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venerdì 18 novembre 2022

Non so più dove sono, ma sono





Devo scriverne ora, perché devo cercare di rendere meglio l’idea di un qualcosa che sfugge alle idee. E non so se, nonostante tutto, ci riuscirò.

Solo in certi momenti si riesce a dimenticare tutto. Te ne rendi conto solo dopo. Dimenticare tutto quello che in questa vita ci sevizia secondo dopo secondo, consapevolmente o inconsapevolmente. Tutto quello che giorno dopo giorno, piano piano, ci consuma fuori e ci sfinisce dentro. Non dura molto questo stato di ben-essere, ma dà l’idea di come sarebbero sempre le cose se ci riuscissimo non solo di rado. 

Mezz’ora (o di più? Davvero, spesso è difficile dirlo) che sembra sospesa nel nulla, senza un prima e un dopo, e senza nemmeno doversi porre il problema del prima e del dopo. Un presente che si rinnova ad ogni istante, che puoi quasi guidare, in un eterno presente che cresce e cresce e pare dover scoppiare e non scoppia e cresce, cresce e tu sei annichilito eppure corri come un cavallo terrorizzato al galoppo. Fin quando finisce e ripiombi dov’eri, e pensi che sia impossibile riuscirci di nuovo, ed in effetti non ci si riesce sempre, anzi: quasi mai. Ci vuole una concomitanza di fattori, se ne manca uno pare sempre la stessa cosa, vista da fuori, ma tu senti che, pur essendo molto bella, non è quella, non è quello stato di incredibile e stranissimo stacco dal reale che ti possiede. Non è questione di amore, può accadere con l’amore ma anche senza, e questo non lo dico per svalutare l’amore, che comunque è entità sfuggente e mutevole, oltre che, spesso, unidirezionale, ma perché sto descrivendo i fatti come sono, come li ho vissuti a volte, e anche oggi, un giorno in cui questa cosa non frequente si è manifestata veramente appieno, veramente. A differenza di altre volte, scrivendone subito riesco a essere più preciso, per quel che si può esserlo. Non riguarda solo te, coinvolge sempre anche un’altra o altre persone, o almeno quasi sempre, a volte la presenza può essere sostituita da un ricordo forte quasi come la presenza, è ancor più raro ma non impossibile, mi è successo, ma in quegli istanti, alla fine, in ogni caso, se tocchi certi apici e ti ci muovi per un po’, sai che sei comunque solo, forse vegliato, forse accompagnato ma non lo senti, tu, solo tu, senza corpo anche se il corpo ti ci sta portando eccome, tu senza nessuno, anche se altri stanno lì con te, è troppo per pensare ad altri in quel momento, ti stai perdendo e vuoi perderti, ci sei tu e questo abisso che ti chiama a gran voce e che tu vuoi fare tuo. Certo, esserci con qualcuno che senti tuo anche in vita, sarebbe potenziare una vastità già immensa. A proposito di fattori, non ho mai capito quali siano e cosa serva davvero, e so che non ci riuscirò mai. So solo che per capitare deve essere un giorno in cui davvero ti lasci andare, in cui davvero ti vuoi perdere, per sempre possibilmente, e furiosamente cavalchi quest’onda indomabile ed esorbitante, e puoi immergerti davvero in lei se solo davvero ti lasci perdere: in quegli istanti, basterebbe pensare una volta sola al rubinetto del gas (chiuso o aperto) o ai muri sottili, forse troppo sottili della tua stanza, per cadere di qua e restarci, avendo comunque un’avventura dei sensi ma nulla, credetemi, nulla di paragonabile a quella che ci devasta quando davvero dimentichiamo tutto, ma proprio tutto, meravigliosamente tutto, ma anche pericolosamente tutt, intorno a noi. Oggi ne scrivo e sento di riuscire a dir di più. Ci provo molte volte a toccare questo cielo.

Sono momenti difficili da descrivere, sei fuori di te, non sai assolutamente dove sei e cosa stai facendo, il tempo non esiste, il luogo è indifferente, di fatto in quel posto e in quel momento non ci sei, c’è il tuo corpo, immagino, e nemmeno so bene cosa faccia, a dirla tutta, è davvero troppo, in certi istanti, troppo per controllarlo, troppo per ricordarlo, troppo per non volerlo ancora, e sempre, mille volte. Non so cosa, dal mondo di fuori, potrebbe avere la forza di svegliarti da questo stato, forse una bomba. Immagino sia una sensazione paragonabile a quella di alcuni stupefacenti, senza stupefacenti. In parole povere non sai più dove sei, non vedi più luce o tenebra, non senti freddo né caldo, ma sai che sei. E allora insisti, e insisti, e i sensi ti scoppiano, e cerchi di non rompere tutto, di non farlo finire mai, perché sai come sei senza. Forse son gli unici momenti in cui sei, chissà...

Non so se tutti accedono a questa esperienza che, ripeto, è purtroppo così rara da potersi definire episodica, anche se non casuale. Sempre, cerco di toccare il cielo, solo a volte ne sfioro la delicata infinità. Dopo, sei diverso, per un po’, e ricominci a vivere, inseguendo qualcosa che non hai e che, in quei momenti, intravedi appena, ma senti in maniera fortissima. Forse è proprio la temporanea separazione dal reale, e dalla percezione che del reale hanno i sensi, a crerare questa bolla. Forse è proprio il cercarla, come faccio io, sempre, e il viverla, a volte, che ti rende ancora più insopportabile questa realtà.

Lo so, è uno dei miei testi personali che, me ne accorgo rileggendolo, molti trascureranno o abbandoneranno; potremmo anche dire che non è da Facebook, se non fosse che io qui pubblico un po’ di tutto, senza badare a questi schematismi. Forse, non lo abbandoneranno e non lo svaluteranno quelli che ci ravviseranno qualcosa di provato... Sono attimi in cui afferri quello che durante il quotidiano è sempre dietro a tutto, quasi invisibile, appena percettibile, mai raggiungibile. Certo, lo afferri, lo stringi, lo stringi con una forza che non credevi di avere, lo mordi, lo mangi, lo lecchi, lo fai tuo, del tutto tuo, senza più difese e senza più remore tuo, vorresti perdertici dentro, vorresti umiliarti e godere di questa umiliazione, e il corpo cerca di fondersi con questo quid, che solo l’anima può toccare, e lo fa smaniando in una maniera che, a ripensarci dopo (anzi, a intuirlo dopo, perché un ricordo di questo piccolo viaggio non si può avere, almeno a livello conscio), se analizzata dal di fuori da spettatori non coinvolti, per esempio una giuria all’uopo selezionata, o da un team di dottori, potrebbe anche apprire come ridicola, comica, o patologica: a volte resto stupito da quel che ritrovo quando riemergo da questo abisso elevatissimo, mi chiedo cosa è successo. Ma che forse è ridicola, non certo patologica. Tendiamo a questo, è inevitabile. E poi d’un tratto, quando sembra che stiamo per farcela, quando abbiamo quasi fatto nostra la preda, che stravolta e sconfitta, è ormai schiava dei nostri desideri e ci giura fedeltà eterna e totale, quasi moriamo, ma ci piace questo morire, fin quando vediamo che ci sfugge, e pian piano torniamo di qua, e ci sembra di non essercene mai allontanati, ma anche di essere stati via un tempo infinito, e ricomincia la ricerca...

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(Img by Irene, Pinterest) 

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martedì 15 novembre 2022

Un momento di forza contro questo dolore perenne





A volte avresti voglia di abbracciare una persona, o anche solo di avere con lei un breve contatto fisico, ma sai che non puoi farlo perché in questa società di esseri umani si devono esprimere solo emozioni controllate, annunciate, previste o certificate ufficialmente o ufficiosamente, o logiche, cioè che possano dirsi in qualche modo manifestazione attesa e logica di un rapporto esistente e riconosciuto. Quasi tutto viene interpretato male o visto come indebita ingerenza, da chi eventualmente è fatto oggetto di una simile e innocente attenzione o da parte di chi assiste o potrà venirlo a sapere. Dipende dal sesso della persona in questione rispetto al tuo, dal suo stato civile e dal tuo, dall’età, dalle convenzioni che regolano (seviziano) le nostre misere esistenze. 

E così anche un semplice abbraccio, che a volte, ma spesso no,  potrebbe anche contenere promesse maggiori, che magari si sanno irrealizzabili, certo, e che magari l’abbraccio non vuole necessariamente concretizzare, diventa un sogno proibito, un atto da non compiere pena il perdere quel poco che hai, magari un’amicizia accennata o un semplice rapporto di conoscenza, che come il tappeto di una domestica infedele nasconde di più di quel che fa vedere, o pena il creare danni irreparabili in più esistenze, come se carezzare con cura o ammirazione un vaso di cristallo, per un attimo, in una cristalleria fosse di per sé garanzia certa della distruzione di interi ripiani di oggetti preziosi.
E così un abbraccio, una pacca sulla spalla, una semplice stretta di mano o una carezza accennata sul braccio diventano pericoli enormi, veri e propri denotatori da non sfiorare, e siamo costretti a proseguire i nostri percorsi di vita intralciati da masse sempre più ingombrati di fastidiosi e lancinanti non detti e non fatti, e il tutto per salvare le apparenze, sacrificando quel che davvero conta.

Eppure, come sarebbe semplice, a volte, comunicarsi affetto, appoggio, solidarietà, vicinanza, aiuto anche con un semplice contatto fisico.
Un semplice gesto di affetto non dovrebbe necessariamente preludere a una relazione sessuale, può magari contenerne la speranza unilaterale, a volte, ma senza mai esplicitarla;  un abbraccio può anche solo voler dire io ci sono per te qualunque cosa ti accada, io ti stimo, tu mi piaci, non necessariamente voglio sconvolgerti la vita (appunto perché ti voglio bene), voglio solo... abbracciarti un attimo.

Un abbraccio è un momento di forza contro questo dolore perenne che è la vita, che cade veloce in un vortice fino a spegnersi. E’ un attimo sublime in una vita che spesso ci vede strisciare per terra. Un lampo di luce nel buio del quotidiano. Ma tutto questo ci è precluso.

Capita che anche chi riceve l’abbraccio ne sia sconvolto, non lo capisca: questo accade perché non prova le stesse cose dell’altra persona, e non ha la maturità sentimentale necessaria per gestire la situazione, o perché è vittima del sentire comune. Infiniti lacci legano la nostra anima, la limitano, la deprimono, tanto che a volte non sappiamo più nemmeno riconoscere un gesto così semplice e così sublime, così banale e così totalizzante. Le anime comunicano anche a distanza di chilometri, è vero, ma a volte hanno bisogno che la pelle sfiori la pelle, che due corpi si stringano con forza, che i respiri si mescolino, i capelli si tocchino, le ossa vengano strette da mani vogliose di dare. 

E invece passano gli anni e quel che non abbiamo fatto o detto ci schiaccia sempre più faccia a terra. Viviamo nelle gabbie che ci siano costruiti da soli, vittime di cliché che hanno generato coazioni a ripetere schemi autolesionisti, o nelle gabbie che gli altri ci hanno costruito attorno. Fino al giorno in cui la pelle, che abbiamo negato agli altri, o che altri ci hanno negato, diventerà niente e le ossa riposeranno per anni sotto tre metri di terra o in una fredda scatoletta.

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Img: investireoggi punto it 

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Bandiera bianca

I fascisti governano o rialzano la testa quasi ovunque, i farabutti hanno sempre la meglio, denaro e potere sono i nostri fari guida, le guerre continuano, la gente muore sotto le bombe o nel nostro mare, o in qualche angolo sperduto del pianeta morente, a volte di guerra o di persecuzione, molto spesso di sola banalissima fame o di malattie curabili, l’essere umano è cattivo, violento ed egoista,  i soliti problemi di questo Paese sopravvivono tutti e vieppiù peggiorano, il futuro non promette nulla di buono, le nostre vite sono insipide e vuote, dominate da valori irrilevanti, il cambiamento climatico ci distruggerà, sempre maggiore sarà il fanatismo politico e religioso, il disordine sociale, l’ingiustizia e la confusione sotto questo cielo di piombo, sempre più lancinanti le sofferenze e dolorose le tragedie. Non vi è via di uscita a una fine annunciata o una lenta deriva in agonia, è tutto scritto nel nostro codice genetico. Sperare serve solo a non prendere coscienza di questo e a non assumere le conseguenti decisioni. 

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sabato 12 novembre 2022

Un tipo particolare di ostilità

Percepisco ostilità anche a distanza, io. 
Ho un’antenna wifi che capta la sottile e persistente ostilità: quel tipo di ostilità che è generalmente immotivata e durissima da estirpare, e anche una delle peggiori, un po’ come la pioggia fine e fitta, che cade in silenzio e in due minuti ti inzuppa come un temporale.
Riesco a captare segnali diretti a me anche a diversi metri di distanza, i muri non ostacolano.
Una sottospecie di questa particolarissima forma di ostilità è poi quella che, oltre a possedere le specifiche che ho appena elencato, è spesso anche dissimulata. 

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Tramonti su mondi morenti


Il tramonto è sempre uno spettacolo meraviglioso, con le sue mille sfumature di rosso, giallo e arancio, in un blu che da bianco accecante si fa pian piano nero e saluta il giorno punteggiandosi di stelle brillanti come diamanti appuntati su un drappo di raso nero.
Il sole muore ma in un trionfo per nulla sobrio; è una morte maestosa che ne lascia presagire l’immediata resurrezione. 
L’ora del tramonto è meravigliosa come lo era a Babilonia nel VI secolo a.C. o sulle rive del Nilo nell’antico Egitto. E come lo sarà fra qualche secolo sulla costa atlantica dell’America, o nel cuore dell’Europa, fra le desolate rovine di una civiltà che fu, la nostra. 
Il sole non si cura del tempo terrestre, non si cura di nulla. Non si cura di quel che non ha alcuna importanza. 

Il sole tramonta però su un mondo che oggi è molto diverso. Brulica di miliardi di forme di vita “evolute” indifferenti e perdute, moleste e nocive. Esserini angosciati che sbattono fra di loro e penosamente girano a vuoto come palline in un flipper che non marca punti. Meschini destini individuali di nessuna importanza, granelli di polvere persi in uno spazio senza fine, freddo e buio.
E’ tramontata ogni possibile forma di senso compiuto sulle nostre vite insulse ed evanescenti: diamo importanza a un eterno irrilevante, ci sentiamo padroni dell’universo ma non abbiamo nepure il dominio di noi stessi. Sta tramontando il sole sulle nostre coscienze.

Quello che ci circonda e ci ospita, e quello che abbiamo dentro di noi, e’ un mondo morente come il sole, che però non muore, si nasconde solamente sotto l’orizzonte e sempre rinasce e sempre rinascerà, anche dopo di noi.

Ai tramonti che non vedrò.

(Img fom i0 punto wp punto com)


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venerdì 11 novembre 2022

Bastonateci adesso

Bastonateci adesso, che siamo in difficoltà.
Prendeteci in giro, truffateci, frustate chi porta la croce di una stagione sportiva derelitta, di un gruppo che non ha mai avuto santi in Paradiso e non ne vuole, vorrebbe solo quel che le è dovuto. Ridete sguaiatamente, avete la vostra occasione di deridere chi non avete mai davvero capito, in fondo, e quindi avete sempre temuto perché diverso.
Perché prima non potevate farlo, dato che senza potere, senza truffe, senza politici, senza giornali o tv di proprietà e con denaro non infinito abbiamo vinto un bel po’ di trofei e portato la simpatia e la sportività di Genova in Europa. La nostra filosofia sportiva, che è poi la nostra forza sempiterna e la nostra anima assoluta, ci consente di sopportare questi cagnacci che per un giorno si credono leoni e fanno festa come scimmie cerebrolese e questo sistema di corrotti che ci dà contro e poi banchetta coi nostri resti. 
Finirà, e noi torneremo quelli che siamo sempre stati. Ma saremo sempre stati noi, sempre, e mai lerci come voi: questa sarà la differenza. 

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Lettori

Certamente sapere che alcuni mi leggono mi fa piacere. 
Intendo alcuni oltre a quei pochi che mi leggono (presumo) e poi, se hanno gradito, mettono il like o, se non hanno gradito o hanno gradito troppo o sono bipolari, la faccina che ride sguaiata. 
Anche se magari non sempre condividono quel che penso o approvano quel che scrivo e come lo scrivo.
Anche se mi considerano fuori come un terrazzo e mi leggono solo perché sono divertente o solo perché con me ci si può sempre aspettare la cosa assurda o dissacrante.
Anche se, come detto, non mi mettono quasi mai un like: scrivo tanto, il dito si stanca, non solo il mio. Anch’io, in effetti, metto meno like di quel che sarebbe coerente con quel che provo.

Esser letti conta, è già un apprezzamento (e poi: chi disprezza, compra).
Il resto servirebbe, certo: ma anche no.

Io, da parte mia, faccio quel che è giusto. Dico sempre come la penso davvero, senza filtri, sui più svariati argomenti. Mi schiero, giudico. Parlo di tutto ma mai nei dettagli di temi che non padroneggio. Non scrivo balle. Faccio politica, non propaganda. Cito le fonti. Creo contenuti. Parlo a volte della mia vita, senza infingimenti. A volte uso parole che in società non si dovrebbero usare (esempio: minchione, leghista, idiota, merd@). A volte sono prolisso (immagino cosa pensate voi, io tale non mi considero quasi mai), ma spesso anche breve o brevissimo. Vado dal post di sessanta righe al tweet o all’aforisma. Evidenzio notizie. Critico e discuto. Dileggio quando devo, ma solo quando devo ed è accettabile farlo. Non perculo mai chi ha perso, nello sport: ho un codice ferreo, mantovaniano. Al massimo do lezioni di vita a chi lo fa. E rispetto gli avversari. In politica, però non chi straccia la Costituzione e i diritti naturali. Mi ribello alle ingiustizie, cerco di mantenere obiettività. Cerco di scrivere bene, ma anche originale e di evitare i refusi (non sempre ci riesco).
Insomma, per il Pulitzer o il Nobel chiamate ore pasti, grazie.


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martedì 8 novembre 2022

Ipocrisia: la regina dei rapporti umani



Pensate se potessimo leggere il pensiero degli altri. Ogni rapporto sarebbe compromesso, ogni amicizia o amore impossibile. Forse il sesso andrebbe avanti più o meno come prima, ma giusto perché nella sua forma basica non richiede grandi impalcature oltre alla base selvaggia e istintuale, ma diventerebbe sempre quello che oggi è spesso, cioè un mero sfogo ludico e fisico (non che ci sia nulla di male, eh, la mia è un’analisi, qui, non un giudizio: non ho mai pensato che l’unico o principale scopo del sesso fosse quello riproduttivo, non ho infezioni religiose di nessun tipo).

Pensate se, invece, non avessimo la capacità di capire quel che gli altri pensano ma potessimo ascoltare quello che gli altri dicono di noi quando noi non possiamo sentire. Quel che dicono alla sorella, al genitore, all’amico, al vicino. Sarebbe incredibile e, credetemi, otto volte su dieci devastante. Anche qui sarebbero impossibili rapporti solidi e duraturi. 
Confesso che questo potere mi interesserebbe di più del precedente, perché i pensieri a volte possono essere incontrollabili, ma parole e azioni molto meno.

Quindi tutta la nostra vita sociale, tutti i rapporti tra esseri umani si basano sull’ipocrisia, cioè sul fatto (benedetto, a questo punto?) di non sapere mai, salvo infortuni o casualità, quello che gli altri davvero pensano e dicono di noi?
Lo avete detto voi...

L’ipocrisia è del resto l’olio del motore dei rapporti sociali. 
Senza, si ingrippano.

Quando per caso, nella vita, ascoltiamo una persona (per esempio un amico) parlare di noi non sapendo che noi ascoltiamo, ci rendiamo conto di quanto siano falsi gli esseri umani. Persone che dicono di stimarti e poi invece ti disprezzano, invidiano, odiano (una delle mie due amicizie fasulle naufragò per questo, e fu anche l’unico caso in cui, sia pure ancora parzialmente -la pratica, ventennale, è ancora aperta- mi vendicai in maniera discretamente feroce). Persone che si fingono caste o oneste e poi appena possono rubano o seguono irrefrenabili spinte sessuali, magari anche banali e innocue, financo innocenti, ma così stridenti con l’austerità di facciata che ti colpevolizza ma nasconde lubricità in dosi da cavallo. Persone che si offrono di aiutarti ma in realtà cercano, appena possono, di affossarti. E persone che di te non hanno capito nulla, ma questo è normale.

Quindi, cosa dobbiamo fare? Vivere da eremiti?
No, siamo animali sociali. 
Forse, però, è meglio non disporre dei poteri che sopra ho immaginato e continuare a far finta che tutto vada bene e che quel che appare sia veramente così.

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Img: ridersadvisor punto com


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venerdì 4 novembre 2022

Avviso ai naviganti

Lo so, tu leggi i miei post degli ultimi tre o quattro mesi (e già meriteresti una targa, perché io ogni giorno scrivo molto e pubblico il 30-40%, che è sempre tanto) e poi stranito ti chiedi se sono normale. No, non lo sono. Te lo avrei detto subito, avresti risparmiato tempo (ma avresti perso grande letteratura!) Comunque dico sempre quel che penso, spesso appena un fatto accade, senza aspettare che il tempo permetta di saperne tutto e renda così troppo facile giudicarlo. E attacco chi non mi piace, e lodo chi mi piace, senza temere risentimenti o accuse di far sviolinate. Per il resto, sto invecchiando e sono meteoropatico. Il Tempo ci devasta. Il climate change farà il resto del lavoro. 

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giovedì 3 novembre 2022

La nostra natura

Le persone si ammazzano fra di loro facilmente come bevono un bicchier d’acqua. L’uomo è un animale assetato di sangue. In lui gli istinti sono solo in parte domati dalla civilizzazione e dalle convenzioni sociali: alla fine prendono sempre il controllo. Spesso è la paura delle conseguenze a frenarci, più che l’intima adesione a valori profondi quali il rispetto per ogni vita. Siamo bestie addomesticate male. Le pareti dei secoli sono verniciate di rosso. L’avidità, la fame sessuale, la brama di potere, la voglia di farsi giustizia da soli e la cattiveria fanno di ciascun uomo una potenziale bestia assassina. 

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sabato 29 ottobre 2022

La lenta agonia del calcio



Il calcio sta diventando sempre più uno sport inguardabile.
Del resto i giovani già da anni non seguono le partite, non sanno cosa vuol dire seguire e capire una partita di calcio: guardano solo gli highlight, che è un po’ come dire che di Guerra e Pace leggi il Bignami: anzi, datti all’ippica (o leggi Cioè).

E’ uno sport sempre più fisico e muscolare, con sempre più cartellini gialli (noi ne becchiamo uno ogni 3-4 falli, per dire, e siamo una squadra corretta), con arbitraggi clamorosamente iniqui, spesso latita pure lo spettacolo, al di là del colpo di classe, che però è un lampo in una notte grigia. I direttori di gara sono incapaci o parziali: due difetti non da poco, per un giudice che può tranquillamente decidere l’esito di un match: fino a quando non arriveremo a una gestione in stile football americano, questa perdità di credibilità non si arresterà. Il calcio ormai è il parco giochi di tre o quattro squali pieni di soldi che pur di vincere violentano le regole, il buon senso e il vero significato dello sport: bambini viziati e idioti, malefici inquinatori.  I telecronisti e i giornalisti sono inetti e di parte, molesti, fastidiosi, leccaculo: non insegnano nulla, una volta invece capivi il calcio grazie anche al cronista e al commento tecnico, oggi sono solo sproloqui e fiumi di ovvietà. Si privilegia la corsa e la fisicità alla tecnica. Non si insegna più a difendere. Non si insegnano i fondamentali. Non sappiamo insegnare calcio e del resto non serve: tanto i giovani dei vivavi non ci interessano, i club con più soldi acquistano direttamente all’estero i presunti top player, giocatori già formati, spesso sopravvalutati e che riescono a spuntare stipendi assurdi. Perché, secondo voi, la nostra Nazionale fatica da anni, se togliamo l’Europeo di Mancini, meritato ma episodico?

Società con budget di 2-300 milioni di euro, che trinciano milioni come se fossero noccioline, strapagando procuratori idioti e corrotti e giocatori spesso asini, allestiscono squadre piene di giocatori viziati e super pagati che molto spesso non riescono a battere squadre costruite con 10 milioni se non ricorrendo alla lamentela continua e se non fruendo di arbitraggi compiacenti. Non è più un gioco da anni e anni, adesso è davvero una roba sporca e inguardabile. Dominano i procuratori, gli affaristi, i fondi. Conta solo il denaro e conta solo vincere, “a qualunque costo”.
Il regolamento è applicato secondo i casi, le partite sono eterodirette, ogni fine settimana, se non sei uno di quegli squali, sei preso per il sedere e vedi irrisi da individui meschini i tuoi sforzi di una settimana.
Si sente puzza di marcio lontano chilometri.

Ecco spiegata la perdita di fascino di quello che era e sarebbe uno sport fantastico. Ecco spiegato il vertiginoso calo degli abbonati tv. Ecco perché molti di noi, pur amando i propri colori, schifano il calcio. Io un tempo guardavo un’infinità di partite, di campionato, di coppa, anche di campionati esteri. Adesso la mia squadra, e non sempre. Nient’altro.

Siete riusciti a rovinare anche lo svago della domenica, con le vostre pay-tv, le vostre partite a tutte le ore e in tutti i giorni, i vostri milioni.
Siete solo affaristi, quasi sempre biechi, spesso luridi.

Con lo sport non avete nulla a che fare. Siete maiali infetti che sporcano tutto quello che toccano.
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“Puerili e un po’ schifosi”

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*PUERILI E UN PO’ SCHIFOSI*

Al di là del giudizio sul match di stasera al Meazza (penso che la vittoria dell’Inter sia meritata -per batterli avremmo dovuto fare di più davanti, molto di più- anche se l’arbitraggio equo è un’altra cosa e anche se è abbastanza prevedibile che una squadra costruita con decine e decine di milioni possa dare due o tre gol a una costruita con saldo zero e attualmente sospesa nel nulla), e al di là del solito applauso alle migliaia di sostenitori a quattro colori (impagabili, generosi, corretti, innamorati, unici), una cosa mi urta (oltre al fatto di dover dare per scontato arbitri ostili ed esser già contento se non mi hanno negato rigori netti -pare di no- o compiuto torti clamorosi come moltissime volte quest’anno -leggi: quasi sempre) e cioè l’atteggiamento che in campo hanno i giocatori delle squadre cosiddette “big” (forse il big è riferito all’avidità dei proprietari, o alla quantità di denaro che buttano nel cesso, non so).

Giocatori per lo più affermati, con stipendi se va male da 2-3 milioni l’anno (se va bene anche 10-15 con gli sponsor), spesso anche se non sempre pure bravi nel gioco del calcio, con addosso i colori di una maglia che ti garantisce di default una indebita protezione mediatica e vergognose e inaccettabili coccole arbitrali, che per 95 minuti si lamentano come verginelle, come bambini capricciosi e con problemi, come insetti molesti  per ogni singolo fallo o falletto, per ogni singola decisione del direttore di gara, peraltro quasi sempre accomodante con loro e severo con gli avversari, per ogni singola avversità: strepitano, urlano, sbracciano, fanno smorfie, fanno capannello, alzano gli occhi al cielo, fanno sguardi da perseguitati che manco Assange, il tutto perché sono viziati e idioti e perché in questo modo cercano di strappare gialli a carico degli avversari e di condizionare direttori di gara generalmente inetti e senza personalità e come detto nove volte su dieci già ben disposti nei loro confronti in quanto tesserati per una delle quattro o cinque squadre intoccabili (traducendo: se il tuo arbitraggio le scontenta, la tua carrera di arbitro è davvero a rischio).

Mi riferisco ai giocatori delle 4-5 big italiane. Tutti uguali in questo. Forse anche 6.

Ragazzi, offrite uno spettacolo indecente e puerile. Siete anche un poco schifosi.

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martedì 18 ottobre 2022

Due pesi e due misure





Ci avete fatto caso? Se tu acquisti da loro, il prezzo è giusto o basso, sempre di favore, e comunque non sai quanto tempo ci vuole a fare questo lavoro, ho delle spese, ti assicuro che ti ho trattato bene, in giro non trovi a meno e se trovi è di peggior qualità, qui paghi di più ma hai di più, e poi io ci sarò sempre se avessi problemi in futuro, davvero non posso far di meno altrimenti ci rimetto, etc.

Quanto tu vendi a loro, il prezzo che fai è sempre troppo alto, dai stai scherzando, perché non mi tratti bene, sono tuo cliente, non fare il bambino, e i tempi sono sempre troppo lunghi, anche quando sono brevi, ne ho bisogno con urgenza, ci penso da mesi [contraddizione], adesso mi serve proprio, dammi la precedenza, e poi il risultato finale non piace, incredibilmente, anche se i passi intermedi erano stati tutti approvati, e chiede modifiche su modifiche [strutturali] e c’è sempre in sottofondo un cugino o un amico che farebbe la stessa cosa a meno e comunque come lavori tu lavorano in tanti [vero, ma allora perché venire da me?] ma chiedono meno, cosa vuoi che ci voglia a fare questa cosa, ora io non son capace perché col pc sono negato [ah, ecco] m so che è una cosa veloce, roba di cinque minuti...

Il fatto è che le persone vedono solo se stesse e hanno presente solo le loro esigenze. Gli altri non valgono niente, se non nella misura e per il tempo in cui possono essere UTILI. Il lavoro degli altri è cacca e deve essere pagato il meno possibile [ma deve essere buono e veloce]. Solo tu lavori bene e fai cose che gli altri fanno peggio o più care, poi ci sono cose che non sai fare [non per colpa tua, ovvio...] e allora devi affidarti ad altri, che però non sanno lavorare come te e non sono oneste come te.

Là fuori è davvero uno schifo, gente.

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Questo testo è di anni fa ma è un vero evergreen. 

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mercoledì 12 ottobre 2022

Fa’ la cosa giusta

A volte quando una persona è in difficoltà dovresti prendere in considerazione l’ipotesi di mentire un pochetto e di farle un complimento anche se in quel momento non lo merita.
Si chiama: aiutare.
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In generale, escludendo il caso particolare di cui sopra, se senti qualcosa devi dirlo. Esempio: incontri una persona e ti pare bella, oppure vedi una persona fare una cosa che ti pare sublime. Devi dirglielo. Perché se davvero è quello che hai provato, non dirlo è insensato: a te non porta alcun vantaggio, ma togli la possibilità a quella persona di provare un legittimo piacere e una legittima sicurezza per un complimento vero.
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Non preoccuparti se è timida/o o sposata/o. O se la conosci poco. Non preoccuparti di quel che lei o altri potrebbero pensare. Tu dici solo quel che ti ha fatto provare. 
Non potrai mai sbagliare se agisci così.
Le reazioni degli altri? Che si fottano!
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venerdì 7 ottobre 2022

Blocchiamo tutto




Scendete in piazza per cose serie e spesso per immense vaccate, adesso cosa fate?
Sciopero generale di tutti i lavoratori e gli studenti, a oltranza.
Per fermare il bastardo criminale russo e i pazzi guerrafondai occidentali al soldo dei fabbricanti di armi. Questi maiali coi soldi anche in bocca che producono morte e dolore.
Chi minaccia di usare l’atomica, chi minaccia di rispondere con l’atomica, chi sta continuando a mandare armi SENZA impegnarsi nella ricerca della P-A-C-E è un nemico dell’umanità, va preso e eliminato per il bene di 7 miliardi e mezzo di persone.
Siete solo indegne merdacce, state giocando con la vita della gente. 
Mandateci i vostri figli a combattere, prendetela voi sul muso un’atomica. Avete occhi come spilli, anime secche, grugni di bestie immonde. Siete subumani. Meritate di morire fra atroci dolori. Vi auguro il peggio, stasera, subito. Dovete sparire, siete la spazzatura di questo pianeta.
Cina, India, Brasile, SudCorea, Etiopia: mollate questo pazzo sanguinario, siete la vergogna del mondo civile.
Usa la bomba, bastardo, e per te è l’ultimo giorno sulla terra...
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domenica 2 ottobre 2022

Fatevi una vita, ragazzi...


Un invito ai genoani, affettuoso si intende. Ho sempre avuto rispetto (vero) e tuttora ce l’ho per la vostra storia, sebbene un pochino datata e gonfiata (diversi scudetti vinti in due giorni, sono sempre scudetti validi, ovvio, ma è bene ricordarlo), per la vostra passione genuina ed encomiabile (anche se rispetto alla nostra venata maggiormente di instabilità e isterismo), perché siete fratelli genovesi, etc. 
Però avreste leggermente scassato il belino, per dirla alla genovese.

Avete avuto un presidente che ne ha fatto di ogni, nello sport (non come il nostro ultimo, che ne ha fatto varie, ma non nello sport) eppure siete sempre in cattedra: ma è una cattedra di cartapesta. E non avete avuto MAI un presidente come noi... Da anni vi salvate sapete benissimo come; per restare alle ultime buffonate, con partite assurde, e dico assurde perché non voglio denunce, con Verona e Fiorentina, e l’anno scorso rigorino in extremis e partitone con i fortissimi bianconeri ehehehe e non è servito.  Tutto questo dovrebbe indurvi a un sobrio silenzio.

Da quando esistiamo, sportivamente a Genova non esiste nemmeno la possibilità di un confronto (prima, non esistendo, non se ne vedrebbe il senso), né come tenore dei campionati giocati, né come livello dei giocatori avuti, né come vittorie e stile, né come statistiche delle stracittadine: dominio su tutta la linea. Quindi, perché continuate a rompere, soprattutto quest’anno che vi vede meritatamente in B? Fossimo noi in B quest’anno, tre partite le avremmo vinte ehehehe. Voglio dire: il vizio di esultare a ogni nostra sconfitta non è un vizio, è una schifezza che vi portate dietro da sempre. Percularci, quest’anno poi, vi rende drammaticamente ridicoli. 

Fatevi, affettuosamente, i casi vostri... Cercate di tornare in A (ancora non ci siete), noi cercheremo di restarci (senza circhi finali però...), ancora ci siamo. E in ogni caso vale quel che ho ricordato, un po’ di macigni ehehe.

Insomma, e ve lo dico con estrema pacatezza e serenità, perché un doriano anche a 2 punti dopo 8 partite è sereno e felice in quannto doriano, dopo tanti anni (dal 1946 a oggi sono 76),... FATEVI UNA VITA! 

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Cos’è il nonno?


Oggi è la festa dei nonni.
Che sono quelle creature mitologiche che hanno i cellulari con solo sei tasti enormi e le scarpe da corsa molleggiate anche alle cerimonie, che controllano alacremente l’operato dei vari cantieri stradali ed edilizi e che viziano come se non ci fosse un domani i figli di quelli a cui hanno reso (giustamente) la vita impossibile tre decenni fa. 

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Tre domande

Paginate di test attitudinali per capire la personalità e le competenze di una persona, e con la possibilità di scegliere degli emeriti imbecilli e di scartare degli Einstein potenziali, quando basterebbe fare tre domande a ciascuno, una sui vaccini, una sul fascismo e una sul reddito di cittadinanza e il welfare in generale.
E sapresti subito, e con percentuale di errore inferiore all’1%, se hai a che fare con un cretinetti. 

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I corridori della mattina dei dì di festa


Quelli che corrono, specie la domenica mattina, ti vengono incontro un po’ rossi in faccia, col marsupio e a volte il kway, e con quella faccia come a dire: scànsati che io sto salvando la mia salute, tu morirai presto.
A giudicare da come attraversano la strada per non fermarsi nemmeno un secondo pena perdere il ritmo, però, davvero non so se avranno ragione... 

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mercoledì 28 settembre 2022

Premi qui, digita là, aggiorna questo

Apri un app sullo smartphone, ci vuole l'aggiornamento; apri un file sul pc, non te lo apre e devi aggiornare l'editor di testi; vai su qualunque sito e devi sempre, ottomila volte al giorno, accettare 'sta minchia fottuta dei cuchi, hai una banca (non come Fassino eh) e ogni tot anni cambia tutto, se la pappa un'altra, ti cambiano iban, bic, web banking e anche la mamma, se potessero, e per informarti ti mandano due file in 28+16 pagine: cos'è, un romanzo minore di Tolstoj? Chiami un numero al telefono, filippica di minuti su direttive, informative, privacy e boiate assortite, se ti interessa leggile sul sito www qualche cosa (come no, adesso corro), se ci vuoi scrivere scrivi a qualcosa chiocciola qualcos'altro, se acconsenti alla registrazione della chiamata premi 1 altrimenti 2, premi 3 se vuoi parlare con un operatore extra Italia, 4 se sei fascista o leghista e non vuoi, 7 se vuoi stare in piedi, 8 se ti siedi, 9 se ti sono già cascate, e poi scegli qui, digita là, sei il numero 34 in attesa, tempo medio di attesa 2 giorni. Avreste francamente rotto le scatole.

 

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martedì 27 settembre 2022

Un sorso prima di annodare la corda


Ignoranti, omofobi, razzisti, stupidi, cafoni, fascionazisti, xenofobi, analfabeti, disagiati, poracci*, egoisti, violenti, gretti: è arrivata la vostra ora, gioite, direi quasi sursum corda ma poi mi capite in due su cento**.
Dopo una vita (inutile, lasciatemelo dire) in cui vi hanno (giustamente) trattato per come meritavate, cioè come bestioline immonde da accudire (con tutti i diritti, eh) ma da tenere lontani dal consesso delle persone civili, ora può esserci qualcosa anche o soprattutto per voi: le doti preclare che vi distinguono saranno presto le più richieste.
* Poraccio non vuol dire poveraccio. Poveracci saranno quelli che oggi stanno male e con voi staranno peggio. Poraccio è chi è inadeguato, idiota, ridicolo, imbarazzante al punto da non rendersi nemmeno conto di quel che è. Vedi poraccitudine.

** Lo so, usare il latino è fare lo snob, il saputello. E io poi nemmeno ho titoli particolari, tranne quello glorioso di persona perbene e antifascista. Ma io lo uso per scherzarvi, non per lodarmi. Solo a fine canzonatorio, insomma: per essere più chiaro, per prendervi per il bavero.


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sabato 24 settembre 2022

Votate

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(Poi se votate pure bene, tanto meglio, ma votate!)
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Chi si astiene sbaglia, sempre.

Non solo perché votare è un diritto/dovere, non solo perché sono morte persone per darci questa possibilità (che molti popoli non hanno), non solo perché chi non vota se poi critica è un idiota, ma anche perché non votare è illogico e autolesionista, se sei parte di questa comunità. Le offerte che si presentano al oto, è vero, fanno quasi tutte schifo, ma non tutte. Una differenza c’è sempre. Va colta quella differenza, che esiste eccome, sempre se non ci si vuole candidare in prima persona.

Ciascuno va a votare quel che preferisce. Se è ricco o comunque sta bene e se ne frega degli altri, voterà certi partiti; se è razzista e omofobo pure; se vuole un mondo più giusto e una distribuzione delle risorse più equa, o che tutti paghino le tasse e i corrotti marcisacno in galera, voterà altri...  Se è intelligente e informato, farà certe scelte, se non ha una adeguata istruzione e si informa male, o ha una memoria storica deficitaria, voterà altri... 
Non tutti sono liberali, empatici, solidali e in difficoltà, c’è anche chi sta benone, dalla pandemia ha pure guadagnato e se ne fotte di chi sta male. Invito anche lui ad andare a votare. Perché se ci andassimo 100 su 100, io so chi vincerebbe. 

E’ l’astensione il primo nemico di chi crede nella pace, nella libertà, nella giustizia sociale. 

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Per un pezzo di pane

Licenziato nell’ottobre del 2020 perché a fine turno aveva portato a casa un filone di pane destinato al macero (su autorizzazione del capo reparto) nel forno artigianale presso cui lavorava.
Il Tribunale di Roma ha ordinato il suo reintegro e condannato la ditta a pagare più di 15mila euro di risarcimento danni.
Si precisa che questo addetto nei mesi precedenti aveva fatto ricorso per l’abuso dei contratti precari e aveva vinto, ottenendo la stabilizzazione: non è assurdo quindi pensare anche a una forma di vendetta.
Astraendomi dal caso particolare (nemmeno ho citato i nomi) affermo che chi licenzia una persona per questo motivo è una feccia disumana che fa schifo ai cani. Se mio figlio facesse una cosa del genere, lo disconoscerei all’istante. 

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Finta autodeterminazione femminile e abuso del pensiero mazziniano


Un solo partito, al Parlamento europeo, ad aprile, ha votato contro la parità salariale uomo/donna (che nel 2020 dovrebbe essere scontata da secoli): si tratta del partito che di recente si è detto più vicino alle donne e che i sondaggi davano giorni fa in testa alla competizione elettorale...
In Piemonte (e altre regioni) la Ru486 non viene somministrata nei consultori (come previsto dalle linee guida del Ministero della Salute) ma solo se ci si ricovera per tre giorni, perché evidentemente “è obbligatorio soffrire ilpiù possibile”. E se una donna si rivolge al consultorio perché ha bisogno di aiuto, riceve un voucher solo se si rivolge alle associazioni pro life. Queste regioni sono governate da quel partito e sempre di quel partito sono, l’uno sostenitore, e l’altra candidata,  i fini pensatori che di recente hanno affermato che sarebbe doveroso far sentire i battiti del feto alla donna che sta per abortire e che l’aborto non è un diritto (e invece lo è, c’è una legge). Non parliamo poi della mistificazione di Dio, Patria e Famiglia, che è incredibilmente diventato, in certa propaganda, un motto mazziniano, mentre quello che questo partito, sempre quello, propugna, è lo stesso motto ma senza l’umanità (fratellanza dei popoli, soccorso ai nostri simili, aiuto agli ingannati e agli oppressi, etc), e quindi è un concetto che nulla ha più di mazziniano e diventa nazionalismo. Ecco perché l’Idea di patria, separata dall’umanità, diventò parte integrante dell’ideologia fascista (Gentile: “...il fascismo nasce da un’esperienza che è in diretto contrasto con quella visione escatologica del Mazzini”)
Chiudiamo ancora con Viroli (Fatto Quotidiano del 20.9): “Chi non capisce e non accoglie come principio morale e politico l’idea di patria quale mezzo per promuovere l’ideale dell’umanità non è erede di Mazzini. E’ erede di Mussolini...” 

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Idee sulla scuola


Arrivi in quinta superiore e in teoria sai tutto di Lucy e piramidi ma quasi niente o niente di due guerre mondiali, fascismo, etc. 
L’ideale sarebbe, a scuola, fare bene tutta la storia, dall’ominide che prova a scendere dall’albero e a stare in piedi all’infido suino che, in combutta col baffetto merdoso, ha portato alla morte milioni di italiani nel ventennio, ma visto che non pare possibile, a questo punto a studiare la storia io partirei dall’800... e i primitivi li tratterei per ultimi. Perché sarebbe davvero l’unico modo per crescere cittadini informati e responsabili, in grado di fare scelte avvedute nel prosieguo della loro vita.

Allo stesso modo, andrebbero introdotte o potenziale materie come: educazione civica, educazione stradale e educazione sentimental-sessuale. Aumentando le ore o eliminando/riducendo alcune materie meno importanti o davvero inutili e illogiche a scuola, e perdendo meno tempo in cavolate durante l’anno. Avremmo persone migliori in assoluto e nelle relazioni con gli altri. Avremmo cittadini modello.

Inutile dire che un bimbo che nasce in Italia e completa primarie e secondarie dovrebbe avere la nazionalità automatica: nel caso, possiamo toglierla a quei politicanti che si oppongono dopo averli sottoposti a un esame base di italiano e Costituzione...

Mancano serietà, efficienza e disciplina a questa scuola. Ci vogliono insegnanti preparati, equilibrati e motivati, oltre che pagati meglio: programmi migliori, maggior disciplina, una revisione delle materie e dei programmi, come detto. E maggior potere a chi insegna (e maggior selezione, però): oggi i maestri e i professori sono autorità senza potere, come fanno? Alcuni sono straordinari (non pochi), alcuni carenti o proprio inadatti (non pochi pure questi).

Per i bimbi under 12 entrare a scuola alle 8 e quindi doversi svegliare alle 7 o prima è assurdo: occorrerebbe rimodulare gli orari e, come fanno in altri paese, armonizzarli con quelli degli uffici, delle fabbriche e dei negozi per migliorare anche la vita delle famiglie. Ridurre e di molto le vacanze estive, prevedendo soste più ampie durante l’anno, ma aumentando nel complesso i giorni totali di didattica nell’anno. Mensa gratuita per primarie e secondarie (ehi, basta combattere l’evasione, 190 miliardi son lì che ci aspettano), lavoro anche pomeridiano e di conseguenza compiti solo o quasi solo nei week end o durante le soste.

Scuola dell’infanzia che duri solo 2 anni anni, di cui il secondo di forte prescolarizzazione, inizio della primaria a 5 anni per tutti. 
Classi al massimo di 15-18 alunni. Una sola maestra... o è chiedere troppo? E che magari resti per l’intero ciclo...
Prioirtà all’integrazione, alla solidarietà e allo studio.

Duecento anni dopo che sarò morto, darò un’occhiata, ma so che non sarà cambiato nulla, perlomeno non in meglio.


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mercoledì 21 settembre 2022

Consigli non richiesti per il 25



Mauro 

non vota per delinquenti naturali pluripremiati impomatati e catramati, magari pure simpatici (come il vomito in curva) ma pericolosissimi e ricchissimi e quindi due volte pericolosissimi, in confidenza con la mafia e che hanno già fatto danni di ogni tipo all’Italia (il moschicida); 

non vota per inetti, mezze calzette, bugiardi e infidi (i centrini, specie quei due dal nome roboante, dall’ego smisurato e dal programma inesistente -se non demolire e tramare- che hanno quattro voti in totale e che adesso si amano e fra due settimane si manderanno a fankulo, fra l’altro entrambi di destra e snob anche se amano farsi passare per rottamatori o moderati); 

non vota per novax e complottisti assortiti, in genere a digiuno di istruzione,  che vogliono “uscire” non so da cosa, forse dall loro disagio, ma che nemmeno mamma li vota;  

non vota per ministrucoli sommi traditori capaci di sputare in un mese su dieci anni di battaglie per una poltroncina sicura al prossimo giro, peraltro ceduta da terzi in cambio di cosa non si sa (o si sa); 

non vota per incapaci, ignoranti, parolai seminatori di odio fissati con gli sbarchi e altre due o tre idee del cacchio in tutto, che fanno quasi tenerezza per la loro inettitudine se non fosse che sobillano i neuroni marci di qualche deficiente (scusami tanto, cazzaro verde, ma dovevo); 

non vota per partiti che si dicono di sinistra e hanno programmi di destra light non fascista (è una mancanza di demerito, più che un merito, e da solo non basta) e hanno come unico scopo quello di essere parte di un governo e che hanno concesso il minimo sindacale di diritti civili e massacrato quelli sociali e dei lavoratori, oltre che cercare di stuprare la Costituzione, disattendere le promesse, dar vita ad alcuni mostri tipo il rottamatore filoarabo e rompere per ragioni pretestuose e inventate alleanze fruttuose per il Paese; 

non vota per partiti pieni di inadeguati e impreparati, di ladri, di vecchie ciabatte che hanno già governato e malissimo questo Paese, in combutta col moschicida e col cazzaro verde, e di gente a cui piace quel tale, merdosetto e assassino, pelato e suino, che in tante foto in bianco e nero è ripreso, impettito come un galletto, accanto a quell’austriaco paranoico coi baffetti da minorato che ne ha fatto fuori 6 milioni in pochi anni, senza contare gli altri milioni uccisi dalle guerra da lui provocata.

Sii come Mauro; è sufficiente evitare la feccia. E’ facile, è riconoscibilissima. Davvero, non fa nulla per nascondersi perché sa che i gonzi si tirano su a decine anche con ami di plastica. Lo so, c’è feccia e strafeccia, mica sono incapace di distinguere; ma siccome l’opzione buona c’è, davvero non serve fare distinguo faticosi.

Basta scegliere chi è perbene, educato, sincero, trasparente, entusiasta, onesto, in buona fede, coerente, ha regole diverse e le rispetta, restituisce montagne di soldi pubblici e ne rifiuta anche di più, fa l’interesse del Paese e cerca di migliorare la vita di chi sta male, non di chi sta già benone, non ha governato per decenni e pure male e quindi non ha colpe se siamo nel baratro, rispetta le istituzioni e i giudici, allontana subito chi sbaglia, ed è massacrato costantemente e senza alcuna ragione che non sia pretestuosa o il desiderio di far fuori chi non si conforma ed è un pericolo per un sistema marcio, dal 95% delle tv, dei giornali, delle radio, del mondo imprenditoriale e finanziario, degli avversari politici.

Dai, che non è difficile. Intanto chiudi la tv (documentari, buoni film e buon teatro e programmi di livello esclusi: pochissimi insomma) e brucia i giornaloni. Informati da fonti serie (sono pochissime ma ci sono), studia la storia, in particolare europea dell’ultimo secolo, e fa’ girare i neuroni, da troppo tempo impigriti dalla ragnatela di media servi e racconta frottole.

Prendi un bel respiro, puoi farcela.

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Se mi chiami giornalista ti inseguo

Se mi chiami giornalista ti inseguo.
Oggi come oggi, è purtroppo sinonimo di leccakulo servo del potere e raccontapalle (e, spesso, pure in difficoltà con la lingua italiana e la logica). E’ un peccato, perché sarebbe un mestiere magnifico e socialmente uitilissimo. Ed è un peccato perché come sempre ci vanno di mezzo quei pochi che anche oggi lo sanno fare bene, e ce ne sono.
Mi viene in mente quello che ho visto in tv poche ore fa: a libro paga di un delinquente, squalo ammaestrato per buttarla in caciara, dire falsità, far confusione. Il contrario di quello che dovrebbe essere (indipendente e onesto intellettualmente) e fare (servire la verità e il lettore) un buon giornalista. Quando li vedo, lui e altri, ho i brividi e provo vergogna per loro: devono guadagnare parecchio, per non farsi schifo. 

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venerdì 16 settembre 2022

Sulle fini di quei contratti particolari chiamati matrimoni; alcune brevi riflessioni.





Se io mi sposo e poi divorzio (specie con figli), o peggio (battaglie legali, convivenze infernali, guerre fra parenti) il matrimonio è andato male o malissimo. Inutile girarci intorno. Anche se la separazione è consensuale e non vi sono figli. E’ come quando gioco una partita di calcio ed esprimo un pessimo gioco e magari perdo pure: non posso festeggiare. Magari non finirà la vita ma di certo non è un successo o uno step messo in conto. Chi parla di tappa del percorso di vita, di porta che si chiude e un’altra si apre etc. non fa che spalmare di fuffa la fetta biscottata del fallimento.

Non mi dilungherò sulle colpe, sette-otto volte su dieci sono di entrambi, due-tre volte su dieci sono di uno solo oppure di entrambi ma con netta sproporzione a carico di uno. C’è quasi sempre uno che divide, demolisce, rovina e uno che magari  non è un santo e non reagisce nel modo giusto ma sostanzialmente subisce. E poi vi sono anche casi, rari ma presenti, in cui uno è perfino innocente. La favola secondo cui è sempre colpa di entrambi in egual misura è appunto una favola.

Chi ha cambiato idea su quel contratto che definiamo matrimonio (per via anche di cause esterne o solo per via di propri mutamenti interni) dovrebbe essere così cortese da assumersi la responsabilità del fallimento e, anziché tramare nell’ombra o seminare odio, oppure rovinare l’atmosfera familiare giorno dopo giorno con abili giochetti al fine di enfatizzare poi le reazioni e i difetti della controparte e lucrarci su, dovrebbe mettere subito le carte sul tavolo. In particolare, far finta per anni che vada tutto bene non è saggio. E di certo non è comprensibile o giustificabile allacciare rapporti con altri senza aver chiarito per bene le cose con la moglie o col marito, legalmente o anche no. In altre parole, tradire il patto di fiducia pensando di essere legittimati a farlo perché la controparte ha (o le si attribuiscono) alcune colpe è ingiustificabile ed è colpa grave, perché consiste nel tradire un patto, nell’infrangere la fiducia di una persona che, innocente o colpevole di mancanze, è comunque quella che ti sei sposata e che ancora è a te unita. Per dirla in modo più secco, se, facendo uno dei tanti esempi, la moglie non si occupa a dovere del figlio la risposta è parlarle, spronarla, aiutarla, capire cosa non va, dare ultimatum, minacciare il divorzio, chiedere un aiuto esterno, ma non è certo quella di cominciare a farsela con la commessa del negozio di fronte, senza aver messo prima le cose in chiaro con la moglie “colpevole”: alcuni vedono un nesso -magari giustificativo- fra le due cose (moglie che ha mancanze, marito che si intorta la commessa, o viceversa), ma un nesso non esiste per niente, è solo fantasia (malata).

Vi sono mille modi per spassarsela con altri se non si ritiene più divertente farlo con il legittimo consorte o se si ha qualche ragione fondata per non aver più voglia di farlo: chiedere il divorzio, oppure farlo presente e trovare un compromesso, tipo matrimonio bianco o simili, dipende dalla situazione, da quanto è compromessa, da cosa in particolare non gira in quella specifica unione. Ma tradire pensando di essere autorizzati a farlo è davvero una cosa curiosa.

A volte si pensa che le colpe dell’altro siano così evidenti da rendere pacifica la nostra pretesa di mandare unilateralmente tutto all’aria, serenità dei figli compresa, e di cominciare a divertirci con altre persone. E, a volte, le colpe dell’altro sono in effetti chiare e magari gravi: ma mai giustificano la leggerezza di certe decisioni spacca famiglia, e di certo non giustificano, come detto, mai, la nascita di nuovi rapporti con ancora quello attuale in essere. Davvero non vedo come una o più colpe gravi di una moglie, per esempio, potrebbero giustificare una relazione extraconiugale del marito; semmai potrebbero giustificare, come detto nell’esempio sopra riportato, la decisione di discuterne, di fare un ultimatum, di proporre una pausa di riflessione, di trasferirsi per un periodo altrove, ma di certo non quella di avere un’amante, sempre che, come detto, il marito dell’esempio, sopportato a lungo alcune situazioni inaccettabili, non abbia preventivamente messo le cose in chiaro con la moglie addivenenedo a un accordo di massima su certi temi. Alla fine è un discorso di correttezza: se fai le cose per bene, puoi anche ritagliarti nuovi spazi di vita pur senza spaccare tutto, ma fare le cose per bene vuol dire esplicitarle, concordarle, annunciarle, non tramere per mesi o anni nell’ombra. Anche perché, pur in presenza di, supponiamo, colpe gravi di uno dei due, chi ci assicura che a causare in via esclusiva o non esclusiva la condotta non buona del colpevole non abbia contribuito qualche mancanza della presunta vittima? Traducendo: magari la moglie ha cominciato a perder colpi col figlio perché il marito non voleva più da anni far sesso, facendo sempre un esempio. Non sempre la realtà è bianca o nera; il grigio predomina nei rapporti umani.

Insomma, se finisce un matrimonio potrebbe non essere il caso di uccidersi, oppure chissà, ma un matrimonio che finisce per colpe di entrambi o di uno dei due è una cosa (e resta un fallimento), un matrimonio che finisce anche perché uno dei due o entrambi hanno deciso, a partita in corso, di cambiare maglia, ergendosi a tribunale e dandosi già ragione su tutto, è un’altra e non è solo un fallimento: è un tradimento, una porcata. La stessa condotta (lumare la commessa) può essere una porcata o una cosa accettabile, dipende da cosa si è chiarito con la moglie o col marito: noi non facciamo parte di quella schiera di anime sensibili che si scandalizzando di fronte alle possibili variazioni sul campo del contratto di matrimonio, nemmeno di fronte alle più bizzarre, purché note a entrambi e in qualche modo concordate o accettate. 

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martedì 13 settembre 2022

Nuovo sedere in arrivo, orientate tosto le lingue





Vedo, sento e leggo decine di coglionazzi (giornalisti, imprenditori, attori, scrittori, cantanti, politici, studiosi delle più diverse materie, sportivi, vip, deficienti comuni cioè senza titoli) che si stanno riposizionando, pian piano ma con decisione, in modo da essere in posizione più favorevole con la lingua al fine di leccare il nuovo deretano all’orizzonte, quello fascista affarista. E’ la classica tattica dell’italiano medio, quella di porsi subito e senza indugio a favore del nuovo sedere quando cambia la chiappa da omaggiare. E’ davvero un tratto distintivo del nostro carattere. Non del mio, che per esempio schifavo e schiferò chi è fascista, razzista e compagnia bella, dovesse diventare anche l’autista di Dio. Uno spettacolino sempre uguale epperò ogni volta sempre emozionante e coinvolgente, capace di suscitare sorpresa e vomito. 

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lunedì 5 settembre 2022

Ai Sampdoriani...

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Sampdoriani...

Tollerate queste partite che nel primo tempo giochi bene e potresti chiuderla poi vai nel marasma, prendi due gol e la ripresa la giochi di merd@. I nostri giocatori a volte sarebbero da prendere a schiaffi ma non lo faremo perché vogliamo loro troppo bene.

Tollerate le partite come Salerno che giochi in maniera ignobile, senza cuore, senza palle, roba che dovresti restituire un anno di stipendio e stare in ginocchio sui ceci per due settimane ascoltando gli speech in inglese di Renzi.

Tollerate gli errori arbitrali di arbitri meschini e insulsi  che non hanno capacità né dignità designati e difesi da gente meschina che non ha dignità.

Tollerate i commenti insulsi e falsi e di parte di giornalisti leccaderetani, servi del potere, inetti imbrattacarte.

Tollerate la stampa cittadina, schierata e inutile, ridicola e repressa.

Tollerate i giocatori che a febbraio già pensano a dove accasarsi la stagione ventura e quelli che sull’erba si risparmiano.

Tollerate chi in società e fuori sta remando da mesi per impedire la cessione.

Tollerate chi ancora difende quel buffone che ha inquinato sette anni della nostra vita e chi ha osato scrivere quel comunicato di auguri di cacca (a una creatura innocente, sia chiaro).

Tollerate tutto col solito sorriso a quattro colori che ci distingue nel mondo, e cantate per 90 minuti, per amore e per impressionare chi ancora non ci conosce (vedi Winks).

Tollerate tutto perché noi siamo diversi, lo saremo sempre e i tempi arriveranno. Basta avere fiducia e aspettare. Abbiamo una storia molto bella, e abbiamo vissuto un decennio da favola che tutti si sognano. Abbiamo avuto un Presidente e un Uomo che mai nessuno avrà. Torneremo grandi. Ma non torneremo a sognare: già adesso lo facciamo, è nel nostro dna.

Avanti Marinai, contro tutto e contro tutti. 

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Matrimoni deperibili


Se sei sposato e ti sei stufato del consorte e/o ti piace un altro (un’altra), nulla di strano: l’essere umano è mutevolissimo e il matrimonio, creazione cultural-religiosa con funzione socialmente stabilizzante, è intrinsecamente innaturale.
Se si tratta di una scappatella evento unico, puoi anche decidere di ignorare e smetterla lì, ma se la cosa è seria e si preannuncia duratura (o comunque non un colpo unico) lo devi far presente al consorte da subito. 
Si chiama correttezza. Avete firmato un contratto.
Non importa se il consorte ha mille difetti o alcune mancanze anche gravi: la reazione a queste, semmai, è dargli un ultimatum, e poi andare da un avvocato, non fargli le corna.
Puoi chiedere il divorzio, o una pausa di riflessione, dipende da cosa ne pensa il marito (o la moglie).
Ma portare avanti una storia parallela all’insaputa della persona che hai sposato, magari coinvolgendo pure il figlio o la figlia, è davvero meschino.
E’ privo di senso.
Io potrei non avere grandi reazioni di fronte a una dichiarazione di mia moglie circa la sua decisione di dedicarsi a un altro uomo: la mia autostima mi porterebbe a dirle di fare come crede, ciascuno è libero di scegliere opzioni peggiori di quella attuale. Ma avrei grandi reazioni di fronte a tradimenti segreti e prolungati (del resto impossibili con me, stante il mio acume). Non dico poi se fosse stata coinvolta mia figlia.
Ognuno è libero di andare a letto con chi vuole, l’amore è cieco, inizia non si sa perché e finisce per la stessa ragione. Ma un contratto è un contratto e ci vuole rispetto, per il consorte e semmai per i figli. Fatti chi cavolo ti pare, ma rispetta le persone e le regole. 

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