Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola,lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (art.21)

* HOME * CHI SONO * REGOLAMENTO * COSA HO APPENA [RI]LETTO * COSA HO APPENA [RI]VISTO, [RI]ASCOLTATO *
MI PIACE * FB 1 * FB 2 * SCRIVIMI * CONDIVIDO * DEFINIZIONI * FONTI * ALIZEE *


.
Se trovi interessante quel che scrivo non sai cosa ti perdi su Twitter e Facebook.
Se non mi trovi interessante, lo accetto, ma hai un problema! :-)

Visualizzazione post con etichetta ti-segnalo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ti-segnalo. Mostra tutti i post

sabato 4 gennaio 2020

“Sorry We Missed You”, di Ken Loach

Non ve lo consiglio.
Chi è di destra, non lo capirà. O, se per un attimo avesse un risveglio neuronale, non gli piacerebbe.
Chi è di sinistra (meglio: comunista; meglio: marxista) ci sta male. E’ un film eccezionale, niente da dire. E Loach è molto più di un regista, da sempre. Ma è un film fastidioso, disturbante, angosciante.
Io non me ne vado mai prima della fine, ma dopo 20’ ho valutato l’uscita anticipata. Poi sono rimasto. Questo film ti colpisce, ti ferisce, ti fa male.
E’ un film che ti dà un pugno allo stomaco che ti lascia il segno per ore. E’ davvero opprimente.
Ma, è ovvio, così realistico, così ben pensato e così ben diretto che faccio i complimenti a Ken ma vi sconsiglio di rovinarvi la giornata.
Davvero, dopo tre ore ancora sto male.
—-

Una delle prima immagini che mi è venuta in mente dopo meno di mezz’ora di film è stata quella di una mucca condotta al macello. Una mucca che ancora non sa dove la stanno portando e si illude che tutto vada bene, e pensa di poterne uscire, che sia solo questione di impegno e di tempo.
Questa è la famiglia la cui storia Loach così bene ci racconta.
E’ la storia di moltissime famiglie.
Questo capitalismo è un sistema economico che distrugge l’uomo. E’ un cancro sociale, che fa vivere nel lusso poche decine di persone e uccide lentamente gli altri miliardi di abitanti di questo pianeta.
Ogni opzione deve essere contemplata per porre fine a questo scempio.
Ribellarsi a questa schiavitù moderna, mostrare i denti a questi vampiri che ti succhiano il sangue fino a lasciarti come un sacco vuoto in una discarica è un dovere, non solo una necessità.
Questo sistema è sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Tu vivi bene e hai i soldi anche in bocca perché centinaia di persone come te devono lavorare 12 ore al giorno per riuscire a malapena a mangiare.
Questo sistema finirà. E finirà male.
Un suggerimento, se posso interpretare Loach, è restare compatti. Se la famiglia non si disgrega c’e’ speranza.
Ma è davvero difficile che, date le circostanze, ciò non accada.
#SorryWeMissedYou

—-
Sorry We Missed You, by Ken Loach.
I don't recommend it.
Who has a right-wing view of worldly things, will not understand it. Or, if for a moment he had a neuronal awakening, he wouldn't like it.
Who has a left-wing view of worldly things (better: Who is communist; better: marxist) feel bad about it. It is an exceptional film, nothing to say. And Loach has always been much more than a director. But it's an annoying, disturbing, distressing film.
I never leave before the end, but after 20 minutes I have assessed the early exit. Then I stayed. This movie hits you, it hurts you, it really hurts you.
It is a film that punches you in the stomach and leaves your mark for hours. It is truly overwhelming.
But, of course, so realistic, so well thought out and so well directed that I congratulate Ken but I don't advise you to ruin your day.
Really, after three hours I'm still sick.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

sabato 17 agosto 2019

Luschi


Alessandro Luschi

Notevolissimo


autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

martedì 19 marzo 2019

Under the tree (L'albero del vicino), di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson

UNDER THE TREE, L'albero del vicino, 2017, Islanda, regia di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson.
Potrei dire che è la storia di una famiglia in cui le cose non sono più come prima da quando un figlio è scomparso e non ha più dato notizie di sé e si presume che si sia suicidato; potrei dire che è la storia di una moglie che scopre il tradimento virtuale del marito e ha una reazione irrazionale e sproporzionata, comincia a fargli terra bruciata intorno, gli impedisce di vedere la figlia e così facendo pone le basi di quella che può facilmente svilupparsi in una classica tragedia; infine potrei dire che è anche la farsesca e tragica storia di una lite tra vicini che parte da niente e degenera fino alle estreme conseguenze.... ma in realtà è tutto questo e di più, è un film notevolissimo, veramente ben girato, un pugno in faccia che rappresenta al meglio certi tratti peculiari veramente nefasti dell'essere umano, una tragedia greca in salsa nordica. Desolazione dell'animo e desolazione del luogo, spoglio, preciso, solitario e freddo. Cieca escalation e tragico fato distruggono tutto, e poi per niente. Una commedia nera velata di humour nero che gira come un motore ben oliato. Alla fine viene voglia di applaudire, anche per riprendersi un po'.


autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

martedì 5 marzo 2019

Un affare di famiglia, di Hirokazu Kore'eda

Voi pensate di sapere cosa è una #famiglia.
Ma ne sapete solo una parte.
Molti di voi, di fatto, nulla.
Per esempio quelli che manifestano in piazza per essa.
Vi serve "Un affare di famiglia" di Hirokazu Kore'eda, 2018, Japan ("Shoplifters")

Un vero film vi costringe a pensare quel che non avreste immaginato di poter pensare.
Niente è come sembra.
Il legame di sangue è un falso mito, liberatevene.
La parentela è una questione legale. Formale.
Non conta niente. Anzi, spesso è un ostacolo.

E la vita non ha una spiegazione plausibile che sia una.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

venerdì 22 febbraio 2019

The Reunion - Atertraffen (di Anna Odell)

The Reunion (Atertraffen), di Anna Odell, film svedese del 2018.
Un'artista che vive e fa arte in modi bizzarri e inquietanti, e spesso senza distinguere i due piani, anzi. Un film insolito nella costruzione ma avvincente, un film intelligente sulle dinamiche di potere, sul bullismo, sui rapporti all'interno del gruppo. Uno sguardo senza preconcetti che a volte proprio per questo spiazza (Anna è malata?), un bisturi che affonda facilmente nel tessuto superficiale e vuoto delle finzioni, degli automatismi e delle convenzioni delle relazioni sociali. Un'opera composta di due parti diverse, un progetto sperimentale.
I due occhioni di Anna ancora li ho qui davanti.
Un film anche triste.
L'ho visto. È da vedere.
In lingua originale sottotitolata!

---
"Anna Odell nel suo primo lungometraggio The Reunion, vincitore del Premio Fipresci alla 70esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, non finge: interpreta se stessa in un’opera che mescola finzione e documentazione, senza rinunciare all’auto-fiction. Il confine tra ciò che è reale e ciò che è trasfigurato filmicamente resta apertamente confuso, ma non è, in fondo, il virtuosismo concettuale, vagamente provocatorio, ciò che importa o stupisce." (Cinematographe)

"Il punto della rivendicazione puntuale e lucidissima dell’Anna Odell-regista, l’Anna Odell della seconda parte, è invece quello di dimostrare che quei bambini non sono mai veramente cambiati e che l’età adulta soffoca dietro la bandiera della rispettabilità sociale e della responsabilizzazione matura lo stesso istinto giudicante ed escludente che nell’infanzia e nell’adolescenza si è culturalmente legittimati a scatenare." ((Cinematographe)


autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

mercoledì 23 maggio 2018

Dogman, di Matteo Garrone


Un film che fa star male. Non per la violenza, che c'e'. Ma perchè è dolorosamente e irrimediabilmente cupo, claustrofobico, senza speranza, senza una luce (forse la piccola figlia, ma una luce triste). Luoghi e anime desolati e desolanti, gli uni lo specchio delle altre. Periferia degradata, cemento, enormi pozzanghere e fango, pioggia e ancora pioggia, un cielo livido che illumina le cose del mondo di riflessi color piombo. Vite trascinate, sfigurate, buttate. Anime perse. Un malinteso senso dell'amicizia, un destino scritto, una cieca volontà di rovinarsi. Nella penombra si brancola. Non so se consigliarvelo, fa venir voglia di ammazzarsi, lì per lì.
Ma è grande cinema.
Da Oscar sparato, secondo me.


autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

mercoledì 5 ottobre 2016

Cafè Society, di Woody Allen

"Che segata... non capisco perchè questo qui faccia un film all'anno". Lo dice il tizio che, con presumibile moglie al seguito, ha appena finito di guardare, sulla poltrona accanto alla mia (7 persone in tutta la sala, ma rigorosamente attaccate l'una all'altra a gruppi per via della demenziale procedura dell'assegnazione dei posti) l'ultimo film di Woody Allen, Cafè Society. Pare sui sessanta, capello bianco, jeans. Aggiunge, rivolto alla moglie: "E' come I love you... " La moglie corregge: "Tutti dicono I love you"... E lui: "ma quello era meglio".

Un film grandioso segna il mio ritorno al cinema dopo tre anni.
Io adoro Allen, ma il talento è oggettivo. Una commedia agile, nostalgica, divertente e amara.  Un piccolo gioiello che affronta alcuni dei temi cari ad Allen nel suo solito modo ironico che fa riflettere, garbato e suadente, carezzevole. Confezionata con cura e maestria Cafè Society è, soprattutto, cinema puro, perché Allen è cinema. Un buon panettiere fa buon pane, Allen fa cinema. Le sue opere hanno garbo, estrema cura degli ambienti e dei costumi, musiche deliziose, testi sublimi e soprattutto i tempi giusti, i tempi del cinema. Allen ha una padronanza del mezzo a tratti sorprendente. Un film all'anno, non tutti grandiosi, ma francamente il peggiore può sempre definirsi "discreto", a mio parere; non tutte le ciambelle riescono col buco, ma quando non fa il buco (accade di rado) Allen fa comunque una ciambella deliziosa. Qui, poi, c'e' pure un bel buco.

Non è necessario che tutti lo amino o lo capiscano. Se non apprezzi una cosa, ciò non vuol dire che la cosa non sia apprezzabile. Il tempo gli darà ragione ancor più di quanto non faccia oggi: in fin dei conti in Europa è molto amato.

E' un uomo mai banale, nei suoi pensieri e nelle sue interviste. Ottimo scrittore, attore solo discreto, è un regista delizioso. Sa fare cinema: sembra poco, è tantissimo.  Non tutti i film che guardiamo sono cinema, anzi: pochissimi. Siccome la qualità è bassa in generale, tendiamo ad accontentarci e ad abbassarre i nostri standard; quando arriva Allen, dobbiamo ritarare gli strumenti.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

mercoledì 8 maggio 2013

In Mezzo Al Tempo

Ieri ho portato a casa l'opera di Cecilia Scutti che ho acquistato una decina di giorni fa dopo averla vista esposta, il 19 aprile, in un piccolo ristorante-pizzeria di Pietrasanta, LU (La Corte). Si intitola "In mezzo al tempo". L'autrice, trentenne toscana, che non conoscevo, e' da anni illustratrice di libri per ragazzi; ha lavorato per diverse case editrici; ha partecipato ad alcune esposizioni: questo e' quello che ho saputo. Nel locale in questione (fateci un passo, per mangiare e per osservare le pareti) sono esposte alcune sue opere, quella mi ha colpito subito e mi sono informato. Il suo manager mi ha contattato per soddisfare la mia curiosita'. Dopo una prima fase di scambio di informazioni (io mi informavo sull'autrice e sull'opera, lei e il suo manager su di me!) e dopo averci pensato su ho deciso di accettare i termini e con soddisfazione penso reciproca l'affare e' andato in porto. Il tutto si e' svolto in maniera lineare.
Cosa rappresenta il quadro, qual e' il suo messaggio? Cosi' come l'artista stessa avrebbe difficolta' a rispondere a una tale domanda, cosi' io posso solo dire che mi ha subito dato qualcosa, per me ha un senso innegabile, crea in me una situazione che ho riconosciuto e che reputo significativa. Questo al di la' della tecnica davvero intrigante e del colpo d'insieme di tutto rispetto se apprezzato a una distanza di almeno tre metri. Adesso e' nel mio salotto, cadra' sotto i miei occhi piu' volte al giorno, e probabilmente l'artista oggi si sente come privata di un figlio, ma e' normale. Un figlio che pero' prosegue la sua vita, anche se in un altro ambiente, che poi questo era il suo destino, a ben vedere. Non pubblico la foto dell'opera perche', sebbene sia adesso nella mia disponibilita', non so se l'artista apprezzerebbe. Presto comunque sara' online un sito web a lei dedicato, segnatevi il nome.
L'esborso e' stato abbastanza impegnativo, tuttavia penso che ne valesse la pena: come disse quel tale, nulla e' piu' necessario del superfluo (intendendo per superfluo tutto quello che eccede cio' che e' in grado di mantenerci in vita da un punto di vista materiale), e acquistare e portarsi a casa una sensazione non e' cosa da poco. D'altra parte prezzare l'arte e' assurdo e impossibile, anche se lo si deve fare; l'arte si puo' solo ap-prezzare. Il passaggio di mano aveva pero' necessita' di essere accompagnato da una quantificazione economica e cosi' e' stato, ma e' evidente che un libro, un quadro, un film non hanno valore in se', apposta perche' lo hanno infinito. Come fai a dare un valore a un quadro di Antonio Ligabue, tipo La notte dei corvi? E, d'altra parte, il disegno di tuo figlia che ritrae il suo papa' non vale per te forse di piu', sebbene sia meglio non dirlo ai collezionisti delle opere di Ligabue? Sta in questo l'assurdita' del dover valutare una creazione artistica, e' come cercare di dare forma definitiva al fango, o come cercare di fermare l'acqua del mare con uno scolapasta. A ben vedere, il denaro e' creatura di Satana!

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

domenica 20 gennaio 2013

Icaro


Non sarò la prima né l’ultima /che se ne sta su un costone, /a guardare il marito /che dimostra al mondo /di essere un totale, perfetto, emerito, assoluto coglione.

(da La moglie di Icaro, in Carol Ann Duffy, "La moglie del mondo")

Vi consiglio la Duffy (e' un po' come se consigliassi Cavani a un appassionato di calcio, ma insomma: la poesia in Italia attecchisce poco quindi succede che un poeta famoso all'estero sia da noi quasi ignoto, leggere poesia e' vizio per pochi).

Oggi abbiamo un poeta in classe./ Un poeta vero, vivente, pubblicato./ Notate le dita macchiate d’inchiostro, ragazze.
(da La donna sulla luna, Le Lettere, Firenze, 2011, trad. Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, pag. 17, poesia: Professoressa di Inglese)

Com'e' che le nostre vite vagano / lontano da noi, mentre intrappolate nel tempo, / siamo in fila per la morte? Pare che nulla possa cambiare / lo schema dei nostri giorni, mutare la rima / che c'e' tra solitudine e beatitudine. / Poi giunge l'amore, come un volo improvviso di uccelli / dalla terra al cielo dopo la pioggia.
(da La donna sulla luna, Le Lettere, Firenze, 2011, trad. Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, pag. 135, poesia" Estasi")


autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

lunedì 26 novembre 2012

Il senso di una fine, Julian Barnes

Il senso di una fine è una riflessione sul tempo, sulla percezione che ne abbiamo. Su come "costruiamo" il nostro ricordo e su come raccontiamo la nostra vita a noi stessi e agli altri, facendone una narrazione - una delle tante possibili. Omaggiando Frank Kermode e il suo Il senso della fine, richiamando Ricoeur e la sua opera Tempo e racconto, Barnes analizza in un romanzo avvincente e raffinato il senso che diamo al tempo e alla fine, che ci impone di dare un significato alla vita vissuta. Un senso e una forma che sia narrabile. Un intreccio coerente che renda umano il tempo che, nonostante tutto, al di là di noi, fluisce e passa inquieto. (fonte: http://www.wuz.it/recensione-libro/7000/senso-fine-julian-barnes-man-booker-prize-2011.html)
Julian Barnes - Il senso di una fine
Titolo originale: The Sense of an Ending
Traduzione di Susanna Basso
150 pagg. Edizioni Einaudi 2012

Un capolavoro, o quasi un capolavoro. Di certo un'opera formalmente quasi perfetta, scritta con grande maestria, ricca di pensieri stupendi. Un romanzo che non vorresti finisse mai e invece le 150 pagine finiscono presto. Una prima parte migliore della seconda, ma si tratta di preferire il platino all'oro. Forse un romanzo troppo breve, forse con un finale non all'altezza, lo concedo. Con una prima pagina da rileggere appena arrivati in fondo al romanzo. Anche se forse da rileggere e' tutto il romanzo, e subito dopo averlo finito. E infatti io l'ho riletto. Parla del tempo, del ricordo di quello che abbiamo vissuto, della discrepanza tra realtà e percezione della realtà, tra passato e ricordo del passato. Della vita di ciascuno di noi, del senso della vita, del senso di ogni storia, di ogni cosa che ci capita, di ogni inizio e di ogni fine. Una storia venata di amara ironia, di pacato e rassegnato disincanto, di tristezza. Una collezione di frasi che colpiscono al cuore e aprono la mente: ti fermi, le rileggi, poi vai avanti, ma lentamente, per non perdere nulla mentre cammini fra queste pagine costruite con grande talento. Un romanzo con i suoi difetti ma davvero di livello assoluto, fa venire una irrefrenabile voglia di Barnes proprio mentre gli altri suoi scritti sono quasi tutti introvabili o in ristampa da mesi. Un libro che crea dipendenza, anche se capire tutto, alla fine, non è facile, davvero no. Ancora adesso mi chiedo delle cose e non so bene cosa rispondermi. Anch'io non ci arrivo, come Tony. Dare un senso a tutto non è facile, letta l'ultima riga. Come non è facile farlo alla fine di una vita.

Ricordo in ordine sparso:
-un lucido interno polso;
-vapore che sale da un lavello umido dove qualcuno ha gettato ridendo una padella rovente;
-fiotti di sperma che girano dentro uno scarico prima di farsi inghiottire per l’intera altezza di un edificio;
- un fiume che sfida ogni legge di natura, risalendo la corrente, rovistato onda per onda dalla luce di una decina di torce elettriche;
- un altro fiume, ampio e grigio, la cui direzione di flusso è resa ingannevole da un vento teso che ne arruffa la superficie;
- una vasca da bagno piena d’acqua ormai fredda da un pezzo, dietro una porta chiusa”.
L'ultima immagine non l'ho propriamente vista, ma quel che si finisce per ricordare non sempre corrisponde a ciò di cui siamo stati testimoni.
(incipit)

La storia è quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione. (pag. 18)

...il ricordo è ciò che pensavamo di aver dimenticato. (pag. 65)


autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

venerdì 17 agosto 2012

La possibilità di un'isola (Michel Houellebecq)

"Comunque sia, a ogni osservatore imparziale appare chiaro che l'individuo umano non può essere felice, che non è in alcun modo concepito per la felicità, e che il suo solo destino possibile è quello di diffondere l'infelicità attorno a sé rendendo l'esistenza degli altri intollerabile quanto la propria -le sue prime vittime essendo di norma i genitori."

La possibilità di un'isola, di Michel Houellebecq, è un'affascinante ipotesi sul futuro di un'umanità che non ha futuro se non snaturandosi; alla fine vince il fascino della sofferenza sul desiderio di immortalità anche se preferire la vita degli uomini a quella dei neoumani non è riconoscerle un senso, piuttosto l'ineluttabilità. Come ho letto da qualche parte online il minimo che si possa dire della scrittura di M. H. è che rimane come i segni di uno schiaffo preso in pieno volto.

Incipit:
"La mia incarnazione attuale si degrada; non credo che possa durare ancora a lungo. Nella mia prossima incarnazione so che ritroverò il mio compagno, il cagnolino Fox.
Il beneficio della compagnia di un cane dipende dal fatto che è possibile renderlo felice; chiede cose talmente semplici, il suo ego è così limitato. È possibile che in un'epoca anteriore le donne si siano trovate in una situazione analoga – vicina a quella dell'animale domestico. C'era probabilmente una forma di felicità domotica, legata al funzionamento comune, che non riusciamo più a capire; c'era probabilmente il piacere di costituire un organismo funzionale, adeguato, concepito per assolvere una serie discreta di compiti – e tali compiti, ripetendosi, costituivano la serie discreta dei giorni. Tutto ciò è scomparso, insieme alla serie dei compiti; non abbiamo più veramente un obiettivo assegnabile. Le gioie dell'essere umano ci restano insondabili; i suoi dolori, invece, non possono distruggerci; le nostre notti non vibrano più di terrore né di estasi. Però viviamo, attraversiamo la vita, senza gioia e senza mistero, il tempo ci pare breve."

Lo so, molti di voi dopo 5 pagine mollano (con Houellebecq ne bastano 5, spesso: dopotutto vi fa perdere meno tempo di altri, la media è 30). Al contrario di Daniel non avrete un'altra possibilità.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

domenica 29 luglio 2012

Houellebecq, necessariamente

Ho gia' scritto su Houellebecq, dopo aver letto Piattaforma e Estensione del dominio della lotta (qui). Ora ho letto La ricerca della felicità (una raccolta disomogenea ma con schegge irrinunciabili) e ho riletto i primi due citati. Houellebecq è agonia allo stato puro, è un viaggio nella propria carne con il bisturi in mano, piacere e dolore allo stesso tempo, un viaggio infernale ma necessario, che ti apre la carne ma anche la mente. E' uno sguardo cinico e fisso sulla vita senza il velo che la copre e che ci salva. Deve essere letto. E' indubbiamente una mente interessante, legge la realtà come noi non riusciamo. Dopo averlo letto si perde la voglia di vivere? Non lo so, direi di no. Nel caso, non la si è mai avuta, si credeva solo di averla, quindi poco male: non si puo' perdere ciò che non si ha. Se gia' sapete di recitare ogni giorno su uno squallido palcoscenico, preparatevi ad assimilare gocce di lucida verità. Ve lo consiglio, lasciate stare i librettini idioti che escono oggidì, scritti da comici, giornalisti del potere o mezze calzette pompate da editori alla canna del gas. Houellebecq ci nutre, gli altri ci ingrassano. Se non vi piace Estensione del dominio, curatevi: non siete inguaribili, ne sono sicuro, perlomeno non tutti.

Mi sveglio e il mondo ricade su di me come un blocco; / il mondo confuso, omogeneo.
(M.H.)

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

domenica 29 aprile 2012

Gesù. L'invenzione del Dio Cristiano, Paolo Flores d'Arcais

"O si pensa o si crede" è una frase che ben rappresenta questo volumetto che cerca di far luce sulla figura storica di Gesù evidenziando come il recente libro del Papa su Gesù stesso contenga parecchie e gravi

Leggi tutto...

giovedì 26 aprile 2012

To Rome with love (di Woody Allen)

Avevo letto recensioni bruttine: un Allen minore, uno spot turistico della capitale, un tentativo banalotto di mettere in scena i

Leggi tutto...

venerdì 7 ottobre 2011

Estensione del dominio della lotta, Michel Houellebecq

Sotto i nostri occhi, il mondo si uniforma; i sistemi di telecomunicazione progrediscono; l'interno dei nostri appartamenti si arricchisce di nuovi congegni. Le relazioni umane divengono prgressivamente impossibili, fatto che in proporzione riduce la quantità di aneddoti di cui si compone una vita. E a poco a poco appare il volto della morte, in tutto il suo splendore. Il terzo millennio si annuncia proprio bene. (pag. 18)

Domenica mattina sono andato un pò in giro per il quartiere; ho comprato del pane all'uvetta. La giornata era dolce, ma un pò triste, come spesso la domenica a Parigi, soprattutto quando non si crede in Dio. (pag. 125)

Alla fine osservo che io sono diverso da loro, senza tuttavia poter precisare la natura di tale diversità. (pag. 68)

Questo mondo non mi piace. Decisamente non lo amo. La società in cui vivo mi disgusta; la pubblicità mi nausea; l'informazione mi fa vomitare. (pag. 78)

(ESTENSIONE DEL DOMINIO DELLA LOTTA, Michel Houellebecq)

E' il libro d'esordio di Houellebecq (1994), pubblicato dopo che molti editori si erano rifiutati di darlo alle stampe.
E' un libro che deve essere letto perchè è stupefacente l'occhio con cui il protagonista si guarda non vivere, la nuda brutalità con la quale descrive la vacuità e la falsità dei rapporti interpersonali e dei sentimenti, la gelida ed entusiasmante precisione con la quale mette sempre tutte le carte sul tavolo e fa luce su tutti i trucchi che in genere preferiamo ignorare. E' un libretto duro ma essenziale per cominciare a capire qualcosa di questa vita che ci scorre via ammantata di inavvertibile non senso. E' duro come è dura la vita. E il modo di scrivere di Houellebecq rasenta qui la perfezione: è un chirurgo, non uno scrittore. Un chirurgo bravo ma freddo, preciso e rapido nei movimenti, ma risoluto e brutale se serve. D'altra parte la materia che seziona è quanto di più ingarbugliato, ingannevole e disarmante ci sia. E' un libro completamente disincantato, che mette in scena l'alienzazione dell'individuo in questa società.
Migliore di Piattaforma perchè più duro, più compatto.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

mercoledì 21 settembre 2011

L'uccello che girava le viti del mondo, Murakami Haruki

Murakami sa come raccontare una storia, lo abbiamo gia' detto varie volte. Sembra una banalità ma per uno scrittore è il talento più importante. Se si leggono più di 800 pagine senza la minima fatica forse il libro non è proprio disprezzabile... La storia narrata avvince e interessa sempre di più e sebbene sia infarcita di fantasia a piene mani non si ha mai l'impressione di leggere una storia impossibile, perchè i tratti fantastici e paradossali sono sempre inseriti nel reale e del reale fanno parte: non ci trasportano in un mondo fantastico e perciò irreale ma ci svelano gli aspetti paradossali, misteriosi e inspiegabili dei quali la nostra vita reale è intrisa. Ecco perchè si legge con interesse, perchè è come un sogno: fantastico ma fatto di pezzi reali, a comporre un puzzle che ci fa scoprire aspetti di noi che nemmeno sospettavamo e che ci rivela conflitti mai portati alla luce prima.

-
Avevo la pasta sul fuoco in cucina, quando squillo’ il telefono. Alla radio davano la "Gazza ladra" di Rossini, il sottofondo musicale ideale per prepararsi un piatto di spaghetti, e io l’accompagnavo fischiando. Fui tentato di non rispondere, gli spaghetti erano quasi cotti, e Claudio Abbado stava giusto per portare l’orchestra filarmonica di Londra all’apice dell’intensita’ drammatica. Pazienza, mi rassegnai ad abbassare il fuoco, andai nel soggiorno e sollevai il ricevitore. Poteva anche essere un conoscente con qualche nuova proposta di lavoro.
(incipit)
-

La vita è proprio strana, però. Se tre anni fa qualcuno mi avesse detto: "tu fra tre anni confezionerai parrucche con delle ragazze di campagna in un laboratorio tra i monti" penso che gli avrei fatto una bella risata in faccia. Chi si poteva immaginare una cosa del genere? Di conseguenza nessuno può dire cosa farò fra tre anni, giusto? Lei lo sa dove sarà e cosa farà fra tre anni? Sono sicura di no. Altro che tre anni, sono pronta a scommettere tutto il denaro che ho adesso qui che non sa nemmeno cosa farà fra un mese! (pag. 615)

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

domenica 21 agosto 2011

Norwegian Wood (Tokyo Blues) di Murakami Haruki

Ho letto diverse recensioni di Norwegian Wood: si dividono sostanzialmente in due categorie, quelle che lo considerano per svariati motivi un capolavoro imperdibile, un fantastico e delicato romanzo di formazione, una storia struggente e malinconica che racconta in maniera unica ed eccezionalmente coinvolgente molto di ciascuno di noi e della nostra fondamentale inadeguatezza alla vita, e quelle che lo stroncano senza appello perchè banale, piatto, ricco di dettagli inutili, vuoto di significato, con troppe scene di sesso. Penso che chi lo stronca non sia ahimè in grado di cogliere le infinite, meravigliose, travolgenti, multiformi sfumature di questo delicato e nello stesso tempo crudo viaggio nell'anima umana, o non sia ancora in grado di farlo. Molto dipende, spesso, dal momento della nostra vita in cui un libro ci coglie, dopotutto: a volte quel che oggi ci pare banale fra dieci anni ci avvincerà magicamente. E molto dipende dalla sensibilità di chi legge, dai suoi valori, da quel che per lui è importante e da cosa rappresentano per lui la vita e la morte, l'amore e l'amicizia, l'adolescenza e la maturità, la paura del futuro e lo strazio del passato. La scrittura di Murakami, sempre abile ad affascinarci, qui è addirittura irresistibile, giovandosi parecchio del diabolico e letale meccanismo del ricordo. Preferisco linkarvi una delle recensioni che più mi sono piaciute, invitandovi ovviamente con decisione ad affrontare Norwegian Wood (Tokyo Blues) di Murakami Haruki quanto prima.
Leggi qui: http://rossellamartielli.blogspot.com/2011/01/norwegian-wood-tokyo-blues-murakami.html?showComment=1313924166804#c3411760271955269666

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

lunedì 8 agosto 2011

La ragazza dello Sputnik, Murakami Haruki

"E in quel momento capii. Eravamo state meravigliose compagne di viaggio, ma in fondo non eravamo che solitari aggregati metallici che disegnavano ognuno la propria orbita. In lontananza potremmo anche essere belle a vedersi, come stelle cadenti. Ma in realtà non siamo che prigioniere, ognuna confinata nel proprio spazio, senza la possibiltà di andare da nessun'altra parte. Quando le orbite dei nostri satelliti per caso si incrociano, le nostre facce si incontrano. E forse, chissà, anche le nostre anime vengono a contatto. Ma questo non dura che un attimo.Un istante dopo, ci ritroviamo ognuna nella propria assolata solitudine. Fino al giorno in cui bruceremo e saremo completamente azzerate. (La ragazza dello Sputnik, Murakami Haruki, pagg. 134-135).

(...) E questo della solitudine, inevitabile per chi non trova lo scatto necessario per amare, sembra essere il motivo e il significato nascosto di questo libro apparentemente semplice, ma che si presta a diversi livelli di lettura, e nel quale Haruki Murakami non manca di trasmettere la sua passione estetica per la cultura edonistica occidentale, dalla musica onnipresente, alle belle macchine ed eleganti vestiti, al vino.
(...)
I satelliti, che ruotano silenziosi e incessanti nel cielo, senza alcuna apparente relazione l'uno con l'altro, sono comunque un'altra metafora della solitudine.
(http://www.musicaememoria.com/haruki_ragazza_dello_sputnik.htm)

Un altro consiglio di lettura. Se non conoscete Murakami, potete cominciare con questo o con Norwegian Wood (Tokyo Blues). Se lo conoscete, meglio per voi!


autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

lunedì 1 agosto 2011

L'inconveniente di essere nati, E. M. Cioran

La lucidità non estirpa il desiderio di vivere, tutt'altro, rende solo inadatti alla vita. (pag. 156)

Se un tempo, davanti a un morto, mi chiedevo: "A che gli è servito nascere?", ora mi pongo lo stesso interrogativo davanti a ogni vivo. (pag. 23)

Ogni volta che non penso alla morte ho l'impressione di barare, di ingannare qualcuno in me. (pag. 34)

Non vale la pena uccidersi, dato che ci si uccide sempre troppo tardi. (pag. 35)

Ha convinzioni solo chi non ha approfondito niente. (pag. 123)

Alberi massacrati. Sorgono case. Facce, facce dappertutto. L'uomo si estende. L'uomo è il cancro della terra. (pag. 154)

(Adelphi, 1991, 187 pagg., traduzione di Luigia Zilli)

Quell'inganno che è la vita, quella sconfitta che è la nascita. Disincantato, disilluso, oltre il pessimismo più estremo, Cioran è lucido e cosciente dell'inganno di cui parla. Sa che è tutto un inganno, spesso vi cade, ma riemerge e quando riemerge vede con chiarezza il gioco, tutto è per lui illuminato a giorno. Aforismi partoriti dall'insonnia, taglienti come bisturi, estremi che spiazzano ma ai quali non riesce dar torto. Contro la moda imperante Cioran nega il valore vacuo della vita, ne svela l'assenza di senso, rivela il vuoto che non vediamo. Una lettura necessaria, anche se brutale e terrificante; un'autopsia ineludibile. Una riflessione atemporale e una scrittura che lascia il segno.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...

martedì 7 giugno 2011

Holy Water (di Tom Reeve) -- West and Soda (di Bruno Bozzetto)


Dopocena con doppio film, come a volte mi capita: Holy Water e West and Soda.

Il primo, film comico irlandese diTom Reeve, presentato come film divertente, surreale, irriverente, a me non è piaciuto. Forse perchè adoro lo humor inglese non capisco quello irlandese, non so, ammesso che ci siano forti differenze tra i due. Intendiamoci, il gioco di parole del titolo è lodevole e l'idea che sta alla base della storia è carina, ma è tutto qui. La vicenda si prestava a mille giochi, che non sono stati sfruttati. Il ritmo non mi ha convinto, la recitazione insomma, il doppiaggio per niente. Un film fiacco, con momenti divertenti (pochi) ma nessun picco. Ho un po' faticato a vederlo e per un film che si vuole divertente non è un complimento. Ho letto che non avrebbe avuto un grande successo perchè uscito in contemporanea ad Avatar, ma non credo sia stato questo il problema. A volte l'idea è bella, l'ambientazione azzeccata, tutto sembra essere al posto giusto ma la ricetta non funziona e non sai dire bene perchè: è il caso di Holy Water.

West and Soda, tanto per dire, mi ha fatto ridere e mi ha entusiasmato dieci volte di più (benchè non fosse certo la prima volta che lo vedevo). Ma i paragoni con Holy Water si fermano qui: siamo di fronte al noto capolavoro di animazione di quel geniaccio italico di Bruno Bozzetto. Per nulla datato, mantiene intatte dopo quarant'anni la sua freschezza e la sua originalità. Un tratto originale, unito a soluzioni tecniche azzeccatissime e a una gustosa ricerca della parodia e della rispettosa rilettura di un genere amato, a un senso del ritmo formidabile, a divertenti trovate e a una colonna sonora notevolissima. Una cosa così non si era mai vista prima e non si è più vista dopo. Un capolavoro dell'animazione italica e mondiale, che consiglio a tutti.

Holy Water
Regno Unito, 2009, 95'
Regia: Tom Reeve
Cast: John Lynch, Lochlann O'Mearain, Susan Lynch, Adam Astill, Angeline Ball, Deirdre Mullins, Cian Barry, Ray Callaghan, Lisa Catara, Cornelius Clarke, Dara Clear, Chrissie Cotterill
Trama (filmup): Per quattro scapoli del villaggio di Killcoulin's Leap la vita trascorre lentamente, troppo lentamente. Il remoto paesino irlandese non da prospettiva alcuna: niente lavoro, pochissime donne in età da marito e (con l'eccezione di un nutrito gruppetto geriatrico per il quale suonano ogni sabato sera) la vita notturna è praticamente inesistente. Sembrano impantanati a vivere il resto dei loro giorni all'insegna di una noia infinita. Quando uno degli amici decide di partire alla ricerca di miglior fortuna, gli altri ritengono sia giunto il momento di agire. Se solo potessero raggranellare del denaro, la via di fuga sarebbe aperta. In breve ordiscono un piano: rapinare un carico di Viagra per poi rivenderlo sulla piazza di Amsterdam...

West and Soda
Italia, 1965, 86'
Regia: Bruno Bozzetto
Soggetto: Bruno Bozzetto, Attilio Giovannini
Sceneggiatura: Bruno Bozzetto, Attilio Giovannini, Sergio Crivellaro (dialoghi)
Produttore: Bruno Bozzetto
Art director: Guido Manuli
Animatori: Giuseppe Laganà, Franco Martelli
Fotografia: Luciano Marzetti, Roberto Scarpa
Effetti speciali: Luciano Marzetti, Roberto Scarpa
Musiche:Giampiero Boneschi
Scenografia: Giovanni Mulazzani
Trama (wikipedia): In uno sperduto villaggio del selvaggio West, un ricco proprietario terriero senza scrupoli, il "Cattivissimo", che si serve di due violenti scagnozzi, Ursus e lo Smilzo (Slim), per mantenere il potere con la paura, vuole impadronirsi con le buone o le cattive dell'ultimo terreno fertile, di proprietà della giovane Clementina, che vive nel suo piccolo ranch con la sola compagnia dei suoi animali, tre mucche, una gallina e un cane amante dell'alcol, Socrate. Quando la sua ennesima proposta di matrimonio viene respinta dalla ragazza, il Cattivissimo decide di scatenare i suoi uomini, ma la situazione cambia per l'arrivo del misterioso Johnny. Clementina si prende cura del cowboy, spossato da un lungo viaggio, ma non riesce a farlo uscire da uno stato di completa apatia. Quando questi si reca al saloon, disarmato, viene malmenato da Ursus e dallo Smilzo, senza reagire e, durante la rissa, perde una pepita d'oro, che attira l'interesse del Cattivissimo. Falliti i tentativi di scoprire la provenienza della pepita direttamente da Johnny, attraverso la seduzione di Esmeralda, la cantante del saloon, e la tortura delle formiche del deserto, il Cattivissimo fa infine rapire Clementina. Solo a questo punto il cowboy complessato si rianima e...

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

Leggi tutto...