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sabato 21 febbraio 2009

Una normalizzazione eterosessuale inquietante

Le interviste rilasciate da Povia (prima e dopo l'inizio del Festival) tolgono i pochi dubbi che gli ingenui potevano ancora avere cercando di interpretare la sua canzone con benevolenza e provando a concentrarsi sul motivetto accattivante mettendo in secondo piano le parole. Le sue idee in generale (su politica, società, ecc.) trasudano pressapochismo e disimpegno, quelle in materia di sessualità confusione e razzismo. Non vogliamo infierire più di tanto, per noi Povia un piccolo problema ce l'ha e di questo siamo sinceramente dispiaciuti: è sessualmente confuso; se curato, però, può guarire. Naturalmente si tratta della nostra personale opinione.
Con la scusa di raccontare l'esperienza personale di un ragazzo ascoltato durante un viaggio in treno veicola un messaggio viscido e subdolo: la gente, alla fine, ragiona per slogan, come quelli che Povia mostra a fine canzone, quindi, al di là delle peraltro scarse articolazioni del testo, il messaggio che passa è che gay = infelicità, che si può guarire e che si può raggiungere la serenità solo con una donna.
Quanto alla rappresentazione che ha allestito per questa serata (venerdì) al Festival di Sanremo, con i due sposini e con il messaggio senza senso "serenità meglio che felicità", si tratta di una vergognosa e strumentale pagliacciata: spia inequivocabile di una visione della vita parziale, omofobica, da condannare e, soprattutto, tristissima.
Condivido appieno il giudizio che ho letto questa sera su http://sanremo.temi.kataweb.it/2009/02/20/povia-con-il-disegnatore-alessandro-matta/#comments:
"Povia, il tanto vituperato Povia, che non avevo mai sentito. Capisco che Povia è il paese reale: lui e i suoi cartelli, i suoi teatrini, le sue provocazioni strumentali. Il brano è di gran lunga irrilevante rispetto al testo e l’intenzione (riuscita) di creare casino prevale. Una normalizzazione eterosessuale inquietante. (Voto: 3)" (Clausi).
Puo' anche vincere il Festival, Povia, o vendere pile di dischi. Anzi ce lo auguriamo, perché ce lo aspettiamo. Il nostro giudizio non cambia: è intonato, ma le sue idee ci fanno ribrezzo e non avranno mai cittadinanza nel mondo giusto che sognamo.

Quanto alle battute da caserma che Bonolis e Laurenti utilizzano come riempitivo fra una canzone e l'altra, che dire? Brutte, tristi, un po' trite. Una va bene, due pure, quando si insiste vuol dire che si tocca un dente che duole o che si è carenti di fantasia. Gli autori del Festival rivendicano la loro libertà di prendere in giro chiunque, quindi anche i gay. "Anche", appunto.

Rivolgo adesso un invito a tutti coloro che, nati con un orientamento sessuale diverso da quello eterosessuale, vivono con estrema difficoltà la loro condizione naturale a causa della stupidità e della cattiveria di persone e istituzioni ricolme di pregiudizi e sono costretti, giorno dopo giorno, a fare i conti con un clima di ostilità aperta o sottile che avvelena l'esistenza o che costringe i più deboli a vivere nascondendo la loro reale natura, oltre al fatto davvero scandaloso di non vedersi riconosciuti ancora oggi nel 2009 un bel pacchetto di diritti civili tranquillamente riconosciuti a tutti gli altri ed invece negati per legge di Stato a chi eterosessuale non è. L'invito è a resistere, a non dare importanza a cose che non ne hanno benchè il clamore che le circonda possa far pensare il contrario (la posizione della Chiesa, le opinioni di certi politicanti, le canzonette stupide), a manifestare sempre, senza paura, senza esitazioni,in ogni momento della loro vita, a casa come sul lavoro, la loro natura, senza vergognarsi di nulla, a testa alta, perchè davvero non c'è nulla di cui doversi vergognare. A doversi vergognare sono coloro che nutrono i loro miseri cuori con simili meschinità e si credono in diritto di rovinare la vita del prossimo in virtù di una superiorità che è solo un'illusione della loro triste e povera mente.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)


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