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lunedì 8 aprile 2024

So cosa non è amicizia


E’ difficile definire l’amore, l’amicizia, la vita.
Più facile è dire cosa non è amore, cosa non è amicizia, cosa non è vita (per esempio la mo -rte, oppure uno speech del senatore filoarabo, il pesto senza pinoli o col basilico che sa di menta, o due ore di rete4 col telecomando fuori uso e la tv così lontana dal divano…).

Amicizia. Ne esistono di così diverse… A volte si nutrono molto, ci si vede tutti i santi giorni, si vive o si lavora insieme; a volte ci si sente spesso ma ci si vede poche volte l’anno, ci si saluta dalla finestra, ci si scambia un whatsapp, un favore, un’occhiata, una carineria, c’è tutta una gamma variegata, ci si conosce da quattro decenni, dall’asilo, da ieri l’altro e già non possiamo fare a meno dell’amico, o dell’amica, ma allora qui magari ci sono corpi cavernosi non indifferenti alla questione. A volte un’amicizia resiste a colpi durissimi, altre volte si squaglia al primo solicello. A volte si diventa amici di un amico, a volte si lascia un amico perché ha amici infrequentabili. Come detto, vale tutto. 

Ma una cosa posso dirla: se non senti abbastanza spesso il bisogno di sentire un amico o un’amica, di sapere come gli va la vita, cosa fa, e anche di vederla ogni tanto, o di fare cose insieme (una passeggiata, una chiacchierata telefonica, un cinema, una cena, un aperitivo, un furto con scasso), come si può parlare di amicizia?
Se non hai il desiderio di vederla, parlarle, divertirti con lei, di condividere cose, di sapere della sua vita, che cavolo di amicizia è? Di plastica.
Non parlo di frequenza. C’è chi si vede una volta l’anno, chi una volta a settimana; chi si sente tutti i giorni e chi dopo sette giorni, e poi trentadue, e poi tre volte in un giorno: è soggettivo.
Ma non sentirsi mai o quasi mai, non vedersi praticamente mai se non per caso, non fare mai nulla insieme, tutto questo non ce lo vedo davvero nella definizione di amicizia, spiace.
Incontrarsi solo per caso e salutarsi nei giorni di festa col messaggetto di auguri non è amicizia, è il livello basico di civiltà: io ho rapporti più intensi coi miei acari.
Non è amicizia. E’ un’illusione. Al massimo, una conoscenza. Parlare di amicizia qui sarebbe come parlare di “politica” citando il noto ganassa verde nord o il celebre bomba gigliato.

Se ci focalizziamo su queste considerazioni alla fine piuttosto banali ma verissime, vediamo che gli amici della nostra vita, che pensavamo una trentina, si riducono già della metà al primo passaggio. Se poi, approfondendo la cosa, ve ne restano uno o due sui trenta iniziali siete già individui baciati dagli Dei, nel cui grembo, è noto, sta il destino di tutti noi, tranne il mio che è apolide. La situazione più frequente è quella in cui concludete che ne avete due, o forse uno, e speriamo bene…

Non chiedetemi quanti amici ho, preferirei rispondere a domande più comode tipo chi preferisci fra i tuoi tre figli o quante volte attenti alla tua capacità visiva con semplici atti malvisti dai preti.

La mia è una considerazione neutra, ma il retrogusto amaro si avverte tutto. Del resto, la mia inattitudine in questo campo, la mia estraneità a  questa società è cosa nota: io mi muovo in modo diverso, da sempre, sono una vite in un mondo di chiodi, devo aver sbagliato sistema solare, le indicazioni a volte non sono chiarissime, nello spazio profondo. 

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

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mercoledì 3 aprile 2024

Cori razzisti

Sospendere i match? Idiota.
Uscire dal campo? Autolesionista e controproducente.
Rispondere con gestacci? Contrario al regolamento e pericoloso.
Squalificare le squadre, dar partita persa, etc: delirante, lunare, totalmente folle.
Squalificare le curve? Stupido e ingiusto (se Piero che sta al 3 di Via Roma ruba all’iper, blocchiamo la spesa di tutti i condòmini di Via Roma 3 per due mesi?)
Parlarne troppo, farli sentire? Controproducente, l’imbecille lo fa per avere notorietà.
E allora?
E allora, con la tecnologia di oggi, se proprio li si vuole estirpare anziché ignorare, provare a individuare chi lo fa e impedirgli l’accesso alle manifestazioni sportive per qualche anno. E, alla recidiva, per sempre. Non semplice? No, ma FATTIBILE. Il difetto è che sarebbe logico ed equo e oggi una cosa logca ed equa è impopolare.
Non accetto discussioni sul tema.
Del resto, avete mai sentito di qualcuno, dal primo giorno del calcio in Italia a ieri, che sia stato deriso, accusato o condannato per aver messo in dubbio l’onorabilità della madre di un direttore di gara o la fedeltà della sua consorte? E’ davvero peggio ululare come scimmie idiote a una persona di colore, rispetto a offendere l’onorabilità di una persona pallida? Io dico che son cose uguali. Io smusserei, ignorerei… la metà smette domani. L’altra metà, come detto, se proprio insiste avrà un bel daspo. Prendere provvedimenti che incentivano quese condotte o che causano danni enormi a persone innocenti è sintomo di scarsità neuronale grave. 
Possiamo leggere la carta di identità di un povero cristo dal satellite e non siamo in grado di beccare due scimmioni urlatori?
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