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lunedì 31 agosto 2020

Sotto questo cielo



(2344 caratteri, 3 minuti)

Confrontarmi con gli altri a volte mi fa sentire meglio, perché mi fa capire (o mi illude) di non essere mediocre. Di essere irrilevante, ma non mediocre. Illudersi di non essere mediocre sarebbe forse addirittura meglio di averne le prove. In questo i social sono utili, perché per una o due persone vere che incontro ne becco almeno cinque o sei che purtroppo rinforzano l’opinione negativa che ho del genere umano al quale appartengo (geneticamente ma non moralmente). Non che vada matto del fatto di non essere mediocre o di illudermi di non esserlo, ma insomma: dovendo finire miseramente come tutti, sapere o illudersi di avere evitato la meschina mediocrità può regalarmi un istante di luce in questo lungo e buio tunnel.

Alla fine, però, siamo tutti soli. Non c’e’ famiglia o matrimonio o amicizia che tenga. Lo so che molti di voi non saranno d’accordo, ma è solo questione di tempo: prima o poi lo sarete. Come può darmi ragione chi ora è nel fiore degli anni e sente di avere il mondo in mano? O chi è perso nei vorticosi turbinii dell’amore? O chi, bimbo, vede solo il lato buono del mondo? O chi ha scelto di credere con profitto a una spiegazione dell’esistente che lo soddisfa proprio in quanto non provata? 
Ma credetemi, ciascuno di noi è solo sotto questo cielo, di fronte all’infinito dell’universo, al mistero della sua presenza, a se stesso (un mistero altrettanto oscuro).

Pensate se un giorno vi ritrovaste in una una stanza (piuttosto grande) con tutte le persone che avete conosciuto in vita.
Non parlo dell’edicolante che vi vendeva ogni tanto il quotidiano a Lione, o della segreteria dello studio medico che una volta frequentavate al bisogno e che indossava sempre calze scintillanti.
Parlo della vostra pediatra, della maestra delle elementari, degli zii, dei nonni, dei cugini, delle ragazze o dei ragazzi che avete frequentato, dei datori di lavoro e dei dipendenti che avete avuto, degli amici e di quelli che vi hanno tradito, dei genitori, dei professori di liceo e delle medie, dei dottori, dei vicini, dei negozianti del vostro quartiere, gli amori impossibili, della commessa dell’iper che ormai dopo anni sa chi siete, di qualche cliente assiduo, dei vostri incontri di chat finiti male, delle persone conosciute durante le vacanze, in Italia e all’estero, e con le quali vi siete intrattenute un poco. Ciascuna di queste con l’età che aveva al tempo in cui è stata nella vostra vita in maniera più significativa. 
Non sarebbe una situazione alienante e intollerabile?
Invece, il fatto di avere “diluito” tutte queste persone, e queste esperienze, nel’arco di decenni, ce le fa apparire come normali e sopportabili, anche se il ricordo di alcune può essere solo debole e di altre lancinante. Ma la memoria, come si sa, scolora pian piano e ci rende sopportabile vivere. In molti casi.

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domenica 30 agosto 2020

Modeste proposte

NEL CESSO i vitalizi, i privilegi, gli incarichi plurimi, la pensione dopo due giratine in Parlamento. Basta con queste pagliacciate dei prezzi bassi per chi mangia o si fa la barba in Parlamento. Basta bonus. E tirare bene la catena.
RIDUZIONE secca del numero dei deputati, 600 sono pure troppi, ne basterebbero la metà.
RIDUZIONE del 50% degli emolumenti. 
OBBLIGO DI PRESENZA: se sei assente per più del 30%, stipendio bloccato.
LEGGE elettorale proporzionale con sbarramento e NEL CESSO il sistema dei nominati da 4-5 segretari.
OBBLIGO di redicontazione severa e puntuale delle spese.
DIVIETO DI CAMBIO CASACCA: chi si stufa, si dimette.
10 ANNI DI GALERA SENZA SCONTI  per chi corrompe o si fa corrompere: è una carica nobile, non si scherza.
OBBLIGO di rispondere ai giornalisti, SEMPRE e con educazione.
SEVERISSIMA legge sui conflitti di interesse (un conflitto di interesse non è mai potenziale o reale; se esiste in potenza, è già reale).

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Chi tifa per i temporali


(1661 caratteri, 2 minuti)

Io sono meteoropatico grave, ma le cose non cambiano: quello che sto per dire mantiene intatto il suo senso.
Quando leggo frasi Del tipo: “Allerta? Che bello, così rinfresca! O: “Ci saranno temporali? Finalmente!” Mi tocco sempre per vedere se ci sono.

Il temporale è un fenomeno naturale che può anche avere un suo fascino estetico e ispirare poesie, dirlo a me che scrivo è superfluo,  ma è anche pericoloso; è un fenomeno in cui sono in gioco forze ed energie immense, sovrumane. In un temporale la Natura si scatena, e contro la Natura non si può nulla. Di recente, poi, a causa del climate change (che tutti hanno capito tranne gli intelligentoni negazionisti), certi fenomeni sono via via sempre più frequenti e violenti. Un fulmine ti uccide in un istante, provoca incendi. Una forte raffica di vento può rovinarti la casa o farti perdere la vita, e così un nubifragio improvviso (vulgo bombe d’acqua). La grandine tipo palla da tennis può scassarti il tetto o l’auto e se la becchi in campo aperto non ne esci bene neppure tu.

Qui non si parla di pioggia. Quella pioggia che è così bello ascoltare sotto le coperte, o che ti sorprende con la tua ultima conquista e vi inzuppa felici prima di un bel bacio sotto un portico, o che ti ispira maliconia e versi. Qui si parla di temporali, quindi rovesci smodati, raffiche di vento violente, attività elettrica cospicua, possibile grandine. 
Se uno dice: piove, meno male, io dico: de gustibus, ma capisco che uno possa avere interesse a che piova, ad esempio perchè è agricoltore o perché deve ultimare da tre settimane un sonetto. Non sono certo contro la pioggia, quella moderata, quella che svuota le nubi e nutre la terra; non quella che semina rovina e disgrazie. Se io leggo rinfresca o diminuisce l’umidità, sono il primo a gioire. Ma occorre capirsi.

Tifare per un temporale vuol dire essere incoscienti, o non avere responsabilità, o non aver capito nulla. Rischiamo la vita per una rinfrescata che la maggior parte delle volte dure meno di 24 ore. 

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sabato 29 agosto 2020

La causa è nota



La pandemia sta lasciando segni forti su di noi. Su molti di noi.
Sugli adulti, più che sui bimbi.
Non è certo colpa dei governi, anche se alcuni sono miopi e assassini o dittature tout court.
Non è tanto il dover mettere lo straccetto davanti alla bocca, o la coda fuori dalla farmacia, o cinema, teatri, stadi chiusi e l’incubo perenne di dover star lontano da.
E’ proprio una subdola ansia che ti buca dentro, un foro piccolissimo ma profondissimo che scava da febbraio. E che si aggiunge a tutte le altre cause di ansia che sono l’essenza della vita dell’uomo cosiddetto moderno.
Il senso di un cambiamento radicale e di una situazione dalla quale non si intravede un’uscita.

La colpa è nostra, o meglio: SarsCov2 è un prodotto diretto e chiaro del modo di produzione capitalistico. 
Non è il primo e non sarà l’ultimo.
E’ come il #ClimateChange. E tanti altri.

Inutile dar la colpa agli dei, agli omosessuali, alla sfortuna, ai cinesi: sono tutte idiozie, partorite da menti semplici (quelle che avranno meno danni da tutto questo, per paradosso).
Il modo in cui occupiamo, viviamo, sfruttiamo questo pianeta, e in cui ci relazioniamo e ci sfruttiamo fra di noi, è causa diretta di questi orribili incubi reali.

#Pandemia #SarsCov2

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R2


Oggi vorrei essere nel settore R2.
E comunque non qui e non ora.
Sospendermi.
Non sentire, non vedere, non pensare, non provare.
Il sonno non ci scollega mai, nel sonno siamo più svegli che da svegli e da quando esiste la cosiddetta civiltà industriale, nemmeno ci ricarica.
Ci alziamo più stanchi di prima, abbiamo segni profondi ormai.
Siamo come smartphone sempre accesi.
Soggetti a usura veloce.
Vorrei staccarmi. A lungo.
E una ricarica lunga e profonda. 

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venerdì 28 agosto 2020

Senza dubbi, sì

SENZA DUBBI, SI’ Il Parlamento ha detto SI’ alla riduzione del numero dei parlamentari, pochi mesi fa, e lo ha detto a larghissima maggioranza. E’ una riforma logica, che renderà il Parlamento più efficiente (di certo non meno efficiente!) e non meno rappresentativo, ridurrà di un minimo le spese e darà un segnale. Dopo il tentativo di schiforma di Renzi (c’era dentro di tutto, 2 cose buone e 18 pessime e si stravolgeva la Carta aumentando in maniera pericolosa il potere del Governo, oltre a sdoganare un pessimo italiano), è ovvio che la strada è fare piccole riforme, per settori. Meno parlamentari vorrà dire meno caos e presumibilmente maggiore attenzione dei partiti nel selezionare i candidati. Per far sì che i candidati non siano più burattini che obbediscono all’ordine di 4 o 5 segretari di partito occorre cambiare la legge elettorale, non serve opporsi a questa riforma: ma questa è un’altra storia e solo gli ignoranti o chi è in malafede confonde le due cose. Chi oggi invita a votar no, molto spesso è chi pochi mesi ha votato sì (qualche esempio? Giachetti IV, Mulè, Napoli e Brunetta FI, Orfini e Rciti PD, Vallascas e Siragusa M5S, Borghi Lega.) Spesso, poi, chi sostiene il no, spara palle. Esempi. Santori afferma che se i deputati passeranno da 945 a 600 la politica sarà distante dai cittadini (adesso non lo è?) perché avremo un eletto ogni 150mila abitanti. Peccato siano 100mila. Prima fare i conti per bene, poi pensare, poi tacere, cara sardina. Tesauro (ex presidente Corte Cost.!) afferma che se vince il SI saremo ultimi in Europa per rapporto tra eletti e cittadini. Il che è falso. Germania, Francia e Regno Unito, per esempio, avrebbero sempre un rapporto minore del nostro. L’errore è mettere nel conto anche le Camere NON elette. Il punto è che quando una riforma è targata 5stelle, diventa pessima anche se è ottima. Ma il mio cervello giracchia ancora. Poiché: vedo solo lati positivi in questa riforma; tutti o quasi li hanno visti e hanno votato SI; chi adesso da voltagabbana dice no non porta argomenti fondati o addirittura spara palle; io continuo a non avere dubbi. SI. 


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Differenze

Io ho una sola vita, quindi non sono grillino. E non sono stato mai i partiti che ho votato. Voto una forza quando secondo me è l’alternativa migliore a quel giro. Ho spirito critico, sono informato, ho memoria, ho un sistema di valori. Esserlo, grillino, oltre che votare, forse sarebbe troppo, dato che, come ho detto, la vita è una. Allo stesso modo non sono leghista né fascista e, piccola differenza, nemmeno li voto. La vita è troppo breve anche solo per votarli, anche solo mezza volta, o per condividere certe idee anche solo per un secondo. Decisamente troppo breve per macchiarla così, in maniera stupida. Perchè ci sono idee buone, idee cattive e idee così così. E ci sono persone sincere e trappoloni. E persone che possono sorprenderti, o deluderti. Fin qui, tutto normale. Poi ci sono idee di cacca e agitatori e seminatori d’odio. C’è differenza.


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mercoledì 26 agosto 2020

Sparire


Voi davvero siete certi che tutti quelli che spariscono (alcuni dei quali poi diventano casi dell’ottima trasmissione “Chi l’ha visto”), spariscono involontariamente perché rapiti, o vittime di amnesia o simili?
Toglietevelo dalla testa. 
Una fetta non irrilevante se ne va perché vuole andarsene.
Perché non ce la fa più.
La vita, che si conclude sempre con la morte, ti massacra giorno dopo giorno: non tutti riescono a pararne i colpi, non per tutti i colpi sono forti allo stesso modo, a volte il caso si accanisce.
Sono centinaia di casi, migliaia ogni anno. 
A volte non sono spariti, si sono uccisi.
E, comunque, sparire e non tornare mai più è l’alternativa a uccidersi.

Oggi sei qui, domani no. I tuoi oggetti sono qui. Non li toccherai mai più. Sono ancora come li hai lasciati. Li hai avuti davanti agli occhi per anni, decenni. Li hai usati, forse li hai comprati. Abbandonati a se stessi per sempre. Cianfrusaglie, o lancinanti spilli del ricordo per chi resta. 
I tuoi familiari sono qui, non ti vedranno mai più e non sapranno mai più niente di te.  Avevi chiesto un preventivo, avevi un referto medico da ritirare, eri in parola con un amico per una cena, il panettiere è abituato a vederti almeno un paio di volte a settimana, i tuoi amici ti leggono sui social o comunque ogni tanto ti chiamano, la tua vicina sa che può contare su di te se  una lampada non funziona, tua madre è preoccupata per te come tutte le madri ma di certo non immagina cosa sta per precipitarle sulle spalle, tuo figlio ti cerca sempre con gli occhi e fra poco ricomincerà ad andare a scuola, i tuoi colleghi sono abituati a vederti tutti i giorni, anche l’impiegato delle Poste ti ha inquadrato dopo alcuni anni. Non ti vedranno mai più, il referto resterà là, il figlio andrà di nuovo a scuola, il panetteiere lo verrà poi a sapere, gli amici piano piano, la madre non capirà più nulla, al figlio bisognerà dire qualcosa. E tu non li vedrai mai più. Tu da stasera non ci sei più. Non come se non ci fossi mai stato, anzi l’opposto. Ma non tornerai mai più.

No, non è sempre rapimento, assassinio, amnesia, malattia, spaesamento dovuto all’età avanzata, liti familiari ricomponibili. Molte volte è qualcosa di diverso.

Molti ti dimenticheranno in pochi giorni o poche settimane. Alcuni nemmeno si accorgeranno. Alla fine, siamo niente per quasi tutti, poco per pochi, e forse tutto per pochissimi, ma mi preme mantenere il “forse”. Pochi, pochissimi non supereranno mai questo fatto, che sarà una crepa permanente nella loro vita.

Pensateci, quando si parla di una persona scomparsa da settimane o da anni.
Pensate a tutto quello che gira intorno a questo irrilevante fatto di cronaca. 

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martedì 25 agosto 2020

Grazie

Ringrazio molto tutti quelli che, amici di social e/o anche di vita reale (come, cos’è la vita reale??? E’ quella cosa che ci distoglie dai social), mi hanno esteso, via Facebook, Twitter, Instagram, mail, telefono o Whatsapp i sensi della loro più commossa partecipazione al mio dolore di compiere così tanti anni e di trovarmi in una fase così delicata della mia breve e declinante esistenza. So che confrontarsi con un caso disperato appaga, perchè ci si sente fortunati, tuttavia sono convinto che il vostro sentimento fosse sincero. Ho provato in vari modi a rinviare la data del mio compleanno, ma pare che sia un’operazione impossibile, quindi mi sono rassegnato a queste 24 ore di disperazione agonica e irrimediabile, cui seguirà un anno che si annuncia enigmatico. Lo so, finché c’e’ la salute disperarsi è ingeneroso ma, a parte il fatto che vent’anni fa non avevo tutta una serie di problemi che adesso ho (tranquilli, quello funziona ancora), è ovvio che ovunque giri lo sguardo puoi trovare qualcuno che sta peggio di te: è una constatazione desolante. Ciò tuttavia non deve toglierci il diritto di lamentarci dei nostri inghippi, anche perché scriverne o parlarne allieva il dolore. Grazie ancora, a quelli che hanno reso omaggio e a quelli che lo faranno, e a quelli che non lo faranno; anch’io a volte dimentico le cose, i miei neuroni stanno cadendo a centinaia, sotto i colpi del Generale Tempo. 

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domenica 23 agosto 2020

La rotellina


Quando non ne hai più voglia.

Di alzarti, di andare a letto.

Di mangiare, di farti la barba.

Di leggere, di scrivere.

Di uscire o di rientrare.

Di vestirti, di pulire, di organizzare.

Di darti lo smalto o pettinarti.

Di dare una forma alla tua giornata.

Di pensare agli altri.

Di pensare.

Di avere voglia.


Ti passano accanto, la moglie, i figli, la mamma, il marito, il gatto.

Sono come piante in vaso, ma si muovono.

La casa ti contiene, è tutto.

Avevi progetti, sono fermi. 

Non pensi nemmeno più al passato, non ci riesci. 

Tutto ha perso senso. L’aveva?

La tv parla da lontano, i mobili ti guardano, il vociare da fuori non ti riguarda.

Le ore sono tutte uguali, adesso che le osservi passare ad una ad una te ne accorgi.

I giorni anche, e ciascuno si ammassa sui precedenti e l’ombra del cumulo si fa sempre più grande e opprimente.

Siamo meccanismi imperfetti ma riusciamo a funzionare.

Fino a quando si rompe una piccola rotellina che blocca tutto.


Cosa può romperla? Un indugio. Il riflesso psichico di una stanchezza eccessiva. Un pensiero sbagliato. Una perdita. Un rovescio economico o lavorativo. Una delusione. Una malattia. La vita si sabota da sola, non ha bisogno di aiuto.

Diventiamo invisibili e non vediamo più niente: non ci interessa. Uno sguardo apatico non scandaglia e non coglie, scivola.

Ci chiamano stanchi, stressati, esauriti, depressi; ci dicono che abbiamo bisogno di dormire, di rilassarci, di staccare, di una breve vacanza, di una nuova vita. Non capiscono. Non potrebbero. Non abbiamo bisogno di niente perché non ci interessa più niente.

Un senso alle cose non può darlo un altro per te: quando non ci riesci più da solo, è finita.


Adesso ti osservi vivere, e quindi non riesci più a vivere.

Adesso guardi le cose e le vedi davvero, e ne percepisci la volgare e irrimediabile insensatezza.

Adesso capisci chi sono davvero le persone.

Adesso vedi cosa c’e’ dietro a quel film che ti scorreva davanti ogni giorno, fluido, e in cui tu eri attore: hai perso il copione, oppure lo leggi e non ti dice più nulla. Sei fuori parte.

Il tempo ha rallentato un attimo e tu hai guardato fuori: un errore fatale.

Non temi e non speri, tutto è uguale a tutto, guardi gli altri come pesci in acquario, poco dopo distogli lo sguardo.

La morte è sempre lì, e mantiene intatto il suo potere, ne hai ancora paura, ma non riesce a preoccuparti come prima.


Sono le cinque e aspetti le sei, è notte e aspetti il sole, la sera cala con angoscia, la mattina è un deserto.

Al telefono fingi, se ti parlano fingi. Col postino sei quello di sempre, anche al bar. Dentro di te la luce si è spenta.

Ti chiedi “perché?” E già la domanda ti destabilizza: non te la eri mai posta. Fartela, è il segno della fine. Non esiste una risposta valida, il trucco era non farsela.

Il calendario, le agende, le settimane a venire, le stagioni: un flusso indistinto. Sai che prima o poi ti chiederanno conto, sai bene che prima o poi dovrai decidere qualcosa, mettere la firma sul conto della vita, ma non ti importa: sei alla deriva, non ti curi dell’approdo o della prossima curva. Quando sarà, te ne andrai.


Siamo meccanismi imperfetti ma riusciamo a funzionare.

Fino a quando si rompe una piccola rotellina che blocca tutto. 

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domenica 16 agosto 2020

Bonus partite Iva: il caso di Rizzone (M5S).

Il deputato Marco Rizzone (M5S), uno di quelli che ha chiesto il bonus partite Iva, si arrabbia. Dice che il bonus l’ha chiesto in automatico il suo commercialista (1). Dice che finora si è tagliato più di 40mila euro dallo stipendio da parlamentare e ciò dimostra che non aveva interesse per i 600 (2).Si lamenta per la gogna mediatica (3). Afferma che il decreto è stato scritto male poichè non prevede controlli sul reddito (4) e che è stato presentato in Parlamento senza che lo si potesse modificare, una pratica contro cui in passato il Movimento andava sui tetti (5). Chiede che siano resi pubblici, come accade in 17 Paesi europei, i nomi degli evasori (6). Precisa che i soldi del bonus alla fine sono euro uguali a quelli del bonus per ristrutturare casa o rottamare l’auto e, dice, volete farmi credere che nessuno dei moralizzatori abbia mai usfruito di questi soldi (pur avendo redditi alti, aggiungo io)? (7).

Allora...
(1) può anche essere vero ma non è scusa spendibile. Al limite può far causa al commercialista, che se lo ha fatto, ha fatto una emerita caxxata.
(2) Lodevolissima la pratica che hanno i 5stelle di rinunciare a vagonate di soldi pubblici per aiutare le imprese in difficoltà o attuare altre azioni socialmente utili: lo fanno solo loro, è bene ribadirlo. E, unico partito, non prendono finanziamenti pubblici (hanno rinunciato finora a più di 60 milioni di euro). Ma  anche questa scusa secondo me non è spendibile nel caso in oggetto.
(3) Ha ragione per gli eccessi, però se fai una roba del genere è normale essere attaccato.
(4) E’ una stupidata, la legge è fatta bene: solo scritta così, quindi senza controlli (sarebbero stati fatti dopo, infatti ecco che li hanno fatti) avrebbe permesso di erogare in fretta il bonus, eravamo in pandemia.
(5) Sui tetto, certo... E’ vero, ma si era in pandemia... una situazione imparagonabile a qualsiasi altra negli ultimi 75 anni, quinbdi anche questa affermazione è debole.
(6) Ha ragione. Ma la pubblicazione dei nomi degli evasori, che anche io vorrei, non inciderebbe sul suo caso.
(7) Vero, chissà quanti con redditi altissimi acquistano l’auto usufruendo di 5-10mila euro di sconto. Ma anche questa osservazione, sensata, non incide granché sulla sua posizione.

Concludendo...
E’ vero, le dimissioni possono anche esser eccessive per un fatto del genere, in un Paese normale. Ma in Italia un 5stelle che fa questa cosa, anche se l’ha fatta il suo commercialista, deve pagare. Io posso anche credere alla storia del commercialista, ci sta (certo, che errore etico e di opportunità, per un commercialista...), ma l’errore ci fu e qualcuno deve pagare. Gli altri partiti possono permettersi di perdonare, è decenni che coccolano chi sbaglia. Per un 5stelle la politica non è una professione, ma è servizio civile, quindi se uno lascia arriva un altro. E quello che lascia torna a fare il suo lavoro. Sono gli altri partiti che hanno gente che vive di politica, pagata da noi, da 30-50 anni. La regola dei due mandati, adesso tre solo per gli amministratori locali, ha questa ratio. 
Quindi, con dispiacere, mi aspetto le dimissioni di Rizzone, da cittadino.
Me le aspetto anche dagli altri (i leghisti pare abbiano un numero di casi cospicuo, fra deputati e consiglieri regionali etc), ma qui è già più utopia. 

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Scegliere

Tu fai scelte. Sempre.
Anche decidere se uscire o no è una scelta, se ordinare un primo o un secondo, se chiamare una persona o no, se accettare una proposta, fare un acquisto, tradire qualcuno, ferire o aiutare.
Dalle più banali alle più importanti, dalle più irrilevanti alle più gravi, fai scelte. Continuamente.
Molte senza accorgerti, molte con piena consapevolezza.
A volte le conseguenze peggiori ti arrivano dalle scelte più banali.
Quasi mai facendo una scelta hai gli effetti positivi o negativi che ti saresti immaginato.
E ogni scelta implica migliaia di rinunce, di strade non percorse, dal primo scartato per prendere un secondo, alla decisione di andare in una città anzichè a passeggiare sui monti, dal sì all’altare alla decisione di arrecare danno a un tuo simile.
Vivere è fare scelte. E’ impossibile non farle.
E’ un’opportunità? Certo, chi non può scegliere non ha la libertà, uno dei beni più preziosi.
Ma e’ anche una condanna. Una delle più perverse, delle più sottili.

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mercoledì 12 agosto 2020

Andare a scuola non ti insegna solo dov’è Vienna o cos’è una baia, ma..

ANDARE A SCUOLA NON TI INSEGNA SOLO DOV’E’ VIENNA O COS’È UNA BAIA, MA TI FORNISCE ANCHE DI LOGICA E COERENZA: ECCO SPIEGATE TANTE COSE - ED ECCO SPIEGATE LE PIGNE

1.
Se la regola dei due mandati e così buona e passare a tre per gli amministratori locali e così “indecente”, mi chiedo da più di dieci anni perché questi partiti che criticano il Movimento non hanno mai adottato la regola dei due mandati, ma continuano da sempre ad avere la regola dei mandati infiniti.  Ha titolo per criticare solo chi ha una regola ancora migliore, gli altri fanno ridere i polli. Tipo il politico che aumenta le tasse ma si ritocca lo stipendio, o il prete che parla di castità e poi insidia i minorenni.

2.
Perché nessun partito ha mai adottato la regola dei due mandati che adesso considera intoccabile (per gli altri)? Perché salvini o Zingaretti non lo fanno da oggi?

3.
Perché nessun partito ha mai fatto meglio dei 5 stelle e cioè adottato la regola del mandato unico?


Un leghista/forzista/piddinio/renziano/fratelloditalia che critica la regola dei due mandati del Movimento e l'eventuale decisione, motivata dai risultati di 10 anni di esperienza sul campo, di estenderla a 3 anni solo per gli amministratori locali, esattamente cos'è che non capisce?
Come occupa tutto quello spazio libero che pare avere nella scatola cranica? Con le pigne?

Come fa a non rendersi conto che avendo egli una regola infinitamente peggiore (e cioè quella dei mandati infiniti per cui le persone all'interno di quei partiti finiscono per vivere di politica e quindi prendere per 40 anni stipendi faraonici a nostre spese senza peraltro fare nulla di rilevante), ebbene, come fa a non capire un elettore o un fan di questi partiti che finché uno ha una regola di quel tipo non può neanche lontanamente pensare di avere l'autorità morale per giudicare chi ha una regola eccezionale, che rimarrà eccezionale anche nel caso in cui vi dovesse essere l'estensione a tre mandati per gli amministratori locali? 

Fra l’altro sono talmente pieni di pigne che nemmeno si rendono conto delle figure di cacca che fanno: l’asino che, dietro la lavagna, fa le pulci al maestro. 

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martedì 11 agosto 2020

Repetita iuvant

REPETITA IUVANT

La regola dei due mandati è ottima. Soprattutto è un unicum: gli altri stanno in politica a vita. Il Movimento se la è autoimposta e ha fatto bene. Come se la è imposta, così può variarla leggermente: chi non cambia idea mai, specie sulla base dell’esperienza accumulata, non è molto saggio, in genere. Quando la regola è nata, i 5stelle non avevano ancora avuto esperienza di amministrazione.

Dieci anni di prova sul campo hanno mostrato che, nel caso degli amministratori locali, portare a tre il limite ha un senso logico, più che lasciarlo a due: perchè, vedi Raggi, un sindaco che fa un mandato pieno ha bisogno di altri 5 anni per completare un percorso e mettere a frutto l’esperienza maturata.E dopo, a casa: non come nei partiti.
Nel caso dei deputati, invece, io sarei per restare a due.

Tre o due, la regola dei mandati è sempre ottima e differenzia sempre il Movimento dai partiti, che non hanno alcun limite (c’e’ gente che è in politica da 40 anni, e spesso con risultati zero, a volte pure con qualche condanna all’attivo e col c/c più gonfio.)

Criticare il Movimento perché forse varia leggermente la regola (per gli amministratori locali) è idiota: è una regola che ha deciso il Movimento, iberamente, il Movimento è libero di variarla, fra l’altro le ragioni sono palesi e logiche, anche variandola resta una regola ottima e unica. 

Se poi a criticare il Movimento sono i partiti, la cosa assume contorni grotteschi. Se hai buona volontà, potresti tu, Salvini, o Meloni, o Zingaretti, o Renzi, adottare quella dei 5stelle: cosa te lo impedisce? Se non lo fai, e fin quando non hai un limite, criticare il limite grillino (2 o 3 cambia poco) è ridicolo e davvero indecente.

In sintesi, per chi ha difficoltà di comprensione: fin quando hai una regola nettamente peggiore, non puoi criticare chi, variandola o no, ne mantiene una nettamente migliore. Altrimenti sei idiota o ipocrita. 

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mercoledì 5 agosto 2020

Un branco di parassiti molesti ed ebeti

Decenni di:
-Scuola degradata (insegnanti non all’altezza e, quei pochi all’altezza, mortificati, pagati da fame e scoraggiati)
-Televisione che inquina il cervello e mortifica l’intelligenza, solleticando il peggio di ciascuno di noi
-berlusconismo, renzismo e leghismo che hanno ridotto la politica a un fango di cialtroni ladri e  spesso pregiudicati
-Capitalismo marcio e fallito che aliena l’individuo e lo rende arido come una distesa di segatura
-Disgregazione della famiglia (lavorano tutti e due perché anche la donna deve poter fare carriera o perché uno stipendio non basta) e conseguente abbandono dei figli a loro stessi e alla tv
-Corruzione, nepotismo, clientelismo, delinquenza, degrado morale
Hanno prodotto una generazione di amebe allo sguardo ebete che non capiscono il senso di un discorso di quattro righe, non sanno esprimersi in maniera compiuta, non hanno il minimo senso civico e la minima capacità critica, non sanno nulla del nostro passato e del nostro presente, non hanno valori, vivono solo per cose futili, sono pecore docili e manovrabili che sanno solo riempire di bugie e offese personali i social a cui dà loro accesso una connessione ormai alla portata di qualunque cretino. Non studiano, non leggono, non riflettono: mangiano, ruttano, evacuano ed esprimono in svariate modalità lo schifo che sono.
Una mandria di pecoroni dallo sguardo assente o stupido, con la bocca piena di luoghi comuni e offese, che ti sparano per uno sguardo, che calpestano il più debole, che vivono come neanche gli animali più turpi.
Un branco di parassiti molesti, veri e propri insulti al significato stesso di essere umano. 

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Gnomi morali


 Hanno il buffone in casa e vari buffoncelli a corredo ma passano il tempo a guardare piccole gaffe altrui: ed è piacevole vederli ridere, molto piacevole davvero, perché sai che a fare i precisi non sono fini dicitori ma crassi ignoranti. 
Piazzano Madrid sul mare, scambiano l’Etna col Vesuvio, si inventano tunnel di neutrini, cianciano di pannelli di metano ma prendono la bacchetta in mano (posando invece la mascherina, idioti come sono): sono i classici ignoranti che si credono maestri, i più pericolosi, i più ridicoli. 
Hanno indagati e corrotti marci a tavola ma passano il tempo ad attaccare i magistrati. Fanno politica per fomentare odio e paura, creare caos e ingozzarsi di denari. Ogni giorno vomitano frasi vergognose, razziste, antiumane e fanno le pulci a persone oneste. Tre su quattro sono indegni di rappresentare le Istituzioni.
Siete verdognoli. Azzurrognoli. E neri cacca. 
Siete la parte peggiore di questo Paese. 
Siete il passato che ci ha rovinato il presente e messo a rischio il futuro.
Siete gnomi morali. 
Avete l’intelligenza di un criceto nato difettato. 
Si vede già dalla vostra faccia, dai vostri sorrisi, dai vostri occhi, dalla vostra voce, che non potranno che uscire parole di vomito partorite da idee puzzolenti. 
Avete un’anima misera, egoista, miope, ruvida, secca, che non nutre e non dà frutto. 
E, fra l’altro, siete nella media ancora più ignoranti e analfabeti di chi criticate ruttando al bar. 
Occhi come spilli, denti famelici, sguardi porcini, menti ottuse, pance volgari, risate sgradevoli, lingue biforcute.
Se vi vedeste per un attimo, per un solo attimo, con gli occhi di chi, fuori dal vostro mondo di fogna, ogni giorno vi osserva stupiti, morireste di vergogna in un secondo.

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Vento di cambiamento


Cosa c’è di straordinario nella vicenda del Ponte San Giorgio?
Il fatto che sia stato tirato su un ponte nuovo in due anni. Due anni nei quali si è anche dovuto progettarlo, rimuovere le macerie di quello venuto giù e i tronchi rimasti in piedi, e farlo con calma, per via dell’inchiesta in corso e della necessità di repertare tutti i frammenti.  E’ un lasso di tempo oggettivamente incredibile, quanto a brevità. Un ponte lo si tira su anche in 4 mesi, ma bene e facendo prima quel che si è detto, no.
Come mai per la prima volta in Italia è accaduta una cosa del genere?
Certamente per la procedura snella e semplificata, che in altri contesti (per esempio senza l’onda emotiva dei 43 morti) porterebbe quasi sicuramente ad abusi, corruzioni etc.
E poi per la nuova aria che si respira da marzo 2018, quando per la seconda volta in 5 anni un numero incredibile di votanti ha chiesto con forza un Governo nuovo, diverso dai precedenti, e lo ha in buona parte avuto, prima gialloverde ora giallorosa, ma sempre avendo come maggiorita la componente “nuova”.
Genova ci ha messo la sua fiera, dignitosa e silente operosità.
Speriamo che questo vento di cambiamento (che vorrei ancora più forte ma che cozza contro resistenze radicate) non si fermi. 

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lunedì 3 agosto 2020

Alla fine, basta davvero poco per bruciare tutto

L’essere umano è una costruzione incredibile, perfetta ma anche fragilissima, quindi imperfetta. Dal punto di vista fisico è sempre stato più evidente: cadi, batti la testa, pare un colpetto, sei morto. Oppure un organo decide di fare le bizze e inizia un calvario. Puoi sopravvivere al crollo di un ponte ma morire nel sonno: questo però è il Caso, oltre alla fragilità. Quanto al punto di vista non fisico, quindi psichico, le fragilità sono se possibile ancora maggiori, ma meno evidenti. E, purtroppo, clamorosamente interconnesse con quelle fisiche: agiscono le prime sulle seconde e vivecersa, e anche qui mentre andare in crisi se si perde la salute è normale e comprensibile, l’inverso, cioè avere contraccolpi fisici decisivi se si rompe qualcosa nella mente è davvero frequente ma molto meno evidente e molto più sottovalutato. Alla fine basta davvero poco per bruciare tutto. Sul fisico possiamo avere un’influenza maggiore: facendo attenzione a come ci comportiamo, a quali azioni intraprendiamo, a cosa mangiamo, a quanto e come dormiamo, possiamo influire sulla nostra sopravvivenza, anche se purtroppo solo in parte. Sulla mente abbiamo meno potere di intervento o di prevenzione, eppure gli effetti di un guasto ai piani alti possono essere catastrofici, spesso più dei problemi fisici. Alla fine, basta davvero poco per bruciare tutto. A un certo punto il filo si incurva o si spezza, la vita non scorre più bene, e tutto traballa o precipita. Diventiamo sacchi vuoti, per quanto di buon tessuto. La prima domanda si fa strada e dalla breccia passano tutte le altre. Sono le domande che non ci facciamo davvero mai perché siamo impegnati a vivere. Se ce le facciamo, la crisi è certa, perchè non hanno risposta o ne hanno una insopportabile; il segreto, capiamo a un tratto, era proprio il non porsele nemmeno. Ma basta che la vita rallenti che il pericolo di una deriva è dietro l’angolo davvero. E queste derive sono le più difficili da arginare, davvero sono spesso fatali. 

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