Lo so, rinuncio a molto. Io.
A tutto quello che potevo comunque avere, a tutto quello che puoi avere ammirando un quadro che non potrai mai avere in casa tua, o aiutando e sostenendo una persona che non potrai mai frequentare davvero. Una persona che non potrai mai avere nemmeno come amica (orrore il solo pensarlo, per carità scusate la blasfemia). A tutto quello che ho avuto e potrei ancora avere solo pensandola. Parlandole di sfuggita dieci volte l'anno, forse meno. Omaggiandola. Mitizzandola. Non è poco, certo che no.
Per anni mi sono detto che poteva bastare eccome. Perché per me era comunque tanto. E' stato tanto, E' tanto tuttora. Ma con un ma.
Adesso qualcosa è cambiato.
Adesso penso che se quel che provo non dico non è ricambiato, perché sarebbe troppo facile, ma non ha nemmeno un piccolo riflesso, anche piccolissimo, forse il tutto è sì bello, spesso, ma privo di senso, sempre.
Alla fine io ho perso aderenza a forza di volare e quindi preferisco svoltare.
Mi ha convinto il fatto che in tre lustri non vi è stato un progresso anche minimo, anche irrilevante. Voglio dire, panta rei, ma qui no.
E allora vuole dire che tutto quel che ho dentro di me, e che è tantissimo, non dico sia sprecato (non è mai sprecato) ma picchia contro un muro e fin qui potrebbe pure starmi bene, ma il muro neppure si accorge più, e allora adieu
Non posso star qui a dispetto dei santi. Tutti allontanano dalla propria vita chi non è abbastanza gradito; siccome non lo fa lei, lo farò io.
Hai legittimamente impostato la tua vita in questo modo così chiuso. Ok. Quindi non soffrirai particolarmente per questo. Non dico che non soffrirai come me, perché sappiamo che a te, se paragoniamo quel che provi alla mia situazione, non importa nulla. Dico che supererai la cosa molto agilmente, fidati.
In quindici anni se ti fosse importato qualcosa di questa vertigine, anche al punto di dare solo un'occhiata fin laggiù, senza caderci beninteso, lo avresti fatto.
Quindi inutile mentire adesso, perfino a se stessi.
In un'altra vita? No, non ci sono altre vite. E' in questa che scegliamo quel che secondo noi merita difendere a costo di fare scelte coraggiose, e quel che non merita sforzi particolari.
Odio i rapporti personali che non hanno nessuna prospettiva di cambiamento, sia essa di crescita o di peggioramento, sia chiaro. Non parlo necessariamente di rivoluzioni (conoscenti che diventano grandi amici inseparabili, fratelli che si giurano eterna lotta, amici che si mettono insieme, etc), parlo di possibilità di cambiamento, grandi o piccole, che si verificheranno oppure no, e semmai chissà quando (per l'appunto: possibilità). Non certezze. Ma è quando c'è la certezza dell'immobilità che a me non sta bene. Perché un rapporto vivo può cambiare o no ma ha la possibilità di farlo, lo senti: poi dipenderà dal caso e da tanti altri fattori. un rapporto morto non cambierà mai, e a un certo punto ti accorgi anche di questo; si appiattirà fino a diventare insipido, superfluo, agonico e poi forse anche molesto. Non è dunque essenziale per me che un rapporto cambi, per niente; è essenziale che possa cambiare. La possibilità lo rende un rapporto vero e vivo.
Poi, e questo l'ho già scritto molte volte, se in un rapporto non banale (non parlo di quello col fruttivendolo) manca il contatto visivo, quello fisico, la confidenza anche corporea, senza che vi siano ragioni che spiegano questo fatto (la distanza, per esempio: ma penso che ben poche ragioni possono spiegarlo), il rapporto stesso si candida a essere per forza di cose limitato e incompleto, a volte finto, o di sola forma.
Infine, non vi devono essere forzature. Conquistare un uomo o una donna dopo immensi e prolungati sofrzi ci dà piacere, ma è la garanzia quasi assoluta di un futuro disastro, perché quel che abbiamo preso con insistenza, quasi per sfinimento, brucia in fretta e dura molto poco.
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LEGGE MA NON SI RICONOSCE IN QUEL CHE LEGGE
Non mi interessa se Meta penalizza le mie pagine: fottesega. Chi è interessato a leggermi verrà sulla mia pagina, agli altri un bacio affettuoso. Mi interessa di più il fatto di interagire con persone che non sono sincere o che non si mettono in gioco per me.
Spesso portiamo avanti rapporti solo perché interromperli è più disturbante e faticoso che far finta di nulla. No, non parlo dei matrimoni: quelli sono cose serie, intendo nella categoria dei problemi. Parlo di rapporti meno totalizzanti ma, per quanto mi riguarda, non meno importanti (alla fine se lasci un amico non devi dormire in macchina). E quindi eterniamo l'ipocrisia, perché chiudere un conto corrente in banca è difficile (ti fanno mille domande, manco fossi affiliato all'Isis), più facile è tenerlo acceso con due lire sopra. Ma, ecco il punto, ogni anno ti partono 70-100 euro di spese. Esattamente come se prolunghi l'agonia di un rapporto finito: paghi un prezzo.
Se un tale ti fa un torto (ciao bel P.) o si comporta da egoista cafone approfittatore e geloso (un bacione, grande F.) o si comporta da razzista di merda (ehi, bella C.!) o, casi meno gravi, loda Benito il maiale pelato sui social (uh uh, caro M.) la rottura avviene per forza, secondo i miei standard, è fastidiosa ma alla fine sei sollevato: ti sei liberato di una zavorra. Il problema è quando non c'è un torto specifico, ma continuare sarebbe accanimento: una rottura ci vuole, ma apparirebbe facilmente come ingiustificata, facendoti fare la figura del bastardo.
Eppure, devi rompere. Il fatto che non vi sia un torto specifico non rileva: il rapporto è finto, ci sono mille episodi che sommati fanno un peso a volte maggiore di un torto. Certo, la controparte non capirà, perchè appunto sa di non avere una colpa ben precisa e perché se si rendesse conto che la sua condotta è inaccettabile forse non la metterebbe in atto, quindi è evidente che non è in grado di rendersene conto. E quindi non capirà, penserà che sei in andropausa, o che ti è partito il cervello.
Se poi tu vuoi pure bene a quella persona, la cosa sarà ancora più dura, ma devi farlo.
Perché lei non ti vuole davvero bene.
Non rinuncia a nulla della sua vita, non corre un solo rischio, non si mette mai in gioco, in sintesi: non tiene a te, al di là di un affetto superficiale e di dichiarazioni di facciata. Non rinuncerebbe a nulla per non perderti, nemmeno ai comfort minori. Quindi a ben vedere ti tratta da schifo. Ecco perché, torto o no, devi lasciarla andare. Ora. Ti farà male, ma è giusto così. Non puoi continuare a dare tutto te stesso a chi ti tratta come un accessorio, o come un giocattolo utile per i brevi momenti di noia.
Ma non capirà! E insisterà con la sua litania di frasette e messaggi, che delimitano un perimetro angusto e immutabile: quello della sua finta amicizia per te. Che, intendiamoci, lei sente vera. Ma questo non cambia le cose: è finta. Poi magari avrà dei dubbi, ma subito non capirà. Magari leggerà pure questo testo e altri, su Meta e altri social, e non si renderà conto che si parla di lei. E' normale, per lei è normale trattarti così, da straccio della polvere. Se non deve spolverare, ti dimentica in un cassetto. Leggerà e non capirà.
Io non sono cattivo, è autodifesa. So bene che non posso realizzare quel che vorrei con te, non sono idiota. Ma qui si parla di molto meno e tu di questo "molto meno" non sei in grado di darmi quasi nulla, non rinunci a nulla, non prendi posizione. Se io sparissi per te sarebbe la stessa cosa, più o meno. E allora ciao. Ti farai due lacrime, anzi io dico di no (quelle forse al funerale, ma solo due). E poi ripartirai tranquilla.
Sarà dura, perché io ci credevo davvero (tu no). Sarà dura, perché non abitiamo in città diverse. Sarà dura, perché non c'è un torto specifico, ma il prolungarsi agonico di una situazione terminale. Sarà dura perché tu mi hai sempre messo all'ultimo posto nella lista delle cose che vuoi. Ma devo farlo. Per salvarmi. Per giustizia. E, se avessi avuto vent'anni o trenta, per educarti, ma ne hai di più, quindi è inutile.
Non voglio darti di me neppure quel poco che prendi senza scomodarti, perché te lo metto sempre lì sul banco. Perché non è giusto, dato che non ti metti in gioco. Non mi interessa chi non farebbe di tutto per me. Figurati se mi interessa chi farebbe poco o niente.
So bene che così facendo infrango un sogno, ma era appunto un grande sogno. Con te non c'è spazio per i grandi sogni e neppure per quelli piccoli. Sei in una gabbia, ti ci trovi benissimo (è legittimo) e non vuoi altro, neppure quel che affermi di apprezzare in me. Quindi se te lo tolgo, non soffrirai.
Per me è una sconfitta, ma solo registrandola posso superarla. Ci ho provato, pensavo fossi diversa, lo sembravi davvero, lo sembravi maledettamente. Forse lo sei anche diversa, ma non abbastanza per volare. E io, che già sono a quote più basse, voglio continuare a sognarne di alte, non voglio puntare il muso verso la pista prima dell'inevitabile tempo solo perché tu non hai coraggio, non hai spinta, non alzi mai gli occhi al cielo, non apri mai il tuo cuore.
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BASTA CON L'IPOCRISIA
Luisa: scegliamo questo nome.
Se Luisa non vuole o ritiene di non potermi frequentare da amica, non è mia amica, non la considererò più tale. Mi dispiace, ma devo farlo.
Sono ai giri finali, ho cambiato sistema.
Se non vuole, la ragione la capite da soli. Scelta legittima, ma non immune da conseguenze, altrettanto legittime.
Se non potesse, sbaglierei io, e sarei ingiusto.
Se invece ritiene (legittimamente) di non poterlo fare (è cosa diversa dal non potere), vuol dire che ha fatto la sua scelta, e io la mia. Del resto la vita è fatta di scelte.
Perché se non frequenti mai una persona, non fai cose con lei come vederla, parlarci, toccarla, scherzarci, confidarti, condividere momenti, esperienze, letture, attività, e se non lo fai perché questa persona ritiene di non poterlo fare per via di circostanze "oggettive" secondo lei ostacolanti, inerenti la sua situazione, le convenzioni etc., è giusto rispettare la sua scelta, certo, ma non è obbligatorio condividerla e quindi è giusto non considerarla più un'amica. Perché l'amicizia è importante e se tu la sacrifichi a quelle cose vuol dire che non è così importante per te.
Se per te non ci entra, nella tua vita, il rapporto con me, okay. Io non ho mai visto così le cose. Se poi addirittura l'ostacolo per te è la tua relazione sentimentale sessuale principale, codificata o meno in un matrimonio, ancora peggio: hai interpretato il matrimonio in un certo modo e rinunci a quel che non ti interessa: scelta legittima, che considero stupida ma legittima.
Questo non vuole dire che io in futuro, nel caso Luisa avesse bisogno, non deciderò di aiutarla. Non è detto.
Ma, ripeto, sarei ipocrita se continuassi a considerarla mia amica. Perché lei non lo è, o non lo è abbastanza.
Questo non esclude di provare sentimenti per lei o di volerla aiutare se necessario, ma è tutto.
A volte si aiutano anche perfetti estranei, siamo tutti fratelli.
Nella vita dobbiamo avere il coraggio di fare quello che sentiamo di voler fare (se lo sentiamo, naturalmente); se rinunciamo a qualcosa per paura di affrontare le conseguenze o per timore di essere giudicati, vuol dire che non teniamo abbastanza a quel rapporto, e quindi ho ragione io a declassarlo. A ben vedere, nemmeno lo declasso: semplicemente gli cambio nome, ne scelgo uno più adatto alla sua sostanza
Sono stufo di considerare fra i miei amici persone che non hanno voglia di vedermi o fare cose con me, o che ritengono di non poterlo fare: la verità è che non avete il coraggio o non vi interesso abbastanza, allora finiamola con questa ipocrisia inaccettabile.
Non si può andare avanti per anni con messaggini o con incontri casuali di pochi minuti.
Non è amicizia questa, è conoscenza, rapporto di vicinato, rapporto tra colleghi o altro, ma non amicizia.
Io dico basta: per coerenza e perché mi sono stufato di chi è codardo, ignavo, inerte, amorfo (sentimentalmente e/o sessualmente). Magari mi piaci e pure tanto, ma so quando fare un passo indietro.
Diverso è il caso di una persona che hai frequentato assiduamente per anni e anni e che di recente, ma ormai da anni, vedi di rado. Anche qui è indubbio che vi sia stato un raffreddamento, però il rapporto ancora sopravvive e potrebbe riprendere e soprattutto non si è interrotto o non è mai iniziato per le motivazioni che ho esposto sopra, perché se io telefonassi a Piero (supponiamo) ci accorderemo per vederci in due minuti.
Tutto questo è ancora più chiaro se le persone vivono nella stessa città. Se vi fossero distanze anche normali, qualche attenuante ci sarebbe, così come nel caso di impegni familiari e/o lavorativi particolarmente pesanti. Ma anche in questo caso il tempo si troverebbe, di tanto in tanto, se lo si volesse: fidatevi. Anche qui il punto è che non vi vogliono, quindi è meglio lasciar andare, piano piano.
MI dispiace, ma devo farlo.