provocherebbe meno morti e in ogni caso renderebbe gli Ucraini schiavi e Putin pronto a invadere altri Paesi. 
Se l’Ucraina si fosse arresa il primo giorno, adesso la situazione sarebbe peggiore, su questo non c’è dubbio. Sarebbe stato come rinviare un problema enorme: i problemi vanno risolti. Bersani ieri ha detto alcune cose giuste su Accordi & Disaccordi.

Chi non capisce questo fa ragionamenti magari belli ma sterili. Armare chi è aggredito e chiede aiuto è doveroso e, paradossalmente, rende meno impervia la strada di un negoziato che si deve cercare con forza. Fra l’altro non molti capiscono che non è in gioco solo la libertà dell’Ucraina, ma molto di più. 

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giovedì 7 aprile 2022

Negazionismo


Il negazionismo è un disagio psichico. Fate schifo ai cani.
L'antivaccinismo è solo una modesta branca del negazionismo.
Gli ingredienti di questo svantaggio neuronale sono ignoranza (mancanza di istruzione), idiozia purissima, arroganza.
Il complottismo è un diffuso condimento: pare astuzia, è imbarazzante miopia. 
Il negazionista informa del suo meschino sé diversi rami del sapere e diversi settori del conosciuto.
È una mente lesionata.
È pericolosa perché attira altri allegri lesionati e i gonzi, fra i quali fa proselitismo con agilità.
Se poi il negazionista, pur non avendo istruzione o cultura, ha comunque effettuato in parte o del tutto un percorso di studi, ottenendo un titolo, dispone della capacità di infiorettare i suoi deliri, confezionandoli con un linguaggio tecnico che svolge la funzione del fumo senza l'arrosto. Una minchiata espressa bene o con una divisa é più efficace di una minchiata spettinata, ma minchiata resta: solo, è più difficilmente smascherabile.

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martedì 29 marzo 2022

Non se ne può più dell’ignoranza

25 mesi da Codogno e anche stasera una tizia, tifosa Samp, con la quale più volte ho discusso del tema Covid su Twitter, e che ho spesso contestato per le minchiatelle che diceva e per il fatto di definire falsi i dati ufficiali (di 150 Paesi?) senza portar prove, messa alle strette dopo aver scritto una intollerabile serie di puttan*te antiscientifiche, mi ha bloccato, affermando che l’avrei offesa, quando invece ne ho solo contestato fortemente, come faccio con tutti, le suddette puttan*te l’ho invitata più volte a smettere di diffondere informazioni false e pericolose in tema di salute. Se anche una sola persona, gonza, dovesse crederti e non si vaccinasse e poi morisse, tu l’avresti sulla coscienza. Qui si passa da Putin, che mette in galera 15 anni chi scrive o dice la parola “guerra” durante una guerra, all’Italia, Paese in cui puoi scrivere nefandezze antiscientifiche sui social e non rischiare nulla.

E’ sempre il solito film... il vaccino qua, il vaccino là , io sono giovane e sana e il mio sistema immunitario blabla, e hai visto il caso di quella ragazza genovese blabla, io e i miei familiari l’abbiamo preso ma è stato un banale raffreddore (e allora?) e i medici divono tutto e il contrario di tutto blabla, e io mi fido solo di alcuni medici blabla, etc etc: la solita serie trita e ritrita e imbarazzante di luoghi comuni, boiate e assurdità novax. Lei non crede ai medici, dice: bene, le ho detto, se dovessi stare male non chiamare il 118 ma Telegram o un tuo amico incompetente come te, sii coerente... Lascia il posto all’ospedale a noi che crediamo nella scienza... Senza vaccini e senza farmaci saremmo tutti morti da decenni... Ma lei, precisa, non crede a QUESTO vaccino, agli altri sì. Ohibò, abbiamo beccato un’esperta di tecnologia mRna, vedi che kulo? Non sa una mazza di medicina e non crede a un vaccino, a questo... E io, le ho detto, non credo al dna, alla legge di gravità (gli oggetti per me cadono a terra solo per pigrizia) e nell’evoluzione della specie... Inoltre, ho precisato, anche io non credo a tutti i medici ma solo ad alcuni, e precisamente a quelli biondi, femmine e under 35...

Questa è convinta che se uno è giovane e sano al 100% si salva dal Covid, il che è clamorosamente falso, oltre a essere un bell’atto di menefreghismo per i malati, gli anziani e i fragili, dato che vaccinarsi non è mai scelta individuale ma sempre collettiva, ed etica.

25 mesi, iddiosantissimo... 
L’ignoranza non si sana se non studi... E dopo una certa età, non si sana e basta. Non sai una cippa di una materia e parli, ripeti a pappagallo le minchiate lette qua e là, non sai nemmeno cosa è il dna e non sai distinguere i virus dai batteri e cianci...
L’ignoranza arrogante poi è uno dei mali peggiori dell’umanità.

Dice: e tu allora hai competenza? No, le dico, sono solo abbastanza intelligente ma non sono medico, infatti mi affido alla scienza, che è fallibile (essendo umana) ma è il meglio che abbiamo (il resto è sterco) e ai medici, al 97% dei medici, non a quel 2 o 3% di sciroccati laureati o di fan del transalpino detto Papaya che da decenni spara caxxate in quantità senza mai produrre uno studio scientifico a supporto.

Che squallore, e da 25 mesi. 

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sabato 26 marzo 2022

Ragionamenti carini ma sterili

Il video del pettinato a scemo nordcoreano che spara il missile contro il Giappone è di una ridicolaggine assoluta.
Pongo una domanda a chi afferma che Putin è stato provocato e, povera stellina impaurita (ha 5000 missili puntati sulle città europee) non poteva fare a meno di scatenare la guerra perché rischiava di avere la Nato ai confini, di essere sotto tiro gné gné, etc (tutte minchiatelle, sia chiaro): cosa direbbero se gli Usa e il Giappone decidessero di invadere la Corea del Nord, che li tiene sotto tiro, che lancia missili di continuo e che ha missili in grado di raggiungere città nipponiche e americane? Sarebbe un diritto di Usa e Giappone, in base ai loro ragionamenti sul bolso bandito russo.
I vostri ragionamenti sono carini, ma non reggono il confronto con la realtà. Non è poco. 

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giovedì 24 marzo 2022

Tanti auguri, scarto dell’inferno


Da un mese ormai quell’immondo maiale vomitato dall’Inferno sta massacrando scientificamente e per pura brama di dominio uomini, donne e bambini e sta distruggendo paesi e città, oltre a raccontare un sacco di menzogne e a minacciare questo e quello nel mondo. Da un mese ha violato i confini di uno Stato indipendente e ha sguinzagliato i suoi sgherri a seminare morte e distruzione, a rubare e stuprare. E in Europa e nel mondo c’è chi ha fatto e fa affari con lui, e chi lo difende dando le colpe alla Nato o agli Usa o alla Ue, come se potesse essere colpa del mio vicino, se gli stacco un braccio, per averlo “infastidito” con le foglie del mio albero in autunno. E c’è chi tira in ballo tutte le violenze del passato, spesso nemmeno paragonabili, per giustificare o “spiegare” quelle di oggi, e chi afferma che dovremmo stare a guardare mentre un popolo perde tutto quello che ha e la sua libertà.

A Putin non va giù che l’Ucraina sia un Paese in cammino verso le democrazie europee, fuori dalla sua sfera di influenza, e che ambisca a entrare nella Ue, altro che Nato (ricordiamo cosa scatenò la rivolta del 2013, in barba agli analisti da cortile che vomitano assurdità). Fra l’altro perché Putin non potrebbe tollerare la Nato al confine quando ha già insediamenti Nato a poche centinaia di km nel nord e quando noi abbiamo migliaia di missili russi puntati sulle nostre teste ogni giorno?

I vostri discorsi sono interessanti (solo alcuni, la maggior parte fanno ridere) ma sterili e inutili, in questa fase. Sarebbero serviti qualche anno fa, forse serviranno tra diversi anni per i libri di storia. Adesso, con l’incendio alle porte dell’Europa, occorre agire e fermare il piromane, non calare le braghe di fronte all’ennesimo autocrate feroce che prova ad asservire un continente. I pacifisti da discount fanno bella figura, esattamente come i no green pass, che si ergevano a difensori dei diritti costituzionali (in quel caso essendo fra l’altro solo volgari novax imbarazzati dal dichiararsi tali); pontificano e ci espongono i dettagli delle loro anime pure e immacolate, votate alla pace universale e all’etErna armonia fra i popoli. Esattamente come quelli che, incapaci di distinguere anche solo i virus dai batteri, ci ammorbavano con le loro fantasiose teorie mediche su vaccini e pandemia, espongono punti di vista in genere bacati, a volte fondati e stimolanti, ma tutti, e sottolineo tutti, utili come le previsioni del tempo di sei mesi fa. 

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martedì 22 marzo 2022

I nuovi protagonisti

Sputano veleno trecento giorni all’anno contro tutti e per tutte le questioni, dall’ultimo decreto legge alla segnaletica carente nel loro quartiere, dai conflitti che agitano il pianeta alla lite condominiale.
Sanno tutto, han sempre ragione, si ricordano tutto, confutano tutto, sbertucciano, citano, rivendicano, protestano, minacciano di far valere questo e quest’altro diritto, sono i migliori, i perfetti, i giusti, coloro che hanno solo idee ottime e previsioni azzeccate, gusti sublimi e hobby nobili, affetti stabili e proprietà solide; quelli che sanno tutto e di tutti, qualunque personaggio o fatto tu citi essi sanno tutto e soprattutto quello che nessuno sa, hanno la legge al loro fianco e la Ragione si è addirittura alzata in piedi per lasciar loro l’ultima sedia disponibile, vedono l’orrido in chiunque ad eccezione che nelle persone davvero orride, che allora, per puro bastiancontrarianesimo, diventano povere stelle con attenuanti, usano l’anticonformismo di facciata come un raffreddato usa il fazzoletto di carta, si dichiarano pacifisti e contro la violenza, ma se ti appoggi al loro cofano ti urlano dietro e se provassi a torcere un capello a un loro figliolo o a toccare un bene di loro proprietà ti scaricherebbero (giustamente) addosso due bombe atomiche senza chiederti nemmeno conto, o si rivolgerebbero a mille studi legali per affossarti, perché il pacifismo si fa meglio col sedere degli altri e son tutti buoni a pontificare quando a rischiare casa, affetti e vita sono  persone lontane da noi.

Sono i nuovi protagonisti della scena italiana e mondiale, dopo i gli ignoranti antivaccinisti: i pacifisti che trovano giustificazioni a Putin e odiano Zelensky come i coglioncelli odiavano Grillo prima ancora che fondasse un movimento, e adorano politici marginali e persi fra le nuvole, sempre usi a criticare tutto e tutti ma inchiodati da decenni al 2% e incapaci di fare alcunché qualora mai ne avessero l’occasione, proprio a causa del fatto che sanno solo criticare e quel poco di idee che hanno sono sterili e inapplicabili nel mondo reale; quelli che hanno il mito della Russia e odiano tutto quel che è americano, quelli che gli parli di Mariupol e ti ricordano di Bush e di Nixon, gli parli dei giornalisti avvelenati e ti tirano fuori un delirante paragone con l’Italia, quelli che gli parli della Nato e si attaccano alla baia dei Porci, quelli che gli racconti del veleno putiniano e ti citano Assange, quelli che ti ricordano le malefatte dell’Occidente sino a risalire ai cattivoni di Neanderthal pur di giustificare gli orrori dell’attualità, quelli che è già successo in passato, quelli che il buono non era buono anni fa e il cattivo è cattivo solo perché costretto dal finto buono a incattivirsi; quelli che trovano sempre le pagliuzze e mai le travi e cercano sempre il pelo nell’uovo senza riuscire mai a fare una frittata come si deve; quelli che hanno sempre un paragone assurdo pronto in canna o un distinguo idiota caldo in forno, quelli che si infuriano se discuti un loro assunto o critichi una loro opinione ma poi rispondono a quel che scrivi alla maniera del ce l’ho più lungo io.

Sono ovunque, sui giornali, in tivù, sui social, al bar: sembrano legioni perché parlano sempre e a voce alta e dicono cose che non puoi che condividere se ti stai facendo una birretta e hai messo il cervello in standby per rilassarti, ma che ti appaiono subito per quel che sono, cioè assurdità mega galattiche, non appena riattivi anche solo il primo livello di neuroni.

Come nel caso dei novax, prendono linfa e coraggio dall’opinione di qualche psuedo esperto che in forza dei suoi titoli ha accesso ai media e, usando un linguaggio tecnico per lubrificare e veicolare idee del menga, emana competenza e con questa riveste ragionamenti che esaminati all’osso invariabilmente risultano sciocchi quando non idioti al cubo.

Ci vuole pazienza, ma tanta pazienza. 

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Le parole sono importanti

Io ho anche difficoltà a chiamarla “guerra Ucraina-Russia”.
Se un vicino di casa, preoccupato perché stavo per aderire a Scientology, e temendo che questo fatto avrebbe potuto arrecargli qualche pericolo, si inventa che io sono o potrò presto diventare una minaccia per la sua famiglia (e che mia moglie è nazista e che teniamo armi chimiche in cantina) e forza la mia porta, distrugge il mio arredo, fa i suoi bisogni sul tappeto, picchia mia moglie e cerca di uccidermi non è in corso una “guerra Mauro - Vicino di Mauro”: si tratta di un pazzo assassino che ha aggredito Mauro e sta continuando a distruggergli le cose e a cercare di fargli del male.
Quindi è “aggressione russa all’Ucraina” o “invasione dell’Ucraina”.
Le parole sono importanti.
E non rileva per niente il fatto che altri, in altri quartieri, abbiano magari fatto cose analoghe in tempi precedenti, né che io abbia magari avuto comportamenti poco civili anni prima con un altro vicino nella città in cui abitavo in precedenza, né che a volte sia stato poco cortese con il vicino che adesso ha sporcato il mio prezioso tappeto: perché non ci si fa giustizia da soli e perché si tratta di fatti non pertinenti, o addirittura non relativi alle parti in causa adesso (io e questo demente pericoloso) o comunque di fatti del tutto inadeguati a giustificare una simile brutale reazione. 

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lunedì 21 marzo 2022

“Ci siamo capiti” e altri lubrificanti


“Ci siamo capiti” è una delle più stupide affermazioni possibili, e delle più false.
Capirsi è di fatto impossibile. Anche con se stessi, figuriamoci con un orrido altro da noi.
Può accadere solo per caso e solo per istanti o limitatamente a un aspetto, e quasi sempre inconsapevolmente: si tratta di eventi di cui non merita trattare in questa sede, tanto sono rari e del tutto casuali.

Diciamo che ci siamo capiti quando abbiamo intimanente deciso, magari senza accorgerci, che per ora possiamo evitare di discutere oltre su una certa cosa con una determinata persona e quindi dichiararci d’accordo.
Ma capirsi è ben altro, anche volendo limitare la tenzone a un solo argomento e non a tutto quel che è dentro di noi.
Quindi no, non ci siamo capiti e non ci capiremo mai davvero, ma se non ci accontentassimo di questa utile e ipocrita sospensione del dissidio mascherata da universale accordo non potremmo convivere.

E’ un’illusione, una di quei lubrificanti che ci permettono di vivere, esattamente come l’olio permette al motore di girare. Un’altra è l’intima certezza che non moriremo mai, che non capiterà a noi ma sempre agli altri, e di certo non ora e non troppo presto. Un’altra ancora è l’amore, questa è fantastica: scegliere a caso una persona fra sette miliardi e mezzo e ritenerla, sulla base di niente e spesso contro ogni evidenza, come indubitabilmente e incredibilmente superiore in tutto a tutte le altre, salvo poi cambiare radicalmente idea dopo pochi mesi o anche dopo vari anni, e pensare, sempre in maniera del tutto illogica e infondata, che la seconda decisione sia quella giusta e non la prima o, ancor meglio, nessuna delle due.

D’altra parte la vita è una prova così dura, assolutamente ingestibile da parte di un essere dotato di così tanta intelligenza da capirne le implicazioni più sottili molto più e molto meglio di un bruco (anche se sempre in maniera desolatamente limitata), che senza il ricorso a questi lubrificanti (quelli che ho citato e tanti altri: la capacità di dimenticare il passato specialmente se doloroso, l’assoluta tendenza a sovrastimare noi stessi oppure, quando dobbiamo dar prova sul campo di quel che siamo e sappiamo fare, la tendenza a sottovalutarci e ad enfatizzare le inesistenti qualità dell’altro, etc.) non riusciremmo ad affrontare la realtà. 

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giovedì 17 marzo 2022

I pacifisti del “no armi” siano coerenti: mi lascino in pace...


Ai pacifisti del “no armi” auguro di non essere mai aggrediti. Cavolo, ma vi ci vuole un disegno per capire cosa vuol dire essere aggrediti sulla propria terra, vedere la propria città distrutta, essere bombardati, dover fuggire avendo quaranta minuti di tempo per infilare tutta la propria vita in una valigia e senza denaro o quasi, e dover partire per chissà dove, sapendo che al ritorno con tutta probabilità non avrete nemmeno più una casa e un lavoro, sempre se non creperete prima come topi? E dover passare settimane al freddo, per strada o in rifugi di fortuna, dovendo fare affidamento sulla bontà degli altri e magari in terra straniera? E se avete bisogno di medicine per le vostre cure? E se vi ammalate? E se vostro figlio ha la febbre o vostra madre a un certo punto non ce la fa più?

Pensate alle vsotre giornate... una notte in un letto caldo e morbido, il riscaldamento, un bagno personale, il dentifricio, la carta igienica, una doccia calda, vestiti puliti, una lavatrice, una bella colazione, un ricco pranzo, una cena rilassante, un bicchiere di vino, la libertà, un’auto, un lavoro, gli hobby, la tv, i libri, gli amici, lo spritz, gli sport... tutto questo non esiste più, solo freddo, acqua tagliente sulla faccia, mani gelate, vestiti zuppi, stanchezza, paura, dolore, km e km a piedi in terra straniera, futuro incerto, non dove lavarsi, fame, casa distrutta, amici morti, figli traumatiuzzati, ecc.

Non siete pacifisti, ma siete idioti. Perfetti idioti. 
Teorici del cacchio, gente che si perde nei ragionamenti astratti senza provare ma a calarli nella realtà e accorgersi così che sono inutili. La pace non la si ottiene e non la si difende solo con la non violenza, voi confondete la pace con il dominio del più forte. I nostri nonni sono morti per la libertà sulla quale adesso voi sputate, e non erano assassini ,a combattenti per la libertà e la dignità (essendo adesso in gioco quella degli Ucraini, è comodo fare i filosofi da divano, i gandhi dei poveri). La guerra è giusta, se vuol dire resistere all’invasore, a chi ti butta giù casa, a chi ti spara o spara ai tuoi figli o violenta tua sorella: è sacrosanta!

Anche io amo la pace, follemente, e sono contro ogni forma di violenza, ma girarsi di là quando un paese, per giunta vicino a noi, europeo, democratico, libero e amico, viene aggredito è da bastardi. Ed è pure controproducente, dato che si legittimerà Putin a fare quello che vorrà, dato che nessuno lo contrasta. I pazzi furiosi vanno fermati, non assecondati. Il rischio di una guerra atomica esiste da sempre, anche Putin sa che se la scatena non ne caverà le gambe, probabilmente è folle e assassino, ma non dovrebbe essere scemo. Se tutti i paesi europei attaccassero la Russia, senza usare atomiche di qua e di là, chi vincerebbe? Avete la risposta... Quindi, sia pure a malincuore, occorre aiutare chi è aggredito, in tutti i modi, anche quello militare. In questo modo forse si prolungherà la guerra, certo, ma si eviterà un futuro di schiavitù per gli sconfitti e soprattutto si costringerà l’aggressore al negoziato. Se io non aiuto una persona che tre figuri stanno picchiando, questa morirà subito e soffrirà meno... ma se la aiuto magari se la vedrà brutta ma sopravviverà: sono dubbi da porsi?

Aiutare chi è aggredito non esclude la ricerca di un negoziato.
Finitela di cianciare a vuoto e di fare gli splendidi con la libertà degli altri.
Se qualcuno non se la sente di scendere in campo (per esempio io), aiuti in altri modi (come faccio io) ma non fracassi le palle con idee assurde che ripete a pappagallo ma che, di fatto, non portano a nulla. Se qualcuno punta il fucile sulla testa di tuo figlio e tu puoi sparargli, lo fai o gli dici prego si accomodi? Avete rotto, siete peggio dei novax... siete i novax, in buona parte, lo so.
E, fra l’altro, fra di voi, ci sono pure persone violente, pronte a uccidere per un nonnulla. Ci sono persone che manifestano per la pace quando a essere massacrati sono gli altri, ma che sarebbero pronti a tagliarti la testa in quattro fette se solo provassi a toccare la loro roba, i loro cari, la loro vita di cacca di parolai. 

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Mi chiedo che cosa ci vogliano fare con quella vernice




[6147 caratteri; la parola “nausea” compare 5 volte e le parole sono 1252, parentesi quadra inclusa: questo è perfezionismo maniacale. Comunque Guerra e Pace, in inglese, contiene circa 600.000 parole, oltre al fatto di essere mediamente scritto meglio]

MI CHIEDO CHE COSA CI VOGLIANO FARE CON QUELLA VERNICE

10 aprile 2021, sabato

Due giorni fa ho terminato La nausea di Sartre. Lo avevo già letto in gioventù, poi per anni mi sono limitato solo ad averla di frequente, ma questo è un altro discorso che sarebbe troppo noioso affrontare e che chiamerebbe per forza il mondo sul banco degli imputati, e chi sono io per pretendere di processare tutto quel che ci circonda (da notare il carattere minaccioso dell’espressione)? Avevo anche letto L’età della ragione (che ho sotto adesso), ma questo non lo ricordavo, anche se a ben vedere ne ho tracce dentro di me.

Devo ammettere che La nausea è un romanzo filosofico che mi ha segnato ben al di là di quanto sospettassi. Non vi allarmate, questo testo che state leggendo non è una recensione anche se può avervene dato l’impressione, tanto meno è la recensione di un libro del poliedrico francese; ma toglietemi una curiosità (non tutte, però, perché senza che vita sarebbe? Sarei costretto ad accendere la televisione, non solo a spolverarla di quando in quando): davvero siete arrivati a questo punto senza fare scrolling? Mi stupite, non pensavo che le vostre giornate fossero così prive di impegni e così aride di soddisfazioni dal doverne cercare nel tentativo di constatare quanto siano meschini i conoscenti o i vicini di casa che filosofeggiano come tromboni sui social. Vi ho ritrovato, nella Nausea intendo, idee che ho da sempre e che non ricordavo di aver trovato lì o di aver precisato meglio leggendo quelle pagine.
Sartre è troppo complesso e ricco di sfacettature per poter io adesso dire di ritrovarmici almeno in buona parte: sarebbe presunzione. Ma certamente non mi è alieno.

Da pochi minuti ha cominciato a piovere una pioggia molto fine: sono quasi le cinque del pomeriggio. Ho aperto la finestra del mio studiolo perché attirato dai lamentosi latrati di un cane e ho visto Ba e Fra rientrare di fretta a casa con due o tre sacchetti bianchi, che mi è parso contenessero barattolini di colore o qualcosa di simile, e con due o tre rotoli di carta. Ba aveva anche un ombrello chiuso in mano. Il cielo è grigio, l’aria è fredda, le previsioni del tempo dicono che va a peggiorare: anche quelle della mia vita, del resto, e in media sono più affidabili.

Ali e Mo hanno appena terminato di guardare un dvd con un film piuttosto datato di Scooby-Doo, un cartone che non mi ha mai entusiasmato; questo non ha ostacolato in alcuna misura il discreto successo della serie, e la cosa un po’ mi disturba: il fatto di non aver avuto voce in capitolo, sia chiaro, non il successo della serie.

Adesso continuerò a leggere le avventure di Matteo e Marcella: sono al punto in cui Daniele ha reso Marcella consapevole della sua volontà, anche se lo ha fatto ispirato da odio e non da affetto. Mi viene in mente che ai tempi della pubblicazione della Nausea, quando cioè alcuni editori stavano discutendo dell’opportunità o meno di pubblicarlo, uno, non ricordo chi, si chiese se Sartre avesse talento. Certamente costui aveva il talento di non riuscire a intuire quello degli altri, forse si faceva influenzare dalla fama, che quasi mai ne è figlia diretta.

Ho due copie della Nausea, entrambe in italiano. La seconda è un po’ macchiata, la comprai usata. Adoro i libri usati, anche se non amo chi li macchia, proprio per niente. Non sono macchie vive, ma a me le macchie infastidiscono (gli aspiranti Freud possono ricamarci su), quindi tempo fa l’avevo rilegato con perizia con una sottile e liscia copertina trasparente. Un lavoro ben fatto. Mi ha dato soddisfazione, anche se ne ho subito percepito l’estrema inutilità, già mentre lo stavo facendo in verità, nella prospettiva della fine che tutti ci attende e anche, son sincero, tenuto conto del fatto che ne ho due copie, nessuna delle quali ancora così vecchia da poter avere un valore economico di rilievo, per tacer del fatto che quella che ho letto e leggo è l’altra.

Mi chiedo cosa ci faranno con quella vernice. Il fatto che l’ombrello fosse chiuso, invece, posso spiegarlo con l’esiguità delle precipitazioni in corso e con la vicinanza tra il parcheggio e il portone. A chi può venire in mente di verniciare qualcosa in questo fine settimana uggioso e insignificante? Verniciare richiede ottimismo e caldo secco, quest’ultimo presto o tardi lo avrò. Scooby-Doo ha avuto nei decenni passati un successo veramente planetario e penso che oggi sia tutto sommato preferito a Sartre, se parliamo di una platea di bambini under 12. Con gli adulti le cose cambiano, Sartre va alla grande, è il secondo autore più letto dopo Fabio Volo e dopo gli articoli della Gazzetta dello Sport, se non ricordo male.

Dopo l’età della ragione, che potrò ben presto dire di aver letto due volte ma probabilmente mai raggiunto, è mia intenzione continuare la mia rivisitazione di Bassani, un autore ignorato dai più: del resto, son tutti su Sartre, è comprensibile. Non vi capita mai, sui treni o al caffè, o su panchine scrostate poste sotto alberi rachitici in parchi desolati, di vedere giovani e meno giovani immersi nella lettura di Nekrassov o de L’essere e il nulla? Davvero, no? Nemmeno a me, ma avevo necessità di un confronto, come disse quel tale che dopo cinque birre e due spritz è stato arrestato per rissa giovedì scorso giù al baretto, sul far della sera.

Sartre non saprà mai che l’ho letto e apprezzato e che ho sempre trovato i suoi lineamenti familiari, ma, son sincero, non penso che a impedire questa sua consapevolezza sia più di tanto il fatto che è deceduto da anni; anche se, occorre riconoscerlo, l’essere morti non aiuta a venire a conoscenza delle cose del mondo, fossero pure relative a insignificanti forme di vita come la mia (falsa modestia che però in società è richiesta e dà un tono).

Ho deciso di buttare giù queste poche righe, oggi che è sabato, perché domani non ne sarei stato in grado, essendo la domenica uno dei più grandi inganni universali di cui è vittima l’incauto e ingrato bipede che l’autore di Delitto e castigo definiva uomo: in teoria giorno di riposo e letizia, da dedicare ai culti religiosi (per chi ci è portato, gli altri possono sempre provare con un taxi, ma nei festivi non è facile), agli affetti familiari o all’inspiegabile rimpianto di non averne, e agli hobby; ma in pratica giorno del tutto singolare proprio perché diverso dagli altri e privo delle loro così rassicuranti abitudini e dei tranquillizzanti orari che scandiscono le nostre vite, giornata spesso funestata da fastidiosi cerchi alla testa che il risveglio eredita dal sonno, festival della malinconia e delle rotture di scatole, del resto già fortemente inquinato dal cupo presagio di un lunedì ingombrante e incombente perfino a partire dall’immediato dopo pranzo. Volevo vedere l’effetto che avrebbe fatto, sullo schermo lucido di un moderno tablet di marca, questo mio agitato panorama mentale: ché, poi, riuscire a trasformare in grande capolavoro il proprio disagio interiore è da sempre la chiave di ogni artista di successo, il che rende ancora più bizzarro e inspiegabile il fatto che io ci abbia provato e, sia chiaro, non per l’inadeguatezza del citato disagio. 

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