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domenica 17 agosto 2025

Amici nel tempo


Nei ‘70 avevo pochi amici, un tempo i bambini non uscivano tutti i giorni, facevano i bambini. Quei pochi li vedevo non spesso ai giardinetti e si giocava insieme, o li vedevo sui banchi di scuola, ma al tempo a scuola si studiava, per lo più.

Negli ‘80 e nei ‘90 aveva qualche amico, e li vedevo abbastanza spesso: gitarelle, cinema, teatro, pizze, riunioni a casa per vedere un telefilm, etc. Alcuni erano finti amici, è fisiologico, ma ci si vedeva.
 
Nel nuovo millennio ho pochi amici (sto sovrastimando) e non ne vedo uno se non per caso o ogni morte di papa (ma Leone XIV è vivo? Non si sente mai, a meno che non colpiscano una chiesa cristiana a Gaza). Sono amici teorici. Vivono in apposite riserve: Whatsapp, Facebook, a volte Email. Non si litiga quasi mai. Anche se spesso ci si fraintende. Contatto visivo e fisico zero: meglio, posso stare in mutande, canotta e ciabatte e non prendo virus. Nessun abbraccio, nessuna stretta di mano, non si condivide nulla davvero, a parte i post e i reel. Che figata!

Siamo nell’era della disabilità sentimentale diffusa. 

(Da notare: ve l’ho detto con un post. Di vedervi non ci penso proprio, ma perché so che non vi andrebbe e io non mi impongo mai. Statemi bene eh.)


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domenica 25 maggio 2025

Diamoci un taglio, l’ultimo

Alla fine, cosa ci vediamo a fare? Meglio non vedersi. Ci sentiamo tutto l’anno sui social o su Uozapp, anzi quasi ogni giorno; ci chiamiamo al telefono una volta l’anno o meno, vedersi (addirittura di persona, Dio mio!) ogni tot mesi è controproducente: rovina l’immagine che abbiamo cristallizzato l’uno dell’altra o dell’altro e ci costringe ad entrare in contatto con l’alter ego, quello reale, quello che conosciamo meno e che è diverso da quello che ci scrive o ci manda le faccine e mette i laic. 

Le amicizie oggi non hanno bisogno del contatto fisico, nemmeno del contatto visivo: se proprio si deve, c’è Zum o meglio ancora le foto postate su Feisbuc o Insta. Figurati se ho bisogno di far due passi con te, di guardarti negli occhi, di ascoltare la tua voce, o di prendere un prosecco o una pizza: è roba dell’altro secolo. Oggi ti taggo, ti mando un link, ti scrivo due righe e due emoticon: e la vita procede. Se proprio sono ispirato, ti racconto una cosa via mail, ma già la mail è roba antiquata, tipo una stretta di mano o un abbraccio: quasi sconveniente.  Nessuno ha voglia di averti davanti, si preferisce interagire virtualmente. 

Alla fine, vedersi dopo molti mesi e sapere che poi non ci si vedrà più per mesi è deleterio: crea aspettative. E poi c’è il rischio che io apprezzi la tua presenza o tu la mia, o financo che mi innamori se sei del sesso che cerco: sono rischi da evitare con accuratezza. Potremmo scorprire di avere interessi in comune e di aver piacere di coltivarli insieme: l’inizio della fine. Siamo sposati, quindi per definizione abbiamo rinunciato a essere persone, ad avere una vita che non sia dentro la gabbietta. In occasione di ricorrenze, ci facciamo puntualmente, da brave persone civili, gli auguri con messaggi originali e spiritosi e ci mandiamo un regalino per posta o con amazzon: direi che pretendere di più sarebbe da originaloni.
Se proprio dovrà essere, verrai al mio funerale, quello sì, anzi no: perché vi ho liberato dall’obbligo in un post di qualche settimana fa, ricordi? Semmai, verrò io al tuo, tanto in questi casi non correremo il rischio di vederci, e questo è ciò che conta davvero. Fare una manciata di chilometri per passare qualche ora insieme è follia. Ma anche se abitiamo vicini, uno spritz o una passeggiata sono davvero troppo. Io so che ci sei, tu sai che ci sono. Due chiacchiere su argomenti futili via smartphone e poi ognuno nel suo guscio. Chiamami se hai bisogno di aiuto, tanto so che non lo farai e so che non me lo darai.

La presenza fisica è stata sopravvalutata per secoli. Un tempo erano le distanze e la scarsità e arretratezza dei mezzi di trasporto a rendere più facile mantenere questo distacco essenziale; oggi abbiamo finalmente gli strumenti per poter essere “amici” senza frequentarci: adoro il progresso!
Io non ero di quest’idea, ero ancora uno di quei fissati che avrebbe voluto vedere più spesso i cosidetti amici o amiche, ma mi son reso conto da solo che la mia visione era superata: il mondo ormai viaggia su binari diversi, e vedersi, a meno che non si debba fare qualcosa di sporco, è inutile, anzi sconsigliabile. E anche nei casi citati non sarebbe male prendere confidenza col sesso a distanza o virtuale: potrebbe dare grandi soddisfazioni ed eliminare una delle ultime remore alla voglia di abbracciare con gioia questo nuovo mondo senza più relazioni personali dirette.

In fin dei conti, l’altro da noi è sempre qualcosa difficile da accettare fino in fondo. L’assenza di contatto fisico, o anche solo di visione diretta, rende più accettabile avere un rapporto. Presto, non dovremo neppure più uscire per andare a lavorare, perché non ci sarà più lavoro o quasi. Vivremo con un reddito statale di base e ci faremo portare sul divano tutto quello di cui necessitiamo da robot servizievoli. Questo ci toglierà la tentazione di uscire per strada e abbracciare la prima che passa, o di chiedere a un amico o a un’amica di uscire una sera. In fin dei conti prendere una boccata d’aria, alzare gli occhi al cielo, sentire il sole sulla pelle sono tutte operazioni superflue, superate e che possono portare solo rogne mediche o di tipo meteo. Sono buffonate per tipi eccentrici; sono stranezze di chi ha chissà quali secondi fini.

Dato che già siamo a un passo da un mondo fatto così, e che già ci vediamo una volta ogni morte di Papa, per non costringere i poveri cardinali che vivono in attici di 500 mq a riunirsi spesso per farsi una grigliata, facciamo il passo decisio e non vediamoci più.

Ci ricorderemo come eravamo, non ci vedremo invecchiare, non ci vedremo morire: verremo a saperlo a cose fatte, magari ci dedicheremo un pensierino su Feisbuc e faremo tanti laic; fino al trapasso, ci scambieremo qualche riga e per il resto ognuno andrà all’infer -no seguendo la sua personale, originalissima via.

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venerdì 23 maggio 2025

Varie di calcio, di politica, di donne che mi…

*VARIE DI CALCIO, DI POLITICA E DI DONNE CHE MI STIMAVANO ALLA GRANDISSIMA E POI…*

Contento che vinca il Napoli (però ribadisco: Conte MAI piaciuto, e non parlo di tattica) ma desiderei quel che desidero da decenni: un campionato regolare, senza ombre lunghe come una notte di sei mesi senza luna. E anche quest’anno non l’ho avuto, né in A né in B.
Ci credo che la Salernitana avrebbe voluto giocare il playout col Frosinone prima di sapere la sentenza sul caso Brescia: in questo modo avrebbe avuto la B assicurata, ehehehehe! O vincendo il playout, o anche… perdendolo, col Brescia poi condannato. Salernitani, non siamo tutti scemi qui sulle rive del Bisagno, eh!
Stasera gli juventini sono felici. La stupenda e miserevole e miserabile paranoia antinerazzurra, rinfocolata dallo schifo di Calciopoli (i cui autori sono venerati a Torino) è grave e vi rende provinciali. Per dire, è tipo quella dei bicolori genovesi (ma appunto loro sono provinciali, voi in teoria no…)
Far giocare un playout a metà o fine giugno, dopo un mese senza partite ufficiali, coi giocatori già mentalmente in vacanza o prossimi a scadenza, è una enorme boiata, sarebbe la conclusione falsata di un torneo falsato (dal caso Brescia e da altre cosucce).
Quel belinone di Trump (nonché complice del massa -cratore di bambini) la finisce di sparare minchiate al solo scopo di far guadagnare milioni in borsa ai suoi amici? E’ un reato. E lui è un idiota al cubo, vedi decisione su Harvard, nemmeno una scimmia acefala.
Capezzone definisce “politica” israeliana la barbara ucci -sione di 65/70 mila civili innocenti, tra cui 20mila bambini. Devo commentare? Non ho abbastaza soldi per reggere la causa eventuale di un deputato a 13mila/mese nostri.
A luglio mi definiva “una persona meritevole”, che aiuta tutti, sagace, ironico,  che regala calore, con cui è un piacere lavorare, che lascia “un solco nei nostri cuori”, che è “un’anima speciale” e neppure lui “sa quanto vale”, ed è un “collega d’oro, ciao e “grazie di tutto”!
A gennaio (mai visti nel frattempo) si convince che io ho fatto una cosa che NON ho fatto (spiace deluderla, ma se non l’ho fatta dire che l’ho fatta sarebbe mentire, e una persona così meritevole non può mentire) e non vuole sentir ragioni: accuse e offese. In pratica dimostra di non avere la minima fiducia in una persona che aveva definito come sopra.
Io, se pensassi quel po’ po’ di robetta su una persona, la starei a sentire e fra le mie paranoie (certe e nette) e le sue affermazioni opterei per queste ultime. C’est la vie, direbbe il poeta. Io penso altro.
La cosa peggiore della morte sarebbe sapere di essere morti. Sarebbe peggiore di tutto il resto, che già fa schifo assai.
Inviterei la Samp a denunciare il pres. del Brescia o quanto meno a valutare attentamente se ci sono gli estremi per farlo, perché se davvero oggi ha detto quello che ha detto, dopo aver ammesso nei giorni scorsi la storia dei crediti inesistenti, merita di pagarla. Le regole sono chiare e due anni fa ne abbiamo fatto le spese pure noi (e per un semplice ritardo, cosa molto meno grave). Non cerchi ridicole scuse e non inventi fandonie per salvarsi la faccia. Fra l’altro ce l’ha con noi da due anni, quindi è anche poco credibile.
— 

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mercoledì 16 aprile 2025

Vita e logica sono nemiche

Fare un figlio mi è sempre piaciuto, ho sempre avuto interesse e predisposizione per i bambini (forse perché in parte non sono mai cresciuto, e questo lo annovero fra i pregi) ma farlo era e resta una scelta non ponderata bene, se consideri come è il mondo e come sta peggiorando sempre più. Una di quelle scelte che fai perché non agisci completamente in maniera razionale (se è un difetto o no lo deciderete voi, ognuno si farà la sua opinione. Un' altra è sposarsi. Allargando il discorso, anche vivere è una decisione frutto della non più pura razionalità. Per riuscire a digerire questa specie che infesta il pianeta e di cui biologicamente ahimè faccio parte, per riuscire ad ignorare cosa è stata la storia dell'umanità dal principio a oggi, per riuscire a far finta che tutto abbia un senso e quindi vivere apparentemente come tutti, occorre davvero uno sforzo di irrazionalità sorprendente, quasi sovrumano.

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lunedì 14 aprile 2025

Ecco come capire se la tipa che state lumando è tutta …

Finalmente il post che stavate tutti aspettando!

ECCO COME CAPIRE SE LA TIPA CHE STATE LUMANDO E’ TUTTA UMIDICCIA (SENZA FARE INDAGINI ESPLORATIVE MANUALI CHE POTREBBERO RISULTARE IMBARAZZANTI E MACCHIARVI LA FEDINA PENALE)

(Ehi, questo è un post scientifico)

Ho visto un video interessante in cui si elencano cinque segnali grazie ai quali un uomo può capire se la donna con cui sta parlando è eccitata e interessata a lui (nel video usavano in effetti altri termini un filo meno scientifici). Sono tutte reazioni che la donna non può controllare e di cui non si rende conto; non è facile coglierli, non sempre sono evidenti in tutte le femmine, ma spesso sì.

Una prima reazione è quando la donna, conversando con te, si inclina, o si sporge impercettibilmente in avanti col busto. A me è capitato una volta, devo dire, ma la tizia in questione, non ricordo se Lara o Mara, e di certo non ricordo il colore degli occhi, dato che era peraltro dotata di un reparto latteria da competizione, era sbronza e a fatica riusciva a stare dritta.

Un altro segno, che rientra nel precedente, è dato da piccoli cambiamenti nella postura: la donna pare avvicinarsi pian piano a te. A me in genere capita che si allontanino senza darlo a vedere, per poi fuggire repentinamente, urlando mani al cielo, una volta presa una certa distanza di sicurezza. Pina continuò a correre per chilometri, me lo confermò un vigile della città vicina il mese dopo.

Il secondo segno è l’arrossamento di certe zone del corpo: collo, viso, petto. Il sangue affluisce in queste zone e ciò vuol dire che le probabilità di testare un materasso con l’interlocutrice stanno aumentando, sempre se non vi capita lo stesso caso che è successo a me anni fa: la figliola in questione, diciottenne di Carpi, era allergica alle piante che avevo in mano.  Diffidare poi di chi soffre di couperose. 

Il terzo segnale è la variazione del respiro: il cuore accelera i suoi battiti e la respirazione diviene più veloce e superficiale. Luisa, trentenne di Rho, madre di due figli, in effetti pareva oltremodo vogliosa, dopo aver chiacchierato su quel divanetto con me una decina di minuti; solo dopo, al pronto soccorso, ho scoperto che soffriva di asma e di tachicardia nello stesso momento: una rara evenienza, mi confermò il medico.

Il penutlimo segnale è un considerevole aumento della sensibilità al tatto: la sfiori solamente e lei salta su come se l’avessi col -pita con un pa -lo di ferro ro -vente. Piera mi piaceva parecchio, era una roba tutta curve e angoli morbidi, e quando la incontravo ero super eccitato, resistevo a fatica all’impulso di accarezzarla; una volta non seppi resistere e lei chiamò la polizia, che arrivò in forze.

Infine la dilatazione delle pupille, segno indiscusso del fatto che lei è attratta dal bel maschione che le si è parato davanti o, come nel caso che ebbi a vivere con Laura e con Gina e con Alessandra e poi con Gianbruna di Rieti e sua sorella Lidia e sua madre Rosa: che si è appena fatta e di brutto.

Alla fine sono tutte informazioni che possono esservi davvero utili per capire se la cosa sta prendendo la piega desiderata o se quella che avete davanti vi stima quanto la ringhiera di un terrazzino d’ospedale. Sapere se stiamo facendo colpo può darci coraggio e aiutarci nel modulare la strategia successiva (casa mia o casa tua, ciulatina express o matrimonio 100 invitati, missionario e sigaretta o sadomaso e kasamutra appena comprato e la sera con le orecchie a tutte le pagine).

Sempre che non abbiate la sfortuna di attaccar bottone con donne dro -gate, ubriache, sofferenti di dermatite, di asma, di tachicardia o di eccessiva sensibilità dei nervi o, come nel mio ultimo caso, con vere e proprie ospiti di comunità di recupero. 

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martedì 28 gennaio 2025

Vivere è produrre ricordi




Non sarò così longevo ma voglio ipotizzarlo per poter fare una riflessione.
A novant’anni anni, messo male, quasi in punto di morte, a letto, ma ancora abbastanza lucido, mi capiterà di pensare non solo al mondo che starò per lasciare, alle questioni pratiche, a chi lascerò, etc… ma anche a certi episodi del mio passato, che già adesso è molto esteso e che a quell’età sarà sterminato. Come lo vede uno, il passato, quando sta molto più avanti? Questo lo so, o almeno so come lo vedo io: male. Perché se è un bel ricordo (si fa per dire) provi nostalgia, se è brutto, soffri; magari dopo tanti anni soffri di meno, ma soffri. Se hai perso un’occasione, avrai rimpianti; se hai colpe, avrai rimorsi; se hai subito offese, proverai forse ancora un senso di rivalsa. Magari ti verrà in mente solo in quei momenti una cosa che avresti potuto fare o dire trent’anni prima, e allora magari le cose sarebbero andate diversamente… E che pena, allora, ripensare al non detto, al non fatto, o agli errori…
Ho avuto questo pensiero perché ripensavo a un fatto che mi è accaduto in questi primi giorni di questo nuovo e fantasmagorico anno. Una cosa forse di poco conto, così potreste valutarla voi, del resto si trattava di un rapporto superficiale, acerbo, destinato con tutta probabilità a non decollare mai, per ragioni ovvie e abbastanza comprensibili dall’uomo medio (non da me, comunque, ma questo è un altro discorso). Ma anche se di poco conto un poco mi ha fatto soffrire, anche se sono determinato nel dirvi che in questo caso troncarlo è infinitamente meglio che recuperarlo, proprio perché è stato ucci -so in culla da una cosa così stupida che, proprio perché così stupida eppur così letale, lo ha immediatamente classificato a dovere. Però un minimo di sofferenza c’è stata e c’è.

E allora mi chiedo cosa ne penserò a novant’anni, in quel triste letto d’ospedale, davanti a un finestrone piuttosto sporco su una infima e ordinaria giornata di pioggia, se per caso mi dovesse trafiggere di colpo il costato questo spillo, anziché altri o al posto di vere e proprie lance. Non so cosa ne potrò pensare, ma spero di non provare quell’angoscia infinita, e immotivata, che a distanza di tempo ti fa ripensare a certe piccole cose del passato che però dopo decenni paiono assumere un grande peso, perchè paiono diventare alla fine un po’ il recondito significato di quello che è sempre stato nascosto dietro alla tua esistenza: un sintomo lieve, banale di una malattia grave e generale.
Se mi immagino quello scoramento che potrò provare, di fronte a questi o altri ricordi della stessa “stazza”, sto già male ora.
Del resto vivere è produrre ricordi, quindi spilli roventi che faranno a gara a tormentare la tua pelle già martoriata dal tempo.

(Img it freepik punto com) 

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sabato 25 gennaio 2025

Di accuse ingiuste e processi sommari


E’ una cosa che ho provato di rado nella vita, però avendo non pochi anni era già accaduto. 
Ed è sempre scocciante quando ti accusano di una cosa che non hai fatto. Anzi, ti condannano senza processo, senza ascoltare le parti, senza che tu possa parlare. Insomma, hanno avuto la loro impressione su un fatto, essa è indiscutibile ai loro occhi e non esistono scusanti che tu puoi accampare e neppure possibilità che si siano sbagliati o che le cose siano andate diversamente da come a loro è parso. Fanno da denunciante, pm, giudice in una sola persona. E tu improvvisamente realizzi, ci pensi, trovi in te stesso la conferma che questi si stanno inventando tutto oppure, e non so se sia meglio, credono in buona fede nelle cavolate che dicono, e non sai che dire, sei a metà strada tra il divertimento e la preoccupazione. Ma sai che qualcosa si è rotto per sempre, comunque finirà, perché tu, proprio tu, che sei sempre corretto, non puoi tollerare che una persona dimostri una tale mancanza di fiducia in te, e si dimostri così supponente, arrogante, maleducata; e sai che non potrai ricucire né accettare scuse.

Dà un brivido, questa situazione. Pensi: e se si fosse trattato di un’accusa da codice penale? Uno può rischiare la galera, senza aver fatto nulla. Solo perché un essere umano, fallibile come tutti, crede di aver visto o capito una cosa (totalmente errata) ed emette la sua sentenza inappellabile, coprendoti pure di insulti, come se fossi il peggior criminale della storia.
Non si parla di rilevanza penale, per fortuna, neppure in quest’ultimo accadimento, però a me fa sempre un po’ effetto, perché appartengo alla categoria di quelle persone che hanno sì idee sui generis ma che però si comportando generalmente secondo le regole, anzi sempre secondo le regole, facendo come unica eccezione quella in cui tali regole dovessero essere contro i diritti naturali, mi pare ovvio.
E quindi essere accusati ingiustamente è curioso e fastidioso.

Io poi sono molto prudente e logico, quindi se mai decidessi di fare una furbata, state tranquilli che difficilmente mi prendereste in castagna, perchè quando attacco a pieno organico lascio sempre due difensori dietro, per evitare banali contropiede. Ecco perché è già un po’ lunare pensare di avermi fregato.
Ma quando poi addirittura l’accusa è totalmente infondata, beh che dire: non sai che fare.
Se poi a condire il tutto emerge ben presto l’esistenza di un fraintendimento tanto stupido quanto curioso e comico, tanto casuale quanto assurdo, allora il quadro è completo. Capisci cosa ha originato la’ltrui convincimento, sorridi alla casualità del tutto, al caratere beffardo che a volte assume il caso, ma sai già che non ne uscirai, anche perché probabilmente chi ti accusa aveva proprio voglia di seguire questi giochi beffardi del caso e non si è fatta scappare l'occasione. 

Cosa faccio io? Rispondo, argomento, dimostro che l’accusa è infondata, e lo faccio con dovizia di particolari e con chiarezza e lucidità.
Ma so che la maggior parte delle volte non basterà, perché se una persona, dal carattere magari irascibile, o comunque egoriferito, si convince di una cosa, perché magari ha in buona fede visto una cosa e non concepisce la possibilità di un suo errore o di un fraintendimento, quasi nulla potrà convincerla a cambiare idea; anzi, prenderà le tue giustificazioni fondatissime come scuse stupide che peggiorano la tua posizione, e ancor più si convincerà della bontà della sua posizione, invece del tutto fallace.
Se poi a complicare le cose aggiungiamo magari una non profonda conoscenza reciproca, la frittata è servita. E se magari ci mettiamo su, come carico aggiuntivo, che è donna, le cose peggiorano pure, e non si tratta di un'affermazione sessista, ma di un dato di fatto: a certi argomenti le donne sono più sensibili e quindi se ti prendono di punta e si convincono di qualcosa, anche di qualcosa di totalmente sbagliato, non ce n'è per nessuno, sono molto più insistenti e, per così dire, cattive degli uomini. Ma io devo forse spiegare a una persona che mi conosce poco chi sono e come mi comporto? Ci provo, ma dopo un po’ saluto e vado via. Dopo i cinquanta, non ho più molta pazienza con chi vaneggia e non ascolta, con chi attacca a testa bassa senza ascoltar ragioni, con chi non è capace di riflettere prima di spa -rare e non è capace di chieder scusa per gli errori, una volta che glieli hai dimostrati come tali.

Alla fine non resta che chiudere il rapporto, perché se nemmeno alle tue osservazioni, ineludibili e chiarissime, avverti una retromarcia della controparte, la tua dignità di persona corretta (peraltro villanamente accusata di una cosa non fatta) ti costringerà a buttare tutto alle ortiche.

E magari farai una riflessione che ti porterà a capire come certi dettagli avrebbero potuto già in precedenza metterti sull’avviso, ma tu non li hai colti. Perché difficilmente le persone cambiano in tempi rapidi, di solito si manifestano abbastanza presto per come sono e non sono subito apparse, se non per certe sfumature a cui non hai dato importanza nella fase iniziale.

Certo, resta l’amaro in bocca. Ma è la vita. Ci sono caratteri fatti così. Ci sono persone che magari hanno avuto esperienze negative e quindi tendono a pensare che chiunque incontreranno presenterà gli stessi difetti di quelli che hanno incontrato in precedenza. Ci sono persone che pensano di esistere solo loro al mondo. Ci sono persone che prendono cantonate leggendarie e partono in quarta senza anteporre una sana riflessione a un’azione sgangherata e inutilmente distruttiva. Lo so, ma non posso pagare prezzi troppo alti per loro. Sarà la vita, forse, a dar loro una lezione, oppure no. Io la mia l’ho già avuta: mai illudersi. Ma, son sincero, non lo faccio già da un bel po’. 

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Ci sono finali più decenti, qui la qualità è mancata: spero che almeno su questo sarai d’accordo


A vent’anni avrei telefonato, avrei scritto ancora. Avrei cercato di ricucire, di capire, di rimediare. Non ci avrei dormito, forse.

Adesso no. Non cerco di ricucire un bel caxxo di niente, perché io non ho strappato niente; e non cerco di rimediare un caxxo di niente, perché tu hai fatto una minchiata, sorella, e tu hai preso una cantonata da paura, che resterà nella trascurabile leggenda delle irrilevanti cantonate idiote della storia. Non io, eh no. Non un tentativo, ho fatto. E non un tentativo farò. Forse sei abituata a mezze cartucce che sbagliano, si fanno beccare da te, infallibile castigatrice e maestrina dalla penna rossa, e poi pentiti strisciano in lacrime ai tuoi piedi, ma con me ad aspettare un finale cos’ strutturato rischi la vecchiaia, perché io non ho sbagliato un bel niente e non farò un bel niente, togliti certe idee dalla testa. Scrivo solo, perché sono scrittore e per terapia, personale e collettiva.  TI ho solo spiegato l’esatta dinamica dei fatti, in un italiano comprensibilissimo (il tuo zoppicava, e questo ha scatenato parte del fraintendimento, anche se chiamarlo fraintendimento è troppo, trattandosi di una biscehrata interamente ascrivibile alla tua fantasia). L’ho fatto per onestà e per cortesia. E la cosa peggiore non è averla presa, la cantonata: può capitare a tutti. La cosa peggiore è che non hai l’umiltà di capire quando hai toppato e devi chiedere scusa. Non capisci quando sbagli. Quindi non migliorerai mai. Perché capire gli errori e scusarsi porta automaticamente a evitare di ripeterli, ma credersi al centro del mondo, la migliore, l’infallibile, conduce dritto a questo: che i tuoi sospetti si avverano. Perché se hai sempre paura che qualcuno trami alle tue spalle, avrai come risultato che perderai quel qualcuno, proprio come avevi previsto: ma non si tratta di previsione, come ti fa credere il tuo ego ipertrofico, si tratta di un effetto direttamente provocato dal tuo fare sempre sospettoso. Non dai fiducia, non l’avrai mai. Non sei umile, non farai molta strada. Hai un carattere instabile. Pensi che tutte le persone siano uguali (o tutti gli uomini, chissà: magari hai un problema con loro). Ed è questo uno dei tuoi grandi errori. Non potrai mai avere un rapporto vero, su queste basi. Sei oltremodo sospettosa, a un livello tranquillamente definibile come paranoico. E, se ci penso bene, non è la prima volta che lo dimostri, ma non sono il tipo che giudica le persone da un primo assaggio, e pure parzialissimo, anche se, a differenza di quando ero giovane, adesso poto molto prima.

Sono però il tipo che lascia al loro destino le persone che partono per la tangente e si costruiscono film allucinanti nella loro testa e sono ben più che maggiorenni dimostrando una immaturità così conclamata. Io ho superato i cinque decenni e devo dire che sono stato sempre abbastanza bravo a inquadrare le persone, almeno dai trenta in su. Ti ho dato modo di recuperare, ti ho spiegato le cose per bene. Ho fatto il mio compito, con cura e con amore. Ma insomma, va’ pure. Lascerai un buon ricordo di te, guastato del tutto però da questo finale da tragedia di quart’ordine, anzi da farsa di livello abbastanza infimo, o forse meglio: grigio. E, ne sono certissimo, non è la prima volta che ti capita. 

Il fatto che tu a volte abbia incontrato uomini di scarso valore (ipotizzo, ma diciamo che è certezza) non ti autorizza a crederti la reginetta infallibile e a trattare tutti allo stesso modo. In questo caso avevi trovato una persona okay (me lo dico da solo perché così è, mi spiace se non lo hai colto, succede a chi viaggia su livelli più alti) e l’hai persa. Lo so che non ti importa, lo so: ma un giorno potrebbe capitare di doverti mangiare le dita per una vaccata come questa. Infatti, come detto, ti vedo destinata a reiterare certi comportamenti, almeno fin quando non scenderai dal piedistallo.

E io? Sono tranquillo. Oserei dire serafico. Meno stupito di alcuni giorni fa. Ma sono sempre stato tranquillo, perché chi ha la coscienza pulita è tranquillo, di base.
Ho osservato gli eventi, davvero curiosi, a tratti comici. Una volta compreso l’inghippo che ti ha fatto fare corto circuito (tipico di chi riflette poco e accende subito il barattolo di kerosene col primo cerino disponibile), ho cercato di ricostruire gli eventi e di fornirti l’esatta spiegazione degli stessi. E se fossi stat lucida, avresti compreso, perché sono stato chiaro, ho argomentato in maniera convincente e fondata. Certamente il caso ha giocato una parte in commedia, ma tu sei stata la vera mattatrice. E come i mattatori, resti sola sul palco. 

Ripensandoci, fra qualche anno, proverò un misto di stupore e di fastidio. Perché alla fine io certe stupidità, certe futili scemate che portano a rotture tipo asilo mariuccia non me le sono mai spiegate. Gli anni mi hanno dato solo la capacità (non trascurabile) di accettarle, come si accetta una pioggia improvvisa. Insomma, apro l’ombrello e tiro dritto. Ti lascio con la tua ragione di carta (bagnata). 

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giovedì 2 gennaio 2025

Respiri vicini


Mi basta anche respirare per qualche minuto l’ossigeno dello stesso quadratino di Terra per stare meglio. O magari è solo un’impressione. Non so. Certo, se è un’impressione, wow, che impressione fanno le impressioni, eh? E non importa se nello stesso quadratino 2x2 ci stanno pure altri: posso farmi digerire la cosa (so accontentarmi; o, detta in modo più poetico, per un cuore affamato ogni briciola è un pranzo di gala). Certo, accontentarsi in questo modo è quasi viltà, capisco il vostro punto di vista: si lotta per avere ciò che si desidera e non si molla fin quando non lo si ottiene o fin quando è game over, non si parte già con obiettivi limitati. Posso anche darvi ragione, ma la situazione è questa e non permette altro. Io, poi, non amo impormi. Mai piaciuto. Perché se un sentimento lo estorci, non sarà mai duraturo. Preferisco raccogliere qualche briciola e godermela, che puntare alla torta scatenando l’inferno: e non perché potrei fallire, la sconfitta non mi ha mai impaurito, ma perché, ripeto, se le cose vengono da sé son sincere, altrimenti finisce male: la fiamma può anche ardere fortissima all’inizio, ma il combustibile finirà presto. Credo nelle fiamme moderate e inestinguibili, non negli incendi che divampano furiosi ma son domati in un amen.
E così non ti scalderai mai davvero, dirà qualcuno; e l’inverno è duro, sempre più duro ogni anno che passa.
Può essere vero. Ma, come detto, la situazione in cui sono non consente ampi margini di manovra: occorre essere abili per muoversi senza ammaccare alcunché. E non è che poi sia così lucido, eh, data la situazione!
Comunque i nostri respiri non sono mai troppo lontani, geograficamente: l’ossigeno che respiriamo per decine di ore al giorno è dello stesso quadrato, questa volta un po’ più grande, una specie di cella, come quelle dei telefonini, ma in questo caso sentimentale, una supercella. E poi, se guardiamo le cose da Plutone, sembriamo addirittura uno sull’altra! Tutto, alla fine, dipende dal punto di vista… 

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lunedì 11 novembre 2024

Fragile




La vita è fragile come un filo di ragnatela.

Il passato è immodificabile e ne abbiamo le spine di metallo conficcate nel fianco giorno e notte.
Il presente non esiste, appena si appalesa è già passato.
Il futuro non è garantito, è pura costruzione della nostra speranzosa fantasia.

E nel frattempo, in questa vita senza alcun senso e che può finire da un secondo all’altro nel modo più stupido, devo sopportare esseri viventi indegni. E devo subire gli effetti di pregiudizi, convenzioni, paure.

Non è che non mi vuoi, è che non hai capito nulla della vita.  

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La vita è sogno

A volte sento che non ci vedremo mai più. 
Non è che lo voglio, né al momento voglio il suo contrario. 
È una cosa che sento. 

Alla fine c'era un tale che diceva che la vita è sogno... quello che è accaduto penso sia stato quanto di più vicino ci possa essere a un sogno nella vita non sognata. 

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domenica 1 settembre 2024

Darsi forza


Sentire vicina una persona è una cosa formidabile.
Basta poco. Quel poco che a volte non c’è, per colpa della vita fra gli uomini, che ci fa credere, sbagliando, che non sia giusto dir sempre quello che si pensa e fare quello che ci si sente di fare, fregandosene di convenienze, opportunità, dubbi.
E per quel poco che non c’è alla fine pare che manchi tutto il resto, come un quadro formidabile chiuso nel magazzino di un museo: è come se non esistesse.
Ma per esporsi occorre fidarsi dell’altro.
E anche avere fiducia e godere della fiducia altrui è una cosa bellissima.
Entrambe le cose sono fragili e rare.
Sono cose che ci fanno sentire vivi e stare bene, che ci danno forza e fiducia. Ma basta poco per rovinarle, anche un dubbio.
Ecco perché la fiducia reciproca deve sempre essere più forte di ogni dubbio, e la convinzione di essere nel giusto più forte dei pregiudizi e delle idee malate di questi esseri che chiamamo simili e che spesso sono molto diversi da noi, e in grado di guastare quel poco di bello che, a guardar bene, si trova.

(Img it freepik com) 

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venerdì 23 agosto 2024

Come fili


Le vite sono come fili. A volte si intrecciano, o si toccano di continuo per lunghissimi tratti, altre si incrociano e via, o si sfiorano solo e poi si perdono per sempre. Per pigrizia. Per aridità.  Perché devi pensare a te e alle tue questioni, ben più importanti, ma più stupide.
E non avrai nemmeno il tempo di rimpiangere le occasioni che non hai colto, le persone che hai mal valutato, quelle che ti sei lasciata scivolare fra le dita, magari solo per pigrizia, o paura, o per convenzioni sociali, o per aridità di cuore, o per distrazione. Quante cose hai perso. Quante cose non conoscerai. Non avrai il tempo di rimpiangerle perché morirai e diventerai nulla, un bel nulla disperso nello spazio. 

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lunedì 8 aprile 2024

So cosa non è amicizia


E’ difficile definire l’amore, l’amicizia, la vita.
Più facile è dire cosa non è amore, cosa non è amicizia, cosa non è vita (per esempio la mo -rte, oppure uno speech del senatore filoarabo, il pesto senza pinoli o col basilico che sa di menta, o due ore di rete4 col telecomando fuori uso e la tv così lontana dal divano…).

Amicizia. Ne esistono di così diverse… A volte si nutrono molto, ci si vede tutti i santi giorni, si vive o si lavora insieme; a volte ci si sente spesso ma ci si vede poche volte l’anno, ci si saluta dalla finestra, ci si scambia un whatsapp, un favore, un’occhiata, una carineria, c’è tutta una gamma variegata, ci si conosce da quattro decenni, dall’asilo, da ieri l’altro e già non possiamo fare a meno dell’amico, o dell’amica, ma allora qui magari ci sono corpi cavernosi non indifferenti alla questione. A volte un’amicizia resiste a colpi durissimi, altre volte si squaglia al primo solicello. A volte si diventa amici di un amico, a volte si lascia un amico perché ha amici infrequentabili. Come detto, vale tutto. 

Ma una cosa posso dirla: se non senti abbastanza spesso il bisogno di sentire un amico o un’amica, di sapere come gli va la vita, cosa fa, e anche di vederla ogni tanto, o di fare cose insieme (una passeggiata, una chiacchierata telefonica, un cinema, una cena, un aperitivo, un furto con scasso), come si può parlare di amicizia?
Se non hai il desiderio di vederla, parlarle, divertirti con lei, di condividere cose, di sapere della sua vita, che cavolo di amicizia è? Di plastica.
Non parlo di frequenza. C’è chi si vede una volta l’anno, chi una volta a settimana; chi si sente tutti i giorni e chi dopo sette giorni, e poi trentadue, e poi tre volte in un giorno: è soggettivo.
Ma non sentirsi mai o quasi mai, non vedersi praticamente mai se non per caso, non fare mai nulla insieme, tutto questo non ce lo vedo davvero nella definizione di amicizia, spiace.
Incontrarsi solo per caso e salutarsi nei giorni di festa col messaggetto di auguri non è amicizia, è il livello basico di civiltà: io ho rapporti più intensi coi miei acari.
Non è amicizia. E’ un’illusione. Al massimo, una conoscenza. Parlare di amicizia qui sarebbe come parlare di “politica” citando il noto ganassa verde nord o il celebre bomba gigliato.

Se ci focalizziamo su queste considerazioni alla fine piuttosto banali ma verissime, vediamo che gli amici della nostra vita, che pensavamo una trentina, si riducono già della metà al primo passaggio. Se poi, approfondendo la cosa, ve ne restano uno o due sui trenta iniziali siete già individui baciati dagli Dei, nel cui grembo, è noto, sta il destino di tutti noi, tranne il mio che è apolide. La situazione più frequente è quella in cui concludete che ne avete due, o forse uno, e speriamo bene…

Non chiedetemi quanti amici ho, preferirei rispondere a domande più comode tipo chi preferisci fra i tuoi tre figli o quante volte attenti alla tua capacità visiva con semplici atti malvisti dai preti.

La mia è una considerazione neutra, ma il retrogusto amaro si avverte tutto. Del resto, la mia inattitudine in questo campo, la mia estraneità a  questa società è cosa nota: io mi muovo in modo diverso, da sempre, sono una vite in un mondo di chiodi, devo aver sbagliato sistema solare, le indicazioni a volte non sono chiarissime, nello spazio profondo. 

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domenica 31 marzo 2024

Sogno rigato


Lei è sessualmente una rovina. 
Ovviamente non ne farò il nome, ma lei potrà riconoscersi, se si ricorda di essere acuta di mente come lo è di sguardo. 
La conosco da anni, non da sempre. Non è la più bella del mondo (devo essere oggettivo nei giudizi, non lo è, anche se quando compare non cerchi altro nel mondo), non ha misure da pin up, non è giovanissima. Ma il solo annuncio della sua presenza agita gli ormoni, è roba chimica, non spiegabile. I più navigati possono tenere la nave sotto controllo ma non impedire che ondeggi oltre i limiti. Una così la vuoi e basta, non ti chiedi perché e non guardi i dettagli.

Però c’è un però. Se devo giudicarla da conoscente quale sono (di più lei non permette, nemmeno il livello “amico” è praticabile con lei, e ovviamente mi andrebbe benissimo, data l’oggettiva situazione in essere), non posso omettere di dire che è troppo fredda.
Forse non lo è con chi sta con lei, ok. Ma questo non vuol dire nulla: è proprio lì che io ti giudico, facile essere giusta col tipo o con la tipa.
Troppo secca quando scrive un messaggio, poco affettuosa, ruvida, “distante”. Quell’asciutezza dei modi e della parola, quella sbrigatezza che potrebbe anche eccitare, ed eccita, se restiamo sul piano del flirt, ma che alla lunga, nell’ambito invece di un rapporto, come detto, e purtroppo, meno che amicale, ostacola e corrode. Non spreca mai una parola. Non ti cerca mai. Sembra quasi sempre farti un favore. Penso che se non ci fossero incontri occasionali (non frequenti), ragioni pratiche (comunque rare) o occasioni standard (es: festività) o qualche mia sporadica invenzione potrebbe anche non contattarmi per mesi e mesi.

E’ un vero peccato. Non è un difetto da niente. Puoi passarci sopra se ti interessano le due o tre ciulatine d’ordinanza e basta, altrimenti ti disturba e ti influenza, nonostante l’ormone vada avanti per la sua lubrificata strada.
Rovina un po’ il sogno.

Del resto io di persone perfette non ne ho ancora incontrato. Ok, non lo sarò neanch’io (ammettiamolo: oggi sono buono), ma ci sono difetti e difettini.
Comunque, ribadisco: è una delusione. Perché davvero è calamita e tu sei ferro, non si resiste, ha qualcosa di non spiegabile e che attiene alla sfera dell’attrazione sessuale, è femmina prima che donna, e la cosa strana è che non è, come ho detto, una che faccia chissà che per espandere i suoi effluvi chimici, o una bambola dalle dimensioni classiche, ma una donna “normale”, qualsiasi cosa voglia dire questo termine, forse di quella normalità che è poi la cosa migliore, ma comunque non tale da giustificare una roba simile: infatti è proprio una roba chimica, che agisce e basta.

Resta un sogno, ma rigato. 

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martedì 20 febbraio 2024

Triste e consueta parabola

28 giorni. 
E, nell’altro caso, 16 (ma negli ultimi 28 due soli lampi, ravvicinati e piuttosto neutri).
A me rapporti così irragionevolmente freddi e distanti, così faticati e diffidenti, così inspiegabilmente sofferti e timorosi, dopo tutti questi anni, dopo tutto quello che ho cercato di fare per abbattare questi muri di gomma, dopo tutta la mia amicizia, il mio vero affetto, la mia disponibilità, la mia sincerità non vanno più bene. Non ho più vent’anni, posso scegliere.
Mi dispiace enormemente, e non è un modo di dire, perché immaginavo persone molto diverse, e un futuro molto diverso, ma i fatti sono questi e sono chiari.
Se qualcuno non ti cerca, vuol dire che non gli manchi. E non è reato, certo che no. Ma tante cose brutte non lo sono.
Per non parlare della fiducia tradita, molto più che un sospetto.
Vi auguro di non pentirvi mai per aver calpestato con noncuranza, quasi con irritato fastidio, fiori così, perché la sensazione sarebbe orribile. Sarà comunque difficile che accada.
Ci ho provato a lungo. So di averlo fatto sempre in buona fede e col cuore, senza risparmiarmi mai.
Ma oggi come oggi il cuore serve ai più solo a pompar sangue. Lo so bene, ma ogni volta averne la conferma è disturbante. Non ti abitui mai a certe dinamiche.

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lunedì 12 febbraio 2024

Consigli di acchiappanza

Ancora cercate di staccare una bella ragazza (o anche brutta, le bruttine vanno forte, a me piacciono: ehi baby, hai speranze, visto?) con frasi tipo: ma non ci siamo già visti da qualche parte (sì, nei tuoi sogni con la mano amica) oppure ma tuo padre fa il ladro? E perchè? Perché ha rubato due stelle nel cielo per fare i tuoi occhi (mecojoni)?
Vi do alcuni metodi di acchiappanza un poco meno neolitici.
1) “altezza è mezza bellezza”… e anche per l’altra metà sei a postissimo
(da non usare sotto 1,75 altrimenti si rischia; sotto 1,70 è una presa per il sedere)
2) certo che per il mestiere che fai è il colmo… (e, al suo: perchè?:) lasci senza parole… (da usare solo con logopediste fascinosce che si ambisce a ghermire)
3) senti, ho davvero bisogno di un aiuto, ho un amico che vorrebbe chiedere di uscire a una ragazza che adora ma ha paura del suo no, tu cosa mi consigli di dirgli? (E quando lei risponderà: deve dirglielo assolutamente!:) ok, a che ora ti passo a prendere stasera? Alle 8 va bene? (Se invece lei ti risponde: “il tuo amico deve stare zitto e farsi una s*ga”, ce l’hai nel kulo)
4) ehi baby… se tu avessi una gemella io potrei essere il bigamo più felice al mondo! (Eviterei il “baby” con quelle da sguardo incazzoso stile metoomortealpatriarcatol’uteroèmioemelogestiscoio)
5) “se fai l’amore come cammini… vengo a piedi con te!” (Cit.) (eviterei con chi cammina a papera o ha leggera zoppia)
Inoltre porterei sempre la fede al dito (attira le donne come il miele gli orsi, è per via della sindrome dello scaffale vuoto di cui un giorno vi parlerò —-dott. Ottonello, consulente relazionale ed esperto sessuale, ricevo privatamente nel seminterrato di zia un tempo pied-à-terre di zio che ora è morto, 100 euro a seduta, prima lezione di sesso gratis-).
E se ti chiedono: ma sei sposato? Eviterei la classica replica: sì ma siamo in crisi, sì ma ci stiamo lasciando, etc… funziona sempre, è vero, ma stilisticamente è un po’ lisa. Passerei a un “sì, ma mi vuole lasciare, dice che non mi merita e ha sempre sensi di colpa”.
 
 
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domenica 4 febbraio 2024

So che darete il meglio di voi

Vi daranno la notizia e voi direte: ma dai, l’ho visto un mese fa e stava bene!Oppure: chi??? O: E quanti anni aveva? O ancora: ma davvero? Però…
E due minuti dopo a farvi caffettino e brioscia da nerde quali siete, o a ciulare come cani infoiati, e buonanotte.
Non mi aspetto nulla da voi, perché nulla di buono fate presagire, mi spiace ma dico quel che penso.
Non esiste una sola persona che darebbe la vita per me (esclusa la madre ovvio) e ci sta, ma non esiste nessuno che farebbe un sacrificio più che piccolo per me, e questo è assoluto schifo, il vostro schifo.
Non mi aspetto lacrime, dolore, ricordo imperituro… ahahaha, nemmeno vi ricordate della gente da vivi, figurati da crepatissimi! Tempo due minuti e son mai esistito!
Del resto cazzomene di essere ricordato, pianto o rimpianto una volta passato di là: finisco nel nulla e vedo nulla, chissene. Ma è per chiacchierare: so che darete il meglio del peggio che siete, lo so perché vi conosco. La cosa mi fa un po’ schifo ma ci son preparato, sarà disgustato ma non sorpreso.
 
 
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giovedì 25 gennaio 2024

Ciao, carissimo!


I social mi stanno un po’ stancando. Tiktok è per gente con problemi. Twitter era ottimo ma poi è arrivato Musk, adesso son quattro gatti e il pepe non c’è più. Instagram è pura vacuità. Facebook era quello in cui si poteva comunicare di più, ma negli ultimi anni è stato abbandonato da tanti, è da sempre snobbato dai giovani (quelli che hanno gusti musicali di nerda) e ormai la gente è sempre più assente o inerte, dopo tre righe passa oltre: la vita è stressante, i neuroni pochi e stanchi. Youtube forse sta tornando in auge, non saprei, ma i fasti di un tempo se li scorda. 
Il blog è un bello strumento, ma ormai se uno fa qualcosa va sui social. Pubblicare un libro per i contemporanei è come cercare di svuotare l’oceano con un secchiello: non avete idea di quanti libri escono in un mese, nessuno li legge, salvo rare eccezioni (quelle in cui l’autore è famoso e vende, anche se scrive minchiate). Potrebbe aver senso pubblicare un futuro classico: sarebbe odiato dalle generazioni successive e dagli studenti, ma almeno qualche lettore l’avrebbe. Vedrò cosa posso fare.

Continuare a scrivere qui mi dà l’illusione della presenza e della partecipazione di gente che perlopiù è invece indifferente; e non parlo dei like, a quelli non ho mai badato. Ma anche le illusioni alla lunga hanno l’affanno.

Non si comunica più. Io ormai saluto solo, con affetto intendiamoci (Carissimo! Ciao! Come stai? Tutto bene? Quant’è, eh?), ma è tutto. Se parli di qualcosa quell’altro già sta pensando ai casi suoi ma annuisce cortese: non gli frega nulla. Se ti chiede come stai? Rispondi “bene”, per carità, altrimenti poi è costretto a chiederti e come mai? E tu devi parlare di te, e lui manco ti ascolta. A volte neppure ti chiede “come mai”? Manco si ricorda il tuo nome, vuoi scommettere? A volte nemmeno annuisce, ti sta davanti come se fosse in coma e poi dice; ah sì, eh? Ti capisco, ora ti devo lasciare, ciao. Se è pronto appena ti vede da lontano cambia marciapiede o strada: io me ne accorgo, cari bipedi grigi e spenti, ma faccio finta di non vedere, mi fate pena. Saluto gente con la quale avrò scambiato dieci parole in dieci anni (saluti esclusi). Sembra che abbiamo tante conoscenze invece non abbiamo per amico manco un cane e se ce l’abbiamo sai che soddisfazione: il cane è fedele per definizione, anche il cane del baffetto tedesco era fedele al suo padrone nonostante fosse un verme schifoso, nella fedeltà del cane non c’è giudizio di merito né scelta, solo devozione per istinto. 

L’uomo nasce animale sociale, adesso è solo un animale. Non facciamo nemmeno più finta: ognuno pensa a sé, alla fine conta solo l’individuo, gli altri limitatamente alla misura in cui possono essere utili. Anche le storie d’amore, se togli quelle fresche di conio, quelle che vanno avanti per abitudine/convenienza e qualche raro caso fortunato, sono ormai solo o storie di sesso spesso non esclusivo o rapporti bianchi o separazioni di fatto. 

Se riesci ad astrarti e a guardare il quadro da fuori, hai un’immagine desolante del tutto. 

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mercoledì 24 gennaio 2024

Amico è… ?

AMICO E’…?*

Ho pochissimi amici (li ho?), però ancora non ho trovato una definizione di amico che sia al contempo sensata e realistica. Ma non so che termine usare e allora uso quello, per farmi capire.

Ho standard troppo alti? Se lo dico sembro superbo, evito. La storia mi giudicherà, non io, ho altro a cui pensare. E poi mica faccio selezione. E chi seleziono? Il signor Nessuno e la signora Non C’è?
Sarà perché sono pesante? No, escludo 100%. Pesante mi trova chi ha gusti pessimi (non è arroganza o immodestia, è che è vero. Se son bravo a tirare i penalty e lo dico non sono superbo, son bravo a calciarli, è diverso).
Poco estroverso? Può essere, ma specialmente fino ai 30. Tuttavia adesso non sono un animatore, anche se non mi chiudo nel bunker.

Ma poi sono amici, quei pochi? In che senso? E io? Lo sono? Magari non per come loro vedono la questione.
Comunque da quando li vedo ogni tot anni ci vado molto d’accordo, questo è un vantaggio.

Il mio è un grido di aiuto? No. Un rimpianto? Forse. Una constatazione amara? Sì. Più che altro son confuso: a vent’anni non pensavo sarebbe andata così. Non sapevo come sarebbe finita, ma questo quadro lo avrei trovato strano e improbabile.

Troppi non ne vorrei, devo dire la verità. Del resto la parola troppi indica già un eccesso. Ma almeno capire la definizione mi piacerebbe, che diamine.
Oggi comunque l’amicizia non si coltiva più. Le lettere non sono più attuali. I whatsapp ok ma è un’altra cosa. Le telefonate, guai! Prima devi preannunciarti su whatsapp. Vedersi è facoltativo. 
Un tempo due amici si facevano un bicchierino e due discorsi, adesso questo gusto non c’è più.
Oggi trovo difficoltà enormi a coltivare un rapporto, nessuno fa sponda, è disarmante. Anche dopo anni non si fa breccia.

Se poi sei amico di una donna e questa è sposata, cancellala pure. Se sei amico di un uomo è questo è sposato, molte volte lo stesso.
Certo, l’istinto sessuale complica, ma quello è sempre esistito e non ha mai impedito le amicizie. I greci, ricordiamolo, avevano rapporti di ogni tipo anche coi maschi (giovani). L’istinto sessuale è parte di noi, non gli attribuirei troppe responsabilità. E’ che mancate di coraggio e di autonomia. Non siete padroni delle vostre vite. Un amico lo si butta via, se trovi altro. E’ questo l’andazzo. Del resto chi non si stufa di un gioco o di un gadget o di un luogo di villeggiatura, dopo anni e anni?

Alla fine il matrimonio forse qualche colpa ce l’ha, più che il sesso.
Ecco, se fosse per questo, non mi sarei dovuto sposare, perché in questo mondo, se ti sposi, con gli amici è finita, ad eccezione dei single, dei divorziati o di quelli (pochi) che interpretano il matrimonio nel modo giusto. Con le amiche stessa roba e pure peggio, le vecchie le perdi, di nuove non te ne fai: ci sono le convenienze.
Da non sposato gestisci meglio. Lo so che non ha senso, lo dico anche io. Ma così è.
La pandemia le cose non le ha migliorate, ma insomma: il problema è più antico.

Ma si fa per parlare, eh. 
Non avevo voglia stasera di parlare dell’Inter (mica sono bianconero) o di quel fenomeno del Ganassa che rappresenta un esempio per tutti: se ce l’ha fatta lui…

Un amico forse è quello che non cambia mai nei tuoi confronti e di cui non si avverte il peso: fra tutte le definizioni anche questa è parzialissima e forse assurda, ma non la trovo bruttissima. 

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