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domenica 8 gennaio 2023

Oggi non commemoreremo nessuno


Oggi la squadra non sarà totalmente scioccata come in quel Samp-Roma successivo alla morte di Paolo (match che colpevolmente non fu rinviato).
Vi sarà un forte dispiacere in campo, dolore in qualcuno dello staff, ma non è una situazione paragonabile: quel giorno di ottobre scesero in campo undici zombie, vi era una cappa di dolore infinito e paralizzante che avvolgeva tutta la squadra, oltre che la città. Certamente la squadra risentirà dell’atmosfera che ci sarà, ma non facciamo paragoni: non sono stati compagni e amici di Vialli per anni, e non è morto il loro amato Presidente (meglio aggiungere amato e usare la maiuscola, per differenziarci dal meschino presente di un ex presidente ed ex tutto per noi).

Sugli spalti invece oggi ci sarà solo dolore, perché è morto uno di noi, non un nostro ex calciatore; non uno che ha giocato per noi, ma uno di noi, non uno che ha vinto per noi, ma uno che ha vinto con noi e per noi e per lui, che era uno di noi. Uno che non ha mai tradito le attese, uno che ha deciso da giovane di stare dalla parte di chi non poteva vincere per provare invece a vincere, uno che non ha mai mentito, che ha sempre dato tutto, che si fidava di noi e che sentiva la nostra fiducia, che è cresciuto come uomo e come atleta con noi, anno dopo anno, uno che è stato e ed è Samp, uno che ha fatto Samp ogni giorno della sua vita a Genova e oltre, uno che ci ha sempre amato senza condizioni ed è sempre stato amato senza condizioni, dal primo giorno di allenamento, quando ancora non era che un giovane promettente e basta, fino all’ultimo giorno di vita di chi lo ricorderà per averlo vissuto.

Non sarà “ricordato” o “commemorato”, oggi, il nostro Gianluca, anche se all’apparenza potrebbe accadere qualcosa che a qualcuno potrebbe superficialmente apparire come una commemorazione. Non lo sarà perché non è semplicemente un giocatore, per quanto forte e importante, che ha indossato la nostra maglia per qualche anno e ha vinto qualche cosa, lasciando certamente un bel segno, come è accaduto però, anche se in misura minore, anche in altri club. E’ un amico, è uno di noi, è uno dei nostri fratelli, uno dei nostri figli (per chi ha qualche anno in più), è uno che tifava Sampdoria (oltre che Cremonese, la squadra della sua città), non uno che militava nella Sampdoria; è uno che indossava la sua seconda pelle, non una maglia societaria, è un blucerchiato che giocava nella sua squadra del cuore, non un giocatore che prestava il suo talento a una squadra di calcio dietro compenso, è un blucerchiato che non si accomodava in gradinata come noi ma scendeva sul prato verde, noi e lui a combattere per la stessa causa, lui con le gambe e il cuore e coi suoi amici, noi con la voce e i tamburi: è una differenza abissale. E’ uno che ha poi giocato, negli ultimi anni della sua splendida carriera, anche con altri colori, vincendo e facendo vincere ancora molti trofei ai torinesi e ai londinesi e agli Italiani tutti con l’Europeo, dopo quella cessione di tanti anni fa che noi dolorosamente subimmo e che, dopo averne rifiutate tante altre negli anni, gli fu imposta da Paolo, già conscio della sua imminente fine, per la sopravvivenza della Samp, non più in grado di reggere, a maggior ragione senza la sua guida, l’urto di un calcio che stava già cambiando in peggio.

Non si commemora un amico, un compagno di gioventù, un compagno di avventure, un fratello, un figlio, un pezzo del nostro cuore. Si commemora un ex giocatore. Noi oggi non commemoreremo, noi oggi piangeremo e basta, come e più del cielo plumbeo che già avvolge lo stadio che tante volte ci ha visto soffrire e tante volte gioire. E’ diverso.
Piangeremo perché il destino ci ha dato Paolo, che mai nessuno ha avuto e mai avrà, e Luca, e il destino ce li ha tolti troppo presto. 
Saranno solo lacrime, non roboanti discorsi o lustrini e medaglie. Se ci saranno discorsi, si sentiranno dietro le lacrime, davvero.

Noi rispettiamo il dolore di tutti, è evidente. Chiunque ha conosciuto Luca sa chi era e non può che piangerne amaramente la perdita. Ma a noi non è morto un giocatore, un grande giocatore, un campione, un uomo di valore. A noi è morto un pezzo di cuore, se ne è andato un pezzo della nostra vita. Noi non giocavamo per vincere ma per divertirci e provare a vincere, c’è differenza; noi non inseguivamo un trofeo per aggiungerlo agli altri o per farci belli coi rivali, noi lo inseguivamo per dimostrare che si può vincere qualcosa anche avendo tutti e tutto contro, che si può vincere qualcosa anche col nostro stile e col nostro sistema, anche non abdicando ai valori in cui crediamo, solo ci si mette un po’ di più...  noi inseguivamo un trofeo per regalarlo a Paolo, oltre che per regalarcelo. E’ diverso. Non ho detto migliore, non mi interessa dare giudizi di questo tipo, anche se si sa come la penso. Ma è diverso, profondamente diverso. Cercate di capire.

Stiamo vivendo anni piuttosto meschini, e non per i risultati sportivi, carenti ma tutto sommato finora accettabili, date le premesse, ma per gli squali che si aggirano nelle nostre acque e per gli avvoltoi che volano sulle nostre teste, per la indecenza e l’indegnità di persone che si fregiano dei nostri colori e così facendo li insozzano, per i maneggi di squallidi individui che anni fa, con l’avallo colposo (non posso credere doloso) di chi ci voleva bene, ci hanno azzannato al collo per succhiarci il sangue e che non mollano la presa, resistono tenacemente, avidi e ignobili, ben consci della fortuna che hanno avuto a poter sfruttare una così bella e pulita realtà, rendendola via via meno bella e meno pulita all’apparenza.

Tuttavia non ci lasciamo andare, perché nel nostro cuore vive sempre quel sogno, cominciato il 12 agosto del 1946 e che ha preso una forma ben definita e strutturata a partire dal luglio 1979, grazie agli insegnamenti di chi, romano, si è innamorato dei nostri colori e della nostra città al punto da volerla educare con profondo amore e inestinguibile passione, oltre che con cristallina correttezza, e così facendo ha formato generazioni di giovani tifosi ai valori sportivi più fulgidi, ha costruito una squadra in grado di dire la sua per anni in Italia e in Europa e di portare ovunque il marchio di una città unica e di una sportività e di una simpatia rare, ha regalato a tutti noi un sogno che ancora e sempre ci anima e ci spinge avanti, verso un futuro di nuovo in linea coi nostri valori, coi valori di Paolo e di quel gruppo indissolubile di amici. 

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.


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