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sabato 14 gennaio 2023

Segreti

Quando una persona (generalmente un amico, più di rado un conoscente) mi dice: ti confido un segreto ma tale deve restare, o quando io lo vengo a sapere senza volere, io so cosa è un segreto. 

Un segreto (intendo i veri segreti, non le bischerate da asilo mariuccia) non vanno condivisi con nessuno, NEMMENO con fratelli o sorelle, madri, padri, mogli o figli o amici del cuore. 
Non si tratta di violare un’intesa matrimoniale o un rapporto di amicizia, né di non fidarsi: sono tutte scuse puerili con le quali giustifichiamo la nostra poca riservatezza, la nostra propensione al chiacchiericcio e al pettegolezzo, la nostra inaffidabilità.
E non ha alcun senso la frase: io e mia moglie (o io e mio fratello) non ci nascondiamo nulla: perché è falsa (tutti nascondono qualcosa) e perché non  è rilevante, quello che conta in questo caso è l’obbligo sacro di riservatezza e il rispetto di chi ti ha confidato un suo segreto.
Fra l’altro, se una persona non sa una cosa, non potrà lasciarsela scappare neppure per errore, quindi non diffondere il segreto non è l’unica scelta eticamente appropriata, ma anche quella più sicura da un punto di vista pratico.

Se un amico ti confida un segreto lo fa per essere capito, o per avere un consiglio, o perché si sente solo. E’ una cosa seria.

La sapete la storia del segreto che poi tutti vengono a sapere, vero? A lo confida a B, ma mi raccomando: non dirlo a nessuno. E’ la stessa raccomandazione che B fa a C quando glielo racconta. E così C dice a D. Etc. Tutti corretti e cauti, ma alla fine il segreto lo sanno tutti.

Non capisco quindi come una persona cui confido un segreto possa poi trovare il modo di condividerlo con fratelli o sorelle, genitori etc. Davvero NON CAPISCO. Eppure succede, anche a me: davvero è una cosa inaccettabile. 

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lunedì 9 gennaio 2023

Ciao Luca

Veramente straniante ieri l’atmosfera a Marassi.
Nessun discorso (lo avevo detto o no?): noi non commemoriamo. Si commemora un ex calciatore, non un fratello.
Atmosfera composta, zuppa di lacrime ma composta. Cielo plumbeo, cuori plumbei. Tanti ricordi. La nostra vita, la nostra gioventù, l’epopea di chi, piccolo, ha detto: voglio dimostrare che si può arrivare alla vetta anche portando avanti certi valori sempre più dimenticati dai cosiddetti grandi.
Cori lancinanti.
Che effetto risentire quel coro, a lungo, durante il match, alla fine... come se Luca fosse in campo in quell’istante, come è stato così tante volte...
E Luca dopo tutto c’era. Un amore così forte lo ha raggiunto, prima dell’ultimo viaggio verso il nulla, dopo il tutto che è stato come uomo e come sportivo.
“Luca Vialli Luca Vialli Luca Vialli alè alè
Noi ti amiamo e ti adoriamo
Tu sei meglio di Pelè”
Quante volte lo abbiamo ascoltato e cantato... 

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Finzione e solitudine

La vita non ha un suo senso, questo direi che è assodato, per me. Se qualcuno di voi non è ancora d’accordo con me, non importa: so aspettare.
Il senso occorre darglielo.
La religione è un modo, uno dei tanti, che come sapete non approvo.
Poi, ce ne sono altri.
Darglielo ti aiuta a vivere, e vivere con un senso è meglio che vivere insensatamente, questo è lapalissiano.
Ma devi crederci, appunto.
La vita, alla fine, è una finzione: il senso è una finzione che costruiamo per noi stessi. 

Quasi mai diciamo alle persone che conosciamo cosa ci passa per la testa e il cuore.
Fingiamo? Sì. Ma volte fingere non è disdicevole; lo sarebbe dir tutto.
Se io dicessi a tutti quel che penso di loro la vita sarebbe impossibile, o per lo meno le relazioni sociali. Lo stesso se dessi sempre seguito a quel che sento per una persona, in negativo o in positivo.
Occorre frenarsi, sopire, dissimulare.
Ci sono le convenzioni, le piccole ipocrisie, la paura di avere una delusione, la paura di dare un dispiacere, il timore di far danni, i legami già esistenti...
E così ci muoviamo su questo palcoscenico recitando una parte.
Non sto parlando di chi imbroglia o mente, non equivocate: sto dicendo cose molto diverse.
Spesso la persona che non rendiamo partecipe di tutto quello che sentiamo avverte che c’è molto altro, oltre al detto e al fatto; ma è tutto. A volte non ha interesse a conoscere la verità, perché non prova interesse per noi; a volte ha anch’ella paura delle conseguenze e preferisce dissimulare al pari nostro. Qualche volta, infine, scappa.

E’ anche qui che si annida la radice della irrimediabile solitudine in cui è racchiuso ciascuno di noi. Adesso qualcuno fra di voi protesterà, sostenendo di non essere e di non sentirsi affatto solo e di avere parenti e amici stupendi. Vi capisco. Non voglio togliervi un sollievo, ma siamo tutti soli, nasciamo soli e moriamo soli. Alla fine, siamo soli, quando il momento è critico. Ciascuno pensa per sé. 
Anche questo continuo trattenersi, se da un lato è salvifico perché rende possibile avere rapporti sociali all’apparenza gestibili, dall’altro ci amareggia, ci azzoppa, ci angustia.

Il percorso è accidentato e incerto, la meta ignota. Ma sappiamo di essere appesi a un filo e che sotto di noi c’è l’abisso eterno. E non possiamo nemmeno contare su un cuore che non sia il nostro, su un solo cuore che non sia il nostro! 

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domenica 8 gennaio 2023

Oggi non commemoreremo nessuno


Oggi la squadra non sarà totalmente scioccata come in quel Samp-Roma successivo alla morte di Paolo (match che colpevolmente non fu rinviato).
Vi sarà un forte dispiacere in campo, dolore in qualcuno dello staff, ma non è una situazione paragonabile: quel giorno di ottobre scesero in campo undici zombie, vi era una cappa di dolore infinito e paralizzante che avvolgeva tutta la squadra, oltre che la città. Certamente la squadra risentirà dell’atmosfera che ci sarà, ma non facciamo paragoni: non sono stati compagni e amici di Vialli per anni, e non è morto il loro amato Presidente (meglio aggiungere amato e usare la maiuscola, per differenziarci dal meschino presente di un ex presidente ed ex tutto per noi).

Sugli spalti invece oggi ci sarà solo dolore, perché è morto uno di noi, non un nostro ex calciatore; non uno che ha giocato per noi, ma uno di noi, non uno che ha vinto per noi, ma uno che ha vinto con noi e per noi e per lui, che era uno di noi. Uno che non ha mai tradito le attese, uno che ha deciso da giovane di stare dalla parte di chi non poteva vincere per provare invece a vincere, uno che non ha mai mentito, che ha sempre dato tutto, che si fidava di noi e che sentiva la nostra fiducia, che è cresciuto come uomo e come atleta con noi, anno dopo anno, uno che è stato e ed è Samp, uno che ha fatto Samp ogni giorno della sua vita a Genova e oltre, uno che ci ha sempre amato senza condizioni ed è sempre stato amato senza condizioni, dal primo giorno di allenamento, quando ancora non era che un giovane promettente e basta, fino all’ultimo giorno di vita di chi lo ricorderà per averlo vissuto.

Non sarà “ricordato” o “commemorato”, oggi, il nostro Gianluca, anche se all’apparenza potrebbe accadere qualcosa che a qualcuno potrebbe superficialmente apparire come una commemorazione. Non lo sarà perché non è semplicemente un giocatore, per quanto forte e importante, che ha indossato la nostra maglia per qualche anno e ha vinto qualche cosa, lasciando certamente un bel segno, come è accaduto però, anche se in misura minore, anche in altri club. E’ un amico, è uno di noi, è uno dei nostri fratelli, uno dei nostri figli (per chi ha qualche anno in più), è uno che tifava Sampdoria (oltre che Cremonese, la squadra della sua città), non uno che militava nella Sampdoria; è uno che indossava la sua seconda pelle, non una maglia societaria, è un blucerchiato che giocava nella sua squadra del cuore, non un giocatore che prestava il suo talento a una squadra di calcio dietro compenso, è un blucerchiato che non si accomodava in gradinata come noi ma scendeva sul prato verde, noi e lui a combattere per la stessa causa, lui con le gambe e il cuore e coi suoi amici, noi con la voce e i tamburi: è una differenza abissale. E’ uno che ha poi giocato, negli ultimi anni della sua splendida carriera, anche con altri colori, vincendo e facendo vincere ancora molti trofei ai torinesi e ai londinesi e agli Italiani tutti con l’Europeo, dopo quella cessione di tanti anni fa che noi dolorosamente subimmo e che, dopo averne rifiutate tante altre negli anni, gli fu imposta da Paolo, già conscio della sua imminente fine, per la sopravvivenza della Samp, non più in grado di reggere, a maggior ragione senza la sua guida, l’urto di un calcio che stava già cambiando in peggio.

Non si commemora un amico, un compagno di gioventù, un compagno di avventure, un fratello, un figlio, un pezzo del nostro cuore. Si commemora un ex giocatore. Noi oggi non commemoreremo, noi oggi piangeremo e basta, come e più del cielo plumbeo che già avvolge lo stadio che tante volte ci ha visto soffrire e tante volte gioire. E’ diverso.
Piangeremo perché il destino ci ha dato Paolo, che mai nessuno ha avuto e mai avrà, e Luca, e il destino ce li ha tolti troppo presto. 
Saranno solo lacrime, non roboanti discorsi o lustrini e medaglie. Se ci saranno discorsi, si sentiranno dietro le lacrime, davvero.

Noi rispettiamo il dolore di tutti, è evidente. Chiunque ha conosciuto Luca sa chi era e non può che piangerne amaramente la perdita. Ma a noi non è morto un giocatore, un grande giocatore, un campione, un uomo di valore. A noi è morto un pezzo di cuore, se ne è andato un pezzo della nostra vita. Noi non giocavamo per vincere ma per divertirci e provare a vincere, c’è differenza; noi non inseguivamo un trofeo per aggiungerlo agli altri o per farci belli coi rivali, noi lo inseguivamo per dimostrare che si può vincere qualcosa anche avendo tutti e tutto contro, che si può vincere qualcosa anche col nostro stile e col nostro sistema, anche non abdicando ai valori in cui crediamo, solo ci si mette un po’ di più...  noi inseguivamo un trofeo per regalarlo a Paolo, oltre che per regalarcelo. E’ diverso. Non ho detto migliore, non mi interessa dare giudizi di questo tipo, anche se si sa come la penso. Ma è diverso, profondamente diverso. Cercate di capire.

Stiamo vivendo anni piuttosto meschini, e non per i risultati sportivi, carenti ma tutto sommato finora accettabili, date le premesse, ma per gli squali che si aggirano nelle nostre acque e per gli avvoltoi che volano sulle nostre teste, per la indecenza e l’indegnità di persone che si fregiano dei nostri colori e così facendo li insozzano, per i maneggi di squallidi individui che anni fa, con l’avallo colposo (non posso credere doloso) di chi ci voleva bene, ci hanno azzannato al collo per succhiarci il sangue e che non mollano la presa, resistono tenacemente, avidi e ignobili, ben consci della fortuna che hanno avuto a poter sfruttare una così bella e pulita realtà, rendendola via via meno bella e meno pulita all’apparenza.

Tuttavia non ci lasciamo andare, perché nel nostro cuore vive sempre quel sogno, cominciato il 12 agosto del 1946 e che ha preso una forma ben definita e strutturata a partire dal luglio 1979, grazie agli insegnamenti di chi, romano, si è innamorato dei nostri colori e della nostra città al punto da volerla educare con profondo amore e inestinguibile passione, oltre che con cristallina correttezza, e così facendo ha formato generazioni di giovani tifosi ai valori sportivi più fulgidi, ha costruito una squadra in grado di dire la sua per anni in Italia e in Europa e di portare ovunque il marchio di una città unica e di una sportività e di una simpatia rare, ha regalato a tutti noi un sogno che ancora e sempre ci anima e ci spinge avanti, verso un futuro di nuovo in linea coi nostri valori, coi valori di Paolo e di quel gruppo indissolubile di amici. 

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Questo enigma racchiuso fra due date




(Testo fortemente sconsigliato ai materialisti, a chi va di fretta, a chi pensa che amare sia una perdita di tempo, a chi se sente dire sublimazione pensa solo alle noiose lezioni di chimica delle superiori)
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Di matrimonio, amore e morte.
Di te che mi fai morire, di me che muoio e poi rinasco ma solo perchè voglio morire ancora per te.
Dei patti che sunt servanda.
Del cuore che è ingestibile.
Della vita che è un mistero.
Delle cose vere ma che pochi capiscono, eppure restano vere.

Il matrimonio è abominio quando pretende che tu non possa essere affascinato più da altre persone nella tua vita, da quel giorno fino alla morte.
E’ una pretesa non assurda, ma ridicola. Come cercare di toccare la luna con un dito. Il matrimonio è un’invenzione umana, piuttosto scadente fra l’altro. Lo scopo è combattere il disordine sociale che inevitabilmente si produrrebbe, questo è vero. Ma potrebbero esserci soluzioni migliori, ci avete mai pensato?

Col matrimonio (o anche senza, meglio) tu fai un patto con un’altra persona, del tuo sesso o di sesso diverso, e magari ci fa un figlio (che è un progetto immenso). Ma cosa vuol dire che “deve” durare per sempre? Se mutano le cose, può venire meno il patto, o cambiar natura. Quel che non va bene è violarlo di nascosto, come non va bene violare qualunque patto. E quel che non va bene è non mettere al primo posto il figlio.
E soprattutto altre persone possono stregarti, è normale. Siamo otto miliardi su questa sfera deforme che rotola in silenzio nello spazio freddo e buio. E la vita è un lampo in una lunga notte, e i tuoi occhi feriscono come lame affilate da un arrotino diavolo in una notte senza luna.

Il fatto che un’altra persona o più persone ti piacciano, o che le stimi, o che le desideri, non ti rende un essere umano schifoso, conferma solo che sei un essere umano. Quando ti sposi, non cessi di vivere. Se lo fai, il tuo matrimonio è generalmente segnato.
Se lasci gli amici, gli interessi, se ti chiudi in una torre con la moglie o col marito prima o poi la torre franerà.
Sposarsi è ben altro. Fare un figlio è ben altro.
Anche a tuo figlio devi insegnare che altre persone possono piacerti, non c’è nulla di male. La gelosia è guano, il tradimento è guano, ma anche la pretesa di smettere di vivere dopo quel sì.
E l’essere umano è mutevole, cambia idea, opinioni, anche sulle persone. Pretendere l’impossibile da un essere umano è sciocco.
Le religioni sono una sciagura. Anche se aiutano molti a sopportare l’indicibile tragicità di questa vita che aspetta la morte, di questo fulmineo e insipido passaggio terreno.

Scendendo a un livello più pratico, a me piacciono alcune persone, donne e uomini e incerti, e molte no. Anzi, sono molte di più quelle che non mi piacciono! Ma cosa c’entra col matrimonio? Dovrei mentire e far finta che non mi piace nessuna persona al mondo tranne mia moglie (o mio marito)? Sarebbe stupido e inutile.

Io sento il tuo cuore e mi piace, vedo il tuo corpo e mi piace, ascolto la tua voce e mi piace, ascolto il tuo silenzio e mi piace, vedo come ti muovi e mi piace, vedo come stai ferma e mi piace, ci sei e mi piaci, non ci sei e mi piaci ancor di più, vedo i tuoi occhi e muoio ogni volta per poi rinascere, ma rinasco solo per poter di nuovo morire guardandoti.
E allora?
Non tradisco un patto, al massimo lo chiudo. 
E’ questione di stile. Di essere uomini, nel senso di esseri umani, non di maschi.
E non cerco di rovinare la tua vita o il tuo patto, sarebbe scorretto.
Non metto me stesso davanti a tutto, davanti a te.
Ma non posso dire che non mi piace nessuna donna o nessun uomo da quando mi sono sposato, sarebbe stupido assai e sarebbe stupido chi ci credesse. L’ipocrisia è bella e fa fine in società, ma vale zero.

La vita è questa, pochi desideri riesci a soddisfare, e in genere quando li soddisfi uccidi la magia, quasi sempre. Non se ne esce.
Ma io non posso non vibrare quanto ti vedo o ti penso.
Questo vuol dire che sono un pessimo marito? Proprio per niente, scordatelo.
Sposarsi non vuol dire morire. Vuol dire vivere con un’altra persona, condividere un progetto. Ma sei sempre tu, anche dopo quel sì, non diventi altro, non ti annulli. Il matrimonio è l’unione di due persone, non la fusione o l’annullamento di due identità.
E poi il tempo passa, tutto cambia (anche l’altra persona...).

Insomma, io non sono ipocrita. 
Se mi chiedi se mi piaci, ti dico eccome.
Forse mi piaci perché ti conosco poco? Chissà, può essere...
Ma guarda che a me tu non dici nulla, potresti dire e so che diresti.
Lo supponevo, sai?
Ma questo non cambia le cose... Mi piaci non perché ti piaccio, ma perché mi piaci! Certo, il fatto che non ti piaccio non è bello, ma del resto io sono sposato, quindi è indifferente, è tutta sofferenza virtuale, sebbene reale. Sarebbe sofferenza in ogni caso. Anzi, non è solo il fatto di esser sposato, è il fatto che io rispetto la vita degli altri. Ti vedo e muoio, ma in un angolo buio, senza infastidirti con la mia morte. Sublimo la mia sofferenza, esalto la mia passione, innalzo il mio desiderio e poi ricado giù e mi sfracello in mille pezzi, ma tu non avrai noie, io faccio tutto nel mio angolo. Non sarai colpita da schizzi. nemmeno ti accorgerai di questo mondo che inizia e finisce e poi ricomincia.
E non pensare che io sia gentile perché mi piaci. Sbaglieresti. Io sono gentile e disponibile (quasi) con chiunque, e di certo con chiunque io valuti come persona di valore. Insomma, non devo desiderare una persona per essere disponibile, la mia vita parla per me. Sarebbe do ut des, io invece do e basta, non posso fare a meno di dare, forse è un obbligo più che un merito, ma è così. Però di certo non do per conquistare... non è il mio modo di fare. Certo, do anche a chi adoro, e questo può generare il fraintendimento. Certo, do tanto a chi trovo eccezionale come persona e, lo so, questo può rovinare quel che pensi di me: potresti finire a pensare che faccio cose solo per un fine, e come darti torto? Molti lo fanno... Ma nel mio caso sbaglieresti un poco.

Voglio soffrire ogni volta che ti penso, che ti vedo, che ti sento. Lo voglio fortissimamente. Voglio morire e voglio che sia tu a trafiggermi.
Questo mi rende un cattivo marito, mi fa trascurare figli, moglie, casa? Scordatelo. Ragioni male. Io fin quando remo, remo con tutto me stesso, strappandomi i muscoli. Non troverai appunti da farmi. Io cado in piedi e lascio la nave per ultimo, sempre. 
Ma se ti vedo muoio e poi rinasco, le due cose non sono incompatibili.
Ma io sono quel perfetto marito e padre e sono anche quello che quando ti vede pensa di essere fortunato solo per poterti vedere anche due soli secondi in una vita.
E’ difficile da capire, pochi ci riescono.
Ma non per questo è meno vero.
Perché dovrei forzare? Rompere tutto? Portare le nuvole in un cielo sereno? So bene poi che non sono ricambiato, non importa, forse non riesco a far capire tutto di me, ci sta, ma io non provo qualcosa per qualcuno per poi necessariamente riaverla indietro da quel qualcuno. Certo, tutti vogliono essere amati, anche io, ma non è questo desiderio che origina il mio.

Alla fine tu hai la parte migliore in commedia, o meglio: la più comoda. Non avrai sconquassi e senti come ti guardo e come ti penso, non può che farti piacere. Cosa si può volere di più, soprattutto quando non si vuole nulla di più?
Ma io non mi lamento della mia parte.
Conoscerti è già un privilegio.
Il resto è nel grembo del Caso, come le nostre misere vite, così piene di cose, coì infinite e indescrivibili, eppure così infime e fragili.

Alla fine siamo persone e ognuno di noi ha un mondo infinito dentro di sé, anche il peggior uomo al mondo.
E’ normale stimare una persona stimabile, provare simpatia per una persona simpatica, affetto per una persona cara, morire e poi rinascere ogni volta per una persona che ti fa morire per il solo fatto di esistere e che posa gli occhi sia pure distrattamente su di te.
Nessun dramma, è normale.
E se sarà dramma, sarà un dramma personale, insondabile, di cui nemmeno avrai il sospetto. Misterioso come è misteriosa ogni esistenza, ognuno di noi, ogni singolo istante di questo enorme enigma racchiuso fra due date che chiamiamo vita.

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(Img: Enigma on Pinterest) 

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sabato 7 gennaio 2023

Noi siamo Samp, ignorateci!

0dio il motto “vincere è l’unica cosa che conta”.
E’ sporcizia, è guano, è schifo. Mi fa vomitare. Mi fa stare male. Bleah.
Io ho avuto un padre (Angelo), che non c’è più. E un padre sportivo (Paolo Mantovani), che non c’è più. Mi hanno insegnato cosa è la vita e cosa è lo sport, con le coppe mi ci sciacquo sapete cosa.
Vincere piace a tutti, pure a me, ma non mi piace vincere “in qualsiasi modo”. O si vince come dico io (vedi Mantovani) o va bene perdere. La sconfitta insegna più della vittoria. La sconfitta è grande, se per vincere devi barare o diventare disumano.
Noi rispettiamo le regole, gli avversari, gli arbitri. Noi guardiamo all’uomo, non al calciatore. Noi subiamo le ingiustizie e andiamo avanti,  a volte lamentandoci, a volte no. Non abbiamo il potere di farci preferire dai corrotti che hanno le leve in mano e non lo vogliamo. 
Noi siamo Sampdoria. Orgoglio e onestà.
Tutti oggi parlano di Sampdoria. Anche i giornalisti (rai e mediaset) che per anni ci hanno offeso, vilipeso, ignorato, ricoperto di merd@. 
Anche le squadre che per anni ci hanno derubato.
Questo sistema di cacc@ che ci ha ostacolato in ogni modo, sempre. Ha provato a fermarci, sempre.
Finitela, siete indegni. 
Non è QUEL che abbiamo vinto (7 trofei, e almeno altri 4-5 SCIPPATI dai corrotti). E’ COME ABBIAMO VINTO. E’ COME abbiamo giocato. E’ COME ERAVAMO E COME SIAMO.
Quel gruppo era un gruppo di UOMINI VERI. Che hanno vinto contro tutto e tutti.
Erano uomini, non merdacc3.
Mantovani era un uomo onesto, di grandi valori. Sceglieva uomini, non calciatori. Ha provato a vincere come voleva lui, da persone vere. Gli hanno messo i bastoni fra le ruote, tutti, anche Genova! E ci è riuscito, anche se ci ha messo tanto. Per un decennio abbiamo imperversato, senza mai abdicare ai nostri valori. 
Il punto è questo.
Avere coppe in bacheca fa piacere, e adesso ce le abbiamo (nel 1984 erano ZERO, a parte i Viareggio).
Ma non fa la differenza. 
Sono importanti perché vinte contro tutti e tutto e coi nostri valori, nel nostro modo. Solo per questo.
Ma essere Samp è ben altro. 
Me ne frego dei vostri soldi, dei vostri affari, dei vostri scudetti e coppe. 
Noi giochiamo per divertirci e divertire, col cuore. 
Per far felice un bambino. 
Per tenere alto il nome di Genova.
Adesso abbiamo persone indegne che ci stanno uccidendo, e non tutti i calciatori sono uomini. Non importa.
Non ucciderete mai un sogno.
Quei quattro colori sono tutto.
Non sporcherete mai una cosa pulita.
Andate all’infern0! 

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venerdì 6 gennaio 2023

Sempre noi stessi

Per dieci anni abbiamo fatto finali su finali, In Italia e in Europa, e vinto sette trofei, sfiorandone parecchi altri (a volte sfumati per ragioni che col campo hanno poco a che fare). Abbiamo avuto un Presidente che mai nessuno ha avuto e avrà, un uomo che ha insegnato cosa è sport a migliaia di tifosi. Abbiamo vinto molto in Italia, e giocato anni e anni e alla grande in Europa, arrivando a pochi minuti dalla coppa più ambita.
Eppure nessuno ci odia nel mondo, perché sapevamo vincere.
E sapevamo vincere perché abbiamo sempre saputo perdere.
Arroganza e antisportività non ci hanno mai conosciuto.
Giocavamo col cuore, senza voler umiliare nessuno, anche quando avremmo potuto (abbiamo vinto un torneo pieno zeppo di squadroni e contro campioni incredibili, forse non ve lo ricordate... e abbiamo dominato una Coppa Campioni vecchia formula, quella veramente difficile, non la Coppa annacquata di oggi).
Perché noi non abbiamo vinto nulla per quarant’anni, pur giocando quasi sempre nella massima serie. E dopo aver imperversato per un decennio, siamo tornati a vincere meno o nulla. Ma mai nulla “è cambiato nell’intimo nostro”. Ecco perché siamo sempre quelli, uguali nella buona e nella cattiva sorte, sempre quelli, i magnifici sognatori blucerchiati. Viviamo di passioni e di sogni. Ci piace vincere, ma davvero non è mai stata per noi “l’unica cosa che conta”, secondo una nota e tristissima frase. Conta ben altro per noi, contava prima dei trofei, quando la bacheca era vuota, e conta adesso che qualche coppetta la possiamo mostrare.
#Samp 

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lunedì 2 gennaio 2023

Sulla lealtà

 

 
Penso che abbia ragione il mio amico social Alessandro Sottili. La lealtà è alla base di tutto, senza non vi può essere un rapporto umano decente.
Lealtà non vuol dire prendere sempre la decisione oggettivamente migliore per un altro da noi: a volte la vita pone davanti a scelte (a volte? sempre) e noi dobbiamo cercare di fare i nostri interessi, ma lealmente: è questo il discrimine. Se a volte capita che la vita ci porta a danneggiare senza volere qualcuno, non è mancanza di lealtà, e comunque possiamo provare sempre a compensare in qualche modo la situazione che si è venuta a creare nostro magrado. Abbiamo la possibilità di agire nel modo giusto, sempre.
L'uomo leale è trasparente, coerente, lucido, giusto ed equilibrato. Ha sani valori e ad essi uniforma la sua vita. Non si volta dall'altra parte, non abdica ai suoi valori se in certe occasioni conviene farlo, ma non è neppure maniacale.
Lealtà non è nemmeno onestà intesa in senso integralista: se un bar di Padova mi dà 10 cent in più di resto e io me ne accorgo quando ho già fatto 50 km verso casa, non torno per restituirli. Lo farò se passo da Padova di tanto in tanto, altrimenti non importa. Occorre saper interpretare le parole dando loro il giusto significato. La forma è importantissima, ma la sostanza non deve mai mancare, perché la sostanza senza forma squalifica lo stile con cui fai le cose e a volte avvelena i cuori ("lo stile è l'impronta di ciò che si è su ciò che si fa"), ma la forma senza sostanza non è nulla, è un inutile guscio vuoto.
Lealtà vuol dire non voler mai fregare nessuno. Trattare gli altri da esseri umani, anche quando non lo meritano. Aiutare chi ha bisogno di aiuto, e non perché gli dobbiamo qualcosa o perché un giorno potremmo essere nei guai noi: (do ut des) le ragioni che ci ispirano devono essere ben più elevate, per dare luminosità e spontaneità alla nostra condotta, per far brillare di eterno quel che facciamo ogni giorno.
Non ci si deve far corrompere da questo mondo lurido. Uscirne sempre puliti e, come dicevano i nostri nonni, a posto con la coscienza. Non è religione: noi sappiamo perfettamente, dentro di noi, cosa è bene e cosa è male, senza dover piegare le nostre esistenze a dogmi stupidi, a volte inumani e inventati di sana pianta da mistificatori.
Sono valori che non dipendono da un dio o da un'origine geografica, sono valori che discendono dal fatto di appartenere a una stessa specie. Il bene non è un'esclusiva religiosa, il bene è universale. Il buonismo non esiste, è la definizione di bene data da chi è cattivo ed egoista.
La persona leale agisce con chiarezza e franchezza. Si comporta con onore (non certo inteso patriottico fascista), non si abbassa mai alla menzogna o al tradimento, al raggiro, alla truffa emotiva; non finge. Anche qui occorre misura: a volte essere leali può comportare il dover dire una bugia bianca, ma queste bugie sono ben altra cosa dalle menzogne di cui sopra.
La persona leale si mette nei panni degli altri, è empatica e si ispira a correttezza.
Da una persona leale non ti aspetti vantaggi, benefici o autolesionismi, ma correttezza e pulizia.
La lealtà oggi è un valore non più in auge. Poco considerata, poco praticata, spesso scambiata per ingenuità o incapacità di muoversi nel mondo moderno.
Siate leali, sarete esseri umani degni di definirsi tali.
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(img: Linda's favorite on Pinterest)
 
 
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venerdì 30 dicembre 2022

Poco amici


Alcune persone (amici, sebbene su questo termine grande sia la confusione sotto il cielo) vorrei vederle/sentirle di più.
Pochi, eh: non sono uno da grandi folle.
Anche solo sentirle, maggiore condivisione dei fatti del giorno, dei fatti della vita.
Maggiore complicità sulle piccole e futili cose, maggior gusto nel condividere le facezie.
E invece non accade.
Perché?
Proviamo a spiegarlo.
(Siete ancora in tempo a passare ad altro, so che su rete 4 danno una cosa buona, approfittatene, non accade dal 1989)
—-
1.
Intendono il matrimonio (o il fidanzamento) in un modo che reputo profondamente errato. Errato alla radice. E, tranne alcune eccezioni, fonte di possibili guai. Sposarsi non vuol dire buttare nel cesso tutte le amicizie, femminili e maschili, fin lì maturate. Se uno rinuncia a vedere amici, ad avere interessi anche solo suoi senza il coniuge, a uscire da solo qualche volta, pone le basi per il fallimento del rapporto (non sempre, spesso). Sposarsi non è annullarsi nell’altro. Quanto alla gelosia, è una patologia ed è comica. La gelosia non ha mai impedito nessun tradimento e nessuna rottura, anzi: se fa qualcosa, è per incentivarla. Io sono troppo arrogante e presuntuoso in amore per essere geloso, mai stato.
Intendere il matrimonio in questo modo vuol dire seccare un’amicizia. Continuerà parzialmente, forse e non sempre, come amicizia fra famiglie, ma il rapporto originario è andato e soprattutto questa è una forzatura insensata.
Nel mio matrimonio (una figura che andrebbe studiata da eminenti studiosi, ma proprio dai più capaci) non funziona così: ciascuno esce anche per conto suo, con i suoi amici, fin dal primo giorno. E ha, nei limiti, interessi suoi (dico nei limiti perché io non sono un tipo da cocktail ogni sette giorni). Questo rende il mio matrimonio più forte? Proprio per niente. Semplicemente, fare il contrario è assurdo. Non lo si fa per rafforzare l’unione, semmai lo si fa per non ferirla e per non fare una vera assurdità.

2.
Sono persone deluse da precedenti esperienze e non più trentenni, quindi spesso sono caute e bloccate. Non vogliono muoversi dalla posizione che occupano sullo scacchiere, non un solo passo in avanti. Rifiutano possibili evoluzioni del rapporto a priori. E’ comprensibile? In parte. E’ snervante? Moltissimo. Fa stare male chi subisce questa tattica insensata e ingiusta proprio perché generalizzata e aprioristica.

3.
Non hanno piacere a frequentarmi e/o ad approfondire il rapporto esistente.
Certo che esiste questa ragione, non posso non considerarla. 
Ragazzi, esiste anche chi mi schifa, occorre prendere atto di questa insensatezza!
Mi chiedo perché, allora, continuino a essermi amici. Abitudine? Interesse? Pietà? Non saprei.

Comunque, fosse solo la spiegazione 3 ad essere quella giusta, me ne farei una ragione in due decimi di secondo: non tutti possono avere gusti ottimi. Ma così non è...

—-
Sull’amicizia aggiungo una cosa, già accennata altre volte. I miei fedeli lettori se la ricorderanno; a proposito, saluto quei cinque.
A 55 anni ho deciso (da alcuni anni) che non ho intenzione di farmi nuovi amici. La ragione? Tante, una non è dissimile dalla numero 2. Eh, ma allora, direte voi, ci caschi pure tu! Non proprio. Io non ho intezione di farmi nuovi amici, mentre il discorso affrontato in questo perdibile post riguarda chi è già mio amico o conoscente: questi rapporti non li disconosco e ne accetto qualsiasi eoluzione o involuzione. E’ partire invece dal presupposto che un rapporto deve finire causa matrimonio o non può evolvere in nessun caso che mi ferisce e disturba. Se un rapporto esiste, io non pongo limiti. 
Tornano a me e a questa postilla (anche se non scritta a mano come le postille), in futuro io potrò rovinare amicizie esistenti, farle evolvere o far crescere una conoscenza allo stadio di amicizia, ma basta nuovi amici, grazie, e basta nuovi amori: al massimo, sesso senza sentimenti che non siano quelli di pace e fratellanza universali. Ho già dato.
—-

Resta quel che ho detto. Sono vittima di questo blocco che impedisce qualunque movimento a rapporti che potrebbero e dovrebbero crescere o disfarsi liberamente. 

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martedì 27 dicembre 2022

Fili spezzati e spazzati via dal vento


Ci sono persone che sento meno o non sento più.
Perché? Non saprei dire. Ma generalmente non perché lo voglio io. Accade perché io dopo un po’ non insisto, non sono invadente. E perché gli altri ti dimenticano, quando hanno un nuovo amore o un lavoro interessante. Vorrei sentirle ancora, vederle, ma non mi impongo mai. Non perché mi sottostimi, anzi: mi stimo assai. Ma, come si dice, de gustibus. E poi alcuni ti usano quindi è normale che se non servi più tu venga riposto nell’armadio.
Poi le cose cambiano, magari son di nuovo sole, o attraversano periodi bui. 
Ma io non mi faccio vivo, anche se sinceramente vorrei: non voglio dare l’impressione di pasteggiare coi cadaveri dopo aver volteggiato a lungo intorno a loro nel cielo.
Se per caso ci si risente, noto un tono che non mi piace, o discorsi falsi, scuse stupide.
E così, senza un vero motivo (che non sia lo scarso attaccamento altrui, e la vacuità delle anime) finisce qualcosa che era nato e che prometteva meglio.
Del resto è difficile sotto questo cielo imbattersi in qualcosa di autentico, capace di sfidare la morte. Non ho detto vincerla, ho detto sfidarla. 


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domenica 25 dicembre 2022

Servili auguri di un Natale veloce


Potrei augurarvi un felice Natale, ma la felicità non esiste, un vero peccato.
Il Natale, invece, sì.
Fatevene una ragione.
Non litigate coi parenti, fate finta che abbiano qualche problema: chi litigherebbe con uno che ha problemi? Il vostro problema, invece, sono loro.
Non litigate con la moglie o col marito, il giorno di Natale deve essere diverso dagli altri.
Sbronzatevi, dopo due bicchieri il mondo è bello, dopo quattro un Paradiso, dopo sei state attenti a non battere la testa sullla ceramica del cesso.
Mangiate come se non ci fosse un domani. Che, fra l’altro, per molti non ci sarà (mettete le mani sul tavolo, non sta bene toccarsi il 25 dicembre).
Scartate i regali e ringraziate tutti, anche quello che vi ha regalato la cintura numero 97. Lo sapete che le cinture sono anche sex toy di indubbio pregio? Diversificate. Seguitemi per altri consigli su esperienze sessuali non convenzionali.
Non riciclate i regali, per errore, alla stessa persona che ve li ha fatti. Non fatelo nemmeno apposta. A Natale siamo tutti più buoni, quindi siamo m3rdacce light.
Dopo il terzo bicchiere non mandate assolutamente messaggi alle vostre e ai vostri ex. Dopo il quarto a nessuno.
Dite a nonna che la pasta è scotta e salatissima, giusto per farla preoccupare.
Prima di scuotere il panettone nel sacchetto con lo zucchero a velo, assicuratevi che il sacchetto sia integro...
Un pensiero di vicinanza agli amanti, i veri reietti dei giorni di festa. 
Non fate sesso a Natale ché Gesù vi vede e ci resta male. No, nemmeno i siti porno.
Forza e coraggio, tramonterà anche oggi, il sole.

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mercoledì 21 dicembre 2022

Poverini, si devono riposare

Sono contrario alla tattica di non dare compiti per le vacanze di Natale.
Si devono assegnare alcuni compiti, senza esagerare.
Ogni giorno feriale deve avere il suo compito. Il lavoro dello studente è studiare, imparare.
Il lavoro di noi tutti, a ben vedere.
E poi non è che durante l’anno in primaria e secondaria li amm@zzin0 di compiti, eh...
Del resto, sono contrario al 90% di come è organizzata la scuola degli ultimi decenni.
Oggi non si danno i voti per non traumatizzare, ma i giudizi. Un giudizio tu lo leggi e alla fine spesso non capisci se hai in casa Einstein o un somaro, Gandhi o un terrorista. Il voto è il voto, quello è: la matematica è precisa. L’ideale sarebbe dare i voti (che fanno media) e poi alla fine esprimere un giudizio.
So bene che se prendi 3 in matematica non vuol dire che come persona vali 3. Vuol dire che in quel compito hai fatto schifo e questo schifo è quantificabile con un 3/10. Non ci vedo nulla di male. Con un 9 al prossimo step ti porti sul 6.
Nei campionati giovanili di calcio non si rende nota la classifica, per non traumatizzare. Non è per senso dello sport, attenzione, perché poi fan giocare i migliori, per vincere, e non tutti... E’ per idi0zia.
Sono contrario a tutto questo.
Si cresce sempre per salti, cesure, shock. Senza difficoltà, curve strette, giudizi, delusioni, piccoli traumi non si cresce.
Ecco perché poi ci ritroviamo circondati da adulti solo di nome. 

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venerdì 16 dicembre 2022

Puf


Ragazzi, quando uno muore, puf. Muore.
Non insegna nulla agli angeli, non continua “lassù” a fare quello che gli piaceva fare quaggiù, non passa “a miglior vita” (se è migliore perché ci disperiamo e non la vogliamo?), non è “finalmente in pace”, non ha “smesso di soffrire”, perché non è: ecco perché non soffre.
Non ci aspetta. Non lo rivedremo. Non ci protegge. Non ci guida. Non sa quel che facciamo.
Puf.
Non esiste più e, tranne che nello spesso labile ricordo di pochissimi, è come se non fosse mai esistito, specialmente se non ha lasciato un libro, una canzone, un ponte: ma anche lì, poi... 
E’ la triste realtà.
Il resto è sogno. Lo ammetto, indispensabile per tirare avanti.
Però ogni tanto va detto che son tutte balle.
Se stasera crepo, fra di voi cinque si ricorderanno di me fra due anni. Poi basta. Nella vita solo reale (quella cosa che ci disturba mentre usiamo i social) forse altri cinque, forse per più anni, ma sempre meno. E morti loro, di me non resterà nemmeno un’ombra.
Se volete che vi distrugga altri sogni, scrivete in privato. Prezzi modici. Insoddisfatti o rimborsati. 
—-

Siamo niente, proprio niente,  ed è il Caso a sbatterci di qua e di là. Nostro compito è cercare di dare un senso a quel che un senso non ha. Perché? Perché l’uomo di questo ha bisogno, come la pianta di sole e acqua. Aiutare gli altri è già un senso. Nelle piccole cose. Anche con una parola. Un altro è respirare a pieni polmoni, leggere un libro, bere tutto d’un fiato un bicchiere d’acqua fresca, riordinare i vecchi documenti, giocare, pensare. Realizzare qualcosa che ci sopravviva un pochino, se ci riusciamo. Instradare un figlio, senza dirgli queste cose. Non avere la capacità di appoggiarsi a sostegni come quello religioso è un difetto, alla fine. Un tremendo difetto che mi rende inadeguato a questa vita. Ma così è.

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Miha




“...grazie infine alla città di Genova, che ancora una volta mi ha accolto come se fossi nato qui. (...) Tornerò nel “mio” stadio e non sarò mai un avversario, perché Genova resterà sempre un po’ casa mia.”
(Mihajlovic, 2015)
——-
Personaggio non facile, non solo luci, anche ombre, inutile negarle, ma alcune luci davvero accecanti. Rapporto con noi mai lineare, sempre controverso, fin dalla prima esperienza come calciatore. Non gli perdono alcune cose, non avrebbe senso dimenticarle adesso, ma è stato grande, quando ha vestito i nostri colori, sia in campo che a bordo campo, come sportivo e come uomo. E’ vero, ci siamo sentiti traditi (io due volte), e non abbiamo tutti i torti. Tuttavia ha anche onorato eccome la maglia. Come uomo di sport lascia un grande ricordo e alcuni insegnamenti non banali. Gli va riconosciuta una grande forza, un notevole coraggio e ovviamente un indiscutibile talento. Forse incostante nel lungo periodo, ma mai cattivo o disonesto. Come si può volergli male? E’ stato davvero uno di noi. Al di là della carriera in blucerchiato, è ovvio che non meritasse una fine simile, perché non la merita quasi nessuno, e perché di certo non la meritava lui: sono le bestialità di questa vita a cui gli illusi si ostinano a voler dare un senso posticcio che stride di continuo. Aveva molti valori positivi, lascia parecchie cose. Non lo conoscevo di persona, ma penso che fosse grande anche come uomo di famiglia. Quelle poche ombre di cui dicevo stonano eccome se penso alla sua faccia, una faccia, devo dire, da buono: l’ho sempre pensato, nonostante tutto. Non lo dimenticheremo.

(Img: www parlando di sport punto it) 

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sabato 10 dicembre 2022

Cronache di giornate di difficile classificazione


Ultimi mesi piuttosto strani. Credeteci se ve lo dico. Desolati e desolanti. 
Senza prospettive? Se guardiamo agli aspetti pratici, in effetti la situazione è tutt’altro che rassicurante. Sotto una patina di apparente normalità e continuità, cova la cenere di un incendio che non si giurerebbe spento.

Ma vi sono anche altri aspetti (poco pratici, certo, non so se meno importanti) che manco a farlo apposta complicano il quadro proprio in questa fase troppo quieta e facendola schizofrenica ne rendono gravosa la lettura a chi sta all’esterno e magari intuisce, subodora, annusa, ma non capisce del tutto. Mi scuso se non è facile leggere il libro di questi miei ultimi mesi, fatico anche io a gestirli e a capirli  (Murakami ha semmpre ammesso di non capire lui stesso il senso di alcune righe scritte ne ”L’Uccello che girava le viti del mondo”).

Orari sempre più bizzarri, giornate lunghissime e perse nel nulla dei minuti che si trascinano a stento, oppure tirate via di fretta in cose magari senza costrutto ma che ti prendono e ti portano via per un po’.
Sere a far notte, notte a far cose, mattine a dormire, pranzi saltati, cene luculliane, pomeriggi banali o clamorosamente bizzarri e inaspettati, avventure che non avresti detto.
Futuro in stand by e orizzonti neri ma anche, quindi, per altri versi secondari, mesi di gran movimento e stranezze. 
Cose fatte di rado e comunque anni e anni fa. Boh.

Vediamo che piega prende ‘sta roba. Io ho le mani sul volante, ma lasche. Sto a vedere, mica controllo tutto. Monitoro e se è il caso ci do dentro, in senso metaforico e metà letterale...
Sempre nel rispetto di quel che è stato stabilito secondo le sacre regole, perché forse sono assurdo, pieno di segreti, imprevedibile, inclassificabile, clandestino ma non bastardo: occorre sapere cosa c’è dietro per giudicare le cose che apparantemente definiresti imperdonabili: magari sono solo al peperoncino, e che peperoncino, ma tecnicamente “regolari”. Gli accordi non sono pubblici, non tutti... Sacre regole corrette.
Del resto, voi non potete saperlo, ma qualcosa occorreva fare, qualche decisione prendere, qualche porta aprire. Poi, certo, a volte non sai cosa entrerà, da quella porta...

—-
—-
Un grazie a chi mi legge. Non allevia la deriva, ma si fa sentire.
—-
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Img: Hopper, Second Story Sunlight, 1960. 

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venerdì 9 dicembre 2022

Votatemi, allocchi!


Fino a 60 non prendo bancomat.
Sopra i 60 non accetto avances, ma già rido sopra i 40.
Minimo a 60 in centro, ma solo quando sto messaggiando, altrimenti di più ché io non ho tempo da perdere, lavoro e do lavoro.
Bl@ck Friday, costava 60, metto 89 euro barrato e prezzo speciale 60!
Nemmeno 60 centesimi al barbone sul cartone, io lavoro per vivere, troppo facile campare facendo la carità!
Tu lavori per me 60 minuti, te ne pago 50, e poco. E se non ti sta bene, ciccia, tanto ad agosto ti levano pure il reddito del divano.
Oltre i 60 toglierei il diritto di voto, specie a chi sta al sud.
Sono un pezzente sociale, una fecci@ bipede, una merd@ccinA di omino. 
Se mi candido, so che mi voterete in massa. 

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domenica 4 dicembre 2022

Questo non amore a cui però tengo moltissimo




Io ti sto pensando ma tu non lo sai.
Una persona non sa quanto e quando la pensiamo. E se la pensiamo.
Se fosse vero il contrario, molti rapporti sarebbero più chiari, è vero, ma alla fine non potremmo vivere, davvero non potremmo.

Io adesso ti sto pensando. Se fossi lì, ti guarderei negli occhi. 
Senza dire nulla, sarebbe davvero superfluo dir qualcosa.
Potrei guardarti a lungo.
Ma non sono lì. E tu non mi vorresti di certo lì, e adesso poi!
Ti penso tanto, intensamente. 
Sono lì, ma tu non lo sai.
Mi sembra di non poter vivere senza di te, eppure lo sto facendo da più di mezzo secolo. Mi sembra che tu sia il mio stesso respiro.
Finisco per immaginarti come non sei.
Ti immagino come vorrei che tu fossi, come mi pare che tu sia.
Se ci frequentassimo di più, la costruzione mia di te franerebbe in poco tempo.

Alla fine è proprio vero che gli amori più grandi e più puri sono quelli non corrisposti o contrastati.

Tu, che mi stai leggendo, ti chiedi di chi io stia parlando. Se non mi conosci, sei curiosa, ma sai di non poter essere tu. Se mi conosci, può venirti il dubbio: è naturale.

Tu stasera nemmeno stai pensando a me. Nemmeno ti piaccio, probabilmente. Magari neppure mi stimi, figurarti desiderami. 
Se solo io facessi un passo verso di te, rovinerei tutto. 
Rovinerei questo non amore, a cui tengo però moltissimo.
Per non rovinarlo, non lo concretizzo.
Per non rovinarlo, non lo faccio crescere. Lo tengo in gabbia; ben nutrito, però.
E’ una forma di autodifesa.
E’ la scelta disperata di chi disperatamente ama. Da solo, ma ama.
Per non perderti per sempre, non cerco di averti fra le mie braccia; mi accontento di pensarti, di sognarti, di vederti ogni tanto, magari di sfuggita, magari dall’alto, o nell’ombra di un platano morente. Ti vedo vivere. A volte ascolto la tua voce. Vorrei che fossi la mia vita, ma vederti vivere, anche senza di me, è per me davvero vitale. Disperante, ma vitale. Mi consuma, ma non mi uccide. Mi tiene in vita quel tanto per non morire. Ti vorrei ma non voglio perdere questo sogno di averti: è poca cosa, forse, ma per chi non ti ha e ti vuole, fortissimamente vuole, è tutto, lo capisci?
Per non perdere il diritto di sognare di averti, non cerco di averti.

Mi sono ridotto a pensare che in un’altra vita sarà diverso, ma è un’illusione: perché dovrebbe essere diverso?
Cosa cerco io in te, cosa vedo io in te? Che forse nemmeno c’è?
Forse vedo qualcosa che c’è, che io farei venir fuori, ma che tu non senti e non hai, o non vuoi.
Mi illudo che se tu mi conoscessi finiresti per abbandonarti a me, ma so bene che sono fantasie. Sono le costruzioni immaginifiche e fragilissime di chi sogna ad occhi aperti. Ma è così bello immaginare che ad un certo punto mi abbracceresti, uno di quegli abbracci che vogliono dire che non mi lascerai mai più adesso che mi hai trovato.

In questo momento probabilmente stai lavando i piatti o, più probabilmente, c’è chi lo sta facendo per te, perché sei un po’ scansafatiche, lo intuisco.
So molto di te, per non frequentarti: so poco, dice il mio cervello. Non sai niente, urla il mio cuore!
Cosa potrei fare per accender dentro di te un qualche interesse verso di me? Per farti incendiare selvaggiamente? Nulla, lo so, sono cose che non nascono a comando, non seguono logiche. Quanto vorrei che tu non dormissi per me, che tu pensassi solo a me, notte e giorno, che ogni muscolo del tuo corpo ti dolesse perché teso verso di me: quando desideriamo troppo qualcuno, il corpo è sfinito anche se non si muove.

Quella è la tua finestra, è buia. Sei già a letto. 
Non sei nemmeno bellissima. Voglio dire, se ti analizzo freddamente (a volte ci riesco) vedo bene che hai difetti, come tutti. Ma se ti penso mi sembri bellissima. E lo sei, dannatamente.
Forse c’è qualcosa che va al di là del corpo pur desiderabile che hai, qualcosa che mi lega a te: questo è quel che i sognatori amano pensare, ma si vede bene che è solo vanità.
Non ho mai provato cosa vuol dire stringerti, non so cosa vuol dire sentirti contro di me, poterti stringere con forza, il tuo corpo contro il mio, la mia mano sulla tua nuca, il mio viso nei tuoi capelli, le gambe allacciate. Respiro per sognare di poterlo fare un giorno, anche se potrebbe essere l’inizio della fine di questo non amore bellissimo e letale.

Non hai un carattere facile, lo so. Forse non andremmo d’accordo. Non abbiamo neppure interessi simili, ci piacciono cose presumibilmente diverse. Io non ti attiro, al massimo ti incuriosisco. Apprezzi di me la disponibilità, l’affidabilità, l’utilità: le stesse cose che si chiedono a un’autovettura. Ma non perché sei superficiale: so che sei capace di passioni travolgenti; il fatto è che non mi desideri. Forse basterebbe poco per farti impazzire, o più probabilmente nulla potrebbe riuscirci.

Adesso starai dormendo. Io sto pensando a te.
Chi starà pensando a me in questo momento, senza che io ne abbia contezza? Chissà...
Mi dispiacerebbe che qualcuno lo facesse, so cosa vuol dire, starei male per lei o per lui.
Alla fine gli amori sono solo “momenti tra crudeli allontanamenti”.

—-
—-
—-
(Img: Sara Noemi Rodrigues su Pinterest) 

——


——
*MESIVERSARI*
(So che volete sapere come si sviluppa la storia. Vorrei saperlo anch’io.)

“A cosa stai pensando?” mi chiede in ogni momento questo social frequentato da ultraquarantenni e gestito da nerd cresciuti male.
E me lo chiede anche stasera.

Sto pensando a lei, naturale.
Lei sta pensando ai cavoli suoi. O forse sta già riposando. O magari sta facendo l’amore.
Mi fa male questo pensiero di lei che si dà a un altro?
Anni fa mi avrebbe ferito molto, lo ammetto. Crescendo si cambia. Adesso lo prendo come un evento inevitabile, pari al fatto che non mi chiama mai e a malapena si ricorda di me se qualcosa o qualcuno non le riporta alla mente la mia persona. Certo, se ci penso vorrei essere io là, adesso. Ma mi chiedo anche: davvero lo vorresti? Sì, ma vorrei molto di più, vorrei qualcosa che, ahimè, temo non esista. Ecco la radice del mio dramma, forse, più che l’immagine (disturbante) del suo corpo che cerca di toccare con l’anima quella del corpo di un altro. Due corpi lievemente sudati che si affannano per diventare uno. Le sue braccia, sottili e lunghe, nervose e scattanti, le sue mani, affusolate, adesso stanno facendo venire i brividi a un altro: non è giusto. Ma cosa, esattamente, è giusto, quaggiù? 
(Ha due avambracci e due mani che toccherei per ore).

Io sto pensando a lei, dicevamo.
Lei sta pensando a tutto, a tutti, tranne che a me.
Lei fra poco urlerà e nella sua mente ci sarà tutto quello che può starci, tranne me.
Se io morissi lei sarebbe triste? Certamente sì.
So che si dispererebbe per la morte di un criceto o di un cane. Penso che la mia la oscurerebbe un po’. Ma giusto perché quando bussa vicino a te, la morte ti ricorda implicitamente che potrebbe toccare presto a te: è questo che ci inquieta quando muore una persona che non amiamo ma che conosciamo o che abita vicino a noi o che lavora con noi.
Non voglio dire che è insensibile. Affatto. 
Semplicemente, io non esisto più di tanto nel suo cielo.

E’ questo che rende la mia vicenda tragica, quindi vendibile.
Fossimo mano nella mano a festeggiare mesiversari saremmo da vomito istantaneo.
Questo non amore è più forte di mille amori.
Vorrei tanto che diventasse un amore, temo follemente che possa diventarlo: quindi soffrirò in eterno.

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A chi dai del lei, rossa?





Raga, cosa vi perdete per colpa del Marchino di Faccialibro che butta i miei post in fondo al feed! Vi compatisco. Testi così li scrivo solo io (per fortuna).
——
*A CHI DAI DEL LEI, ROSSA?*
o: “Avventura al negozio di soap” o ancora “Dammi quindici minuti, baby, o anche meno...”
——

Alla commessa rossa 
-uhuhuhuhu: capello lungo, lungo ma lungo, dico! e liscio come le scale più scivolose mai fatte in vita mia e rosso, ma rosso! accecante rosso naturale come il peggior peccato mortale che ti possa venire in mente di poter fare in un lurido motel americano, su quei coprilettini che he hanno visto di ogni, e poi giovane giovane, ma giovane come un filo d’erba sottile e arrogante e tutto dritto che ieri non c’era, occhi chiari e limpidi come un lago a duemila metri che ti ci perdi senza speranza pure se hai tre gps batteria a 100%-
che ti dà del lei e del lei e del lei anche se tu fai il friendly e l’easy e il ggiovane e insiste e insiste, che devi fare? Che devi fare, |ddd|OSantis*imo?

Per carità: cortese, preparata, collaborativa, misurata, pure carina. Mi ha aiutato, mi ha fatto stare bene, è stata perfetta come un’alba con l’alert di un bonifico a cinque zeri, è stata magica, mi ha graffiato l’anima con un ferro rovente e io ho goduto, ma quel lei, maled3ttis*imo lei!
Ma il lei lo dai a tuo nonno, capito?
Ma chi ti credi di essere? Anvedi questa.
Non te l’hanno insegnato il rispetto? 
Non lo senti il testosterone che batte? Coi tuoi cinque sensi più uno di femmina sinuosa da gara internazionale non avverti nell’aria quest’aria di maschitudine che uccide i passerotti a decine? Con quel corpo che ha più curve della strada per Castelnuovo Garfagnana (e più pericolose), con quel jeans che ti pare cucito addosso da un sarto ninfomane, con quelle mani da bambolina Mattel, non senti che il cielo della tua innocenza si sta oscurando di fronte a un cumulonembo di puro e duro dominio mascolino?

Il lei lo dai alla casa di riposo… Lo dai al carabiniere, al vecchiarello sulla panchina, alla megera del quarto piano che si dice faccia il voodoo, non lo dai a me che son qui davanti a te, che ti sto bevendo con gli occhi a grandissimi sorsi e che sempre con questi due occhi che ancora non si sono del tutto ripresi da quello choc anafilattico che sei ti sto facendo la radiografia e l’ecografia nello stesso tempo e senza passare dal Cup, mentre ti chiedo di una saponetta e che anche se ho trenta chili di troppo e vent’anni di più son sempre una roba da paura che potrebbe cambiarti completamente il meteo con un solo gesto!
Dammi quindici minuti, anche meno, baby, anche meno, e ti riporto com’è vero iddio al tu naturale, altro che lei, tipo che dopo mi parli come fossi tuo fratello, anzi: la tua strAm@ledett^ss^ma amica del cuore!
—-
Ps: scusate, ho l’ormone in libera uscita, ma domani torna al pezzo (forse). E’ che quando vedo certe meraviglie della natura aggirarsi leggiadre tra corsie e scaffali il neurone mi cresce e cresce e pure tanto, tutto qua: ma è un fenomeno naturale, l’ho sentito dire anche a superquark. Cresce ma poi torna all’ovile, a volte fischiettando, altre volte sm@doNN@ndO!
—-
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(Img: Mikasa su Pinterest) 

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giovedì 1 dicembre 2022

Le bugie crescono e ti chiudono in trappola

https://corrieredelveneto.corriere.it/padova/cronaca/22_novembre_30/bugia-laurea-morte-auto-papa-riccardo-si-sentito-trappola-io-non-l-ho-capito-29bcf368-70c2-11ed-9e68-121e09a4cd6e.shtml?fbclid=IwAR2us-EGas6UDVwG6Ob4J9liL3kKPRnYreFN0PWwr-x_a2igj2s7-D3lET8 



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mercoledì 30 novembre 2022

Il tempo

I giorni passano veloci, i mesi, gli anni. Le ricorrenze sono diaboliche: eccola che arriva e ti colpisce sulla nuca, e subito capisci con certezza che è già trascorso un anno da quando hai fatto quella determinata cosa, e davvero ti sembravano pochi mesi. Questa certezza ti sgomenta: ti dà subito la distanza tra due punti fermi, un anno: passato con una così incredibile velocità da sembrare un inganno. Invece è tutto vero, l’inganno...

Il tempo è una nostra invenzione, siamo noi ad avergli dato il potere di misurare e regolare la nostra esistenza. Ma, al di là di tutto, la nostra presenza terrena è più rapida di un lampo, nella notte infinita dell’Universo. 

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martedì 29 novembre 2022

Giuseppe Conte su Ischia: una risposta agli “sciacalli”.

Dediato agli sciacalli: il noto politicante filoarabo, la nota deturpatrice di Costituzioni sua sodale, e molti giornaloni servi e spargifango.


https://www.facebook.com/GiuseppeConte64/videos/801748660926555/

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domenica 27 novembre 2022

Pensierini della sera

So che non accadrà. Aspetto una misura di questo governo di destra fascista che non sia una o tutte queste cose: incostituzionale, inutile, vergognosa, anti poveri, a favore dell’illegalità, una merd@.


La Santanchè ha ceduto le quote al suo compagno. Ora siamo a posto, non vi è più conflitto di interessi.


Siamo stati l’ultimo Paese a introdurlo e il primo a toglierlo, in Europa (Grecia a parte). Chi è al governo modifica leggi che non conosce. Non studiano i dossier. Si basano sulla tv. Sono incapaci e inadeguati, prima che mediocri e fascisti. Auguro il male a chi si accanisce contro chi ha poco o nulla e lecca il deretano a chi tanto o tantissimo. #RdC


Se scrivessi queste cose su FacciaLibro beccherei altri giorni di stop: ho augurato il male a chi demolisce vite umane, ohibò, e forte dei suoi 13mila euro al mese ne leva 200-500 a chi nulla ha: non si fa! E ho scritto merd@! E deretano! Ehi, mi devo essere distratto, volevo dire kulo.


Confermo, non guarderò un secondo di questo Mondiale. Sì, lo so, è un Mondiale nato da una mega corruzione, giocato assurdamente d’inverno, in un Paese che nega i più banali diritti civili, e non c’è l’Italia. Ma la mia ragione è un’altra: da anni, ormai questo calcio, rovinato da corrotti, farabutti, bastardi e dal denaro, non è più uno sport, ma un pozzo di sterco maleodorante.


Ciao Marchino boss di FacciaLibro, Uozapp, Messengé e Instagramme, (non) mi manchi troppo: e quel poco è solo abitudine, una malattia fastidiosa dell’essere umano. 

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sabato 26 novembre 2022

E’ in pericolo un nostro diritto fondamentale

La cittadina che, vedendo Renzi dialogare con un personaggio con la scorta nel parcheggio di un autogrill, filmò l’incontro e lo mandò a Report, che fatte le dovute e sacrosante verifiche lo mandò in onda, rischia il processo. Si tratta di una decisione vergognosa di alcuni pm che interpretano in maniera ridicola (e sbagliata) una modifica del codice penale mostruosa voluta anni fa dal governo Gentiloni (un capolavoro di governo, appoggiato da Renzi). Sarebbe una decisione contraria al diritto di cronaca e a diversi trattati europei sui diritti dell’uomo. Su Renzi non dico nulla, è noto cosa io pensi di lui: il peggio, da sempre. Se pensano di intimidire i cittadini, che così ci penseranno due volte prima di informare i media su fatti di pubblica rilevanza (ancora Renzi non ha detto cosa si dissero in quell’incontro, fra l’altro) si illudono: non tutti si impauriscono. Io, in quelle circostanze, farei anche domani quello che quell’insegnante ha fatto.

I giornalisti tacciono, da bravi conigli. Sono così idioti che non capiscono che ne va della libertà di tutti, la loro a informare, la nostra a sapere le cose. Ovviamente vi sono eccezioni: il Fatto ha dato la giusta importanza a questa notizia abnorme, Lillo ha scritto un pezzo fondamentale, Ranucci ha detto parole chiare.


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L’ ottusità mi innervosisce

La censura di FacciaLibro (inefficiente al limite del ridicolo, ma Marchino ha il braccino corto) mi ha di nuovo colpito e sebbene sia per pochissimi giorni la cosa mi sta innervosendo. Non sopporto l’ottusità di chi fattura milioni su milioni e poi ti blocca perché non capisce quello che hai scritto. Quanto alla possibilità di fare ricorso, è solo teorica: accettate sempre il loro verdetto, eviterete di perdere tempo, è come dialogare con un sasso poco istruito.


Questa volta avrei scritto un contenuto che istiga alla violenza.

Commentavo la notizia secondo cui abili truffatori ti chiamano al telefono, stanno zitti, tu rispondi Sì? (Oppure ti chiedono: lei è Paolo Rossi, tu rispondi Sì) e buttano giù, per poi usare questa tuo Sì registrato per farti in pratica sottoscrivere un contratto tramite accettazione telefonica.

Ho scritto che un tizio che fa una roba come questa andrebbe preso e gli andrebbe sbattuta la testa contro un muro fin quando il muro non si danneggia. Poi ho anche argomentato affermando che servirebbero pene maggiori di quelle attuali etc. Che FacciaLibro si sia preoccupato per i possibili danni al muro di terzi?

Del resto, ho aggiunto, puoi mettere sotto uno sulle strisce per distrazione, ma una roba così non la fai per distrazione: la progetti.


Non è istigazione alla violenza perché questi truffatori sono ignoti e imprendibili per il truffato, che quindi nemmeno volendo può saggiare la resistenza dei muri odierni. Non dico: dovete picchiare Tal dei Tali, né dico: dovete distruggere i negozi della tal catena (quella sarebbe istigazione). Ma vallo a spiegare ai censori di FacciaLibro che ha un controllo dei contenuti che riflette esattamente la somma che Marchino vi investe: quasi zero. 

Ecco perché le decisioni prese sono 9 volte su 10 ingiuste, surreali, illogiche. Ecco perché i nazisti prosperano, i razzisti gozzovigliano, i vip fanno quello che vogliono e chi, cittadino comune, scrive che certi truffatori meriterebbero una lezione viene messo ai ceppi.  Come chi pubblica una madre che allatta, per dire... la mammella non si deve far vedere!


Scriverò qui, perché a me due giorni bastano per perdere l’abitudine. Poi vedremo. Ma insomma: FacciaLibro è un mezzo come tanti, se Marchino crede di avere un potere si illude, ce l’ha solo sui gonzi. Ripenso ancora alla figura da topi che ha fatto di fronte alle autorità americane. 

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martedì 22 novembre 2022

La censura da carnevale del social FacciaLibro

Il social peggio gestito al mondo (FacciaLibro) mi censura. E non è la prima volta. Tutte le volte avevano in comune le stesse specifiche: ero innocente e i censori hanno commesso una vaccata, magari dando retta a una segnalazione.


La logica è sempre quella: pressapochismo e idiozia, variamente miscelati. Le cause: le infime risorse che Marchino stanzia per un servizio serio di controllo dei contenuti, ammesso che debba esistere... Io sarei per la responsabilità personale: se scrivo qualcosa di poco legale sul muro dell’autogrill la colpa è mia, non dell’autogrill, che al limite può rimuovere la scritta per convenienza ma di certo non può infliggermi pene seduta stante (la giuria è formata dai cuochi e dai barman?) o quant’altro senza passare da un tribunale, né impedirmi l’ingresso nei locali per un mese.


Se gestisci gruppi neonazisti o pubblichi notizie false generalmente la sfanghi. Lo stesso se sei un politico e scrivi bestialità disumane o menzogne sanguinose (Twitter ha chiuso la porta in faccia al golpista pel di carota, ma in genere a un politico l’account non lo levi, più facile scalare l’Everest a mani nude con meteo avverso). O se crei account falsi per orchestrare shitstorm o campagne mediatiche truffaldine. Ma se pubblichi un’opera d’arte con un seno in bella mostra, sei censurato e punito come se avessi cercato di stracciare la Costituzione. Se metti la foto della moglie mentre allatta, sei trattato peggio di un terrorista, ma se pubblichi la foto della moglie che fa lo spogliarello per scherzo hai maggiori probabilità di passarla liscia. Per farla davvero franca, però, devi pubblicare la tua foto e il link ai tuoi filmini osé, allora sei a posto: ricevo richieste di amicizia di profili costruiti così almeno due o tre volte al mese. La stessa cosa se per caso parli di un tizio che si chiama Paolo Negro: questa parola basta per spedirti sulla forca, non viene mai fatto un controllo serio sul contenuto, sul contesto in cui è stato pubblicato, etc. 


Oggi, commentando un post che era molto critico nei confronti del black friday e che ricordava che in Italia vi sono milioni di poveri che avrebbero bisogno di ben altro che di venerdì neri o di sconti (spesso farlocchi), ho scritto, storpiando appositamente black friday, “bl@ck sh*t” (qui camuffo perché non si sa mai). Naturalmente la censura è scattata (nel giro di quattro minuti quattro!) perché ha preso la mia espressione per razzismo e incitamento all’odio (pensava che parlassi dei neri). 

Ripeto: una censura così è peggio che non averne. E’ l’idiozia al potere, la giustizia dei buffoni, il carnevale del diritto. Se ti arroghi il diritto di valutare quel che scrivo e di censurarlo se contrario alle leggi o ad altre norme che ti sei inventato (e già qui ci sarebbe da dirne, di cose), devi fare in modo di avere una struttura che sa valutare i contenuti, non che spara nel mucchio con la benda sugli occhi, ammazzando l’innocente e salvano il marcio. L’ingiustizia fatta sistema è peggio della legge del far west. Senza contare che quando provi a contestare ti respingono sempre come un muro di gomma, non c’è possibilità reale di contraddittorio.


Ma quando tutto quel che conta è solo il denaro, pretese di questo tipo sono utopia vera.


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