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mercoledì 22 gennaio 2020

Beatles.... (Eleanor Rigby e altre)

Innanzitutto questo video ci serve per ricordare che anche ai concerti dei Beatles vi erano scene di delirio e di isteria collettiva, specie da parte dei giovani... Come oggi, certo.
Ma quella era MUSICA. Oggi, spesso, non lo è.
Yesterday... si è già detto tanto, che dire di nuovo?
E’ una delle 10 più belle canzoni di sempre, da quando esiste l’uomo sulla Terra...

Suddenly, I’m not half to man I use to be
There’s a shadow hanging over me....

Yesterday

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Living is easy with eyes closed
Misunderstanding all you se
It’s getting hard to be someone
But it all works out
It doesn’t matter much to me

Nothing is real...

Lennon è un grande.
Strawberry Fields Forever

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Prima parte Eleanor Rigby
Poi, da 4:50, Strawberry Fields Forever

Per molti gli Scarafaggi (meglio: Coleotteri, Beetle vuol dire coleottero, poi storpiato in Beatles, riferendosi anche a Beat) han fatto solo canzonette.
Questa è Musica.
Vi lascio la trap. (Preferisco Trap, il Giuan di Cusano Milanino)
Per carità, può divertire...
Ma questa non diverte: delizia, ricopre l’anima di caramello, ti fa volare più in alto delle nuvole, ti eleva, ti fa toccare l’infinito.
La trap, ahaha.

Eleanor Rigby e Strawberry Fields Forever

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Sperimentali disarmonie in “We Can Work It Out”

E vogliamo parlare di quelle che Wikipedia definisce “parti sperimentali disarmoniche a 3/4 nel tempo di 4/4”?
Assolutamente divine.

McCartney: “ I took it to John to finish it off, and we wrote the middle together. Which is nice: 'Life is very short. There's no time for fussing and fighting, my friend.' Then it was George Harrison's idea to put the middle into 3/4 time, like a German waltz. That came on the session, it was one of the cases of the arrangement being done on the session.”

Vi rendete conto di quali geni fossero?

“For fussing and fighting, my friend”
“So I will ask you once again”

La canzone fu scritta da Paul e John e si riferisce probabilmente alla relazione di Paul con Jane.

We Can Work It Out

“In We Can Work It Out, Paul did the first half, I did the middle eight. But you've got Paul writing, 'We can work it out / We can work it out' – real optimistic, y'know, and me, impatient: 'Life is very short, and there's no time / For fussing and fighting, my friend.'
In author Ian MacDonald's view, some critics have overemphasised the extent of McCartney's optimism in the song and neglect the toughness in passages written by McCartney, such as "Do I have to keep on talking until I can't go on?" Lennon's middle shifts focus from McCartney's concrete reality to a philosophical perspective in B minor, illustrating this with the waltz-like passage suggested by Harrison that leads back to the verse, possibly meant to suggest tiresome struggle. Rather than a formal change to 3/4 time, the waltz effect is created through suspensions and triplets within the regular 4/4 rhythm.”

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ELEANOR RIGBY
è una canzone incredibile. Scritta da Paul e da lui arrangiata assieme a George Martin, fu pubblicata nel 1966. Racconta una storia straziante e ha una melodia sopraffina. Ha la stessa dignità della musica classica. Le viole, i violoncelli e i violini sono magici. La fidanzata di Paul (Jane) gli fece conoscere il grande Vivaldi (adoro “L’estate”) e Paul decise per i violini, tanto ne rimase colpito.
Eleanor Rigby è una delle tante perle che i Beatles ci hanno regalato. L’album è Revolution e la canzone fece scalpore, per la sua malinconia e per la sua drammaticità. Parla delle persone sole, ma non nel senso che non sono accompagnate, nel senso che sono schiacciate dalla solitudine, oppresse da questo stato, che non riusciranno mai a superare. Una barriera li divide dagli altri e questa barriera non si sbriciolerà mai.
Eleanor Rigby raccoglie il riso che è rimasto a terra, in chiesa, dopo la celebrazione di un matrimonio. La chiesa è vuota, è tristissima. Tutto è silenzio, solitudine, mestizia. Eleanor vive in un sogno, si trucca e aspetta alla finestra...
(Eleanor Rigby
Picks up the rice in the church where a wedding has been
Lives in a dream
Waits at the window...)
Padre McKenzie scrive le parole di un sermone che nessuno ascolterà (Writing the words of a sermon that no one will hear)
(Darning his socks in the night when there's nobody there)
Eleanor morirà e sarà sepolta da padre McKenzie in quella chiesa, nessuno verrà al funerale.
(Eleanor Rigby
Died in the church and was buried along with her name
Nobody came)
Nessuno fu salvato, il finale è drammatico. (No one was saved)
Nemmeno Dio li volle.

All the lonely people
Where do they all come from?
All the lonely people
Where do they all belong?

Eleanor Rigby

E ascoltate anche qui

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giovedì 5 dicembre 2019

War Pigs

Vogliamo parlare del primo minuto di questo pezzo immortale e del testo incredibile? E dell'assolo finale?

WAR PIGS
I MAIALI DELLA GUERRA

Generals gathered in their masses,
just like witches at black masses.
Evil minds that plot destruction,
sorcerer of death's construction.
In the fields the bodies burning,
as the war machine keeps turning.
Death and hatred to mankind,
poisoning their brainwashed minds...
Oh lord yeah!

Politicians hide themselves away
They only started the war
Why should they go out to fight?
They leave that role to the poor
Time will tell on their power minds
Making war just for fun
Treating people just like pawns in chess
Wait 'till their judgement day comes, yeah!

Now in darkness, world stops turning
as the war machine keeps burning
No more war pigs of the power
Hand of god has sturck the hour
Day of judgement, god is calling on their knees, the war pigs crawling
Begging mercy for their sins
Satan, laughing, spreads his wings

Testo di Geezer Butler
Musica di Tony Iommi, G. Butler, Bill Ward & Ozzy Osbourne

https://www.youtube.com/watch?v=-ssFjyDIyQ0&fbclid=IwAR1pRi_9ntIJkgqdVFPHPWN-JuElRLlvvxHDIVye14pIRg2NgZxPC_-GakQ


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giovedì 31 ottobre 2019

Amanda Lear intervista Battiato

Una donna che amo da sempre, che ha un gran talento e un'intelligenza spaventosa (Amanda Lear) intervista un mostro sacro, poliedrico ed immenso artista, vanto italiano (Franco Battiato)

Clicca qui:
https://www.youtube.com/watch?v=ptS0keF3M8w

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domenica 13 ottobre 2019

Edie non lo sa

Edie non lo sa.
Non può saperlo, questa ragazzotta del 1966, from Dallas, che a fine anni '80 mi colpì per le sue canzoni malinconiche e allegre nello stesso tempo, e che adesso, in un grigio e mite pomeriggio di ottobre mi sta accompagnando, sul vinile, con il suo Ghost Of A Dog. All'epoca, oltre a cantare pezzi magici, era anche assai carina, con quel cappello a larghe tese che era solita indossare: poi il tempo, si sa, ci devasta, ma in me quel ricordo, quella voce sono sempre vivi e di certo Edie non lo sa che oggi, a 30 anni di distanza, un italico grafomane sta ascoltando la sua voce e la sua musica in un grigio e mite pomeriggio di ottobre. Certi momenti non passano, certi flash rivivono come se fosse il primo scatto. E' la magia della musica, e anche della letteratura, delle arti.
Edie Arlisa Brickell non ha avuto una carriera formidabile, anzi Ghost Of A Dog, LP bellissimo, vendette pure poco, dopo il boom di Shotting Rubberbands At The Stars. Poi sposò Paul Simon, non proprio uno sconosciuto, e fece tre figli. E' cambiata, non ho suoi dischi recenti, vivo ancora in quella bolla dei due album citati e poi del suo primo LP solista Picture Perfect Morning.
Non lo sa che oggi è in compagnia di un uomo del Vecchio Mondo che ha un suo vinile e lo fa girare sul piatto, in un grigio e mite pomeriggio di ottobre di fine decennio. E mi sembra di averla qui, con quel cappello e quegli occhi, che il tempo ha reso meno vivi.
Edie, quella Edie, è qui, anche se non lo sa.

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mercoledì 15 maggio 2019

Sibilla

LE SOLITE ITALIANATE

Sibilla, pseudonimo di Sibyl Amarilli Mostert (Zimbabwe, 14 aprile 1954), è una cantante italiana.
A Sanremo si presentò nel 1983 con un brano davvero incredibile scritto da Franco Battiato e Giusto Pio (Oppio) e fu eliminata, anche e soprattutto a causa di un grave e assurdo errore tecnico a lei non imputabile che ne pregiudicò la performance.
Ovviamente gli idioti la bollarono e la sua carriera, per questo e chissà quali altri motivi, non decollò.
Ascoltate la versione buona (spettacolare) e quella involontariamente sconciata dallo staff tecnico del Festival...
I like Sibilla.

Uru belev sameach a tutti!
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a seguire il testo.....

Versione ok:
https://www.youtube.com/watch?v=nJYYgNiY8eY

Versione sconciata:
https://www.youtube.com/watch?v=nojDJzehBe0

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OPPIO


Fuochi accesi negli accampamenti nomadi
E fumatori d'oppio dall'oriente sui tappeti
Le visioni riempiranno le mie mani vuote
Cartagine era bella in mezzo ai melograni
È vero do i numeri dividili con me
Ho perso la testa ma sto bene anche senza

Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach
Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach

Scivolando sulle soglie di nuovi amori
Con misteriosi nomadi per misteriose mete
Giochi di prestigio con i fili del destino
A quel tempo l'oppio ci costava meno d'una birra
È vero do i numeri dividili con me
Ho perso la testa ma sto bene anche senza


Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach
Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach

L'equilibrio di quel tè alla menta alla Medina
E i passi nelle dune fanno l'eco all'universo
Eravamo ancora dilettanti di delitti
Cartagine era bella in mezzo ai melograni


Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach
Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach
Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach Uru Belev Sameach

(testi canzoni MTV)
(immagine www punto terradibasilicata punto it)

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martedì 14 maggio 2019

Deriva

Battiato, l’immenso e talentuoso Battiato, uomo di cultura e di pace, che nei ‘90 va a Baghdad e tiene un concerto, omaggiando con grande sensibilità il pubblico locale e riscuotendo successo e ammirazione.
Una esemplare dimostrazione di umiltà e di rispetto per le culture diverse dalla nostra.
E qui file di idioti che stanno tutto il giorno a parlare di razze, immigrati e muri.
Perché sono sempre i peggiori a governarci?
Perché mediamente facciamo schifo.
Chi non fa schifo però nota la discrepanza tra quel che abbiamo e quel che meriterebbe, e ci soffre.

https://m.youtube.com/watch?v=otuDAwqOE20

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sabato 1 febbraio 2014

Nuovo video di Shakira e Rihanna

"Shakira e Rihanna: che duetto hot!
Dopo Madonna e Miley ecco la moglie di Piquè e la cantante di Barbados in un video bollente" (Il Secolo XIX 1.2.14).
Carino, sì. Ne ho visto un minutino. Sintetizzando all'osso, Shakira e Rihanna muovono abbondantemente il culo in tutte le direzioni fisicamente espletabili e, mezze scosciate, si carezzano vicendevolmente con sguardo da triglia, vocalizzando.
Ma non l'ho visto tutto, magari negli altri due minuti aiutano i clochard e leggono Dostoevskij, che ne so.

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domenica 19 febbraio 2012

Poetesse sconosciute, vallette bone e stormir di tonache

Cominciamo subito dalle canzoni di Sanremo 2012: che vinca Emma l'urlatrice, Noemi la colorata o Arisa che ci fa non importa, sono tutte canzoni carine. I migliori per me sono però Eugenio Finardi (http://www.youtube.com/watch?v=EYBTZFy-Jl4), Chiara Civello (http://www.youtube.com/watch?v=OjMD2VS4J6c), Samuele Bersani (http://www.youtube.com/watch?v=0YRmXfnWhHQ) e ovviamente Patti Smith!
Guardate un po' Chiara Civello qui: http://www.youtube.com/watch?v=OvnNNcAGeWU&feature=related
Meritava di più Celeste Gaia (http://www.youtube.com/watch?v=wgeYw4JvIg8). Interessante quel che dice qui: http://www.musicroom.it/articolo/celeste-gaia-a-sanremo-2012-carlo-e-un-sogno-video-intervista/31781/

Ivanka la ceka è bellina, ballicchia, ma sappiamo tutti perchè è sul palco di Sanremo: serviva una valletta bona, altre qualità non sono richieste, meno parla meglio è, inutile far finta di dimenticarlo; se sta bene a voi donne, sta bene pure a noi. Per il prossimo anno propongo come conduttori Victoria Cabello (sa fare il suo mestiere) e Amanda Lear (padronanza scenica e ironia inarrivabili); come comici Luca e Paolo (Luca -anche se è genoano...- è nato per stare sul palco). Stop. Niente orpelli femminili. Quattro serate e non cinque, 20 cantanti e non 14 (meno spazio alle balle dunque), più tempo dedicato ai giovani (magari evitiamo di pescarli all'asilo, a 15 anni uno può ancora studiare e crescere, il suo tempo, se ha talento, verrà), meccanismi di voto più affidabili. Se poi vuol tornare Celentano e devolvere ancora in beneficenza il suo compenso, ok: dice quel che pensa, questo basta, peggio per chi si risente. E per favore cachet moderati, cavolo, è Sanremo, non è la diretta della fine del mondo.

E' morta Wislava Szymborska, una dei miei poeti preferiti. Ho molte sue raccolte di poesie da anni, un link a "Foglietto illustrativo" è presente pure sul blog (http://www.kore.it/caffe/poesia/tranquillante.html). Fino a ieri è stata ignorata, per non dire irrisa quando ha vinto il Nobel (e chi è questa?). Ora sono state vendute 30mila copie in pochi giorni del libro presentato da Saviano a casa Fazio e tutti o quasi tutti si sono scomodati a glorificarla. Insomma, il solito italico meccanismo: prima leggevi Vespa e Volo e la sera sbavavi davanti a reality e isole varie, adesso te la tiri da appassionato di poesia che la sere legge la Szymborska in poltrona degustando un buon brandy.

Prima la RAI annuncia Celentano e gli accorda piena libertà espressiva (la normalità in Italia veste sempre da evento). In questo modo organizza un battage pubblicitario da paura (arriva il molleggiato, chissà cosa dirà) che riempe le casse. Poi quando Celentano fa quel che deve (esprimere il suo pensiero) i dirigenti Rai, impauriti dal primo stormir di tonaca (vescovile) si indignano e straparlano. Ma stessero zitti. E che dire dei media? Due tipi fischiano Celentano (è loro diritto farlo) e subito il tutto diventa "Celentano contestato". Certi giornali andrebbero chiusi, dice Celentano... ma non solo quelli che lui cita, anche altri che paghiamo noi coi nostri soldi e che spargono palle H24. Chiusi o non finanziati da noi o presentati per quel che sono e non per altro. Quando si dice andrebbero chiusi si intende se continuano così, qui nessuno vuol chiudere nulla, ci pensava già il premier precedente a chiudere programmi tv e a far saltare direttori di quotidiano sgraditi, do you remember that? Questo sollevarsi d'indignazione clericale mi fa sbellicare.

La serata migliore, fra le cinque sanremesi, è stata quella degli ospiti stranieri. Se inviti il talento, avrai una serata di livello assoluto, è matematico. L'esibizione di Patti Smith vale dieci Sanremo: quando uno c'è, come artista, c'è, non c'è niente da fare (http://www.youtube.com/watch?v=vZQKcb040x0). Voce da brividi, canzone immortale, presenza scenica che definire magnetica è poco. Poi dalla sera dopo siamo tornati alla nostra normalità. Ottima figura dei Marlene Kuntz. Giuro, fra un invito a cena di Belen, Canalis o Smith, accetterei quello della Smith, senza offesa eh: molto più femminile, intrigante, luminosa. Quanto a Belen, caruccia certo, e poi quell'accento mezzo argentino che fa almeno il 50% della sua fortuna, ma insomma, se ti devi ridurre alla farfallina vuol dire che stai messa male; qunto alla Canalis, caruccia pure lei, ma se a questo punto della tua carriera, dopo quel che hai fatto in Italia, e Hollywood, e Clooney, e balle varie, ancora sei palesemente tesa quando sali sul palco, forse non è il lavoro per te, sorry. Guarda Bizzarri, guarda la Lear, guarda la Cabello: naturali, padrone della scena, in una parola: a loro agio (anche se la Cabello di recente urlicchia un po' troppo).

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venerdì 10 febbraio 2012

Povia omofobo e il suo sosia gay

Anni fa scrissi gia' di Povia, quel tipo che canta e che arrivo' secondo a Sanremo con una canzoncina orecchiabile e omofoba ("Luca era gay"). Scrissi pure troppo di una persona che meritava due parole. Ora torno a scrivere perchè dopo qualche anno salta fuori la conferma che tutto quello che pensavo su di lui era vero: non che io abbia mai dubitato, sia chiaro, io quelli che hanno problemi sessuali e difficoltà a relazionarsi con i non eterosessuali e a parlare di loro li sento alla prima puzza senza sbagliare.

Povia è quello che disse di essere stato anche lui gay, per sette mesi. Poi, lasciava intendere, era guarito. Capite bene che uno che afferma queste minchiate andrebbe gia' accantonato di schianto: non c'è confronto possibile su nessun terreno.

Il fatto è che Povia in questi giorni ha scritto affermazioni volgari, razziste e omofobe sul suo profilo facebook; poi le ha rimosse; indi ha bellamente affermato che trattasi di un profilo falso che lo perseguita. A detta di alcuni navigatori un film gia' visto a casa Povia: alcuni hanno infatti salvato i commenti prima che sparissero come per magia...

Da repubblica.it:
"Adesso ho capito - ha scritto Povia - Che per caso fate tutti parte dell'Arcigay? Ma se siete nati così non è colpa mia. Prendetevela con i vostri genitori e con la musica di merda che ascoltate. Però se vi serve una mano ditelo eh, posso darvi qualche supposta di Eterox". Ma non è l'unico commento omofobo indirizzato contro gli utenti della sua pagina. "Per i tre sfigati che vengono a rompere, ho un pezzo rap da dedicarvi", scrive ancora Povia, che butta giù una volgare strofa con riferimenti alle parte anatomiche maschili e femminili e che si conclude con "se sei gay prenditela con te".

Vi risparmio il pezzo rap, più che essere omofobo fa schifo.

Altre perle del pensatore Povia:
"Per me che due gay o due lesbiche possano adottare un figlio non è affatto giusto. Il bambino chi chiamerà papà?", "Freud diceva che l'omosessualità è contro natura e chi vuole cambiare può cambiare", "gay non si nasce, ma lo si diventa in base a chi si frequenta", "se un individuo omosessuale vuole cambiare, ha diritto di farlo", "a un bambino che vede due uomini che si baciano non puoi dire che si tratta solo di due uomini che si vogliono bene, perché due che si vogliono bene non si baciano sulla bocca".

Che cosa dire? Nulla di più. Io sapevo bene chi è Povia, non mi sorprendo. O meglio: mi sorprendo sempre che possano esistere simili abissi di pensiero, ma questo è un altro discorso. Simili lacune umane e culturali, superati i venti, sono non sanabili.

Naturalmente può aver ragione Povia, c'è un impostore che gli tarocca il profilo facebook, magari è un suo sosia, ovviamente gay a differenza di lui che è guarito e che cerca di metterlo in cattiva luce perchè i gay, si sa, sono cattivissimi. Peccato per Povia ci siano decine di altre affermazioni a condannarlo, un vero peccato.

Avevo gia' parlato di Povia in questi post:

http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/06/oh-no-ancora-povia.html
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/01/luca-era-gay-poi-arrivata-lei.html
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/01/dottor-povia-lo-confesso-anchio-sono.html
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/02/pagelle-su-luca-era-gay-repubblicait.html
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/02/una-normalizzazione-eterosessuale.html

Quanta pubblicità gli ho fatto, eh? Ne ha bisogno.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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lunedì 3 gennaio 2011

Perle ai porci

Tutti questi strippati che sbavano per Lady Gaga mica si rendono conto che decenni fa la mitica Rettore faceva cose che ancora oggi sono nettamente superiori. Si agitano parlando di avanguardia e non sanno nulla di una diva i cui dischi e i cui video ancora oggi sono stupendamente ipnotici e sembrano avanguardia, figurarsi quanto erano avanti anni e anni fa. Tu riascolti Donatella, Lamette, Diva, Splendido splendente, Oblio, Karakiri, Kobra, guardi i videoclip, davvero incredibili per quegli anni, rifletti sui testi, analizzi le scenografie e ti sembra impossibile che si tratti di brani degli anni a cavallo fra i '70 e gli '80: trasudano talento, idee, personalità, originalità, modernità, capacità di innovare, sono clamorosamente attuali e artisticamente clamorosi, il trionfo della genialità, il festival della fantasia. Sono opere del passato che appartengono al futuro sin da quando sono uscite, anche se non ce ne siamo accorti e che spesso anticipano temi che poi acquisteranno rilevanza negli anni a venire. Sono anticipi di modernità, preludi di tendenze e mode a venire. Per non parlare della presenza scenica e della voce... Tutti questi confusi che si stracciano le vesti per cantantucoli che escono dai vari reality musicali e poi vanno a vincere a Sanremo surclassando in classifiche false come Giuda opere immortali come Il solito sesso dell'inarrivabile Gazzè non sanno nemmeno di cosa sto parlando, e forse è meglio così: non capirebbero più di tanto, per riconoscere il bello occorre averlo negli occhi e nella testa.
E che dire di Ivan Cattaneo, genialmente irriverente come pochi e sempre messo da parte chissà per quale motivo, eh? Tu rivedi Io sono bugiardo nella fantasmagorica interpretazione anni '80 su Rai Uno in prima serata e ti stupisci della sua modernità: ti trascina e veicola concetti che ancora oggi i decerebrati imprigionati nelle gabbie dei pregiudizi non hanno colto. Arte allo stato puro, incompresa perchè troppo avanti rispetto ai tempi in cui muoveva i primi passi. Abbiamo e abbiamo avuto talenti di livello assoluto in Italia e li trattiamo come cianfrusaglie, regalando onori e gloria ad incapaci assoluti: è uno dei segni del declino che stiamo vivendo. Teniamo ai margini persone del calibro di Dario Fo, Massimo Fini, Daniele Luttazzi, Milva, Franco Battiato, Paolo Rossi, Margherita Hack, ecc., ci dimentichiamo di talenti quali Rino Gaetano e ci inginocchiamo adoranti davanti a perfette nullità ridicole per quanto inconsistenti, oscene per quanto impresentabili. Siamo stati la culla della cultura mondiale ora siamo solo un branco di rozzi e incivili buffoni, prigionieri di una classe dirigente di corrotti incapaci, anestetizzati dai media spargimerda che inquinano il nostro salotto sei ore al giorno e blanditi dagli screditati adepti di una setta religiosa che appoggia le nefandezze del potere giustificandone obbrobri ed eccessi con buona pace del Gesù quello vero, quello del Vangelo, che non avrebbe mai suggerito di contestualizzare una bestemmia o avallato un clero che si strozza nell'oro e predica l'amore per i poveri. Avanti così, tra un Grande Fratello, una Fattoria, una decina di leggi ad personam, quattro cantanti che non se la caverebbero nemmeno sotto la doccia, una fila di puttanelle che fanno politica e un mazzo di fiction banali e zeppe di spot per citrulli: facciamoci del male!

Ecco una serie di incredibili perle:

Rettore, Diva, http://www.youtube.com/watch?v=CQ1ZKKsHUbs
Rettore, Donatella, http://www.youtube.com/watch?v=8uTDvIikLx0
Cattaneo, Io sono bugiardo, http://www.youtube.com/watch?v=oIQFf7mo7hQ

Rettore, Splendido splendente, http://www.youtube.com/watch?v=RGVwO20MXK0
Rettore, Lamette, http://www.youtube.com/watch?v=DVqGf2clvxo
Rettore, Oblio, http://www.youtube.com/watch?v=eEPLpanHkgY
Rettore, Kobra, http://www.youtube.com/watch?v=LHlO5nt__qM

Rettore, Karakiri, http://www.youtube.com/watch?v=eH4hnYSTvxI
Rettore, Cambio, http://www.youtube.com/watch?v=YVU7WEmOals&feature=related
Rettore, Kamikaze Rock'n'Roll Suicide, http://www.youtube.com/watch?v=vrAHJTvJXWk
Rettore, Zan zan zan, http://www.youtube.com/watch?v=NqGDhusD7WY&feature=related
Rettore, Estasi, http://www.youtube.com/watch?v=A2FrcT8NuTY&feature=related
Rettore, Io ho te http://www.youtube.com/watch?v=Jf8AVvvo1Uc&list=MLGxdCwVVULXeRCq-rkbl76AM2i1vV9prQ&playnext=5

Rettore, Eroe, http://www.youtube.com/watch?v=fP3mxf2jIms&feature=related

Gazzé, Il solito sesso, http://www.youtube.com/watch?v=GR4AUxtjL9Y
e la versione con Turci e Rei al Festival di Sanremo, http://www.youtube.com/watch?v=XZ01vRSaMVI

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venerdì 19 febbraio 2010

Meno male che c'è Cristicchi

Non le ho ascoltate tutte quindi non dirò "è la migliore". Ma la canzone di Simone Cristicchi presentata a Sanremo è buona davvero ("Meno male", scritta assieme a quel diavolaccio di Frankie Hi Nrg). Testo perfetto, dissacrante e irriverente quanto profondo e divertente: far sorridere delle tragedie del nostro paese è difficile, far sorridere e riflettere è roba da maestri. Gli accenni alla coca, ai videoricatti, alla chirurgia plastica sono geniali, la punturina al Papa indolore ma gustosa, il ritornello, lungi dall'essere offensivo, è eloquentissimo di un certo modo di fare (dis)informazione in Italia: bacchetta chi ci informa male e poco ma anche chi fra di noi ha perso lo spirito critico e la voglia di verità. Interpretazione riuscitissima, motivo musicale che ti acchiappa le orecchie dopo una manciata di note. Godibilissima.

Cristicchi continua il suo cammino di talento in divenire: spesso sottovalutato, specie agli inizi (la qualità stenta ad emergere, nei nostri anni, soffocata com'è dal dilettantismo e l'indipendenza di pensiero e il coraggio sono visti come fumo negli occhi), a volte censurato (almeno due volte). Voi ricorderete "Ti regalerò una rosa" (primo premio a Sanremo 2009) o "Vorrei cantare come Biagio", il tormentone di esordio, o la partecipazione a Sanremo 2008 con la "Rivoluzione" del rapper che ha buttato giù con lui "Meno Male", e fate bene. Ma Cristicchi ha cantato anche altri pezzi e tanti sono i premi e i riconoscimenti avuti in questi anni.
A proposito di coraggio e indipendenza di pensiero, ecco "Prete", liberamente disponibile sul suo sito web: risale al 2005 e demolisce la Chiesa cattolica. Fu bandita dal consesso (in)civile, merita un'ascolto: http://www.simonecristicchi.it/mp3/canzoni/prete.mp3
Impossibile non sentirsi "slacciati".

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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mercoledì 19 agosto 2009

De André canta De André (Cristiano De André in tour, 2009)

A dieci anni di distanza dalla scomparsa di Fabrizio De André, indimenticato poeta e cantautore fra i più magici, il figlio Cristiano decide finalmente di portare in giro per l'Italia le canzoni del padre, finora cantate un po' da tutti tranne che da lui, per farci rivivere quelle emozioni e per proseguire un sogno che non può finire. Ne vien fuori un concerto inaspettato, una lunga collana di perle vive più che mai, inframezzate con garbo dai ricordi dolci e profondi raccontati da quello che di Fabrizio De Andrè è l'erede reale, non solo musicale ma anche morale.

Cristiano non è il classico figlio d'arte, ragazzotto dal talento incerto, acerbo o solo supposto, che tante volte incontriamo sulla scia del ricordo di padri che furono grandi. Cristiano è un musicista completo, maturo. Studia musica da sempre, si è diplomato al Conservatorio, ha cantanto con suo padre fin da giovanissimo, ha un talento sorprendente, una solida formazione, un futuro luminoso. Ha un'identità precisa, che si è via via consolidata nel tempo, sebbene ricordi per molti aspetti, tra cui la voce, e l'afflato, il padre. Non imita Fabrizio, non lo riproduce, non lo ricalca: sul palco c'è Cristiano De André e non il figlio di Fabrizio De André e anche se le canzoni ci fanno pensare di continuo a Fabrizio davanti abbiamo Cristiano, che semplicemente lo ricorda, senza però svanire in questo ricordo, ma anzi ritagliandosi in esso una figura dai contorni decisi.

La scaletta è intrigante, la scenografia e le luci di buon livello, la band ottimamente composta. Cristiano è ispirato, consapevole, perfettamente padrone della scena e dei suoi mezzi. Lo spettacolo conquista piano piano e, al di là del delirio di un pubblico inaspettatamente numeroso, risulta essere di fattura davvero pregevole. Note e poesia si mescolano con antico e sapiente mestiere e salgono al cielo come già accadeva con Fabrizio, che in Cristiano rivive, trasformato eppur sempre se stesso.

Cristiano esegue molti successi del padre e qualcosa di suo; per ben due volte è costretto a riuscire sul palco per un bis. Lo spettacolo ha entusiasmato e lui lo sa, lo ha capito ben presto. E' felice e si vede. Il pubblico gli tributa quello che vuole essere un giusto e scrosciante grazie ma anche un caloroso e deciso incoraggiamento per il futuro, affinchè Cristiano si lasci finalmente alle spalle le titubanze del passato e prosegua senza indugi il cammino di una carriera che si preannuncia di grande livello.

Piace il modo in cui Fabrizio rivive in lui, ma piacciono anche le sue creazioni musicali, e la sua presenza scenica, il modo garbato di raccontare alcuni gustosi aneddoti del passato, il suo notevolissimo talento di polistrumentista (suona chitarra, violino, pianoforte...), il suo lato squisitamente umano, la sua evidente e profonda interiorità che emerge come un fatto naturale, come già accadeva col padre, la sua evidente sincerità di artista e di uomo.

Un musicista che ha un grande passato dietro di sè e, adesso, un grande futuro davanti.

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martedì 16 giugno 2009

Oh no! ancora Povia...

Ragazzi, mi tocca riparlare di Povia, davvero speravo di non doverlo fare più dopo lo scorso Festival di Sanremo, speravo si dedicasse ad altri temi sui quali effondere la sua genuina ed altissima ispirazione (che so, l'aborto, lo stupro, l'eutanasia, insomma le solite cose che si tirano fuori dal cassetto quando si vuole fare un po' di baccano su giornali e giornaletti, poco prima di lanciare una nuova canzone); in effetti lui ci si è dedicato pure (ha annunciato una canzone sul caso Englaro -giuro, non sto scherzando!- ed è uscito con un video con scene di sesso un po' spinte, quel tanto che scatena la polemica insomma), ma a riportare agli onori della cronaca l'indimenticabile "Luca era gay" ci ha pensato Mogol (eh sì, proprio lui, Giulio Rapetti in arte Mogol che tante volte ci ha fatto sognare coi suoi testi) con la sua decisione di premiare "Luca era gay" di Povia come miglior canzone dell'anno, col premio che porta il suo nome e che sarà assegnato in Val d'Aosta. Canzone dell'anno... uhm... sarà mica l'anno di Mercurio (su Mercurio un anno dura 88 giorni)???... no, anche così non si spiegherebbe il premio! A volte ritornano, si sa: dopo Sanremo e qualche comparsata qua e là, si era un po' affievolita la bagarre intorno a questo pezzo immortale della musica italiana, per fortuna adesso c'è questo premio che lo riporta a galla. All'inizio pensavo fosse l'ultima di Berlusconi (che proprio ieri ha usato espressioni molto rispettose nei confronti degli omosessuali, sappiamo tutti che si tratta di un uomo garbato e squisito -ha affermato: su di me hanno detto di tutto, ci manca che dicano che sono omosessuale-), poi ho capito che il premio glielo danno davvero, a Povia. Ok, niente da dire, siamo in un paese libero (per quanto?), quindi premiatelo pure. Possiamo anche assegnare il premio "Rispetto della Magistratura e delle Istituzioni 2009" al nostro premier, nessun problema è un paese libero. Ma anch'io sono libero di dire la mia, perlomeno fino a quando la maggioranza di centrodestra non riuscirà nell'intento di mettere il bavaglio anche a Internet, dopo averlo messo a giornalisti e magistrati.

Riportiamo alcuni passi dell'intervista del Corriere della sera a Mogol:
"Come mai quella canzone le è piaciuta tanto?
«Perché racconta un fatto di vita, usando la prima persona. È un testo sincero, senza retorica: una poesia che non nasce dall’ispirazione talentuosa ma dall’esposizione di una verità quotidiana. Povia ha intinto la penna in un inchiostro molto simile al sangue».
Gli omosessuali però si sono sentiti offesi...
«Non capisco perché. Non è un testo universale, non enuncia una legge; racconta una storia. La storia di un ragazzo che cercava il padre e non voleva tradire la madre. Povia parla di una vita, al di là di ogni dogma».
La sua vita? E’ un testo autobiografico?
«Non lo so, e non è importante. È scritto come se lo fosse. Se non lo è, il suo merito è ancora più grande. Perché suona come vero, non come artificio. Non conta quel che è stato, ma quel che è scritto».
Però l’omosessualità è presentata come una sorta di disgrazia da cui si può uscire.
«Io la canzone non l’ho letta così. Assolutamente. Si può essere omosessuali per molti motivi: perché lo si è nati, o perché lo si è diventati per influenze esterne; così come ci sono donne che restano frigide tutta la vita per un trauma infantile. Se un eterosessuale diventa gay, non c’è colpa. Perché dovrebbe esserci se un gay diventa eterosessuale? L’autore non giudica. E poi la sua libertà va difesa. Capitò anche a me: ricorda 'Il tempo di morire'?».
Lei di recente ha denunciato la crisi della canzone italiana.
«Rischiamo di perdere la cultura popolare. L’industria discografica boccheggia, priva com’è di mezzi. Si danno dischi d’oro o di platino per 30 o 40 mila copie. E non c’è meritocrazia. Non si selezionano le cose belle.» (...)
(fonte: corriere.it)

Poichè ci si appella alla libertà (di parola, di pensiero, di canzone, anche di dire boiate) anche noi siamo liberi di dire la nostra. E io ribadisco che, a mio parere, se tralasciamo le implicazioni del testo, e ci concentriamo sulla musica, sull'arrangiamento e sull'interpretazione (buffonata dell'ultima serata del Festival a parte) si tratta di una canzone orecchiabile e complessivamente discreta, ma non certo la migliore dell'anno: nemmeno fra le prime cento. Se invece consideriamo le implicazioni del testo (e francamente come si fa a non considerarle nel giudizio complessivo?) allora parlarne cinque minuti equivarrebbe grosso modo a buttare via cinque minuti. Ribadisco intanto che Povia ha usato il tema trattato per ottenere la luce dei riflettori, ma naturalmente si tratta di una mia opinione (guarda caso oggi Povia ha dichiarato: "Voglio andare a Sanremo con un brano su Eluana"): c'è chi punta sul gossip e sullo scandalo per far emergere la qualità delle sue creazioni, chi invece preferisce affidarsi solo ad esse e pazienza se sono apprezzate da pochi, sono scelte e la vita è fatta di scelte, lo sa bene Povia che affermò di essere stato gay, per sette mesi (non è una battuta, anche se lo sembra, lo ha detto davvero). Penso ancora che il testo sia accattivante ma tremendamente superficiale, in malafede (perchè sostiene cose false spacciandole per spaccato di vita) e che veicoli, di fatto, una teoria ignobile oltre che come detto scientificamente fasulla. Una canzone non è mai solo una canzone, come un'opera d'arte, un libro, un quadro: dietro c'è sempre qualcosa, e qui ci sono idee vergognose, del resto affermate direttamente o indirettamente dallo stesso Povia in più occasioni prima e dopo il Festival di Sanremo: basta leggersi le sue dichiarazioni. Io sono contro la censura, in diversi scritti precedenti (vedi i link a fine post) ho tuttavia spiegato su questo blog perchè sia insensato dare un così grande spazio a simili canzoni in una società che è ben lontana dall'essere civile, libera, laica e giusta, in uno Stato che per legge non tratta tutti i suoi cittadini allo stesso modo ma li discrimina in base all'orientamento sessuale.
Concordo con Mogol solo su una cosa: spesso l'educazione ricevuta si somma al tuo carattere e ti plasma in un modo piuttosto che in un altro: io, per esempio, simili deliranti e antiumane idee non le ho mai avute nemmeno nei sogni più brutti, altri le espellono con la naturalezza di un colpetto di tosse.
Dimenticavo: complimenti al vincitore... (nella foto: una coppa, una delle mie preferite)

Ricordiamo infine certe perle del poviapensiero, in fin dei conti Povia si spiega bene da solo...
--"I gay non devono avere figli in affido" [per carità, e nemmeno dovrebbe essere loro permesso di avvicinarsi più di 50 metri ai figli degli altri, non si sa mai]
--"Non sono contrario a una legge che tuteli le coppie gay, ma gli eterosessuali mettono al mondo figli, forza lavoro per lo Stato che deve loro maggiori diritti" [quindi gli sterili, le donne non più in età fertile, coloro che pur essendo eterosessuali decidono di non avere figli, ecc. sono inferiori agli altri -esattamente come gli (brrr..) "omosessuali"- e devono avere meno diritti degli altri... io invece penso che anche chi spara cazzate debba avere gli stessi diritti degli altri, quindi Povia è salvo]
--"I bambini non hanno solo bisogno d'amore. Se un cretino di politico fa una legge per l'adozione ai gay e un altro cretino gliela approva, restano due cretini". [ho fatto la somma tre volte ma non mi torna il conto dei cretini...]
--"Se "Luca" fosse autobiografica lo direi. Ho detto di aver avuto problemi di droga, ma ora sto bene. Ho anche smesso di fumare" [come dire: l'omosessualità è un vizio/problema/difetto/sciagura che non ho; invece mi drogavo e fumavo e l'ho ammesso, visto come sono onesto?]
--"Un bambino dovrebbe avere una madre e un padre, si sa da secoli" [giusto, altrimenti come fanno a venir su certi campioni come lui? Quel "si sa da secoli" secondo me merita un premio, è troppo bello, adesso chiamo Mogol]
--"Gli omosessuali dicono che piuttosto che lasciare degli orfani in una casa-famiglia e' meglio darli a una coppia gay: allora diamoli alle tante coppie eterosessuali che aspettano di adottare. [il senso dell'uguaglianza tra gli esseri umani è ben radicato in Povia]
--"sbaglia chi crede che gay si nasce" [è anche scienziato, oltre che cantante]
--"i miei si separarono quando ero piccolo. Rimasi solo in un ambiente tutto femminile, giocavo con le bambole" [genitori, se vostro figlio prende in mano una Barbie, portatelo subito da un dottore, meglio prenderle in tempo certe infezioni; e soprattutto non separatevi, altrimenti vostro figlio comincerà a far l'occhiolino all'amichetto]
--"T’innamori di un maschio perché è quello che vorresti essere" [Freud non è degno nemmeno di allacciarti le scarpe, caro Povia]
--"Non può esistere stabilità e fedeltà nel mondo gay" [invece nel mondo normale ce n'è tanta... mi piace, Povia, perchè sembra credere davvero in quel che dice; poi scopertane la valenza scandalistica e gossippara, la cavalca con destrezza al fine di far parlare delle sue canzoni, ma sembra comunque crederci e questo sarebbe davvero un caso interessante da studiare]
--Lo stesso Povia ha dichiarato di essere stato gay ["per sette mesi" ha detto, mi piacciono i tipi precisi], ma di aver poi cambiato strada e di aver pure convinto ["convertito", dice] due amici che si credevano gay e che non lo erano, tanto che poi si sono sposati! [come se questo bastasse a definirti non gay, muaahhh!!!]

Io non sono medico, quindi a differenza di Povia avanzo un'ipotesi e non sbandiero una certezza: per me il ragazzo è sessualmente confuso (lo dimostrano le sue parole e pure il fatto che, nato etero, si è fatto gay per poi guarire dopo meno di un anno); ora, debellata l'omosessualità che lo ha colpito da giovane, è perà affetto da un'altra patologia dalla quale tuttavia, se curato, può guarire, esattamente come guarì da quell'altra.

Per ultimo, mi sento di sconfessare con fermezza quabto affermato da quel pervertito di Luxuria che, non pago di aver issato pochi giorni fa sulla torre di Sant'Andrea a Genova la bandiera dell'imminente Gay Pride, oggi avrebbe detto all'agenzia AdnKronos: "Al di là dell'argomento della canzone di Povia, il testo è brutto, banale, con rime scontate. I testi contenuti nei Baci Perugina sono più elevati." Non sono d'accordo: a volte anche nei Baci ho trovato rime da terza media o boiate spaziali, senza contare che all'avvicinarsi dell'estate soffrono un po' il caldo e ti si appiccicano tutti sulle dita.


I miei post sul caso Povia:
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/01/luca-era-gay-poi-arrivata-lei.html
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/01/dottor-povia-lo-confesso-anchio-sono.html
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/02/pagelle-su-luca-era-gay-repubblicait.html
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/02/una-normalizzazione-eterosessuale.html

L'intervista del Corriere a Mogol:
http://www.corriere.it/spettacoli/09_giugno_15/mogol_canzone_povia_ipocrisie_cazzullo_af7ae62a-5986-11de-8980-00144f02aabc.shtml

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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domenica 22 marzo 2009

Franco Battiato, Live in Theatre 09, Livorno

Di Franco Battiato si può dire molto, ma difficilmente sarà qualcosa che non è già stato detto: accade sempre quando si ha a che fare con artisti di lungo corso che occupano con merito la scena da decenni e che però, per vivacità intellettuale e freschezza culturale, dimostrano di avere ancora parecchio da dire. Forse il complimento migliore che possiamo fargli dopo aver assistito al concerto di venerdì sera 20 marzo al Teatro Goldoni di Livorno è che lo spettatore vorrebbe davvero che Battiato non finisse mai di cantare, anche dopo due ore e più di show.

Musicista, cantante, autore di testi, musiche, balletti e opere liriche, scrittore, studioso, editore, pittore, regista: sono solo alcune delle forme in cui il suo talento ha trovato espressione nel corso degli anni e, sebbene sia soprattutto la sua produzione musicale quella che gli ha dato il successo di massa, non bisogna dimenticare che in qualsiasi campo Battiato abbia deciso a un certo punto di cimentarsi non è mai stato banale ma ha sempre saputo portare la freschezza e la purezza della sua ispirazione, oltre alla modestia del neofita.

Ragazzotto spiantato e in cerca di una strada all'inizio degli anni '60, Battiato non è mai sceso a compromessi: ha sempre fatto quel che sentiva di dover fare, e pazienza se nei '70 faceva avanguardia pura e scriveva musica che quasi nessuno era in grado di capire. Non ha mai svoltato per inseguire un facile successo e, quando lo ha finalmente incontrato, non ha mai rinnegato il suo passato: Battiato è sempre rimasto fedele a se stesso, semplicemente ha seguito il suo personalissimo cammino artistico che lo ha portato negli anni ad attraversare molteplici stili e forme d'espressione: siamo noi che a un certo punto lo abbiamo incrociato e gli abbiamo dato l'ebbrezza di un riconoscimento meritato.

Artista poliedrico e talentuoso, dunque, autore di numerosi pezzi entrati a far parte della storia musicale italiana e non solo, vincitore nel 1979 del Premio Stockhausen di musica contemporanea, e' stato il primo cantante di musica leggera a tenere un concerto nello stato pontificio e il primo musicista occidentale a esibirsi in Iraq, nel 1992, sotto il regime di Saddam Hussein. Ma anche uomo colto, coerente, dalla grande curiosità intellettuale e dalla non comune apertura mentale, votato costantemente alla ricerca: per Battiato le culture diverse dalla nostra sono imperdibili occasioni di conoscenza e di arricchimento della propria anima e non minacce di fronte alle quali chiudersi a riccio nel guscio di un occidentalismo fine a se stesso. Alla storia guarda come a una tavola da decifrare per coglierne segreti e non come a un passato ammuffito e privo di significati; sa che nella sua stessa ricerca molti uomini prima di lui, in epoche lontane, hanno raggiunto risultati sorprendenti e quelli vuole raggiungere, far suoi, superare, come uomo prima ancora che come artista. Molteplici sono sempre stati i suoi interessi, che davvero spaziano in tutti i campi, e molteplici, come detto, i frutti della sua ispirazione.

Venerdì sera a Livorno, seguendo una scaletta davvero ben congegnata, ha dato l'ennesimo saggio della sua bravura musicale, cogliendo fior da fiore, con una leggerezza che solo una consolidata maestria sa darti, da una produzione musicale sterminata, variegata, di rara profondità e bellezza. Le sue canzoni non accusano minimamente i segni del tempo e anche a distanza di anni e dopo decine di ascolti sono in grado di dirti qualcosa di nuovo: tutto questo accade solo ai classici.

Ogni suo concerto, insomma, non è mai solo commemorativo ma nasconde in sé anche i chiari segni di indifferibili ed imminenti sviluppi futuri: quando abbiamo la fortuna di ascoltarlo sentiamo che in noi il piacere di quello che finora ci ha dato fa a gara con la dolce attesa di quel che ci darà in futuro.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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domenica 15 marzo 2009

Rino Gaetano ignorante intelligente

Non so se avete presente l'esibizione che Rino Gaetano, mai troppo rimpianto, fece sul palco del Festival di Sanremo nel 1978 con la sua immortale "Gianna": se non ve la ricordate, andate a rivederla (clicca qui). Qui non voglio parlare del personaggio, sicuramente intrigante, né della sua produzione musicale, di qualità assoluta e rivelatrice di un talento così puro da poterlo considerare naturalmente fra i grandi della musica italiana. Voglio porre l'accento sull'esibizione: sul suo modo di vestire, sul suo modo di occupare la scena, sull'interpretazione del pezzo (bello, ma di certo non il più dissacrante fra i suoi), sulla rappresentazione complessiva allestita per "Gianna": un mix di istrioneria e di bonaria irriverenza, di ignorante intelligenza e di scanzonata consapevolezza che oggi sembrerebbe appena estroso ma che all'epoca (31 anni fa) dovette sembrare abbastanza scioccante, penso, per di più nell'ambito di un evento tradizionale e paludato quale è sempre stato quello del Festival della Canzonetta. Basti pensare a cosa provocò Vasco Rossi col suo "viaggio", molti anni dopo, o alle polemiche per il pancione della Bertè. Il pezzo piacque al pubblico e comunque si piazzò al terzo posto, un risultato davvero sorprendente (ché forse alla fine dei '70 eravamo più aperti e più avanti di quanto poi non ci siamo ritrovati alla fine degli '80? Sembrerebbe di sì). Le vendite andarono bene, ma questo si capisce già di più.
Qui ci preme però sottolineare un'altra cosa: che i geni, quelli dotati di talento, si trovano sempre un po' a disagio nell'epoca in cui vivono essenzialmente perchè sta loro stretta e hanno sempre questa capacità di anticipare con estrema naturalezza i tempi, di indicare la via: sono a disagio nella contemporaneità perchè non possono essere capiti, se non da pochi, e anche se sei convinto dentro di te delle idee che porti non è facile vivere in un presente che ti sembra passato e che, forse, ti considererà per quello che vali sono nel futuro. Sono individui più avanti rispetto a noi, è la loro natura; possono sembrarci strani o comunque esibizionisti, ma questa non è voglia di essere originali a tutti i costi o semplice desiderio di mettersi in mostra (l'epoca di Rino Gaetano era ancora immune dal virus del reality): questo è talento, visione profetica, genio, coraggio di essere se stessi e di portare avanti le proprie idee. Pensate al testo di "Nunterregae piu'": incredibilmente lucido, spietato, attuale ancora oggi (purtroppo), oltre che genialmente divertente. Vi invito ad approfondire la conoscenza della sua produzione musicale, acquistando magari una raccolta dei suoi pezzi migliori: Rino Gaetano è un classico della musica italiana, un intramontabile la cui vita è tramontata troppo presto: due ascolti e vi conquisterà.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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lunedì 2 marzo 2009

Money for dope, di Daniele Luttazzi

Dici che Daniele Luttazzi ha fatto un album di canzoni e sulla faccia di chi ti ascolta leggi la prevedibile e sarcastica diffidenza: quante volte un attore si butta in sala di registrazione per sfruttare la sua popolarità e finisce per sfornare un prodotto che solo i biografi e i fan possono avere il fegato di definire memorabile? Non mi stupisco quindi dello scetticismo che le mie parole suscitano ogni volta: è tutto sommato comprensibile e giustificato, specialmente in un paese come il nostro in cui, come siamo propensi ad esaltare fino all'eccesso perfetti incapaci solo per il fatto di essere cialtroni o telegenici o tutte e due le cose, così siamo del tutto impreparati a riconoscere artisti geniali in grado di esprimere il loro talento in più campi: pensiamo sempre che se uno nasce comico debba morire comico, che se una persona è brava a fare una cosa non possa eccellere in nient'altro,solo ai politici siamo disposti a riconoscere il doppio ruolo di amministratori e buffoni.

Daniele Luttazzi, noto ai più per essere stato censurato e cacciato più volte dalle tv in cui ha lavorato, è un geniale e poliedrico artista nato a Sant'Arcangelo di Romagna nel 1961. Attore, scrittore, musicista, giornalista e illustratore, non fa le cose tanto per farle: da sempre appassionato di musica, negli anni '70 aveva anche fondato una band e composto decine di canzoni, animato da una onnivora e sfrenata passione musicale che non lo ha mai abbandonato; la sua formazione è profonda e sedimentata, il suo timbro vocale maturo, la qualità e l'ispirazione dei suoi testi e delle sue musiche elevatissime, l'arrangiamento impeccabile.

"Money for dope" è la sua prima opera musicale e davvero non si poteva immaginare un esordio migliore. Il geniale autore satirico che proprio non riesce a trattenersi dal dire tutto quello che gli passa per la testa a costo di rimetterci sempre la medesima, l'irresistibile, incontenibile e caustico fustigatore di vizi e malcostumi dimostra fin dalle prime tracce di questo concept album di essere anche un cantante e un musicista sopraffino. Cantato in inglese, uscito nel 2005, per definizione dello stesso autore "Money for dope" è un musical elegiaco che in dieci tracce racconta la storia di una carissima amica la cui esistenza fu stroncata dall'eroina negli anni '70: una tragedia che segnò profondamente Luttazzi e che il tempo gli ha permesso di elaborare e di cristallizzare in una serie di quadri musicali di rara bellezza e intensità espressiva.

"Money for dope" è un prodotto di valore artistico assoluto, una vera e propria rivelazione. L'ho ascoltato decine di volte, lo conosco alla perfezione e non ho dubbi: siamo di fronte a un'opera coi fiocchi. Una storia musicale che spazia da toni di allegra spensieratezza e felicità di vivere a cupi e lividi scenari di desolazione e di inguaribile tristezza, un viaggio nell'anima di una ragazza sfortunata e in quella di un'epoca segnata da un flagello che proprio in quegli anni fece la sua comparsa. Dall'iniziale stupore per l'album che non ti aspetti si passa ben presto ad una incondizionata ed entusiastica ammirazione per questo piccolo gioiello che miscela pop, jazz, new wave, rock, funky, musical e che impressiona fortemente e a tratti commuove profani e addetti ai lavori: basta dare un'occhiata alle recensioni che si è meritato sulle riviste e sui siti di settore.

Luttazzi dimostra una padronanza del mezzo espressivo quasi miracolosa e alterna brani belli a pezzi indimenticabili: l'incredibile "Silence" che apre i giochi, con quel "the girl was spectacularly lovely" che ti apre il cuore, "Guard my tongue", ironica e suadente, "Letters on fire", vera e propria fenice che muore e risorge più volte dalle sue ceneri mescolando generi diversi con grande naturalezza e ti conduce dove non avresti mai pensato di giungere ascoltando le prime note, "Doom", "Make your mother sigh" e, infine, il pezzo che da solo vale tutto l'album, quella "Money for Dope" che con due pennellate appena ti raggela col suo pessimismo cosmico, col suo minimalismo senza scampo; ti trasmette una malinconia incredibile e cio' nonostante hai sempre voglia di metterla su, senza contare il video che ne è la naturale propaggine e con uno stupendo bianco e nero riesce a rendere in modo mirabile il dolore e la desolazione di una canzone che ti fa venire la pelle d'oca ogni volta che la senti.

E' un cd che consiglio con grandissima convinzione, certo che non potrà deludervi.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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domenica 22 febbraio 2009

Un sorriso a fine corsa

Allontaniamoci in silenzio dai clamori di Sanremo 2009, dalla non eccelsa qualità del prodotto musicale presentato, dallo squallore di certi testi e di certe battute, dalla non facile giustificazione di certe comparsate, dalle sempre presenti polemiche su questo e su quello, dall'esito della votazione di un popolo che, come abbiamo visto negli ultimi decenni, quando deve mettere mano a una scheda per votare, si tratti di canzoni come ieri sera o di elezioni, non ci acchiappa quasi mai ed esprime comunque tutto se stesso, nel bene e più spesso nel male.
Il Festival è finito, anche noi su questo blog ne abbiamo parlato forse troppo, ma sapete bene che erano in ballo temi molto più importanti di quattro canzonette. Ora l'Italia torna ad avere i soliti problemi di sempre: disoccupazione, Pil in picchiata, banche zeppe di titoli spazzatura (ora non possono più darli a noi quindi ne sono intasate), una legge incostituzionale al giorno, un premier che sorride benevolo con le mani ben salde sulle leve del potere mentre la moglie di Mills si dimise non appena il marito venne indagato (gli Inglesi, poveracci, ci provano con tutte le loro forze ma proprio non riescono a capirci), un Partito Democratico (ma non dovrebbero esserli tutti i partiti, "democratici"?) che risponde alla crisi che lo attanaglia cambiando segretario ma nominandolo dall'alto disattendendo quindi ancora una volta la voglia di democrazia partecipativa che esiste forte in questo paese che sta facendo le prove tecniche di golpe e che da grande vuole fare il regime autoritario moderno, strade battute da criminali che sanno già di poterla fare franca, sanità, scuola, forze dell'ordine coi fondi ridotti all'osso, magistratura vilipesa e sempre più impossibilitata a svolgere il suo compito, indagati e condannati che scrivono e votano le leggi, Vaticano che ci governa ad interim assieme al PDL.
Lasciamo da parte tutto questo rumore, calpestiamo i coriandoli che tappezzano il pavimento a festa finita e prendiamo congedo con un divertissement leggero, per tornare a sorridere un po', dopo il ghigno che controvoglia molti di noi avevano stampato sul viso le ultime sere davanti alla tivù (a volte sarebbe meglio mettersi dietro la tivù):

-Marco se n'è andato e non ritorna più
-Laura non c'e', è andata via, Laura non è più cosa mia
-Silvia lo sai, lo sai che Luca si buca ancora,
Silvia chissà, chissà se a Luca ci pensi ancora,
Silvia lo sai che Luca è a casa che sta male male
-Certe sere a casa di Luca facciamo le tre
-Luca era gay, adesso sta con lei...

In pratica se ne sono andati tutti, Marco, Laura e anche Luca, che è a casa tutto solo che sta male... a meno di non pensare che è proprio a casa di quel Luca che certe sera si fanno le tre, non c'e' rispetto nemmeno per i malati...
Che dire di Silvia, che manco si ricorda di Luca che poveraccio sta male, si buca ancora e avrebbe tanto bisogno di un'amica vera!
E poi, quel Luca che era gay e adesso invece si fa una lei, non sarà mica sempre quel Luca che si buca, che c'ha gli amici fra le palle in camera sua sino alle tre di notte e che una volta era gay e ora per la disperazione si è fatto etero (già è un drogato, pure gay insomma era troppo)? Forse abbiamo capito cosa ci faceva a casa sua fino alle tre, forse era con Marco e facevano le loro cose (Luca era gay, dopotutto), si spiegherebbe dov'era finito quel Marco che se n'è andato e non ritorna più e nemmeno si fa sentire, era finito nel letto di Luca...
Su Laura non sappiamo cosa dire: è sparita e basta, stufa di un tipo possessivo ("Laura non è più cosa mia"); si sarà infrattata pure lei a casa di Luca, che una volta era gay e ora invece si fa pure le femmine e gli animali di piccola taglia e a casa sua c'ha sempre un bordello bestiale fino a notte fonda tanto che i vicini si sono rotti i coglioni.
Sara dopo il festino si è addormentata sul divano e ora cercano di svegliarla, magari ha bevuto un po' troppo e ha il sonno pesante (Sara, svegliati è primavera), la baldoria deve essere durata a lungo se nel frattempo è cambiata pure stagione, e d'altra parte l'orgia a casa di Luca non ha omesso di lasciare pesanti strascichi dietro di sé (Sara, svegliati è primavera, e poi attenta, ricordati che aspetti un bambino). Gianna, invece, quando partecipa a un'orgia dopo pochi minuti non sa più che fare (Gianna non perdeva neanche un minuto per fare l'amore), comincia a girarsi i pollici annoiata, d'altra parte sono ben altre le sue priorità (Gianna difendeva il suo salario dall'inflazione) e le sue peculiarità (Gianna aveva un fiuto eccezionale per il tartufo). Infine a casa di Luca, tutta sola in un angolo a far da tappezzeria, c'è Lisa, che da quando ha seguito il consiglio della sua amica del cuore di cambiare acconciatura è in crisi col fidanzato e non sa più bene chi è (Lisa dagli occhi blu senza la trecce non sei più tu).
A proposito di Luca, quello che era gay e adesso sta con lei (a proposito: fossi in lei starei sul chi vive), ci sembra paraculo più che gay pentito o, brrr, "guarito": pensa di giustificare ogni cosa che fa col fatto di avere avuto due pessimi genitori e nel frattempo va a letto con cani e porci tirando in ballo Freud e la felicità. Meglio Marco allora, che viene trascinato via dal suo amore dai genitori che cambiano città per lavoro e, ipotizziamo dal suo silenzio (un telefonino ce l'avra' pure lui, no?), trova finalmente il coraggio di accettare la sua vera natura, o Silvia che adesso si fa i cazzi suoi e se proprio uno vuole buttare la sua vita in una siringa che faccia pure; meglio anche Laura che si libera di un uomo delle caverne e va incontro alla libertà. Gianna tale è e tale resta: poche balle, se si deve far sesso si fa e poi via per tartufi o in piazza col megafono, ma niente perdite di tempo sul materasso.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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sabato 21 febbraio 2009

Una normalizzazione eterosessuale inquietante

Le interviste rilasciate da Povia (prima e dopo l'inizio del Festival) tolgono i pochi dubbi che gli ingenui potevano ancora avere cercando di interpretare la sua canzone con benevolenza e provando a concentrarsi sul motivetto accattivante mettendo in secondo piano le parole. Le sue idee in generale (su politica, società, ecc.) trasudano pressapochismo e disimpegno, quelle in materia di sessualità confusione e razzismo. Non vogliamo infierire più di tanto, per noi Povia un piccolo problema ce l'ha e di questo siamo sinceramente dispiaciuti: è sessualmente confuso; se curato, però, può guarire. Naturalmente si tratta della nostra personale opinione.
Con la scusa di raccontare l'esperienza personale di un ragazzo ascoltato durante un viaggio in treno veicola un messaggio viscido e subdolo: la gente, alla fine, ragiona per slogan, come quelli che Povia mostra a fine canzone, quindi, al di là delle peraltro scarse articolazioni del testo, il messaggio che passa è che gay = infelicità, che si può guarire e che si può raggiungere la serenità solo con una donna.
Quanto alla rappresentazione che ha allestito per questa serata (venerdì) al Festival di Sanremo, con i due sposini e con il messaggio senza senso "serenità meglio che felicità", si tratta di una vergognosa e strumentale pagliacciata: spia inequivocabile di una visione della vita parziale, omofobica, da condannare e, soprattutto, tristissima.
Condivido appieno il giudizio che ho letto questa sera su http://sanremo.temi.kataweb.it/2009/02/20/povia-con-il-disegnatore-alessandro-matta/#comments:
"Povia, il tanto vituperato Povia, che non avevo mai sentito. Capisco che Povia è il paese reale: lui e i suoi cartelli, i suoi teatrini, le sue provocazioni strumentali. Il brano è di gran lunga irrilevante rispetto al testo e l’intenzione (riuscita) di creare casino prevale. Una normalizzazione eterosessuale inquietante. (Voto: 3)" (Clausi).
Puo' anche vincere il Festival, Povia, o vendere pile di dischi. Anzi ce lo auguriamo, perché ce lo aspettiamo. Il nostro giudizio non cambia: è intonato, ma le sue idee ci fanno ribrezzo e non avranno mai cittadinanza nel mondo giusto che sognamo.

Quanto alle battute da caserma che Bonolis e Laurenti utilizzano come riempitivo fra una canzone e l'altra, che dire? Brutte, tristi, un po' trite. Una va bene, due pure, quando si insiste vuol dire che si tocca un dente che duole o che si è carenti di fantasia. Gli autori del Festival rivendicano la loro libertà di prendere in giro chiunque, quindi anche i gay. "Anche", appunto.

Rivolgo adesso un invito a tutti coloro che, nati con un orientamento sessuale diverso da quello eterosessuale, vivono con estrema difficoltà la loro condizione naturale a causa della stupidità e della cattiveria di persone e istituzioni ricolme di pregiudizi e sono costretti, giorno dopo giorno, a fare i conti con un clima di ostilità aperta o sottile che avvelena l'esistenza o che costringe i più deboli a vivere nascondendo la loro reale natura, oltre al fatto davvero scandaloso di non vedersi riconosciuti ancora oggi nel 2009 un bel pacchetto di diritti civili tranquillamente riconosciuti a tutti gli altri ed invece negati per legge di Stato a chi eterosessuale non è. L'invito è a resistere, a non dare importanza a cose che non ne hanno benchè il clamore che le circonda possa far pensare il contrario (la posizione della Chiesa, le opinioni di certi politicanti, le canzonette stupide), a manifestare sempre, senza paura, senza esitazioni,in ogni momento della loro vita, a casa come sul lavoro, la loro natura, senza vergognarsi di nulla, a testa alta, perchè davvero non c'è nulla di cui doversi vergognare. A doversi vergognare sono coloro che nutrono i loro miseri cuori con simili meschinità e si credono in diritto di rovinare la vita del prossimo in virtù di una superiorità che è solo un'illusione della loro triste e povera mente.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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martedì 3 febbraio 2009

Pagelle su "Luca era gay": repubblica.it (Castaldo)

Tratto dalle pagelle alle canzoni del prossimo Festival di Sanremo pubblicate su repubblica.it (Gino Castaldo):

Luca era gay
Povia
Che infelicità essere gay. Di cosa parla oramai lo sanno tutti. Ma noi l'abbiamo anche ascoltata e il problema è che si tratta di un pezzo davvero brutto. Il rap non si addice a Povia. E neanche la canzone a tesi. Troppa foga di dimostrare qualcosa di cui non si sentiva il bisogno.
Voto: 1

Lo so, sono di parte. Ma il giudizio non è mio. Io mi porto avanti col lavoro e lo rendo noto su questo blog. Io non l'ho sentita, non posso giudicare musica, interpretazione o arrangiamento, per ora, quindi non posso dare un voto alla canzone nella sua interezza. So solo cosa dice il testo: e mi basta. Ne ho già scritto in abbondanza su questo blog. Qui riporto quel che dice Castaldo. Comunque 1 non è male, vuol dire che non è da zero...

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venerdì 23 gennaio 2009

Dottor Povia, lo confesso: anch'io sono stato gay, ma per nove ore e tre quarti solamente.

E' giunto il momento di dire qualcosa di più a proposito di "Luca era gay" di Povia, un'opera destinata a mio parere ad entrare di diritto nel non ristretto numero delle più assurde boiate festivaliere di sempre. So bene che lo scopo di Povia è presumibilmente quello di far parlare della canzone (o perlomeno: il fatto che se ne parli, benché male, non deve far schifo ai suoi discografici) e so bene che questo obiettivo si sta realizzando facilmente: non si discute d'altro da settimane e ancora il Festival non si vede all'orizzonte. E' sempre quello lo scopo, quando fai una canzone sui gay o sull'aborto o su temi analoghi senza saperne nulla e ti preoccupi pure di sparare assurdità. Ma poiché non si può passare sotto silenzio una malefatta solo per il timore di darle nel contempo visibilità (che comunque avrà sul palco), dobbiamo parlarne e dire la nostra. Noi saremo letti da qualche centinaio di persone, Povia sarà ascoltato da milioni di spettatori, la differenza di amplificazione del messaggio è abissale: nei suoi panni tuttavia noi preferiremmo sprofondare sottoterra piuttosto che sostenere su un palco certe ridicolaggini da pernacchia, ma evidentemente lui è soddisfatto così: i gusti sono gusti, si sa (d'altra parte anche lui ha ammesso di aver avuto gusti un po' così, per sette mesi...).

Il Festival di Sanremo ancora non c'è stato, ma già qualcuno ha potuto ascoltare il testo della canzone che sarà presentata da Povia. Il resoconto di chi ha ascoltato il pezzo (Gino Castaldo, Repubblica, 21/01/2009) unito alle anticipazioni degli ultimi giorni, alle interviste dello stesso Povia e al fatto che, se permettete, noi non siamo nati ieri ci permettono di commentare a ragion veduta ancor prima di ascoltare la canzone: non saranno le note sul pentagramma a modificare il significato di un testo.
La storia raccontata non è brutta o bella, non ci interessa in questa sede far critica musicale: semplicemente è basata su teorie non dimostrate dunque fasulle e omofobiche, per giunta trattate con superficialità: questo può essere a mio avviso un appropriato e sintetico giudizio sul pezzo discusso. Consapevolmente o meno (la differenza non conta, dato che Povia è maggiorenne) la canzonetta che allieterà la città dei fiori fa passare un messaggio così riassumibile: Luca era gay perché in famiglia ha avuto cattivi esempi, una madre iper-possessiva e un padre assente e perché ha incontrato un anziano pedofilo che ha sostituito la figura paterna; quando però incontra una lei (che fa rima con gay, e questa rima mi pare la cosa migliore del pezzo...), apre gli occhi e si accorge che l'amore di una donna è in grado di dare maggiore felicità di quello di un uomo: si accorge dunque di non essere gay, o meglio supera quello stato di infelicità e raggiunge una maggiore felicità. Nel testo non si parla di esplicitamente di guarigione o redenzione, ma vi si allude chiaramente, il che è forse peggio, e in ogni caso è palese l'accento sul passaggio dallo stato di gay, descritto come uno stato infelice e causato da disagi familiari infantili e adolescenziali e da incontri sbagliati a quello di uomo, visto come uno stato felice e realizzato. L'omosessualità dunque, anziché essere (come è) un orientamento naturale dell'essere umano, uno dei vari possibili orientamenti e identità sessuali, diviene una fase transitoria, sbagliata e indotta da devianze e mancanze esterne, dalla quale si può ed anzi è auspicabile uscire. Parlando francamente, facciamo fatica a pensare che una persona possa davvero avere idee simili, ma così è.

Sia chiaro, non vogliamo certo la censura, ma è indubbio che dare spazio a una simile canzone sia grave, come lo sarebbe permettere l'esposizione di una teoria negazionista, specie se a farlo è quello stesso servizio pubblico che non dà altrettanto spazio alle ragioni avverse e dunque fa disinformazione, né del resto si preoccupa minimamente di contrastare l'omofobia crescente in questo paese (spesso portata avanti da gente così istruita da non sapere nemmeno il significato del termine omofobia, ogni riferimento alla concorrente di un reality è puramente voluto), anzi la asseconda, la accarezza, la blandisce. Ecco quindi che in una società civile (per intenderci, quella che riconosce pari diritti civili a tutti, cosa che oggi non è) si potrebbe anche tollerare un testo come quello di Povia a Sanremo, dove verrebbe ascoltato ma anche bollato facilmente per quello che è; in una società come l'attuale, invece, che è profondamente razzista, che coccola le derive omofobiche e che non dà spazio (se non con l'intento di ridicolizzare) a chi espone pareri diversi, permettere a un Povia di srotolare in prima serata le sue idee bislacche è ingiusto, incivile, discriminatorio e indegno.
In Italia, paese in cui per diventare maitre à penser e pontificare su temi delicati dal pulpito di rivistucole è sufficiente essere famosi (qualunque siala ragione per la quale lo si è), Povia ebbe a dichiarare, fra le altre cose, che "sbaglia chi crede che gay si nasce", "i miei si separarono quando ero piccolo. Rimasi solo in un ambiente tutto femminile, giocavo con le bambole", "T’innamori di un maschio perché è quello che vorresti essere", "Non può esistere stabilità e fedeltà nel mondo gay". Dalle sue interviste emerge chiaramente che Povia è un militante o sostenitore dei gruppi di terapie riparative fondate dall’americano Joseph Nicolosi, anche se non è mai detto. E’ convinto (così si deduce da quel che scrive e dice) che l’omosessualità possa e debba essere sanata e che il rapporto d’amore tra due uomini sia per natura destinato ad essere effimero e compulsivo. Insomma, come afferma Aurelio Mancuso presidente nazionale Arcigay, "il cantante utilizza tutto l’armamentario delle organizzazioni cattoliche integraliste. Quindi la canzone, al di là delle edulcorate parole che saranno state scelte, è il manifesto politico di un movimento religioso, che è stato più volte smentito dalla scienza, dagli Ordini degli psicologi e degli psichiatri e si prefigura come un’associazione atta a propagandare teorie fondate sull’esaltazione del pregiudizio e dell’ignoranza".

Ora, una canzone, per quanto semplice, ha sempre un significato, vuole sempre comunicare un'emozione, un messaggio, così come un quadro, un libro, una manifestazione del pensiero, un'opera d'arte: non è dunque sbagliato o eccessivo voler veder qualcosa dietro al testo di una pur semplice canzonetta festivaliera, tenuto conto poi dell'enorme impatto che ciò che si dice dal palco di un festival così seguito può avere sui giovani e su chi, omosessuale, vive già con difficoltà estrema la sua condizione a causa degli atteggiamenti retrivi e razzisti di chi lo circonda. E quello che vediamo in questo caso, quello che traspare con un'evidenza tanto semplice quanto velenosa è proprio brutto e non ci piace per niente.
Ecco dunque la lieta novella: gay non si nasce ma si diventa, e a diventarlo sono quegli sfortunati che hanno un'infanzia difficile, genitori assenti o inadeguati, anziani che li circuiscono: dobbiamo provare compassione per loro, vanno aiutati, solo con il nostro aiuto potranno tornare ad essere come noi, come è giusto essere. Propongo di fare il prossimo Telethon a favore dei gay! Si può sempre tornare, quindi, allo stato "normale": basta prendere un'aspirina, anzi no... basta incontrare la donna giusta. Lo stesso Povia ha dichiarato di essere stato gay ("per sette mesi" ha detto, sic), ma di aver poi cambiato strada e di aver pure convinto ("convertito", dice) due amici che si credevano gay e che non lo erano, tanto che poi si sono sposati! (come se questo bastasse a definirti non gay). Tanta ingenuità ci divertirebbe, se non ci disgustasse come prendere in bocca un topo morto. Quindi si è gay per sette mesi come si ha la broncopolmonite per venti giorni o la gamba ingessata per quaranta: sono infortuni da cui ci si riprende, che diamine! Basta volerlo, o aver fortuna, o essere aiutati da chi è più fortunato di noi e non è (brrr..) gay.

Ipotesi 1: Povia non pensa quel che sostiene, è tutta una tattica di auto-promozione: disgusta in ogni caso che si possa speculare solo per ragioni commerciali su certi temi che per molte persone si traducono in una vita d'inferno stante l'omofobia del paese in cui viviamo.
Ipotesi 2: Povia pensa quel che dice. E' legittimo credere in quel che si vuole, io posso pure credere che Hitler fosse un santo, tuttavia se lo affermo in pubblico qualcosina rischio, direi... Noi crediamo di più a questa seconda ipotesi (non che Hitler fosse santo, sia chiaro: era solo un sanguinario criminale, ma all'ipotesi che Povia pensi davvero quel che sostiene) e il disgusto non diminuisce.

Ringraziamo Bonolis per la scelta che ha compiuto e gli auguriamo amichevolmente parecchie grane (l'Arcigay non starà a guardare e farà legittimamente sentire la sua voce), la Rai e Mediaset perché tollerano sempre l'omofobia imperante (ultimo caso: la concorrente del Grande Fratello che ha pronunciato frasi intollerabili e gravemente offensive verso milioni di persone non sarà espulsa, ma se avesse anche solo bestemmiato a mezza bocca sarebbe stata polverizzata), ringraziamo Povia per gli insegnamenti che cerca di impartire ai genitori, ci auguriamo che a causa dei suoi deliri nessuna di quelle persone che già oggi sono emarginate e discriminate abbia a soffrire di più di quel che già soffre, senza aver fatto alcunché di male, a causa di queste insensatezze musicate .

Dottor Povia, lo confesso: anch'io sono stato gay, ma per nove ore e tre quarti solamente. E mia madre, che era fuori per lavoro, si è persa questa mia fase. Ora però sono guarito.

Chiudo con un consiglio: copritevi bene, la sera, meglio mettere la maglia di lana; potreste prendervi l'omosessualità, e allora sì che sarebbero cavoli amari, altro che raffreddore.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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