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giovedì 25 novembre 2021

Al circo di Lilli



Stasera a casa di Lilli non bastavano gli specchi...
Uno spettacolo che Orfei ti spiccia casa.
Il Circo in serata di gala, e tutto gratis!
Una delizia per palati fini, per amanti sfegatati del genere, per cultori del sottobosco politico più paludoso e titillevole.
Ho goduto di questa immensa pochezza preserale ostentata via etere al mondo, assaporandone ogni minima sfumatura, ogni vile dettaglio, dal taglio di capelli sbarazzino da primi film di pieraccioni esibito dal celebre senatore saudita al monte di lauti compensi per speech in inglese di grande spessore ceduti in giro per il mondo in cambio di forzieri pieni d'oro.

Ad officiare lo psichedelico rito una conduttrice non sempre impeccabile ad esser giusti e veri, ma che stasera si è guadagnata un buon due terzi di santità per non averlo sbattuto in strada a pedate all’ennesimo capriccio da sgarbi della scuola primaria, e due giornalisti sospesi fra lo stupore un poco atteso e la gaiezza spensierata e senza freni da spettacolo per bimbi: da un lato il Sommo Direttore, serafico e sardonico, pacato e misurato come una motosega ancora calda appoggiata allo steccato, imperturbabile come una sfinge e ruvido come carta vetrata del dodici, implacabile smerigliatore di infantilismi da menopausa, accusato dei peggiori reati del mondo (ci si meraviglia sia a piede libero, forse ha l’obbligo di firma?), e che le cose peggiori che ha detto su Renzi le ha lette nella mail a Renzi, e l’altro, che un tempo amicchiavo, adesso in forza al giornale padronale vicino ai deliri del renzismo più bieco, ma in questa sede stranamente appuntito contro cotanto pietoso dibattersi in teca dell’agnello fiorentino pronto al sacrificio mediatico.

Un arrampicarsi frenetico e iperattivo lungo le unte pareti di una gabbia trasparente come in preda a convulsioni, col contorno versione deluxe del solito set brilluccicoso di facce, faccine, faccette, ghirigori e ghiribizzi, mossette e sberleffi, frasette a metà, bronci improvvisi e occhiatacce da sotto, sguardi vitrei e somari, giravolte e zigozaghi, saltelli e versetti, divagazioni ciclopiche, fughe mondiali, svicolamenti da guinness, offese e fregnacce, smorfiette e nasi arricciati, occhietti sgranati e sguardi birichini, ripicche e cuoricini, asili mariuccia e musi lunghi, luoghi comuni e triti refrain, inversioni e retromarce, nongiocopiù e gnegné, scivolate riprese al volo prima dello schianto solo rimandato di poco, domande bellamente aggirate, vilipese e ignorate e cambi epocali di argomento (dai soldi del regime arabo ai vaccini, ottima parata in calcio d’angolo di Lilli), esaltazione dell’epoca d’oro renziana “vedi dati Istat” che tutti rimpiangiamo, strilli da verginella per il conto corrente prima esibito urbi et orbi e adesso orrendamente violato da toghe lercie e cattive, lezioni di etica stile Erode insegnante di sostegno, facciate sul muro specialità della casa, figure di cacca more solito, gran vittimismo apocalittico orwelliano (vi entreranno nei conti correnti), citazioni colte a vantare sapienza (Croce, che lei Lilli conoscerà meglio di me), accuse ai magistrati stile delinquentello di arcore (hackeraggio di stato), boria e arroganza a secchiate, pagliacceria assortita di finissimo pregio, sapiente mélange di svenevolezze e frecciatine, analisi puntuale della lorda fedina penale del noto malavitoso internazionale Travaglio, pissipissi baubau sulle indagini sue e dei familiari, elenco dei megamiliardi spillati al Fatto con decine di querele meritevoli di un Freud redivivio, mail rondoline con ipotesi “di scuola” inoltrate chissà perché ad amici di infanzia nonché fidati collaboratori (passi Carrai, e lui ha passato la mail), guanciotte cicciottelle e nervose (per il poco appeal sulle 25-44enni?), mood da bullo e piglio da Fonzie, e mancavano il giubbotto nero e le mai troppo rimpiante slide...: sciock bicousss.

Grazie, grazie agli Dei per avermi regalato questi interminabili e succosi minuti di puro ed estatico godimento mentre l’Italia del pallone, sull’altro canale, marchiata a fuoco sulla fronte come vitello pronto al macello dal suo augurio finale di noto portafortuna (forza Italia!), buttava alle ortiche o quasi con gli svizzeri il prossimo Mondiale, ma, alla fine, senza colpa,  stante il marchio di sfiga impresso in diretta dal talentuoso conferenziere.



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mercoledì 24 novembre 2021

Libertà




Non libero è chi non ha una casa.
Chi non ha un lavoro e non sa come mangiare.
Chi deve lavorare e spaccarsi la schiena per riempire il piatto e poco più.
Chi non riesce a sfamare suo figlio.
Chi è costretto a dormire in un cartone all’aperto.
Chi non sa dove farsi la doccia.
Non libero è chi non può fare tutto quello che gli altri possono fare e solo perché è immigrato da un altro Paese di questo mondo, o solo perché la sua pelle ha un colore diverso dal bianco o solo perché preferisce fare sesso con persone del suo sesso.
Non libero è chi prende 800 euro di pensione e deve pagare un affitto di 500.Non libero è l’orfano che marcisce nell’orfanotrofio e il disabile che nessuno aiuta e assiste.
Non libero è chi è malato terminale da anni e non può farsi staccare la spina.
Chi ha la possibilità di vaccinarsi contro un virus indisioso che ha fatto milioni di morti e milioni di malati (alcuni con ricadute pesanti e a lungo) non è privo di libertà. Ha una possibilità. Per sé e per i suoi simili.
E se non la coglie è perché non difetta di libertà, ma di neuroni.
Proprio quella mancanza che lo porta a parlare di parole di cui non conosce il significato, come LIBERTA’.

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martedì 16 novembre 2021

A distanza morale dovrà seguire distanza fisica (se sarà necessario)


Inviterei il governo dei Migliori (sic) a fare molta attenzione, perché sarebbe difficilmente digeribile penalizzare chi per due volte ha dato fiducia alla scienza, alla ragione, alla logica e al buon senso (e anche alle decisioni spesso assurde di quest'ultimo governo) e ha deciso di vaccinarsi, compiendo quindi un atto di grande responsabilità e sottoponendosi a un rischio per me minimo (però esistente) ma secondo i novax "estremo".

C'è un limite anche nei paesi burla come il nostro oltre il quale è meglio non andare nel prendere in giro chi rispetta le regole, chi si comporta in maniera civile e responsabile, premiando chi invece si comporta sempre come un puzzone asociale, menefreghista ed egoista.

La pace sociale non può prescindere dalla giustizia sociale.

Chi ha deciso di porsi al di fuori del contesto sociale con le sue scelte antiscientifiche, medievali, superstiziose e irragionevoli deve essere il primo a essere tenuto fuori fisicamente, per il periodo sufficiente, dalla stessa comunità dalla quale si è isolato moralmente decidendo di non vaccinarsi. 

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martedì 2 novembre 2021

I poveri sono fastidiosi



I poveri sono oggettivamente fastidiosi.
Sviliscono l’arredo urbano, deprezzano case e quartieri, imbruttiscono le città, diffondono pessimismo e angoscia, mettono tristezza, creano sensi di colpa, danno un cattivo esempio alle giovani generazioni, ti fanno andare di traverso le ostriche.
Sono in grado di rovinarti la giornata.
Ti ricordano le cose brutte della vita.
Sporcano.

I barboni puzzano e dormono per strada avvolti in cartoni o stracci di fortuna, oppure occupano panchine che sarebbero destinate a onesti cittadini che pagano le tasse e aumentano il Pil.
Spesso hanno anche uno o due cani a rimorchio, e ti chiedi come mai, dato che non hanno nemmeno loro di che nutrirsi: come faranno a mantenere anche due cani?

A volte suonano strumenti musicali di dubbia fattura e ne escono melodie non proprio da sala concerto, oppure si mettono in ginocchio per farti pena e con cartelli scritti a mano e pieni di errori ortografici in cui riassumono le loro disgrazie (come se io non ne avessi, proprio stamane ho perso un’asta su Ebay) o ti comunicano di avere figli, e freddo e fame.

Ti fanno sentire inadeguato, colpevole o troppo fortunato, e tu sai che non è così, perché hai dimenticato di accendere il riscaldamento prima di uscire e quando tornerai troverai la casa fredda; inoltre hai appena pagato l’Imu ed è stata una bella botta, di questo passo finirai presto tutti i tremila euro di stipendio.

Disturbano lo shopping, infastidiscono i passanti, stimolano nei bambini domande fastidiose per gli adulti, alcuni delinquono pure per poter mangiare.

Mangiano e bevono per strada, si vestono in maniera pessima, hanno le unghie sporche, la barba e i capelli non curati, i denti cariati, lo sguardo perso, poche docce.

Tremano per il freddo e ti fanno venire i brividi: vuoi vedere che il cachemire che mi hanno venduto ieri non è vero cachemire?

E sono sempre a chiedere qualcosa, e tu devi individuarli da lontano ed evitarli, o se ti distrai far finta di avere fretta, accelerare il passo, o proprio fare il cafone e risponder male: ma sono loro che tirano fuori il peggio di te, oggi è giorno di festa e tu vuoi guastarmela.
E non capiscono che non ci si comporta così fra persone dabbene. In fin dei conti, se sei povero è colpa tua, non sei stato abbastanza studioso o non hai voglia di lavorare, e pretendi adesso che gli altri ti paghino pranzo, cena e magari anche un tetto: non funziona così, a me nessuno ha mai regalato nulla, perbacco!

I poveri dovrebbero abolirli, non aiutarli. Se stabilisci sussidi, percorsi agevolati, se li aiuti, li sfami e trovi loro un ricovero fai un’azione altamente diseducativa, io lo dico per i nostri figli, mica per noi adulti e vaccinati (non tutti, vaccinati): passerà l’idea che puoi non fare nulla tutta la vita e vivere alle spalle di chi si spacca la schiena tutto il giorno, e dove andremo a finire? Avremo le strade piene di pezzenti maleodoranti che ti molestano e ti chiedono le monetine, sarebbe la fine della società.
Dovrebbero portarli in periferia, in quartieri dedicati, magari lì potrebbero tirar su qualche baracca, usando i resti di una delle tante discariche abusive, e vivere di pesca e del buon cuore delle tante associazioni di volontariato e carità che purtroppo continuano ad operare incentivando così la pigrizia, il disfattismo e il disordine morale e sociale.

I poveri sono oggettivamente un problema che ci guasta la domenica e ci intristisce proprio quando siamo più felici e soddisfatti: nulla come un giovane mal vissuto che ti allunga la mano sotto il naso è capace di farti andare di traverso la lasagna o di incupirti prima dello spritz.
Urge trovare una soluzione, spero che ci governa prenda a cuore il problema che assilla le nostre città e mina le basi della civile convivenza.

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lunedì 1 novembre 2021

Fra me e la Morte non c’è feeling


Non ho paura di morire (a meno che non si tratti di morte lenta e dolorosa, allora sì: ma è paura di soffrire, non di morire. Il dolore fa paura a tutti, il dolore è qualcosa di infernale. E’ molto peggio di una sconfitta sul terreno di casa, per dire).
Ma non accetterò mai la Morte, il suo modus operandi. Non accetterò mai questo sistema vita-morte: non mi piace. Lo so, adesso state sorridendo. Del resto, de gustibus...
State pensando: è scemo / sta recitando, del resto è scrittore / esagera per mestiere / già due sambuca prima di mezzodì?
Oppure avete già mollato: fiutate i pericoli a un miglio di distanza. Siete astuti.

Cosa ci guadagno a non accettare questo “sistema”? Nulla, anzi ci perdo: in tranquillità. E mi guasto la vita, la prima parte del binomio (quella più debole). Ma non decido di non accettarlo, il fatto è che non posso proprio, quindi inutile averne rimpianto.
E non ho (purtroppo) la limitatezza (o la ammirevole capacità) di accontentarmi di spiegazioni posticce laborate da altri (o magari da me stesso) che renderebbero sensato questo sistema, e quindi accettabile anche se sgradevole. Non riesco a nascondere un dubbio irrisolvibile con una soluzione ben confezionata ma solida come cartapesta e trasparente come velina.
E’ un pregio? O un difetto? In teoria un pregio; dovendo però vivere, un grave difetto, un’invalidante specifica.

Avrà il mio corpo, la Morte: questo è certo. Tutto intero, spero, e spero anche non “come nuovo”. Forse la mia anima (?).
Ma non la mia accettazione, mai.
So bene che la cosa non interessa a nessuno, tantomeno a voi o alla Morte (sì, la Morte mi legge, anche se non ha chiesto l’amicizia: è bastarda ma coerente).
Ma oggi non avevo citazioni carine, né ho scartato cioccolatini con la frasetta incorporata. E quindi è andata così. 

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domenica 31 ottobre 2021

Panchina calda


Alla fine paga sempre l’allenatore, che abbia colpe o no, che ne abbia tante o poche.
Perché il presidente non si taglia da solo.
E perché non usa far fuori 5 o 10 calciatori, anche fosse provato o probabile che remano contro.
Io non sarò mai presidente di una squadra di calcio, se lo fossi impiegherei tre mesi come minimo per scegliere un allenatore. Ne dovrei conoscere bene idee tattiche e sportive. Lo dovrei conoscere bene come uomo. Sapere tutto del suo passato, della sua famiglia, di quel che pensa.
FGra me e lui ci dovrebbe essere armonia e rispetto. Stima, anche. Non necessariamente perfetta identità di vedute anche se sarebbe sciocco ingaggiare uno Zeman se hai una visione difensivista, o un Gasperini se ti innervosiscono piagnistei e atteggiamenti antisportivi, o un Conte se rifuggi gli isterismi e i conflitti.
Poi, avrebbe carta libera e un contratto di più anni e non lo solleverei mai dall’incarico, tranne che in caso di gravi mancanze (perdere più partite non è fra queste, a meno che non schieri Zoff all’ala e Galderisi fra i pali o cominci a comportarsi in maniera contraria ai valori sportivi in cui credo). Direi chiaramente a tutti questa cosa, che l’allenatore resta tre o cinque anni indipendentemente dai risultati.
Così tutti si assumerebbero subito e sempre le loro responsabilità.
Poi, semmai, sarà il tecnico a fare le scelte di formazione più opportune a seconda di quel che vede in campo. E se qualcuno rema contro, finirebbe fuori rosa. Lui. Non l’allenatore. Sempre che non metta come detto Zoff all’ala...

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sabato 30 ottobre 2021

Via queste lacrime!




(V.M. 50)
—-

Tutto quello che 
Non farò più
Non avrò più
E se lo rifarò o lo avrò non sarà mai come prima
E forse è meglio così
Tutto quello che
Non ricorderò più 
o mi verrà in mente solo nei momenti meno adatti
Per guastarmi un pezzo di vita
Per incupire un istante
E bloccarmi nel tempo
Tutto quello che
Non tornerà più
E quello che poteva essere e non è stato
E quello che si poteva scoprire chiedendo di vedere le carte
E quello che abbiamo perso per sciatteria
O per difetto di immaginazione
O per mancanza di coraggio
O per cattiveria altrui
Che abbiamo perso per semplice e orrido caso
E tutti quelli che abbiamo sfiorato o lasciato indietro
Abbandonato, dimenticato
Tutti quelli che abbiamo ferito, emarginato
O che ci hanno ucciso senza pietà
Dopo averci usato
Tutto quello che la nostra vita poteva essere
E non è stato per essere questa
Tutto quel che abbiamo perso per la via
Magari senza accorgerci o solo intuendolo
Mille incroci, mille deviazioni, mille istanti
Quante volte in città illuminate e frettolose
La sera di ritorno a casa, soddisfatti non so di cosa,
O le mattine, bianche e fredde, nervose
Verso scuola o verso il nulla
Incoscienti di noi eppure vivi
Tesi verso un domani senza vedere l’oggi
senza viverlo davvero, senza saperci...
Scambi scattati troppo presto o troppo tardi
Agganci perduti, sguardi rubati
Binari persi per un attimo, o inforcati per errore
Tutto quello che
Ora rimpiangiamo solo perché avremmo voluto almeno provarci
Avremmo almeno voluto sapere come sarebbe stato
Chi saremmo stati, e dove e con chi
E come sarebbe finita
Se così o molto diversamente da così
Se avessimo detto sì o no
Adesso che sappiamo cosa avremmo dovuto fare
E ci illudiamo che avremmo potuto davvero farlo
Senza rimpiangere altro e piangere ancora
Quello che avevamo ci pareva nulla
Ci sembravano giorni uguali e veloci, banali e grigi
ne abbiamo accumulati tantissimi in poco tempo, senza cura
Svalutandoli, impegnati come eravamo a bruciarli
Ad accendere il successivo con la brace del precedente
A inseguire qualcosa ma non si sa bene cosa
Quanti giorni buttati via a mazzette di sette
E invece stavamo costruendo senza saperlo
Con alacre e autolesionista animosità
Questa montagna di ricordi che ora ci opprime
Questa cappa plumbea di sensazioni, di reminescenze
Che ci feriscono con le loro lame sottili e appuntite
Ci danno il senso irrimediabile della sconfitta
Della perdita definitiva
Quello che avevamo ci pareva nulla
E invece era tutto o comunque molto
Eravamo noi senza coscienza di noi
Un treno in corsa senza registro di viaggio
Non siamo riusciti a viverlo, correvamo troppo
E adesso non riusciamo a vivere il presente
Perché quel passato ci divora l’anima
Attimi passati, occasioni fuggite, illusioni troppo dolci
Delusioni brucianti, persone che ci hanno tradito
Persone che sono morte
Portandosi via con sé un pezzo della nostra vita
Strappato a forza da carne viva
Portando via con sé un brandello di noi
Che adesso sanguiniamo senza rimedio
Ogni immagine del passato riapre una ferita mai chiusa davvero
Una vecchia foto ci precipita in una voragine
Riemergono vecchi espisodi, un litigio, un sorriso, un bacio
Una cena, un paesaggio
Una sera alla finestra
Una notte a leggere un libro
Una domenica a soffrire in cameretta
Un risveglio in piena notte a occhi sbarrati
Un prato caldo e infinto inondato dal sole
Un cielo nero e penoso come la morte
Un grande senso di felicità infantile
E di disperazione adolescenziale
L’amore dei genitori e la solitudine del ragazzo
Il muro fra noi e gli altri
Il muro fra quel che volevi dire e quel che dicevi
Un odore ci getta nello sconforto
Ci astrae dall’ora e qui per trafiggerci con spilli roventi
Un nome, una voce, un’insegna, un colore
I ricordi sono forbici senza anelli
Sono lame senza manico
Sono veleno dall’aspetto di ambrosia
Sono aghi sapienti ed esperti
I ricordi ti tagliano il cuore
Ti fanno sanguinare gli occhi
Quelli belli e quelli brutti
L’anima è sotto scacco
Vivendo crei dolore, semini lacrime
Che si rovesceranno addosso al te stesso
Che non immaginavi o immaginavi ben diverso decenni fa
(Vederti, allora, ti avrebbe distrutto)
Ti si rovesceranno addosso togliendoti il respiro
Sentirai l’aria mancare, il polmone seccare
Piegato in due
Sentirai meno salda la terra sotto i tuoi piedi
Un vuoto nello stomaco, perso,
Capisci quanto sei niente, quanto sia tutto niente
La memoria è infida come una serpe
E’ immortale e bastarda
L’anima è un registratore
Implacabile, precisissimo
La notte è un amplificatore
Perfido e scrupoloso
La vita è un sogno
Irreale, insensato
matto puzzle di frammenti incompatibili
Non abbiamo scelta
Piegarci e resistere
Piangere e avanzare
Via queste lacrime!
Devi smettere di piangere
Queste lacrime, questa pena
Non ti aiuteranno...
Come in una tormenta
Senza vedere nulla davanti a noi
Avanzare con feroce abbandono
Fermi non si può restare
Fermi è peggio
Avanti, dunque
Il dirupo ci aspetta
E pulirà tutta questa sporcizia
E dopo saremo finalmente liberi
Perché non saremo. 

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giovedì 28 ottobre 2021

E ancora parlate

Emerse il Microbo, un giorno. Con enorme stupore il Pd lo accolse e si inginocchioò ai piedi della sua luce, senza accorgersi che era solo un pallido riflesso. Pareva il nuovo che avanza, era la destra che strisciava travestita.
Io ci ho pensato tre mesi. Poi ho deciso.
Non mi è mai piaciuto. Non mi ha mai convinto. Non l’ho mai votato o condiviso.
Voi lo avete votato parecchie volte, avete creduto alle sue promesse molte volte, avete negato i suoi giochetti, i suoi tradimenti, avete chiuso un occhio sulle sue spregiudicatezza, incoerenza, ipocrisia. Avete digerito una riforma della Carta orrida, un referendum perso e una menzogna enorme, la soppressione dell’art. 18, il terribile JobsAct, l’aereo personale, l’arroganza, l’incapacità di dialogare e di mediare, il doppiogioco, il banderuolismo, le bombe sotto un governo con scuse puerili pur di farlo cadere fregandosene della pandemia, le slide, le nomine del cerchio ristretto, un linguaggio divenuto via via indistinguibile da quello del Ganassa e della destra più meschina.
Voi ci siete caduti come idioti, io no.
Voi avete idolatrato Papi per anni, l’imprenditore che se ha saputo creare un impero, saprà guidare l’Italia, il delinquente, il pregiudicato, il pluriprocessato, plurisprescritto, il miliardario che non sa spiegare da dove arrivano i suoi soldi, il re dell’offshore e dei paradisi fiscali, l’utilizzatore finale, l’autore di 60 leggi ad personam, il corruttore di senatori, guardia di finanza e per interposta persona di giudici, ll puttaniere delle cene eleganti e delle telefonate in Questura, l’amico della nipote di Mubarak, il buffone che ci ha messo in imbarazzo nel mondo decine di volte, il bazellettiere, l’alleato di leghisti e fascisti, il titolare di uno spaventoso conflitto di interessi, il creatore di una tv immorale e corruttrice, l’autore di una deriva che ha distrutto l’etica di questo Paese e ha portato in Parlamento feccia e marciume.
Voi.
Fatevi vedere da uno bravo. 

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mercoledì 27 ottobre 2021

Svegliatevi!





Io non guardo tg (nessuno), vespa, porro, giletti, giordano, del debbio, talk mattutini, pomeridiani, serali, rassegne stampa. Da anni. Neppure grandi fratelli, isole, amici, nemici, c’è posta per te e per me, talent, ballando con tuo nonno, show e giochetti.
Solo due o tre programmi di puro svago e decenti (es: deal with it, little big Italy) e qualche perla rara tipo Report. Eventi sportivi in diretta se possibile senza commenti audio di gente che si prostituisce per due spicci. Film, se possibile senza spot di merda.
Non ho sky né netflix. Niente serie.
Non compro giornali buoni per nettarsi le chiappe, inchiostrati da giornalisti venduti o costretti a mentire per vivere, di proprietà di grandi gruppi finanziari e industriali o direttamente di politici e partiti.
Non voto partiti che candidano avanzi di galera e che hanno responsabilità nell’aver distrutto questo Paese.
Non ho e non ho mai avuto tessere, tranne l’Anpi.
Eppure so tutto. Ho le idee molto chiare.
Riconosco un farabutto dall’odore, da uno sguardo, da una parola.
Non ho mai votato per i buffoni che adorate.
Non faccio sconti a fascisti, razzisti, omofobi.
Non scendo in piazza per minchiate.
Svegliatevi.
Siete sotto anestetico. Mi fate pena.
Anche io sono allo sbando, ma almeno ho il cervello libero.
Ci pagano due spicci per lavorare otto-dieci ore così la sera siamo così cotti che due tette e dormita sul divano. Ci mettono uno contro l’altro. E non ci facciamo domande, accettiamo tutto, abbiamo la catena al collo e la palla al piede. Produciamo profitto con le nostre braccia (se non crepiamo sul lavoro) per mantenere le escort e gli yacht a questi figli di buona donna, e in cambio un tozzo di pane e un calcio in culo appena la domanda cala.
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domenica 17 ottobre 2021

Solo recita


Discutevo con mia madre di una questione riguardante mio fratello.
Che si era fatta più spinosa a seguito della morte di mia madre.
Stanotte.
In un sogno.
La vera vità è nei sogni, questa è finzione. 
Fidatevi.
E’ in quello che il cervello macina mentre dormi che sta la tua vera vita, quel che desideri, quello che temi.
“L’anima è un registratore.”
Durante la veglia, è solo recita.


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Ferrero e la Samp

Noi all’inizio diamo fiducia a tutti.
A Genova sponda quattro colori siamo generosi. Ecco perché spesso i giocatori si adagiano...
Al punto che io dico sempre: se un giocatore fallisce a Samp, ambiente ideale se ce n’è uno, pieno d’amore e di sole, che incoraggia e non stressa, che ama senza condizioni, al 90%  non è valido abbastanza (tecnicamente, psicologicamente, etc) e fallirà o darà problemi ovunque. Questo è stato vero per decenni e in buona parte è valido anche ora: l’ambiente è sempre buono. Sono altri aspetti ad essere un po’ diversi.

Quindi, tornando al presidente, apertamente contestato ormai da mesi (al punto che lo stadio è semi-vuoto e a Marassi pare di giocare sempre fuori casa), all’inizio si è data fiducia pure a lui: era quello che aveva passato “tutti i filtri” (cit.) e, anche se si era presentato in maniera un po’ non convenzionale, noi abbiamo dato fiducia, perché ce lo presentava una persona non comune e perché noi siamo buoni e ragionevoli.
Ma questa fiducia dai molti colori (quattro) se l’è bruciata abbastanza in fretta, con alcune uscite iniziali innocue (ma sommamente idiote, che il tifoso si lega al dito in attesa poi di usarle) e poi in maniera più corposa coi fatti, specie da metà 2019 in avanti.

Egli ha alcune qualità, sarebbe stupido negarle.
Ma ha molti difetti.
E, quel che più conta, dato che parliamo di calcio, non sa gestire una società di calcio. Magari è bravo come imprenditore in un altro settore, senza palle che rotolano, magari è forte a ramino, ma qui non rileva. E’ un mio parere, ricavato dai fatti di questi anni. Non è un giudizio per offendere, è una legittima opinione personale di chi segue il calcio (e la Samp) da 48 anni. Condivisa dai più, anche se qualche tifoso (non io) eccede nei toni e si comporta in maniera non sampdoriana.

La fiducia si dà, poi la si toglie se non è meritata. E a Genova moltissimi gliela hanno tolta, sulla base dei fatti e della loro interpretazione degli stessi, non sulla base di cattiveria d’animo o pregiudizi iniziali. Chi è degno la dà all’inizio e poi la toglie se è il caso e noi a Genova siamo degni, fidatevi.
I fatti dicono che manca capacità e visione, perlomeno in dosi sufficienti.
Senza società solida (non parlo solo di denaro, è ovvio!), nessuna squadra può andar bene alla lunga.
L’ho detto, mancano capacità, equilibrio, visione, compattezza, strategia, acume, fiuto, armonia, destrezza, capacità di miscelare passione e business, conti e sogni. E direi anche soldi, ma quelli sarebbero pure un fattore per così dire secondario, in presenza dei fattori elencati per primi (voglio dire: le prime squadre di A hanno debiti orridi, vincono le coppe grazie ai soldi presi a prestito da altri. Vediamo di non dimenticarlo).

E poi diciamolo: egli ha uno stile tutto suo. Ognuno ha uno stile suo, pure io.
Pure la Samp.
Ebbene, il suo stile non c’entra nulla con quello della Samp.Ma nulla, eh. Ve ne siete accorti dal primo secondo, lo so.
Anche questa non è causa ma concausa. Non è che gli stili debbano coincidere, ma insomma: un vegano non può gestire una macelleria!
E’ simpatico, è guascone, e secondo è me pure generoso e entusiasta, ma anche il mio amico d’infanzia lo è, però non lo vedrei bene in sella a una società di A.

Conclusioni? 
Fino a quando ci sarà lui, l’ho già detto mille volte, il nostro obiettivo massimo (e incredibile!) sarà quello che abbiamo avuto per tanti e tanti anni prima del 1979: mantenere la massima serie. Nessun altro.
Quindi evitate voli pindarici (lo dico tutti gli anni) e remate, e remiamo tutti insieme nella stessa direzione (sarebbe opportuno trovare forme di contestazione civile che non danneggino la squadra, però: chi vuol capire, capisca).
Quando se ne andrà, vedremo chi ci sarà, non esiste limite al peggio, come sapete.

Se togli la capacità di sognare, uccidi la passione.
Egli non sa trasmetterla. Eh, no. E’ guascone ma non sa trasmetterla. 
E, al timone, non sa evitare oscillazioni alla nave, che rischia sbandate e comunque dà sempre l’impressione di navigare a vista e in maniera insicura. Una guida insicura, non adatta, si riverbera su tutto, a valle. Dai più grandi aspetti ai più piccoli dettagli, anche all’atmosfera. Se manca compattezza in campo a volte è anche colpa di questa situazione (senza cercare alibi).
Come ho detto, come uomo ha qualche qualità, certo che sì, non gli voglio male (sono sampdoriano mantovaniano, ricordatelo) ma come proprietario e presidente di una società di calcio, ahimé, no, perlomeno non in serie A. 

I fatti dicono, da alcuni anni, che non ci siamo per niente: è l’ora di sopravvivere. Manifestiamo il dissenso, se c’è, ma in modo civile, oserei dire: in modo sampdoriano, e non autolesionista.

Sempre forza Samp, ché poi alla fine per noi son quei colori lì che contano, solo quelli e sempre quelli, quei magici colori su campo verde. Non le sconfitte e le vittorie, le coppe e i fallimenti, i gol fatti e quelli presi, ma la Samp, che resta, mentre gli uomini vanno e vengono. E il modo di viverla, questa Samp, quel modo che dobbiamo quasi tutto sapete a chi...

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giovedì 14 ottobre 2021

Ancora e sempre: grazie



Non è stato solo un Presidente che ha portato trofei a Genova dopo decenni di niente e che ha riempito la bacheca di una squadra nata da pochi anni e che viveva bene e che ci divertiva e si divertiva parecchio anche senza coppe.
E’ stato un uomo buono, giusto, corretto e leale. Un padre, per i suoi ragazzi e anche per noi giovani tifosi. Un vero sportivo, rispettoso delle regole e degli avversari. Avrebbe mollato tutto e subito, piuttosto che anche solo rischiare di barare.
Un vero educatore, che ha formato migliaia di giovani tifosi che ancora oggi a quei valori si ispirano. Ha calmato e formato una tifoseria, speciale e buona ma un po’ turbolenta, che da quel giorno ha imparato a seguire solo la gioia di giocare e non la vana gloria di vincere.
Ha rafforzato e plasmato lo stile Sampdoria.
E, incidentalmente, ci ha dato un nome nel mondo, dopo che già il mondo conosceva l’inconfondibile casacca dai quattro colori, e ci ha regalato qualche coppa da lucidare, per noi non essenziali ma sempre piacevoli come ricordi.
Ci ha reso uomini, perché chi ha sani valori sportivi ha sani valori umani.
Non ci mancano gli anni d’oro ricolmi di successi, in cui, senza l’appoggio della politica o dei media, anzi il contrario, seminavamo simpatia e vincevamo in Italia e in Europa; un periodo da favola in cui nell’anno peggiore si arrivava in semifinale di qualche torneo.
Né ci mancano il suo stile e i suoi valori, perché sono nostri anche oggi, intimamente: siamo mantovaniani, quindi sampdoriani di lusso. Porteremo sempre dentro di noi il suo timbro.
Ci manca lui, ci manca questa bella persona.
Lo abbiamo amato dal primo istante, in quel luglio del 1979, senza nemmeno poter immaginare cosa ci avrebbe dato negli anni a venire, dal punto di vista sportivo e soprattutto umano.
Ringrazieremo sempre il destino e la sua eccezionale famiglia per avercelo prestato per un po’.
Paolo Mantovani, 14 ottobre.

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lunedì 4 ottobre 2021

Il nostro limite è la nostra condanna



La felicità non esiste, dopo una certa età. E in quell’età è causata o, meglio, resa possibile, dall’incoscienza del reale.
La felicità non esiste, non ha senso inseguirla e non esiste una ricetta per ottenerla. Si chiama felicità qualcosa di diverso: soddisfazione, serenità, pace: tutti stati d’animo belli e desiderabili, ma temporanei e ben diversi dalla felicità.
Se fossimo tutti più uniti saremmo non più felici ma meno angosciati, meno ansiosi, quindi meno bisognosi di “felicità”.
Se quando io ho un problema o temo che lo avrò sapessi di poter contare sull’appoggio, psicologico e materiale, e sui consigli, sulla reale vicinanza dei miei amici, dei miei parenti, dei miei vicini di casa, sarei meno ansioso, meno angosciato.
Se quando ho un problema o temo che lo avrò sapessi che, qualora si verificasse, potrei contare davvero sull’aiuto degli altri, disinteressato, volontario, voluto, partecipe, entusiasta, non elemosinato, offerto di propria volontà e non su richiesta, vero e sincero, e nel contempo volessi sempre, potendo, aiutare gli altri nel caso in cui avessero bisogno di me, sarei meno ansioso, meno angosciato.
Invece siamo soli. Di fronte alla precarietà della vita, all’incertezza del presente e del futuro, ai mali del mondo, ai rischi, alle brutture, alle sfortune, agli errori, alle calamità. Alla fine, siamo soli, saremo soli, e lo sappiamo. Ecco perchè il reale ci angoscia profondamente, ecco perché respiriamo ansia a pieni polmoni e viviamo male e ci distruggiamo piano piano. Siamo persi in un vuoto di cui non afferriamo il senso e che ci colpisce a caso e siamo soli, ci sentiamo persi e soli, e in lotta fra di noi, e lo siamo in effetti. E’ una sensazione corretta e devastante.
Ognuno di noi si fa gli affari suoi, pensa a sè. Percepisce l’altro come un nemico o quanto meno uno a cui siamo indifferenti e che è bene che ci sia indifferente, per non correre il rischio di esserne coinvolti e veder peggiorare la nostra vita, che però è pessima proprio per questa chiusura. L’altro ci è indifferente e potenzialmente ostile. 
Non abbiamo la maturità e la visione per superare i nostri confini e unirci in un tutto che, pur mantenendo vive le differenze di ciascuno, lo salverebbe.
Sentirci parte di un tutto, non solo fra familiari stretti (e spesso non riusciamo nemmeno in questo ambito ristretto) ma anche fra amici, conoscenti, vicini, cittadini, sarebbe la nostra salvezza. Ma non è e non sarà mai alla nostra portata.
Non vi è soluzione a questo, la natura dell’essere umano è questa. La nostra condanna a una precarietà resa più acuta e ingestibile da una vera solitudine è definitiva. Il nostro limite è la causa della nostra condanna.
— 

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domenica 3 ottobre 2021

Quel punto




Quando una volta vai in panne in un punto...
Se anche riesci ad uscirne poi, anche dopo decenni, puoi sempre fermarti di nuovo, lì.
Ti aspetta, quel punto. 
Fatalmente ti fermerai di nuovo e di nuovo non saprai come uscirne, sarai disperato.
Non lo hai superato, sei solo riuscito a sfuggirgli una volta.
Ma, a bene vedere, mai del tutto.
Quel punto è dentro di te, è nel tuo ingranaggio fallato. 

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sabato 2 ottobre 2021

Basta basta basta




Odio il meteo e chi fa le previsioni a caxxo, odio chi semina panico, chi parla per dare aria alla bocca, chi ti dice anche “allerta sole” ad agosto pur di fracassare le palle e odio chi le fa bene e ci azzecca quando sono pessime e odio chi le commenta, chi sa tutto lui, chi prevede morte certa e chi invoca tenporali come un coglio*ne, chi sta sempre a dire che serve acqua per l’agricoltura e chi appena piove si lamenta che piove troppo e quando fa caldo fa troppo caldo e se fa freddo oddio si muore, odio chi ti dice sempre nulla di che e poi muoiono persone e chi ti dice sempre che sarà tragedia, odio tutto questo, vent’anni fa uscivi di casa e non guardavi una minchia, non c’erano siti meteo, app e previsioni in tv ogni 15 minuti, la sera prima Bernacca (compianto) aveva detto la sua ma era dura capire qualcosa di diverso tra “più o meno bello” e “più o meno piove”, uscivi e come andava andava, ci stava che una volta su cento beccavi la sciacquata ma tornavi a casa vivo porcatro*a, a parte alcuni eventi piuttosto rari, adesso ogni volta è delirio, ogni volta è fine del mondo attesa e spesso pure si verifica, se ti va bene ti trovi la macchina distrutta dalla grandine, dieci alberi abbattuti in giardino o l’acqua in casa, se ti va male l’inferno in autostrada o un albero che ti uccide o anneghi in un sottopasso o fai la fine del topo nella tua casa di merd@ posta sotto il livello della strada perché non sei berlusconi; e continue allerte gialle ché poi invece vien giù il mondo, o arancio che non succede quasi nulla, e allerte di 32 ore quando il passaggio è uno e dura tre ore e lo si potrebbe circoscrivere. E i temporali che non si possono prevedere perché nascono in quindici minuri però come scassare le palle riuscite sempre a farlo e senza errori.
Basta, basta, basta. 
Fate schifo: voi che avete distrutto l’ambiente per riempirvi il portafoglio e distruggete la natura con la stessa tranquillità con la quale tollerate i morti sul lavoro, voi che avete i soldi anche in bocca e la merd@ nel cuore, voi che buttate le cartacce e i rifiuti per strada, voi che avere siti meteo per fare i milioni con i clic e la pubblicità, voi che parlate di tutto e non sapete nulla, voi che mettete allerte di 24-30 ore e chissà cosa c’è sotto magari basta scavare, voi che non pulite gli alvei e i tombini e non fate manutenzione agli alberi, voi che avete ridotto questo pianeta uno schifo e voi che negate il climate change perché siete a corto di neuroni.
Davvero, avete superato ogni limite, meritate odio, meritate il peggio.
E’ brutto, ma ormai è questione di sopravvivenza, si muore di allagamento, di fulmini, di vento ma anche di stress, eccome. E di corruzione, di balle, di incuria, di schifo umano.

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C’è poco da sognare



I miei sogni sono sempre più vividi, quasi iper-realistici; molto articolati e complessi. Il sogno, si sa, combina secondo logiche assurde (anche se Freud vi intravedeva nessi logici) frammenti di vita vissuta, di desideri, di paure, di cose sentite o viste, e lo fa in modo pazzesco, come una centrifuga, fino a comporre quadri che molto spesso un loro sviluppo coerente, si fa per dire, se non un senso, lo hanno. Utlizzano pezzi di puzzle dimenticati o mai entrati nella nostra consapevolezza, ma presenti. Combina cose recenti con cose vecchissime, un frullato psichedelico.
Sognare è segno di salute, dicono, ma io penso che sogni come questi mi disturbino il sonno e se anche la notte a va putt*ne qui è la fine.
Sono sogni non solo assolutamente vividi, come ho detto, ma coinvolgenti e complessi, che sbalestrano, che incidono sulla veglia.
Non mi drogo, sia chiaro (a parte le “droghe” consentite, tipo caffè, un po’ di alcol, colesterolo e libri), ma forse dovrei inziare, a ‘sto punto.
Secondo me è il segno che anche l’inconscio trova non più sopportabile e gestibile questa vita da sveglio e cerca di farmelo capire o comunque si ribella. 

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martedì 28 settembre 2021

Identikit di un ribelle da quattro soldi




Chi non si vaccina (escluso chi non lo fa per comprovate ragioni mediche, ovvio) non solo spesso sostiene teorie cretine e del tutto contrarie alla logica, alla scienza, alla medicina, alla matematica e alla statistica (non sempre, a volte non si vaccina basta, senza pontificare, ma son casi rari), non solo fa una scelta illogica, prescientifica, rischiosa e poco etica (e comunque quella sbagliata fra le due possibili, e sbagliata di molto), ma spesso pretende anche di essere considerato come:
-un perseguitato (il paragone con gli ebrei certifica subito che state parlando con uno che ha pochi neuroni e tutti acciaccati)
-un brillante anticonformista e uno fuori dal gregge
-uno dei pochi informati su tutto, questioni scientifiche e non
-una persona “libera”
-uno che afferma di avere il diritto di decidere quel che preferisce, fregandosene delle conseguenze per gli altri
-un complottista che vede trame ovunque, in particolare dove non ci sono (e non vede quelle poche realmente esistenti)
-un leader (e invece è solo manovrato da piccoli gruppi che diffondono falsità ben costruite e seminano il panico con dati errati o male interpretati)
-un esperto di medicina e virologia (fino a ieri confondeva virus e batteri e chiedeva l’autopsia per i malati sopravvissuti)
-un custode della Costituzione (che dice invece tutt’altro e che lui si guardava bene dal difendere quando presa a sassate da Papi, Microbo e destra in genere)
-uno che ha capito tutto e che pronostica la vostra morte certa e abbastanza rapida in seguto al vaccino
-uno che vaneggia di cure e accetterebbe dunque la prima cura che venisse scoperta, senza chiedersi, come col vaccino, cosa c’è davvero dentro e per quanto tempo è stata testata e come facciamo ad essere sicuri che non avrà effetti collaterali a lungo
-uno che sa cosa c’è davvero nel “siero” (altro errore usare questo termine), quindi grafene, metalli pesanti, chip, feti, pezzi di scimmia, etc)
-uno che parla di milioni di morti per il vaccino e non spiega dove sono
-uno che per queste baggianate butta spesso nel cesso non solo la sua credibilità, ma anche il lavoro e il futuro e, speriamo di no, la sua salute e quella dei suoi simili.

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domenica 26 settembre 2021

E che divertimento!

Raga, noi veniamo dal non aver mai vinto nulla e dal pensare che mai avremmo potuto vincere qualcosa: non era proprio un nostro pensiero, ecco.
Non era un nostro pensiero!
A noi importava solo andare a vedere la nostra Amata, non importa in quale serie, anche se era quasi sempre A.
Che piacere, che gusto, che amore... 
A Marassi o in trasferta, la domenica... Quegli anni, i ‘60... o ‘70... che favola. Salvezze conquistate col sudore, campionati giocati col cuore.
Noi si gioca per GUSTO.
Poi, abbiamo vinto a palla per un decennio abbondante, senza abdicare MAI ai nostri valori e onorando SEMPRE la nostra splendida città, e abbiamo occupato la mensola del caminetto con coppe e trofei. 
Senza arroganza, con simpatia.
Ecco perchè nel mondo fai vedere la nostra maglia, in Usa come in Bangladesh, e tutti sorridono e dicono Samp.
Ora non vinciamo più da un bel po’.
Ok.
Ma noi  siamo sempre quelli che giochiamo per gusto.
Dio! Siamo sempre quelli!!!
Quanto siamo diversi da voi, non ci si crede!!!!
E che divertimento anche quando perdiamo!
Basta guardare quella maglia ed è gioia pura.
Il cuore ci scoppia nel petto, sia che finisca 1, X o 2!
Non potete capire.
Ma vi perdoniamo.
#QuattroColoriCheNonPuoiSpiegare


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sabato 25 settembre 2021

La corrida



Un toro vale quanto una zanzara, per me. E la zanzara, se mi entra in casa e mi attacca, la ammazzo.
Ma la zanzara entra in casa mia e mi attacca. E nel mondo è responsabile di un numero di morti annuale spaventoso.
Il toro?
La corrida (ogni tanto se ne parla in tv, ma di rado) è uno spettacolo vergognoso, orribile. Una pura esibzione di crudeltà, vigliaccheria, sadismo, cattiveria.
Uno schifo totale.
Certo, direte: guarda gli allevamenti intensivi di bovini.
Ok.
Ma quelli li mangi. E’ sbagliato, è violento e fra l’altro è dannoso per la salute di noi che li mangiamo (quindi siamo pure idioti), ma li mangi.
Li uccidi per mangiarli, o per denaro. Non per pura malvagità e puro sadismo. Non per divertirti e fare uno spettacolo.
Lì è allevamento degenerato. Qui è corrida allo stato ottimale.
Il toro lo mangi? E anche se lo mangiassi, che senso ha dilaniarlo per ore, distruggerlo in quel modo?
Chi va a una corrida e si diverte, ride, appluade, si entusiasma come a un gol cosa ha nel cervello e nel cuore?
Voi non sapete come viene massacrato scientificamente, a step ben studiati, un toro, durante quella merda di esibizione di carnefici paranoici applauditi da idioti sanguinari che è la corrida. Non viene ucciso. Viene barbaramente seviziato e poi ucciso. Lentamente, scientificamente, con gusto. Con una ferocia inaudita e immotivata.
E non gli si dà nemmeno la possibilità di combattere ad armi pari, lo si ferisce in maniera da renderlo più attaccabile.
Il torero si vanta, esulta, si fa bello.
Povero stupido bastardo.
Mi meraviglio dei toreri, di chi organizza questi spettacoli dell’orrore, di chi ci guadagna, di chi vi assiste, di chi li difende come esempi di tradizione, di arte o di cultura. E’ solo macelleria a cielo aperto. E’ solo ferocia e malvagità. E’ solo schifo. 

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lunedì 20 settembre 2021

Ribelli da cartoni animati


O ti ribelli a tutto e fai la rivoluzione o, meglio, vai a vivere su un monte.
Se stai qui rispetti le leggi (costituzionali), quindi mandi tuo figlio alla scuola dell’obbligo, non passi i 50 in centro, non suoni il clacson per motivi futili nell’abitato, non alzi le mani su chi ti sta sulle scatole, non rubi la merce esposta nei negozi, batti lo scontrino, non occupi il parcheggio riservato ai disabili, non lasci la spazzatura sul ciglio della strada, paghi le tasse, ti fermi al rosso, dai la precedenza a chi viene da destra, paghi bollo e assicurazione, non passi avanti agli altri alle Poste, fai entrare in casa gli agenti autorizzati a perquisire la tua abitazione, ti fermi al posto di blocco, non spargi ddt sul terrazzo di sotto per far la guerra alle zanzare del tuo terrazzo, non tagli l’erba alle tre di notte, etc. etc. E ti vaccini, se siamo in una pandemia e gli organi preposti hanno autorizzato un vaccino che la scienza medica consiglia.
Quindi se non c’è una legge che lo rende obbligatorio ma alcune leggi che lo rendono necessario per poter svolgere certe attività, e tu comunque non vuoi farlo, il tampone (a prezzo basso, certo) te lo paghi. Perché io dovrei pagare il tampone a chi fa il ribelle dando credito a teorie idiote e antiscientifiche e mettendo a rischio la mia vita oltre che la sua? Già pago le ore di religione a suo figlio, se cattolico, non dimentichiamolo. Il tampone gratis spetta solo agli under 12 e a chi non può vaccinarsi per motivi meedici, non a chi pretende di vivere in società facendo il cacchio che vuole, tutti diritti e nessun dovere, e fa pure il gradasso cianciando di libertà.

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