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venerdì 26 marzo 2010

Raiperunanotte

Ieri sera è andato in onda RAIPERUNANOTTE, la manifestazione-trasmissione organizzata dal sindacato dei giornalisti e condotta da Michele Santoro. Sotto c'è l'elenco dei media che l'hanno trasmessa: canali televisivi tradizionali, satellitari, siti internet, radio. Gli ascolti sono difficili da quantificare, ma il fatto che sul web si siano raggiunti 125.000 accessi unici contemporanei (record di sempre per l'Italia), che le piazze di molte città fossero davvero gremite (non mezze vuote come quelle di alcuni recenti raduni politici, Cinquestelle di Grillo escluse) e che così tante tv private abbiano coperto l'evento può dare un'idea di quante persone si siano collegate per assistere a questo evento che potremmo definire come una sorta di reazione alla censura mascherata da par condicio che ha di fatto privato, caso unico nelle democrazie occidentali, un'intera nazione dell'informazione politica proprio nel mese che porta alle elezioni.
Alla trasmissione hanno partecipato vari giornalisti e artisti: Gad Lerner, Giovanni Floris, Sandro Ruotolo, Vauro, Marco Travaglio, Daniele Luttazzi (colui che più di ogni altro ha pagato il vergognoso editto bulgaro lanciato da Berlusconi otto anni fa), Antonio Cornacchione, Roberto Benigni, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Elio e le Storie Tese, Emilio Fede, Milena Gabanelli, Riccardo Iacona, Giulia Innocenzi, Trio Medusa, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Barbara Serra e Antonello Venditti. Molti erano presenti al PalaDozza di Bologna, altri sono intervenuti con un contributo filmato.
La trasmissione è stata molto divertente e, se tralasciamo qualche stranezza di Morgan, riuscitissima. Ispirata, responsabile, e nello stesso tempo libera e garibaldina. Il discorso di apertura di Michele Santoro è stato una vera lezione di giornalismo. Tutti gli intervenuti hanno comunque dato il meglio di sè: non ho mai visto, tanto per fare un nome, Cornacchione così travolgente.
Il tema della puntata, attorno al quale hanno giostrato gli interventi comici e la discussione sulla censura, è stato lo scandalo delle intercettazioni delle telefonate intercorse negli ultimi mesi fra Masi (Rai), Innocenzi (Agcom) e Berlusconi (tutto): con la consueta ricostruzione filmata Santoro ha informato la popolazione su un evento che i TG hanno finora tenuto in gran parte nascosto e che, quanto a gravità, tanto per capirci, è nettamente peggiore di quello che costrinse Nixon a dimettersi negli USA.
Soprattutto è stato importante il messaggio veicolato: la censura è stupida e odiosa; nulla può giustificarla; questa volta c'è stata una reazione importante che fa ben sperare per il futuro. Più di cinquantamila persone hanno contribuito economicamente alla realizzazione della serata (che ovviamente non prevedeva compensi ma solo la necessità di rifondere i costi vivi) e moltissimi hanno partecipato: non tutta l'Italia è in stato narcolettico, c'è ancora qualcuno che, nonostante i danni provocati da vent'anni di berlusconismo, di tv idiota, di disinformazione e di opposizione complice o incapace, ragiona con la propria testa, vuole la verità, i fatti, e non la versione di comodo del regime. C'è ancora qualcuno che ama questo paese, la democrazia (quella sostanziale, non quella formale in vigore oggi), la libertà, la Costituzione e che tiene al suo futuro e a quello dei suoi connazionali. C'è ancora qualcuno che rispetta le regole e che ha ben presente che la legalità sta al di sopra di tutto, anche al di sopra del consenso popolare, che non legittima nessuna porcata. Le regole valgono per tutti, per il cittadino comune come per quello che alle elezioni prende un certo numero di voti e va in Parlamento a rappresentarci. Uno stato senza regole o, peggio, uno sttao in cui pochi si fanno regole su misura e si sotraggono al giudizio della magistratura, è uno stato non democratico e senza futuro.



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giovedì 25 marzo 2010

Anche se è il Papa, possiamo pretendere che si assuma le sue responsabilità?

In Italia chi osa criticare il Papa se la vede brutta. Non si risponde mai nel merito, quando si deve replicare a chi critica il Papa: ci si scaglia a testa bassa contro chi ha osato tanto, ci si accanisce bava alla bocca contro chi avanza critiche siano esse fondate o no accusandolo delle peggiori infamie e di lesa maestà, emarginadolo, bandendolo, distruggendolo. E' solo uno dei nefandi effetti negativi derivanti dal fatto di avere da secoli il Vaticano piazzato proprio lì, a Roma: altri effetti sono la discriminazione nei confronti di chi non è eterosessuale (non importa se adultero o pedofilo), la demonizzazione dell'aborto e delle ricerche sulle cellule staminali, il rifiuto di riconoscere a ciascun individuo il diritto di scegliere di morire dopo vent'anni di coma irreversibile, la demonizzazione di preservativi e pillole del giorno dopo, l'assenza di una seria educazione sessuale nelle scuole, la sessuofobia, la complicità con il potere di qualunque colore esso sia (copro qualsiasi nefandezza in cambio dell'ultima parola su determinate questioni), l'enorme flusso di denaro che ogni anno, in varie forme, lascia le casse dello Stato per giungere in quelle vaticane. E ne ho citati solo alcuni.

Proviamoci lo stesso, a criticare Jospeh Ratzinger Benedetto XVI dopo aver analizzato il suo operato. Oggi non voglio soffermarmi sul fatto che, in quanto capo della Chiesa, è responsabile assoluto di tutte le atrocità e nefandezze compiute nei secoli dalla stessa, in nome di Dio. Nè sul fatto che, prima di diventare Papa, Ratzinger si era già segnalato molte volte per la sua mancanza assoluta di modernità e di elasticità e quindi non è che potessimo aspettarci un Obama con la papalina. E nemmeno sulle ombre della sua gioventù, ai tempi del nazismo, o sul fatto che la Chiesa ebbe un ruolo primario nel, diciamo così, non ostacolare i piani di follia e poi quelli di fuga di alcune bestie use a indossare divise ornate di svastiche.
Oggi parliamo di pedofilia.

In Italia siamo abilissimi nello scandalizzarci per fatti noti da decenni: quando finalmente escono fuori, cioè se ne parla per la prima volta senza maschere e infingimenti, nonostante siano noti ai più da tempo immemorabile, ecco saltar su le anime bianche, le verginelle, i baciapile a scandalizzarsi e a lanciare urletti striduli di ipocrita stupore.
Scrive oggi Repubblica, e toni analoghi sono su più media:
"Roma - I vertici del Vaticano, tra cui il futuro Papa Benedetto XVI, occultarono gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Lo scrive il New York Times, sulla base di alcuni documenti ecclesiastici di cui è venuto in possesso. La corrispondenza interna tra vescovi del Wisconsin e l'allora cardinale Joseph Ratzinger, scrive il New York Times, mostra che la priorità era, a quel tempo, quella di proteggere la chiesa dallo scandalo."

Davvero è la prima volta che veniamo a conoscenza del fatto che per secoli la Chiesa ha protetto i preti pedofili o sospettati di pedofilia? Che anzichè denunciarli alla magistratura e sospenderli sino a sentenza definitiva li ha sempre occultati e protetti, al massimo trasferiti (di modo che potessero inquinare altre parrocchie)? Lo sappiamo da sempre. Ci sono fatti, testimonianze, processi, cause di risarcimento, scandali enormi (es: quello americano) che negli ultimi anni hanno in parte squarciato il velo. Ma il marcio che ancora non è saltato fuori è tantissimo, non si fa fatica a capirlo, a patto di non essere usi a ragionar coi paraocchi, sport del resto molto in voga fra gli umani.

Se è vero che all'epoca non si procedette contro quel prete (perchè malato, perchè anziano, perchè lo abbiamo saputo solo anni dopo: tutte scuse ignobili), come può chi di ciò fu responsabile o corresponsabile restare al suo posto come nulla fosse? Ora direte: questo qui non contento di chiedere le dimissioni dell'Unto del Signore chiede pure quelle del Papa. Fate un po' voi e ditemi come può avere l'autorità morale che si attribuisce una persona che, poniamo, e limitandoci ai casi accertati, ha coperto un prete sospettato di aver violentato 200 bambini sordi. Aspetto che qualcuno provi a convincermi. Evitate di tirare in ballo l'infallibilità del Papa per favore sia perchè non rientra tra gli argomenti che si posso definire decenti in una conversazione logica sia perchè all'epoca, quando Ratzinger venne informato ma, stando agli atti e ai fatti, nulla fece, non era Papa...

Questa Chiesa, oltre a nascondere segreti inconfessabili e intere collezioni di scheletri nei suoi augusti e capaci armadi, è anche quanto di più lontano si possa immaginare dal Vangelo a cui dice di ispirarsi.

Uomini di Chiesa, state perdendo credibilità. Tornate al Vangelo, alla povertà, a quel che conta davvero. all'Uomo. Lasciate da parte politica e affari. Rispettate la legge. Rifuggete il denaro e i beni materiali e smettete di esercitare la vostra influenza sui tremebondi e ricattabilissimi politici di uno Stato ormai allo sbando ma pur sempre, almeno di facciata, laico. Insomma, concentratevi sulla vostra missione e non su tutto quello che oggi vi impegna così tanto e che non c'entra nulla con la veste che indossate e col credo a cui dite di ispirarvi.

Possiamo pretendere che il Papa sia trasparente, che sia coerente, che si assuma la responsabilità delle sue azioni passate e ne tragga le dovute conseguenze o, siccome "è il Papa", non se ne fa nulla? Se siete uomini laici e soprattutto uomini liberi e giusti, sapete già la risposta.

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mercoledì 24 marzo 2010

Verso un delirio senza ritorno

Clandestino è sempre stata per me una parola senza senso, non può essere illegale una condizione umana. Se lo dice la legge, la legge sbaglia: anche quelle razziali degli anni trenta erano leggi, e leggi erano quelle che sancivano la schiavitù nei secoli scorsi. L'uguaglianza tra gli uomini è la prima legge. Tutti noi siamo clandestini su questo pianeta, la Terra esisteva ben prima della nostra comparsa. E tralasciamo il fatto che, da ospiti, ci comportiamo su questo pianeta in modo pessimo, facendo i nostri comodi e seminando distruzione in ogni dove. Siamo tutti uguali, neri e bianchi, gialli e rossi, cristiani e musulmani, eterosessuali ed omosessuali: a distinguerci è solo il grado di stupidità o quello di umanità. Se ad essere razzista è un uomo, provo disgusto ma non stupore: ciascuno di noi è fallibile. Ma quando si fanno addirittura leggi, si esaltano i respingimenti, si ostacolano i ricongiungimenti, si perpetuano disguglianze sociali, si fomentano odi e paure e intere culture esprimono disvalori così vergognosi, la cosa è più grave: vuol dire che il livello di guardia è superato e abbiamo perso di vista la luce della ragione e della verità. Molti di noi covano dentro di sè idee ripugnanti e abituarci ad esse è il primo passo verso un delirio senza ritorno.

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martedì 23 marzo 2010

Caro lavoratore, stiamo per efficientarti

Ecco che stasera si rende necessario il servizio di traduzione, che questo blog offre gratuitamente, dal burocratese, dall'industrialese, dal politichese e dallo stupidese.

22 marzo 2010 - Telecom Italia spa [velo pietoso] annuncia la cessione del proprio ramo d'azienda dell'Information technology alla srl Shared Service center (Ssc), una controllata Telecom con sede romana in via di Tor Pagnotta.
Telecom, spiega [si fa per dire] il verbale, conserverà le attività di indirizzo e programmazione informatica, mentre passerà a Ssc quelle operative. Ssc, invece, fornirà "servizi informatici all'interno del Gruppo, focalizzandosi esclusivamente sul static [?] dei servizi offerti attraverso strutture che forniscano servizi end to end [sic] progressivamente allineati ai best performer [doppio sic] del mercato di riferimento sia in termini di qualità che di costi".

(traduzione: passiamo la palla a SSC che provvederà a fare quello che noi non vogliamo fare per non sporcarci ulteriormente le mani: ridurre i costi, cioè tagliare un po' di lavoratori qua e là)

Il verbale precisa che "sarà compito di SSC avviare tutte le iniziative di razionalizzazione dei propri costi industriali, compreso l'efficientamento [cosa cosa??] dell'organico in forza, al fine di conseguire i livelli di competitività necessari".

(traduzione: lasceremo presto a casa un bel po' di gente, e tanti saluti).

"Efficientamento dell'organico in forza": questo non so coso sia, ma di certo non è italiano. Static, end to end, best performer, efficientamento: ho i brividi lungo la schiena, piuttosto che rileggere certe cose preferisco accarezzare una puzzola.

Poi ci si meraviglia se i lavoratori decidono di scioperare: questi qui scrivono con il sedere e usano una parola inglese ogni tre, ma il lavoratore mica è scemo, è una bestia da soma, è apatico, è rassegnato, ma non è del tutto scemo ancora: sente puzza di calcio nel culo a distanza di chilometri.

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domenica 21 marzo 2010

In piazza sono tanti, milioni di milioni...

La Questura, è noto, se tu vai a una festa di compleanno e siete in 50, vi conta e dice che eravate in 10-12 al massimo. Accade sempre così, in occasione di manifestazioni, scioperi, ecc. Non ho ancora capito se non sanno proprio contare o sono pessimisti di natura. Scrissi già su questo argomento piu' volte, per esempio qui:
http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/06/buona-domenica-italia-numero-2.html
Certo, il festeggiato il giorno dopo sul suo blog scriverà che a casa sua c'erano 70-80 persone, ma questo è normale: è come quando si bara sul CV e si mette buona conoscenza dell'inglese anche se non si va più in là di the cat is on the table. Ma la Questura... il suo dovrebbe essere un conteggio imparziale e affidabile, non puoi leggere che erano in centomila quando invece erano almeno il triplo, un po' di decenza suvvia.
In ogni caso è sempre stato così e non è che poi ci si lamentasse spesso di questo vezzo: si sapeva che loro tolgono gli zeri e bastava così, si andava avanti.

Ma ieri la Questura ha fatto un errore clamoroso. Ha osato smentire le cifre ufficiali del sultano (un milione di persone in piazza; sapete che lui c'ha sempre i milioni in testa, un milione di posti di lavoro, il Milioni che per un panino si gioca una regione, ecc.) affermando che trattavasi di 150 mila animucce, per giunta confortato dal Fatto quotidiano (il Ratto, come dice il ministro che malmena i giornalisti che fanno domande, La Russa) che cattivo chiosa: la Questura abbonda.

Non potendo affermare che le questure sono di sinistra (sparano cifre ridicole anche quando scendono in piazza i "coglioni" - Berlusconi li chiama così), il PDL oggi si limita a dire che la Questura è poco credibile (mica come il premier, eh!) e che le cifre ufficiali sono stupefacenti. In attesa di un decreto interpretativo (del tipo: la Questura voleva dire 150 mila gruppi di amici e conoscenti -Napolitano ha già sguainato la penna) o di occupare direttamente le Questure come con la Raitivu', per ora resta lo sconfortante ricordo di un 2-300 mila persone scese in piazza per supportare un tipo che viola le leggi e poi, beccato, cambia le leggi, dileggia avversari, magistrati, istituzioni, racconta balle e manifesta contro l'opposizione: una cosa che non si è mai vista, di solito nel mondo accade il contrario, un governo che manifesta contro l'opposizione ancora non si era visto: meno male che Silvio c'è!

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Ci vuole talento

Arezzo, 20 marzo 2010 - Sapone per lavarsi le mani dopo aver toccato un immigrato. Lo distribuiscono militanti della Lega Nord a Sansepolcro e in altri paesi della provincia di Arezzo. (repubblica.it)
Ovviamente Maroni (Min. Interni, eh sì...) sta a guardare, le forze dell'ordine si fanno un solitario, ecc.
Potremmo dire che il sapone servirebbe piuttosto a questa classe di politici che ha le mani sporche (e la coscienza pulita perchè mai usata), ma preferiamo astrarci per un attimo dalle beghe politiche e dire che questa iniziativa dimostra una volta di più l'essenza razzista e xenofoba della Lega e palesa la perfetta e, sono sicuro, inguaribile imbecillità di chi l'ha ideata. Un applauso convinto: comportarsi in modo così bestiale senza avvertirne lo schifo è talento puro.

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giovedì 18 marzo 2010

Mine vaganti (di Ferzan Ozpetek)

"Mine vaganti" è l'ultimo film di Ozpetek e, probabilmente, il migliore, sebbene nella sua filmografia vi sia almeno un'altra perla. Avevo letto parecchio di questo film, prima di vederlo, e avevo notato che spesso a un giudizio generalmente positivo quando non addirittura entusiasta si accompagnavano piccole critiche per qualche luogo comune di troppo in grado, a detta dei recensori, di sporcare un film nel complesso molto buono. Queste notazioni e la presenza di Scamarcio, per di più nella pericolosa parte di un gay, erano gli unici due fattori che mi rendevano un tantino incerto sull'opportunità di favorire questa pellicola, ma alla fine ha prevalso la fiducia che le precedenti opere mi facevano nutrire in Ozpetek e ho avuto ragione.

Il film è un piccolo capolavoro di equilibrio. Tratta un tema scottante, una vera e propria spina nel fianco di questa Italia di inizio terzo millennio: un argomento su cui ci si divide con ferocia e che davvero può bastare per definire arretrata la società in cui viviamo; capite bene, dunque, quanto possa essere spinoso girarci una storia, quanto possa essere facile inciampare in triti luoghi comuni, perdersi in squallide banalità, perdere la misura che invece il regista mai smarrisce.

Ozpetek confeziona un film che riesce a farci sorridere più di una volta senza mai indulgere a facili volgarità e che sempre, anche quando ci diverte, ci fa riflettere. Fantastichini e Ilaria Occhini sono davvero bravi, Scamarcio sorprende, Nicole Grimaudo è addirittura più brava che bella: il cast funziona. Il film non è mai banale, mai superficiale, non inciampa in fastidiosi luoghi comuni. Mantiene con sicurezza un equilibrio che è davvero l'arma vincente del film e che ci regala una storia spassosa ma non superficiale, profonda ma non cerebrale. E' davvero un film girato in stato di grazia: non saprei altrimenti spiegare il risultato finale.

E' sempre difficile trattare temi così complessi e delicati mantenendo una profonda leggerezza. Ozpetek ci è riuscito. Il suo sguardo è una brezza leggera che ci accarezza il volto e ci scompiglia i capelli, è un ampio respiro che ci proietta verso il cielo facendoci sentire armoniosa parte del tutto, al di sopra delle meschinità e delle umane lacune, al di sopra di tutto quello che non conta niente.

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Aggiornate il Pantheon!

Cari lettori, stasera prima di andare a dormire non dimenticate di aggiornare il vostro Pantheon personale. Dopo Vittorio Mangano, noto mafioso e pluriomicida, già stalliere della villa berlusconiana di Arcore dal 1973 al 1976, un altro eroe è asceso nella giornata di oggi a livello di Padre della Patria: Bertolaso, responsabile della Protezione Civile, così definito ("eroe") da Berlusconi in persona. Nel trattenere a stento una debole risata, ci dispiacciamo sinceramente per Bertolaso: nonostante quel che è emerso da recenti indagini non ne tracci di certo un ritratto lusinghiero, ci pare che porlo allo stesso livello di un omicida, truffatore, mafioso e bombarolo pluricondannato sia davvero troppo. Nel corso dello stesso discorso Berlusconi non ha ovviamente mancato di ricordare la vera missione per la quale è sceso in campo: liberarci dai comunisti.

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Abbiamo solo sbagliato persona!

Notizia di qualche giorno fa: sette giovani aggrediscono due ragazzi a Roma, in piazza Euclide. Le vittime sono il figlio del sindaco di Roma (Alemanno) e un suo amico. Schiaffi, pugni e spintoni fino a quando interviene la polizia. Motivo scatenante: i sette avevano scambiato i due giovani per altri due ragazzi e li avevano dunque ritenuti, a torto, gli autori di un precedente pestaggio. Tutto è bene quel che finisce bene: hanno fatto un errore, può capitare, poverini, errare humanum est e siccome non ha riportato conseguenze gravi e si è trattato di un errore, che diamine, il figlio di Alemanno ha deciso di non sporgere denuncia e il padre si è rimesso alla volontà del figliolo: è stato uno spiacevole scambio di persona, nulla di più, perchè irrigidirsi e fare i guastafeste a tutti i costi? I diabetici sono già sul chi va là, lo so: sono in zona libro Cuore.

A me non va giù questa storiella, in apparenza idilliaca. Ritengo sia fortemente diseducativa e figlia di un modo di pensare sbagliatissimo. Siccome mi hai preso per un altro ti perdono, anche se mi hai affrontato sette contro due e mi hai riempito di botte: sono cose che accadono per la strada, quando si passa la giornata a picchiarsi oppure, sotto sotto, si considera normale o comunque accettabile che ciò possa capitare; ecchecavolo, non è che uno può sempre ricordarsi per filo e per segno chi lo ha picchiato il giorno prima! Mi sembra che sia stato tu e ti gonfio; per le verifiche del caso ci sarà tempo.

Non è un bel modo di ragionare. Questo vuol dire ritenere sotto sotto accettabile, o comunque normale che 1) sette idioti violenti decidano di farsi giustizia da soli per un precedente torto subito anzichè rivolgersi a chi di dovere e che 2) decidano vigliaccamente di affrontare due persone in sette. Per questi due motivi quei sette andavano denunciati, non ci sono scuse. Meritavano una dura punizione (sarebbe bastata quella giusta). Decidere di soprassedere sembra in apparenza una scelta figlia di equilibrio, saggezza e magnanimità, invece rivela un modo di pensare inquinato dal clima deteriorato in cui ormai viviamo e che, volente o nolente, ci condiziona.

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martedì 16 marzo 2010

Se un marziano atterra a centrocampo...

Peruzzo è l'arbitro che ha diretto Bologna - Sampdoria di domenica 17. Ha svolto un lavoro da 6.5, a mio parere, se non ci soffermiamo sull'episodio del gol del Bologna. E io di natura non mi ci soffermerei, perchè una direzione discreta non viene mai inquinata più di tanto, nella mia logica, da un singolo errore per quanto grave, tanto più che a sbagliare è stato anche e soprattutto il guardalinee, che nella cricostanza è parso completamente cieco. Temo molto di più le direzioni teleguidate, quelle che, senza ricorrere ad episodi eclatanti, indirizzano il match in maniera netta, e, credetemi, so riconoscerle a vista, dopo tanti anni: quella di Bologna non lo è stata. Ma poichè il gol del Bologna è viziato da un fuorigioco di posizione che definire solare è poco e poichè ho letto di certi comportamenti assurdi di arbitro e guardalinee, in campo e nel post partita, mi ci soffermo eccome.

Caro arbitro Peruzzo, non vedere un fuorigioco come quello verificatosi al 92' (e apparso già evidente sul campo a quasi tutti) può essere perdonato, sebbene si tratti di un errore quasi incomprensibile e piuttosto grave. Ma affermare, alla fine del match, che non si trattava di fuorigico, quando le immagini dimostrano con chiarezza evidente il perfetto contrario, ti pone già dalla parte del torto e solleva alcuni sospetti poco carini. Conosci il regolamento? Anche la parte che tratta del fuorigioco? E nel regolamento sta scritto che, alle legittime (e pacate) proteste dei giocatori defraudati, tu possa rispondere "zitto o altrimenti ti squalifico"? Come sono lontani i giocatori delle squadre di vertice che, in occasioni simili, circondano l'arbitro, lo intimidiscono, lo toccano, lo spintonano, gli urlano in faccia senza rimediare in genere nemmeno un cartellino, eh? E caro guardalinee di cui non ricordo il nome nè mi interessa, è scritto nel regolamento che al giocatore che, defraudato da una tua ciclopica svista, ti chiede lumi, tu non debba rispondere nulla, nemmeno guardarlo in faccia, ma ignorarlo sprezzante?
Per farla breve: si può non vedere un fuorigioco solare, ma già risulta bizzarro che non lo vedano nè arbitro nè guardalinee nè quarto uomo, quando è parso subito piuttosto chiaro a tutti sul campo. Ma certe frasi, certe arroganze, certe stupidate, che gettano un secchio di fango sulla tanto sbandierata necessità di un maggior dialogo tra calciatori e arbitri, sono assolutamente non scusabili.
Peruzzo e collaboratore, tornate sulla terra e rileggetevi le regole del calcio. Collina, sei tu il responsabile, vedi un po' tu. Possibile che ogni volta che la Samp si avvicina al quarto posto (ultimo per la Champions e per i quattrini relativi) succeda sempre qualcosa di strano, vedi Parma andata, Parma ritorno, Lazio andata, Lazio ritorno, Bologna, ecc.? Sembra che il quarto posto, già difficile da raggiungere di per sè per squadre che chiudono il bilancio in pareggio e che spendono per l'intero parco giocatori quanto le altre per uno solo, sia, come dire, un po' prenotato...
Io per natura non sono sospettoso, però se atterra a centrocampo un marziano e l'arbitro non lo vede posso anche crederci, magari s'era distratto, ma se non lo vedono in tre divengo, come dire, un po' noioso...

Che cosa curiosa vedere la Polverini (PDL, partito della Lazio??) sulle barricate degli spalti a Roma, curva Lazio, a cavalcioni, stile invado o non invado. Cosa non si fa in tempo di elezioni, eh? Ma non era romanista? O è quel che serve all'occorrenza? E che dire di Zarate che, dopo essersi fatto espellere in maniera idiota a Genova, aver pure protestato in maniera veemente e aver rimediato due turni di stop dal giudice sportivo, non trova niente di meglio che, mescolato fra i tifosi della curva, fare il saluto romano? Forse nemmeno sa cosa vuol dire, non so comunque quale eventualità sia migliore.

Vittima di un complotto senza precedenti, l'Inter, che già aveva chiuso il campionato col lucchetto, si ritrova ora col Milan sul collo e alla vigilia di un partita importantissima e delicatissima allo Stamford Bridge. Che brutti scherzi gioca la mania di persecuzione eh? Nemmeno la Juve dei tempi d'oro era così antipatica come sa rendersi Mourinho. Francamente non ricordo gravi torti arbitrali ai danni dell'Inter, negli ultimi mesi. Ma Mourinho sa perchè il Milan è a -1, tuttavia non ce lo dice, afferma, per non beccare tre giornate di squalifica. Peccato, e noi che eravamo così curiosi! Io un'idea ce l'ho: sarà perchè l'Inter gioca male da diverse settimane, rimedia cartellini gialli e rossi in serie e si innervosisce ogni volta che l'arbitro applica, del tutto inaspettatamente, il regolamento?

Tu vedi il Siena che, ultimo in classifica e sotto di tre gol in casa della Juve, recupera il risultato; il Livorno che ferma la Roma alla disperata ricerca di punti per credere ancora nello scudetto; la Samp, il Genoa e il Catania che mettono in grave difficoltà l'imbattibile Inter; il Manchester che asfalta il Milan dopo aver già sbancato San Siro; il Napoli che passa al Comunale di Torino; il Chievo che batte la Juve e ti chiedi: ma non è che le cosiidette grandi squadre non sono poi così grandi e che in serie A ci sarebbe molto più equilibrio se, come dire, tutte le squadre giocassero con maglie non riconoscibili? O, in alternativa, se fossero posti alcuni limiti agli ingaggi e al numero di giocatori tesserabili per stagione? Non è che il nostro calcio, poco trasparente, poco attento al settore giovanile, esterofilo, sotto il giogo perenne di cupole poco chiare Calciopoli o non Calciopoli, sta facendo lentamente ma inesorabilmente una brutta fine?

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Quale crisi?

Il reddito di Silvio Berlusconi nella dichiarazione Irpef del 2009 è di 23.057.981 euro (ventitre milioni di euro, cioè 45 miliardi lire, e parliamo di quanto è stato dichiarato e, attenzione, del solo reddito annuo, non del patrimonio), circa otto milioni e mezzo in più rispetto all'anno precedente, quando era di 14.532.538.
Non è reato guadagnare palate di soldi. Nè navigare nell'oro o aumentare considerevolmente le proprie entrate in un periodo di crisi quando la maggioranza dei tuoi sudditi tirano la cinghia. Non è reato e non è inopportuno, nè criticabile.

E' invece inaccettabile e vergognoso che persone con la bocca piena di soldi non facciano niente per arginare la crisi economica, anzi la neghino per mesi e mesi e anzichè governare nell'interesse dei cittadini gozzoviglino e curino i loro interessi; organizzino festini e ostentino la loro ricchezza; utilizzino denaro pubblico per i loro fini privati (aerei di stato ecc.); facciano di tutto per perpetuare le disuguaglianze sociali; non sappiano spiegare l'origine delle proprie fortune e sfuggano alle legittime indagini della magistratura sfornando leggi su leggi pensate nel loro esclusivo interesse.

Sento dire: non è regime, altrimenti non potresti scrivere tutto questo. Balle. Si tratta di idioti che non sanno come nasce e come si impone un regime. Sono ciechi e sordi di fronte agli eventi, o perchè conviene loro o perchè sono idioti di natura. Sono persone che, anche se gli giri intorno per ore con un sacco in mano e un ghigno minaccioso sul muso, non si accorgono di essere in un sacco finchè il sacco non è stato chiuso.
Non è un regime compiuto, è vero, altrimenti io sarei ai ceppi. Ma chi la chiama democrazia non saprebbe distinguere un elefante da uno spillo. Sono quelli che dicono che dettare la linea al direttore del TG1 o tramare per chiudere Annozero non è penalmente rilevante e pensano con questo di averti chiuso la bocca. Costoro pensano che la Costituzione sia solo quella che i medici amano definire sana e robusta negli individui in forma: a che scopo perder tempo a discutere con simili cervelloni? Sarà l'inevitabile facciata nel muro che prenderanno, a svegliarli, non di certo i miei ragionamenti o l'evidenza dei fatti.

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domenica 14 marzo 2010

Secondo me risparmiano sullo psicologo

Aggiornato il 16 marzo 2010

C'e' gente in giro per internet che
magari nemmeno sapeva cos'era un pc dieci anni fa. Niente di male: io l'ho scoperto a inizio anni novanta, e ci ho messo pure un po'. Ma il punto non è sapere cosa è una cpu o
un driver, il fatto è che questi qui pensano che il web sia poter dire quel che vuoi senza accettare il fatto che qualcuno ti può contraddire o può svelare le tue porcate: non appena accade strillano, battono i piedi, smanettano come invasati, urlano al comunista illiberale e mangia bambini, vaneggiano dei cento milioni di morti provocati da un'ideologia che ha segnato le loro ossessioni infantili e puberali o, peggio, ti disprezzano e ti censurano.

Negli ultimi anni mi sono imbattuto in un certo numero di esemplari di questa specie, li attiro come il miele le mosche, sarà perchè avverto a diecimila km di distanza certe insalubri paludi. Hanno scoperto che cliccando su un certo tastino puoi far sparire un'opinione sgradita e lo fanno, contenti come pasque. Hanno in mano il gioco del piccolo premier e si divertono: hanno il loro piccolo tg1 in cameretta e ancora non ci credono. Non sanno che così facendo si macchiano di una delle peggiori azioni di cui ci ci può macchiare nel campo delle idee: la censura, che viene ancor prima della sua collega disonestà intellettuale. Hanno un blog che è il loro vanto e lo trattano come l'italiano medio tratta la sua auto: un sacrario, e guai se porti un po' di terra sul tappetino. Non hanno mai saputo cosa vuol dire confronto, democrazia, libertà di pensiero, sono chiusi e autoreferenziali, limitati e circolari, generalmente illiberali e razzisti, ma non hanno capito che il loro giochetto, che nella realtà poteva anche dargli un finto spessore per anni, su internet dura due giorni: da un blog che censura si fugge, da un blog che ti disprezza se osi contraddire si scappa, da un blog che nega i fatti o li inventa si gira al largo, il tempo è prezioso per buttarlo al vento. Blog così resteranno per sempre quel che sono: diari adolescenziali pieni di amenità buone per strizzacervelli da magazine, bacheche aperte ai quattro amici del baretto che fra un quartino e un aperitivo spacca stomaco ti danno una pacca sulla spalla e sparano qualche sconcezza, vani soliloqui di arroganti illiberali che si arrampicano su pareti di fatti fasulli per trarne con ampio respiro conclusioni sballate come equazioni sviluppate da un somaro. E se glielo fai notare, ti dicono che hanno tot visitatori e comunque più di te e che sei tu a non capire niente: contano le pecore e pensano che basti un contatore sull'home page per guadagnarsi il paradiso. Un posto dove venire a sapere le cose, comunicarne altre, confrontarsi, è un'altra cosa. Ma non ditelo a loro: pensano di essere blogger solo perchè postano. Un blogger è chi si sta facendo vent'anni di galera solo per aver espresso un'idea, come sta accadendo a uno sfortunato ragazzo in Birmania. Un blogger è una persona che dice fatti ed esprime opinioni, distinguendo gli uni dalle altre; che non manipola o falsifica; che non censura un'idea (al massimo una bestemmia, ma non un'idea). Che parla, discute, al limite si appassiona, si accalora, ma rispetta sempre chi porta rispetto e spesso anche chi non lo porta e obbedisce sempre a un codice di comportamento che certi primitivi della rete nemmeno conoscono per sentito dire.

Sono abusivi del web, pesci fuor d'acqua, casi curiosi, macchiette. Diffondono stereotipi, replicano i tg di regime, difendono ladri e corruttori, calpestano diritto e costituzione, demonizzano il ragionatore non potendo controbattere con argomentazioni solide e fondate i suoi ragionamenti. Ti chiedi come facciano a non accorgersi di come vanno le cose al di fuori del loro orticello, poi smetti di chiedertelo perchè ti viene in mente di come va il mondo e te ne fai una ragione. E il web ne è pieno, trabocca. Sono gli svantaggi della democrazia: votano tutti, anche quelli che scrivono viva juve sulla scheda o che danno la preferenza ai ladroni conclamati. Ma sono rischi che corriamo volentieri, se quel che abbiamo in cambio è comunque la libertà, bene primario e irrinunciabile. Loro non lo sanno, ma la realtà li sbugiarda non appena sorge il sole sull'oscurità dei loro vani arzigogoli, la storia li sbertuccerà senza difficoltà, la loro gloria momentanea sarà compensata da un oblio eterno, perchè si può giocare scorretto per un po', ma non per sempre e il conto alla fine arriva sempre, fossero anche solo la solitudine e l'irrilevanza più estreme. Secondo me risparmiano sullo psicologo e coi prezzi che corrono davvero non gliene si può fare una colpa, dopotutto.

Aggiornamento (16 marzo 2010):

Dimenticavo una interessante sottocategoria della specie di webosauri descritti sopra: quelli che a un certo punto, irritati per le idee che esprimi (diverse dalle loro) e per i fatti che citi e che loro cercano da una vita, col loro misero blog, di insabbiare, cominciano a censurarti adducendo falsamente scuse idiote del tipo sei molesto, sei offensivo ecc. e poi ti insultano nei loro post o commenti censurando anche le tue risposte ai loro insulti. Questi sono più vigliacchi che antidemocratici, a guardar bene.

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Conflitto di che...?

"Ma la stai guardando la trasmissione? È una cosa oscena! Adesso bisogna concertare una vostra azione che sia di stimolo alla Rai per dire: adesso basta, chiudiamo tutto!". Il presidente chiude. Poi richiama: "Non si può vedere Di Pietro che fa quella faccia in televisione!"
(Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, chiama al telefono il commissario dell'Agcom, Autorità garante delle comunicazioni, Giancarlo Innocenzi, durante una puntata di Annozero di Santoro su Rai Due) Questo estratto di un’intercettazione appare oggi su Repubblica.

Eccolo qua il grande leader del partito dell’Amore, l’inarrivabile statista della Casa delle Libertà, il patriota emerito del Popolo del Fare, darci un grande esempio di come non si occupi di tv e men che meno di Rai, di come sia liberale e democratico, di come non esista il famoso conflitto di interessi. Benedette siano le intercettazioni (sino a quando gli intercettati non riusciranno a proibirle, ci stanno lavorando da mesi) quando scoperchiano simili inaccettabili aberrazioni.
Ecco il regime riportato su carta.

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venerdì 12 marzo 2010

Amari risvegli

Mentre i tribunali non fanno altro che respingere i ricorsi delle liste elettorali escluse (in un'Italia che al 75% adora il premier possibile che l'unica enclave rossa sia quella dei giudici?) e il governo approva la sua 37esima legge ad personam in 16 anni, saltano fuori alcune intercettazioni clamorose che, se confermate, provano definitivamente l'esistenza del famigerato conflitto di interessi (ce n'era bisogno?) e scrivono il regime in modo assai chiaro.
In nessun paese democratico un premier sarebbe rimasto in sella dopo un trentesimo degli scandali, dei rinvii a giudizio, dei processi, delle malefatte, delle bugie, degli errori, dei soprusi di cui si è macchiato Berlusconi. Difatti questa non è più una democrazia da tempo, solo gli idioti e i complici fanno finta di non capire.
La parola giustizialista è una parola cretina inventata e usata da cretini. Non si può essere giustizialisti. O si applica la legge, o non la si applica. Questa è una cricca che si fa beffe di regole e leggi, questi sono delinquenti, nel senso originario di persone che delinquono.
Invito i magistrati onesti, i poliziotti onesti, i cittadini onesti, a non mollare e a fare ogni giorno, nel loro piccolo, il proprio dovere.
Amari risvegli attendono chi oggi si fa beffe delle voci di protesta e dell'indignazione degli onesti.

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Va' dove ti porta il clito (Daniele Luttazzi, a S.M.L.)

Questa sera ero fra chi ha assistito a "Va' dove ti porta il clito", spettacolo di Daniele Luttazzi a Santa Margherita Ligure (bel posto, bella gente). Ho fatto un bel po' di km per esserci, avevo acquistato i biglietti cinque mesi fa. Giretto sul lungomare, aperitivo al Sun Flower, cena veloce al Caffè del Porto. Acquistata una maglietta di quelle un po' così in un negozietto del centro. Ricaricato cellulare con un cinquantone e sbrigate altre quisquilie ordinarie. Fidanzata al seguito, con cappellino di lana stile Edie Brickell e stivaloni da cavallerizza con tacchi che si sentivano fino a Recco. Luttazzi in forma spaziale come d'abitudine, un fiume in piena che si mangia le parole e fa star male dal ridere. Pensare che un talento così (ottimo scrittore, fulminante satirico e incredibile cantante e autore di musica) sia emarginato dalle tv pubbliche e private e fatichi anche a trovare date per il suo tour fa venire il vomito. Ma d'altra parte questo non è forse il paese che relega i suoi migliori giornalisti (due su tutti: Travaglio e M. Fini) nell'oblio o quasi? E non è il paese governato da una cricca di inquisiti, pregiudicati, corrotti e corruttori, antidemocratici e nemici della costituzione? E non è qui che il diritto è ormai una burla, il rispetto delle regole sovversivo e la legge non è più uguale per tutti? Quindi non vale meravigliarsi. Occorre solo resistere, resistere, resistere!

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sabato 6 marzo 2010

Un ridicolo, misero, significativo abuso di potere

Adesso, dopo il decreto legge varato nella notte che configura un vero e proprio abuso di potere avallato dal finto garante delle istituzioni, già convinto firmatario del lodo pateracchio Alfano, e che pone rimedio al pasticciaccio brutto delle liste laziali presentate fuori tempo massimo per via di un panino, vogliono farci credere che Napolitano ha agito saggiamente e in maniera equilibrata, che non si poteva tollerare che una parte politica non avesse liste a Roma, ecc. Tutte cazzate, ca va sans dire. Le regole ci sono e vanno rispettate. Una società senza regole è come una famiglia senza regole: va presto a puttane. Se non avessi rispettato io i termini, adesso sarei a terra. Gli stessi paraculi gonfi di soldi che adesso invocano la ragion di stato, minacciano azioni di forza e tirano per la giacchetta il malleabile capo dello stato, sono quelli che quando la lista della Mussolini dava fastidio esigevano rispetto della forma, firme regolari, rispetto dei termini e demonizzavano i cavilli. Gli stessi onorevoli cazzari che oggi affermano che non si possono tollerare attacchi a Napolitano, sono quelli che quando la Consulta tirò la catena condannando il lodo Alfano a un viaggio nelle fogne gridarono al complotto e accusarono il capo dello stato di aver permesso una simile ignominia e di essere al servizio di una parte. Avete capito che razza di voltagabbana dobbiamo sopportare ogni sera vomitarci cumuli di fandonie a tavola mentre ceniamo, nel teatrino bello del Minzolini Show?
Certo, è robetta questo abuso di potere, se pensiamo alle leggi ad personam (più di 40, delle quali 18 clamorose) o al fatto che una persona che, come si è accertato in tre gradi di giudizio (con contorno di una doppia confessione del corrotto), ha corrotto un teste, sia ancora alla guida del paese. E' robetta ma è indicativa del punto a cui siamo giunti: un partito che non riesce nemmeno a presentare in tempo le liste vuole governare il paese (cosa che del resto non sta facendo): curioso, vero? E noi dovremmo affidarci a gente che anche solo per poter continuare a far politica ha bisogno dell'inganno di un misero abuso di potere e di riscrivere le regole dopo averle violate? La fine sarà lenta, ma ineluttabile. La china su cui sono è in discesa: a loro sembra in salita perchè sono sempre girati indietro a farsi boccacce come scolari asini in gita scolastica e a guardarsi le chiappe dai tiri mancini.

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venerdì 5 marzo 2010

Non chiamatela democrazia, per favore

Dopo aver fatto decine di leggi ad personam (vale a dire nell'interesse esclusivo o prevalente del premier o di sue aziende o di suoi collaboratori o amici), dopo aver attaccato in modo violento avversari e istituzioni rei di non piegarsi ai voleri del sovrano, dopo essersi sottratti più volte all'applicazione delle leggi con l'errata convinzione che il consenso elettorale possa porre un uomo al di sopra di esse, adesso si pensa anche a modificare le regole in corsa solo perchè, per incapacità e arroganza, non si è riusciti a rispettarle. Si minacciano azioni di forza, si ricatta moralmente il capo dello Stato, si studia l'ennesima leggina porcata.
Questo sono cose che in una democrazia non avvengono.
Non volete chiamarlo regime? Chiamatelo martello, o pomodoro, o merda. Ma non usate la parola democrazia, non avrebbe senso, nella sostanza, e lo avrebbe poco nella forma.
Perchè, direte voi, la gente non si ribella? Perchè non va a stanarli direttamente là dove si nascondono, piegando a interessi personali il bene comune e gozzovigliano a spese della comunità? Perchè non scende in piazza, non si indigna, non li punisce col voto? Dove sono quelli che per un semplice avviso di garanzia tirarono le monetine a Craxi?
Il fatto è che le persone formano la loro opinione sulla base dei fatti di cui vengono a sapere e del modo in cui essi sono raccontati. E oggi l'informazione fa schifo ed è quasi totalmente asservita al potere: omette i fatti o li stravolge. La tivù, inoltre, ti rende idiota, con le sue balle e le sue tette. Ecco spiegato l'arcano: non sai quel che accade, non puoi fartene un'opinione corretta. Quindi pensi, parli, vivi, decidi e voti a cazzo. Ed ecco anche perchè è appena stata approvata, nel silenzio quasi totale, una legge che aggira l'art. 18 e che rende il lavoratore ancora più merce di quel che già è. Con un'informazione corretta, le strade sarebbero messe a ferro e fuoco. Invece stiamo guardando il grande bordello e la champions mentre i soliti noti ce lo mettono dove sappiamo.

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Colpevoli ma prescritti e in servizio

Genova - Nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 dell'estate 2001, i no-global furono picchiati, umiliati, sottoposti a "trattamenti inumani e degradanti". Ci fu tortura, e gli imputati sono colpevoli. Generali della polizia penitenziaria, guardie carcerarie, ufficiali dell'Arma e militari, agenti e funzionari di polizia, persino quattro medici: questa sera la Corte d'appello del tribunale di Genova li ha condannati tutti e 44. A nove anni dai fatti la maggior parte dei reati è prescritta, ma i responsabili pagheranno comunque risarcendo le vittime delle violenze. E con loro metteranno mano al portafogli anche i ministeri di appartenenza (Giustizia, Interno, Difesa), che dovrebbero sborsare una cifra superiore ai dieci milioni di euro. (repubblica.it)

Che la maggior parte dei reati sia prescritta è uno schifo. Che in Italia non sia previsto il reato di tortura una vergogna. Che i colpevoli non vengano sospesi, per lo meno in attesa della sentenza definitiva, sarebbe una porcata.

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mercoledì 3 marzo 2010

La migliore maestra è sempre la Storia

Stasera non va in onda Ballarò, che guardo di rado: lo trovo troppo allineato, non è che basta essere migliori di Vespa per essere buoni giornalisti, bisogna anche, tanto per dire, fare domande sulle presunte tasse evase dalla Polverini, approfittando della fortuna di averla in studio due giorni dopo lo scoppio dello scandalo. Floris non va in onda a causa della par condicio usata dal regime come arma per impedire l'informazione dei cittadini in vista delle elezioni regionali: si rinuncia al fidato Vespa pur di zittire i Santoro, i Floris, le Annunziate: tanto può bastare Minzolini col suo seguitissimo TG1. Sorpresa: al posto di Ballarò ecco un imperdibile documentario della serie "La grande storia": per un attimo, stupito da una prima serata dedicata alla conoscenza anzichè alle tette o alle balle, credo che si tratti di tivù pubblica, poi mi accorgo che lo è!

Il titolo è "Dittatura", il tema è l'Italia fascista. Il documentario è come sempre un capolavoro: immagini stupefacenti, occhio fermo e obiettivo su fatti che la nostra memoria spesso tenta di rimuovere. E sapete qual è la cosa più sconvolgente? Non la rievocazione delle violenze e delle brutture del fascismo, di questo regime di merda che per vent'anni e più ha inquinato il nostro paese, non il racconto delle infamie di quel criminale di Mussolini e dei suoi maiali, ma la drammatica sensazione, che per almeno cinque o sei volte si fa strada con forza in chi ascolta, di stare assistendo a un programma di attualità e non di storia, in specie quando si racconta l'Italia che portò al fascismo e che lo cullò convinto di poterlo controllare.

Vediamo scorrere sullo schermo l'assassinio di Don Minzoni, quello di Matteotti, le incredibili e ripetute violenze squadriste, gli assassini di Gobetti e di Amendola, i duemila decreti legge approvati in un baleno da un governo pieno di fascisti, alcuni dei quali contro la stampa, la devastazione di cooperative, case del popolo, redazioni di giornali, l'abolizione del diritto di sciopero, i cinegiornali dell'Istituto Luce che tanto mi hanno ricordato certi Tg odierni nella loro pervicace distorsione della realtà e nella loro ridicola omissione di fatti, la definizione di "delitto di stato" per qualsiasi forma di opposizione al regime, il licenziamento su due piedi per gli impiegati pubblici che fossero stati sorpresi a manifestare ad alta voce una qualsiasi forma di dissenso, la sostituzione dei sindaci democraticamente eletti con i podestà nominati dal regime, la surreale tassa sul celibato, il Tribunale speciale che nel giro di pochi anni processa 1945 oppositori comminando 10 mila anni di carcere e sei sentenze di morte, il confino a cui vengono condannate più di 15 mila persone, fra cui anche molti omosessuali accusati di "attentato alla dignità della razza" e di atti universalmente riconosciuti come "perversi", la condanna di Gramsci a 21 anni di carcere e di Pertini a 10 anni e 9 mesi, le elezioni con il voto palese, cioè con schede di colore diverso (e nonostante questo più di 135 mila eroi votarono contro il listone unico fascista), la fascistizzazione della scuola, l'utilizzo della stampa e della radio per controllare del tutto l'informazione e manipolare in questo modo il consenso. E le stupide guerre imperialiste, l'uso dei gas tossici contro gli eritrei durante la guerra di Etiopia, i 50 mila libici uccisi e i 100 mila deportati, le vergognose leggi razziali con il divieto per gli ebrei di possedere radio, avere camerieri ariani, essere assunti in banche o uffici pubblici, frequentare scuole, dimorare in Italia, mettere annunci sui giornali, e le deportazioni, i seimila ebrei italiani morti nei campi di concentramento, la rivista sulla difesa della razza, il tribunale della razza, la scellerata alleanza con quell'altro macellaio pazzo furioso di Hitler, i 200-300 mila morti di fame e malattie della Grecia, fino alla ingloriosa fine dei maiali che tanto orrore avevano portato in questo paese e ai due anni di sanguinosa guerra civile che seguirono alla fine del Ventennio.

Una circostanziata, eloquente, equilibrata, documentata e grandiosa opera di rievocazione di alcuni fra i più bui anni della nostra storia; un ritratto impietoso della nascita, dello sviluppo e della caduta di un regime marcio e fetido e di un dittatore merdoso. E' la nostra storia, anche se vorremmo tanto scordarla per sempre.

Cogliere più di un'analogia tra quel che accade oggi e quello che accadde allora, negli anni che dalla fine della grande guerra condussero al fascismo e al grande carnaio della seconda guerra mondiale, non può non generare serie preoccupazioni. Con questo non vogliamo dire che adesso come allora siamo in una dittatura; vogliamo dire, è bene precisarlo ad esclusivo vantaggio di quelli che sono usi a ragionare in malafede, che adesso come allora i segnali sono pessimi e adesso come allora l'indifferenza per la deriva che stiamo vivendo rischia di rivelarsi fatale. Naturalmente è necessario avere un cervello, per poter ragionare, ed essere intellettualmente onesti e non essere muniti di paraocchi, per poter capire quanto sono grandi i rischi che stiamo correndo.

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martedì 2 marzo 2010

Ipocrisia made in Italy

Trovo l'esclusione di Morgan dal Festival di Sanremo ipocrita e assurda. Non entro nel merito, non mi interessa. Preciso di non essere un suo fan. Morgan viene escluso non perchè si droga (nel caso, rimarrebbero in pochi, sia a Sanremo che in Parlamento che ovunque) ma perchè a pochi giorni dal via afferma ai quattro venti di farlo a scopi antidepressivi: vi si legge un messaggio diseducativio e pericoloso. E' vero: ha detto una boiata e andava bacchettato, in un paese però in cui non si bacchetta nemmeno chi ruba o commette reati di inaudita gravità. Escluderlo è ipocrita: passa il messaggio che chi la consuma e non lo dice (e magari lo fa per noia e non perchè depresso) resta, chi incautamente ne parla paga. E' tutto così tremendamente italian style! La Clerici ammette di essere finita all'ospedale a causa della dieta eccessiva adottata allo scopo di mettersi in forma per la kermesse: messaggio diseducativo e pericoloso, l'anoressia è una piaga immensa. Ma lei sul palco c'è, l'ho vista un paio di sere e non posso essermi sbagliato: è bravina ma quelle gaffe sa farle solo lei...
Questo paese mi ha stufato, in ogni suo aspetto, dal più importante e grande, al più stupido e irrilevante. Mi ispira solo strazio e angoscia, senso d'impotenza ed inevitabile e giustificata rassegnazione: a tutti va bene tutto e ciascuno fa quel che vuole; il più forte gode e il più debole cade. E l'apatico tele-utonto italiota gode guardando il grande fratello mentre una cricca di volgarissimi ladri gli mangia soldi e futuro!

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