(Testo perdbile e poco gradevole, 1577 parole, 7653 caratteri, 8 minuti per leggerlo, parole più usate vita (9), morte (7), caso (7), davvero (6), niente (6), fede (4), dio (4), dono (4), anni (4), giorno (4))
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Conoscete uno, direttamente o indirettamente, che sia tornato dall' Aldilà? E che ovviamente sia in grado in una certa misura di poter dimostrare almeno in minima parte la sua pretesa o di provarci? Avete mai letto di uno che ce l'ha fatta, escludendo i noti casi di Lazzaro e del Salvatore, sui quali, vi prego di scusarmi, per quanto intriganti, non ravviso sufficienti patine di una sia pur minima scientificità? No.
La conclusione logica, dunque, dopo 200/300 mila anni (non proprio due secoletti eh: comparsa del cosiddetto Homo Sapiens), è che non sia possibile fare marcia indietro o tornare ogni tanto a piacere a fare una capatina nell'Aldiqua, un po' come chi si stabilisce all'estero e poi torna a Natale per far visita ai parenti.
Oppure, ma lo so che si tratta di una conclusione indigesta per molti, che non esista nessun Aldilà inteso come sito fisico o spirituale in cui alloggiare per l'eternità (se poi in camere paradisiache o in gironi infernali dipende dai casi).
Non parlo dei morti che tornano nei sogni elencando i numeri del lotto o indicando soluzioni ai problemi del quotidiano: accade davvero, ma è tutto frutto del nostro cervello, che di giorno ansima e boccheggia, ma di notte si scatena e viaggia a mille, facendo carnevali di rio coi nostri ricordi e con le nostre impressioni diurne e condendo il tutto con paure e desideri.
Devo dire che la certezza che una volta morti si diventa niente non mi spaventa. Voglio dire: meglio niente che ragni australiani o fiori in vaso o mussolini qualunque. Cioè: mi spaventa comunque morire, sia chiaro, Aldilà, reincarnazione o niente assoluto che sia poi l'esito del nostro corpo e di quel che lo anima in vita. Più che spaventarmi, però, a essere sincero e preciso, la morte mi molesta. A spaventarmi è più la possibile malattia o sofferenza, o al limite la morte degli altri (non di tutti, son sincero); la morte non mi spaventa, mi molesta e occupa i miei pensieri non poco ma, a ben vedere, dopotutto, nella giusta misura: cosa vuoi che sia pensare alla morte in più momenti durante il giorno per un totale di mezz'ora quando passi le altre ventitré ore e mezzo a pensare e fare vita? Del resto la morte è l'unica cosa che ha il potere di por fine a tutte le altre, dedicargli un paio di pensieri al giorno mi pare il minimo.
So che qualcuno già mi definirà in cuor suo come un povero superficialotto che ha smarrito la via del Signore, ci sta. E' che io non riesco proprio a lenire la mia inevitabile, umana e logica inquietudine esistenziale con soluzioni articolate (e, lo ammetto, utilissime) come le credenze varie: non mi vanto di questo mio "difetto", perché mi fa vivere peggio di chi invece non vede l'ora di passare da questa esistenza alla "vera vita", salvo poi frignare quando sta per farlo o quando lo fa qualcuno a cui era affezionato (il che, ammetterete, anche considerando la debolezza umana, è un bel paradosso). Vorrei potermi consolare, almeno in parte, con una religione fra le varie su piazza (moltissime delle quali in contrasto fra loro, il che dimostra che son tutte false tranne -permettetemi di aggiungere: forse- una), ma proprio non ci riesco più, dai tredici o quattordici anni in su, nonostante il mio percorso iniziale sia stato completo e soddisfacente (più per gli altri) nell'ambito di una delle religioni che vanno per la maggiore tuttora. E questa mia incapacità è senza dubbio un difetto scocciante, perché aumenta la mia angoscia. Tiene lontano, è vero, il finto sollievo di chi agogna incontrare Dio e poi piange quando deve farlo, ma mi svela l'esistenza per quel che è, senza veli di credenze costruite da uomo misericordiosi e dotati di fantasia o brama di potere; e l'esistenza messa a nudo non ci fa una gran bela figura, forse alcuni di voi lo sanno.
Il destino di noi umani troppo intelligenti (qualcuno direbbe troppo materialisti o privi di fantasia) per poter credere di essere stati creati da un tizio con la barba bianca che ci monitora secondo per secondo incavolandosi di brutto se mangiano la carne di venerdì o saltiamo la Messa, pur permettendo nel contempo le più inenarrabili ed efferate malvagità sul pianeta, è triste. Lo so, adesso chi ha il dono della fede (non sono ironico, è un dono davvero: ti rende meno penoso il vivere!) dirà che quando accade qualcosa di poco accettabile (tipo la morte continua di milioni di bambini per fame e la contemporanea sopravvivenza di capi di stato assassini) noi non riusciamo a capirlo perché la limitatezza umana ci impedisce di penetrare nel vero senso del Disegno Divino, ma insomma: mi sembra una spiegazione troppo facile il non spiegare niente definendolo incomprensibile per natura. Siamo esseri umani dotati di un cervello non infallibile ma neppure modesto, abbiamo il dovere di usarlo un po' di più.
Dicevo che il destino di noi poveri esserucoli senza fede è triste perché ogni giorno ci rendiamo conto di quanta insensatezza ci circonda e non riusciamo a tacitare i nostri orridi dubbi e la nostra inestinguibile angoscia con teorie preconfezionate del tutto rassicuranti e in grado di spiegare tutto spesso senza spiegare niente, semplicemente accettandone la presunta non conoscibilità. Il nostro cammino è più arduo e non ci fa intravedere un possibile premio finale a cui tendere. Una conseguenza positiva è che noi se ci comportiamo bene lo facciamo perché sappiamo che dentro di noi è possibile distinguere il bene dal male e perseguiamo il primo rifuggendo il secondo solo perché ci crediamo, perché abbiamo un'etica, e non anche o solo per poter staccare il biglietto per Paradiso Città. E se evitiamo di nuocere al nostro prossimo lo facciamo perché crediamo nel valore del bene, non perché temiamo le eterne e dilanianti fiamme dell'Inferno. Però la vita è un viaggio più difficile per chi non sa ancorarsi a qualcosa, questo è indubbio. Molto spesso incredibilmente più difficile.
Fin dal momento del concepimento (altro che nascita, ben prima) la morte si accomoda sulla nostra spalla (non saprei dire se destra o sinistra ma so sicuro che se dico sinistra ottengo un maggior effetto su molti di voi) e lì sta, pronta a fare il suo sporco lavoro prima o poi, in un momento imprecisato, da prima di vedere la luce a dopo i cento anni di vita indifferentemente, a caso insomma, non di certo come qualcuno crede, sulla base delle pagine di un immaginifico libro del destino. Il Caso appunto, ci siamo finalmente arrivati! E' questo, a bene vedere, l'unico "dio" (nel senso di entità a me superiore, che mi sovrasta e ha potere assoluto e non codizionabile su di me) al quale potrei rivolgere non dico la mia venerazione (perché sotto sotto mi molesta e lo trovo inaccettabile, stupidamente non necessario) ma almeno la mia attenzione, il mio cauto riguardo, il mio estorto rispetto. E' dal Caso che sento dominata la vita di ciascuno di noi, quel caso che se esci due secondi dopo da casa la mattina ti fa evitare un frontale con un autoarticolato, riservandolo ad un altro essere umano, ... a caso, appunto! Non si muore perché ci si è stufati della vita (sebbene con gli anni si consumi tutto in noi, dagli organi alla capacità di starci dentro in questa cosa chiamata esistenza), ma per effetto di sua maestà il Caso. E, capite bene, come si può vivere sereni quando si è capito questo e non si ha il dono di riuscire a dimenticarlo, annegando questa dolorosa certezza e invalidante in una bella, confortante, accogliente credenza religiosa a scelta?
Che voi ci crediate davvero o no (a mio parere chi davvero ci crede è un 2% di chi afferma di crederci) la vostra fede vi salva. Non importa, appunto, se siete onesti nel definirvi credenti: l'importante è che riusciate davvero, nei fatti, in qualche modo, non importa come, a combattere l'angoscia del tempo che vola e della vita che sfugge tra cumuli di inspiegabili e dolorose insensatezze con una credenza qualsiasi: alla fine, crederci davvero o riuscire a crederci in qualche modo non fa differenza (se non per il vostro Dio che dopo morti dovrà giudicarvi!). Dicevo che la vostra fede vi salva, ma non capite male. Non nel senso che vi garantisce di accedere all'Empireo con relativa vista su Dio, evitando le prevedibili spiacevolezze ed eterne derivanti da una forzata coabitazione con l'angelo ribelle caduto a testa in giù. Vi salva in questa vita, come detto: garantendovi un cammino sempre irto di spine e mai sicuro, ma infinitamente meno penoso e comunque riscaldato dalla benefica presenza di un presunto senso che tutto spiega e giustifica e rende accettabile.
A chi non ha questo dono non resta che fare la vostra stessa strada ma con un fardello in più. Alla fine ci ritroveremo tutti là, statene certi, nel Nulla Assoluto da cui il Caso ci pescò a sorte per regalarci questa veloce e insipida capatina in questo spettacolo chiamato Mondo. Ci sarà chi si aspettava di finire in niente e chi si aspettava di finire in gloria. Saranno tutti delusi, anche i primi, perché è umano dopotutto tenere il peggio sperando sempre, con una piccolissima parte di noi, nel meglio o nel meno peggio, ma quel che è certo che saranno i secondi a faticare di più per riprendersi dalla delusione. Semplicemente, si saranno goduti di più quel breve spettacolo di cui ho detto.
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