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sabato 30 aprile 2016

Prima premiavano l'ubriaco assassino, adesso massacrano il povero cristo

La nuova legge sull'omicidio stradale è fatta male: vi stupite, dato che l'ha concepita questo governo? Da secoli aspettiamo una legge che punisca severamente chi si droga, beve e poi uccide al volante, magari fuggendo, cavandosela con un buffetto sulla guancia; adesso arriva e ci lamentiamo? Eh già. Vediamo perché. Non è che una legge, anche se fatta male, debba soddisfare per forza chi da tempo immemorabile aspetta una legge, fatta bene.
Siamo passati da un eccesso all'altro: per decenni abbiamo visto persone uccidere e poi uccidere di nuovo e riavere sempre la patente, considerato un diritto ineliminabile del cittadino italiano, patente che del resto si ottiene facilmente, non ci vuole questa scienza. Ebbene, adesso la si prende sempre facilmente, ma se fai un normale incidente da distrazione (chi vuole fare un incidente? ovvio che se succede, almeno uno dei due un piccolo errore l'ha fatto) sei quasi rovinato. E senza aver bevuto o esserti impasticcato, qui sta l'assurdo.
Esempio chairificatore. Ad un incrocio, con la tua auto, senza passare col rosso, senza aver bevuto o esserti drogato, senza aver superato i limiti, per distrazione non ti accorgi che quello davanti a te, in motoretta, si blocca e lo prendi. Ti sei distratto mezzo secondo, capita; lui ha inchiodato, probabilmente senza motivo. Cade e si frattura qualcosa. Ti fermi, lo aiuti, chiami i soccorsi. Ospedale. Assolutamente non in pericolo di vita. 45 giorni di referto. Ebbene, rischi concretamente 5 anni senza patente. Tempi biblici perché tu sia giudicato. Se il tuo lavoro è, poniamo, autista di bus, perdi pure il lavoro.
Vi sembra normale? Un incidente con conseguenze non gravi, dovuto a una distrazione, senza aggravanti o fughe o chissà che, punito così severamente?
E' l'ipotesi base, d'altra parte un incidente presuppone quasi sempre un errorino di una o più persone, di rado è solo fatalità. Se dai 5 anni in questo caso, vuol dire che siamo passati da un eccesso all'altro: l'ubriaco assassino impunito, prima; il povero cristo che sbaglia una cosa a spasso,  adesso. Qualcosa non torna. Guardate che a tutti può capitare di tamponare un motorino o di causare 50 giorni di referto a un passante che si butta come un pazzo sulla strada sbucando da dietro una vettura in sosta, non si richiede malafede o istinto omicida.
Al di là del fatto che mi pare che le forze dell'ordine brancolino ancora nel buio quanto a capacità di applicare il nuovo codice, dico che non ci siamo.

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venerdì 29 aprile 2016

Calcio e denaro

Se il Chievo arriva decimo negli anni d'oro e quintultimo negli anni normali e invece Milan, Juve e Inter vincono trofei a mani basse non è necessariamente perchè i dirigenti di questi ultimi sodalizi sono più capaci di quelli clivensi, ma perché dispongono infinitamente di più denaro: inutile girarci intorno. Sia che questi fiumi di denaro provengano da fatturati immensi sia che provengano dal portafogli del magnate di turno. Paragoni di bravura si possono fare solo fra società sportive con budget similari. Il Milan, in particolare, negli ultimi trent'anni ha vinto moltissimi trofei in Italia e all'estero, forse è la squadra italiana che ne ha vinto di più. Ma in 30 anni ha chiuso in passivo 27 volte, Berlusconi ha investito 820 milioni di euro (!) e da due anni ha un passivo di circa 90 milioni l'anno. Di cosa stiamo parlando? Son capace anch'io di primeggiare, potendo disporre di tutto questo denaro.

Il calcio è uno sport strano: è un po' come se in Formula 1 facessero gareggiare monoposto con cilindrate diverse. Ci sono squadre che possono spendere 100 milioni l'anno e arrivare ad ingaggiare anche 170 giocatori, acquistando tutti ma proprio tutti i giovani emergenti (per poi magari ripiazzarli lucrandoci) anche al solo scopo di toglierli agli altri, e queste società giocano nello stesso torneo di squadre che per pagare gli stipendi ai 30 giocatori della rosa spendono quanto il Milan gira di stipendio a 2 tesserati.

Se puoi acquistare tutti i potenziali talenti, fammi capire, in cosa consisterebbero le tue qualità da talent scout? Se puoi acquistare i giocatori più forti strapagandoli cifre folli e se puoi effettuare 50 compravendite ad ogni sessione di mercato, fammi capire, dove starebbe la tua bravura di dirigente? Al limite ti potrai dimostrare più bravo o fortunato di chi come te può trinciare decine di milioni, ma è tutto.

Quindi è giusto che i tifosi delle cosiddette "grandi" gioiscano per la coppa conquistata, ma è bene che si rendano conto che sono stati più bravi di due o tre squadre (quelle che possono trinciare milioni come noccioline), non di tutte le altre, perchè chi può spendere 1000 euro per preparare una cena il 99 per cento delle volte preparerà una cena più ricca e succulenta di chi può spenderne 40, e comunque farà meno fatica a cucinare, anche ammettendo che quest'ultimo sia straordinariamente più bravo.


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giovedì 28 aprile 2016

Stupidamente magnifici

Mi fa innervosire, durante la partita. Ma a freddo sono contento di avere un gruppo così. Uno dei nostri difetti più grandi, fra quelli che quest'anno ci hanno impedito di totalizzare un numero di punti più in linea con il nostro valore, è l'essere troppo buoni. Stupidi, se volete. Corretti, se preferite. Non è il primo anno che succede.
Ciò non vuol dire che non infrangiamo mai il regolamento o non abbiamo reazioni scomposte: non siamo robot. Mi riferisco piuttosto al fatto che siano troppo corretti. Un esempio su tutti, Sassuolo-Samp. Siamo in 10 contro 11 dal 25'. Partita fondamentale. Il Sassuolo avanza con folate ficcanti, noi facciamo fortino. Qualunque squadra al mondo avrebbe perso tempo, nei soliti modi: son mezzucci che fanno tutti e alla fine ti permettono di guadagnare 5-10 minuti su 60 e non è poco, senza contare che spezzi il ritmo all'avversario. Noi dall'espulsione alla fine (1 ora e 10') niente: non un giallo per perdita di tempo, non un' entrata di barella, niente. Ammirevolmente stupidi, o incredibilmente magnifici. #samp

(nella foto: eto'o allaccia la scarpa al cagliaritano brkic)

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mercoledì 27 aprile 2016

Questo non è sport, sono affari

Zamparini, presidente del Palermo Calcio, quando non è impegnato a cambiare allenatore o ad offendere quello in carica, esterna. Le ultime esternazioni ci infastidiscono parecchio, dato che domenica c'e' Palermo-Samp e la partita è importante per il Palermo ed è importante per noi, che siccome siamo simpatici e corretti veniamo sempre presi a sassate. Siamo francamente stufi di subire ingiustizie, stare zitti per (innata) correttezza, e poi dover subire prima di ogni match le lamentele sparate su tutti i media dei dirigenti o allenatori della squadra che di volta in volta stiamo per affrontare. Gli altri mettono le mani avanti, noi nemmeno ci lamentiamo dopo aver subito episodi poco chiari, se non in rari casi e dopo essere stati massacrati per settimane. E' troppo chiedere a tutti di stare zitti, al designatore di designare arbitri all'altezza e agli arbitri di applicare il regolamento con equità, uniformità e serenità? Sembra sia troppo, in questo paese. Il campionato non è solo Juve che fa filotto o Milan che fa schifo o Inter che stenta o Roma che tallona il Napoli. Provate a farvi un campionato solo con queste cinque squadre e giocate tutto l'anno fra di voi, poi vedete quanti metri sottoterra raccoglierete le vostre palle. Il campionato lo fa il Chievo come la Lazio, il MIlan come la Samp, il Verona come la Juve, esattamente nella stessa misura, ed è vergognoso che i diritti tv vengano ripartiti in modo tanto squilibrato. Senza le altre squadre, quelle piccole o medie, quelle che non contano una mazza nella vostra logica disturbata, quelle di cui mai vi occupate, la domenica giochereste presto a bocce, tanto sarebbe poco interessante il campionato. E vanno cianciando di Superlega e menate simili. Non siete società sportive, siete aziende; non giocate, fate affari. Non siete giornalisti, ma megafoni del potere. Non siete arbitri sereni, ma persone che temono di non far carriera se sbagliano a danno del potente di turno. Non è sport, è il contrario dello sport.

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lunedì 25 aprile 2016

I finti scampati

Tutte le volte che c'è una strage (e si spererebbe di non vederne più, uccidere innocenti in nome di un'idea -puah!- o di un dio -triplo puah!- è roba da merde fatte a forma di uomo) immancabilmente ci sono quelli che cominciano con la solfa: potevo esserci io, me la sono cavata per un soffio, a volte il destino è davvero strano. Se questo può esser vero e spingerci a riflettere sulla stranezza della vita e sui ghirigori del destino (o del caso) nel caso in cui Piero quella mattina avesse avuto in tasca il biglietto aereo per quell'ora e lo avesse perso per un malfunzionamento della sveglia o un ingorgo cittadino, più difficile è credere alla favoletta di chi se la tira da scampato su giornali e tivù, o più pudicamente solo con gli amici al bar, e poi vien fuori che ha scampato il pericolo perché sì, in effetti, è due mesi che penso di partire per Timbuctù e proprio da quell'aeroporto, se solo due giorni fa mi fosse preso il ghiribizzo del last minute ora sarei polpetta di me stesso.
Quel che voglio dire è che le possibilità sono infinite (io stesso se non stessi adesso scrivendo questo non essenziale post sarei potuto scendere giù in cucina e cadendo dalle scale restarci secco: siore e siori, ecco il post che mi ha salvato la vita!!!) e gli intrecci imprevedibili, quindi l'avete scampata bella se eravate lì e magari un'inezia vi ha fatto tardare o deviare dal programma, o se davvero avevate il programma di andarci, altrimenti insomma... il vino si annacqua e potremmo dire che sì, forse, se, se e se, avreste potuto finirci voi nel tritacarne.
Non ne posso più di leggere i racconti dei finti sopravvissuti, che poi finiscono pure per banalizzare quelli di chi davvero se l'è vista brutta. E non parliamo di chi, poveretto, è stato preso in pieno e nemmeno può dire la sua.

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Festa condivisa da tutti? Non esattamente.

Nel corso degli ultimi anni ho manifestato una crescente allergia al termine di festa condivisa applicato al 25 aprile. E' condivisa da chi la condivide, cioè la sente sua e ne riconosce il valore di pietra fondante del paese libero e civile che siamo oggi, sebbene infestato da parecchie persone indegne di rappresentare le Istituzioni tirate su dalle macerie grazie al sangue di molti valorosi e innocenti. Non è condivisa nel senso che è di tutti: non è di chi non la festeggia, non la riconosce o addirittura la osteggia e la boicotta. Non è la festa di chi è dalla parte di quelli che il 25 aprile hanno fortunatamente perso. Perché se è vero che i morti meritano tutti rispetto, e che la morte non naturale di un essere umano è sempre una sconfitta dell'umanità tutta, è anche vero che chi il 25 aprile ha perso era dalla parte del male e aveva torto e che coloro che sono morti lottando per una causa sbagliata sono morti per difendere il male. Nel 1945, con le insurrezioni di tante città italiane tra cui Milano, Torino e Genova, il governo fascista e l'occupazione nazista sono stati ricacciati all'inferno. Mette ancora i brividi sentire la voce di Sandro Pertini proclamare a Milano lo sciopero generale contro gli invasori il 25 aprile 1945: (https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/56/Pertini_proclama_lo_sciopero_generale_a_Milano_25_aprile_1945.ogg).
Il 25 aprile ci ha lasciato un'eredità bellissima, la libertà; per mantenerla e per mantenere gli altri valori senza i quali non possiamo dirci uomini, l'uguaglianza, la fratellanza, la solidarietà, la pace, dobbiamo ricordarci di lottare tutti i giorni, perché le forze del male non sono mai dome del tutto e sempre cercano di ricacciarci nel buio della storia.
Chi non sente sua questa festa (e sono tanti) è libero di non festeggiarla, ma sappia che avrà da vedersela con noi, qualora decidesse di dar vita ai fantasmi di un passato che non vogliamo più vivere.

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giovedì 21 aprile 2016

Crederci

In 10 contro 11 per un'ora e 10'. Un rigore contro all'88'. Alla fine l'Inferno è rimasto a bocca asciutta, ed ecco un punto pesantissimo che ci porta a 37. Troppi errori, alcuni imbarazzanti. Ma sudore e sangue. La voglia di non mollare: davanti alle folate di un Sassuolo paziente e convinto di farcela come un ragno che osserva la mosca impacciata nella ragnatela, la forza di restare compatti e di tenere le giuste distanze tra i reparti. E poi, sul ciglio del baratro, l'immenso Viviano. Ecco Sassuolo-Samp al Mapei Stadium di Reggio nell'Emilia: una piccola impresa, dopo l'amarezza del Milan e di una partita giocata contro tutto e contro tutti.

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martedì 19 aprile 2016

Merde al telefono e al campanello

Gli addetti alle vendite che porta a porta o per telefono propongono di cambiare fornitore di energia elettrica, servizi telefonici etc e che imbrogliando ti cambiano operatore senza che tu lo abbia chiesto saranno anche poveri giovani sfruttati con stipendi da fame ma sono e restano delle merde assolute perchè se io ho bisogno di soldi non pugnalo ignari vecchietti o comunque famiglie che non hanno colpa del fatto che siamo governati da incapaci di destra che demoliscono le tutele del mercato del lavoro e non fanno nulla per combattere la disoccupazione.
Quindi non usate facili alibi per dare una parvenza di moralità alla vostra coscienza sporca come una fogna. E i vostri datori di lavoro sono merde come voi, e i politici che ci hanno governato male negli ultimi trent'anni pure, perchè se la corruzione toglie ossigeno alla parte sana del paese e le leggi tutelano i truffatori la colpa non è mia.
Spero che prima o poi qualcuno vi dia una bella lezione.

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sabato 16 aprile 2016

Voto o astensione

Votare è un diritto-dovere. Se poi non voti non ti vengono a cercare a casa né ti multano. Ma ti comporti da cattivo cittadino e quando poi al bar critichi il governo fai solo pena.
Nel caso particolare del referendum, votare è sempre un diritto-dovere ma tecnicamente e indirettamente (per via del quorum da raggiungere) è ammessa l'astensione. Moralmente è però una decisione meschina e scorretta: invalidi la scelta di milioni di persone. Sarebbe corretto invece esprimere la tua scelta, senza depotenziare quella degli altri.
Diverso è ancora il caso di chi, ricoprendo una carica pubblica, invita all'astensione. Si macchia di una colpa grave, vergognosa e disonorevole. E commette un reato bello e buono. Sto parlando di Napolitano e Renzi, tanto per fare due esempi.

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L'Amore per gli animali e i suoi eccessi

Se credete che stia scrivendo questo post una persona che non ama gli animali siete fuori strada perché io vado oltre: io rispetto la Natura. Per me un albero merita rispetto come un gatto. E se non vi sta bene, ditemi perché rispettate il gatto ma non il topo, o il criceto ma non lo scarafaggio.
Detto questo, procediamo. Un albero merita rispetto come un gatto. Un essere umano pure. Anzi, di più. E' qui che, immagino, casca l'asino (speriamo sul morbido).
Io amo gli animali. Amerei il mio gatto, se ne avessi uno. Se mi muore un animale (è accaduto) sono tristissimo. Però, sia detto con chiarezza, la morte di un gatto non è nemmeno paragonabile a quella di un figlio o di un padre: non li comparo nemmeno, come non comparo mele a martelli.
Questo non vuol dire che uno non possa amare un animale o disperarsi quando muore; è successo anche a me. Vuol dire che le due cose non sono paragonabili e che spesso, chi ama gli animali, eccede: in tutte le cose vi sono limiti superati i quali si va nel torto o nella macchietta.
Scrivo questo perché a volte, parlando con chi ha un animale, ascolto discorsi inaccettabili. Più spesso, è vero, da chi ha gatti o cani ma non figli, ma non solo. E perché a volte su Facebook o simili leggo post e devo arrivare alla terza riga per capire se ad essere morto è un bimbo o un cane. Come detto, adoro la Natura e tutte le forme di vita (il ragno mi fa ribrezzo ma, teoricamente, lo rispetto) e so, a differenza di molti di voi, di essere ospite inquinante e stupido su un pianeta un tempo bellissimo e incontaminato. Ma non posso leggere certi discorsi. Non fate come i vegani che confondono uno stile di alimentazione (legittimo) con una religione per la quale fare proselitismo invadente e disturbante.
Perché allora, se insisitete, dovreste dirmi chi salvereste per primo, col dubbio di non potercela fare a salvare tutti e due, fra vostro figlio e il vostro cane entrambi caduti in acqua e in difficoltà. Suvvia... non si nega l'Amore per gli animali, che merita la maiuscola. Si critica una stortura inaccettabile.

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martedì 12 aprile 2016

Amore è libertà

Già a marzo sei distratto, evasivo, vago sul tuo futuro. Noi siamo abbastanza esperti e sensibili per capire cosa ti frulla in testa, anche se tu pensi di no. Ti sentiamo già lontanto, ma non smettiamo di volerti bene. Sappiamo come vanno queste cose: non ci piace, ma lo sappiamo, e comunque, al di là delle ferite che simili eventi possono lasciarci, il nostro amore che travalica persone e stagioni sana tutto, poi.

Per noi la squadra è amore, le coppe un optional: ragioniamo su corde diverse, quelle del cuore. L'anno prima la manfrina era stata simile, fino a giugno inoltrato. Infine decidi: vai in una squadra che ha vinto di più, che paga di più, che spende di più, che in teoria punta a vincere di più. Che è più gloriosa. Che è più "rispettata". Che è sempre sulle prime pagine dei giornali. Ci vai per far avanzare la tua carriera, per vincere ancora qualche trofeo, per migliorare il tuo curriculum, per guadagnare di più, magari il triplo, per poter chiedere alla dirigenza e subito ottenere calciatori più forti, già affermati, molto più costosi, che qualcun altro (a volte proprio noi) ha scoperto anni prima con merito e fiuto e pazienza quando ancora non erano nessuno e ha fatto crescere con amore e diventare quel che sono.

Lasci una squadra con la quale stavi cominciando a raccogliere i notevoli frutti del tuo lavoro, ma che, sebbene seria, ambiziosa, con un passato non glorioso ma molto importante, con una tifoseria unica, una maglia bellissima e una filosofia e uno stile invidiabili e rari a trovarsi in giro, non può certo garantirti, specie nell'immediato, le stesse possibilità di guadagno o le stesse probabilità di vittoria.
Poi ad aprile, dopo essere stato bersaglio per settimane di frecciatine e discorsi poco carini, cadi di sella, non perchè tu non sia bravo, perchè hai doti tattiche notevoli e caratteriali straordinarie, ma perchè in certi ambienti conta vincere, e null'altro, e non esiste la parola pazienza. Ci dispiace, ma la notizia non ci coglie del tutto di sorpresa: certe dinamiche, che non condividiamo, ci sono tuttavia familiari, certe parabole non ci lasciano basiti, solo un po' rattristati.

Tanti ci hanno lasciato, chi prima chi dopo, alcuni al momento giusto, altri un po' troppo presto. A pochi è andata benissimo, penso anche all'indimenticabile Del Neri, in genere, ma sarà un caso, è andata meglio a chi ci ha lasciato al momento giusto e comunque ci ha lasciato bene. Tuttavia una cosa è certa: anche se noi sappiamo nel nostro cuore che a volte ci state lasciando troppo presto, o senza ragioni valide, o che state andando a caccia di qualcosa di bellissimo e incerto lasciando però quel qualcosa di bellissimo e certo che già avevate, vi auguriamo sempre di farcela, con sincera amicizia, consci anche del fatto che trattenere qualcuno controvoglia non ha senso; da noi resta chi ama stare con noi, chi non può stare senza indossare quei quattro colori sulla pelle e chi ancora oggi prova brividi sinceri quando li indossa, e lo vedi da come parla e sorride e corre sul campo se è felice, e noi con lui.

Perchè noi non siamo un'azienda e comunque non siamo solo una società sportiva: siamo molto di più e di diverso, noi scendiamo in campo e rappesentiamo una città, una regione, un modo di essere, orgogliosi a prescindere dalle vittorie che pure, in qualche fase della nostra storia, sono arrivate copiose. Noi, sul rettangolo verde, cerchiamo cose diverse dalla semplice vittoria, cose più difficili spesso da raggiungere, più sottili se volete, meno appariscenti (no, più snob no), ma infinitamente più appaganti; il fatto poi che a volte, assieme a queste e mai senza di queste, arrivi pure qualche soddisfazione tangibile, di certo non ci rattrista ma, nei nostri cuori, oh davvero no, non è questo il punto essenziale.

#samp #miha #milan #etantialtri


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lunedì 11 aprile 2016

Eto'o e Ferrero

Ho letto il resoconto della conferenza stampa di Eto'o. Su alcune cose sto zitto, non conosco i documenti, non ho sentito i discorsi. Non so cosa si siano detti, per me può aver ragione Eto'o come Ferrero. Su altre posso rilevare qualcosa:

1) Eto'o dice che a fine 2015 se ne è andato per volontà della Samp e che ci sono pendenze; la Samp dice che ha assecondato la volontà di Eto'o di cogliere al volo l'offerta turca e che hanno risolto di comune accordo e senza pendenze: un giudice dovrebbe aver vita facile ad accertare come è andata... se davvero come dice la Samp esistono "documenti di risoluzione del rapporto che attestano che nessuna parte ha pretese di sorta nei confronti dell’altra parte, senza alcuna pendenza di alcun genere".

2) Eto'o e i suoi avvocati dicono che sono convinti che la Samp manterrà le promesse a loro dire fatte: allora perchè minacciano di intentare causa sportiva e ordinaria? Per far fretta a Ferrero? Ci sono altri modi, più discreti.

3) Causa la può far chiunque, a vincerla è uno però.

4) Perchè fai una conferenza stampa se ritieni di aver ragione e che ormai non ci sia più modo di accordarsi? Fai direttamente causa... Chi suona la grancassa mi piace poco, i processi non si fanno davanti a un microfono. Se invece pensi ci sia ancora spazio per accordarsi, allora facendo la conferenza pare che tu voglia usare il clamore mediatico per forzare la parte avversa...

5) Prendo atto che la Samp, questa sera, ha affermato di  essersi "sempre mossa nel rispetto degli accordi e dei regolamenti nazionali e internazionali".

Staremo a vedere.
Ora come ora direi di pensare alla prossima partita.

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sabato 9 aprile 2016

Bastardi al volante

Si può morire perché un bastardo si addormenta al volante? Sì, si può.
Puoi perdere un figlio di vent'anni in questo modo? E' successo molte volte.
Ogni volta che vedete un camion correre mettendo a rischio la vostra vita sappiate che al volante del camion c'e' un bastardo che corre per far prima e accontentare un datore di lavoro bastardo che se il dipendente non arriva in tempo lo licenzia e tutto questo per non scontentare un cliente bastardo che se non ha subito quel chiede cambia fornitore. E sappiate che i controlli sui mezzi non vengono fatti o vengono fatti male per risparmiare e che alle revisioni passerebbe anche mia nonna centenaria in coma se le mettessi su quattro gomme decenti. E che la gente mangia e beve e poi si mette al volante fregandosene dei controlli, tanto riesco a guidare.
Ogni volta che vedete qualcuno correre sappiate che è uno stron*o autonomo o uno stron*o tiranneggiato da stron*i: quel che accomuna tutti questi pezzi di merd@ è l'assoluta mancanza di rispetto per la vita umana e l'amore folle per il denaro.
Come puoi affrontare un viaggio notturno di ore alla guida di un pullman se durante il giorno non hai riposato un numero di ore sufficienti o se non stai bene o se hai mangiato un toro con contorno di spinaci a cena? Stai trasportando persone, non metti in gioco solo la tua vita. E persone sono comunque quelle che incroci sulla strada.
Per non parlare poi di quell'autista che alla partenza della gita, alle 6 del mattino, era già ubriaco.
Chi si droga e/o beve e poi guida è ancora più stron*o di chi ha sonno: è una gara fra cloache.
Siate sempre vigili e rompiballe, e tenete sempre gli occhi aperti, perché in giro c'e' pieno di stron*i. E quando siete al volante, ricordate che l'obiettivo non è andare al cinema, o arrivare prima a casa (prima di che?), ma arrivare senza danni. Ricordate: su dieci persone, almeno quattro sono pericoli assoluti, per sé e per gli altri, e due potrebbero diventarlo. Anzi: su dieci persone, la patente andrebbe tolta seduta stante a quattro, ad altri due andrebbe fatta mangiare tutta intera e mai più data, e degli altri quattro almeno due andrebbero monitorati.
Giri per le strade e ti pare che la patente l'abbiano presa tutti con la raccolta punti del supermarket, e nemmeno avevano la tessera piena di bollini.

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venerdì 8 aprile 2016

Stanno lasciando l'età della pietra: applausi!

Si richiama alla Bibbia per il concetto di famiglia (ma l'ha letta?), si scaglia contro la contraccezione, l'aborto l'eutanasia e il suicidio assistito (gravi problemi dell'umanità: ma dove vive?), riconosce che il sesso ha funzioni ulteriori oltre a quella procreativa (ben arrivato, dopo decine di secoli). E poi la perla: solo l’unione esclusiva e indissolubile tra un uomo e una donna svolge una funzione sociale piena. E' una grande vaccata, e trasuda tolleranza ed omofobia. Scusa, eh, papa, ma questa affermazione è vergognosa.

Fra tremila anni questi, forse, saranno ai miei livelli attuali di civiltà.
Il fatto grave non è che abbiano queste idee retrive e inumane; è che cerchino (con successo) di imporle a tutti.
Tutte le religioni sono malattie. I dogmi sono invenzioni umane. Il resto è fantasia.
Se tu ci credi, ok. Se questo ha conseguenze negative sulla mia vita, preparati ad avere guai. Se uniformi la tua vita a determinati principi in cui credi, ok. Se mi arrechi danno e cerchi di uniformare la mia vita o leggi dello Stato a questi principi in cui TU credi, guardati le spalle.
A me non serve la religione; nel caso ho l'etica.

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giovedì 7 aprile 2016

Telefono amico

Come ai tempi di Calciopoli, o dei processi a Berlusconi, o dei tanti scandali che infiorettano la nostra calpestata repubblichetta, le intercettazioni sono le più preziose alleate dei cittadini: ci rivelano ogni cosa, e non possono essere negate. Svelano le persone per quello che sono, non per quello che vogliono farci credere di essere. Siano benedette.
Mi chiedo: ma si può essere così ingenui (prima ancora che così corrotti o scorretti o che so io)? Sì.

L'ultimo caso è quello della Guidi, persona offesa, "tiranneggiata" dal Gemelli Total (se dici trivellata le anime belle ti danno subito del Travaglio -quasi quasi allora lo scrivo:-)
Oh, sia chiaro: se pubblicassero le mie telefonate verrebbe giù il mondo (e vi divertireste un po') perchè tutti recitiamo una o più parti sul grande palcoscenico della vita, e tutti cerchiamo di apparire migliori di come effettivamente siamo quando pensiamo di non essere sotto la lente. Ma... io non sono un politico o un ministro, non sono pagato dai cittadini per rappresentarli con dignità e onore e per fare i loro interessi... e non lo ordina il medico di far politica. E' questa la differenza essenziale.
Se io, poniamo, al telefono col mio assicuratore offendo i triestini, magari per scherzo, posso essere definito inopportuno, ma nulla di più... se uso frasi razziste, posso far la figura del buffone che scherza sempre, per chi mi conosce e sa bene che non sono razzista (mamma mia), o la figura del razzista bastardo, per chi non mi conosce: ma sono uno sconosciuto, non conto una mazza, posso dir quel che voglio al mio assicuratore.
Quindi leggiamo leggiamo leggiamo e prima ancora intercettiamo intercettiamo intercettiamo.

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Calcolate bene gli anni che vi hanno dato


Partendo da un mio tweet di poco fa sviluppo una breve riflessione; chi ha l'acqua sul fuoco può andare.

Chi dice stiamo insieme da 22 anni ma si è sposato dopo 6 di fidanzamento sbaglia: la cifra esatta del tormento è 28. Al di là della battuta (la battuta è quella sull'acqua, eh), non ha senso dire sto insieme a Piera da 22 anni se poi sono 28. Se il fidanzamento era open, cioè ciascuno si faceva chi voleva, allora condivido: ma allora non era un fidanzamento, era un flirt aperto ai t*ombamici, o una copertura socialmente gradevole per orientamenti sessuali che van per la minore: è diverso.

Se invece parliamo di fidanzamento, o convivenza (non necessariamente presentazione in casa, giri per negozi a scegliere l'arredo etc, ma almeno un anelletto sì), gli anni vanno sommati. C'e' gente che si è massacrata in fidanzamenti di quindici anni e poi, alfine raggiunto l'altare, si è mandata affan*ulo dopo 6 mesi: sono stati insieme 15 anni e mezzo, poche storie. Visto da questa prospettiva l'atto di matrimonio è un pezzo di carta che non crea discontinuità fra un prima e un dopo. Visto da altre prospettive, è una sentenza di condanna!
Quindi due che stanno insieme da 30 anni senza mai essersi sposati (non parlo di Chiesa, eh raga, ma solo e sempre di Comune) battono due pischelletti al settimo anno di matrimonio. Rivedete i vostri modi di raccontarvi perchè non ci siamo.

Nel particolare caso in cui il fidanzamento non abbia avuto il pregio della continuità ma le stimmate del molla e riprendi, allora potete precisare: 28 anni, ma i primi 6 a saltafosso. O, se avete saltato le voragini, ignorare (in quel caso sì) gli anni pre matrimonio o pre inizio convivenza more uxorio (adoro i frutti di bosco).

Quanto al mio caso, io sto a 12 precisi: tutto sommato ancora poco per incaricare l'avvocato di avanzare richiesta per i benefici di legge (sconto di pena, buona condotta, possibilità di uscita diurna, etc).

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mercoledì 6 aprile 2016

Online

Ho fatto un rapido conto, sommando lavoro a tempo libero e device a device: in 24 ore sono connesso, non continuativamente, sulle 7-8 ore di media, a cui aggiungiamo un 1-2 ore di lavoro offline al pc. Intendo non 7-8 ore a spippolare su web e social, ma ore non continue in cui sono online cioè ricevo e consulto aggiornamenti, news, scrivo mail, faccio ricerche, scrivo, pubblico e interagisco. La domenica un po' meno. E ritengo di andarci piano. Di certo sul terreno ci sono due vittime, da 6-7 anni a questa parte (non parliamo poi degli ultimi 3, cioè dalla nascita della maialetta): la lettura di libri, a vantaggio di quella di giornali cartacei e online, e la visione della tv. Se quest'ultima vittima è gradevole che sia tale (la tv, tolte due o tre cosette e qualche evento sportivo live, inquina il cervello) il primo evento è negativo, e presto dovrò porvi rimedio (non so come, sto cercando calendari estesi che contemplino giorni di 36 ore e mesi di 60 giorni), perchè se sono quel che sono (evitate giudizi, grazie: so bene che non tutti fra di voi possono avere gusti ottimi) lo devo in buona parte a quel che ho letto. Anche teatro e cinema hanno bisogno di flebo.

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Ma cara, mi lasci? Ma se ti ho dedicato i migliori giga della mia vita!

Non avendo la fissa dei video, perlomeno non dei girati professionali o del montaggio, né degli archivi di film e solo in parte della musica, i miei valori potrebbero forse essere considerati ridicoli, ma se ci pensate le cose non stanno così, dato che il mio interesse è prioritariamente indirizzato su testi e foto. Non parlo di glicemia o pressione, ma di storage.
Alla verde età di 48 anni quel che conta per me sul pc sta in 40 giga circa, destinati a diventare 50 nel giro di un anno per via di alcune operazioncine di digitalizzazione di vecchie foto in corso.
Intendo quel che mi dispiacerebbe perdere; quel che accarezzo sovente con amorevoli pratiche di backup.
Non è poco, ma è niente in confronto a certi archivi di cui so, restando ovviamente nell'ambito di privati senza patologie mentali accertate (magari solo sospettate, in alcuni casi).
Scopo di questa mio pezzo? In verità, nessuno. Ma perchè, quando al bar prendete un caffè, ne avete sempre davvero un reale, accertabile e indifferibile bisogno?

nota: il titolo è ispirato a Re dei fusi (@leonardorimini)


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Questionari per palati fini

Sono appena stato in banca per la seconda volta in pochi giorni al fine di ricalibrare qualcosa quanto a giacenza su c/c, fondi, etc. Non ci andavo da un po', intendo nelle retrovie.
A parte il fatto che negli ultimi anni tutto è cambiato, quanto al mercato (adesso i tassi fanno schifo al porco -non quelli passivi, eh, quelli ti sbrinano sempre il lunotto anche d'estate), ora prima di poter fare operazioni di investimento anche banali tipo switchare da un fondo azionario (più rischioso) a un fondo obbligazionario (meno rischioso) devi compilare un questionario, presumo partorito da raffinati analisti, che ti impedirà di comprare alcunché, in pratica, a meno che tu non risponda alle domande fingendo di essere un pazzo che intende rischiare buona parte del suo patrimonio senza preoccuparsi più di tanto pur di poter lucrare teorici rendimenti vantaggiosi. In pratica, ante casini vari (Parmalat, Argentina, e tutto il circo a seguire) ti vendevano qualsiasi cosa, anche marcia; adesso prima di farti sedere sulla sedia dell'ufficio titoli ti chiedono di firmare un foglio in cui affermi di assumerti in toto il rischio che durante l'incontro col consulente la sedia possa cedere e tu sbucciarti il gomito. In questo paese quasi nulla funziona bene; non è disfattismo, è realtà, e sono sempre più convinto che quel pooco che va sia merito del caso o di singole persone valide e coscienziose. Se poi potessimo provare sulla pelle, in diretta, giorno per giorno, il confronto con analoghe situazioni di paesi civili come Svezia, Inghilterra etc il nostro livello di orrore sarebbe notevolmente accresciuto. Ma le banche, oltre a fare utili pazzeschi, farti pagare i conti correnti e le operazioni in misura vergognosa e generalmente fare i loro interessi preoccupandosi solo incidentalmente del tuo, hanno altri scopi? Il punto è che sanno di avere le spalle coperte, mai visto un governo non amico dei banchieri.

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domenica 3 aprile 2016

Il marcio quotidiano

Solo sette o otto anni fa chi l'avrebbe detto che il PD, un partito democratico solo di nome, già distintosi per non aver mai fatto vera opposizione al governo del Condannato e aver dunque permesso tutte le porcate che hanno contraddistinto il ventennio del suddetto, sarebbe diventato quel che è oggi? Nemmeno io, che però, guarda caso, mai l'ho votato: non voto partiti di destra. Lungimiranza o fortuna, questo è un fatto. Non ho bisogno di dieci anni per capire quando il nuovo che avanza è solo il vecchio imbellettato che striscia.

Oramai, da decenni, e sempre più, quel che era malcostume occasionale ed episodico che, se scoperto, veniva condannato dagli elettori, punito dalla magistratura ed emarginato dalla parte buona dei partiti, è diventato prassi. Il marcio quotidiano.

Oggi una legge si fa se conviene a qualcuno: una persona (le famose leggi ad personam dell'amico della nipote di Mubarak), un'azienda, una lobby, una confessione religiosa. O non si fanno se dispiacciono a qualcuno (es: la chiesa cattolica romana, gli industriali). Le ragioni ideali, la competenza, la coscienza sono suppellettili divenute inutili, sulla credenza del voto dettato dal segretario che ti ha nominato e da cui dipende la tua rielezione.

Questa non è politica, non lo è più da prima di Tangentopoli (che almeno mantiene una sua dignità: i porci beccati con i soldi in bocca si vergognavano e se ne andavano, non invocavano la presunzione di innocenza anche davanti a intercettazioni chiarissime): questo è marciume. Un verminaio. Il più pulito ha la rogna.

Se ancora viene fuori qualcosa, nonostante il totale asservimento dei media, è perché qualcuno che ci prova, a fare informazione seria o politica onesta, e ad applicare bene le poche leggi giuste rimaste, c'è ancora, ed è perché qualche garanzia e qualche contrappeso ancora funziona, in questa democrazia violentata: in attesa di ottobre, quando si proverà a respingere una riforma che vuole eliminare molti di questi ultimi "fastidi".


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sabato 2 aprile 2016

Siamo noi a dover dare un senso al flusso senza senso del Caso

Proprio chi più crede in un dio dovrebbe smettere di illudersi e di raccontare fandonie a se stesso e soprattutto agli altri e convincersi una volta per tutte che questo presunto dio, anche qualora esistesse, eventualmente dispenserà la sua giustizia dopo la morte terrena ma di certo non si interessa minimamente né minimamente influisce su quello che accade in questo mondo, dalle più piccole alle più grandi cose. Già credere nell'esistenza di un dio che sta nei cieli è qualcosa di notevole, significa abdicare alla ragione, a quel poco che di solito usiamo per vivere, per abbracciare in toto la fede: se fare questo aiuta a vivere si può fare, purchè non si danneggi direttamente o indirettamente la vita di altri (un esempio su tutti l'insopportabile, vergognosa e illegale macchietta del medico obiettore). Addirittura credere in un dio che tutto (pre)determina, dirige o controlla sfiora l'assurdo. Conforta e rassicura, è vero, ma esattamente come una tisana, le parole di un amico o uno psicofarmaco: non cambia la realtà delle cose, quella con cui abbiamo a che fare in ogni istante di questa nostra vita terrena, l'unica di cui ci sia concessa esperienza.

La realtà tutti giorni si incarica di farci capire questo e chi crede in un dio tutti i giorni continua invece a illudersi del contrario, ma come detto le illusioni non sono solo lecite ma pure auspicabili. Ed essendo convinti del contrario questi individui non si rendono conto, dato quello che accade quotidianamente sotto i nostri occhi, di svalutare essi stessi questo dio, di colorarlo di una luce sinistra, di privarlo di quei poteri che dovrebbe avere e di attribuirgli invece una logica che, per quanto si dica sempre essere incomprensibile alla natura umana, non può comunque che essere definita come insensata proprio perché noi siamo uomini, le cose che accadono su questa terra sono cose di uomini e noi non possiamo che giudicare come uomini.

So bene che pensare che tutto quello che ci accade nella vita sia comunque voluto o non ostacolato da un dio può aiutare qualcuno a superare i momenti difficili che spesso il menù dell'esistenza ci porta in tavola e toglie responsabilità nel caso in cui le cose vadano male, ma purtroppo o fortunatamente per noi tutto quello che accade su questa pianeta e' il semplice anche se a volte perverso, intrecciato o condizionato effetto delle nostre azioni e, naturalmente, di sua maestà il Caso che tutto regola, tutto dirige e tutto sorveglia, naturalmente senza nessuna logica, ma a caso... e che spesso asseconda i nostri sforzi e desideri e spesso li deprime e che sempre ci fa chiedere che cavolo di senso abbia questa vita e la risposta non può che essere sempre la stessa: nessuno.

La vita non ha un senso e non l'ho mai avuto né mai l'avrà: questa affermazione, lungi dall'essere nichilista o disfattista, lungi dal rivelare una mente arida o prettamente materialistica, denota una completa e precisa percezione di quel che ci circonda e sebbene possa sembrare negativa o secca è invece quanto più di positivo e fecondo si possa immaginare quanto ad atteggiamento generale dell'essere umano in questo mondo.
Siamo infatti noi che in quanto essere umani dotati della ragione oltre che di un cuore dobbiamo dare alla vita un senso senza illuderci o pensare che un grande burattinaio tiri i fili perché questo grande burattinaio, ammesso che esista (...), nemmeno ci guarda perché per chi esiste distribuirà premi e castighi nelle vite successive a questo; per coloro per i quali non esiste non ci sarà nemmeno questa speranza o consolazione o terrore, a seconda di come ci si è comportati in vita.

Siamo soli e quel che succede non ha senso, perlomeno non lo ha nel significato che le varie religioni tentano di attribuirgli e non lo ha per quel che consta alla ragione umana, ché altro non abbiamo per esplorare la foresta in cui viviamo. Quel che accade è causato dalle nostre azioni o anche da esse, sempre drogate però dal psichedelico agire del caso. Non ci aspetta una vita migliore o la vera vita, non più di quanto ci aspetti un juke-box che gira senza bisogno di inserire la monetina.
Chi compie azioni malvage non sarà punito in questa vita, se non per caso; chi fa del bene non si aspetti del bene perchè non lo avrà, se lo avrà non dipenderà dal bene che ha fatto e comunque se se lo aspettasse allora potremmo pensare che più che altruismo si tratti di un volgarissimo do ut des. Occorre comportarsi secondo i valori in cui si crede, per dare un senso alla propria esistenza ed illuminare il proprio percorso e quello di chi incrocia il nostro, senza pretendere di cambiare il mondo che tanto non si cambia. la religione non è l'etica e non ne costituisce presupposto, tutt'altro.
Un cuore giusto sa quel che deve fare, lo fa e non si nutre di vane fantasticherie autoassolutorie o insipidamente confortanti.

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venerdì 1 aprile 2016

Sputare sul primo maggio

Ventilata apertura del centro commerciale locale il primo maggio: una notizia che innesca una riflessione più ampia. Il mondo va avanti (attenzione: non ho detto che progredisce, ho detto che va avanti), adesso si apre anche la domenica, la notte (acquistare due etti di crudo alle due di notte è un'esperienza formativa impagabile), si tiene aperto il 25 aprile (!).... Aprire il primo maggio non è una scelta, come quella (per quanto mi riguarda irrispettosa) del 25 aprile. E' un'offesa, un calcio nei denti alla storia, al lavoro. Non vi può essere lavoro, e rispetto per il sacro lavoro, se si demolisce lo Statuto, si inventano contratti di merda, si precarizza il futuro delle persone e si paga l'operaio con quattro spiccioli. Non vi può essere lavoro, e rispetto per il sacro lavoro, se non si rispettano le feste, le sacre feste.

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Tramonto di un paese che non era mai decollato

A giudicare dagli scandali recenti e meno recenti, e dalla condotta di chi ci governa noto che, a distanza di anni, prevale ancora un'idea
del governo come di metodo per sistemare persone e cose che rientrano nella propria sfera di conoscenze personali e lavorative, e non come compito gravoso e disinteressato di gestione accurata e coscienziosa della cosa pubblica... Noto poi sempre più arroganza, e qui il mio riferimento è soprattutto all'ultimo governo, pure se paragonato a quello del recentissimo ventennio che abbiamo subito, scarsissimo rispetto per le Istituzioni e per la Carta (che addirittura si riforma profondamente e male a colpi di maggioranza, raccattando voti qua e là nei modi più svariati, nell'ambito di un Parlamento comunque illegittimo), nessuna voglia di ascoltare le ragioni delle minoranze o dell'altro da noi in generale. Scarsissime competenze, conflitti di interesse grandi come palazzi, nomine effettuate per parentela, conoscenza, vicinanza geografica e non per pura meritocrazia, politiche dell'annuncio quasi mai seguito da fatti concreti. Uno scenario squallido su cui si muove una democrazia ormai solo formale, non più sostanziale, nel silenzio complice di chi qualcosa potrebbe dire, e fare.

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