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martedì 15 ottobre 2019

La Spuma, il Cynar e il Brandy Albicocca

La spuma è una bibita analcolica molto buona.
Nasce negli anni Venti del secolo scorso.
Tu entri in un bar, chiedi un bicchiere di spuma e una volta su due ti guardano come se avessi chiesto due canne e un cicinin di coca ben tagliata.
L’altra volta, su due, ce l’hanno e con sguardo complice te la danno: perché la spuma non è per tutti.
Molto diffusa al NordEst, non la trovi ovunque.
Ce lo vedete oggi un quindicenne andare al bar e chiedere la spuma? Piuttosto accetta l’amputazione senza anestesia del braccio destro.
Io spesso la chiedo. E’ buona.
Ricordo ancora un baretto di Avenza che faceva 50 lire un bicchierino immane di spuma bionda. Erano gli anni ‘80... (sospiro).

Intendiamoci, io chiedo spesso anche il Cynar (questo è alcolico), bevanda a base di carciofo nata nel 1948. Si basa sulle foglie del carciofo e su altre tredici erbe o piante. Ha un gusto dolce-amaro irresistibile.
Anche questo non tutti i bar ce l’hanno. Qui dove abito un bar lo tiene quasi solo per me e per un altro avventore che non conosco. Difficile ce l’abbia un bar alla moda, giovane, con gestori sbarbatelli.
Se ti piace, il Cynar ti piacerà sempre.

Di recente ho scoperto l’Apricot Brandy De Kuyper. Gradazione non eccessiva sui 25% e gusto fantastico: servito col ghiaccio, poi... E’ un distillato all’aroma di albicocca.
Anche questo non lo si trova facilmente: forse su internet.

L’acqua, certo: di meglio non c’e’.
Ma a volte la vena urla e vuole altro e allora o la blandisci con la spuma o la sazi con gli altri due protagonisti di questo post.



“All'oratorio il sacro s'incontra col profano,
gli offre una spuma e poi si stringono la mano.”

“oppure versami una spuma nera da cento
che all'oratorio l'euro non c'è,
e i prezzi sono fermi al settantatre.”

Elio e le Storie Tese, Oratorium

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domenica 13 ottobre 2019

Pesca, caccia e funghi

Posso capire pescare (fino a un certo punto): fai l’esca migliore.
Ma trovar funghi: al 90% è deretano puro.
Certo, devi scarpinare, aver pazienza, passione etc. Ma poi ci vuole natica.
Tornando alla pesca, è vista come sport o hobby. La caccia è demonizzata (giustamente): spari con una selva di pallini a un passerotto da due grammi, ovvio che lo pigli, coi pallini, e poi che te ne fai? La pesca è sottovalutata. Infili un amo nella bocca del pesce, gliela squarti fra sofferenze indicibili, lo acchiappi e lo ammazzi sbattendolo per terra.
Boh, non vi capisco.

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Vivere come un animale

da "Quando il cielo"

"E poi potrebbe non essere una vera partenza, una qualche teoria della reincarnazione potrebbe aver fatto bingo al gioco universale delle religioni e proiettarti in mille vite ancora, senza regalarti una fine che non meriti.
In una dimensione in cui perfino la morte potrebbe rivelarsi incapace di mantenere le promesse fatte, non resta che sperare in un olocausto delle ipocrisie, nel godimento del dolore proprio e altrui, nell'azzeramento di una coscienza e di una razionalità costruite al solo scopo di farci percepire il vuoto delle cose. Vivere come un animale avrebbe almeno il pregio di evitarci lo studio dei testi filosofoci."

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Avrà almeno quindici anni...

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Titoli di coda

Uomo, sei solo un numero e non conti niente. Sei nato solo e solo sei. Te ne andrai senza titoli di coda, ma almeno eviterai l'affronto di vederli tagliati da esercenti votati al dio denaro.

--img: pixabay--

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Edie non lo sa

Edie non lo sa.
Non può saperlo, questa ragazzotta del 1966, from Dallas, che a fine anni '80 mi colpì per le sue canzoni malinconiche e allegre nello stesso tempo, e che adesso, in un grigio e mite pomeriggio di ottobre mi sta accompagnando, sul vinile, con il suo Ghost Of A Dog. All'epoca, oltre a cantare pezzi magici, era anche assai carina, con quel cappello a larghe tese che era solita indossare: poi il tempo, si sa, ci devasta, ma in me quel ricordo, quella voce sono sempre vivi e di certo Edie non lo sa che oggi, a 30 anni di distanza, un italico grafomane sta ascoltando la sua voce e la sua musica in un grigio e mite pomeriggio di ottobre. Certi momenti non passano, certi flash rivivono come se fosse il primo scatto. E' la magia della musica, e anche della letteratura, delle arti.
Edie Arlisa Brickell non ha avuto una carriera formidabile, anzi Ghost Of A Dog, LP bellissimo, vendette pure poco, dopo il boom di Shotting Rubberbands At The Stars. Poi sposò Paul Simon, non proprio uno sconosciuto, e fece tre figli. E' cambiata, non ho suoi dischi recenti, vivo ancora in quella bolla dei due album citati e poi del suo primo LP solista Picture Perfect Morning.
Non lo sa che oggi è in compagnia di un uomo del Vecchio Mondo che ha un suo vinile e lo fa girare sul piatto, in un grigio e mite pomeriggio di ottobre di fine decennio. E mi sembra di averla qui, con quel cappello e quegli occhi, che il tempo ha reso meno vivi.
Edie, quella Edie, è qui, anche se non lo sa.

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Janeen

Una certa Janeen mi scrive una mail con oggetto "Canada". Ma chi sei, ma chi ti conosce, ma chi ti ha dato il mio indirizzo. Via, nel cestino! Adoro lo spam, ogni giorno trovi la casella piena di mail e ti pare di avere una vita sociale coi baffi, di essere cool e sempre sull'onda. Se poi fai l'imap e abiliti il push puoi fare lo splendido in ufficio o all'apericena esibendo il tuo smart e sorridendo benevolo ad ogni notifica: eh, che vuoi, il lavoro, le donne (le mail infette, quelle pubblicitarie, il pishing)...
Se invece torni sulla Terra ed elimini le mail inutili e non richieste ti restano due lettere: la mail della parente con richieste assurde che ti incrina lievemente l'apparato riproduttivo e la mail del gestore idrico che ti annuncia cortese la prossima emissione di bolletta. Sempre se non sei cosi' allocco da cadere nella trappola della mail con mittente: Giulia, e oggetto: Sei stato grande ieri sera, che poi la apri e ti chiedi ma io non conosco nessuna Giulia, anche se, nel caso, sarei stato grande, lo so.

--img: pixabay--

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domenica 6 ottobre 2019

E nessuno ne parla

Ogni 40 secondi 1 persona, nel mondo, si uccide. Mentre leggi questo post si uccideranno 3 persone.
E ogni 40 secondi circa 10 persone tentano di uccidersi.
Il suicidio è la seconda causa di morte fra gli adolescenti.
Ogni anno nel mondo si uccidono 800.000 persone, in Italia circa 4.000 e tentano di farlo in 40mila.
8 su 10 sono uomini, 7 su 10 ultra45enni.
Solo il 13% ha disturbi psichici diagnosticati.
In Italia 6 milioni di persone (1 su 10) assume le benzodiazepine (“l’oppio delle masse”, la vera droga legalizzata).
Da: #FQ #Oliva #Sherlock, un reportage ottimo.

Aggiungo io:
Le donne vittime di omicidio volontario nell’anno 2017 in Italia sono state 123, 13 nei primi due mesi nel 2019. Valori alti e assurdi (10 al mese!), ma bassi rispetto ai suicidi, eppure si parla (giustamente) di questi, ma mai di quelli...
I morti sul lavoro all’anno sono circa 1300... moltissimi, ma se ne parla tanto (senza fare nulla, è vero), invece dei suicidi quando si parla?


Img: pixabay

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Non lo compri per risparmiare

Il Fatto Quotidiano è aumentato di prezzo per la seconda volta in dieci anni.
Abbonarsi, è ovvio, conviene.
Ma al di à di tutto, è un giornale che non compri per risparmiare.
E’ un’idea, ottima, che a dieci anni di distanza è ancora viva.
Un caffè in meno a settimana e compensi.

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Capite bene che sono diverso (il mio coming out)

A volte tifo asteroide, ma sono attimi.
Un tale, mezz’ora dopo l’ennesima sconfitta in quel di Verona, mi chiede come mi sento ultimo in classifica con 6 sconfitte su 7.
Beh... sarebbe stato meglio vincerne almeno un paio in più, ma mi sento benone, gli dico. L’umore è buono. A tratti ottimo!!!
Il cielo è sempre più blu (cerchiato), per noi.
Già il fatto di essere doriani garantisce la felicità, la vittoria è un (bel) soprammobile, se manca non intacca il nostro sorriso, ché poi anche la nostra maglia ricorda un sorriso.

Io parlo con tutti, ma dovrei essere più selettivo.
Per esempio d’ora in poi non dovrei più rispondere alle fregnacce, almeno fino a quando non incontrerò uno che ha fatto quello che feci io nel 1994. Dopo una sconfitta in finale di Coppa (la nostra settima finale di Coppa Italia!), un trofeo (sarebbe stato il 5°) perso per un niente (ai rigori, addirittura a quelli ad oltranza, dopo un match gagliardissimo in casa dell’altra finalista) io, il giorno dopo, acquistai le paste e aprii una bottiglia di vino: perché, comunque, avevamo tenuto alto l’onore della città, e giocato un match bellissimo.
Capite bene che sono diverso. Capite bene che non mi scalfite.
E che supponendomi uguale a tutti, fate errori marchiani e figure barbine.

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