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martedì 28 settembre 2010

Un bel gioco dura poco (e questo faceva pure schifo)

"SPQR: sono porci questi romani". E alla rimostranze dei romani: "si sentono in colpa". Bossi ormai non fa più ridere nemmeno i polli; anche loro a sentire certe assurdità vomitano il mangime.

E' una vita che ci delizia con le sue stronzate, le sue offese da quattro soldi, la sua tronfia e roboante retorica ripiena di pregiudizi e di luoghi comuni idioti. Da' a Roma della ladrona uno che ha preso una tangente, capite? (finanziamento illecito ai partiti, si chiama, senza contare le altre due condanne che ha sul groppone). E uno che piazza il figlio appena maturato (al quarto tentativo eh, ma per colpa dei prof. terroni) a un impiego pubblico 10-11 mila euro al mese. Per alcuni è un buon politico, per me la politica, quella vera, è agli antipodi di gente come lui. Prima erano vaccate estemporanee nel contesto di un discorso politico rozzo, spesso greve e razzista, ma con qualche occasionale venatura di buon senso: folklore padano al pari di quelle menate di riti sul Po con l'ampolla e di quella bufala per rincitrulliti della padania, circenses per tenere allegri quei buontemponi di illusi padani. Da qualche anno a questa parte ogni parvenza di buon senso è definitivamente sparita e sono solo boiate pazzesche che nemmeno un bambino ci crede più. Solo che le sue parole sono pericolose e inaccettabili, perchè non provengono da un ubriaco al bar ma da un deputato nonchè ministro (mamma mia). Le dimissioni mi sembrano la misura minima, e non da oggi. Pensate chi fa il ministro in Italia e poi riflettete su come siamo messi: notato il nesso? Su Boso che rincara la dose stendo un velo pietoso. Pensare a un mondo popolato di Bossi, Maroni, Boso, Borghezio, Calderoli, Tosi, Cota, Salvini e desiderare una morte indolore e veloce è un tutt'uno.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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Sakineh: quello che nessuno dice

Caso Sakineh, la donna iraniana della quale è stata annunciata prima la lapidazione per adulterio e adesso la condanna a morte (tramite impiccagione) per complicità nell'omicidio del marito. Non capisco la mobilitazione internazionale di fronte a quello che a tutti gli effetti è un caso giudiziario interno all'Iran che non dovrebbe riguardarci più di tanto. Mi sembra pretestuosa e irritante, anche perchè si tratta di quella tipica indignazione planetaria a molla che scatta su in certe occasioni mentre in molte altre, anche più gravi, riposa beata senza manifestare nemmeno un sussulto.

E' innocente, Sakineh? Può essere, ma in tutti i paesi del mondo compreso il nostro i giudici condannano innocenti e assolvono criminali, perchè sbagliare è umano e a volte lo è pure farsi corrompere dagli imputati. Ogni paese ha le sue leggi e il suo sistema di polizia e giudiziario, cosa diremmo noi se l'Iran si mettesse a discutere sul fatto che abbiamo condannato, per esempio, Amanda Knox per il delitto di Perugia? E' sbagliato condannare alla lapidazione un'adultera? Certamente è sproporzionato per i nostri canoni culturali (in cui il matrimonio è in ogni caso ormai diventato una burletta) ed è estremamente crudele e disumano in assoluto, ma la civiltà occidentale non si è macchiata nella sua storia e non si macchia forse tuttora di atti disumani (Guantanamo, per esempio, o il disinvolto utilizzo delle armi chimiche nelle azioni di guerra, o la fabbricazione di prove false solo per poter invadere un altro paese) e non condanna a volte a detenzioni di decenni persone poi destinate all'esecuzione? La pena di morte per un omicidio è eccessiva? E chi l'ha detto? Gli USA che applicano la pena di morte? Le carceri iraniane sono infernali? Perchè, quelle italiane no? Più di 40 suicidi fra i carcerati finora nel solo 2010, processi che si trascinano per decenni, sovraffollamento disumano, carcerazioni preventive insostenibili, violenze fra detenuti all'ordine del giorno, per non parlare dei casi di detenuti morti in circostanze misteriose, tipo Cucchi. Sono state appese gigantografie di Sakineh davanti ai palazzi delle province di Roma e Brindisi, in piazza del Campidoglio, ecc. Tutti hanno detto la loro, in Italia e nel mondo: politici, cantanti, uomini di cultura, gli immancabili premi Nobel, ecc. La lapidazione è un atto orribile: concordo, e su questo ammetto che sia lecito fare pressione sull'Iran, ma non sul caso particolare di Sakineh e non solo su questo ma anche sul più generale rispetto dei diritti civili, della libertà di parola, ecc. Ma chi abita in questi paesi conosce a cosa va incontro se tradisce il consorte. E poi la mobilitazione continua anche adesso che è stata annunciata la condanna per impiccagione per omicidio ed è quindi stata accantonatal'ipotesi della lapidazione, quindi qualcosa non mi torna: quali elementi abbiamo per sostenere che Sakineh è innocente e che il processo va rifatto? Nessuno, se non le parole del figlio. Abbiamo mai ascoltato quelle dei parenti dell'ucciso? Abbiamo letto gli atti del processo? Sarà allora il caso di sottoporre ad analisi internazionale tutti i processi che che si concludono con una condanna a morte in tutti i paesi del mondo? Non ce l'ho con Sakineh e davvero vorrei che non venisse nè lapidata nè impiccata, ma solo punita per le sue colpe e solo se ne ha. Ma non avrei nemmeno voluto la morte del marito, nè tutti gli omicidi del mondo, nè le decine di bimbi che muoiono per fame ogni giorno. E di tutte le lapidazioni che avvengono in un anno nel mondo, perchè nessuno dice mai nulla? E' stata annunciata la sua lapidazione e poi rinviata, e questa è una insopportabile tortura psicologica, tuonano gli indignati di mezzo mondo. Concordo, ma il triste balletto di rinvii e attese di grazia che si scatena ogni volta negli USA nelle ore immediatamente precedenti la prevista esecuzione capitale di un condannato a morte è forse meno grave come tortura psicologica? Ha già subito 99 frustate, insistono. Ok, se fosse vero vogliamo forse discutere il codice penale iraniano, quando per esempio quello italiano nel 2010 ancora non prevede il reato di tortura, nemmeno dopo la macelleria di Diaz e Bolzaneto al G8 e la sostanziale impunità di tutti i barbari colpevoli di quel massacro?

So bene che mi sto mettendo contro la quasi totalità degli intellettuali, dei politici, degli artisti e degli opinionisti del mondo intero, ma sono sicuro che non me ne vorranno, garantisti come sono. Un conto sarebbe mobilitarsi (ma non nelle piazze, bensì a livello politico e con misure efficaci) per contrastare con ferocia il costante degrado dei diritti umani a cui si assiste ogni giorno in moltissimi paesi del mondo (e purtroppo anche nel nostro), un altro è fare queste carnevalate estemporanee su singoli casi, dei quali per giunta si sa poco, certamente ispirate da nobili sentimenti ma in ogni caso ipocrite e pretestuose appunto perchè isolate e banalizzate. E cosa dire poi del caso di Shiva Nazarahari, giornalista iraniana di 26 anni che, a quanto si apprende, è stata o sarà processata soltanto per aver scritto articoli sgraditi al regime, e anche lei rischia la vita? Che anche nel nostro paese si rischia di essere processati, multati pesantemente o emarginati se si scrive qualcosa di sgradito al sultano che ci governa e che ad alcuni giornalisti russi l'impegno al servizio della verità è costato di recente la vita, anche se ormai ce ne siamo tutti dimenticati.

Ripeto: non mi va l'indignazione mediatica e globale che scatta su a molla in certe occasioni e in altre no, vorrei semmai una lotta costante ed efficace contro tutte le violazioni dei diritti umani e ovunque si verifichino, non solo se ad esserne teatro è un paese considerato reietto dalle marce democrazie liberali occidentali. Una mobilitazione sacrosanta e lodevole diventa irritante e ingiusta e pretestuosa se assume i contorni di quella che c'e' stata per Sakineh: non bastano le intenzioni, serve ben altro per dare credibilità e spessore a una nobile azione di protesta civile. Indignarsi per la violazione dei diritti umani è sacrosanto, farlo per un caso su trenta e guarda caso farlo più spesso se riguarda una certa fetta di mondo anzichè un'altra è intollerabile e sgradevole.

Pochi hanno messo in evidenza questi aspetti, trattando della questione Sakineh: l'ipocrisia e l'indignazione, mescolati con abilità, hanno sommerso le sensate voci contrarie. Mi unisco a quei pochi, anche se non possiedo quotidiani ed emittenti televisive con le quali raggiungere in un battito d'ali milioni di Italiani.

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lunedì 27 settembre 2010

Nonni rosso-blucerchiati

Sono genovese ma abito altrove, quindi sento meno la tipica rivalita' calcistica cittadina. D'altra parte perderei 4 o 5 derby di fila pur di vincere un titolo. La rivalita' sana e' divertente, gli eccessi no. Mi ha sempre infastidito il complesso di inferiorita' e la tendenza a guardare in casa altrui tipica di genoani e sampdoriani ma addirittura endemica fra i rossoblu': e' fresca per esempio l'affermazione secondo cui obiettivo della stagione genoana e' finire davanti alla Samp! Vi può essere obiettivo più provinciale e riduttivo (oltre che lusinghiero per noi)? Immagino la scena, ambientata nel 2025 o giu' di li': il nonno blucerchiato che carezzando la testolina del nipote gli racconta con occhi sognanti i bei ricordi sampdoriani e quindi di quella volta a Wembley, lo stadio colorato di blucerchiato e l'orgoglio di esserci, o di quella volta a Roma, 20mila in trasferta per la finale, o del giorno dello scudetto e quello di Goteborg ecc. E il nonno rossoblu che, carezzando la testolina del nipotino ricorda i bei momenti genoani: quella volta che i "ciclisti" hanno perso a Wembley all'ultimo, o col Werder nel recupero, o a Berna... Quel che che conta è esserci, fedeli ai propri valori, e giocarsela col cuore: perdere o vincere sono dettagli e si deve essere pronti ad accettare quel che viene. Chi non c'e', certamente non rischia di perdere.

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giovedì 23 settembre 2010

Giornalismi, razzismi e ritardati

Sarkozy, il magnifico presidente francese, espelle tutti i Rom, con l'escamotage dell'espulsione volontaria a cui puo' credere forse un bambino scemo. Non espelle o punisce le persone colpevoli di un reato e dopo regolare processo, ma mette un'etnia nel mirino. Subito i razzisti e gli idioti di casa nostra (spesso i due tratti coincidono negli stessi individui) plaudono e gongolano sbavando come cani rognosi a digiuno da giorni. Prendersela con un'etnia, e non con uno o piu' individui colpevoli di qualcosa, è razzismo. E' il tipico primo passo di uno stato nazista. Sono parole forti? Sono quelle giuste.

Sempre a proposito della nutrita schiera degli idioti di casa nostra, oggi il Parlamento ha votato no alla richiesta di utilizzo delle intercettazioni nel caso Cosentino. Giubilo fra le fila della maggioranza, rinfrancata dal fatto di non essere andata sotto. Questi sono soddisfatti di aver ostacolato il lavoro della magistratura a favore di una persona accusata di camorra e sulla quale pende una richiesta di arresto. Solidarietà fra delinquenti, un film già visto.

Non so voi, ma io la vedo così: Feltri (modesto talento immensamente sprecato) potrebbe pure dire che sta piovendo durante il diluvio universale che io diffiderei delle sue parole. Sarà perchè è già stato beccato a mentire, a calunniare innocenti e a fabbricare carte false più volte, e ha pure confessato di averlo fatto? Sì, a pensarci bene è per questo motivo... Quindi il presunto contratto che proverebbe che Tulliani e la società offshore sono la stessa cosa mi lascia indifferente: probabilissimo che sia falso come sento dire. E poi, lo ribadisco, chi non ha mai chiesto le dimissioni del nostro premier, vero e proprio collezionista di reati e di processi, non ha titolo non solo per chiedere quelle di Fini per un risibile caso che non coinvolge denaro pubblico e che sembra più fumoso di una autunnale giornata di Londra, ma nemmeno per guardarsi allo specchio senza provare ribrezzo.
Domani Il Giornale (di proprietà di Berlusconi Paolo e non Silvio, si badi bene) titolerà: "Fini ha cambiato sesso, prima era una donna. Domani la prova". E le edicole pulluleranno di gonzi che superati i vent'anni ancora credono a Papi Natale.

Cosa c'entri l'arbitraggio di Moreno ai mondiali coreani del 2002 col fatto che ieri lo stesso Moreno è stato arrestato per droga negli Usa davvero non capisco. Mi sono sempre rifiutato di credere alla sua malafede: fece alcuni errori, ma noi di piu', tutto qua. Ma adesso, naturalmente, ecco saltar fuori chi aveva già capito tutto allora: anche il Trap, che stimo troppo per credere capace di simili frasi.

Gasparri (mamma mia...) si congratula per le dimissioni del tesoriere di AN, che giudica inevitabili, e si auspica quelle di Fini, che giudica un problema politico e non tecnico. Oggi gli andava di parlare di dimissioni, di fare l'eticamente ineccepibile, al Gasparri. Per caso lo avete mai sentito chiedere quelle del nostro premier, che ha esplorato con scrupolo buona parte del codice penale?

Antonio Cassano avrebbe avuto un doppio litigio domenica sera dopo la gara persa nei minuti finali contro il Napoli. A rivelarlo è il Corriere della Sera e sarebbe per questo motivo che per la partita di Cagliari Cassano non è stato nemmeno convocato. Dopo un'estate in cui i principali quotidiani hanno fatto il gioco di Juve & C. che volevano depredare a prezzo di costo la Samp dei suoi campioni e hanno sparato balle su balle di calciomercato per mesi e mesi (alla fine, poi, come si è visto, dalla Samp non si è mosso nessuno), adesso passiamo alle balle vere e proprie. La Samp ha duramente smentito, io invito il Corriere a tirare fuori le prove o ad andare all'inferno. Francamente adesso hanno rotto le scatole. C'era una volta il giornalismo.

Sul Giornale esce l'ennesima prova contro Fini (il documento che proverebbe che Tulliani è il titolare della società che gli ha affittato la casa di Montecarlo) e i finiani affermano che si tratta di un falso (con Feltri è la prassi, dopotutto). Di conseguenza annunciano che non dialogheranno più con Berlusconi sulla giustizia (leggi: niente più scudo a buon mercato per il premier assediato da indagini e processi). Curioso questo modo di agire dei finiani, vero? Prima dicono di volere uno scudo per le più alte cariche dello Stato non per salvare Berlusconi ma perchè si tratta di cosa buona e giusta, anzi doverosa, poi rifiutano di votarlo per ripicca: ma non era una misura doverosa? Così viene il sospetto che fosse un favorino ad personam... sono i favori promessi che si negano di fronte a uno sgarbo inatteso, non le misure doverose e necessarie per la democrazia, suvvia...

La Lega Nord è un partito eversivo che persegue la secessione della Repubblica, diffonde idee razziste, incita all'odio razziale, fomenta, aizza, discrimina. Questo io penso da quando è nata, questo io penso oggi. Questo dice a chiare lettere la storia di questa formazione, delle sue dichiarazioni, dei suoi atti. Qualcuno lo capisce solo oggi: sono i ritardat(ar)i della politica. Un po' come quando Casini dopo 14 anni di allegra combriccola si accorge che Berlusconi è il demonio e lo stesso fa Fini dopo 16 anni e 38 leggi ad personam allegramente votate.

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domenica 19 settembre 2010

Operazione simpatia

Appena saputa la notizia dell'arresto dei sei netturbini nordafricani sospettati di essere gli organizzatori di un attentato a Joseph Ratzinger, in arte il Papa, in visita in questi giorni in Gran Bretagna, ho sentito subito puzza di bufala gonfiata ad arte al fine di suscitare indirettamente un po' di simpatia e di affetto nei confronti di questo pontefice teutonico che, adesso, è chiamato a rispondere di tutte le nefandezze commesse nei secoli dalla setta che presiede e che, quando ancora non era Papa, non si era distinto per la lotta ai preti pedofili, anzi l'opposto. In Gran Bretagna lo hanno aspettato al varco, per fargli notare un po' di queste nefandezze e per ricordargli un po' di assurdità, tipo il no alle donne prete, l'insabbiamento dei gravissimi e numerosissimi casi di peofilia, gli assurdi pregiudizi nei confronti di chi non è eterosessuale, la vuota opposizione ai progressi della scienza, ecc. La notizia di un possibile attentato contro l'uomo buono e bianco come un giglio ad opera di sei uomini cattivi e neri come la notte era l'ideale, se pompata al di là della sua reale consistenza, per allentare un po' questa morsa, per un paio di giorni appena. Questo non vuol dire che il Papa non sia sotto costante minaccia, così come ogni altro capo di stato, ma la tattica operata per conto di non si sa chi da certi media è stata palese fin da subito. Dei netturbini nulla si sa, se scherzavano fra loro o se nemmeno hanno parlato del Papa; sembra che siano stati rilasciati. Investigare è lecito, prendere sul serio ogni potenziale minaccia doveroso; spararle grosse un po' meno, che dite?

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mercoledì 15 settembre 2010

E' pieno di quattrini ma se viaggia tocca a noi pagare il conto

Perchè Jospeh Ratzinger, il Papa, capo di uno stato ricchissimo al quale ogni anno il nostro stato versa, direttamente o indirettamente, o omette di chiedere sotto forma di ici e altre tasse, milioni e milioni di euro, non si paga i viaggi che fa, o più semplicemente non se ne sta a casa e magari fa un discorsetto ai palermitani via internet?
Quanti poveri o malati ci aiuti con 2.000.000 e passa di euro?

"Il papa arriva a Palermo, ma la sua visita costerà oltre due milioni alle istituzioni locali Se lo stato non pagherà, Comune, Provincia e Regione si dovranno far carico delle spese. Proprio in un momento in cui le casse sono in condizioni pessime Costerà due milioni e mezzo di euro, la visita di Papa Ratzinger a Palermo, e il Comune, la Provincia e la Regione sperano che sia lo Stato a sborsarli. Sia perché le casse sono vuote e si sta già grattando il fondo, sia perché la trasferta di Benedetto XVI in terra siciliana potrebbe passare come “grande evento”. In un summit tenutosi a villa Whitaker tra il prefetto Giuseppe Caruso e le istituzioni locali coinvolte, è emerso chiaramente che se da Roma non arrivano i fondi, ogni istituzione dovrà farsi carico delle spese. Ed è quasi certo che non arriveranno. Così, i contribuenti dovranno farsi carico dei costi per lo spiegamento di forze previsto: 1.000 volontari della protezione civile, 3.000 uomini delle forze dell’ordine, 1.100 vigili urbani, 60 medici, 200 barellieri, 18 ambulanze, 3 pronto soccorso mobili e oltre 180 volontari di Croce Rossa e Misericordia, 12 autogru, 22 chilometri di transenne, 600 pullman."
(Vania Lucia Gaito su "Il Fatto Quotidiano" di oggi 15/9/2010)

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Il prossimo Presidente della Repubblica avra' una quarta

"E' assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l'intelligenza o la bellezza che siano. E' invece sbagliato pensare che chi è dotato di un bel corpo sia necessariamente un cretino. Oggi la politica ha anche una dimensione pubblica. Ci si presenta anche fisicamente agli elettori. Dire il contrario è stupido moralismo". Così Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl, ospite del programma Klauscondicio commenta le affermazioni fatte qualche giorno fa dalla deputata Fli Angela Napoli, che aveva denunciato la "prostituzione" di alcune colleghe in cambio di nomine politiche. "Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza - insiste Stracquadanio - non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato".
(repubblica.it del 13.09.2010)

"I numeri ci sono. Arriviamo a 20 deputati senza iniezioni del Pdl: si tratta di gente che fino ad ora non ha votato la fiducia a Berlusconi". Il segretario del Pri Francesco Nucara, dopo l'incontro con Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli, annuncia che nascerà il nuovo gruppo a sostegno del governo "o qualche giorno prima o subito dopo il 28 settembre, quando Berlusconi parlerà in Parlamento". Nucara dice di non sapere se nel gruppo ci saranno esponenti di Futuro e Libertà e sostiene di non aver avuto alcuna promessa da parte del premier.
(repubblica.it del 13.09.2010)


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lunedì 13 settembre 2010

Prima candelina per un quotidiano ben "fatto"

Venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 settembre 2010 si è svolta a Marina di Pietrasanta (LU), nel Parco della Versiliana, la festa per il primo compleanno de IL FATTO QUOTIDIANO, un quotidiano che non riceve alcun finanziamento pubblico, che ha ottenuto 44.000 richieste di abbonamento ancor prima di uscire col primo numero nel settembre 2009 (fatto unico nella storia della stampa in Italia) e che attualmente vende piu' di 100.000 copie al giorno. Un quotidiano, soprattutto, che finora ha mantenuto tutte le promesse fatte dai suoi ideatori e fondatori (in particolare quella di attenersi ai fatti, tutti e non solo alcuni, e di raccontarli separati dalle opinioni) e che non ha potenti da coprire o da non scontentare: risponde solo al lettore e se questi non lo compra più chiude, come dovrebbe essere per tutti i giornali. Il Fatto Quotidiano rappresenta un'incredibile novità nel panorama informativo italiano e una scommessa riuscita: spesso è il solo giornale a dare certe notizie scomode, al punto che all'inizio, all'estero, le consideravano false, non trovandole riportate in nessun altro quotidiano italiano cosiddetto "indipendente": ben presto hanno capito che la causa era il bavaglio che la stampa italiana si è auto-imposto. La redazione è composta da un gruppo di giovani giornalisti promettenti e da alcune firme prestigiose: giornalisti di talento e di provata onestà che servono la verità e il lettore e nient'altro, ridando dignità a un mestiere infangato da troppi servili pennivendoli di regime.

In questi tre giorni si sono tenuti alcuni incontri e dibattiti estremamente interessanti che hanno visto una partecipazione di pubblico davvero sorprendente (vedi foto), con numerosi arrivi anche da regioni lontane. Hanno preso parte alla manifestazione, che si è svolta senza alcun intoppo, Tabucchi, Massimo Fini, Don Gallo, Chiaberge, Granata, Di Pietro, Padellaro, Telese, Travaglio, Vauro, Vincino, Lillo, Veneziano, Beatrice, il procuratore Greco, il sindaco di Pietrasanta, Paolo Flores D'Arcais, ecc. Alcuni dei temi trattati (laicità, corruzione e proposta di una nuova legge per combatterla, situazione politica italiana, stato dell'informazione, satira) hanno prodotto frutti interessanti.

Un'atmosfera serena, un confronto stimolante, una riunione di persone che amano il loro paese, la Costituzione e che chiedono legalità e rinnovamento. Giovani e meno giovani che non ne possono più di una classe politica corrotta e incapace, di un paese in declino da tutti i punti di vista, di un enorme conflitto di interessi che inquina ogni settore della società; che non ne possono più di un paese fermo su se stesso, di un ordine del giorno che da quindici anni vede al primo posto, anzichè i grandi temi quali quelli del lavoro, della legalità, della disuguaglianza sociale, i debiti e i processi del presidente del Consiglio e i disperati tentativi per salvare quest'ultimo dagli uni e dagli altri.

La voglia di cambiare sta crescendo in questo paese, lo si è avvertito anche a Marina di Pietrasanta. Sempre più persone stanno aprendo gli occhi. Non so fino a quando le balle del premier e dei suoi fidi alfieri posizionati nei posti strategici dei media riusciranno a frenare quest'onda che cresce, e cresce, e cresce.

L'agonia di questi maiali coi soldi anche in bocca è cominciata, questo è sicuro. Quanto sarà lunga e dolorosa, per chi già non ne può più, non so dire.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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venerdì 10 settembre 2010

Somewhere (di Sofia Coppola)

Somewhere è un film che può lasciare con l'amaro in bocca. Se ti aspetti un film tradizionale (una storia con un inizio e una fine, un amore contrastato che poi fiorisce, una tragedia da cui ripartire, un delitto con un colpevole da scoprire, uno sviluppo lineare e tipico, insomma) resti deluso e, con i titoli di coda ad illuminare la tua rapida fuga dalla poltroncina, può sembrarti di aver visto una pellicola senza capo nè coda e senza una fine sensata. E' il tipico effetto che produce un'opera in chi la guarda senza essere preparato e quindi aperto a tutto ma avendo già un'idea di quel che potrà essere. Ebbene, Somewhere quest'idea la spiazza e ti lascia quindi un po' perduto.
Ma è un attimo e capita solo a chi è entrato in sala pensando di poter guardare il film della Coppola col pilota automatico: un errore che si paga con quello straniamento che ti prende un po' alla fine.
E' un film che non ti aspetti, che vuole farti provare una certa sensazione e che ci riesce così bene da lasciartela addosso per un pò.

Sofia Coppola ci descrive la non-vita di una non-persona. Johnny Marco è una celebrata star del cinema e non esiste. Vive in un hotel (il famosissimo Chateau Marmont di Los Angeles) e si sposta in altri hotel quando deve presentare un film, fare una sessione di foto o rilasciare un'intervista. Non ha rapporti con le altre persone, semplicemente le incontra, ci parla, le usa o ne viene usato. Ha un matrimonio fallito alle spalle e una splendida figlia che non lo vede quasi mai e per questo soffre. Viaggia con la sua Ferrari il cui rombo ci accompagna sordo e monotono per tutto il film o viene prelevato e portato a destinazione dalla macchina della produzione. La sua giornata è scandita dai pochi impegni mondani, da un paio d'ore in sala trucco e per il resto dal nulla. Beve, fuma, va a feste, fa sesso con donne sempre pronte, dorme, sta seduto sul divano, fa la doccia, si impasticca, si affaccia sul terrazzo con la sigaretta fra le dita, mangia, e poi ancora sesso, divano, sms, un giro in Ferrari, lo sguardo perso nel vuoto, due parole col portiere o con il cameriere, un approcio con la vicina di stanza, le telefonate di Marge che gli pianifica vita e lavoro, qualche squallido spettacolo di lap dancers goduto direttamente in camera. Anche il sesso è grigio e scorre via senza dar luce a una vita senza brio. Un fantasma di vita che ti fa sentire inutile, vuoto, perso. Una successione di gesti senza emozione, di vuoti rituali, di insulsi momenti, luccicanti ma stupidi, lussuosi ma finti. La copertina della vita, senza niente dentro. Una bella copertina, magnifica, ma niente oltre quella. E così si sente Johnny, nel suo intimo: perso, vuoto. Lo capisci dai suoi occhi, dall'espressione che ha quando si guarda allo specchio, dalla faccia che fa quando sta stravacato da solo sul divano ad aspettare niente dopo aver fatto niente, dal vuoto delle sue risposte e dei suoi silenzi quando i giornalisti gli rivolgono qualche insulsa domanda da classica conferenza stampa di presentazione, da come si muove, da come ti guarda. Sembra una tortura, non una vita. Una tortura di lusso, s'intende: sempre bella gente, suite spettacolari, feste e donne di classe sempre disponibili e vogliose. Ti svegli nel cuore della notte e se ti va ti fai portare in camera un intero assortimento di gelati, non ti manca niente e comunque puoi avere tutto quel che vuoi subito, nessun desiderio è impossibile ed è proprio questo che rende la vita indegna di essere vissuta, priva di un senso, di quel senso che motiva il nostro agire e non ci fa sentire come banderuole che si agitano al vento giorno e notte senza posa e senza scopo. Solo la presenza della figlia illuminerà la vita di Johnny squarciando definitivamente il velo di quella finzione: a piedi verso una nuova vita, o meglio: verso una vita, per provare a vivere, o per provare a convivere con quella sottospecie di vita che la fama gli ha dato.

Coppola vuole rendere proprio questa sensazione, con la macchina da presa, e ci riesce, tessendo sapientemente una tela che avvolge pian piano lo spettatore, lo ipnotizza, lo strania, lo anestetizza fin quasi ad annoiarlo, lo catapulta in quel non senso e in quel vuoto che è la vita di Johnny, in apparenza dorata e da sogno in realtà vacua e angosciosa: l'angoscia di chi vaga e non sa per dove e perchè e fino a quando. Non sa perchè c'e' e cosa deve fare, il tempo passa, i bicchieri si svuotano, le sigarette si consumano, le feste iniziano e finiscono, il sole sorge e poi risorge e tutto è sempre uguale a se stesso, fisso in un'immobilità che pare serenità ed invece è orrore che urla, orrore del nulla fatto vita. A volte la regia può apparire snervante, con quelle lunghe sequenze che paiono non finire mai, con quel soffermarsi su una scena troppo a lungo, a volte quasi il tempo che Johnny mette a fumarsi una sigaretta. Si tratta di un originale espediente tecnico che serve a farci sentire pure a noi quell'apatia insopportabile che avvolge Johnny. Sembra noia, invece è immersione nell'apatia della sua vita, che finiamo per toccare con mano, per sentire come nostra, ed è questo che vuole fare la Coppola: farcela sentire sulla pelle, farci annoiare, farci sentire inutili e senza scopo, vuoti come Johnny.

In questo senso è un film originale e che comunque centra il suo scopo, quello di fornirci il ritratto di un certo modo di non vivere e di farcelo percepire davvero come se in quell'ora e mezza fosse la nostra vita ad essere descritta. Proviamo fastidio, un po' di noia, siamo apatici, tristi, proprio come Johhny. E alla fine magari ci chiediamo che senso abbia quella fine, con Johnny che si incammina a piedi verso chissà cosa: una nuova vita, o almeno un nuovo equilibrio che gli renda sopportabile quella che ha e dia un senso ad alcune delle cose che fa. Ma la fine un senso ce l'ha, è quello che Jonnhy decide di andare a cercare e che non sappiamo se troverà. Di certo se lo troverà sarà con sua figlia, la brava e bella Cloe (Elle Fanning).

Un film poetico? Troppo complesso? Noioso? Originale? Banale? Estremamente profondo nella sua apparente semplicità? Un pretenzioso esercizio di stile? Un'intuizione riuscita? Forse un po' di tutto questo. Comunque un film che colpisce il bersaglio.


Somewhere
U.S.A., 2010
98'
Regia: Sofia Coppola
Cast: Benicio Del Toro, Michelle Monaghan, Elle Fanning, Stephen Dorff, Laura Ramsey, Alden Ehrenreich, Robert Schwartzman, Paul Vasquez, Chris Pontius, Laura Chiatti, Becky O'Donohue, Simona Ventura, Susanna Musotto, Nino Frassica
Tram (filmup): Somewhere è uno sguardo penetrante e commosso nell'universo dell'attore Johnny Marco (Stephen Dorff), che vive a Hollywood, nel leggendario hotel Chateau Marmont. Johnny se ne va in giro sulla sua Ferrari e casa sua è un flusso continuo di ragazze e pasticche. Totalmente a proprio agio in questa situazione di torpore, vive senza preoccupazioni, fino a quando giunge inaspettatamente allo Chateau la figlia undicenne, Cleo (Elle Fanning), nata dal suo matrimonio fallito. Il loro incontro spinge Johnny a riflessioni esistenziali, sulla sua posizione nel mondo. Quale strada intraprendere adesso?

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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domenica 5 settembre 2010

Fischi legittimi e reazioni prevedibili

Alla festa del PD di Torino ha partecipato ieri il Presidente del Senato Schifani, che è stato abbondantemente fischiato e contestato dalla folla presente per diverse ragioni fra le quali il suo passato che dire oscuro è poco e la mancanza di chiarimenti sullo stesso. In precedenza si era beccato parecchi fischi pure Marini, su quel palco, ma in quel caso nessuno aveva detto nulla.

Subito si sono levate voci di sdegno e di ferma condanna dell'episodio: Bersani, Fassino, Napolitano hanno stigmatizzato l'episodio, mettendo in mostra una verve che da tempo non si vedeva. Pure Fini ha voluto timbrare, alla vigilia di Mirabello, magari per fare un po' di riscaldamento, e naturalmente non poteva mancare il sempre presente Casini. Ci sono poi i fedelissimi Cicchitto e Gasparri. Partiamo: Fassino: "Squadristi, come quelli dei pullman a Fini", Fini: "Intollerabile", Pier Ferdinando Casini: "La mia solidarietà al presidente Schifani è totale. Il Pd deve riflettere molto seriamente se vuole avere un futuro nella società italiana: Di Pietro e i 'grillini' seminano odio e sono incompatibili con qualsiasi progetto serio di governo", Bersani: "Il dibattito politico, anche il più aspro deve segnare un confine netto con la prepotenza e la prevaricazione, Napolitano: "Deploro l'intimidatoria gazzarra contro Schifani. (...)il tentativo di impedire il libero svolgimento di manifestazioni e discorsi politici è un segno dell'allarmante degenerazione che caratterizza i comportamenti di gruppi sia pur minoritari incapaci di rispettare il principio del libero e democratico confronto e di riconoscere nel Parlamento e nella stessa magistratura le istituzioni cui è affidata nel sistema democratico ogni chiarificazione e ricerca di verità. Perciò deploro vivamente l'episodio verificatosi oggi a Torino ai danni del Presidente del Senato e ogni forma di contestazione aggressiva sia verso figure di particolare responsabilità istituzionale sia verso qualsiasi esponente politico nell'esercizio della sua inconfutabile libertà di parola e di opinione" (prolissetto il presidente eh?), Schifani stesso: Siete un esempio di antidemocrazia, perché volete impedire a due personalità politiche di parlare", Fabrizio Cicchitto: "Quello che sta accandendo a Torino è il frutto del clima infame che Di Pietro e una parte della sinistra stanno creando nel Paese. C'è il rischio elevatissimo che siamo appena all'inizio", Maurizio Gasparri: "Le parole di Fassino non cancellano la gravità di quanto è avvenuto. Nell'esprimere solidarietà al presidente Schifani non si può non evidenziare il clima di intolleranza creato dalla sinistra. Insulti, odio, astio producono frutti velenosi. Alcuni svolgono un ruolo di punta ma altri fanno i fiancheggiatori. Basta pensare alle parole di Bersani dell'altro ieri".

Tutto bene, sia i fischi (legittimi eccome, in una democrazia, sia pure violentata quotidianamente da figuri senza scrupoli come la nostra) che queste reazioni (preventivabili), ma una cosa a Fassino vorrei dirla: prima di parlare pensaci dieci volte e poi lascia stare (sarà stato un calo di zuccheri?). Un conto è il caso dei pullman di Fini (c'e' una testimonianza, si stavano preparando pullman per andare a fischiare Fini, pagando i contestatori), un altro il caso di Torino: cittadini stufi del marcio imperante che finalmente si fanno sentire. Certo, impediscono a Schifani di parlare, ma per dire "fuori la mafia dallo Stato" e slogan simili avrebbero dovuto fare una raccomandata? Se togli anche la protesta di piazza, gli slogan, i fischi, cosa resta? Le monetine a Craxi fuori dall'Hotel Raphael (per alcuni avvisi di garanzia, non ancora per processi o condanne, si badi bene) andavano bene e questi fischi no? Diciamo piuttosto che è ora di farsi sentire. Il caso di Schifani è intollerabile (seconda carica dello Stato avvolta in ombre limacciose da sempre), non lo è invece la contestazione di ieri.

In quali altre occasioni possiamo farci sentire? Solo nei regimi è vietato contestare. Siamo tiranneggiati da una cricca piduista e fascista e non possiamo neppure fischiare... Attenti a voi, indegni rappresentanti di niente non eletti da nessuno: questi fischi sono solo i primi. Chi si comporta onestamente e non ha nulla da nascondere o da chiarire o da farsi perdonare non prende fischi, che io sappia.

Napolitano, dal canto suo, forse in crisi di astinenza da firma, ha solo fornito una doverosa difesa d'ufficio della seconda carica dello Stato. Quanto a Fassino e Bersani, il PD nemmeno sa di esistere, figurati un po' se ci capisce qualcosa in tutto quel che succede. Quanto ai politici, si portino la claque da casa se vogliono sorrisi e applausi; blindino i comizi, chiamino l'esercito, li facciano in videoconferenza, se ne vadano via per sempre...

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sabato 4 settembre 2010

Lo zampino...

(aggiornato 5 set 2010 ore 12.00)


Potrei dire che la RAI (di tutto di più; in particolare: di tutto) stasera ha fatto l'ennesima figura di merda planetaria, mandando in onda uno spot al momento di un calcio d'angolo e mancando così il gol dell'1-1 (complimenti al regista, un vero genio). E lo dico. Aggiungo anche che il quartetto che ha commentato la partita (Quartetto Tetra, per la depressione che ispira coi commenti sempre negativi e per la sfiga che probabilmente potrebbe anche portare) ha fatto schifo, mentre la Nazionale, pur con una difesa da registrare e con alcune carenze psicologiche da colmare, ha giocato benino e ha vinto, che poi questo serviva, a Tallin. Tornando al Quartetto Tetra, cominciamo col dire che impiegare cinque uomini (pagati dai contribuenti) e di questi mandarne addirittura tre all'estero, più cameramen vari etc, per commentare una partita è una vaccata: due sarebbero gia' troppi. Quando poi devi pure sopportare commenti superficiali, insulsi e rancorosi, affermazioni ridicole e pressapochismi in quantità industriale che più che sottolineare e impreziosire la visione dell'evento disturbano e irritano chi ascolta ti accorgi che la misura è colma. Non insisterò sul fatto che la cronaca è discontinua, piena di errori e di piccole bestialità (Palombo definito come uno che corre e dà quantità, manco fosse un mediano vecchio tipo con torace a quattro ante e piedi a ferro da stiro: ma questi lo vedono giocare due volte all'anno o cosa?). Non insisterò su questo fatto perchè è palese. Mi preme osservare invece una delle tante incomprensibili assurdità di questo quartetto: l'atteggiamento prevenuto nei confronti di questa nuova nazionale di Prandelli (nostalgici del Lippi-so-tutto-io?), nella quale niente va bene, niente funziona, tutto va male e andrà peggio, etc. e la sottile, inspiegabile, ridicola, bambinesca ostilità nei confronti di Cassano, che penso abbia il torto ai loro occhi di non giocare nel Milan nell'Inter o nella Juve. Cassano ha giocato un primo tempo non soddisfacente, a sentire certi soloni; deve essere stimolato, ci aspettiamo di più da lui e menate varie e poi, quando l'Italia sta per naufragare drammaticamente in Estonia, il genio barese (che nel primo tempo si è impegnato alla morte servendo diversi palloni interessanti e sfiorando pure il gol) estrae dal cilindro due colpi di magia (vedi gazzetta dello sport) e ci fa vincere la partita: gol di testa e immenso assist di tacco a Bonucci per il raddoppio. Non solo ci fa vincere la partita, ma zittisce i commenti idioti e prevenuti che fin lì avevano inquinato la cronaca. Dossena che dice che Cassano ha messo lo zampino in entrambi i gol sfiora il metafisico (ma siamo scemi o cosa? Uno segna di testa e poi fa un assist di tacco che gli Estoni ancora adesso si chiedono cos'era e così facendo "mette lo zampino"?), Gentili descrive il primo gol (che nessuno ha visto in diretta) come se la palla picchiasse addosso a Cassano... E che dire di Collovati che si distingue sempre per la benevolenza che ha per i cugini blucerchiati (quando parla di sampdoriani i suoi giudizi da inspiegabili diventano spiegabilissimi) e di Mazzocchi che si fa notare come d'abitudine per gli occhiali più che per il resto? Del regista abbiamo detto.
Il fatto è che ora abbiamo un ct normale ("Cassano è un esempio per tutti" ha detto a fine match); chi commenta sta invece sulla luna, crede di saper tutto e invece fa la figura di chi nulla vede e nulla sa. Non ci vuole un fenomeno, basterebbero due occhi e zero pregiudizi.
Insomma: soldi del canone buttati nel cesso.
E' troppo chiedere una cronaca competente, appassionata, imparziale, scevra di personalismi, cazzate, rancoretti da asilo nido? E una regia che non ceffi i gol? Sembra che sia pretendere troppo, ahimè.

5 set 2010, ore 12:00
Non sono il solo ad aver avuto questa impressione....
http://www.tuttomercatoweb.com/sampdoria/?action=read&idnet=c2FtcGRvcmlhbmV3cy5uZXQtMTM0OTI (Pedulla' su TMW e su datasport)

(nella foto: l'inarrivabile Quartetto Cetra)

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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giovedì 2 settembre 2010

Timidi segnali di risveglio civile?

Marcello Dell'Utri, ideatore di Forza Italia, senatore PDL, da sempre stretto collaboratore di Berlusconi, suo socio e già dirigente Fininvest, condannato in via definitiva per false fatturazioni e frode fiscale e condannato in appello a 7 anni per concorso esterno con Cosa nostra, autore di dichiarazioni memorabili su Mussolini, sul fascismo e su Vittorio Mangano, sospettato di far parte della nuova P2, giorni fa è stato duramente contestato al ParoLario di Como dove, in piazza Cavour, avrebbe dovuto presentare i suoi (molto discussi e, a detta di molti, probabilmente falsi) “Diari” di Mussolini. La contestazione è partita spontanea e ha visto protagonisti studenti, pensionati, gente comune, sebbene alcuni esponenti del PDL abbiano parlato di azione premeditata che anche loro potrebbero, volendo, mettere in atto (un avvertimento a Fini?).
Oggi circa cinquanta giovani appartenenti ai centri sociali hanno protestato all'esterno del Teatro della Verdura, in via Senato a Milano, mentre erano in corso le letture tratte dai diari di Mussolini, recentemente acquistati da Marcello Dell'Utri, assente.
Sempre oggi, all'apertura della mostra del cinema di Venezia, bordate di fischi contro Gianni Letta (chi fischiava pensava certamente più a Bondi) e qualche significativo ululato di disapprovazione per Rocco Buttiglione. Lo stesso Letta è reduce da una pesante contestazione subita dai terremotati dell'Aquila.
Cosa voglio dire con questo? Che è giusto fischiare e contestare chiunque abbia il titolo di onorevole o che è giusto e bello impedire a una persona di parlare o di presentare un libro? No.
Voglio dire che è sacrosanto contestare chi, per parole fatti od omissioni, lo merita, e che finalmente assistiamo a qualche timido segnale di risveglio civile. E che non è giusto quel che Berlusconi e i suoi soci stanno facendo a noi, al nostro paese, alla democrazia e alla libertà da vent'anni a questa parte. Non è giusto e sarebbe stato impossibile in qualsiasi democrazia occidentale.
Facciamoci sentire, è ora di finirla con questa oligarchia corrotta che pensa solo agli affaracci suoi demolendo lo stato e infischiandosene delle leggi e dei reali problemi di noi inermi cittadini teleidioti. Devono capire che non tutti guardano il Grande Bordello o Beautiful e non tutti sono disinformati. Devono capire che non è più aria, che la corda, troppo a lungo tirata, sta per spezzarsi, che è ora di mollare la poltrona, di farsi giudicare se indagati e di pagare per gli errori commessi, come normali cittadini. O di sparire per la vergogna.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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