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sabato 14 marzo 2026

Neppure io so molto di me, alla fine


Io sono sconosciuto. Non penso che sappiano chi sono più di trecento persone, tolti i parenti (te li dà Dio, a parte la moglie, i suoceri e i cognati) e gli amici (merce rara da questa parti). Ho detto duecento ma non saprei, forse sono di meno, forse sono quattrocento, ma siamo lì. E ci metto però anche chi sa solo il mio nome e quale giornale compro o poco di più, tipo il  mio edicolante di fiducia, o chi si ricorda di me perché son bello e scelgo sempre crema e limone, e chi magari mi ha conosciuto alle elementari e non mi frequenta più da cinque decenni, e chi non sa nulla di me tipo la moglie, come è prassi. Ok, dai, facciamo 1500, includendo tutti quelli che ancora hanno un vago ricordo di me dopo anni e anni e anche quelli per i quali magari sonno solo il coglione pelato che abita vicino al super. 1500 su 59 milioni di Italiani (0,000025%) e su 8,3 miliardi di esseri umani -ci metto dentro anche i fascisti, faccio un'eccezione- (0,00000018%)
E' questa, precisamente, la ragione per cui posso scrivere o dire qui su Meta quel che voglio (subendo a volte qualche censura, ma nessuna conseguenza fisica o economica) e posso farlo anche sul mio blog, su Twitter (ora devastato e diventato X grazie a quel genio che vuole trasferirsi su Marte), su Istagram, su Whatsapp, Telegram, spesso ma non sempre sui quotidiani nella rubrica delle lettere e al bar. Non perché viviamo in un mondo libero o perché si considera sacro l'art. 21 (valido, ricordo, in Italia, erga omnes, esclusi i fascisti, sempre quelli).
Dicendolo in un altro modo: se fossi un poco più conosciuto, non dico a livello di un politico nazionale, di un attore di successo, di un calciatore o di un fottuto presidente degli Usa, ma anche a livello di un giornalista, di un imprenditore di medio successo o di uno sportivo che non tiri calci a una sfera di cuoio, o se avessi non 2 like a post e 300 follower ma qualche migliaia di appassionati (e quindi fossi in grado di muovere voti, di influenzare idee, di disturbare chi manovra anche a livello locale) sarei oggetto di offese, attacchi e minacce, censure e magari conseguenze più gravi (vedi Saviano che ha la scorta da anni, o Gratteri, o Albanese, o Assange e gli esempi sarebbero centinaia, alcuni li trovate al camposanto, chiedere a Mussolini, Hitler, Netanhyau, Stalin, Pinochet, Putin etc.). In alcuni ambienti o contesti, a seconda del tema, rischierei appunto pure la vita. Alla fine mi salva il fatto di non essere conosciuto da nessuno e di essere letto da pochissimi coraggiosi (o carenti quanto a criteri selettivi). Come del resto capita ad alcuni di voi, fra quelli che come scrivono esattamente quel che circola tra le due orecchie, senza cautele: perché per i voltagabbana, i conformisti, i leccapiedi, i cerchiobottisti e i paraculo i rischi sono minori o assenti.

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Siamo tutti cretini, ma alcuni di professione



In un paese in cui molti scrivono e quasi nessuno legge, tutti parlano di tutto e specialmente di argomenti che non conoscono, in cui ci sono orde di novax, provita, integralisti religiosi o semplici bigotti, complottisti, terrapiattisti, negazionisti, in cui due elettori su dieci votano, otto decenni dopo l'Apocalisse, i fan del fascismo, un terzo non capisce il senso di quel che legge e più di metà lo capisce ma non sa che farsene, qualsiasi referendum, anche uno che proponesse la distruzione dell'intera nazione per sabato prossimo, prenderebbe una certa quota di sì. Occorre fare i conti con la triste realtà: dopo decenni di TV spazzatura e di disinvestimenti su scuola e ricerca è normale trovarsi con un popolo imbottito di cretini.
Lungi da me l'intenzione di dileggiare il cretino: lo siamo tutti in una certa misura. Io, per esempio, apparirò tale ad alcuni, in questo momento, lo so bene. Nessuno di noi sa tutto, nessuno di noi capisce o ricorda tutto e chiunque qualche volta fa la figura del cretino. Ma io parlavo dei cretini veri, quelli professionali, che stanno sotto la soglia di accettabilità, quelli che lo sono in pianta stabile, quelli la cui cretineria è conclamata e pericolosa per tutti. 
Da notare che la percentuale di cretini veri fra coloro che hanno incarichi di responsabilità aumenta, rispetto al tasso di cretini della gente normale.

Ebbene, io non ho mai definito in termini offensivi chi vota diversamente da me solo per il fatto che vota diversamente da me, come fece invece il delinquente di Arcore, perché non possiamo avere tutti la stessa idea e perché anche alcune delle mie potrebbero essere sbagliate (credici, fascista). Non l'ho mai fatto, a parte un'eccezione: chi vota partiti chiaramente fascisti, razzisti, omofobi, che non riconoscono la Costituzione e che sono infarciti di malfattori è inferiore a me e, più precisamente, un cretino o un malvagio.

Quindi non dirò che se voti sì al referendum che si avvicina (orami sviscerato in tutti i modi e, credetemi, importantissimo) sei un cretino. Non lo dirò anche se ti temo, ti considero potenzialmente (e magari involontariamente, certo) pericoloso, nocivo, per me e per molti. Non lo farò perché per me un cretino voterebbe sostanzialmente a caso e quindi alcuni cretini finirebbero pure per votare no. Però dico che non si tratta di un voto politico (se domani il premier si schiera per i no, io continuo a votare no) e dico che dopo tutto quello che si è detto, se voti sì ricadi necessariamente in una o più di queste categorie: 
-fanatico = voti sempre e solo e in ogni caso quel che caldeggia il tuo partito di riferimento, fosse anche la cosa più orrida di sempre; non hai quindi indipendenza di pensiero né spirito critico, sei, con rispetto parlando, un pupazzetto indottrinato, una pecorella;  
-carente in istruzione di base e cultura generale, con problemi di comprensione di un testo e con vaghe nozioni di storia e politica = non hai ancora capito bene i termini della questione, quindi voti senza essere consapevole della questione su cui ti esprimerai ma pensi di aver capito tutto e bene; 
-ti piacciono i regimi autoritari, gli stati di polizia, l'uomo forte, le dittature, i regimi oppressivi, la soppressione dei diritti, la negazione della libertà, gli abusi di potere, le ingiustizie, il clientelismo, i fascismi, e quindi trovi opportuna una riforma scritta male, che stupra la Carta che non ti è mai piaciuta e che apre una porta bella ampia al passo successivo, quello del controllo politico sulla magistratura; 
-sei un delinquente o uno che vuole delinquere e quindi ce l'hai su con forze dell'ordine e magistrati, sei allergico a regole e leggi, credi nella legge del più furbo o del più forte; 
-sei una persona che ha incarichi istituzionali (o amico o parente di chi li ha) e, avendo violato la legge o avendo intenzione di farlo, non vuoi correre rischi in futuro per te o per altri e pensi di essere esente dal dover rispettare le leggi data la posizione che occupi. 

Forse ho dimenticato qualche categoria, semmai suggeritemela. Non era mia intenzione offendere, credetemi, però le cose vanno dette altrimenti si passa forse per educati ma per miopi o ipocriti: se uno, per fare un esempio, idolatra la carne, non può pretendere poi di passare per vegano; occorre avere il coraggio di chiamare le cose col loro nome e di assumersi la responsabilità di quel che si pensa, si dice e si fa.

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venerdì 13 marzo 2026

La fantascienza al confronto è roba da dilettanti

Si riunisce il Consiglio Supreme di Difesa. Decide che non entriamo in guerra (grazie mille eh).
Peccato che chi aiuta chi è in guerra, sia già in guerra. Glielo dite voi a questi signori?
Noi non abbiamo condannato come illegale l'aggressione al Venezuela né quella all'Iran e siamo parte attiva in un bel geno -cidio: noi siamo con Usa e Israele, in guerra.
Parlano poi dei gravi rischi terroristici (ah, quindi è per questo che affermiamo di non volerci considerare in guerra... Non per l'immoralità e l'illegalità delle nefandezze di quei due banditi), invitano Israele a non eccedere (questa è grandiosa) definendo inaccettabili le azioni di Hezbollah (sul genocidio non viene usato nessun aggettivo, nemmeno "inaccettabile"), condannato l'attacco al continente italiano da parte di Israele (se tocchi i nostri ti condanno, altrimenti faccio finta di nulla) e si esprime preoccupazione per il moltiplicarsi dei conflitti in un'area in cui ci sono nostri interessi vitali (quindi è questione economica e strategica, non di aggressioni, bombe e vittime innocenti). Si parla del rischio nucleare dell'Iran (fatto mai provato) e della sicurezza di Israele, mica del fatto che Gaza è stata rasa al suolo, degli 80 Mila morti e di quel che Israele sta facendo in Libano da qualche giorno, per tacere della Cisgiordania. Si afferma che l'attuale contesto di instabilità (provocato da azioni multilaterali, che concessione!, epperò vaga e senza l'indicazione dei colpevoli) è stato aperto dall'aggressione irresponsabile russa, e in questo modo si ignorano fatti analoghi e più gravi avvenuti negli anni precedenti (Kosovo, Libia, Iraq, Afghanistan, etc), falsificando la storia. Inoltre sono definite gravi le azioni dell'Iran volte a ostacolare la circolazione delle navi in Hormuz (eh già, devo farsi massa -crare senza reagire). Con tutto il rispetto, è un comunicato lunare, che cita alcuni fatti e ne dimentica altri ancora più gravi; che omette fatti storici distorcendo quindi l'interpretazione di fatti successivi e di quelli attuali; che non condanna né Israele né gli Usa per Gaza, Venezuela, Iran; che non definisce legittima la reazione iraniana; che non parla di diritto internazione violato da Israele e Usa; che attribuisce alla Russia colpe non sue; che mira al proprio orticello senza avere una visione d'insieme degli eventi; che nega implicitamente il fatto che aiutare uno stato che ne aggredisce un altro vuol dire essere in guerra o, se si preferisce, essere complici dell'aggressione. Vi linko il comunicato, che ho trovato assurdo e inaccettabile.
https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.ansa.it/documents/1773405113593_comunicato-stampa-finale.pdf&ved=2ahUKEwjai6WqlJ2TAxWSZv4FHSTnHqAQFnoECB4QAQ&usg=AOvVaw16snKg49CsqQDCohp5FWPp

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Sull'Aldilà e sull'Aldiqua: quando credere è un dono


(Testo perdbile e poco gradevole, 1577 parole, 7653 caratteri, 8 minuti per leggerlo, parole più usate vita (9), morte (7), caso (7), davvero (6), niente (6), fede (4), dio (4), dono (4), anni (4), giorno (4))

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Conoscete uno, direttamente o indirettamente, che sia tornato dall' Aldilà? E che ovviamente sia in grado in una certa misura di poter dimostrare almeno in minima parte la sua pretesa o di provarci? Avete mai letto di uno che ce l'ha fatta, escludendo i noti casi di Lazzaro e del Salvatore, sui quali, vi prego di scusarmi, per quanto intriganti, non ravviso sufficienti patine di una sia pur minima scientificità? No. 
La conclusione logica, dunque, dopo 200/300 mila anni (non proprio due secoletti eh: comparsa del cosiddetto Homo Sapiens), è che non sia possibile fare marcia indietro o tornare ogni tanto a piacere a fare una capatina nell'Aldiqua, un po' come chi si stabilisce all'estero e poi torna a Natale per far visita ai parenti.
Oppure, ma lo so che si tratta di una conclusione indigesta per molti, che non esista nessun Aldilà inteso come sito fisico o spirituale in cui alloggiare per l'eternità (se poi in camere paradisiache o in gironi infernali dipende dai casi).
Non parlo dei morti che tornano nei sogni elencando i numeri del lotto o indicando soluzioni ai problemi del quotidiano: accade davvero, ma è tutto frutto del nostro cervello, che di giorno ansima e boccheggia, ma di notte si scatena e viaggia a mille, facendo carnevali di rio coi nostri ricordi e con le nostre impressioni diurne e condendo il tutto con paure e desideri.

Devo dire che la certezza che una volta morti si diventa niente non mi spaventa. Voglio dire: meglio niente che ragni australiani o fiori in vaso o mussolini qualunque. Cioè: mi spaventa comunque morire, sia chiaro, Aldilà, reincarnazione o niente assoluto che sia poi l'esito del nostro corpo e di quel che lo anima in vita. Più che spaventarmi, però, a essere sincero e preciso, la morte mi molesta. A spaventarmi è più la possibile malattia o sofferenza, o al limite la morte degli altri (non di tutti, son sincero); la morte non mi spaventa, mi molesta e occupa i miei pensieri non poco ma, a ben vedere, dopotutto, nella giusta misura: cosa vuoi che sia pensare alla morte in più momenti durante il giorno per un totale di mezz'ora quando passi le altre ventitré ore e mezzo a pensare e fare vita? Del resto la morte è l'unica cosa che ha il potere di por fine a tutte le altre, dedicargli un paio di pensieri al giorno mi pare il minimo.

So che qualcuno già mi definirà in cuor suo come un povero superficialotto che ha smarrito la via del Signore, ci sta. E' che io non riesco proprio a lenire la mia inevitabile, umana e logica inquietudine esistenziale con soluzioni articolate (e, lo ammetto, utilissime) come le credenze varie: non mi vanto di questo mio "difetto", perché mi fa vivere peggio di chi invece non vede l'ora di passare da questa esistenza alla "vera vita", salvo poi frignare quando sta per farlo o quando lo fa qualcuno a cui era affezionato (il che, ammetterete, anche considerando la debolezza umana, è un bel paradosso). Vorrei potermi consolare, almeno in parte, con una religione fra le varie su piazza (moltissime delle quali in contrasto fra loro, il che dimostra che son tutte false tranne -permettetemi di aggiungere: forse- una), ma proprio non ci riesco più, dai tredici o quattordici anni in su, nonostante il mio percorso iniziale sia stato completo e soddisfacente (più per gli altri) nell'ambito di una delle religioni che vanno per la maggiore tuttora. E questa mia incapacità è senza dubbio un difetto scocciante, perché aumenta la mia angoscia. Tiene lontano, è vero, il finto sollievo di chi agogna incontrare Dio e poi piange quando deve farlo, ma mi svela l'esistenza per quel che è, senza veli di credenze costruite da uomo misericordiosi e dotati di fantasia o brama di potere; e l'esistenza messa a nudo non ci fa una gran bela figura, forse alcuni di voi lo sanno.

Il destino di noi umani troppo intelligenti (qualcuno direbbe troppo materialisti o privi di fantasia) per poter credere di essere stati creati da un tizio con la barba bianca che ci monitora secondo per secondo incavolandosi di brutto se mangiano la carne di venerdì o saltiamo la Messa, pur permettendo nel contempo le più inenarrabili ed efferate malvagità sul pianeta, è triste. Lo so, adesso chi ha il dono della fede (non sono ironico, è un dono davvero: ti rende meno penoso il vivere!) dirà che quando accade qualcosa di poco accettabile (tipo la morte continua di milioni di bambini per fame e la contemporanea sopravvivenza di capi di stato assassini) noi non riusciamo a capirlo perché la limitatezza umana ci impedisce di penetrare nel vero senso del Disegno Divino, ma insomma: mi sembra una spiegazione troppo facile il non spiegare niente definendolo incomprensibile per natura. Siamo esseri umani dotati di un cervello non infallibile ma neppure modesto, abbiamo il dovere di usarlo un po' di più.

Dicevo che il destino di noi poveri esserucoli senza fede è triste perché ogni giorno ci rendiamo conto di quanta insensatezza ci circonda e non riusciamo a tacitare i nostri orridi dubbi e la nostra inestinguibile angoscia con teorie preconfezionate del tutto rassicuranti e in grado di spiegare tutto spesso senza spiegare niente, semplicemente accettandone la presunta non conoscibilità. Il nostro cammino è più arduo e non ci fa intravedere un possibile premio finale a cui tendere. Una conseguenza positiva è che noi se ci comportiamo bene lo facciamo perché sappiamo che dentro di noi è possibile distinguere il bene dal male e perseguiamo il primo rifuggendo il secondo solo perché ci crediamo, perché abbiamo un'etica, e non anche o solo per poter staccare il biglietto per Paradiso Città. E se evitiamo di nuocere al nostro prossimo lo facciamo perché crediamo nel valore del bene, non perché temiamo le eterne e dilanianti fiamme dell'Inferno. Però la vita è un viaggio più difficile per chi non sa ancorarsi a qualcosa, questo è indubbio. Molto spesso incredibilmente più difficile.

Fin dal momento del concepimento (altro che nascita, ben prima) la morte si accomoda sulla nostra spalla (non saprei dire se destra o sinistra ma so sicuro che se dico sinistra ottengo un maggior effetto su molti di voi) e lì sta, pronta a fare il suo sporco lavoro prima o poi, in un momento imprecisato, da prima di vedere la luce a dopo i cento anni di vita indifferentemente, a caso insomma, non di certo come qualcuno crede, sulla base delle pagine di un immaginifico libro del destino. Il Caso appunto, ci siamo finalmente arrivati! E' questo, a bene vedere, l'unico "dio" (nel senso di entità a me superiore, che mi sovrasta e ha potere assoluto e non codizionabile su di me) al quale potrei rivolgere non dico la mia venerazione (perché sotto sotto mi molesta e lo trovo inaccettabile, stupidamente non necessario) ma almeno la mia attenzione, il mio cauto riguardo, il mio estorto rispetto. E' dal Caso che sento dominata la vita di ciascuno di noi, quel caso che se esci due secondi dopo da casa la mattina ti fa evitare un frontale con un autoarticolato, riservandolo ad un altro essere umano, ... a caso, appunto! Non si muore perché ci si è stufati della vita (sebbene con gli anni si consumi tutto in noi, dagli organi alla capacità di starci dentro in questa cosa chiamata esistenza), ma per effetto di sua maestà il Caso. E, capite bene, come si può vivere sereni quando si è capito questo e non si ha il dono di riuscire a dimenticarlo, annegando questa dolorosa certezza e invalidante in una bella, confortante, accogliente credenza religiosa a scelta?

Che voi ci crediate davvero o no (a mio parere chi davvero ci crede è un 2% di chi afferma di crederci) la vostra fede vi salva. Non importa, appunto, se siete onesti nel definirvi credenti: l'importante è che riusciate davvero, nei fatti, in qualche modo, non importa come, a combattere l'angoscia del tempo che vola e della vita che sfugge tra cumuli di inspiegabili e dolorose insensatezze con una credenza qualsiasi: alla fine, crederci davvero o riuscire a crederci in qualche modo non fa differenza (se non per il vostro Dio che dopo morti dovrà giudicarvi!). Dicevo che la vostra fede vi salva, ma non capite male. Non nel senso che vi garantisce di accedere all'Empireo con relativa vista su Dio, evitando le prevedibili spiacevolezze ed eterne derivanti da una forzata coabitazione con l'angelo ribelle caduto a testa in giù. Vi salva in questa vita, come detto: garantendovi un cammino sempre irto di spine e mai sicuro, ma infinitamente meno penoso e comunque riscaldato dalla benefica presenza di un presunto senso che tutto spiega e giustifica e rende accettabile.

A chi non ha questo dono non resta che fare la vostra stessa strada ma con un fardello in più. Alla fine ci ritroveremo tutti là, statene certi, nel Nulla Assoluto da cui il Caso ci pescò a sorte per regalarci questa veloce e insipida capatina in questo spettacolo chiamato Mondo. Ci sarà chi si aspettava di finire in niente e chi si aspettava di finire in gloria. Saranno tutti delusi, anche i primi, perché è umano dopotutto tenere il peggio sperando sempre, con una piccolissima parte di noi, nel meglio o nel meno peggio, ma quel che è certo che saranno i secondi a faticare di più per riprendersi dalla delusione. Semplicemente, si saranno goduti di più quel breve spettacolo di cui ho detto.

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giovedì 12 marzo 2026

O da qualche altro supporto


È davvero sconfortante vedere come per moltissime persone, non solo idioti al cubo ma a volte anche tizi apparentemente ragionevoli o abbondantemente istruiti, sia del tutto normale che due capi di Stato, che definire nazisti è fare un complimento, e che si sono già macchiati di orrendi e plurimi delitti, decidano una mattina di bombardare uno stato sovrano sulla base di prove inesistenti o, come ha detto il malfattore americano, di un "presentimento", e di ucci -dere decine di persone appartenenti al governo di' quel paese, fra cui il capo spirituale... che è un po' come se lIran una mattina si svegliasse e venisse ad ucci -derci il presidente della Repubblica o, per fare un paragone ancora più azzeccato, magari il Papa.

È tutto normale insomma, anzi è doveroso! E scommetto che, secondo il  modo di ragionare di questi esseri senza spina dorsale ma purtroppo dotati di parola, con una capacità di elaborare ragionamenti simile a quella di una ameba con problemi neurologici, chi si rende colpevole di queste azioni infami, da vero e proprio bandito internazionale, meriterebbe pure il Nobel per la pace! E chi si oppone non ha capito niente.

Secondo voi (non siete tutti, ma siete in tanti) è del tutto normale che ora sia stato eletto come successore il figlio, che nel bombardamento ha perso padre, madre, moglie e figlio ed è rimasto forse lui stesso mutilato... ed è del tutto normale che nel frattempo siano state uccise centinaia di bambine di una scuola colpita da un missile americano, anzi da due missili successivi lanciati con una tecnica particolare il cui scopo è quello di fare più morti possibili e poi subito dopo di colpire chi è sopravvissuto e chi si è recato sul posto per soccorrere I sopravvissuti ... Ed è del tutto normale che occorra aspettare per vedere se a Trump, che le sta prendendo, insieme al boia di Tel Aviv, e di santa ragione nel Golfo, vada bene questo successore... 

Io mi chiedo se ci siete nati così, e se quindi la vita e lo studio e le esperienze vissute non hanno intaccato la vostra granitica limitatezza o se magari tutta questa miopia, per non parlare apertamente di grassa idiozia, sia il frutto di anni di televisione e di una vita spiritualmente misera e magari anche di una caduta o dal seggiolone o da qualche altro supporto più in là con gli anni. 

Perché vedete ...si può avere un'impostazione di destra o di sinistra nel trattare certi argomenti... Per esempio chi è di destra può ritenere che se uno è ricco e l'altro è povero la colpa sia del povero e quindi non vada fatto niente per correggere questa situazione e che anzi si debba cercare di conservare lo status quo esistente per tutelare la proprietà e le sostanze di chi è ricco e fare in modo che la sua vita non sia disturbata nemmeno dalle proteste dalle lamentele di chi è povero... mentre chi è di sinistra può ritenere che se uno è ricco e l'altro è povero occorra procedere a una qualche forma di redistribuzione per garantire una vita dignitosa a tutti ... ma come si faccia, in base a presunte idee politiche, che poi non sono altro che le farneticazioni terra terra di qualche forza rubata all'agricoltura che è statq inserita in una lista elettorale e da anni campa grazie a faraonici stipendi di soldi pubblici senza portare nessun vantaggio alla collettività anzi depauperandone vieppiù il patrimonio materiale e spirituale, come si faccia, ribadisco, a giustificare tutto quello che ho scritto sopra è un fenomeno che sfugge alla mia comprensione e, ripeto, non può che essere giustificato dal fatto che o siete fanatici politici oppure il vostro cervello per nascita, o per successivo bombardamento mediatico, ha subito danni irreparabili, anche se, ripeto, apparentemente dall'esterno sembrate stimati professionisti o giornalisti e politici di rango o comunque persone con una certa etica e con un numero di neuroni sufficiente, e non gli idioti verniciati di fresco che poi in realtà siete.

Questa deriva la puoi captare al bar mentre sorseggi un cappuccino con la tua fugassa* o anche parlando con persone che conosci e di cui non avresti forse mai sospettato l'esistenza, dietro la scatola cranica, di una così misera dotazione sinaptica, oppure  accendendo la televisione, leggendo certi giornali che più che quotidiani paiono carta igienica imbrattata da pennivendoli grazie al finanziamento dello Stato, e lo puoi anche capire facilmente ascoltando tutta una serie di politici che anziché essere gli "eletti", cioè i migliori fra noi, sono stati nominati, e nemmeno eletti, scegliendoli pare proprio appositamente fra i peggiori, fra i più stupidi, i più corrotti, i più analfabeti i più incompetenti, i più scarsi in tutto.

E quasi quasi potresti concluderne che sei tu a sbagliare, perché se moltissimi la pensano così forse ti è sfuggito qualcosa... ma vorrei rassicurarti: no, probabilmente la tua vita non va poi troppo bene, hai difficoltà sul lavoro, hai noie in famiglia, magari qualche problema di salute e non riesci ad arrivare a fine mese se non col fiatone, però tutto questo poche volte è dovuto del tutto o anche a tue colpe specifiche o a tuoi limiti innati; molto più spesso è causato dalla struttura sghimbescia e dal folle modo di funzionamento di una società in cui viene immancabilmente premiato chi sgomita, chi viola le leggi, chi calpesta il prossimo, chi non ha rispetto per niente e per nessuno, chi non ha memoria e non ha dignità, e quindi non solo la tua situazione personale, familiare e lavorativa magari fa schifo, ma anche i tuoi ragionamenti, potresti pensare, sono sbagliati, perché confliggono con quelli della maggioranza delle persone e con quelli espressi da personaggi anche autorevoli che hanno studiato, che hanno più titoli che peli di barba su quel muso da maiale, che hanno una vita di successo e un conto in banca ricchissimo. Invece non è così, semplicemente sono idioti al cubo che una società non meritocratica ha premiato, quindi ti consiglio di tenerti le tue idee, che potrebbero anche essere la cosa migliore della tua vita ma che in ogni caso sono importantissime e non vanno barattate con le stupidate galattiche che galleggiano nel presunto cervello delle forme di vita che ti circondano solo per potersi sentire parte del tutto; un tutto che a ben vedere emana un odore puzzolente anche a chilometri di distanza.
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img: nondisolopane

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martedì 10 marzo 2026

Prese per il sedere e storture varie


Non mi abbono a "ho" perché fissare il prezzo dell'abbonamento mensile a 6,95 è una evidente presa per il kulo. Né mi abbono a very perchè lo spot mi ha da sempre rigato lo scroto. Inoltre sono infastidito da chi presenta tariffe "valide per sempre".
Alle due ragazze (sorelle?) che chiedono al padre di acquistare gli assorbenti e il padre nel super annaspa e queste la fanno facile chiedo: perché non alzate il vostro santo culo e andate voi a fare scorta degli assorbenti che gradite maggiormente, "per il giorno e per la notte"? Altrimenti prendete quel che arriva, la topolina vivrà lo stesso.
A Papi che mi invita a usare un'app per sapere quanto vale la mia auto così da venderla, chiedo perché mai dovrei venderla e mi permetto di dubitare che una volta fissato un prezzo da app basti poi un semplice e veloce controllo del mezzo per essere liquidato.
Al cane Segugio che adesso fracassa i maroni anche sulle bollette dell'energia e non più solo sulla telefonia (se ricordo bene) cosa vuoi dire? E' un cane. Si sa che è sempre colpa del padrone.
Sorrido di compassione ogni volta che pubblicizzano la loro carta igienica brand che la vendono al triplo del prezzo a cui la compro io, e spesso pure in rotoli che durano due cagate (è il caso di dirlo!). Io per quanto riguarda la carta da kulo adotto un criterio basico: purché sia bianca e due veli, prendo la meno costosa. Raga, è per le chiappe eh. Così porto a casa 4 rotoli molto spessi a 2,80-3,10 euro in genere e lascio sugli scaffali roba che costa due, tre o quattro volte di più, roba colorata, disegnata, profumata: il mio kulo ha poche pretese.
I crostini di pane (quelli che metti nel passato di verdura) se di marca costano il doppio: ci prendono per scemi, è pane eh. O devo comprare griffato anche il pane?
Alcuni super due giorni prima dell'inizio di un nuovo volantino di offerte espongono già i prodotti ma col prezzo pieno: trappola per gonzi, basta aspettare uno o due giorni.
Dentifrici: nove su dieci promettono di sbiancarti i denti e altre meraviglie ma mentono. Al di là di questo, ci sono dentifrici da 65 euro al litro e dentifricio (marche sempre abbastanza note) da 7 euro al litro. Forse pensano che io sia scemo: è sapone per i denti, se ha un po' d fluoro basta e avanza quello da 7 euro al litro, a meno che non sia all'aroma di aglio. Certo, la differenza è poca, vedi tubetti da 1,90 e tubetti da 4,30, uno può dire che la differenza è poca, ma di fatto compri una pasta che al litro costa 10 volte di più: è farsi fregare.
Un paese che non obbliga i produttori a scrivere la data di scadenza di un prodotto sul davanti e con caratteri grandi almeno quanto il nome del prodotto o il marchio e comunque non inferiori a 1,5 cm di altezza è incivile. Stessa cosa per i minuti di cottura della pasta. Bisognerebbe obbligare anche i negozianti a indicare il prezzo al chilo a caratteri leggibili anche dagli ultra 40 senza occhiali. Altrimenti sapete bene come fanno a aumentare il prezzo senza farsi accorgere: scatola o sacchetto di biscotti grande uguale ma con meno biscotti dentro e prezzo uguale o anche un filo ridotto: spendi di più e nemmeno ti accorgi, pensi magari di aver pure fatto l'affare: a casa mia si chiama imbrogliare legalmente, ma è sempre imbrogliare, perché è la legge ad essere difettosa.
Una cassa aperta o due con dieci persone in coda: so che non è colpa dei cassieri, ma chi di dovere la finisca di risparmiare su tutto. 
E poi 'sta storia dello scontrino digitale... Ti dicono: attivalo, così risparmiamo carta e salviamo l'ambiente! Oh fava! Poi quando paghi ti danno lo scontrino e, spesso altri 3-7 tagliandi con sopra buoni sconto futuri, promo etc: lo salvi così l'ambiente? Io voglio il mio scontrino, semplicemente dammi solo quello e non le cazzate accessorie e scrivi il necessario, non mi dare scontrini lunghi 67 metri anche se ho comprato quattro articoli...

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sabato 28 febbraio 2026

Putin fa schifo ma noi di più

Ribadisco. Putin è un dittatore. Le elezioni però in Russia ci sono, allora perché non la definiamo la più estesa democrazia eurasiatica? Di Israele, governo criminale e nazistoide che uccide le persone come mosche (non dal 7 ottobre, ma da DECENNI), non diciamo che è una democrazia solo perché fanno le elezioni? La più grande democrazia del Medio Oriente, che viola i confini di stati sovrani, bombarda a destra e a manca, stermima decine di migliaia di donne, anziani, bambini. Con la scusa di un orrido attentato, quello del 7 ottobre, opera di bestie, stranamente riuscite ad aggirare il più efficace sistema di sicurezza e i più abili servizi segreti del mondo, eh... Come se per fronteggiare le Br o l'Anonima Sequestri o la Mafia noi ci fossimo messi a sterminare Siciliani, Sardi o intere città italiane. 
Putin viene dal KGB. Putin è freddo, insensibile, satanico. Ok.  Putin ha fatto varie guerre (meno o più di quelle scatenate dagli Usa dal '46 a oggi? E delle due bombe atomiche tirate in testa a innocenti, ne vogliamo parlare? Chi le ha tirate?). Tutto vero. Putin fa i suoi interessi. Verissimo. Come Trump. Come chiunque. Noi però siamo così coglioni che facciamo quelli degli Usa da 80 anni. Putin ha invaso l'Ucraina (dopo aver annunciato per dieci anni quel che avrebbe fatto se fossero continuate certe manovrine, inascoltato) e in questa guerra (orribile, le guerre sono cose orribili) sono morti soldati ma anche qualche civile, come sempre accade: vero. A Gaza 80mila civili, e presi di mira di proposito, non per "effetto collaterale" (parliamo delle cinquante donne vittime di Trump a Teheran oggi?). Putin è una merdaccia, non ci piove. Ma non si è mai spacciato per liberale o per difensore dei valori. Non ha mai detto che intende esportare la democrazia. Non è un democratico che poi fa cose zozze, è un dittatore e lo sa e da un dittatore io mi aspetto porcate, non da un politico eletto in un paese "civile". Quindi è cattivo ma non ipocrita. E' cattivo ma non stupido. Se il mondo è fatto di cattivi non è colpa mia: chiedete al vostro dio. Io so solo che fra Putin, che è quel che è ma si presenta come è, e questi leader europei e americani (buffoni corrotti) che mettono il vestito dei democratici e dei civili e poi fanno scop -piare coi fucili la te -sta dei bambini, progettano di costruire resort sulle ossa dei Palestinesi massa -crati, fanno colpi di stato e bombardano stati sovrani solo per impossessarsi di petrolio e altre risorse e calpestano il diritto internazionale e quindi sono più schifosi, più laidi, peggiori, infami, ci fa una miglior figura Putin, assolutamente. Quindi io sceglierei Martin Luther King, Gino Strada, Nelson Mandela ma se mi metti nel piatto Trump, Netaboia, Merz, Rutte, Meloni, Putin: io scelgo Putin. Perché è un bastardo ma dice quel che fa e si sa quel che vuole; perché fa le guerre ma non organizza genocidi; perché non è ipocrita e falso; perché non tradisce nessuno mandato, non avendolo ricevuto. E perché non stai con la Svizzera o con la Grecia, allora? potrebbe chiedermi lo stolto. Perché Putin, assassino e dittatore, maiale e guerrafondaio, è l'unico che, avendo 6000 testate nucleari, può impedire al Bidone (che ne ha altrettante) e all'Israeliano Boia (che è culo e camicia col golpista americano) di fare coriandoli del mondo e di spazzarci via. Se non ci fosse una Russia, oggi, o una Cina, saremmo nel Quarto Reich. Saremmo schiavi. Così siamo "solo" i domestici del Merda, le sguattere della faccia di mulo di Tel Aviv, così siamo complici di due genocidi in ottant'anni, ma almeno non abbiamo le bombe sulle case e i dissidenti appesi a testa in giù e nessuno ci frega le risorse: le offriamo spontaneamente noi a prezzi triplicati. E' uno schifo, ma quell'altro sarebbe peggio. Siamo sporchi come è più di Putin. E in più siamo ipocriti, bugiardi, falsi. Facciamo 19 pacchetti di sanzioni contro la Russia e permettiamo al Boia di Tel Aviv di sorvolare il nostro territorio, pur essendo ricercato dalla CPI, anzi lo supportiamo politicamente e militarmente. Facciamo così schifo, noi e Trump e i coglioni europei che anche un Putin, che uccide i dissidenti e se ne sbatte della distruzione che porta una guerra, è, ripeto, meno schifoso. Non è merito di Putin... Il fatto è che noi facciamo schifo ai cani, quaggiù, nell'Occidente dei grandi valori nati sulle ceneri di Hiroshima e Nagasaki, capace di scatenate due guerre mondiali devastanti, due orridi genocidi, decine di bombardamenti, golpe, spoliazioni e razzie e che sta affogando per ingordigia e immoralità, per sete di denaro e di potere, perché ha un'anima sporca e si presenta come il più pulito, è un criminale e si veste da poliziotto internazionale. La differenza fra noi e Putin è solo che noi non abbiamo il coraggio di metterci la faccia nelle cose zozze che facciamo. Se a Putin parli del Donbass, lui tira fuori il Kosovo e porcaputtana se ha ragione, come fai a dargli torto? E' un criminale, ma ti becca col sorcio in bocca e dimostra che tu sei come lui ma ti vesti da buono e pretendi di fargli la morale con le mani sporche di sangue.  Perchè è cattivo ma ragiona.  La Russia, che vi piaccia o no, non ha nessuna intenzione di attaccare la Ue o l'Italia (rido, solo un cretino o un fabbricante di armi -o un politico servo delle lobby- può credere a questo) ed è la sola garanzia contro questi falsi pacificatori, contro questi diavoli vestiti da angeli, contro questi sporchi e sanguinari massa -cratori di bambini vestiti da premier democratici. In un mondo di cattivi pericolosissimi, se ce ne sono due che si odiano stiamo in equilibrio; su un filo, ma in equilibrio; e facciamo le servette. Ma se ne resta solo uno, diventi schiavo o finisci sotto tre metri.

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mercoledì 11 febbraio 2026

Lasciala andare

Lascia andare le cose.
Io in verità sono sempre stato per agire. Ho sempre pensato che se non prendi il volante tu lo prende qualcuno che guida a cane oppure nessuno e si va a sbattere. Quindi mi è sempre piaciuto dirigere. Incidere sul reale, non subirlo. Affrontare i problemi e risolverli, non aspettare.
Ma adesso, a cinquanta e passa, se parliamo di rapporti personali, lascio andare.
Lascia andare le cose.
In verità è una tattica che applico da parecchi anni. Perché se ho un dono è quello di capire presto le persone. A volte poi non do retta al mio dono e sbaglio, ma questo è un altro discorso. Cioè, ho altri doni, ma adesso parliamo di persone.
Lascia andare le cose.
E' inutile fare circhi equestri per conquistare una donna o un uomo: più dovrai fare per avere il suo cuore o solo il suo corpo, più scadente sarà la tua conquista e prima ti si scioglierà tra le mani.
Se una persona non ti ama, o non ti stima, o nemmeno ti tratta da amico, lasciala andare, lasciala alla sua vita.
Anni fa avrei detto lasciala alla sua vita di merda, ma adesso non lo dico, perché non ha senso. Anche tu fossi il migliore sulla Terra, non sarai nessuno per chi non sa riconoscere il meglio. E se poi nemmeno fossi il migliore?
Ognuno ha il diritto di frequentare chi vuole. Di avere per miti dei perfetti scimmioni imbecilli e di provare disprezzo per te. Tu pensi che sia stupida una persona che ti ignora e magari idolatra un gatto o un cretino da palestra col neurone di destra. E lo è, siamo d'accordo. Ma ha diritto di essere stupida e, soprattutto, ti svelo una cosa: se non le piaci, se nemmeno come amico le vai bene, vuol dire che è fatta in un certo modo, e quel modo non potrebbe mai andarti bene, alla lunga: fidati. Quindi lascia andare. Eviti di soffrire. Eviti di fare un errore.
Se non è all'altezza di quel che provi, che cosa potrà mai avere a che fare con te? Se cerca altro e ti snobba, a cosa ti serve insistere? E' perdere la tua vita per dare a un altro quel che mai potrà capire, gradire, apprezzare. E per cosa? Vuoi forse soffrire a tutti i costi?
Sì lo so, dai suoi occhi ti sembrava una persona di un altro tipo. Ma ti sei sbagliato. Non è come credi, è diversa da come credi, non hai letto Pirandello?
La vita è solo una e dura sempre troppo poco e spesso finisce presto, e comunque finisce sempre, e sempre male, e in maniera imprevedibile, e nemmeno sai quando, magari adesso, o fra trent'anni, e magari dopo venti anni di dolore.
Lei ha deciso di non dividere niente con te, niente di più di due messaggi o due parole di persona dieci volte l'anno, per lei non esisti se non quando non sa che fare, e comunque sei solo un accessorio, che alla fine nemmeno usa poi tanto, per dire lo schifo che le fai. Qualcosa di te la attira, ma sarebbe meglio dire la incuriosisce: insomma, sei un giocattolino per i momenti di noia.
Assecondala. Lasciala andare al suo destino.
Che non sarà diverso dal tuo.
Ma ci arriverete separati e mai più vi vedrete: quindi, cominciate da adesso, Cosa sono dieci, trent'anni ancora, rispetto all'eterno e freddo buio che vi attende?
Quindi evitare di fingere ancora, negli ultimi momenti che vi restano su questo pianetucolo, e cominciare già da ora a dimenticarsi...
Sì, lo so, fa male all'inizio, ma tu sei abituato, tu conosci presto le persone, e hai passato i cinquanta. A volte ti piace ignorare la tua saggezza e dar credito a chi non ti merita e non lo merita, ma lo fai per sfida o passatempo.
Smetti, è inutile, è crudele e ti fa male.
Lascia andare.
Lasciala andare.
 
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Lo so, rinuncio a molto. Io.
A tutto quello che potevo comunque avere, a tutto quello che puoi avere ammirando un quadro che non potrai mai avere in casa tua, o aiutando e sostenendo una persona che non potrai mai frequentare davvero. Una persona che non potrai mai avere nemmeno come amica (orrore il solo pensarlo, per carità scusate la blasfemia). A tutto quello che ho avuto e potrei ancora avere solo pensandola. Parlandole di sfuggita dieci volte l'anno, forse meno. Omaggiandola. Mitizzandola. Non è poco, certo che no.
Per anni mi sono detto che poteva bastare eccome. Perché per me era comunque tanto. E' stato tanto, E' tanto tuttora. Ma con un ma.
Adesso qualcosa è cambiato.
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Adesso penso che se quel che provo non dico non è ricambiato, perché sarebbe troppo facile, ma non ha nemmeno un piccolo riflesso, anche piccolissimo, forse il tutto è sì bello, spesso, ma privo di senso, sempre.
Alla fine io ho perso aderenza a forza di volare e quindi preferisco svoltare.
Mi ha convinto il fatto che in tre lustri non vi è stato un progresso anche minimo, anche irrilevante. Voglio dire, panta rei, ma qui no.
E allora vuole dire che tutto quel che ho dentro di me, e che è tantissimo, non dico sia sprecato (non è mai sprecato) ma picchia contro un muro e fin qui potrebbe pure starmi bene, ma il muro neppure si accorge più, e allora adieu
Non posso star qui a dispetto dei santi. Tutti allontanano dalla propria vita chi non è abbastanza gradito; siccome non lo fa lei, lo farò io.
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Hai legittimamente impostato la tua vita in questo modo così chiuso. Ok. Quindi non soffrirai particolarmente per questo. Non dico che non soffrirai come me, perché sappiamo che a te, se paragoniamo quel che provi alla mia situazione, non importa nulla. Dico che supererai la cosa molto agilmente, fidati.
In quindici anni se ti fosse importato qualcosa di questa vertigine, anche al punto di dare solo un'occhiata fin laggiù, senza caderci beninteso, lo avresti fatto.
Quindi inutile mentire adesso, perfino a se stessi.
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In un'altra vita? No, non ci sono altre vite. E' in questa che scegliamo quel che secondo noi merita difendere a costo di fare scelte coraggiose, e quel che non merita sforzi particolari.
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Odio i rapporti personali che non hanno nessuna prospettiva di cambiamento, sia essa di crescita o di peggioramento, sia chiaro. Non parlo necessariamente di rivoluzioni (conoscenti che diventano grandi amici inseparabili, fratelli che si giurano eterna lotta, amici che si mettono insieme, etc), parlo di possibilità di cambiamento, grandi o piccole, che si verificheranno oppure no, e semmai chissà quando (per l'appunto: possibilità). Non certezze. Ma è quando c'è la certezza dell'immobilità che a me non sta bene. Perché un rapporto vivo può cambiare o no ma ha la possibilità di farlo, lo senti: poi dipenderà dal caso e da tanti altri fattori. un rapporto morto non cambierà mai, e a un certo punto ti accorgi anche di questo; si appiattirà fino a diventare insipido, superfluo, agonico e poi forse anche molesto. Non è dunque essenziale per me che un rapporto cambi, per niente; è essenziale che possa cambiare. La possibilità lo rende un rapporto vero e vivo.

Poi, e questo l'ho già scritto molte volte, se in un rapporto non banale (non parlo di quello col fruttivendolo) manca il contatto visivo, quello fisico, la confidenza anche corporea, senza che vi siano ragioni che spiegano questo fatto (la distanza, per esempio: ma penso che ben poche ragioni possono spiegarlo), il rapporto stesso si candida a essere per forza di cose limitato e incompleto, a volte finto, o di sola forma.

Infine, non vi devono essere forzature. Conquistare un uomo o una donna dopo immensi e prolungati sofrzi ci dà piacere, ma è la garanzia quasi assoluta di un futuro disastro, perché quel che abbiamo preso con insistenza, quasi per sfinimento, brucia in fretta e dura molto poco.

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LEGGE MA NON SI RICONOSCE IN QUEL CHE LEGGE

Non mi interessa se Meta penalizza le mie pagine: fottesega. Chi è interessato a leggermi verrà sulla mia pagina, agli altri un bacio affettuoso. Mi interessa di più il fatto di interagire con persone che non sono sincere o che non si mettono in gioco per me.
Spesso portiamo avanti rapporti solo perché interromperli è più disturbante e faticoso che far finta di nulla. No, non parlo dei matrimoni: quelli sono cose serie, intendo nella categoria dei problemi. Parlo di rapporti meno totalizzanti ma, per quanto mi riguarda, non meno importanti (alla fine se lasci un amico non devi dormire in macchina). E quindi eterniamo l'ipocrisia, perché chiudere un conto corrente in banca è difficile (ti fanno mille domande, manco fossi affiliato all'Isis), più facile è tenerlo acceso con due lire sopra. Ma, ecco il punto, ogni anno ti partono 70-100 euro di spese. Esattamente come se prolunghi l'agonia di un rapporto finito: paghi un prezzo.

Se un tale ti fa un torto (ciao bel P.) o si comporta da egoista cafone approfittatore e geloso (un bacione, grande F.) o si comporta da razzista di merda (ehi, bella C.!) o, casi meno gravi, loda Benito il maiale pelato sui social (uh uh, caro M.) la rottura avviene per forza, secondo i miei standard, è fastidiosa ma alla fine sei sollevato: ti sei liberato di una zavorra. Il problema è quando non c'è un torto specifico, ma continuare sarebbe accanimento: una rottura ci vuole, ma apparirebbe facilmente come ingiustificata, facendoti fare la figura del bastardo.

Eppure, devi rompere. Il fatto che non vi sia un torto specifico non rileva: il rapporto è finto, ci sono mille episodi che sommati fanno un peso a volte maggiore di un torto. Certo, la controparte non capirà, perchè appunto sa di non avere una colpa ben precisa e perché se si rendesse conto che la sua condotta è inaccettabile forse non la metterebbe in atto, quindi è evidente che non è in grado di rendersene conto. E quindi non capirà, penserà che sei in andropausa, o che ti è partito il cervello.

Se poi tu vuoi pure bene a quella persona, la cosa sarà ancora più dura, ma devi farlo.
Perché lei non ti vuole davvero bene. 
Non rinuncia a nulla della sua vita, non corre un solo rischio, non si mette mai in gioco, in sintesi: non tiene a te, al di là di un affetto superficiale e di dichiarazioni di facciata. Non rinuncerebbe a nulla per non perderti, nemmeno ai comfort minori. Quindi a ben vedere ti tratta da schifo. Ecco perché, torto o no, devi lasciarla andare. Ora. Ti farà male, ma è giusto così. Non puoi continuare a dare tutto te stesso a chi ti tratta come un accessorio, o come un giocattolo utile per i brevi momenti di noia. 

Ma non capirà! E insisterà con la sua litania di frasette e messaggi, che delimitano un perimetro angusto e immutabile: quello della sua finta amicizia per te. Che, intendiamoci, lei sente vera. Ma questo non cambia le cose: è finta. Poi magari avrà dei dubbi, ma subito non capirà. Magari leggerà pure questo testo e altri, su Meta e altri social, e non si renderà conto che si parla di lei. E' normale, per lei è normale trattarti così, da straccio della polvere. Se non deve spolverare, ti dimentica in un cassetto. Leggerà e non capirà.

Io non sono cattivo, è autodifesa. So bene che non posso realizzare quel che vorrei con te, non sono idiota. Ma qui si parla di molto meno e tu di questo "molto meno" non sei in grado di darmi quasi nulla, non rinunci a nulla, non prendi posizione. Se io sparissi per te sarebbe la stessa cosa, più o meno. E allora ciao. Ti farai due lacrime, anzi io dico di no (quelle forse al funerale, ma solo due). E poi ripartirai tranquilla.

Sarà dura, perché io ci credevo davvero (tu no). Sarà dura, perché non abitiamo in città diverse. Sarà dura, perché non c'è un torto specifico, ma il prolungarsi agonico di una situazione terminale. Sarà dura perché tu mi hai sempre messo all'ultimo posto nella lista delle cose che vuoi. Ma devo farlo. Per salvarmi. Per giustizia. E, se avessi avuto vent'anni o trenta, per educarti, ma ne hai di più, quindi è inutile.

Non voglio darti di me neppure quel poco che prendi senza scomodarti, perché te lo metto sempre lì sul banco. Perché non è giusto, dato che non ti metti in gioco. Non mi interessa chi non farebbe di tutto per me. Figurati se mi interessa chi farebbe poco o niente.

So bene che così facendo infrango un sogno, ma era appunto un grande sogno. Con te non c'è spazio per i grandi sogni e neppure per quelli piccoli. Sei in una gabbia, ti ci trovi benissimo (è legittimo) e non vuoi altro, neppure quel che affermi di apprezzare in me. Quindi se te lo tolgo, non soffrirai.

Per me è una sconfitta, ma solo registrandola posso superarla. Ci ho provato, pensavo fossi diversa, lo sembravi davvero, lo sembravi maledettamente. Forse lo sei anche diversa, ma non abbastanza per volare. E io, che già sono a quote più basse, voglio continuare a sognarne di alte, non voglio puntare il muso verso la pista prima dell'inevitabile tempo solo perché tu non hai coraggio, non hai spinta, non alzi mai gli occhi al cielo, non apri mai il tuo cuore.

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BASTA CON L'IPOCRISIA

Luisa: scegliamo questo nome.
Se Luisa non vuole o ritiene di non potermi frequentare da amica, non è mia amica, non la considererò più tale. Mi dispiace, ma devo farlo.
Sono ai giri finali, ho cambiato sistema.
Se non vuole, la ragione la capite da soli. Scelta legittima, ma non immune da conseguenze, altrettanto legittime.
Se non potesse, sbaglierei io, e sarei ingiusto.
Se invece ritiene (legittimamente) di non poterlo fare (è cosa diversa dal non potere), vuol dire che ha fatto la sua scelta, e io la mia. Del resto la vita è fatta di scelte.
Perché se non frequenti mai una persona, non fai cose con lei come vederla, parlarci, toccarla, scherzarci, confidarti, condividere momenti, esperienze, letture, attività, e se non lo fai perché questa persona ritiene di non poterlo fare per via di circostanze "oggettive" secondo lei ostacolanti, inerenti la sua situazione, le convenzioni etc., è giusto rispettare la sua scelta, certo, ma non è obbligatorio condividerla e quindi è giusto non considerarla più un'amica. Perché l'amicizia è importante e se tu la sacrifichi a quelle cose vuol dire che non è così importante per te.
Se per te non ci entra, nella tua vita, il rapporto con me, okay. Io non ho mai visto così le cose. Se poi addirittura l'ostacolo per te è la tua relazione sentimentale sessuale principale, codificata o meno in un matrimonio, ancora peggio: hai interpretato il matrimonio in un certo modo e rinunci a quel che non ti interessa: scelta legittima, che considero stupida ma legittima. 
Questo non vuole dire che io in futuro, nel caso Luisa avesse bisogno, non deciderò di aiutarla. Non è detto.
Ma, ripeto, sarei ipocrita se continuassi a considerarla mia amica. Perché lei non lo è, o non lo è abbastanza.
Questo non esclude di provare sentimenti per lei o di volerla aiutare se necessario, ma è tutto.
A volte si aiutano anche perfetti estranei, siamo tutti fratelli.
Nella vita dobbiamo avere il coraggio di fare quello che sentiamo di voler fare (se lo sentiamo, naturalmente); se rinunciamo a qualcosa per paura di affrontare le conseguenze o per timore di essere giudicati, vuol dire che non teniamo abbastanza a quel rapporto, e quindi ho ragione io a declassarlo. A ben vedere, nemmeno lo declasso: semplicemente gli cambio nome, ne scelgo uno più adatto alla sua sostanza
Sono stufo di considerare fra i miei amici persone che non hanno voglia di vedermi o fare cose con me, o che ritengono di non poterlo fare: la verità è che non avete il coraggio o non vi interesso abbastanza, allora finiamola con questa ipocrisia inaccettabile.
Non si può andare avanti per anni con messaggini o con incontri casuali di pochi minuti. 
Non è amicizia questa, è conoscenza, rapporto di vicinato, rapporto tra colleghi o altro, ma non amicizia.
Io dico basta: per coerenza e perché mi sono stufato di chi è codardo, ignavo, inerte, amorfo (sentimentalmente e/o sessualmente). Magari mi piaci e pure tanto, ma so quando fare un passo indietro.

Diverso è il caso di una persona che hai frequentato assiduamente per anni e anni e che di recente, ma ormai da anni, vedi di rado. Anche qui è indubbio che vi sia stato un raffreddamento, però il rapporto ancora sopravvive e potrebbe riprendere e soprattutto non si è interrotto o non è mai iniziato per le motivazioni che ho esposto sopra, perché se io telefonassi a Piero (supponiamo) ci accorderemo per vederci in due minuti.

Tutto questo è ancora più chiaro se le persone vivono nella stessa città. Se vi fossero distanze anche normali, qualche attenuante ci sarebbe, così come nel caso di impegni familiari e/o lavorativi particolarmente pesanti. Ma anche in questo caso il tempo si troverebbe, di tanto in tanto, se lo si volesse: fidatevi. Anche qui il punto è che non vi vogliono, quindi è meglio lasciar andare, piano piano. 

MI dispiace, ma devo farlo.
 
 
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

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martedì 27 gennaio 2026

No other choice


Pensavo di andare al cinema a vedere un film che mi interessa. Ultimi dieci minuti davvero fantastici.
Vado solo. Non c'è altra scelta. La cosa non mi disturba, lo faccio spesso. Faccio spesso molte cose da solo: voglio dire, la compagnia è un po' cinica e disillusa, ma di qualità. E poi la conosco molto bene...
Non c'è altra scelta. Che poi è il titolo del film.
Il calzone era standard, un po' sotto la media, il dolce okay, il prezzo troppo alto come è di moda da qualche anno (difatti locali vuoti).
Sì, io spesso mangio anche da solo, del resto ho più personalità e tutte interessanti. Da un punto di vita scientifico, intendo.
Pensavo: potrei invitare un amico, al cinema. Ma sta a decine di km. di distanza, non verrebbe mai, specie con un preavviso minimo, ma anche con un preavviso di mesi.
Poi ho pensato a un altro amico, che abita in zona, ma va a letto alle 23 e alle 23 il film finisce: non è comodo. Io mi alzo alle 4 e vado a letto a mezzanotte o all'una, ma io morirò prematuro: epperò so già cosa far scrivere come epitaffio, l'ho indicato nel testamento, che redassi prima dei trent'anni, quindi già in ritardo.
Un'idea ce l'avevo, invitare un'amica (uso questo termine perché sono un romantico, ma i tempi son mutati e non è la parola giusta, proprio no), ma è sposata, signori miei, eh lo so, ma non fate quelle facce tristi: non verrebbe mai, esattamente come una che fosse in carcere a scontare una pena; non le darebbero il permesso o non sarebbe opportuno chiederlo o evadere. Ovviamente troverebbe scuse di facciata, ma io saprei la ragione.
E poi ho pensato, ma così per sport, eh, perché io con me stesso mi trovo benone, a un'altra donna, ma non vuole avere più a che fare con gli uomini, figurati uscirci anche solo per un film senza manovre nelle ultime file: forse c'è l'ha anche con le donne, nel senso che ce l'ha con tutti gli esseri umani, che in effetti fanno schifo, ma insomma, occorrerebbe trovare una misura se si vuole vivere ancora una manciata di decenni senza ritirarsi sulla vetta di un monte.
Certo, son sposato pure io, ma sapete che io le cose le vedo un po' diversamente in molti campi: anche se sono esperienze affini, riesco a distinguere tra carcerazione e vita matrimoniale.
Insomma, nessuna delusione (non puoi riempire una brocca colma), io mi son trovato benone, era solo per ragionare di fronte a un bicchiere di buon malto, che però non c'è. Ragionare sulle assurdità alle quali ci siamo abituati al punto da chiamarle ovvietà.

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mercoledì 21 gennaio 2026

Avevo visto bene


Alla data di oggi non esiste un solo rapporto umano che mi soddisfi appieno. E nemmeno uno che mi soddisfi abbastanza.
A questo punto è evidente la conclusione a cui sarete giusti, ragionando per logica e statistica: è colpa tua.
E io confermo: sì, è colpa del modo in cui io intendo i rapporti umani.
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Certo, alcuni potrebbero definirsi soddisfacenti. Ma in genere sono quelli più giovani, quelli nati da poco e per forza di cose ancora acerbi. Alcuni di questi sono davvero ottimi, per esempio con alcuni colleghi di lavoro: ma appunto il futuro è da scrivere. Qualcuno potrebbe dire: funzionano perché ancora poco profondi. Può essere, chissà. Ma parliamo invece adesso di quelli meno acerbi, più "consolidati".
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Non ne salvo nessuno.
Il mondo è cambiato, ma le cose non vanno bene nemmeno con le persone conosciute quattro decenni fa.
Io non sono cambiato? Forse no.
E' un difetto? Chissà.
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Potrei scriverne per ore, ma eviterò. So che avete la serie che vi aspetta.
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Mi limiterò a dire che se due amici non abitano in nazioni diverse e o parecchi km di distanza e non si vedono quasi mai l'amicizia è teorica. Non esiste.
Amicizia è sentirsi spesso, certo. Scriversi, certo. Ma anche condividere esperienze, fare cose insieme, guardarsi negli occhi, respirarsi, ridere delle stesse cose, un caffè, mangiare assieme, passeggiare, un film, imbiancare una parete, fare un progetto, un viaggio, avere un segreto, parlare di un libro, etc. Toccarsi, viversi. 
Whatsapp è eccezionale se è un mezzo in più. Se è il solo mezzo fa schifo.
Se gli impegni quotidiano, le convenzioni, i matrimoni (una sciagura) ci allontanano, non è amicizia. E' una conoscenza, che è tutt'altra cosa.
Io conosco anche molti animali e vi assicuro che mi danno di più.
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Un anno e mezzo fa feci un'analisi su uno di questi rapporti. Mi si disse che avevo torto.
Certo, qualcosa è cambiato. Ci sentiamo di più.
Io tengo a te. Forse tu in qualche modo tieni a me.
Io farei molto per te, io ci sarò sempre.
Ma tu non ci sei del tutto neppure ora, dai, è evidente.
E allora abbi il coraggio di ammetterlo. Questi quindici mesi hanno confermato quel che dicevo e tu contestavi.
Non vedo un futuro, non vedo un progresso, non sento vicinanza.
Il tempo passa, la vita scivola via, tutto è incolore.
Lacciuoli sociali ti impediscono di vivere più a fondo questa cosa? O forse non ti importa di viverla davvero. Non hai il coraggio o la voglia.
Non so, ma è così.
Ed è un peccato. L'ennesimo di una vita da alieno.
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giovedì 4 dicembre 2025

All'inferno!

Che vadano all'inferno, ora!, tutti questi pazzi criminali corrotti che da mesi stanno preparando, nel nostro paese nel nostro continente, un clima di odio e di guerra e che ci vogliono portare in guerra per poter guadagnare milioni di tangenti dai fabbricanti di armi e sfilare col petto gonfio come tacchini ingordi passando in rassegna le truppe di carne mandate al macello.

È una psicosi collettiva, è una follia generata dall'avidità, dall'incompetenza, dalla miopia, dalla cialtroneria, dalla stupidità più assoluta. 
Sono esseri inutili, anzi dannosi, perniciosi come scarafaggi, come virus... 
Sono come una pandemia devastante... 
Sono esseri infami e squallidi che anziché fare il bene della popolazione, i cui interessi dovrebbero tutelare, operano giorno e notte per garantirci un futuro di orrore.

Fermarli, fermarli assolutamente, togliere dalle loro mani le leve del comando, allontanarli dalla vita pubblica, impedire loro di occuparsi di qualcosa che sia più ampio della loro misera esistenza: questa deve essere la nostra priorità, è una questione di sopravvivenza.
La guerra uccide sempre la povera gente, uccide i giovani e i meno giovani che partono per il fronte, uccide i civili che vengono bombardati e che non hanno da mangiare e di che curarsi, epperò ingrassa questi stupidi maiali idioti, questi scarti dell'umanità da cui ci facciamo comandare e che non sarebbero in grado di gestire un gregge di pecore lobotomizzate, e riescono invece bene a comandare noi perché siamo peggio di pecore lobotomizzate... 

Questi infami corrotti senza nessuna cultura, senza nessuna umanità, con gli occhi spenti e le menti fritte, con in testa una sola cosa: il potere e il denaro.

Questi orribili figuri, uomini e donne in giacca e cravatta e in tailleur, ben curati e con i capelli tagliati di fresco e acconciati, profumati e con le mani sporche e l'anima ancora più sporca... con la valigetta e un muso arrogante, che rilasciano dichiarazioni farneticanti ai microfoni di giornalisti servi luridi e infedeli e traditori della loro professione... 

Questi insulsi bipedi che sopravvivono a ogni guerra e che sulle macerie che hanno provocato sono pronti poi a ricominciare con la ricostruzione e con le tangenti dei ricostruttori fino a un'altra guerra.

All'Inferno!, sempre che anche laggiù non vi schifino, luridi come siete.

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lunedì 1 dicembre 2025

Questo hobby non fa per voi


Il punto non è aver perso: questa è una cosa che facciamo abitualmente da anni, da quando ci guidano persone che non sanno quel che fanno (adesso) o che lo sapevano ma non era per noi che lo facevano (prima).
Il punto è che ieri la partita a Spezia l'avresti potuta vincere facile se solo avessi un minimo di pericolosità in fase offensiva. Perché noi abbiamo fatto abbastanza schifo, ma lo Spezia, anche se pare incredibile, ha fatto peggio.
E quindi noi creiamo poco o niente e non facciamo gol, gli avversari poco o niente e lo fanno. 
La colpa di chi è? Di chi va in campo, certo. E di chi allena. Ma se in questi anni son passati di qua trecento giocatori e tutti o quasi han fatto pena e/o hanno reso al 30% delle loro possibilità, forse vuole dire che il pesce puzza dalla testa.
E difatti questa dirigenza attuale, che ha ripagato quasi tutto il debito creato dalla precedente, e che quindi ha il merito di aver onorato le scadenze, è totalmente incompetente e così arrogante da non capirlo. Un po' come se io pensassi di poter affrescare una chiesa. Io personalmente la critico da aprile del primo anno, più o meno... Chi mi frequenta lo sa. E' indifendibile, è tre anni che fanno errori su errori e si fanno sentire ogni morte di Papa. Spero che vendano questo prezioso giocattolo che hanno salvato economicamente (grazie) ma che stanno finendo di demolire sportivamente, dopo che altri avevano pensato bene di provare a demolirlo economicamente. Spero che capiscano che quello che per loro è una frazione minima del loro patrimonio, un piccolo asset, una bagatella con cui baloccarsi,  per noi è cuore, storia e orgoglio. Spero che si rendano conto che hanno un'auto e pure di valore ma non hanno la patente.
Oggi acquistano società di calcio persone strapiene di denaro ma incapaci di gestire società di calcio. Magari hanno altre doti, ma non quella che serve. E nemmeno se ne rendono conto, quindi non delegano a competenti. Il risultato secondo voi può essere positivo? Siamo ostaggio da anni e anni di proprietà che, per una ragione o per l'altra, stanno demolendo la Samp.

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Un solo protagonista assoluto


In questi lunghi anni di proprietà indecenti o inadeguate (11 anni, e di certo non parlo dell'ottimo Lanna) noi a Genova abbiamo sopportato di tutto, da giocatori inadeguati a dirigenti incapaci o peggio, da partite indecenti a sconfitte in serie, da parole vuote a campagne acquisti vergognose, da un quasi fallimento a una retrocessione e un'altra evitata per un soffio, da annate senza senso a sconfitte contro straccioni; da 6-7 anni poi non facciamo che perdere con chiunque, regaliamo il giorno di gloria anche a chi è straccione di fatto o nell'anima e dopo aver vinto si esalta come se avesse battuto la Sampd'oro. 
Le nostre statistiche degli ultimi anni sono così assurde che paiono false. Mi chiedo come sia stato possibile retrocedere solo 1 volta in 7 anni (no, l'anno scorso non siamo retrocessi né siamo stati ripescati; se lo pensi sei un represso bicolore e/o granata e/o un novax calcistico). Quest'anno stessa solfa... Se non cambia qualcosa forse porteremo quell' 1 a 2, chissà.
Ebbene, questi 7 o 11 anni hanno però solo un protagonista assoluto: la tifoseria. Che fosse una tifoseria innamorata, fedele, paziente e tranquilla, forgiata da papà Mantovani e ai suoi valori sempre fedele, già si sapeva, ma questi lunghi anni lo hanno clamorosamente confermato: in tante altre piazze sarebbe scoppiato l'inferno per molto meno. Noi no, facciamo pure il record di abbonamenti pochi mesi fa... Certo, adesso è contestazione dura, ma alla proprietà. E comunque in questi anni ci siamo confermati eccezionali, quasi unici. Una magra consolazione? Non so. Però è più importante come sei e cosa fai, piuttosto che quante partite vinci.

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mercoledì 12 novembre 2025

Lenta parabola ma inesorabile

Purtroppo non esiste un organo di controllo né una legge che impedisca di diventare proprietario di una società sportiva a uno che intende usare il denaro di quella società per sanare i suoi debiti pregressi. Cioè: la legge esiste, ma la sua esistenza non impedisce che quel che configura come reato accada senza problemi. Né a uno che, pieno di soldi, sia un assoluto incompetente relativamente al settore in cui ha investito e non sappia di esserlo (cialtrone) e quindi distrugga involontariamente la medesima società senza turbarsi se ciò comporta un esborso monetario notevole ma irrilevante rispetto al suo patrimonio complessivo, tanto da poter definire questa attività un semplice hobby nel paniere delle sue attività lavorative e non. Poi c'è una città e c'è una tifoseria, una delle più corrette e appassionate, che sono ostaggio da tantissimi anni di personaggi come questi. E c'è una storia vilipesa e infangata e uno schifo che pare non avere fine. Tutto questo sullo sfondo di un panorama calcistico italiano governato da dinosauri e dominato da squali e di una controparte cittadina che, se possibile, ha da molto più tempo un destino ancora più miserabile e senza alcun senso e prospettiva ma non perde occasione per gioire delle disgrazie altrui, non avendo mai conosciuto il sapore della gioia per un proprio successo.
Non c'è niente di peggio di un incompetente che sia così arrogante da non sapersi incompetente e quindi bisognoso di essere affiancato da chi se ne intende.
Purtroppo non vedo vie di uscita, anche perché in Italia mancano imprenditori seri che vogliano affrontare una sana sfida nel settore sportivo, anche in nome dell'amore per una terra o per una bandiera: solo mezze cartucce che comunque non riuscirebbero mai a mettersi d'accordo.
Dopo così tanti anni, questi ancora parlano: i dirigenti di algoritmi e di strategie a lungo termine; gli allenatori di motivazioni e lavoro; i calciatori di momento difficile e voglia di rifarsi per "regalare una soddisfazione ai sostenitori". A un certo punto sarebbe opportuno smetterla di cianciare e di cominciare a fare i fatti; se non si è in grado di farli, sarebbe dignitoso sparire. Le chiacchiere ormai hanno fatto il loro tempo. Non servono più i cambi di allenatore, l'ingaggio di vecchie glorie (che in genere sono di enorme valore e meriterebbero ben altri scenari) al solo scopo di placare i tifosi, i ritiri "per ritrovarsi". Se chi dirige è un incompetente assoluto e chi gioca ha valori tecnici, tattici, agonostici e atletici e umani solo medi o a volte addirittura carenti e fa parte di una rosa assemblata senza denaro e con poco criterio, e chi allena spesso è carente pure lui oppure, se dotato, non è comunque figlio di Dio, il destino è scritto.
Detto del peccato originale (cialtroneria), e senza dimenticare la sfortuna e la persecuzione di arbitraggi spesso indecenti, resta da dire ancora una cosa: alla fine la palla è rotonda e sta a chi va in campo metterci il cuore e i polmoni, ma qui manca tutto.
 
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domenica 17 agosto 2025

Occorre rispettare i confini


Trump non deve cedere, ci sarà scambio di territori, occorre rispettare i confini e l’integrità territoriale dell’Ucraina.
Sono solo alcune delle frasi che ho sentito pronunciare da imbecilli che si presentano come giornalisti o politici.
Ma sapte come funzionano le guerre?
Chi vince detta le condizioni e si prende quel che vuole. Chi ha perso non ha chances e cerca di limitare i danni.
E Putin, uno che ha passato la vita a uccidere o far uccidere, ma che incredibilmente è migliore di molti altri che trattiamo da democratici e invece scatenano guerre sulla base di bugie o massa -crano migliaiai di bambini, ha vinto questa guerra da tre anni e più si va avanti più roba si prende.
Perché è così che funziona. Ma se fai il politico o il giornalista e non hai studiato, non lo sai, e spari minchiate. 

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Amici nel tempo


Nei ‘70 avevo pochi amici, un tempo i bambini non uscivano tutti i giorni, facevano i bambini. Quei pochi li vedevo non spesso ai giardinetti e si giocava insieme, o li vedevo sui banchi di scuola, ma al tempo a scuola si studiava, per lo più.

Negli ‘80 e nei ‘90 aveva qualche amico, e li vedevo abbastanza spesso: gitarelle, cinema, teatro, pizze, riunioni a casa per vedere un telefilm, etc. Alcuni erano finti amici, è fisiologico, ma ci si vedeva.
 
Nel nuovo millennio ho pochi amici (sto sovrastimando) e non ne vedo uno se non per caso o ogni morte di papa (ma Leone XIV è vivo? Non si sente mai, a meno che non colpiscano una chiesa cristiana a Gaza). Sono amici teorici. Vivono in apposite riserve: Whatsapp, Facebook, a volte Email. Non si litiga quasi mai. Anche se spesso ci si fraintende. Contatto visivo e fisico zero: meglio, posso stare in mutande, canotta e ciabatte e non prendo virus. Nessun abbraccio, nessuna stretta di mano, non si condivide nulla davvero, a parte i post e i reel. Che figata!

Siamo nell’era della disabilità sentimentale diffusa. 

(Da notare: ve l’ho detto con un post. Di vedervi non ci penso proprio, ma perché so che non vi andrebbe e io non mi impongo mai. Statemi bene eh.)


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martedì 24 giugno 2025

Facciamo il punto e spieghiamola semplice (perché è semplice)

Dopo settimane di deliri in cui giornalisti, politici, tesserati, tifosi, idioti semplici hanno scritto cumuli di bugie, invenzioni, calunnie a danno della Unione Calcio Sampdoria (società calcistica fra le prime 7 in Italia, l’unica assieme ad altre cinque ad aver giocato una finale di Coppa dei Campioni, l’unica assieme ad altre sei a non essere mai andata in C, e con un palmares di 7 trofei principali) cosa resta? La loro immensa stupidità, la loro ignoranza, la loro malafede.
E spero qualche condanna.

Complotto salvasamp? Solo l’averlo pensato, di fronte ai fatti accaduti, denota che il cervello oggi è un optional.

Una società sportiva non paga nei primi mesi dell’anno due scadenze fiscali/previdenziali, o peggio: le paga con crediti fasulli, inesistenti, quindi con carta straccia. La pena prevista (piaccia o no, e a me non piace) è 4 punti.
In quanto tempo emerge questa irregolarità? Mesi. Perché? Lentezze burocratiche assurde, ma tipicamente italiche. Fra l’altro fummo vittime anche noi di una pena simile due anni fa (-2 punti) per aver pagato, attenzione, con denaro buono, le scadenze, ma con pochi giorni di ritardo…. Ma allora non ricordo polemiche o accuse, non ricordo voci su “complotti affossasamp”.

Tolti ovviamente 4 punti alla squadra colpevole della violazione (i colpevoli poi sarebbero semmai i dirigenti, non certo giocatori e tifosi), la classifica viene riscritta e la Samp, da retrocessa, accede ovviamente ai playout.
Non vedo nulla di strano, irregolare, sospetto. E’ tutto perfino scontato, banale.

Si fanno i playout (in condizioni disagevoli per Samp e Salernitana: sei settimane di inattività ufficiale, caldo enorme, giocatori in scadenza, etc.) e la Samp se li aggiudica giocando nettamente meglio e approcciandoli nettamente meglio da un punto di vista mentale. Quindi la Samp resta in B (non è ripescata, occhio: resta in B dopo regolare playout, è diverso).
Tutto il resto è fango.

Se qualcuno avesse voluto salvare la Samp (accontentiamo per un attimo i decerebrati di cui sopra) avrebbe potuto far molto meglio, per esempio:
1) non negare alla Samp, durante il torneo, il gol regolarissimo segnato al Brescia o alcuni rigori netti degli ultimi match; l’avrebbe salvata senza scandali, semplicemente applicando… equità! 2) allargare la B a 21 squadre senza far giocare i playout in piena estate. E invece si sono i fatti i playout, conseguenza diretta delle violazioni del Brescia, poi (attenzione: poi) fallito, e la Samp li ha vinti nettamente (2-0 e 2-0).

Che dire poi dei poveri genoani che festeggiano a inizio maggio la nostra “rovina” (facendosi ridere dietro da tutto il mondo, tolto qualche imbecille) e fanno un finto funerale senza assicurarsi che nella bara ci sia il morto? E he ancora oggi delirano di complotti del Palazzo per salvarci? Che sono buffoni e idioti. E che il loro conclamato, patologico, incancrenito complesso di inferiorità è (giustificabile e) gravissimo. 

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domenica 15 giugno 2025

Il Caso e il Tempo

Non solo la vita è governata dal Caso e regolata dal Tempo (non so dire chi dei due sia più spietato), ma gli Altri sono davvero la nostra indispensabile risorsa e la nostra irrimediabile rovina.
Se dobbiamo arrenderci alla convinzione che Entità terze siano corrompibili con preghiere, sacrifici e riti, cominciamo a costruire chiese a queste due. 

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domenica 25 maggio 2025

Quello è un macellaio

Quello è un macel -laio. Un sub -umano. Un verme. Un orrendo criminale. Un maiale sporco e puzzolente. Merita una fi -ne in -fame e festeggerò se accadrà, lo devo a 70mila innocenti ster -minati, a 20mila bambini massa -crati, a milioni di persone che stanno morendo di bom -be, di sete e di fame. Non vedo differenze tra lui e il suino coi baffi austriaco, se non nei numeri (per ora). A me chi fa i distinguo fra geno -cidio e “orrendo crimine di guerra” sembra un perfetto e molto grande coglio e mi fa ribrezzo.
Questo governo italiano, complice al pari di Usa, Gb, ecc. di questo orrendo geno -cidio (forniamo armi in gran quantità e supportiamo politicamete l’assassino, oltre a non aver mai riconosciuto la Palestina), non agisce in nome mio. Verrà il giorno in cui paghe -erete, è ovvio. Viene sempre. Chiedete a Milosevic, a Gheddafi, a Ceausescu, al merd-0so baffetto austriaco, al ridicolo e assas -sino pancione pelato italiano, a tutti i vermi assas -sini della storia. 
#Free #Pale #Stine 

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Diamoci un taglio, l’ultimo

Alla fine, cosa ci vediamo a fare? Meglio non vedersi. Ci sentiamo tutto l’anno sui social o su Uozapp, anzi quasi ogni giorno; ci chiamiamo al telefono una volta l’anno o meno, vedersi (addirittura di persona, Dio mio!) ogni tot mesi è controproducente: rovina l’immagine che abbiamo cristallizzato l’uno dell’altra o dell’altro e ci costringe ad entrare in contatto con l’alter ego, quello reale, quello che conosciamo meno e che è diverso da quello che ci scrive o ci manda le faccine e mette i laic. 

Le amicizie oggi non hanno bisogno del contatto fisico, nemmeno del contatto visivo: se proprio si deve, c’è Zum o meglio ancora le foto postate su Feisbuc o Insta. Figurati se ho bisogno di far due passi con te, di guardarti negli occhi, di ascoltare la tua voce, o di prendere un prosecco o una pizza: è roba dell’altro secolo. Oggi ti taggo, ti mando un link, ti scrivo due righe e due emoticon: e la vita procede. Se proprio sono ispirato, ti racconto una cosa via mail, ma già la mail è roba antiquata, tipo una stretta di mano o un abbraccio: quasi sconveniente.  Nessuno ha voglia di averti davanti, si preferisce interagire virtualmente. 

Alla fine, vedersi dopo molti mesi e sapere che poi non ci si vedrà più per mesi è deleterio: crea aspettative. E poi c’è il rischio che io apprezzi la tua presenza o tu la mia, o financo che mi innamori se sei del sesso che cerco: sono rischi da evitare con accuratezza. Potremmo scorprire di avere interessi in comune e di aver piacere di coltivarli insieme: l’inizio della fine. Siamo sposati, quindi per definizione abbiamo rinunciato a essere persone, ad avere una vita che non sia dentro la gabbietta. In occasione di ricorrenze, ci facciamo puntualmente, da brave persone civili, gli auguri con messaggi originali e spiritosi e ci mandiamo un regalino per posta o con amazzon: direi che pretendere di più sarebbe da originaloni.
Se proprio dovrà essere, verrai al mio funerale, quello sì, anzi no: perché vi ho liberato dall’obbligo in un post di qualche settimana fa, ricordi? Semmai, verrò io al tuo, tanto in questi casi non correremo il rischio di vederci, e questo è ciò che conta davvero. Fare una manciata di chilometri per passare qualche ora insieme è follia. Ma anche se abitiamo vicini, uno spritz o una passeggiata sono davvero troppo. Io so che ci sei, tu sai che ci sono. Due chiacchiere su argomenti futili via smartphone e poi ognuno nel suo guscio. Chiamami se hai bisogno di aiuto, tanto so che non lo farai e so che non me lo darai.

La presenza fisica è stata sopravvalutata per secoli. Un tempo erano le distanze e la scarsità e arretratezza dei mezzi di trasporto a rendere più facile mantenere questo distacco essenziale; oggi abbiamo finalmente gli strumenti per poter essere “amici” senza frequentarci: adoro il progresso!
Io non ero di quest’idea, ero ancora uno di quei fissati che avrebbe voluto vedere più spesso i cosidetti amici o amiche, ma mi son reso conto da solo che la mia visione era superata: il mondo ormai viaggia su binari diversi, e vedersi, a meno che non si debba fare qualcosa di sporco, è inutile, anzi sconsigliabile. E anche nei casi citati non sarebbe male prendere confidenza col sesso a distanza o virtuale: potrebbe dare grandi soddisfazioni ed eliminare una delle ultime remore alla voglia di abbracciare con gioia questo nuovo mondo senza più relazioni personali dirette.

In fin dei conti, l’altro da noi è sempre qualcosa difficile da accettare fino in fondo. L’assenza di contatto fisico, o anche solo di visione diretta, rende più accettabile avere un rapporto. Presto, non dovremo neppure più uscire per andare a lavorare, perché non ci sarà più lavoro o quasi. Vivremo con un reddito statale di base e ci faremo portare sul divano tutto quello di cui necessitiamo da robot servizievoli. Questo ci toglierà la tentazione di uscire per strada e abbracciare la prima che passa, o di chiedere a un amico o a un’amica di uscire una sera. In fin dei conti prendere una boccata d’aria, alzare gli occhi al cielo, sentire il sole sulla pelle sono tutte operazioni superflue, superate e che possono portare solo rogne mediche o di tipo meteo. Sono buffonate per tipi eccentrici; sono stranezze di chi ha chissà quali secondi fini.

Dato che già siamo a un passo da un mondo fatto così, e che già ci vediamo una volta ogni morte di Papa, per non costringere i poveri cardinali che vivono in attici di 500 mq a riunirsi spesso per farsi una grigliata, facciamo il passo decisio e non vediamoci più.

Ci ricorderemo come eravamo, non ci vedremo invecchiare, non ci vedremo morire: verremo a saperlo a cose fatte, magari ci dedicheremo un pensierino su Feisbuc e faremo tanti laic; fino al trapasso, ci scambieremo qualche riga e per il resto ognuno andrà all’infer -no seguendo la sua personale, originalissima via.

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venerdì 23 maggio 2025

Varie di calcio, di politica, di donne che mi…

*VARIE DI CALCIO, DI POLITICA E DI DONNE CHE MI STIMAVANO ALLA GRANDISSIMA E POI…*

Contento che vinca il Napoli (però ribadisco: Conte MAI piaciuto, e non parlo di tattica) ma desiderei quel che desidero da decenni: un campionato regolare, senza ombre lunghe come una notte di sei mesi senza luna. E anche quest’anno non l’ho avuto, né in A né in B.
Ci credo che la Salernitana avrebbe voluto giocare il playout col Frosinone prima di sapere la sentenza sul caso Brescia: in questo modo avrebbe avuto la B assicurata, ehehehehe! O vincendo il playout, o anche… perdendolo, col Brescia poi condannato. Salernitani, non siamo tutti scemi qui sulle rive del Bisagno, eh!
Stasera gli juventini sono felici. La stupenda e miserevole e miserabile paranoia antinerazzurra, rinfocolata dallo schifo di Calciopoli (i cui autori sono venerati a Torino) è grave e vi rende provinciali. Per dire, è tipo quella dei bicolori genovesi (ma appunto loro sono provinciali, voi in teoria no…)
Far giocare un playout a metà o fine giugno, dopo un mese senza partite ufficiali, coi giocatori già mentalmente in vacanza o prossimi a scadenza, è una enorme boiata, sarebbe la conclusione falsata di un torneo falsato (dal caso Brescia e da altre cosucce).
Quel belinone di Trump (nonché complice del massa -cratore di bambini) la finisce di sparare minchiate al solo scopo di far guadagnare milioni in borsa ai suoi amici? E’ un reato. E lui è un idiota al cubo, vedi decisione su Harvard, nemmeno una scimmia acefala.
Capezzone definisce “politica” israeliana la barbara ucci -sione di 65/70 mila civili innocenti, tra cui 20mila bambini. Devo commentare? Non ho abbastaza soldi per reggere la causa eventuale di un deputato a 13mila/mese nostri.
A luglio mi definiva “una persona meritevole”, che aiuta tutti, sagace, ironico,  che regala calore, con cui è un piacere lavorare, che lascia “un solco nei nostri cuori”, che è “un’anima speciale” e neppure lui “sa quanto vale”, ed è un “collega d’oro, ciao e “grazie di tutto”!
A gennaio (mai visti nel frattempo) si convince che io ho fatto una cosa che NON ho fatto (spiace deluderla, ma se non l’ho fatta dire che l’ho fatta sarebbe mentire, e una persona così meritevole non può mentire) e non vuole sentir ragioni: accuse e offese. In pratica dimostra di non avere la minima fiducia in una persona che aveva definito come sopra.
Io, se pensassi quel po’ po’ di robetta su una persona, la starei a sentire e fra le mie paranoie (certe e nette) e le sue affermazioni opterei per queste ultime. C’est la vie, direbbe il poeta. Io penso altro.
La cosa peggiore della morte sarebbe sapere di essere morti. Sarebbe peggiore di tutto il resto, che già fa schifo assai.
Inviterei la Samp a denunciare il pres. del Brescia o quanto meno a valutare attentamente se ci sono gli estremi per farlo, perché se davvero oggi ha detto quello che ha detto, dopo aver ammesso nei giorni scorsi la storia dei crediti inesistenti, merita di pagarla. Le regole sono chiare e due anni fa ne abbiamo fatto le spese pure noi (e per un semplice ritardo, cosa molto meno grave). Non cerchi ridicole scuse e non inventi fandonie per salvarsi la faccia. Fra l’altro ce l’ha con noi da due anni, quindi è anche poco credibile.
— 

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mercoledì 21 maggio 2025

La vita è come un calcio di rigore




Come un penalty, non puoi tirarlo una seconda volta. La vita è una, se ti va male per sfortuna o perché fai scelte errate (e del resto è difficile azzeccarle tutte la prima volta che fai una cosa, in questo caso: vivere; è infinitamente più probabile sbagliarne moltissime), sei fritto, non hai segnato e perdi tutto, senza rimedio. Un altro penalty non ti sarà assegnato, un’altra vita non c’è.

E poi c’è una differenza tra calcio e vita che peggiora le cose. Che, a differenza che nel calcio, qui non solo è la prima volta che vedi un pallone e che tiri un rigore, ma prima di accorgerti e di capire per bene cosa stai facendo, hai già posizionato il pallone e hai già fatto la rincorsa; hai già il tuo corpo in una certa posizione (magari quella sbagliata) e il piede pronto a impattare la sfera di cuoio in un certo modo. Potresti anche aver sbagliato la scelta degli scarpini. Perché quando vivi è difficile che tu possa prendere scelte consapevoli (si fa per dire) prima dei 20 anni, e a quel punto come detto la rincorsa e l’approccio sono già belli che decisi, grosso modo.

Ecco perché verso i quarant’anni o un po’ prima o un po’ dopo ci accorgiamo che abbiamo sbagliato varie cose e che non possiamo più rimediare: il pallone della nostra vita finirà fuori o fra le braccia dell’estremo difensore, oppure sul palo. E il resto della vita sarà come guardare la sfera che molto ma molto lentamente va verso la porta ma non gonfierà la rete; e poi sarà come vivere per decenni quegli istanti che sempre seguono lo sbaglio di un rigore: sosrpresa, delusione, sconforto, disperazione, rassegnazione, rimorsi, sensi di colpa, incubi.

Ci danno in mano un gioco da tavolo ma non ci spiegano nessuna regola: dobbiamo capirle da soli. E il gioco non è di quelli semplici o intuitivi, tutt’altro. Mano a mano che giochiamo facciamo sempre meno errori, ma sono sempre tanti e molti cominciano già a condizionare e non poco il nostro futuro. A volte ci blocchiamo, non sappiamo che fare: è il momento in cui pensiamo di non aver capito tutte le regole. Poi si riprende, ma gli errori sono inevitabili. E cominciano a pesare. Quando ti accorgi che sei fritto o che il Caso si è accanito contro di te, è tardi per rimediare, la palla è partita. 

Certo, non per tutti è così. C’è chi nasce con una base di partenza favorevole (ricchezza, salute di ferro) ma non puoi deciderlo tu: è come quando scivoli poco prima di impattare la palla e proprio grazie a questo infortunio ti esce un tiro sporco e imprevedibile che beffa il portiere.

Perché non sono solo i nostri errori di neofiti a condizionare il punteggio di quel gioco chiamato vita, o le decisioni prese correttamente; interviene appunto anche il Caso, che può salvare chi sbaglia o affossare chi dovesse sbagliar di meno.

Se gli esseri umani fossero computer, le strade pullulerebbero di pc che si sono volontariamente formattati il disco, perché affrontando la cosa da un punto di vista freddo, logio, razionale, pare evidente che per moltissimi non esiste via di uscita. Ma gli uomini, e questa è la loro forza ma anche la loro condanna, ragionano in maniera molto diversa da come “ragiona” un pc. 

E quindi, tranne alcuni che non ce la fanno comunque e che in base a un ragionamento che pare da pazzi ma in realtà sanissimo decidono di abbandonare il campo, gli umani vanno avanti a testa bassa, senza alzare mai lo sguardo oltre i cento metri. In questo modo riescono a vivere protetti da quelle formidabili dro -ghe naturali che si chiamano illusione, speranza, miopia. 

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Un istante che ti inghiotte

Anche l’anima può soffrire di claustrofobia. Chiamatela come volete: anima, cuore, spinterogeno. Non intendo quella immortale, questi sono altri discorsi. Intendo ciò che ti fa percepire te stesso in relazione a quel che ti circonda e al tempo passato e futuro. 

La claustrofobia dell’anima è quando sei in una situazione che percepisci come senza via di uscita. Non ci sei fisicamente, ma è peggio: perché in quel caso cercheresti con tutte le tue forze di uscire, e vorresti davvero farlo, e mai ti daresti per vinto, cercheresti sempre una via, sapresti che esiste, che deve esistere. Qui, invece, non riesci quasi a respirare ma non hai una finestra da spalancare, una porta da sfondare o una parete in cui cercare un pertugio. Sei chiuso senza essere fisicamente costretto, e quindi lo sei ovunque ti trovi. E’ una sensazione orribile. Sono istanti in cui davvero tutto perde importanza, ti alzi di scatto, come per prendere aria, che però non manca, anche se ti sembra davvero che manchi. Sono istanti brutali, se durano più di una manciata di secondi possono portare a conclusioni definitive. Io ho sempre capito le dinamiche che portano a certi gesti, prima ancora di avere l’età per capire la vita e quei gesti: era una specie di sapere innato. La maggior parte delle volte questa sensazione orripilante dura pochi secondi, alzarsi e camminare già migliora le cose, ma è solo un sollievo momentaneo: se sei caduto anche solo per un fugace attimo in uno di quei pozzi, se ne hai indovinato anche per un secondo il fondo limaccioso e letale, per poi riemergere subito, è perché stai percorrendo un terreno infido ricco di trappole e di pozzi e presto ne vedrai da vicino un altro, mai sapendo, in quel momento, se riuscirai a uscirne. 

L’istinto alla vita è fortissimo in noi, e lotta strenuamente; ma quei blackout devastanti per un attimo spengono tutto e al buio della notte più nera tutto è possibile. Se ti è successo, sei a rischio. Sai che potrà risuccedere, non sai se potrai superare quel gradino. Stai vivendo una vita guasta, che di tanto in tanta dà segnali del suo stato in costante degrado. Stai nuotando e ti mancano le forze. Le acque sono nere e profonde, spesse, dense. La fatica aumenta e ogni metro è una conquista che sembra epocale. Non stai vivendo, stai sopravvivendo. Non respiri, boccheggi. Non hai una vita, la subisci e non ne sei dentro appieno, galleggi in superficie, vedi e non puoi far niente per cambiare le cose, e tutto ti sembra vano, sbagliato, immodificabile, perduto. La tua stessa vita, il suo significato. Il futuro è compromesso, il presente un calvario. 

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