Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola,lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (art.21)

* HOME * CHI SONO * REGOLAMENTO * COSA HO APPENA [RI]LETTO * COSA HO APPENA [RI]VISTO, [RI]ASCOLTATO *
MI PIACE * FB 1 * FB 2 * SCRIVIMI * CONDIVIDO * DEFINIZIONI * FONTI * ALIZEE *


.
Se trovi interessante quel che scrivo non sai cosa ti perdi su Twitter e Facebook.
Se non mi trovi interessante, lo accetto, ma hai un problema! :-)

martedì 16 giugno 2009

Oh no! ancora Povia...

Ragazzi, mi tocca riparlare di Povia, davvero speravo di non doverlo fare più dopo lo scorso Festival di Sanremo, speravo si dedicasse ad altri temi sui quali effondere la sua genuina ed altissima ispirazione (che so, l'aborto, lo stupro, l'eutanasia, insomma le solite cose che si tirano fuori dal cassetto quando si vuole fare un po' di baccano su giornali e giornaletti, poco prima di lanciare una nuova canzone); in effetti lui ci si è dedicato pure (ha annunciato una canzone sul caso Englaro -giuro, non sto scherzando!- ed è uscito con un video con scene di sesso un po' spinte, quel tanto che scatena la polemica insomma), ma a riportare agli onori della cronaca l'indimenticabile "Luca era gay" ci ha pensato Mogol (eh sì, proprio lui, Giulio Rapetti in arte Mogol che tante volte ci ha fatto sognare coi suoi testi) con la sua decisione di premiare "Luca era gay" di Povia come miglior canzone dell'anno, col premio che porta il suo nome e che sarà assegnato in Val d'Aosta. Canzone dell'anno... uhm... sarà mica l'anno di Mercurio (su Mercurio un anno dura 88 giorni)???... no, anche così non si spiegherebbe il premio! A volte ritornano, si sa: dopo Sanremo e qualche comparsata qua e là, si era un po' affievolita la bagarre intorno a questo pezzo immortale della musica italiana, per fortuna adesso c'è questo premio che lo riporta a galla. All'inizio pensavo fosse l'ultima di Berlusconi (che proprio ieri ha usato espressioni molto rispettose nei confronti degli omosessuali, sappiamo tutti che si tratta di un uomo garbato e squisito -ha affermato: su di me hanno detto di tutto, ci manca che dicano che sono omosessuale-), poi ho capito che il premio glielo danno davvero, a Povia. Ok, niente da dire, siamo in un paese libero (per quanto?), quindi premiatelo pure. Possiamo anche assegnare il premio "Rispetto della Magistratura e delle Istituzioni 2009" al nostro premier, nessun problema è un paese libero. Ma anch'io sono libero di dire la mia, perlomeno fino a quando la maggioranza di centrodestra non riuscirà nell'intento di mettere il bavaglio anche a Internet, dopo averlo messo a giornalisti e magistrati.

Riportiamo alcuni passi dell'intervista del Corriere della sera a Mogol:
"Come mai quella canzone le è piaciuta tanto?
«Perché racconta un fatto di vita, usando la prima persona. È un testo sincero, senza retorica: una poesia che non nasce dall’ispirazione talentuosa ma dall’esposizione di una verità quotidiana. Povia ha intinto la penna in un inchiostro molto simile al sangue».
Gli omosessuali però si sono sentiti offesi...
«Non capisco perché. Non è un testo universale, non enuncia una legge; racconta una storia. La storia di un ragazzo che cercava il padre e non voleva tradire la madre. Povia parla di una vita, al di là di ogni dogma».
La sua vita? E’ un testo autobiografico?
«Non lo so, e non è importante. È scritto come se lo fosse. Se non lo è, il suo merito è ancora più grande. Perché suona come vero, non come artificio. Non conta quel che è stato, ma quel che è scritto».
Però l’omosessualità è presentata come una sorta di disgrazia da cui si può uscire.
«Io la canzone non l’ho letta così. Assolutamente. Si può essere omosessuali per molti motivi: perché lo si è nati, o perché lo si è diventati per influenze esterne; così come ci sono donne che restano frigide tutta la vita per un trauma infantile. Se un eterosessuale diventa gay, non c’è colpa. Perché dovrebbe esserci se un gay diventa eterosessuale? L’autore non giudica. E poi la sua libertà va difesa. Capitò anche a me: ricorda 'Il tempo di morire'?».
Lei di recente ha denunciato la crisi della canzone italiana.
«Rischiamo di perdere la cultura popolare. L’industria discografica boccheggia, priva com’è di mezzi. Si danno dischi d’oro o di platino per 30 o 40 mila copie. E non c’è meritocrazia. Non si selezionano le cose belle.» (...)
(fonte: corriere.it)

Poichè ci si appella alla libertà (di parola, di pensiero, di canzone, anche di dire boiate) anche noi siamo liberi di dire la nostra. E io ribadisco che, a mio parere, se tralasciamo le implicazioni del testo, e ci concentriamo sulla musica, sull'arrangiamento e sull'interpretazione (buffonata dell'ultima serata del Festival a parte) si tratta di una canzone orecchiabile e complessivamente discreta, ma non certo la migliore dell'anno: nemmeno fra le prime cento. Se invece consideriamo le implicazioni del testo (e francamente come si fa a non considerarle nel giudizio complessivo?) allora parlarne cinque minuti equivarrebbe grosso modo a buttare via cinque minuti. Ribadisco intanto che Povia ha usato il tema trattato per ottenere la luce dei riflettori, ma naturalmente si tratta di una mia opinione (guarda caso oggi Povia ha dichiarato: "Voglio andare a Sanremo con un brano su Eluana"): c'è chi punta sul gossip e sullo scandalo per far emergere la qualità delle sue creazioni, chi invece preferisce affidarsi solo ad esse e pazienza se sono apprezzate da pochi, sono scelte e la vita è fatta di scelte, lo sa bene Povia che affermò di essere stato gay, per sette mesi (non è una battuta, anche se lo sembra, lo ha detto davvero). Penso ancora che il testo sia accattivante ma tremendamente superficiale, in malafede (perchè sostiene cose false spacciandole per spaccato di vita) e che veicoli, di fatto, una teoria ignobile oltre che come detto scientificamente fasulla. Una canzone non è mai solo una canzone, come un'opera d'arte, un libro, un quadro: dietro c'è sempre qualcosa, e qui ci sono idee vergognose, del resto affermate direttamente o indirettamente dallo stesso Povia in più occasioni prima e dopo il Festival di Sanremo: basta leggersi le sue dichiarazioni. Io sono contro la censura, in diversi scritti precedenti (vedi i link a fine post) ho tuttavia spiegato su questo blog perchè sia insensato dare un così grande spazio a simili canzoni in una società che è ben lontana dall'essere civile, libera, laica e giusta, in uno Stato che per legge non tratta tutti i suoi cittadini allo stesso modo ma li discrimina in base all'orientamento sessuale.
Concordo con Mogol solo su una cosa: spesso l'educazione ricevuta si somma al tuo carattere e ti plasma in un modo piuttosto che in un altro: io, per esempio, simili deliranti e antiumane idee non le ho mai avute nemmeno nei sogni più brutti, altri le espellono con la naturalezza di un colpetto di tosse.
Dimenticavo: complimenti al vincitore... (nella foto: una coppa, una delle mie preferite)

Ricordiamo infine certe perle del poviapensiero, in fin dei conti Povia si spiega bene da solo...
--"I gay non devono avere figli in affido" [per carità, e nemmeno dovrebbe essere loro permesso di avvicinarsi più di 50 metri ai figli degli altri, non si sa mai]
--"Non sono contrario a una legge che tuteli le coppie gay, ma gli eterosessuali mettono al mondo figli, forza lavoro per lo Stato che deve loro maggiori diritti" [quindi gli sterili, le donne non più in età fertile, coloro che pur essendo eterosessuali decidono di non avere figli, ecc. sono inferiori agli altri -esattamente come gli (brrr..) "omosessuali"- e devono avere meno diritti degli altri... io invece penso che anche chi spara cazzate debba avere gli stessi diritti degli altri, quindi Povia è salvo]
--"I bambini non hanno solo bisogno d'amore. Se un cretino di politico fa una legge per l'adozione ai gay e un altro cretino gliela approva, restano due cretini". [ho fatto la somma tre volte ma non mi torna il conto dei cretini...]
--"Se "Luca" fosse autobiografica lo direi. Ho detto di aver avuto problemi di droga, ma ora sto bene. Ho anche smesso di fumare" [come dire: l'omosessualità è un vizio/problema/difetto/sciagura che non ho; invece mi drogavo e fumavo e l'ho ammesso, visto come sono onesto?]
--"Un bambino dovrebbe avere una madre e un padre, si sa da secoli" [giusto, altrimenti come fanno a venir su certi campioni come lui? Quel "si sa da secoli" secondo me merita un premio, è troppo bello, adesso chiamo Mogol]
--"Gli omosessuali dicono che piuttosto che lasciare degli orfani in una casa-famiglia e' meglio darli a una coppia gay: allora diamoli alle tante coppie eterosessuali che aspettano di adottare. [il senso dell'uguaglianza tra gli esseri umani è ben radicato in Povia]
--"sbaglia chi crede che gay si nasce" [è anche scienziato, oltre che cantante]
--"i miei si separarono quando ero piccolo. Rimasi solo in un ambiente tutto femminile, giocavo con le bambole" [genitori, se vostro figlio prende in mano una Barbie, portatelo subito da un dottore, meglio prenderle in tempo certe infezioni; e soprattutto non separatevi, altrimenti vostro figlio comincerà a far l'occhiolino all'amichetto]
--"T’innamori di un maschio perché è quello che vorresti essere" [Freud non è degno nemmeno di allacciarti le scarpe, caro Povia]
--"Non può esistere stabilità e fedeltà nel mondo gay" [invece nel mondo normale ce n'è tanta... mi piace, Povia, perchè sembra credere davvero in quel che dice; poi scopertane la valenza scandalistica e gossippara, la cavalca con destrezza al fine di far parlare delle sue canzoni, ma sembra comunque crederci e questo sarebbe davvero un caso interessante da studiare]
--Lo stesso Povia ha dichiarato di essere stato gay ["per sette mesi" ha detto, mi piacciono i tipi precisi], ma di aver poi cambiato strada e di aver pure convinto ["convertito", dice] due amici che si credevano gay e che non lo erano, tanto che poi si sono sposati! [come se questo bastasse a definirti non gay, muaahhh!!!]

Io non sono medico, quindi a differenza di Povia avanzo un'ipotesi e non sbandiero una certezza: per me il ragazzo è sessualmente confuso (lo dimostrano le sue parole e pure il fatto che, nato etero, si è fatto gay per poi guarire dopo meno di un anno); ora, debellata l'omosessualità che lo ha colpito da giovane, è perà affetto da un'altra patologia dalla quale tuttavia, se curato, può guarire, esattamente come guarì da quell'altra.

Per ultimo, mi sento di sconfessare con fermezza quabto affermato da quel pervertito di Luxuria che, non pago di aver issato pochi giorni fa sulla torre di Sant'Andrea a Genova la bandiera dell'imminente Gay Pride, oggi avrebbe detto all'agenzia AdnKronos: "Al di là dell'argomento della canzone di Povia, il testo è brutto, banale, con rime scontate. I testi contenuti nei Baci Perugina sono più elevati." Non sono d'accordo: a volte anche nei Baci ho trovato rime da terza media o boiate spaziali, senza contare che all'avvicinarsi dell'estate soffrono un po' il caldo e ti si appiccicano tutti sulle dita.


I miei post sul caso Povia:
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/01/luca-era-gay-poi-arrivata-lei.html
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/01/dottor-povia-lo-confesso-anchio-sono.html
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/02/pagelle-su-luca-era-gay-repubblicait.html
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/02/una-normalizzazione-eterosessuale.html

L'intervista del Corriere a Mogol:
http://www.corriere.it/spettacoli/09_giugno_15/mogol_canzone_povia_ipocrisie_cazzullo_af7ae62a-5986-11de-8980-00144f02aabc.shtml

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

domenica 14 giugno 2009

Avanti e indrè

Gianfranco Fini ai giornalisti stranieri: "Mussolini? Ho cambiato idea, non era uno statista"
Gianfranco Fini: "Le leggi non seguano la religione"
Gianfranco Fini sull'omosessualità "L'Italia è in ritardo".

Sì, è proprio quel Fini, un tempo fascista, omofobico e fan del duce, adesso pacato, equilibrato, tollerante, cosmopolita e ragionevole presidente della Camera, garante di tutti e in odor di Quirinale (oppure "perchè in ordor di Quirinale"?). Un giorno mi sono girato e zac!, l'ho visto alla mia sinistra... Non ci volevo credere, era proprio Fini!!!... la sera prima, è vero, mi ero fatto un goccetto davanti alla tivù (sapete com'è, dopo mezz'ora di Vespa o ti appendi al lampadario del salotto e lasci questo mondo crudele o sviti il tappo del Chivas), ma possibile soffrire di allucinazioni anche il giorno dopo? O sono io che improvvisamente son diventato estremista di destra e nostalgico dei tempi in cui i treni arrivavano in orario (anche quelli che hanno portato molti ebrei italiani a morire in un forno)?...Va bene che gli estremi si toccano, ma insomma... qui sembra di stare al circo. In ogni caso molte volte l'ho scoperto alla mia sinistra, quindi non poteva essere colpa del Chivas (che ho messo vicino alla tivù con su scritto "aprire in caso di Porta a Porta": ma dovreste vedere cosa ho scritto sulla boccia di candeggina, vi dico solo che c'entra il TG4). E così mi sto rassegnando... io che credevo di essere progressista, o riformista di sinistra, o estremista moderato, adesso mi trovo a destra di Fini e non ci sto capendo più una mazza. Il fatto è che l'arco costituzionale è così arcuato, a volte, che quel che ieri era di là oggi te lo trovi di qua (non parlo di Capezzone eh) e sembra che sia di qua da sempre, questo è il bello, complice ovviamente la memoria storica degli italiani, che avendo un'autonomia massima di 90 giorni non riuscirà mai a punire nel segreto della cabina elettorale chi ieri diceva bianco maledicendo il nero e oggi dice nero col tono di chi nemmeno sa che esista un bianco.

Ora lasciamo il 2009 e facciamo alcuni passi indietro...

Aprile 1998, Fini: un omosessuale non può fare il maestro
Gianfranco Fini dà scandalo così al "Costanzo show": decretando che un "omossessuale dichiarato" non può fare il maestro alle elementari. A freddo, tutt' altro che tirato per i capelli. Con convinzione. E perfettamente consapevole di ficcarsi in un vespaio: "Vedrete - profetizza a cose fatte - l' intelligentjia mi farà a fettine...". Fini parte duro, dice che è contro l' equiparazione tra coppie omosessuali e "famiglie naturali". Ma Grillini [presid. Arcigay] lo frena: "Lo so - concede - le chiedevo qualcosa di meno impegnativo: voterà contro la discriminazione dei gay?". Fini riparte, sembra concessivo, dice di esser contrario all' esclusione delle diversità, ma poi si ferma e spara: "Se poi lei mi chiede - scandisce - "un maestro elementare dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?", la mia risposta è no. Sarebbe diseducativo, e moralmente non opportuno, che chi è omosessuale dichiarato o chi arriva a considerare la pedofilia, tutto sommato, una forma d' amore, possa fare l' insegnante". In platea sale un applauso forte, convinto. (...) in strada il capo di An discute ancora: "Possibile che non capite? C'è un problema di valori da trasmettere ai bambini. Io rimango convinto che devono rispecchiare la norma, e la norma è l' eterosessualità. Se un bambino piccolo chiede al maestro "lei con chi fa l' amore?", quello non può rispondere "con mia moglie". Gli dice "con un altro uomo". Il punto è questo. (da repubblica.it)
[tutto chiaro... precisiamo solo che confondere omosessualità e pedofilia è un errore da ignoranti al quadrato -errore scientifico, storico, umano... sarebbe come dire che tutti gli uomini virili sono stupratori- e, infine, diciamo che sui bimbi ha ragione: io ogni volta che ne incontro uno o lo faccio giocare o gli insegno qualcosa mi sento sempre rivolgere la solita domanda: scusa ma tu con chi fai l'amore? e non so che dire, come glielo spiego il concetto di bambola gonfiabile?? Barbie per grandi??]

Agosto 1989, "Credo ancora nel fascismo, sì, ci credo" [se non è apologia del fascismo poco ci manca]
Gennaio 1990, "Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista" [ma figurati un po', nemmeno mi passava per la testa...]
Settembre 1992, "Mussolini è stato il più grande statista nel secolo. E se vivesse oggi, garantirebbe la libertà degli italiani" [viva il duce, viva la libertà]
Maggio 1992, "...chi è vinto dalle armi ma non dalla storia è destinato a gustare il dolce sapore della rivincita... Dopo quasi mezzo secolo, il fascismo è idealmente vivo..." [progetta rivincite...]
Giugno 1994, "Mussolini è stato il più grande statista del secolo... [statista, capite... non stupido e feroce dittatore, fautore delle leggi razziali, responsabile di averci coinvolto in una guerra rovinosa e al fianco di quel macellaio austriaco di nome Adolf...statista, e il più grande del secolo...] Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti" [la libertà, capite?... non è tra i valori preminenti, in certe fasi... e che cosa ha preso il suo posto, in quelle fasi? la Playstation? o la libertà di sparare boiate antistoriche?]

A Fini, poi (o meglio: anche a Fini) si devono quel capolavoro della legge Bossi-Fini sugli extracomunitari e l'abolizione della distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti [legge Fini-Giovanardi: se coltivi una pianta di cannabis rischi sino a 6 anni di galera, in pratica conviene di più stuprare una ragazza e poi dire mentendo di averlo fatto sotto l'effetto di droghe e collaborare con gli inquirenti: rischi molto meno!]

Si dichiarò contrario al progetto dei DICO [pensato dal centrosinistra per riconoscere alle coppie di fatto e alle coppie omosessuali gli stessi diritti di cui godono le coppie che i maitre a penser delle fogne amano definire "normali"]

Nel 2008 [eh sì, appena un annetto fa...], pochi giorni dopo la sua elezione, a proposito del pestaggio a opera di alcuni naziskin a Verona che portò alla morte del giovane Nicola Tommasoli e delle bandiere di Israele bruciate da giovani dei centri sociali durante la manifestazione del 1 maggio 2008 a Torino, Fini, pur premettendo che si tratta di “fenomeni non paragonabili”, ha sostenuto che l’episodio di Torino è molto più grave perché non è la prima volta che frange della sinistra radicale danno vita ad azioni contro Israele che cercano di giustificare con una politica antisionista suscitando reazioni polemiche. [se non sono paragonabili stai zitto, no? e invece no...una bandiera bruciata è più grave di un omicidio per odio razziale...il problema di Fini è che ogni tanto la sua prima personalità, messa all'angolo dalla seconda, si ribella e rifà capolino]

Come vedere, basta fare un balzo indietro di una manciata d'anni e cambia il panorama: esaltazione del fascismo e di Mussolini, orgoglio fascista e progetti di rivalsa, omofobia, discriminazione, pregiudizi vergognosi, razzismo, ignoranza (la confusione tra pedofilia e omosessualità, una roba in cui solo i più rozzi cadono), posizioni su temi quali l'immigrazione e la droga che definire chiuse e retrive è poco; tutto questo lascia magicamente il passo a una nuova mentalità, aperta, illuminata, cosmopolita, multietnica, garantista, democratica, libertaria.

Alleluia, Fini è cambiato. Ora riceve in pompa magna le associazioni che si battono per i diritti dei non eterosessuali, ne comprende le ragioni e gli sforzi e dà loro consigli su come portare avanti le loro sacrosante battaglie; ribatte colo su colpo a Berlusconi che svilisce il Parlamento e le sue prerogative, pone paletti ben definiti a difesa della laicità dello Stato, annacqua certi giudizi da fan sfegatato del duce. Si reca in visita in Israele, denuncia gli errori del fascismo e la tragedia dell'Olocausto, definisce le leggi razziali promosse dal fascismo come "male assoluto del XX secolo". Non è suo fratello gemello, non è un sosia, è sempre lui.

D'altra parte quello di smentirsi o di sburgiardarsi da solo nel giro di pochi anni sembra essere un vizio radicato in Fini e non il frutto di qualche incidente di percorso. Come non ricordare quel che accadde tra la fine del 2007 e il marzo del 2008?

"Il nuovo partito fondato da Berlusconi in piazza San Babila? Comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Da queste mie parole, volutamente molto nette, voglio che sia a tutti chiaro che, almeno per quel che riguarda il presidente di An, non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi... Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione. Se vuole fare il premier, deve fare i conti con me, che ho pure vent'anni di meno. Mica crederà di essere eterno... Lui a Palazzo Chigi non ci tornerà mai. Per farlo ha bisogno del mio voto, ma non lo avrà mai più. Mai. Si faccia appoggiare da Veltroni" (Gianfranco Fini, 18 novembre 2007).

E quando qualcuno, giustamente scettico, gli aveva chiesto “Possibilità che AN rientri all'ovile?”, risposta di Fini: “Noi non dobbiamo tornare all'ovile perché non siamo pecore”. (Gianfranco Fini, 2007).

E ora voltiamo pagina (mani ferme sui braccioli perchè qui il mondo si capovolge):
An e Forza Italia possono guardare «con fiducia alla fusione del Pdl perché i valori sono gli stessi, sono quelli del partito popolare europeo». Lo dice il presidente della Camera Gianfranco Fini nel suo intervento al congresso di An.«Sono i valori che sono capaci di dare risposte alle ansie dell’Europa e dell’occidente». Quindici anni di alleanza tra An e Forza Italia, di rapporto con Silvio Berlusconi, «con un unico filo conduttore: la volontà di costruire un’Italia nuova». (...) Il leader di An rivendica che nei 15 anni di alleanza con Fi, «non è mai accuduta una rottrura insanabile, come invece è capitato ad altri. Ma c’è stato un lungo cammino comune, pur fatto anche di polemiche e incomprensioni». E questo perché l’alleanza «nasce dalla base, dagli elettori». (Gianfranco Fini, 22 marzo 2009, congresso di scioglimento di AN). [com'era la storia delle pecore?]

Congresso fondativo del Popolo della Liberta', An confluisce assieme a Forza Italia nella nuova formazione politica. Berlusconi viene eletto per acclamazione presidente del PDL. (marzo 2009)

D'accordo, conosco l'obiezione...chi non cambia mai idea è uno stupido. Il tempo passa, i pensieri maturano, le convinzioni possono cambiare. Uno può rendersi conto di aver fatto un errore ed essere così serio e maturo da non aver alcun problema ad ametterlo pubblicamente, chi di noi non ha mai cambiato idea magari senza ammetterlo? Ma una volta, due, tre, non diecimila. E poi, delle due l'una: o adesso sta fingendo, e va bene così (visti i precedenti, chi ci assicura che fra dieci anni non ritorni a dire cose diametralmente opposte su certi temi?), d'altra parte lungo la strada per il Quirinale è essenziale liberarsi di certi pesi per poter camminare a passo spedito, oppure è sincero, e allora scusateci tanto ma non possiamo che concluderne che sì, avevamo ragione noi a definirlo fascista, razzista, omofobico quando la pensava in modo radicalmente opposto a quel che dice oggi. E noi non abbiamo cambiato idea, ma non perchè siamo stupidi: semplicemente perchè le nostre idee non erano marce, ma buone, e tali sono rimaste.

Comunque Fini adesso mi piace parecchio, politicamente parlando: se riuscissi a non pensare a quel che pensava e diceva sino a un istante fa, potrei pure votarlo: è più democratico e progressista di me.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

giovedì 11 giugno 2009

OGGI E' UN GIORNO DI LUTTO

Oggi, per noi Italiani, per noi uomini liberi, onesti, democratici è un giorno di lutto nazionale. Vi invito, da domani, a girare con una fascia nera al braccio per testimoniare questo lutto. Oggi la Camera dei deputati ha approvato una legge che rappresenta un clamoroso aiuto ai delinquenti. E' questa la mia opinione, ed è l'opinione di moltissimi giuristi, di eminenti personalità della politica e della società italiana, di un partito dell'opposizione (quello che non candida pregiudicati), dell'associazione nazionale dei magistrati, di chiunque, scevro di pregiudizi e di fanatismi di parte, e amante di democrazia, giustizia e libertà, abbia seguito e analizzato con un minimo di buon senso l'evolversi di questa misera vicenda. E' inutile girare intorno alle parole, è inutile usare perifrasi: questa legge, imposta a forza e non approvata democraticamente da una banda di nominati non eletti (e, attenzione, non solo non eletti e nominati, ma nominati da una persona che non è mai stato eletta segretario del suo partito semplicemente perché è lui il partito, senza di lui il partito non esisterebbe, dato che è di sua proprietà), è un chiaro, oggettivo e clamoroso aiuto a chi vuole delinquere: a chi vuole rubare, stuprare, corrompere, uccidere, sequestrare, malversare, truffare, evadere, distruggere l'ambiente. Sono migliaia le persone, di diversissima estrazione sociale, età, formazione, fede politica, razza, religione, che si indignano nei confronti di questa ennesima legge porcata, di questo ennesimo insopportabile e ignobile schiaffo alla politica, alla giustizia, ai cittadini onesti, alla nazione tutta. Oggi è un giorno di lutto per il nostro paese, per tutti coloro i quali hanno a cuore la giustizia, la libertà, la democrazia. Da oggi l'Italia è un po' meno democrazia e un po' più regime.

Le motivazioni con le quali la maggioranza ha giustificato l'approvazione di questa legge criminale sono false (due su tutte: le eccessive spese per le intercettazioni e la necessità di difendere la privacy dei cittadini: le spese per le intercettazioni potrebbero essere ridotte quasi a zero se lo Stato italiano applicasse nei confronti delle compagnie telefoniche la stessa pratica che vige negli altri paesi e comunque, anche nelle condizioni attuali, incidono per il 3% appena sul bilancio della giustizia -la maggioranza afferma falsamente il 33%- e si ripagano da sole grazie alle indagini andate a buon fine; il diritto alla privacy poteva essere garantito in mille modi diversi, per esempio inasprendo le pene per la pubblicazione del materiale coperto da segreto e non, come è successo, proibendo di fatto ai giornalisti di fare il loro lavoro e di informarci sulla cronaca giudiziaria a meno di rischiare pene pecuniarie altissime e la galera).

Vi ricorderete dello scandalo della clinica Santa Rita a Milano: alcuni medici furono accusati, grazie alle intercettazioni, di operare i pazienti senza alcuna ragione al solo scopo di incassare i rimborsi regionali. Con la legge di oggi questo reato non potrebbe essere più scoperto o, se fosse scoperto per caso, noi cittadini non ne potremo essere a conoscenza per mesi sino a fine indagini e continueremo quindi a farci aprire in due senza ragione da medici criminali avidi come avvoltoi e spietati come iene.

Questa legge è insensata, stupida, incostituzionale, criminale. Aiuta la criminalità, lega le mani ai giudici che avranno molte armi in meno nella loro guerra contro i delinquenti, lega le mani ai giornalisti che non potranno più tenerci informati su quel che accade, umilia il Parlamento che col ricorso sistematico alla decretazione d'urgenza e al voto di fiducia viene calpestato e ridotto al rango di stupido e servile ratificatore delle decisioni del governo, danneggia e umilia i cittadini che da oggi sono meno sicuri e meno informati, in balia della violenza dei delinquenti e delle menzogne dei politici, quando queste due figure non coincidono (e spesso accade, vedi i 20 condannati in via definitiva che occupano gli scranni delle camere e percepiscono lauti compensi che provengono dalle nostre tasche, oltre a fare le leggi che condizionano la nostra vita, proprio loro che le leggi le hanno violate bellamente).

Non ha ragione d'essere: tutte quelle addotte sono inconsistenti o false. Non è stata discussa in Parlamento ma imposta da una maggioranza di uomini non eletti democraticamente ma nominati direttamente da Berlusconi, a lui dunque fedeli e in ogni caso costretti a votar sì dal ricorso vergognoso al voto di fiducia. Questa non è democrazia, sebbene formalmente ancora lo sia; è la caricatura di una democrazia, è una pagliacciata.

Questa democrazia, passo dopo passo, si sta sbriciolando, ad opera di un manipolo di individui che anno dopo anno, sfruttando la loro iniziale posizione di forza determinata da un voto pesantemente inquinato da un conflitto di interessi gigantesco, immorale e, per qualsiasi paese civile tranne l'Italia, illegale, hanno lentamente agito, in maniera formalmente corretta benché sostanzialmente riprovevole, al solo fine di svuotare il Parlamento delle sue funzioni, indebolire il potere giudiziario, sbriciolare le istituzioni, acuire le tensioni sociali, cavalcare le paure delle persone, legiferare a proprio uso e consumo, demonizzare e distruggere a mezzo stampa e tv gli avversari politici, emarginare i giornalisti e gli uomini di spettacolo liberi, dimenticandosi nel frattempo dei problemi reali che attanagliano questo paese ormai alla deriva economicamente, socialmente e culturalmente e dimenticandosi delle funzioni per le quali in realtà sarebbero stati eletti (anzi, nominati).

Tutto questo è avvenuto anche grazie a un'opposizione flaccida, incapace, connivente, che non si è mai opposta sul serio alle infamie che si sono succedute in questi anni e che anzi spesso le ha nascostamente appoggiate per pigrizia o per tornaconto personale.

Adesso non potremo più ascoltare la voce di Berlusconi che raccomanda a Saccà (Rai) alcune attrici al fine di ottenere la maggioranza in Senato ai tempi del governo Prodi e quella di Saccà che, rivestendo un ruolo pubblico, si comporta con Berlusconi come farebbe il più umile dei suoi servitori; le vergognose intercettazioni di Calciopoli che ci hanno svelato dalla viva voce dei protagonisti anni e anni di combine ignobili e di campionati decisi a tavolino; Fassino che esulta perché ha "una banca"; Berlusconi che si rammarica di non poter fare sesso libero a Capodanno; non sapremo pià se un banchiere parla con un politico e i due si dicono cose che non dovrebbero dirsi, se il controllore e il controllato fanno combutta ai danni del cittadino, se un politico frequenta mafiosi, se un poliziotto vende informazioni al delinquente; non sapremo più niente di niente, i delinquenti la faranno franca, tutti quei maiali che di recente sono stati arrestati per stupro, per lancio di sassi dai viadotti o per altri crimini odiosi proprio grazie alle intercettazioni e ai segnali degli apparecchi di telefonia mobile non potranno più essere individuati o potranno esserlo molto difficilmente.

"Con 318 sì e 224 contrari è stato approvato un vergognoso progetto, blindato da Berlusconi con un voto di fiducia che ha ferito l’autonomia del Parlamento e ogni possibilità di confronto democratico, uccide la libertà di stampa e i diritti dei cittadini sanciti dalla Costituzione" (articolo21.info)

"E' la morte del diritto penale. (ANM, Associazione Nazionale Magistrati, che parla di scelte legislative "che rappresentano un oggettivo favore ai peggiori delinquenti"). (http://www.unita.it/news/politica/85555/anm_la_morte_del_diritto_penale)

"La Fieg e la Fnsi si uniscono ancora per rinnovare al Parlamento, ora in particolare al Senato, e a tutte le forze politiche l'appello a scongiurare l'introduzione nel nostro ordinamento di limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e di sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori. Le previsioni del ddl approvato con ricorso al voto di fiducia violano il fondamentale diritto della libertà d'informazione".

"Oggi si è consumato lo scempio più efferato nella storia della Repubblica. (...) Questo governo non è costituzionale perchè umilia la Costituzione. Questa maggioranza è golpista, perché non si è insediata negli scranni capitolini per risolvere i problemi dell’Italia ma per spartirsi una torta di potere. Il Parlamento, la Costituzione e le sue regole sembrano impotenti dinnanzi a un tumore che si è insinuato nello Stato in modo subdolo ed invisibile. Servono le piazze, i cittadini, la disubbidienza civile, l’Europa e l’unione di tutte le forze sociali che non si riconoscono in questa brutta pagina della storia. Le leggi si devono rispettare finchè a scriverle non sono i delinquenti." (A. Di Pietro)

Oggi è un giorno di lutto.
Italiani che passate la serata a rimbambirvi davanti alla tivù, italiani che non sapete nulla di tutto questo perché ritenete più importante seguire il calciomercato o sbavare davanti alle cosce delle (per voi irraggiungibili, ma non per lui) veline, italiani che non pagate le tasse, che rubate, che passate col rosso, che posteggiate in tripla fila, che filate a duecento sull'autostrada e uccidete vittime innocenti, che entrate allo stadio col coltello, che andate a Messa la domenica e a puttane il sabato sera, che picchiate e offendete i diversi, i diversamente abili, gli stranieri, che trattate le donne come oggetti e i bambini come fastidi, che sporcate ovunque andiate e trattate le cose pubbliche come se fossero di altri e non anche le vostre, che distruggete l'ambiente in cui viviamo inquinando, sporcando, distruggendo la natura per maleducazione o interessi personali... verrà il giorno in cui verserete lacrime amare e svegliandovi d'un tratto dal vostro torpore di marmotte deficienti vi chiederete sgomenti come mai sia stato possibile che tutto questo sia successo senza che nessuno abbia provato davvero a fermarli. Quel giorno io ci sarò e prenderò a schiaffi chi, inebetito e passivo, o addirittura fanatico sostenitore di certi figuri, d'improvviso si riscoprirà democratico.

Questo di oggi è l'ennesimo passo verso il baratro. Non occorre essere antiberlusconiani per capirlo, basta accendere il cervello e buttare nel cesso idolatrie e fanatismi.

Ecco i punti principali della legge che aiuta i delinquenti:
http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/ddl-sicurezza-6/scheda-intercettazioni/scheda-intercettazioni.html

Ecco cosa non avremmos aputo, se ci fosse stata questa legge porcata negli anni passati: http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/ddl-sicurezza-6/tangenti-calciopoli/tangenti-calciopoli.html

Ascolta il discorso di DONADI (Idv): è senza dubbio il più significativo fra quelli ascoltati oggi.

"Le leggi si devono rispettare finchè a scriverle non sono i delinquenti."

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

Debora Serracchiani (PD) a "Otto e mezzo": rimandata

Ne avevo naturalmente già letto o sentito parlare, ma ieri ho avuto il mio primo "incontro" con Debora Serracchiani, la candidata del Pd che alle recenti elezioni europee è stata eletta avendo ottenuto un ottimo risultato nella circoscrizione del Nordest: ho assistito alla sua partecipazione a "Otto e mezzo" e il mio voto su di lei è circa la metà: 4.

Sono naturalmente a favore delle nuove leve in politica. Ci vogliono volti nuovi, persone in gamba provenienti dalla cosiddetta società civile, con tanto entusiasmo e idee nuove, senza pendenze con la giustizia, con competenze precise e oggettive, che sappiano usare il web per comunicare con gli elettori, meglio se capaci di cavarsela con l'inglese, che sappiano imprimere una svolta a questo paese ormai perso nel degrado più assoluto in tutti i campi. Ma la Serracchiani, che soddisfa e bene alcuni di questi requisiti, li soddisfa tutti? Non vorrei che presto si scoprisse che le doti della Serracchiani sono solamente quelle di essere un volto nuovo e pulito e di essere stata eletta (circostanza degna di nota) grazie a una campagna condotta in gran parte sul web; sarebbe un po' poco.

Io penso che il PD non otterrà alcun risultato degno di questo nome (condannando quindi di fatto il paese a subire ancora per anni questa forma di stato che se non è ancora regime di certo non è più democrazia nel senso pieno del termine) se:
-non metterà al centro la questione morale (e qui non mi riferisco certo alla Serracchiani);
-non si mutilerà delle ali più estreme (tipo gli oltranzisti cattolici) che con le loro posizioni dogmatiche e fuori dalla realtà impediscono di raggiungere soluzioni condivise sui temi più importanti e centrali della vita sociale ed economica del paese;
-non capirà che per selezionare una nuova classe dirigente non si deve procedere a caso o affidarsi al primo exploit elettorale ma occorre utilizzare meccanismi tipo le primarie, che sono un buon sistema per provare sul campo, nel corso del tempo, valore, tenuta e capacità del candidato (vedi Obama che non è venuto su dal niente). L'alternativa è affidarsi a una candidatura, a un ottimo risultato elettorale, a qualche comparsata in televisione e francamente, sebbene si possa aver fortuna e trovare il campione vero, queste sono selezioni assolutamente inadeguate. Addirittura si parla già di Serracchiani come di vice-Franceschini: capite cosa intendo? Questi qui si alzano la mattina, prendono il primo che sfonda coi voti e lo mettono sul piedistallo più alto o quasi, tutto il contrario di un percorso formativo graduale e soggetto a ripetute conferme elettorali interne; salvo poi al primo errore bruciarlo per sempre e passare al successivo.

Torniamo a Debora Serracchiani. Il mio giudizio si basa su quel che ha detto e anche su quel che non ha detto ieri: non può dunque essere definitivo, ci mancherebbe, ma può essere indicativo, il futuro ci dirà. In studio c'era pure De Magistris, reduce pure lui da un trionfo elettorale. Anche De Magistris è nuovo alla politica, tuttavia è sembrato molto più convincente e, quel che più conta, più calato nel reale, più deciso e più convinto.

A una domanda su Grillo e sui termini forti da questi usati ieri al Senato, la Serracchiani è caduta a piedi uniti nel più grave, banale, trito errore in cui potesse cadere: ha parlato di antipolitica, dimostrando così di non aver capito nulla. Spiace che il volto nuovo del PD pensi che le tematiche portate avanti da Grillo, il suo sacrosanto impegno a favore del ddl di iniziativa popolare di riforma della legge elettorale, le sue manifestazioni di piazza alle quali partecipano migliaia di cittadini siano antipolitica; spiace perchè sono proprio il contrario, sono politica nel senso più vero della parola, sono democrazia partecipativa. Antipolitica è eleggere pregiudicati in Parlamento, è ricorrere sistematicamente al voto di fiducia e svuotare così il Parlamento delle sue prerogative trasformandolo in un mero organo di ratifica delle volontà del governo, antipolitica è approvare il lodo Alfano o non contrastarne a sufficienza l'iter parlamentare, antipolitica è non affidarsi alle primarie per scegliere i candidati e passare tutto l'anno a bisticciare fra correnti diverse anziché affrontare i reali problemi del paese, antipolitica è dare risposte come quella che ieri sera ha dato la Serracchiani.Dei termini adoperati da Grillo risponderà Grillo (ma sappiamo benissimo tutti a cosa si riferiva e sappiamo che nella sostanza ha ragione da vendere), della confusione dimostrata dalla Serracchiani su questo punto risponderà la Serracchiani stessa.

Che dire poi delle solite ovvietà (anzi banalità, perchè dire ovvietà può non essere criticabile, in certe circostanze) circa il ruolo delle donne in politica, il rispetto che loro si deve e il rispetto che tutti dobbiamo alle istituzioni? Parole belle, anzi bellissime, ma non pertinenti, vaghe, che non dicono nulla e dicono tutto, inutili ai fini pratici insomma. Se Grillo, col suo stile, afferma che è ora di finirla con l'elezione (anzi la nomina) di ministri o di parlamentari assolutamente privi di un curriculum politico appena decente e che se si continua a interpretare in questo modo la politica sorge poi spontaneo il dubbio che dietro a certe elezioni vi sia altro, non essendoci quel che in un paese democratico dovrebbe esserci (competenza, esperienza, percorso politico articolato, vale a dire criteri oggettivi e non soggettivi tipo io la conosco e so che può essere adatta, fidatevi di me anche se a voi sembra che sia la prima venuta o che io l'abbia scelta per motivi inconfessabili), tu Serracchiani rispondi se vuoi a questa domanda cruciale, rispondi nel concreto, non attaccare la solita pippa delle donne bistrattate in politica: spiegami se sei a favore o contraria ai criteri di scelta coi quali nel recente passato individui semisconosciuti o personaggi dello star system o massaggiatori, segretari, avvocati e medici personali sono stati trasformati in deputati o ministri, e spiegami perchè e cosa faresti tu una volta al governo, non "monitare" alla Napolitano con frasi belle da stampare ma inutili, ai fini pratici, come è inutile la carta velina se vuoi fasciare un incudine.

Quando poi la Serracchiani ha parlato della necessità di recuperare la dignità della figura del politico avrei voluto chiederle se per caso non le fosse mai venuto in mente che sono i politici stessi che dovrebbero mettersi a lavorare e pure sodo per cercare di recuperare quella dignità che solo loro hanno perso a causa delle loro vergognose condotte ed omissioni; avrei voluto sapere cosa avrebbe fatto lei, una volta al governo, per ridare dignità alla classe politica e trasparenza a una democrazia ormai tale solo di nome: eliminazione dei pregiudicati dal Parlamento, pulizia nella scelta delle candidature, abrogazione delle leggi ad personam, difesa dell'indipendenza della magistratura, o cosa? E le avrei pure chiesto un'opinione sui casi Forleo e De Magistris...

Non che Lilli Gruber e Federico Guiglia ci siano andati piano: hanno fatto domande serrate, incalzanti, cercando di mettere in difficoltà i presenti (insomma: non proprio il contrario di Porta a Porta ma qualcosa di molto diverso sì) ma il tempo che Otto e mezzo concede è troppo poco e le domande francamente potevano riguardare temi più importanti ed essere ancora più ficcanti.

Aspettiamo e vediamo, certo che siamo partiti male. Bravo invece De Magistris: sicuro, tranquillo, ha l'aria di sapere cosa non va in Italia oggi. Se poi riuscirebbe a rimediare non so, ma già averlo capito è roba per pochi privilegiati, oggi come oggi.

Concludendo: accogliamo con gioia il nuovo che avanza, ma valutiamolo sempre con attenzione e con sguardo critico perchè nuovo non è sinonimo di valido o di migliore, anche se di frequente è così. E teniamo conto che nuovo è anche quel che dice Grillo, molto più nuovo (e valido) di quel che la Serracchiani ha detto ieri; se poi non piacciono i termini che usa l'ex-comico ora capo-popolo, okay ci si può risentire, tuttavia sempre meglio dire pane al pane e vino al vino piuttosto che affogare in arzigogoli luccicanti ma inconcludenti, e qui ce l'ho con i tre quarti abbondanti del ceto politico nostrano, non certo con la comunque gradevole sorpresa della circoscrizione del Nordest. L'importante, dopotutto, è sollevare un problema reale e avere ragione; il modo con cui lo si fa è importante ma non decisivo e di certo secondario rispetto al problema stesso.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

martedì 9 giugno 2009

Su Genova sventola la bandiera del Gay Pride!


Vladimir Luxuria è sbarcata a Genova per issare simbolicamente la bandiera del Gay Pride sulle torri di Sant'Andrea e dare il via alla manifestazione che vedrà il suo evento clou nel corteo nazionale del 27 giugno. (fonte: repubblica.it)

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

Breve analisi del voto (senza balle)

Scavalchiamo con un solo balzo le montagne di balle, giochi di parole, artifizi e salti carpiati che i televisori stanno riversando nelle nostre case sotto forma di commenti elettorali da parte dei vari pappagallini di partito ammaestrati da insetti e vermi striscianti in salotti dove brilla il falso e l'ipocrisia e andiamo dritti al punto. Se mi leggete vi fate un'idea di come sono andate le elezioni e la confrontate con la vostra; vantaggi: io non sono iscritto o pagato da nessun partito e cerco di essere obiettivo, inoltre ve la cavate con dieci minuti contro le ore e ore di deliri catodici o a cristalli liquidi.

Premessa: chi sostiene che le europee 2009 andrebbero paragonate con le europee del 2004 e non con le politiche dice una cavolata; il confronto non può che essere con le ultime politiche (2008) e noi questo lo diciamo ogni volta: è il criterio più logico e adottarlo sempre, e non quando conviene, evita di sparare un bel po' di assurdità. Così come delira chi sostiene che le europee non sono significative per il paese: segnatevi il nome, è lo stesso che se avesse vinto alle europee avrebbe festeggiato in piazza sino a mattina disturbandovi il sonno. Le Europee sono sempre anche un valido test interno, sensata o no che sia la cosa. Punto.

Allora, in due parole, vediamo cosa è successo alle europee e alle amministrative.

Europee 2009

POPOLO DELLA LIBERTA' - Perde un paio di punti; nessun dramma, ma profondissima delusione perché, chissà in base a quale logica perversa, forse il delirio di onnipotenza?, si aspettavano davvero di sfondare quota 40, di toccare in scioltezza i 45 punti e di superare di gran carriera il 50% con la Lega; al risveglio invece hanno scoperto di aver fissato l'asticella troppo in alto e si ritrovano con due punti in meno del 2008 e vedono quota 45 solo se si sommano ai leghisti. Berlusconi deve incassare e La Russa tenersi la barba. Perdere poco terreno dopo aver governato (fattore che spesso danneggia), in piena crisi economica (circostanza oggettiva e difficile) e sommersi da scandali e da vergogne di ogni tipo è un buon risultato, a nostro parere, tanto da poter definire il PDL il vero miracolato di questo giro elettorale, ma, incredibile a dirsi, la destra è delusa e Berlusconi già oggi ha individuato come cause del brutto risultato (eh??) Veronica (ma l'ha sposata lui), Kakà (ma lo vende lui, e a peso d'oro) e la Sicilia (regione che non ha ubbidito). Questo ci fa concludere che quelli del PDL sono fuori dalla realtà: In Inghilterra, al premier Brown, lo scandaletto dei rimborsi è valso una clamorosa legnata elettorale... fossi in loro mi accontenterei e tirerei un bel sospiro di sollievo: gli Italiani, soprattutto perché non informati correttamente da media servili e complici, non hanno fatto pesare quasi per niente alla destra le vergogne di cui si è macchiata di recente, dai voli di Stato alle promesse non mantenute, dalle menzogne quotidiane agli scandaletti da novella 2000. Se informati su tutto, gli elettori avrebbero travasato secchiate di voti dal PDL ad altri lidi, quindi perché lamentarsi? E' sufficiente rimettere le bandiere sotto naftalina e fare un mezzo sorriso, Bossi permettendo. In definitiva: una tenuta miracolosa salutata con grande delusione da chi veleggiava già verso lidi irreali.

PARTITO DEMOCRATICO - Si aspettavano un immane tracollo, temevano di sparire sotto il 20% (e anche qui, chissà poi perchè), hanno perso sette punti, che non è poco, ma meno di quel che paventavano; si ritrovano a 26 e col PDL che ha il motore ingolfato: moderata soddisfazione, del tipo però: scampato pericolo. Inoltre grazie all'esplosione dell'Italia Dei Valori in totale sono a 34, mentre erano a 37,6 un anno fa: appenna accennato sorriso di circostanza. Pagano come sempre l'astensione e la disaffezione, la novità è che per la prima volta questa malattia tocca un po' anche la destra. Anche il PD è vittima dunque di una previsione senza senso elaborata dai suoi dirigenti, probabilmente dopo un'indigestione di pinoli, che finisce per far apparire una comunque significativa perdita come una sostanziale tenuta; impossibile capirci qualcosa. Certo è che questo partito non decollerà mai sino a quando candiderà pregiudicati o rinviati a giudizio e sino a quando, guarendo dalla sindrome del "questo, ma anche quello", non assumerà una posizione un po' più definita sui temi più caldi, anche a costo di perdere qualche ala estrema tipo gli oltranzisti cattolici. In definitiva: calo significativo mascherato però dal boom di Pietro e dal rallentamento di Berlusconi; si sentivano polverizzati e si scoprono ancora tutti interi seppure a brandelli; ballano dunque di gioia quando invece dovrebbero ringraziare la sorte e mettersi davvero a lavorare, cominciando in primis dalla benedetta questione morale, che se per gli elettori di destra sembra un mero optional per quelli di sinistra è un fattore essenziale, tanto è vero che da qualche anno, anche per questo motivo (o solo?) vanno al mare anziché alle urne.

LEGA NORD - Si confermano e aumentano pure, arrivando al 10 nazionale e al 20 in certe regioni del Nord. Ottimo risultato, sebbene basato su alcune delle peggiori pulsioni dell'animo umano (la paura del diverso, l'egoismo alimentato dalla crisi economica, i richiami all'ordine di fronte all'invasione islamica, ecc.), ottenuto capitalizzando molto furbescamente i pochi risultati ottenuti dal governo dei quali sono riusciti a prendersi tutto il merito lasciando Berlusconi col cerino in mano. Peccato che adesso aumenti il loro potere "ricattatorio" nei confronti del PDL (già oggi Bossi ha incassato la prima cambiale: Berlusconi proprio poche ore fa dal sì è passato al no, sul referendum, che come sappiamo la Lega teme con orrore) e peccato che a vincere in Europa siano dei puri antieuropeisti come i leghisti, che proprio non mi sento di definire equilibrati, solidali, cosmopoliti. Elettoralmente parlando non si può però negare che si tratta di una gran bella percentuale, sia pure con profonde venature nordiste. La Lega c'è e sta bene, Berlusconi e Fini sono avvisati.

UNIONE DI CENTRO - I primi exit poll, domenica sera, li prendono a pesci in faccia: il panico serpeggia, sta a vedere che restiamo sotto il 4 e tutti a casa, poi il morale si risolleva mano a mano che passano le ore e una soddisfazione falsamente tranquilla prende il posto della fifa più blu. Aumentano di un punticino, forse beneficiano di qualche transfuga cattolico deluso dalla non cristallina moralità del centrodestra con le sue ville del piacere e i suoi voli rubacchiati. Si confermano con sicurezza, quindi, ma nulla di più. Come tutti i partiti che non si chiamino PDL o Lega scontano la scarsa esposizione mediatica e, sperabilmente, il fatto di aver collaborato per 14 anni con l'uomo di cui adesso dicono tutto il male possibile: la coerenza latita. Chi dice che Di Pietro non ha futuro cosa dovrebbe dire allora dell'UDC? Di certo senza attaccarsi al treno del cavaliere o a quello degli ex mangia-bambini non andranno mai da nessuna parte. Alcune candidature gridano vendetta ancora oggi: non solo Filiberto, ma anche i pregiudicati e gli eterni.

ITALIA DEI VALORI - Quasi raddoppia rispetto alle politiche del 2008 e anche in quell'occasione aveva raddoppiato rispetto al precedente risultato: un exploit annunciato e di grande spessore. Per Casini a vincere è il populismo di Di Pietro, a mente fredda sembra invece che paghi l'essere coerenti e dalla parte della legalità; rispetto al PD è premiato per la sua vera e ferma opposizione a questo governo, sui temi concreti e non solo sul piano ideologico. Se si darà un'organizzazione migliore e maggiormente articolata potrà aumentare ancora. Lo ha votato anche chi ha apprezzato la trasparenza della condotta, la fermezza e la tenacia della battaglia parlamentare, la innovativa e oculata scelta dei candidati: molti volti nuovi provenienti dalla società civile e non dai corridoi di partito e soprattutto gente senza pendenze con la giustizia. E l'unico leader politico ad aver capito l'importanza del web e la necessità di essere trasparente; poteva evitarsi però un paio di candidature, non perchè di pregiudicati, questo proprio no, ma perchè inopportune (una è spot l'altra è rischiosa). Se Di Pietro non perde la bussola la navigazione riserverà altri trionfi, ora è il momento di darsi una struttura più precisa.

PRC-PDCI, SINISTRA E LIBERTA', LISTA BONINO E PANNELLA, LA DESTRA-MPA-PENS-ADC - Non superano la soglia di sbarramento del 4%, stabilita di recente dai "grandi", ma chi afferma che non esistono perché non hanno rappresentanza parlamentare non ha capito nulla. E comunque i primi due, se uniti, avrebbero fatto quanto l'UDC se non di più. Occorre unirsi attorno a idee comuni, non dividersi per il piacere di avere ciascuno il proprio minuscolo orticello. In mancanza, non si incide sulla vita del paese e Dio solo sa quanto ci sarebbe bisogno in fasi come questa di maggiori istanze di carattere sociale.

ASTENUTI, IMBRATTASCHEDE, BIANCHI - E' un partito di tutto rispetto come numeri, circa il 30%. Peccato che non conti nulla e che sia solo da biasimare. Queste persone non eleggono nessuno, non scelgono nessuno e non puniscono nessuno. Decidono di stare spaparanzati sul divano o stesi sulla sabbia a cuocersi le chiappe invece di esercitare un diritto-dovere democratico. Non potranno lamentarsi granché, sputano sulla possibilità di esprimere un voto che davvero poca cosa non é. Si può capire la loro delusione, è anche la nostra, ma non votare non è una tattica, è un suicidio e per di più inutile.


Quanto alle Amministrative 2009, situazione ancora incerta (ci saranno molti ballottaggi) ma si può già dire che la destra è andata significativamente meglio; i ballottaggi potranno mitigare ma non eliminare questa tendenza già abbastanza chiara.

Per finire, due rimpianti:
il fatto che abbia votato solo il 67% circa, di cui abbiamo già detto;
il fatto che, con un'informazione libera, gli Italiano avrebbero potuto scegliere con maggiore consapevolezza, e questo vale per qualunque politico o capo di partito si veda usare cortesie inaccettabili da parte dei media, cagnolini scodinzolanti di questo paese a libertà di stampa limitata. Proprio oggi da una ricerca del Censis emerge che i canali dai quali gli Italiani assumono informazioni su quel che accade nel mondo e si formano un'opinione politica sono soprattutto i telegiornali e la carta stampata: come stupirsi quindi se poi votano male? Non sanno tutto e di quel poco che sanno, spesso, ne hanno avuto versioni di parte.

Tutto il resto sono balle, più o meno: davvero non sentite il rumore dei vari portavoce di partito che in queste ore si stanno freneticamente arrampicando sugli specchi, in tivù e sui giornali, per conto dei loro datori di lavoro?

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

lunedì 8 giugno 2009

Chi non ha votato ha sbagliato

Alle elezioni europee il cui spoglio è in corso in queste ore non hanno votato 3 italiani abbondanti su 10; in Europa non ha votato la metà degli aventi diritto.
Confermo quel che ho detto prima delle elezioni: se chi non va a votare non persegue disegni alternativi precisi (che so, una rivoluzione di piazza o simili), e quindi da domattina si rimette a fare le stesse cose di sempre, sbaglia e sbaglia di grosso: delega ad altri, contribuisce allo sfascio imperante, perde l'occasione di incidere sulla realtà che lo circonda e perde il diritto di lamentarsi. Siamo tutti delusi dall'immoralità e dall'inconsistenza di questa casta autoreferenziale e fuori dalla realtà, ma non votare è la scelta sbagliata, non è una strategia tattica, è un suicidio.

Ha ragione Eugenio Scalfari oggi su Repubblica (http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/elezioni-in-europa/anime-belle/anime-belle.html): "L'analfabetismo politico degli italiani è molto diffuso tra quelli che parteggiano per la destra ma non risparmia la sinistra. Per certi aspetti anzi a sinistra questa assenza di educazione politica è uno dei suoi connotati, in particolare tra i sedicenti intellettuali che sono forse i più analfabeti di tutti.
Uno degli effetti più vistosi di questo fenomeno consiste nella ricerca di un partito da votare che corrisponda il più esattamente possibile alle proprie idee, convinzioni, gusti, simpatie. Ricerca vana poiché ciascuno di noi è un individuo, una mente, un deposito di pulsioni emotive non ripetibili. Le persone politicamente mature sanno che in un sistema democratico occorre raccogliere i consensi attorno alla forza politica che rappresenti il meno peggio nel panorama dei partiti in campo. La ricerca del meglio porta inevitabilmente al frazionamento, alla polverizzazione del voto, al moltiplicarsi dei simboli e di fatto alla rinuncia della sovranità popolare.
Aldo Schiavone ha scritto ieri che la polverizzazione del voto è frutto di un narcisismo patologico: per dimostrare la nobiltà e la purezza della propria scelta si getta nel secchio dei rifiuti la sovranità popolare. Non si tratta d'invocare il voto utile ma più semplicemente di predisporre un'alternativa efficace per sostituire il dominio dei propri avversari politici.
La destra sa qual è il suo avversario e fa massa contro di lui. La sinistra coltiva il culto della testimonianza, ma quando si trasferisce quel culto nell'azione politica il risultato è appunto la rinuncia ad una sovranità efficace per far posto al narcisismo dell'anima bella, pura e dura.
Pensare che questo scambio sia un'azione politica è un errore gravido purtroppo di conseguenze.
Fu compiuto lo stesso errore dai popolari di Sturzo nel 1921: rifiutarono sia l'alleanza con i socialisti sia quella con i liberaldemocratici pur di restare puri nel loro integrismo cattolico. Rifiuto analogo fecero i socialisti. Le conseguenze sono note, ma non mi sembra che si siano trasformate in una solida esperienza. Vedo, a destra e a sinistra, una sorta di sonno della ragione dal quale bisognerebbe sapersi risvegliare." (Eugenio Scalfari, Le anime belle di fronte alle urne, La Repubblica, 6 giugno 2009)

Quanto ai risultati, aspettiamo. Ma abbiamo una certezza: chi perde dirà che sono elezioni europee e quindi non indicative, e magari sarà proprio chi, nelle settimane precedenti, parlava di elezioni importantissime e vaneggiava di 40-45 per cento:-)

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

domenica 7 giugno 2009

Pier Silvio Berlusconi risponde a Mike Bongiorno

Leggete qui la lettera (subito pubblicata dal Corriere, http://www.corriere.it/spettacoli/09_giugno_07/piersilvio_4fc648ec-533b-11de-b645-00144f02aabc.shtml) con la quale Pier Silvio Berlusconi risponde oggi a Mike Bongiorno che lo ha indicato come "causa" del suo allontonamento da Mediaset.

Ora, io non voglio dimenticare che stiamo parlando da un lato di un immane colosso quale Mediaset e dall'altro del re dei presentatori che comunque ha guadagnato e guadagna barcate di quattrini, di un grande, instancabile e serissimo professionista che però non ha l'incubo della terza e della quarta settimana, né scordo che c'è gente che lavora 10-12 ore al dì magari rovinandosi la salute o senza contributi e di euro ne tira su 1500 al mese, con due figli a carico.

Fatti questi distinguo pesanti come macigni, e ricordando che comunque Mike ha indubitabilmente "fatto" la tivù commerciale insieme a Berlusconi, ha dato tutto e di più a Canale 5 e alla Fininvest o a Mediaset (per il nome fate voi, io non ci ho mai capito niente con 'ste aziende che controllano aziende che a loro volta sono controllate e partecipate da altre aziende che cambiano nome che sono holding ecc.) e ha compiuto una scelta (quella di lasciare la Rai) che all'epoca appariva come suicida e rammentando pure che Berlusconi (Silvio, questa volta), col quale si è sentito tutti i giorni per decenni, improvvisamente non ha risposto alle sue telefonate per cinque mesi (lo ha detto lo stesso Mike) e rammentando infine la profonda e sincera amarezza con la quale Mike stesso ha raccontato in modo accorato il modo poco carino e riconoscente con il quale è stato messo improvvisamente da parte sia sul piano del lavoro (scelta non del tutto comprensibile ma legittima) che su quello dei rapporti personali (scelta inspiegabile, e difatti lui non se lo spiegava... voglio dire, e qui faccio io il maligno: se c'è una festa di compleanno lui va:-), ma una risposta alle telefonate dell'amico e strettissimo collaboratore di una vita no), una cosa però va detta, dopo tutti questi distinguo, premesse e promemoria. E cioè che la risposta di Pier Silvio Berlusconi non dice mica nulla, a mio (sindacabile) parere.

Nel dettaglio (ma perchè proprio oggi che è domenica vado a fare l'analisi grammaticale della lettera di P. Berlusconi? Mah... mi ha colpito, diciamo così. E dire che stavo per chiudere il pc e andare a pranzo):

"splendido settantenne": superfluo riferimento all'età, bruttino anzi;

"...che ti compensavamo con generosità": lo sappiamo, ribadirlo è fuori luogo, è superfluo e cattivello, tutti in quel mondo sono strapagati con secchiate di soldi, ben oltre i meriti oggettivi, solo in virtù degli standard irreali di un mercato irreale;

"Anche a costo, in assenza di programmi giusti, di essere costretti a tenerti in panchina. Qualche mese fa ci siamo chiesti: ma è giusto? Non sarebbe meglio svincolare Mike, lasciandolo lavorare anche per altri, e per il 2009 negoziare volta per volta singole prestazioni alla sua altezza? Mike merita un programma di prestigio, un programma che faccia ascolti: quando lo troveremo o quando lui ce lo proporrà accendiamo le luci dello studio e si parte.": belle parole ma non vi ricordano quelle che il vostro datore di lavoro vi ha detto poco prima di scaricarvi per strada dall'oggi al domani con una famiglia sulle spalle o quelle che un plastico selezionatore vi ha rivolto due secondi prima di accendersi un cubano col vostro bel curriculum?;

"Tutto questo ti è stato spiegato in modo trasparente.": ok, ne prendiamo atto, evidentemente Mike non ha capito; lui però si lamentava piuttosto dell'aspetto personale, oltre che della mancanza di preavviso;

"Ed ecco perché, caro Mike, nessuno ti ha consegnato targhe ricordo, nessuno ha organizzato tristi cerimonie degli addii con brindisi e regalo": mah... deboluccia come giustificazione, dopo cinque mesi di silenzio che solo un torto grave da parte di Mike avrebbe potuto giustificare (e torto non c'è stato, perchè Mike ha detto che non c'è stato e nessuno ha smentito); se poi le cerimonie sono tristi, aboliamole tutte, no?

"Ora sei un professionista libero, con la tua storia impareggiabile. Potrai lavorare per noi ma potrai anche non farlo se non ti va.": cavolo, proprio come potrei fare io...

"Non hai obblighi. Nemmeno quello della riconoscenza.": Che senso ha dirlo, dopo che proprio Mike ha rivolto lo stesso appunto all'ex datore di lavoro? Non ha nessun senso, appunto.

A mio parere ci facevano più bella figura a scrivere una roba tipo "si tratta di una legittima ma sofferta scelta aziendale che non intacca la nostra profondissima stima e riconoscenza per l'artista, collaboratore e co-fondatore e soprattutto per l'uomo, e ci scusiamo sinceramente se siamo stati poco cortesi o riconoscenti, davvero non volevamo"... questa lettera invece non dice nulla e secondo me peggiora pure le cose, ma io non so, non ho mai conosciuto Mike, nè i Berlusconi.

Sempre fermo restando che non è che approvi tutto quel che Mike ha fatto/detto in questi decenni di notevolissima carriera e sempre puntualizzando che si parla di un lavoratore licenziato ma atipico, non di un metalmeccanico in cassa integrazione o di un precario lasciato improvvisamente a terra a zero euro senza nemmeno la cassa, sia chiaro. Ma certe dinamiche valgono sempre, dopotutto.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito (di Anne Fontaine)

Titolo originale: Coco avant Chanel. Francia, 2009. Regia: Anne Fontaine. Cast: Audrey Tautou, Alessandro Nivola, Marie Gillain, Emmanuelle Devos, Benoît Poelvoorde, Etienne Bartholomeus, Yan Duffas, Fabien Béhar

Ti aspetti un film patinato e tutto lustrini, più forma che sostanza, più riflettori della ribalta che ombre del cuore, invece ti accomodi in sala e scorre sullo schermo un film elegante ma non patinato, delicato e misurato ma non plastificato, forse un po' troppo lungo ma in definitiva mai noioso, anzi a tratti ipnotico (forse è questa ipnosi che scaturisce da alcune scene a farti perdere il senso del tempo per brevi tratti e a non farti avvertire quindi nella loro interezza i 110 minuti di pellicola).
Ti aspetti un polpettone tirato via sulla vita di Gabrielle Coco Chanel, a metà tra il documentaristico, il kolossal e il celebrativo, invece trovi "solo" la storia di una donna, raccontata soprattutto dal punto di vista dei sentimenti, senza alcuna concessione a tentazioni apologetiche e con ben pochi riferimenti alla sua notevolissima carriera di cui vediamo solo uno scorcio a fine pellicola.
Un film che narra con semplicità la vita di una donna, facendo emergere senza forzature, qua e là, i tratti unici della sua personalità e del suo genio: sono piccoli e impercettibili le sfumature grazie alle quali però capiamo con certezza di avere di fronte una persona davvero particolare il cui talento e la cui "stranezza" non vengono mai urlati o sbattuti in prima pagina ma sempre lasciati abilmente emergere da soli con maestria lungo il placido fluire della vicenda. Possiamo dire che questa volta il titolo scelto è davvero appropriato: "Coco Avant Chanel – L’amore prima del mito". Insomma, abbiamo la percezione costante dell'unicità della donna (per la sua visione delle cose, il suo modo di rapportarsi al mondo, per le sue incantevoli intuizioni) e della bravura della stilista (di cui apprezziamo il talento davvero innato per l'abbigliamento e il colpo d'occhio leggendario), senza che si possano ravvisare artifici studiati per far emergere nè l'una nè l'altra: merito della leggerezza e della naturalezza della narrazione, un risultato che sullo schermo non è mai facile ottenere.
Non biografia epica, dunque, nè polpettone celebrativo, ma neppure melodramma: semplicemente ma non banalmente, la vita di Chanel da quando bambina viene abbandonata in un orfanotrofio a quando, adulta, dopo varie vicissitudini soprattutto del cuore, trova finalmente la sua strada e diventa quello che per tutti ancora oggi è ma che, come detto, per fortuna nel film non vediamo se non di sfuggita, grazie alla inconsueta ed indovinata scelta del regista.
Elegenza, si diceva: ma non tanto dei vestiti e dei cappellini, che pure abbondano, quanto degli ambienti, dei dialoghi, dei sentimenti, degli sguardi e certamente molto merito va a Audrey Tatou che sembra proprio avere il viso e il corpo perfetti per questo ruolo.
Alcune recensioni non danno il giusto peso a questo film che invece può annoverarsi tra quelli da vedere; rassegniamoci al fatto che molti, ieri sera, abbiano preferito in sala 1 Terminator Salvation (in attesa di entrare, curiosando sulla fila alla cassa, potevo con certezza del 90% indicare chi avrebbe salito le scale della sala 2 o imboccato la rampa della sala 1 solo giudicando a colpo d'occhio figura, modo di vestire e composizione degli spettatori in attesa di pagare il biglietto... due uomini o due o più ragazzi: Terminator; coppia uomo-donna: Coco Chanel; coppia ma con lei vestita da maschiaccio, capelli lunghi, t-shirt nera con scritta heavy e jeans sbrindellati: Terminator; gruppo di cinque adolescenti in piena fase ormonale: Terminator, ecc. Le multisala hanno mille difetti, almeno offrono la possibilità di fare questo innocuo giochetto socio-cinematografico: si deve pur ingannare l'attesa...)

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

sabato 6 giugno 2009

Un paese senza futuro

Forse e' davvero troppo pretendere che un ministro dell'Interno si dimetta perche' il suo poco furbo marito ha gonfiato la nota spese includendovi pure il noleggio di un film porno; forse poteva bastare una pubblica reprimenda e una sanzione esemplare, non so; di fatto in Inghilterra, per via dei rimborsi fasulli, si stanno dimettendo a catena. Quel che so è che in occasioni come questa provo infinita ammirazione per una società, quella inglese, in cui ancora sono vivi principi irrinunciabili e basilari da noi ormai sepolti: opinione pubblica che si indigna quando e' il caso, sacro rispetto delle istituzioni, senso di responsabilita', capacita' di ammettere le proprie colpe e di farsi da parte se beccati con le mani nel sacco senza accampare scuse. Li', se uno sgarra, non prende piu' un voto; qui diventa ancor piu' popolare. Li' al primo errore se ne vanno, qui da noi non solo non si dimettono, seppur beccati a commettere reati molto più gravi, ma protestano, piagnucolano, blaterano di complotti internazionali e di giustizia a orologeria, si auto-assolvono citando il consenso ottenuto dalle urne, si incollano alla poltrona, si pongono per legge al di sopra della legge, vivono la politica non come un servizio ma come un privilegio intoccabile. E noi nemmeno ci indigniamo, rare eccezioni a parte. Inutile scaldarsi: un paese cosi' non ha futuro, chiunque lo governi.
(*)

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

giovedì 4 giugno 2009

Il vino di Obama

Al Cairo Obama, il presidente degli USA, pronuncia un discorso bellissimo destinato a inaugurare nuovi rapporti di pace e comprensione reciproca tra Islam e Occidente. Le sue sono parole sagge, illuminate, piene di buona volontà, di speranza, di fermezza mista a volontà di collaborazione. Sentite cosa dice a proposito della democrazia:

"L'America non presume di sapere ciò che è meglio per tutti, ma ho la convinzione certa che tutti i popoli desiderino alcune cose: la possibilità di poter affermare le proprie opinioni e poter avere voce su come si è governati. La fiducia in una legge uguale per tutti e in una giusta amministrazione, un governo trasparente, che non si approfitti della cittadinza, che sia onesto, e la libertà per ciascuno di scegliere la vita e lo stile di vita che preferisce. Queste non sono idee americane, ma diritti umani di base, che sosterremmo e per cui combatteremo ovunque".

Quando parla di governo trasparente e onesto, di legge uguale per tutti, di giusta amministrazione, come non pensare -per contrasto- all'Italia? Forse Obama pensa di intervenire anche da noi, presto o tardi, per esportare la democrazia...

E sentite come chiude:

"The people of the world can live together in peace. We know that is God's vision. Now, that must be our work here on Earth. Thank you. And may God's peace be upon you. (I popoli del mondo possono vivere tutti insieme in pace. Noi sappiamo che questa è la visione di Dio. Ora, questo deve essere il nostro compito qui sulla Terra. Grazie. E la pace di Dio possa essere con voi).

C'e' poco da commentare: dieci spanne sopra tutti, quindici sopra il suo predecessore.

Nelle stesse ore, in Italia (o "Berlusconistan", come viene chiamata all'estero), registravamo queste squisitezze:

Berlusconi: "Purtroppo abbiamo una carta stampata e certe volte anche una televisione che rappresenta un'Italia diversa da quello che è."
Calderoli: [Noemi?,] "E' bruttina e napoletana. Silvio torni ad Arcore, in Brianza. Lasci un po' Napoli ai napoletani e alle napoletane. Basta con Napoli. Berlusconi è un cognome brianzolo"
Berlusconi: "Milano sembra una città africana. In alcune città, a camminare per il centro, vedendo il numero di cittadini stranieri, sembra di essere proprio in una città africana."

Ciascuna botte dà il vino che può dare.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

mercoledì 3 giugno 2009

Per chi votare?

A giugno ci aspetta anche un referendum (il 21 del mese), non solo le elezioni europee e amministrative (il 6 e 7); ne parlerò presto, anche perchè non ne parla nessuno: chi lo ha promosso non trova spazio in tivù, chi lo osteggia non ne parla al fine di farlo fallire (mancato raggiungimento del quorum).

Intanto un consiglio: votate. Non trovate scuse banali (non ho tempo, non ho voglia, c'è la coda, fa caldo, non serve a niente, mi sono stufato, al mare c'è un così bel sole, non trovo più la scheda elettorale, le elezioni europee non contano niente, il referendum ancora meno, ecc.): spesso perdete molto più tempo in faccende davvero stupide, date retta.

Non votare vuol dire delegare ad altri. Vuol dire non esercitare un diritto per ottenere il quale in passato molto sangue è stato versato. La nostra è già una democrazia svuotata di significato, un involucro bello a vedersi ma che al suo interno contiene più poco, un calderone in cui trionfa l'ingiusto e soccombe il giusto, in cui il diritto si confonde col carnevale e l'apparenza conta più della sostanza delle cose e delle persone: non peggioriamo le cose. Siamo scontenti, lo so, e sfiduciati; da anni vediamo occupare gli scranni delle due Camere da individui che non ci rappresentano; da anni vediamo sfilare al teatrino dei tg serali perfetti buffoni e delinquenti matricolati; siamo la barzelletta d'Europa e del mondo, siamo compatiti da tutti; siamo passati da una maggioranza così litigiosa e irritante da non riuscire a fare il bene del paese a una così compatta da riuscire bene nell'intento di non volerlo proprio fare; l'epoca attuale è caratterizzata da una scoraggiante decadenza da fine impero: ma non votare non serve a niente, anche perchè la maggior parte voterà e di chi non vota si parlerà per due minuti ("in aumento l'astensione") e poi basta.

Anch'io sarei per non votare, se seguissi quel che dice la pancia (non vicino all'ora di pranzo o di cena però, perchè in quei frangenti i segnali che provengono dalla pancia sono, come dire, non molto affidabili): ma poi interviene la testa, e voto. Non votare può avere un senso solo se il giorno dopo, furenti di rabbia, andate a milioni a Roma e circondate il Parlamento con una fiaccola in mano fino a quando questi indegni deputati (non) eletti da noi sono costretti a uscire e a lasciare il campo a persone elette, incensurate e capaci: perchè non è mai successo nel corso della storia che individui pieni di privilegi sino a scoppiare e generalmente del tutto indifferenti al bene comune abbiano a un certo punto deciso di rinunciarvi spontaneamente in nome di una maggiore giustizia sociale e di una democrazia più piena e trasparente. In quel caso non votare può avere senso, ma sapete bene che non farete niente di tutto questo: preferite "Un posto al sole" e "X-Factor", il gioco dei pacchi e la Champions League a metà settimana su Sky, e sebbene la crisi economica stia dissanguando parecchi di voi, preferite bestemmiare un po' davanti al tg e poi fare un bel finanziamento per l'auto nuova, vi conosco bene. In mancanza di una simile spedizione verso la capitale, non votare non ha alcun senso. Quindi votate, almeno saprete di chi lamentarvi.

Starà poi a voi votare per persone che lo meritino davvero, io fossi in voi escluderei i bugiardi, i pregiudicati, le new entry con evidenza prive di competenze specifiche e i rinviati a giudizio: lo so, resta ben poco, e allora votate quel poco, anche se appartiene a un partito per il quale non avete mai votato; non è più tempo di voti alla cieca, occorre valutare ed emarginare chi non rappresenta nemmeno se stesso, figuarsi se può rappresentare il paese nel mondo. Eliminate col voto i farabutti, a costo di scegliere i "meno peggio": niente è peggio di un farabutto, alla gestione della cosa pubblica. Mi sembra un criterio di carattere generale che possono seguire tutti, indipendentemente dal colore della loro fede politica. Come possiamo scegliere come nostri rappresentanti individui che, prove alla mano, mentono mistificano e millantano? In politica la serietà e l'onestà contano ancora qualcosa? Non scegliete il simbolo o le belle parole sospese sul vuoto della menzogna, scegliete la serietà, la misura, l'equilibrio, il rispetto, la competenza, il disinteresse, la modestia, la pacatezza. Lo so, non è facile, il panorama propone ben pochi articoli di questo tipo, ma sforzatevi. Chiudete la tv e accendete il cervello. Guardatevi in giro e, come prima cosa, verificate un po' se la realtà che vi circonda è uguale o diversa da quella che imponenti megafoni servi e sciocchi vi raccontano giorno dopo giorno. Io il mio consiglio ve l'ho dato, poi, nel segreto dell'urna, ognuno seguirà la sua coscienza.

Non so se riusciremo a risollevarci da questo abisso di invivibile degrado e di sconfortante arretratezza culturale in cui ci dibattiamo (ma neanche poi tanto, piuttosto ci rotoliamo soddisfatti), non so se riusciremo mai a veder di nuovo riaffermati i valori a cui tanto teniamo e che costituiscono la base di ogni desiderabile democrazia compiuta; per conto mio sono pessimista. So però che non votare e poi passare le serate sul divano o a trinciare un po' di quattrini in modo stupido non è la soluzione: è il modo migliore per rendere la vita facile ai parassiti che ci sfiniscono e che beatamente e sguaitamente succhiano il nostro sangue riempiendoci la testa di promesse, di reality e di falso benessere.

Ehi, so bene che i giornali e le tivù dicono tutt'altro, ma quando capirete che mentono e che voi bevete tutto come ubriaconi al bar? Aprite gli occhi, finchè aprirli resterà esentasse. Fate due conti usando il cervello e, forse, vi apparirà chiara la differenza fra chi mente e ruba e chi, invece, è solo un po' incapace (certo che siamo messi bene, comunque, se questa è la scelta). Votate, è gratis! Votate, è fico! Votate e avrete sei mesi gratis di Grande Fratello 24 ore su 24 (forse questo funziona di più). Mamma mia... chiederei l'aiuto di indecifrabili potenze divine, se solo fossi convinto che potrebbe davvero servire a qualcosa.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

martedì 2 giugno 2009

Magna cum laetitia celebramus (celebriamo con grande gioia)


E' un giorno di festa, quindi ideale per le celebrazioni.

"Il premier è una miniera di saggezza... Ogni minuto trascorso con lui l’ho sempre considerato alla stregua di un dono divino». (Elisa Alloro, 32 anni, valletta, showgirl. E da oggi pure scrittrice. Catturando il vento del momento, ha scritto un instant book dal titolo «Noi, le ragazze di Silvio» (Aliberti editore). Figurava tra le eurocandidabili al corso di formazione politica in via dell’Umiltà [quello di tre giorni con Brunetta e Frattini come docenti per preparare all'Europa le veline], per poi ripiegare, dopo il ciclone Veronica, su una nomination comunale a Reggio con il Pdl. Da repubblica.it, 2 giugno 2009)

"Un leader mai prepotente o arrogante, consapevole di una innata capacità seduttiva che ha usato a fini di ricerca del consenso e non per scopi morbosi. Un uomo leale, perbene e rispettoso. Una persona di garbo e gentilezza, doti che qualcuno vorrebbe declassare a mera finzione e che invece sono autentiche. E, lasciatemi pure dire che, in un mondo popolato da gran cafoni, sono qualità rare ed invidiabili. (Mara Carfagna, corriere.it 29 maggio 2009)

"Sì, per me è come se fosse un secondo padre. Mi ha allevata. Non mi ha mai fatto mancare le sue attenzioni. Un anno, ricordo, mi ha regalato un diamantino. Un’altra volta, una collanina. Insomma, ogni volta mi riempie di attenzioni. Papi Silvio mi ripete sempre che la prima cosa è studiare. Lo sa che ha fondato una università a Milano? L’anno prossimo vorrei frequentarla. Mi iscriverò a scienze politiche.Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me. Poi, cantiamo assieme. Fa tanto per il popolo. È il politico numero uno. Non dorme mai. Io non riuscirei a fare la sua stessa vita. Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca per dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male. Io lo incoraggio, gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto Papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che soltanto io potevo capire il suo dolore." Noemi, quando la vedremo in politica, alle prossime regionali? "No, preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà Papi Silvio". (Noemi Letizia, Corriere del Mezzogiorno, 7 maggio 2009)

"Io sono stato usato, massacrato, messo in mezzo - si sfoga col Giornale - Berlusconi è la mia bandiera, i rapporti fra la famiglia Letizia e il presidente del consiglio sono fatti loro e io non li conosco, l’importante è che il Cavaliere continui a governare come ha fatto finora. Possono mettere in giro tutte le cattiverie di questo mondo su di lui, ma non possono impedirgli di fare il bene del Paese. Ora apro gli occhi e riesco a capire tutto. Le mie parole sono state strumentalizzare da qualcuno che non potendo attaccare l’uomo del popolo - così io chiamo il presidente - per il suo lavoro, usa l’arma del gossip, del pettegolezzo. (Gino Flaminio versione ci-ripenso, ex fidanzato di Noemi Letizia, maggio 2009)

Andate in pace.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

"Toghe rosse per te..."

Ho scritto a Italians, giorni fa, e sono stato pubblicato. Rispondevo a una lettera del giorno prima che a mio parere affermava alcune cose soggettive e infondate a proposito della recente sentenza di primo grado del processo Mills. Pubblico qui il mio intervento e anticipo una curiosità gustosa: mi hanno scritto in tanti nei giorni a venire (su Italians funziona così ma finora non mi avevano mai scritto piu' di 15 persone diverse per una singola lettera e alcuni di questi hanno poi inviato altre mail di risposta alla mia), 8 su 10 sostanzialmente per dirmi che non sono d'accordo (ciascuno usando i mezzi di cui madre Natura lo ha dotato, è ovvio) e fin qui tutto ok, altrimenti Berlusconi non avrebbe vinto le elezioni in maniera così netta e non ci avrebbe "governato" (lo so, è una parola grossa) per 6 anni degli ultimi 8. Ma quel che mi scoraggia non è il fatto di aver ricevuto molte più critiche che consensi, so bene di avere una posizione minoritaria e la cosa non mi turba essendo convinto dei miei pensieri; quel che mi sconforta è constatare cosa scrivono le persone per ribattere a quel che io affermo in questa lettera, davvero c'è di che preoccuparsi... in sostanza viene confermato sul campo quel che denuncio al punto 1). Ma ne parlerò in un altro post, forse.

da Italians, www.corriere.it:

"Caro Beppe, Marsigli ("Caso Mills: una sentenza scritta da un giudice di parte http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-05-24/04.spm") scrive domenica 24 maggio (incredibilmente) che la sentenza del caso Mills è stata scritta "da un giudice che non solo milita politicamente nella parte avversa, ma che ha addirittura operato attivamente contro" Berlusconi. Potrei ricordare che a decidere sul verdetto sono stati tre giudici e non uno (se la Gandus è una brigatista rossa, gli altri due avrebbero potuto votare contro e assolvere Mills), e che in questi decenni Berlusconi è stato giudicato nei vari gradi da decine e decine di inquirenti e di giudici (tutti rossi, ca va sans dire, tranne quei pochi che lo hanno assolto per insufficienza di prove). Potrei aggiungere che la sentenza poggia su due solidissimi pilastri: una lettera scritta da Mills al suo commercialista quando non poteva sapere che l'avrebbero letta i giudici, e la sua prima piena e completa confessione orale.
Mi limito invece ad osservare due cose, con profonda amarezza: 1) questo popolo non giudica bene perché non conosce le cose e non le conosce perché i media non le dicono o le mistificano; 2) chi ritiene che un giudice sentenzi apposta contro di lui è pregato di denunciarlo e fornire prove; in mancanza, stia zitto e si ricordi che tutti i cittadini sono soggetti alla legge e sono obbligati a rispettarla e ad accettare le sentenze, facendo semmai opposizione ad esse nelle sedi opportune (niente "lodi", tanto per capirci: il mio idraulico non potrebbe farsene uno, se fosse accusato di qualcosa). Infine consiglio a Marsigli di fare attenzione perché se lui o io parlassimo male di un giudice senza averne le prove potremmo essere chiamati a risponderne di fronte a un tribunale, il premier invece...no! Siamo su una china pericolosissima, la storia insegna che perdere la libertà e la democrazia è questione di attimi."
(*)

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...

domenica 31 maggio 2009

Soffocare - Choke (di Clark Gregg)


Ho visto il film "Soffocare" (Titolo originale: Choke. USA, 2008, di Clark Gregg, con Sam Rockwell, Anjelica Huston, Kelly MacDonald, Brad William Henke, Kathryn Alexander, Paz de la Huerta, Matt Gerald, Clark Gregg, Gillian Jacobs, Tiffany Rae Larkin). V.M. 14
Trama (filmup.it): "Uno studente di medicina fallito e sesso-dipendente, Victor Mancini, sfrutta le sue doti "recitative" per pagare le costosissime cure ospedaliere della madre. Victor, infatti, ogni sera, si reca in un ristorante diverso, dove finge di soffocare per farsi aiutare da qualche "buon samaritano", che, una volta salvatagli la vita, lo mette sotto la sua ala protettiva donandogli di tanto in tanto qualche somma di denaro..."

Il film corrispondeva al mio solito target: poco reclamizzato, apprezzato da certa critica, vincitore di alcuni premi di prestigio (il Sundance), trasposizione del quarto romanzo di Chuck Palahniuk, uno degli autori di culto americani più celebrati di questi anni.
Il film e' ricco di spunti interessanti e non banale metafora di certi aspetti della vita di oggi e del modo di intendere il sesso e l'amore; ne ho apprezzato l'irriverenza mai forzata e la forza dissacrante. Il protagonista sa il fatto suo quanto ad improvvisazione e capacità recitativa; ottime anche le prove di Anjelica Huston, madre di Victor, affetta da Alzheimer, e di Kelly MacDonald dottoressa–paziente che ispira sesso solo a guardarla. Interessante la rappresentazione del sesso, stimolanti le riflessioni che suscita. La storia e' invece un po' troppo arzigogolata, a volte si aggroviglia. Probabilmente il romanzo (che non ho letto) e' di quelli difficilmente traducibili su pellicola. Il film di conseguenza vive di spunti brillanti ma risente di pause fastidiose e di curve a gomito nelle quali si e' costretti a rallentare troppo. Nel complesso fa un po' faticare lo spettatore e disperde un tantino quel patrimonio di cialtronesca irriverenza e di fluida nonchalance che invece va salvato; insomma non si capisce tutto, ma in questo caso il mistero non sembra voluto. Forse e' troppo monocorde e trasforma la mancanza di linearità che presumo propria del racconto in un vagare senza meta che non sempre stimola la mente di chi osserva. In pratica ha molti aspetti buoni ma nell'insieme fallisce il bersaglio, questa e' la sensazione che chi esce dalla sala ha sulla pelle e direi che ho gia' spiegato piu' io questa sensazione di quanto il regista abbia spiegato certe dinamiche nel film. Non tutto deve essere spiegato, è naturale, sarebbe anzi drammatico che lo fosse, ma in Choke manca, a nostro parere, quel collante invisibile che cola negli interstizi e tiene insieme un film dandogli unità e completezza di senso: alla fine ti restano alcuni flash e alcuni aspetti ma slegati fra di loro e privi di una sia pur parzialmente interpretabile unità di significato.
Entrare in sala o no? Nonostante il mio giudizio viaggi sul 6-- (senza quel modo di rappresentare le scene di sesso saremmo sul 5 e 1/2), direi di sì, anche perchè ingredienti buoni ne ha parecchi e tutto sommato, data la sua natura, puo' suscitare reazioni diverse a seconda dello spettatore che lo guarda; conviene dunque provarci, a differenza di certe imbarcate che fin da subito sconsiglio a tutti qui si può restare delusi o aver qualcosa da ridire, ma il prezzo del biglietto e' ripagato senza dubbio: non e' che ogni volta che si va in sala se ne debba uscire dando fiato alle trombe e sventolando bandiere in segno di giubilo estremo.
Esperienza controversa ma da provare, dunque.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

Leggi tutto...