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venerdì 30 ottobre 2009

Il problema del figlio

Conversazione casuale e disimpegnata con una donna dell'apparente età di 40-45 anni. E' preoccupata per il figlio, ultimamente -dice- frequenta ragazzi strani, anche molto più grandi di lui (il figlio ha 15 anni) e chatta per ore. Non sa come impedirgli l'uso del pc o di un pc in generale, chiedeva consigli. Come se non potesse fare brutti incontri per strada o in palestra... Per farla breve, ha paura -dice- che sia gay! (nota: non che conosca qualcuno, nel web o nella vita reale, che possa fargli del male, ma che sia gay).
Lo ha portato da uno psicologo. Il dottorone l'ha tranquillizzata dicendole, a suo dire, che il figlio non ha nessun problema, non è gay. Problema.
Mi piacerebbe sapere come lo psicologo ha determinato la presunta eterosessualità dell'adolescente... Quasi quasi vado a farmi analizzare, son curioso. Mi faranno vedere quei fogli con su quelle strane macchie? Spero di beccare una psicologa.
Come non pensare che qui, al di là del possibile rischio reale che il figlio corre in un mondo di matti, violenti, pedofili e stronzi, ad avere un problema sono madre e psicologo? Il figlio al più sta correndo un rischio, ma non ha problemi; al massimo, è gay!

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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Obama, un altro touchdown!

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato una legge che definisce un delitto federale qualsiasi attacco contro una persona solo per il suo orientamento sessuale o la sua identità sessuale. «Dopo oltre un decennio di opposizioni e di ritardi - ha detto Obama - abbiamo approvato una legge sui delitti legati all'odio per contribuire a proteggere i nostri cittadini dalla violenza basata sull'aspetto, i loro amori, il loro modo di pregare o semplicemente chi sono». Il predecessore di Obama, George W. Bush, aveva minacciato di veto qualsiasi iniziativa legislativa di questo tipo, che non piace agli ambienti religiosi più conservatori. C'è il timore infatti che la legge possa essere sfruttata per condannare chi pronuncia discorsi contrari all'aborto o all'omosessualità.
Dedicato a Paola Binetti (PD), che ha contribuito ad affossare una legge analoga sulla quaòe ebbe a dichiarare: "Per come era formulata la legge, le mie opinioni sull’omosessualità potevano essere individuate come un reato. Le mie e quelle di tante altre persone".
Hai un gran bel culo a vivere non negli Stati Uniti, Binetti, ma nel giardino del Vaticano (= Italia).

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giovedì 29 ottobre 2009

2009, un blog che censura!

Ne avevo già parlato mesi fa, promettendo un seguito. Poi ho lasciato perdere, ora però sento la necessità di precisare meglio, dato che il malcostume continua.
Il blog di cui parlavo nel mio precedente post ("http://mauroarcobaleno.blogspot.com/2009/08/che-scoperta-che-ho-fatto.html") e che di tanto in tanto leggo mi censura di continuo. Adesso il titolare del blog lucianopaolini su ilcannocchiale.it pubblica i commenti dopo approvazione (tempo fa il blog era aperto) e regolarmente non pubblica i miei (e quelli di chi non la pensa come lui o ne smaschera le inesattezze, ho già ricevuto conferme non richieste da parte di tre persone, ex frequentatori del suo blog). Non lo conosco di persona, sia chiaro. Ha più volte ammesso di censurare, badate bene, e ha pure provato a giustificare la censura con argomentazioni risibili. I miei testi non contengono mai bestemmie, offese personali, istigazioni a delinquere o peggio: è bene precisarlo, anche se superfluo; i suoi sono spesso offensivi e aggressivi senza motivo. Quel tipo censura tutte le opinioni che lo contraddicono, e quanto più sono fondate e scomode tanto più le censura. E' in politica, o lo era, e ha aperto un blog: due attività che non c'entrano proprio nulla con il comportamento illiberale, antidemocratico e vergognoso che ho descritto.
Direte: che ti frega di quel blog? Poco, fra l'altro è poco frequentato, e lo sarà sempre di meno, amici eslcusi si intende.
Cosa ci sia di piacevole nello scrivere in un blog pubblico e poi impedire per paura che opinioni contrarie possano contraddire quel che scrivi, non lo so.
So solo che si tratta di un comportamento un po' schifoso, a mio parere.
Non mi soffermo invece sulle sue idee politiche, dico solo che la collana URANIA è più realistica.
Così, per conoscenza.

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Equilibrio, dote rara nel calcio

La Juventus si aggiudica nettamente l'incontro con la Sampdoria. A parte due rilievi (il primo gol forse viziato da un tocco di mano -difficile da rilevare, comunque- e l'incomprensibile ammonizione di Gastaldello), risultato giusto, anche se scarto eccessivo. Ma la Juve ha trovato la partita perfetta (la migliore di quest'anno), la Samp no. Domenica scorsa l'aveva trovata la Samp: 34 minuti di gioco assoluto e 4 gol col Bologna. Ora la Juve ha scalzato la Samp dalla seconda piazza.

Non mi sembra logico parlare di impresa incredibile: sconfiggere la Samp di quest'anno non è facile (difatti la Juve ce l'ha fatta sciorinando una super prestazione) ma che una squadra che ha un fatturato e un monte ingaggi quadruplo o più di un'altra la sconfigga o alla fine del torneo totalizzi più punti è normale; un'impresa colossale srebbe il contrario. Molti sembrano dimenticare questo banale dato numerico. Che la Samp fosse fino a ieri sera davanti alla Juve di due punti e che tuttora sia terza è davvero, questo sì, un grande risultato.

Che dire poi di quelli che affermano o lasciano sotto sotto intendere: vedete che bisogna sempre esser cauti nell'attribuire la patente di squadra rivelazione a un team che si classificherà a metà classifica solo perchè è partito a razzo? Il fatto è che un 1-5 non ridimensiona nulla, sono tre punti persi, come tre punti guadagnati furono quelli che la Samp ottenne un mesetto fa sconfiggendo, udite udite, l'Inter campione d'Italia, e come tre punti persi furono quelli della Juve che il Palermo poche settimane fa massacrò (2-0) sotto il profilo del gioco. Questo per dire che ci vuole maggior equilibrio nei giudizi: aspettare prima di emettere sentenze definitive e valutare sempre tutto (risorse impiegate e risultati raggiunti) e non una parte del tutto (i risultati e basta) produrrebbe commenti più sensati.

Ma nel calcio, si sa, l'equilibrio è una dote rara.

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martedì 27 ottobre 2009

L'esperienza aiuta

"Milano, 27 ottobre 2009 - La seconda sezione della Corte d'Appello di Milano, dopo 4 ore di camera di consiglio, ha confermato la condanna a quattro anni e sei mesi nei confronti dell'avvocato inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari.
Il legale è stato condannato perchè, secondo la sentenza di primo grado, avrebbe ricevuto 600mila dollari da Silvio Berlusconi per essere un testimone reticente in due processi nei quali era imputato il presidente del Consiglio, quello su "All Iberian" e quello sulle tangenti ad uomini della Guardia di finanza."
Ergo, posso di nuovo affermare che, come recita una sentenza di secondo grado, il Presidente del Consiglio ha corrotto un testimone affinchè non dicesse quello che sapeva a suo carico. Posso pure dire che ha partecipato all'evento corruttivo nel quale i suoi avvocati hanno corrotto un giudice (caso Mondadori), quindi che ha corrotto un giudice perchè è chiaramente emerso che non poteva non sapere.
Voi direte: dov'è la novità? Non c'è.
Consiglierei comunque a Gasparri e compagnia brutta di tacere sul caso Marrazzo. Di cose se ne possono dire tante e tutte negative, ma sentirle dire da chi da anni difende un tipo che è accusato di cose ben più gravi e ripetute e ancora sta lì incollato alla poltrona, fa venire il vomito.
Berlusconi si è autosospeso? Si dimette? Silenzio, per favore.

Silvio Berlusconi, che sa sempre tutto e ha le mani ovunque, sapeva pure dell'esistenza del video di Marrazzo col trans e aveva avvisato lo stesso Marrazzo. Interessante notare come due importanti autorità pubbliche, di fronte ad un ricatto, non sono nemmeno sfiorati dall'idea di rivolgersi all'autorità giudiziaria. Sintomatico poi che nessun media abbia posto in rilievo questa grave anomalia. Il casino è venuto fuori solo perchè qualcuno che ancora pensa che sia meglio seguire la legge c'e'. Quanto al consiglio, io gli avrei dato quello di rivolgersi alla polizia; Berlusconi gli ha dato quello di ricomprarsi il video. Ha più esperienza di me, è evidente.

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domenica 25 ottobre 2009

Prime ammissioni

Marcello Veneziani per "Il Giornale" (quotidiano di famiglia Berlusconi) parla oggi domenica 25 del caso Marrazzo: "È permesso dire che preferisco essere governato da un donnaiolo incontinente piuttosto che da un abituale frequentatore di trans, in festini di coca e sesso? E che preferisco chi denuncia i ricattatori e li attacca in pubblico a chi li asseconda, li paga di nascosto e poi nega tutto in pubblico? So distinguere tra sfera pubblica e sfera privata, giudico chi governa da quel che fa da governatore e non da erotomane. Però lasciate che io consideri più squallido, più ricattabile e meno affidabile il politico del secondo tipo."
Al di là del fatto che festini e coca se li faceva pure il "donnaiolo impenitente", uso come sappiamo ad invitare nelle sue ville sarde puttanelle, spacciatori e papponi, devo dire che per una volta approvo la linea di questo quotidiano familiare: mi piace da morire quel "più squallido, più ricattabile, meno affidabile", riferito a Marrazzo rispetto al sommo premier, che Veneziani butta là. E' una importante ammissione sulla inadeguatezza del premier a ricoprire cariche pubbliche. Avranno riletto prima di dare alle stampe, che dite? A volte la penna fa uscire cose cui la mente avrebbe negato il visto.

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Piero Marrazzo: si attendono le dimissioni

(aggiornato alle ore 16:10)

Esisterebbe un filmato che riprenderebbe il governatore del Lazio Marrazzo (eterosessuale) in mutande in compagnia di un'altra persona (transessuale), in una stanza con alcune piste di coca su un tavolo. Ed esisterebbero altri video di Marrazzo con altri transessuali. Quattro carabinieri (quelli che hanno fatto irruzione nella stanza quella sera), esempio fulgido di moralità e di dedizione all'Arma e al paese, avrebbero ricattato per mesi Marrazzo che, per non far emergere quei filmati e veder così rovinata la sua carriera, avrebbe pagato una somma non indifferente tramite alcuni assegni. Ed esisterebbero altri ricatti a Marrazzo, che era finito in un "abisso di ricatti", a causa della sua vita privata troppo sfrenata. Fin qui quel che comincia a trapelare. Poi chiariranno meglio le indagini tuttora in corso.

Ora, come il problema nel caso escort-Berlusconi non era tanto che Berlusconi andasse con una o più puttane (sebbene la sua condotta privata contrasti fortemente con la sua linea politica e sebbene indigni che un politico che va al Family Day e si dichiara cattolico e contrario a pari diritti per gli omosessuali vada poi a puttane e frequenti abitualmente spacciatori e papponi), ma il fatto, acclarato al di là di ogni ragionevole dubbio, che avesse mentito spudoratamente una volta interrogato dai media sulla questione, così nel caso Marrazzo le dimissioni che chiediamo senza indugio non sono indifferibili per il fatto che Marrazzo vada a trans (fatti suoi) quanto perchè ha tenuto nascosto il tentativo di estorsione e negli ultimi giorni ha clamorosamente mentito sulla vicenda ai suoi elettori e ai cittadini tutti. La nostra posizione è chiara come è sempre stata chiara quella su Berlusconi: Marrazzo deve dimettersi. Coerenza e logica non ci fanno difetto: invece il PDL, che non ha mai chiesto le dimissioni di Berlusconi (il più perseguitato nella storia dell'umanità) e ora si affanna a chiederle per Marrazzo è disgustoso, fazioso e vergognoso.

Chiariamo ancora di più la nostra posizione, perchè gli imbecilli difficilmente capiscono alla prima quel che non fa loro comodo: se quel che emerge è vero (e sembra proprio tutto vero), non c'è privacy che tenga. Marrazzo ha mentito e quindi deve dimettersi. Se vi sono risvolti penali, deve essere anche processato. Stop. Niente di più o di meno di quel che diciamo su Berlusconi da decenni: la coerenza non si compra al supermercato, a volte i senatori o il consenso sì, non parliamo poi del bancone su cui stanno esposti testimoni e (per fortuna pochissimi) giudici...

Sebbene le storie giudiziarie, politiche e personali di Berlusconi e di Marrazzo, le loro vite e i loro profili siano assolutamente non paragonabili (il primo ha una storia giudiziaria che è una via crucis e una storia personale e politica che lo rendono da decenni mille volte inadatto a ricoprire qualsivoglia carica pubblica, ben lontana l'ipotesi che i voti ricevuti possano mondare maleffate, indecenze, bugie e reati, il secondo è al suo primo grave errore; inoltre il primo comanda il paese, il secondo una regione), e potendo quindi noi definire senza indugio imbecille o in malafede chiunque tenti accostamenti di varia natura tra i due casi, tuttavia vale anche nel caso Marrazzo il principio cardine di ogni democrazia (quello che l'Italia non è più) secondo il quale un politico che mente ai suoi cittadini diviene per ciò stesso inadatto a ricoprire cariche pubbliche e deve dimettersi.

A margine potremmo poi notare che Marrazzo era da anni nel mirino di persone (pagate presumibilmente da nemici personali o politici) che cercavano di incastrarlo in tutti i modi per porre fine alla sua carriera politica e che ora, alla vigilia delle elezioni, sono finalmente riuscite nel loro intento illegale e immorale, e che Marrazzo a differenza di Berlusconi è stato non solo incauto e stupido ma comunque vittima di un raggiro e di un ricatto portato avanti da rappresentanti delle forze dell'ordine (a proposito: complimenti), ma la sostanza è che Marrazzo è caduto vittima della sua libido (come il premier) e avendo mentito (come il premier) deve andarsene (il premier invece è ancora lì che vaneggia di complotti e ci prende per il sedere da mane a sera).

Piuttosto ci piace far notare due aspetti trascurati dal grosso dei media:

1) Repubblica, quotidiano definito fazioso, anti-italiano e anti-berlusconiano solo perchè, a differenza degli altri, pone domande e fa il suo lavoro, ha dimostrato che certe accuse sono solo carta straccia e vaniloqui di chi ha la coscienza e le mani sporche, poichè nel caso Marrazzo ha usato lo stesso metro adoperato con Berlusconi, sebbene, come detto, i due casi, simili, siano tuttavia non paragonabili. L'articolo di D'Avanzo del 24 è in questo senso esemplare.

2) A differenza di Berlusconi che, plurindagato e rinviato a giudizio, coinvolto in 16 processi, non ha mai sentito l'esigenza di dimettersi, anzi ha reagito delegittimando la magistratura e un po' tutte le istituzioni dello stato ad eccezione di quella di volta in volta da lui ricoperta, facendosi approvare 17 leggi ad personam fra il cui l'anticostituzionale e vergognosolodo Alfano, accusando a più riprese e senza prova alcuna gli avversari, i giornali internazionali e italiani e un manipolo imprecisato di comunisti di complottare contro di lui e contro lo stato, mentendo a raffica su tutto e su tutti, ottenendo effetti a volte ridicoli ma comunque degradanti per l'intero paese, nel caso Marrazzo, nel giro di meno di 48 ore, Franceschini ha chiesto le sue dimissioni e lui si è autosospeso; inoltre non si ricandiderà e a breve attendiamo le sue dimissioni; infine, sia pur raggirato e ricattato, ha ammesso (quasi subito) le sue colpe, non ha vaneggiato di complotti internazionali o di golpe in atto, non ha detto che i voti ricevuti gli imponevano comunque di andare avanti perchè chi lo ha votato è con lui e la sua sfera privata è inviolabile, non si è incollato alla poltrona come altri che ben conosciamo ma ha reagito da uomo onesto e democratico, rispettoso delle istituzioni, di se stesso e dei cittadini. Ecco perchè, pur essendo andato a trans (embè? un terzo degli Italiani lo fa, il premier poi va a puttane, e il paese anche...) ne sta uscendo a testa altissima (unico neo: avrebbe dovuto evitare le menzogne di ieri).

Per farla breve, pur avendo sbagliato gravemente e imperdonabilmente nel mentire ai cittadini, ha reagito (e con lui il partito) nell'unico modo possibile e degno di una democrazia, a dimostrazione che a sinistra hanno perso tutto, anche decenza, spesso, e capacità, ma non ancora certi residui valori che a destra manco trovano ospitalità per una notte: ha ammesso le sue colpe (anche se con un giorno di ritardo) e si è sospeso.

Una lezione di democrazia per Berlusconi e per tutti quelli che ciecamente lo sostengono oltre i confini della logica, della decenza e spesso della legge.

Una vittoria per quelli che come noi, pur disgustati dalle bugie di qualsiasi politico, di destra, di centro o di snistra, da sempre sostengono e anche oggi ripetono che la politica è un servizio e che chi per azioni o dichiarazioni se ne dimostra inadatto (perchè mente, o ruba, o si comporta da libertino, o straccia istituzioni e democrazia) deve cambiare aria e in fretta.

In attesa di conoscere i nomi degli altri vip e politici frequentatori di quel giro... Mi sa che qualcuno non sta passando ore tranquille.

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Ogni ora vengono alla luce novità interessanti, a un ritmo tale da poter pensare di essere ancora lontani dall'aver capito tutto. Forse sarebbe meglio tacere per un mese e poi fare un primo punto della situazione. Perchè se è certo che Marrazzo frequentava un giro di prostituzione o comunque si intratteneva con transessuali, che sembra facesse uso di cocaina, che a volte si recava agli incontri con l'auto blu, che ha tenuto nascosto per molto tempo fatti che avrebbe dovuto denunciare subito e che ha mentito più volte ai cittadini (e le ultime tre evenienze lo rendono indegno di mantenere la carica di governatore), è anche vero che era sotto ricatto da parte di diversi sordidi soggetti a libro paga di chissà chi e che, infortunio dell'auto blu a parte, non sembra avesse l'abitudine di ricompensare con beni pubblici (candidature, per esempio) le favorite del suo harem, a differenza di quanto facevano (e fanno) altri politici ben noti. Inoltre si è subito autosospeso e non si ricandiderà: è un fatto da registrare.

Tuttavia si ha l'impressione di essere solo all'inizio di una lunga e complessa storia. I quattro carabinieri che lo ricattavano agivano per conto proprio? Non pare proprio, anche perchè disponevano di risorse finanziarie sterminate e invece il loro stipendio si aggira su cifre modeste. Vuoi vedere che dietro c'è la mano di qualcuno che conta? Non toglierebbe un pelo al fatto che Marrazzo dovesse andarsene (e infatti non c'è più) ma aspetto di sapere se c'è qualcun altro che dovrebbe mollare la carica e marcire un pò in galera, non si sa mai: la vicenda è oscura, in ballo c'è molto di più che un governatore che va a trans e per questo si dimette, ricordatevi di questa mia previsione. In giro ci solo politici o comunque potenti ammanicati coi politici di turno che pagano per rovistare nella spazzatura e per costruire dossier su avversari che poi verranno ricattati e/o messi fuori gioco: una tattica già vista, ma che in questi anni sta tornando molto in auge. E se mentire ai cittadini e usare l'auto blu per vizi privati è grave, immaginate quanto potrebbe esserlo pagare persone per architettare ricatti a danno di chi non la pensa come te. Chi vivrà vedrà.

Intanto rivolgiamo un piccolo plauso a Marrazzo, in queste ore grigie e solitarie in cui anche la portinaia, immaginiamo, farà finta di non conoscerlo poi così bene: sei stato un incauto, un imbecille e hai anche tradito la fiducia che i tuoi elettori ti hanno dato, ma facendoti da parte (quasi) subito senza accampare scuse puerili hai almeno salvato la faccia di uomo, dopo aver insozzato quella di politico: in generale non è poco; di questi tempi, poi, è tanto.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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giovedì 22 ottobre 2009

Topolanek fa scuola

MESSINA - «È l'evidente frutto di un fotomontaggio» e si valutano «gli eventuali profili di responsabilità penali» avevano detto i legali del governatore Raffaele Lombardo in merito allo scatto che ritrae il presidente della Regione on. Lombardo e il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, sorridenti, durante un sopralluogo nelle zone alluvionate, davanti alle macerie di Giampilieri. Ma il fotografo Enrico Di Giacomo, autore dello scatto, ha smentito con forza gli avvocati del presidente della regione Sicilia: «Ho scattato io quella fotografia - afferma ancora Di Giacomo - e, poiché solitamente i politici che preannunciano o riservano azioni legali non rispettano mai la propria parola, sarò io a consegnare all'Autorità giudiziaria, insieme alla querela per diffamazione per le affermazioni sul preteso fotomontaggio, il documento originale e chiederò espressamente che venga disposto l'accertamento tecnico sulla genuinità dell'immagine. Quando sarà accertato anche in sede giudiziaria che non si tratta di fotomontaggio, mi auguro che l'onorevole Lombardo, oltre a chiedermi scusa, abbia il buon senso e la dignità minima per ritirarsi dalla politica». (corriere.it, 22 ottobre 2009)

Questa del fotomontaggio l'ho già sentita: la tirò fuori Topolanek, ex premier ceko, quando uscirono le foto che lo ritraevano col pisello al vento a Villa Certosa ospite di Berlusconi.

E una simile mi fece ridere per una settimana: Ghedini che parlava di registrazioni false a proposito dei nastri della D'Addario in cui si sente distintamente la voce di Berlusconi (li ho ascoltati): che fosse Fiorello??

Ora sarò serio: se è un fotomontaggio, che l'autore sia punito severamente. Se venisse fuori che si tratta di una foto vera, Lombardo dovrebbe rifugiarsi su Marte, se avesse un pò di dignità. Lo sapete, io sono mago: prevedo che risulterà essere una foto vera e che Lombardo resterà dov'e' facendo finta di niente. Siamo in Italia, ragazzi!

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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martedì 20 ottobre 2009

Danno non apprezzabile

Il Tribunale dei ministri (di questi tempi mi pare già un ossimoro, scusate) ha archiviato l'inchiesta sui voli di stato a carico del nostro amato premier Berlusconi. Sento già urla di giubilo levarsi da destra. Peccato si tratti di giubilo idiota e immotivato. Il punto infatti non è se per aver trasportato su aerei di stato, quindi pagati da tutti noi, amici, musicisti, ballerine, invitati, ragazzette varie alla sua villa, e a più riprese, il premier abbia violato una legge (e quale? le leggi le fanno loro, non saranno così scemi!), il punto è che si tratta di uso privato di beni pubblici e di un comportamento indegno e inappropriato per un politico, che dovrebbe fare gli interessi del paese e non usarne le risorse per trasportare amici e amiche alle feste sarde, specie poi se consideriamo che il denaro gli esce pure dalla bocca.
Lo so, è ben poca cosa, questa storia dei voli di stato carichi di nani e ballerine, rispetto alle altre imprese del premier, tuttavia è doverso parlare di tutto.
Una condotta che è stata giudicata non illegale e portatrice di un danno alle casse dello stato non apprezzabile (non inesistente, badate bene); una condotta che tuttavia è inappropriata, scorretta, indegna. Questo è e questo rimane, con buona pace dei festanti di cui sopra.

A Roma però, da oggi, chi verrà sorpreso a lavare i vetri o a vendere fazzoletti o chissà cosa ai semafori, si beccherà cento euro di multa e il sequestro degli attrezzi: chi tira su una casa abusiva non corre questi rischi.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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lunedì 19 ottobre 2009

Orsato, urge un bell'esame di coscienza

Adoro i giornalisti, per molti di essi esagerare o mentire è una seconda natura. “Marotta contro gli arbitri”, “La Samp contro gli arbitri”, "Garrone attacca". Non è così.
La Sampdoria, società sportiva che si lamenta ufficialmente delle direzioni arbitrali una volta ogni morte di papa, benchè, come tutte le squadre che non hanno santi in paradiso, ne subisca pazientemente a carrettate tutto l’anno, e che è caratterizzata, da sempre, da elevatissimi e inconsueti valori di sportività e di correttezza, fa semplicemente notare che i tre gravi errori compiuti da Orsato e Mazzoleni (tre rigori indiscutibili non assegnati nell’ultima partita e mezza) hanno procurato un grave danno alla squadra (4 punti persi che potevano valere il primato solitario) oltre ad ingenerare, fatto ben più serio, nelle sue componenti tecniche e sportive, la spiacevole sensazione che certe sviste (davvero inspiegabili) siano frutto non di complotti, come ha precisato Marotta, ma di evidente e grave sudditanza psicologica dei direttori di gara nei confronti dei team più blasonati o con pubblici, stampa e poteri più forti alle spalle. La Sampdoria, in buona sostanza, si sarebbe leggermente rotta le scatole di perdere punti per decisioni arbitrali clamorosamente sballate: chiede rispetto, quel rispetto che le va dato, quel rispetto che va dato a tutti, al Milan come alla Sampdoria come al Cagliari. A Genova sono pazienti, corretti, tolleranti e sportivi; accettano sempre il verdetto del campo e anche domenica sera, dopo i due incredibili torti subiti e Pazzini col naso massacrato, pubblico e giocatori hanno mantenuto un comportamento esemplare; i soli Marotta e Garrone, interpretando il loro ruolo e su mandato degli azionisti, hanno espresso oggi una posizione che è loro diritto esprimere, mantenendo sempre toni pacati e civili, anche se fermi. Essere sportivi non vuol dire essere scemi o stare zitti se ti prendono a cazzotti in faccia. Sarà bene che chi di dovere (Collina in primis) si adoperi maggiormente per raddrizzare una barca che pare in balia dei flutti.

Quanto all’arbitro Orsato, davvero non riesco a scusarlo neppure io, che di solito non me la prendo mai per rigori dubbi o fuorigioco millimetrici, perché so che si tratta di decisioni difficili, che di solito do voti positivi all’arbitro che si renda autore di una direzione serena ed equilibrata sebbene macchiata da qualche errore scusabile, e che di solito sono iper-garantista.
Ieri Orsato era, in entrambe le occasioni, nella posizione migliore per decidere. Nel primo caso, con Muslera che, uscendo, ha colpito involontariamente con un violentissimo pugno Pazzini in faccia fratturandogli gravemente il naso, non ha concesso il sacrosanto rigore (e relativa ammonizione, come minimo) e neppure il calcio d’angolo, commettendo dunque un errore grave e una grave contraddizione nello stesso momento. Poco dopo, pur assistendo al fallo clamoroso di Diakité che si disinteressa della palla, punta con lo sguardo Ziegler e poi si dirige nettamente contro di lui stendendolo con una secca spallata, ha ritenuto che non fosse da rigore un fallo che è da rigore, come recita il manuale del calcio e come hanno riconosiuto tutti i più autorevoli commentatori tecnici. Da dimenticare la faccia di Orsato che ridacchia e invita il blucerchiato a rialzarsi.

Se si tratta di un fuorigioco di 10 cm, di un contrasto dubbio che nemmeno dopo tre moviole svela l’arcano o di altri episodi controversi, mi sta bene tutto, anche l’errore (errare humanum est). Ma in questo caso, a sconcertare, è che si tratta di due episodi (specialemente il secondo) di solare evidenza: qui non c’e’ errore dell’arbitro, mi spiace, altrimenti dovremmo ammettere che si tratta di un arbitro ipovedente o incapace. Qui c’è, nella migliore delle ipotesi, sudditanza psicologica e scarsa serenità di giudizio. E molte di queste conclusioni valgono anche per Mazzoleni che domenica scorsa non ha visto un clamoroso atterramento in area di Pazzini ad opera di due (ripeto: due) giocatori gialloblu. Una strage, più che un fallo, e l'arbitro che ignora e passa oltre.
Quando c’è un rigore, il rigore va dato, senza pensare a quale squadra lo si sta per dare o quanto manca alla fine. E a Roma ce n'erano due chiari pro Samp (più altri due molti dubbi uno pro Samp e uno pro Lazio: per me questi non erano rigori). Se invece l’episodio è dubbio, meglio non assegnarlo, il rigore, sono il primo a dirlo. Fare una smorfia come quella che Orsato fa dopo aver commesso un’ingiustizia grande come il mondo è davvero imbarazzante per chi la fa. Per arbitrare serve molto di pù che fiato e conoscenza delle regole.

Orsato, si faccia un esame di coscienza: i suoi errori, specie il secondo, sono proprio errori di quel tipo che non si possono scusare perché non sono frutto di interpretazioni (lecite) o di scarsa visuale (capita). Sono frutto di qualcos’altro che non possiamo accettare su un campo di gioco. Sono errori che non riusciamo ad accettare perchè si può non vedere una formica, non un elefante che oscura il sole.
La Sampdoria chiede di poter giocare le partite ad armi pari, anche se si trova in cima alla classifica. Da quando è in testa i torti subiti si sono moltiplicati. E' un caso? Dà fastidio? Non so cosa dire, certo se non è sudditanza è qualcosa di molto più grave. D'altra parte mi pare bizzarro parlare di sudditanza verso Lazio e Parma. L'Inter si sarebbe vista negare 3 rigori netti in 130 minuti?

Sono il primo a scusare un errore arbitrale, chi mi conosce lo sa, so cosa vuol dire arbitrare, ma devo avere almeno un appiglio per poterlo fare, almeno un flebile appiglio. Chiediamo che ad arbitrare siano persone sì capaci tecnicamente ma anche e soprattutto serene, equilibrate, tranquille, eque. Insomma, giudici messi nelle condizioni idonee per giudicare serenamente. Mente sgombra e serena, nessun preconcetto o timore. E’ un gioco, facciamo in modo che resti tale.

Sito web U.C. Sampdoria: http://www.sampdoria.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5338&Itemid=38
Garrone: http://www.repubblica.it/2008/12/sport/calcio/serie-a/sampdoria/garrone-diamo-fastidio-/garrone-diamo-fastidio-.html
Marotta: http://www.repubblica.it/2008/12/sport/calcio/serie-a/sampdoria/marotta-arbitri/marotta-arbitri.html
La Gazzetta dello Sport: http://www.gazzetta.it/Calcio/SerieA/Lazio/18-10-2009/samp-prova-tutte-501660497186.shtml
La Repubblica: http://www.repubblica.it/2009/08/sport/calcio/diretta-serie-a-2010/8a-gta-18-ottobre/8a-gta-18-ottobre.html
Il Messaggero: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=77088&sez=HOME_SPORT

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La doppia ora (di Giuseppe Capotondi)

Un'opera prima e un film italiano: convincente.
Un thriller psicologico ma anche una cronaca romantica, un poliziesco e, qua e là, un horror. Un film straniante, triste e angoscioso, girato in una Torino livida e fredda.
Due vite smarrite, anche se ciascuna a modo suo, si incontrano e si amano ma i sentimenti ingannano e impediscono agli occhi di vedere tutto. Un finale che non si sa se definire triste o felice. Vince l'amore o la solitudine, l'inganno e l'incomunicabilità o il sacrificio di chi ama in ogni caso e la cattiveria di chi per debolezza inganna un sentimento? Un film sospeso tra la vita e la morte, tra la realtà e il sogno, l'amore e la verità. Niente è come sembra, verrebbe da dire parafrasando Battiato. I colpi di scena spiazzano lo spettatore; ogni volta che sembrava di aver quasi finito il puzzle, un colpo di vento rimescola i pezzi e cambia la figura finale che si è chiamati con pazienza a cercare di ricomporre.
Ksenia Rappoport è bravissima a conferire a Sonia quell'aria dolente, sfuggente, misteriosa, fragile che il personaggio richiede; Filippo Timi sa rendere bene quel fascino che ti fa innamorare e che deriva da un dosato mix di mistero e di segni lasciati nell'anima da ferite passate. Potremmo anche definirli come due persone dal passato difficile, oscuro, tormentato, a cui la vita sembra d'improvviso offrire una nuova occasione, forse l'ultimo treno che loro, a differenza di quel che uno si aspetterebbe, non sanno o non vogliono cogliere.
Una misura, una bravura, una sottigliezza psicologica che rendono questa regia davvero notevole, anche se non esente da piccoli pedonabili difetti, e che davvero non siamo abituati a riscontrare a casa nostra.
Davvero un'opera di ottima qualità, un esordio col botto. Non per tutti, ovviamente: chi non perde un Vanzina probabilmente si annoierà, specie nel secondo tempo.

La doppia ora, Italia, 2009, 95', di Giuseppe Capotondi, con Kseniya Rappoport, Filippo Timi, Giorgio Colangeli, Fausto Russo Alesi, Giampiero Judica, Gaetano Bruno, Chiara Nicola, Stefano Saccotelli
Trama (da comingsoon.it): Sonia viene da Lubiana e fa la cameriera in un hotel. Guido è un ex poliziotto e lavora come custode in una villa fuori città. Si incontrano per caso in uno speed date. Lui è un cliente fisso. Per lei è la prima volta, e si vede. Poche parole, un'istintiva attrazione. In pochi giorni imparano a conoscersi, ad aprirsi, a svelare le proprie ferite. Sono sul punto di innamorarsi, quando...

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Il ventilatore di Feltri

Il Giornale di Feltri continua a spargere merda sui presunti nemici del padrone. Ora è Corrado Augias ad essere nel mirino: lavora per Repubblica quindi buttiamolo in prima pagina con tanto di foto dicendo che era una spia dei servizi cecoslovacchi dal 1963 al 1967. Ora, io non so bene: non esistevo prima del '67. Ma so riconoscere a prima vista la merda sparata da un ventilatore addosso a chiunque sostenga idee contrarie a quelle del Cavaliere o a chiunque lavori con chi osa sostenerle. E' la tattica principe di delegittimazione usata da chi detiene un potere immenso e malvagio in questa fase terminale e morente di una democrazia malata.

Dopo Boffo, ex direttore di Avvenire (molestatore e omosessuale "attenzionato" dalla Polizia, quindi inadatto a criticare la vita da puttaniere del premier), Di Pietro (sotto indagine per una vicenda invece già chiusa, e dire che Feltri ci è già caduto una volta con Di Pietro e ne è uscito in mutande), il giudice Masiero (il Tg5 ci rivela che fuma troppe sigarette e porta calzini turchesi, quindi è matto, come del resto tutti i magistrati -cito il premier), Ezio Mauro direttore di Repubblica (evade le tasse, che non è vero e che se penso a chi ha aveva 64 società nei paradisi fiscali mi vien da ridere), Scalfari di Repubblica (che, dice il premier, ha residenza svizzera intendendo dire sfugge alle tasse e invece vien fuori che ha residenza fiscale italiana), la bufala spaziale del dossier Mitrokin, ecc, ora è il turno di Augias, che ci ha riso su ed è passato oltre. Ai calunniatori non bisogna dare troppa corda; fanno il loro sporco lavoro e ottengono comunque il loro obiettivo, mandarti in prima pagina come se fossi colpevole: la fondatezza di quel che dicono è irrilevante, anzi ci sguazzano, nella menzogna. Ti sbattono in prima dicendo che sei un pedofilo, senza averne la minima prova (vero La Russa? Ieri da Fazio hai raccontato l'episodio del Columbus Day dimenticando di dire quel che hai fatto tu e che hanno fatto le tue guardie del corpo, che distratto eh?...) e così ti macchiano; sanno bene che mentono, ma non è vincere il premio sincerità il loro scopo, il loro scopo è soddisfare il desiderio del padrone e ricoprirti di merda per punire la tua indipendenza di pensiero. Se fai loro notare che questo non è giornalismo ma spazzatura, loro ti rispondono dicendo che anche la privacy di Berlusconi andrebbe rispettata, come se una balla su Augias o un falso documento su Boffo fossero equivalenti a un premier (quindi una persona che ricopre una carica pubblica, che maneggia soldi pubblici e che rappresenta il paese) che mente spudoratamente ai suoi cittadini e che corrompe giudici e testimoni (vedi le relative ed istruttive sentenze). Dopotutto potrei anche accettare tutto questo, se solo certa gente non pretendesse di farsi chiamare giornalista. Come posso chiamare con lo stesso nome due cose così diverse (tipo Biagi e Fede)? Quanto a Brachino, che si sente vittima, che dire? Il club dei perseguitati è affollato di questi tempi, si accomodi, vi troverà anche il suo padrone.
Un suggerimento a Feltri per il prossimo scoop: Travaglio beve Coca Cola durante i suoi incontri col pubblico (l'ho visto io e posso testimoniare!); è senza dubbio al soldo della CIA, prende soldi dall'"abbronzato".

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domenica 18 ottobre 2009

Vademecum per cecchini

Io non acquisto Libero, di solito. Posso fare un'eccezione solo quando l'edicolante ha finito la collana Urania di fantascienza e non mi va di comprare Playboy alle otto di mattina. Del resto non acquisto neppure Il Giornale: perchè spendere un euro e più quando posso ascoltare le farneticazioni del Cavaliere direttamente da sei-sette canali televisivi? Non acquisto neppure il Corriere, lo leggicchio al bar: è sufficiente, si tratta di un vascello nel bel mezzo di una tempesta, col capitano che a furia di piegarla si è quasi rotto la schiena. A volte però mi capita di leggerlo, Libero. Oppure leggo qualcuno che ne scrive, come Travaglio su Il Fatto Quotidiano (questo lo leggo, invece) del 15 ottobre 2009.
Lunedì, a firma Renato Farina ("Betulla", e ho detto tutto), campeggiava un bell'editoriale che racchiudeva alcune perle di rara scemenza, quasi un vademecum per cecchini, una guida per teste rasate fascistoidi del cazzo e mi scuso per il termine poco urbano (fascistoidi).

"Per me -scribacchia Farina- uccidere una persona è il delitto peggiore che esista, grida vendetta al cospetto di Dio. E non dovrebbero esistere graduazioni. Ma a lume di buon senso, quanto al danno sociale, siamo sicuri che sia più grave uccidere un omosessuale single che un padre di famiglia?"

Per me impedire a una persona di esprimere la sua opinione, anche se un po' puzzolente e insulsa, è uno dei delitti peggiori che esistano. E non dovrebbero esistere eccezioni. Ma a lume di buon senso, quanto al danno sociale e al semplice buon gusto e buon senso, siamo sicuri che sia giusto permettere a un giornalista radiato di fornire simili consigli su chi, eventualmente, uccidere, e nello stesso tempo impedire a Biagi, Santoro e Luttazzi di svolgere il loro ottimo e apprezzabile lavoro, vedi editto di Sofia?

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sabato 17 ottobre 2009

E' ora di religione...

Introdurre, nelle scuole pubbliche e private, un'ora di religione islamica facoltiva e alternativa a quella cattolica. Il viceministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso, finiano doc, getta un sasso nei Dialoghi Asolani, il workshop delle fondazioni Farefuturo e Italianieuropei. E provoca una bufera. (repubblica.it, 17 ottobre 2009)

Io la trovo un'idea insufficiente, anche se buona come primo passo. In un paese normale, laico e democratico, senza una Chiesa usa a considerarci il suo giardino privato, nelle scuole private potrebbe pure esserci un corso di religione cattolica, e uno anche di freccette o di Star Trek, tanto per dire, ma nella scuola pubblica dovrebbe esserci o un bel niente o un corso di storia delle religioni. Punto e basta: tutte le altre considerazioni lasciano il tempo che trovano.

L'attuale situazione (ora di religione cattolica, pretesa che il voto faccia pure media, insegnanti di religione scelti dalla Chiesa ma pagati da tutti noi e soggetti pure a uno status privilegiato) è assurda. Il fatto che sia da sempre così non toglie che tutto ciò sia insensato.

Adesso un po' di circo equestre.
-D'Alema si dice d'accordo ("E' un'idea giusta"). Uhm... nonostante questo, anch'io sono d'accordo, sebbene come detto preferisca una soluzione più radicale e sensata.
-Il cardinal Tonini tuona: "E' un'idea impraticabile. Capisco le intenzioni ma dietro queste proposte c'è pressapochismo. Ci vuole massima prudenza nell'approccio con l'Islam". Non si vede dove stia l'impraticabilità. E ci vuole prudenza pure con l'approccio al cattolicesimo, vallo a chiedere ai nativi d'America, alle presunte streghe, a Giordano Bruno, alle donne, ai non eterosessuali, ecc...
-Quagliarello, vicepresidente dei senatori del Pdl: "E' la ripetizione stantia dei canoni del multiculturalismo. L'integrazione - avverte il parlamentare - si ottiene promuovendo la nostra specifica identità, rispettando le nostre leggi e non offendono il nostro senso comune". Indecifrabile.
-Roberto Castelli, senatore della Lega e viceministro alle Infrastrutture: "E' solo una provocazione, una proposta strumentale che arriva pochi giorni dopo l'attentato alla caserma di Milano, proprio per seminare zizzania". Boh.
-Luca Zaia (Lega Nord), ministro dell'Agricoltura [esperto in idee bislacche] rilancia con un'idea opposta: introdurre l'ora di religione cattolica obbligatoria per tutti gli studenti islamici: "Servirebbe a fargli capire meglio la nostra cultura". Un bell'esempio di laicità, l'ambito premio "Stato Laico e Multiculturale 2009" ormai è suo.

Tanto lo so che lo sapete: sono solo parole in libertà, vaccate senza seguito. la Chiesa comanda e continuerà a farlo, i politici continueranno a sgambettare dietro alla tonaca ossequiosi e con la coda tra le gambe per non perdere consenso e i pochi che ragionano con la loro testa seguiteranno ad indignarsi come oggi.

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venerdì 16 ottobre 2009

Bastoni mediatici sui presunti nemici

Oggi il TG5 ha fatto un servizio in cui si vede il giudice milanese Raimondo Mesiano pedinato e ripreso di nascosto mentre gira per Milano: eccolo mentre passeggia, mentre fuma una sigaretta, mentre è seduto su una panchina, mentre è dal barbiere. Un vero scoop, insomma. Mesiano è il giudice che ha condannato Fininvest a risarcire Cir del danno patrimoniale da "perdita di chance" di un giudizio imparziale (si parla del Lodo Mondadori), quantificato in circa 750 milioni: una sentenza civile attesa da anni, visto che il processo penale si era concluso con una chiara condanna definitiva, una sentenza quasi scontata.
Mentre il giudice è seduto dal barbiere, con la faccia ricoperta dalla schiuma da barba, il reporter commenta: "Forse non sa ancora che il Csm lo sta promuovendo": Il riferimento è all'avanzamento di carriera ottenuto da Mesiano due giorni fa, un naturale avanzamento di carriera in base all'anzianità che però qualcuno ha subito tradotto come "la ricompensa per l'attacco a Berlusconi". Poi si vede Mesiano seduto su una panchina e il reporter che commenta: "Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese. Di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare". Lo si vede fumare e il reporter parla di "stravaganze". "Non riesce a stare fermo, si ferma, aspira la sua sigaretta e poi ancora avanti e indietro", "lui va avanti e indietro, avanti e indietro, si rilassa solo al momento di barba e capelli.. finita la toilette, continua la sua passeggiata, due sole volte si sofferma, una al semaforo, l'altra a pochi metri dal passaggio pedonale, per accendere l'ennesima sigaretta della mattina..", "prima di uscire dal nostro campo visivo, ci regala un'altra stranezza [e qui poi la giornalista parla del calzino]: stupidità assolute, gossip scandalistico della peggiore specie perchè basato sul niente, scemenze musicate, assemblate e trasmesse via etere.
Giorni fa lo stesso Mesiano era stato messo in croce da altri presunti giornalisti, sempre stipendiati da Berlusconi, poichè, udite udite, una sera al ristorante con amici sembra si sia lasciato andare ad esprimere un'opinione politica, cosa che non si capisce perchè dovrebbe essere proibita a un cittadino che cena con altre persone in un ristorante.
E' in atto (e non da ora, vi ricordate il caso Boffo?) l'immondo tentativo di gettare fango su chi Berlusconi reputa suoi nemici. E per fare questo si usano i potentissimi bastoni mediatici di cui Berlusconi dispone.
Quello del Tg5 e' un servizio immondo. Non è giornalismo. Mi fanno schifo l'idea che lo ha generato, la finalità e il modo in cui è stato partorito. Tutto ciò è indegno di un paese libero, civile, democratico. E' barbarie pura. E' l'ennesima dimostrazione di come sia intollerabile che un uomo che ha un potere mediatico ed economico immenso abbia anche il potere politico. E' un uso della tv assolutamente inqualificabile: si cerca di gettar discredito o di mettere in ridicolo una persona che in realtà non sta facendo nulla di strano, che ha fatto solo il suo lavoro e che viene pedinata e ripresa di nascosto solo perchè ha emesso una sentenza sfavorevole al proprietario di Canale 5 e padrone dell'Italia. Brachino, forse è il caso che ti vergogni e con te chi ha deciso e realizzato questo schifo.

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martedì 13 ottobre 2009

Gli omofobi esultano

Oggi, dopo mesi di confronti e discussioni, la "legge Concia" sull'omofobia è stata affossata alla Camera. Non sono sorpreso, so bene che pochi vogliono questa legge perchè molti sono solo sporchi omofobi razzisti. Ma non è questo il punto.
Il punto è che il PD ha combinato l'ennesimo pasticcio, non so se per incompetenza o scemenza, ma fa differenza?
E il punto è che la Binetti avrebbe rotto un po' le scatole, a questo punto. Dice Franceschini: "Il dato politico è che la destra e l'Udc hanno affossato il provvedimento contro l'omofobia. Noi abbiamo votato contro il rinvio perché non ci è stato garantito dalla maggioranza un impegno su tempi". "C'è un serio problema di permanenza della Binetti. Non votare questi provvedimenti significa non riconoscersi nei valori del Pd."
La Binetti, dal canto suo, afferma candida candida: "Per come era formulata la legge, le mie opinioni sull'omosessualità, e quelle di tante altre persone, potevano essere individuate come un reato". Ma le vostre idee sull'omosessualità sono uno schifo, anche se non ancora un reato, e una bestemmia contro l'umanità, mia cara Binetti. Chi ha simili idee può solo vergognarsi.
Naturalmente chiunque è libero di votare come vuole, ci mancherebbe. E io di dire quel che ho detto. E non ho lodi del cacchio a proteggermi.

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Squallore da esportazione

Durante il Columbus Day a New York alcuni manifestanti contestano Ignazio La Russa, rinfacciandogli varie cosucce tra cui l'aver firmato quella legge pateracchio tristemente nota come lodo Alfano (che, nel momento in cui parliamo, dovrebbe star transitando in qualche fogna). Non sono maleducati nè offensivi, solo un po' insistenti. Esercitano un loro diritto, tanto è vero che, nonostante il fastidio dell'entourage di La Russa e gli attegiamenti da ducetto dello stesso, la polizia americana non fa quello che avrebbe fatto la servile polizia italiana (identificare il manifestante per intimidirlo e magari portarlo in caserma) ma allontana il tipo dell'entourage che si avvicina al manifestante! Poi, improvvisamente, La Russa dà più volte e a voce alta del pedofilo al manifestante, dicendo che sapeva bene cosa aveva fatto lui a certe bambine. La frase è ripetuta anche da alcuni dei suoi guardaspalle, che prima avevano anche rivolto la solita frase stupida che in questi casi si rivolge al contestatore e cioè "chi ti paga?". La Russa non sarà chiamato a rispondere di certe frasi, è deputato. Ma che triste figura! Squallore da esportazione.

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lunedì 12 ottobre 2009

Calcio: due regolette necessarie

Il calcio ha le sue regole e ho sempre pensato che meno si cambiano meglio è. Per dirne una: non ho ancora digerito i 3 punti a vittoria; sebbene sia per il gioco offensivo e mi piacciano le squadre che cercano costantemente di fare la partita, sia fra le mura amiche che fuori, trovo che un pareggio non valga un terzo di una vittoria e sarei il primo a frimare per tornare ai 2 punti (o, se volete, per dare 1 punto e mezzo a chi fa pari). Tuttavia mi sembra che ci siano due situazioni che si verificano spesso sui campi da gioco e che andrebbero disciplinate diversamente al fine di evitare il ridicolo o l'irritante.

La prima è quella che si verifica subito dopo la realizzazione di una rete: il giocatore che ha segnato il punto esulta, corre, si sbraccia, è felice, ma se si toglie la maglietta sa che verrà ammonito, esattamente come uno che poco prima ha quasi segato in due l'avversario con un intervento assassino a metà campo e, già ammonito in precedenza, è stato graziato dall'arbitro che non se l'è sentita di lasciare in dieci una squadra già a inizio match. Quello che mi chiedo è: perchè ammonirlo? Mi sembra una scelta stupida. Stabiliamo piuttosto che, subito dopo la realizzazione di un gol, i giocatori della squadra che ha segnato possano esultare come meglio credono (senza eccessi, ovvio) per 60 secondi, durante i quali i giocatori della squadra che ha subito la rete potranno, se vogliono, ricevere disposizioni dal loro allenatore: una specie di time-out che darebbe il giusto peso alle legittime esultanze di chi un gol l'ha fatto. Perchè deprimere la gioia? Certo, non si potrebbe rimanere nudi, o spaccare l'asta della bandierina, ma insomma, lasciateli gioire per un attimo!

La seconda situazione che ogni volta mi fa infuriare è quella che si ha quasi sempre subito dopo la realizzazione di un calcio di rigore: portiere e attaccante si buttano a pesce sulla palla finita nel sacco, il primo stizzito per aver preso gol al fine di rallentare la ripresa del gioco, il secondo, felice per averlo fatto, per accelerare la stessa e magari proseguire la rimonta o assestare il colpo decisivo dopo aver raggiunto un faticoso pari. A volte ne nascono spinte, litigi, ecc. Cosa ci vuole a stabilire che, dopo il rigore, la palla spetta a uno dei due di diritto e morta lì?

Non sono molto fiducioso, anche se Collina, resosi conto che tanto gli allenatori spesso passano la partita in piedi a dar disposizioni, ha da quest'anno consentito loro di farlo, purchè non oltrepassino i limiti dell'area tecnica (fino all'anno scorso avevano l'obbligo di risedersi subito...). Spero tuttavia in un prossimo futuro di non vedere più un arbitro che ammonisce un gocatore solo perchè esultando si è tolto per un attimo la maglietta, magari mostrando a tutti la canotta con su scritto "dedicato a mio figlio Luca" e di non assistere più alle zuffe post rigore. Se poi un giocatore mostra al mondo un messaggio tipo "abbasso i neri", bè, al di là del fatto che si rivelerebbe un idiota senza pari, saremo sempre in tempo a squalificarlo per un cinque-sei mesi, no?

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domenica 11 ottobre 2009

Schegge serali

"Berlusconi è un bubbone ed è la malattia del paese, anche se ha riscosso molte simpatie, se è vero che per tre volte gli italiani lo hanno eletto. Un uomo senza morale, capace di tutto...". (José Saramago)

"[Berlusconi] è un povero folle che non capisce più nulla.(...) [in Italia] ci sono persone che non hanno senso del bene comune, ma che pensano solo ai loro interessi. L'Italia è semplicemente insostenibile. Forse mi stabilirò a Zurigo, a Berlino, o da qualche altra parte in Germania." (Milva)

"Non si può insultare un premier eletto dal popolo". (S. Berlusconi).
Ma, dico io, affermare per esempio che è un delinquente non è un'offesa, è un dato (drammatico, visto il ruolo pubblico che riveste); chiederne le dimissioni è normale. Se qualcuno la vede come un'offesa, allora ecco dimostrato che si può...

"Non bisogna delegittimare le istituzioni", avverte la numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia. La sua prima preoccupazione è rivolta a Giorgio Napolitano: "Dobbiamo in qualche modo salvaguardare il Capo dello Stato." "Non va neanche bene chi vuole approfittare dell'esito del lodo Alfano per delegittimare il Governo."
Cerchiobottismo allo stato puro.

D'Alema: "Berlusconi dovrebbe dimettersi". Che opposizione senza paura, eh? "Dovrebbe". E il mancato voto contro lo scudo? D'Alema, quel giorno alla Camera mancavi anche tu. Eh gia!

Roma: ennesima aggressione a coppia gay. I decerebrati che si richiamano al fascismo colpiscono ancora. Alemanno: "Intollerabile". Ora mi sento più sicuro.

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E lui continua col solito sistema

Chi è impelagato in diversi processi per corruzione e reati finanziari e di altro tipo, chi ha già sulle spalle condanne penali o civili in primo o ultimo grado e prescrizioni e assoluzioni assortite spesso determinate da modifiche legislative fatte ad hoc, chi ha cercato con il Lodo Alfano di evitare la condanna nel processo Mills e nonostante la bocciatura del Lodo è comunque riuscito, grazie allo slittamento dei tempi, nel suo intento e chi ora (notizia di ieri) sta vergognosamente tramando per cercare di reintrodurre l'immunità parlamentare abolita nel'93, chi ha comportamenti pubblici e privati assolutamente censurabili e inopportuni, chi confonde pubblico e privato con assoluta leggerezza non può continuare a ricoprire cariche pubbliche e a gestire beni e denaro di tutti noi, non può continuare a rappresentarci nel mondo e a decidere dei nostri destini. Non ne ha più i requisiti. In qualsiasi paese democratico, ma anche in un'assemblea di condominio o in una associazione sportiva, una persona in tali condizioni non potrebbe far altro che dimettersi e sottoporsi ai processi per dimostrare la sua innocenza, senza legiferare per salvare sè e i suoi amici (17 leggi ad personam finora).
Come cittadino, come persona, io ho diritto ad essere governato da una persona onesta, retta, equilibrata e sulla quale non gravino indagini, processi, condanne, ombre. Una persona che faccia i miei interessi e non i suoi. Il voto che ha premiato Berlusconi, usato da molti per giustificare ogni nefandezza, non è in nessun modo una delega in bianco (chi lo pensa ha studiato qualcos'altro, ma non democrazia e libertà), perde valore non appena chi ne è stato beneficiato commette azioni indegne della carica che ricopre.
E invece lui non si dimette, non sente l'esigenza morale di fare un passo indietro nonostante gli osservatori, la stampa e buona parte dell'opinione pubblica di tutto il mondo glielo chiedano a gran voce da mesi; in Italia, paese nel quale le notizie che nel resto del mondo sono cosa nota sono patrimonio di pochi congiurati che non si informano con i TG, nessuno chiede che si dimetta, tranne l'IDV, unico partito che fa opposizione e non è connivente.
Questo è un golpe, non è la sacrosanta decisione della Consulta ad esserlo, come sostiene il premier.
Afferma di voler farsi processare ma tenta in tutti i modi di sfuggire al giudizio: ci prende in giro. Giurà che sarà assolto, sappiamo tutti che grazie ai suoi giochetti la prescrizione lo salverà.
Siamo ostaggi di un uomo che continua per la sua strada, che continua ad occuparsi dei casi suoi, che vuole distruggere quel poco che resta dell'indipendenza dei poteri, cardine fondante di ogni democrazia.
Ogni giorno il pericolo che corriamo, come cittadini, aumenta sempre più.
A chi fa finta di niente, animato da cieca faziosità, dico solo che il cervello andrebbe collegato a fondo, la mattina, e che dopo non si potrà piangere sul latte versato o sulla libertà perduta.
Stiamo correndo un pericolo incredibile per la nostra democrazia, per la nostra libertà, ma, distratti da Amici e dalla Champions League e imbottiti di balle dai tg di regime, molti non se ne rendono conto: forse lo capiranno troppo tardi.

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sabato 10 ottobre 2009

Gli amori fra uguali non sono poi così diversi

U G U A L I
Manifestazione nazionale 10 ottobre 2009

Liberi e eguali in dignità e diritti
(articolo 1 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)
Noi promotori della manifestazione del 10 ottobre 2009 vogliamo rispondere alla violenza con il nostro contributo sociale e culturale.
Rivendichiamo uguali diritti e doveri, pari dignità, riconoscimento giuridico di tutti gli amori, di tutte le famiglie.
Invitiamo le persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender, ed eterosessuali a far sentire la loro voce impegnandosi a costruire un’Italia differente, che agisca per un cambiamento vero, profondo che riguarda la cultura e la convivenza.
Il 10 Ottobre 2009 saremo a Roma, come movimento lgbt, coscienti di convocare una manifestazione in un clima che in generale è violento, che colpisce noi, migranti, donne e altri soggetti sociali ritenuti deboli.

Leggi il resto su: http://www.arcigay.it/uguali-manifestazione-nazionale

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venerdì 9 ottobre 2009

Sentenze sproporzionate, cariche illegittime

Il G8 di Genova è stato la notte della democrazia, un ragazzo che stava lanciano un estintore contro un rappresentante delle forze dell'ordine è morto e molti orridi abusi sono stati commessi da persone con la divisa addosso.
Abbiamo un premier che è stato definito da sentenze varie corruttore di giudici e testimoni e che non solo non ha mai fatto un giorno di galera ma continua a fare il premier e a spargere fango su giudici, cariche dello stato, stampa e avversari politici, oltre che a far approvare leggi su misura per se stesso e per i suoi amici in gran quantità (17 leggi ad personam). Abbiamo assassini che, condannati a 15-20 anni, dopo 10 escono di galera. Stupratori condannati a pene leggermente inferiori. Ora abbiamo anche persone accusate di aver spaccato una vetrina o danneggiato cose (ripeto: cose) durante il G8, con l'attenuante, riconosciuta dai giudici (ripeto: riconosciuta dai giudici), di aver reagito ad una carica illegittima delle forze dell'ordine, che si beccano 15, 13 , 12, 10 e 8 anni di carcere. Un uomo accusato di aver lanciato bottiglie incendiarie si è visto condannare a 8 anni, ma le bottiglie non sono mai state trovate. Pene che non si infliggono neanche agli assassini vengono comminate a chi comunque se l'e' presa solo con le cose. E la polizia, che ha massacrato inermi cittadini innocenti (macelleria di Bolzaneto) fabbricando false prove (le molotov burla della Diaz -purtroppo è stato tutto documentato) se l'e' cavata con un buffetto.
Le sentenze si rispettano, ma si possono criticare. E questa fa obbiettivamente un po' schifo per la sua sproporzione. Ma posso criticarla io, che rispetto le sentenze pur crititicandole nel merito e che ho rispetto dei giudici e della magistratura intesa come istituzione; non possono invece elogiarla i parrucconi che un giorno sì e l'altro pure denigrano i magistrati perchè indagano su Berlusconi: quelli sono pregati di tacere, dato che per loro i magistrati sono venduti. Non hanno dignità, speriamo abbiano almeno coerenza.

In ogni caso rileviamo come i giudici abbiano confermato che la carica delle forze dell'ordine in via Tolemaide, nel primo pomeriggio del 20 luglio, era ILLEGITTIMA, cosa che questo blog ha sempre sostenuto. Quell'assalto nei confronti dei no-global in corteo scatenò l'inferno nel quale trovò poi la morte Carlo Giuliani. E' bene ricordare tutto, di quei giorni.
Con questo non si vuole dire che la carica illegittima uccise Giuliani nè che sia legale spaccare vetrine (sul fatto se sia giusto non voglio discutere, in ogni caso la legge impedisce di farlo); si vuole dire che le forze dell'ordine commisero abusi incredibili (Amnesty International ha parlato della più grave sospensione dei diritti umani dopo la seconda guerra mondiale) per i quali quasi nessuno è stato punito e dimostrarono una disorganizzazione incredibile e colpevole nella gestione dell'evento. Ed effettuarono cariche illegittime, gettando anche pietre sulla folla (ci sono video e ammissioni). Quel che seguì (scontri sanguinosi e morte di Giuliani, che pure stava lanciando un estintore contro una jeep delle forze dell'ordine, è risaputo) ha una sua storia, ma non possiamo negare il contesto di illegittimità e di colpevole disorganizzazione in cui maturò.

E ripeto: da un manifestante mi aspetto intemperanze, anche gravi: non tutti sono gentleman, senza contare che si manifestava per ragioni nobili e fondamentali e che le teste calde ci sono ovunque. Da un black bloc (quasi ignorati dalle forze dell'ordine, che preferirono caricare altri manifestanti) mi aspetto anche violenza gratuita insensata e inaccettabile. Ma da un rappresentante delle forze dell'ordine mi aspetto il rispetto delle regole, sempre, e non quell'orribile, vergognosa, imperdonabile macelleria di cui ormai sappiamo tutto.

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Obama, il Nobel e il Dalai Lama

Obama è piaciuto fin da subito a questo blog. Tanto è vero che il primo post fu per lui, appena eletto presidente USA. Obama è la svolta. Obama è il rettilineo che si apre d'improvviso davanti agli occhi dopo una serie infinita di brutte curve in cui più di una volta abbiamo rischiato di uscire di strada. Obama è saggezza ed equilibrio, giustizia e garanzia. Obama è un uomo che è una speranza. Cambierà il mondo, o almeno ci proverà sul serio. In questo senso penso che vada letto il Nobel per la pace appena assegnatoli a sorpresa: le sue intenzioni e le sue dichiarazioni sono state finora da Nobel, le sue azioni lo saranno. Un Nobel certamente meritato, anche se davvero prematuro. In Italia, ahimè, uomini così sono merce introvabile: la nostra società è vecchia (d'età e di idee) e senza prospettive, corrotta e ingiusta, con tante paure e nessuna speranza; non sa rinnovarsi, andando avanti così ha perso in partenza. Obama è il futuro, ma Obama, sebbene possa fare molto anche per noi, ce l'hanno loro, è bene non scordarlo.

Come ricordiamo che fino ad oggi tutto quel che ha fatto ci è piaciuto, così diciamo che vi è un'eccezione. Rifiutare l'incontro col Dalai Lama (altro Nobel per la pace) non in assoluto, ma in questa fase, al solo scopo di non irritare il potere cinese alla vigilia dell'importante summit di novembre, non è stata una scelta felicissima. Lo incontrerà a dicembre, è vero, e adesso lo ha comunque incontrato una figura di prestigio del suo entourage, tuttavia è stata una scelta inelegante. Vero è che Obama preferisce trattare le questioni rilevanti (come quella del Tibet) senza clamori e dietro le quinte: irritare la Cina sarebbe servito a poco, anzi avrebbe danneggiato la sua azione. Insomma, Obama è stato pragmatico e realista. Forse ha ragione lui, il tempo lo dirà. Per adesso notiamo lo stridore di una scelta che nel breve fa discutere anche se forse nel medio-lungo periodo potrebbe portare vantaggi alla sua nobile causa. Continuiamo a vigilare e a giudicare quel che fa, invidiandolo a chi ce l'ha.

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giovedì 8 ottobre 2009

Un paese ostaggio di un uomo

Berlusconi: "Io eletto dal popolo, vado rispettato."
Schifani: "Maggioranza e l'opposizione sono decise dal voto del popolo. Via di fuga parallele non sono praticabili."
No, Berlusconi, il voto non monda dalla colpa: se si commette un reato o si è sotto processo il voto non conta più nulla, anzi costituisce un'aggravante: più persone ti hanno votato, più sono quelle la cui fiducia hai tradito. Veda di rispettare lei il popolo, dimettendosi e sottoponendosi ai processi come un normale cittadino. Questa idea che il voto dia un'investitura tale da poter resistere anche a un premier che delinque è sbagliatissima e antidemocratica. Di fatto niente obbliga una persona che, in base a varie sentenze, è stata definita come corruttore di giudici e testimoni, ad abbandonare la carica pubblica che ricopre, tranne il senso del decoro, che però è opzionale. Quando si lamenta del fatto che essere processato le sottrarrà tempo per gli incarichi pubblici, pensi a un metalmeccanico sottoposto a processo: avrebbe i suoi stessi problemi, anzi molti di più. E poi, detto fra noi, forse basterebbe ridurre il numero delle serate gioiose per recuperare qualche ora al pubblico ufficio...

Ha più volte detto in queste ore che gli Italiani vedranno di che pasta è fatto: si difenderà nelle aule giudiziarie e in tv (un metalmeccanico non potrebbe farlo) e verrà assolto. Noi invece sappiamo che sarà prescritto e non assolto, grazie alle modifiche legislative da lei artatamente promosse e grazie al semplice fatto di aver approvato una legge anticostituzionale che le ha permesso di schivare il processo Mills e che ora le permetterà di tirare in lungo i suoi e di beneficiare dei termini di prescrizione. Perchè, signor presidente, non rinuncia alla prescrizione per dimostrare appieno la sua innocenza?
Se avesse senso dello Stato, rispetto delle istituzioni e consapevolezza di essere innocente, non esiterebbe ad abbandonare la politica (che è un servizio) per sottoporsi ai giusti processi e dimostrare la sua estraneità ai fatti. Ma non lo fa e noi sappiamo perchè. Di fatto l'Italia è ostaggio della sua arroganza. Per lei la politica è tutt'altro.

Chissà in queste ore, di fronte ai violenti attacchi di Berlusconi alla Consulta e al Colle, cosa penserà Sgarbi che mesi fa si rese protagonista ad Annozero di una assurda e vergognosa sceneggiata accusando Beppe Grillo di ignominie assortite solo perchè aveva osato crticare l'immobilismo di Napolitano...

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Un minuto di silenzio

Propongo un minuto di silenzio per quello che è successo ieri sera a "Porta a Porta":

"Lei è più bella che intelligente. Non mi interessa nulla di ciò che eccepisce". Rosy Bindi, vicepresidente della Camera, sbianca in volto, Pier Ferdinando Casini si porta una mano alla fronte con aria disperata, persino Vespa sembra imbarazzato. Studio di "Porta a porta" è quasi l'una di notte e Silvio Berlusconi interviene in diretta per ribadire l'attacco a Napolitano e insultare l'unica donna presente senza che nessuno degli uomini in trasmissione (oltre a Vespa e a Casini ci sono l'editorialista della Stampa, Riccardo Barenghi, il ministro della Giustizia Angiolino Alfano e il suo predecessore Roberto Castelli) abbia il coraggio di intervenire. E' la stessa Bindi, con un filo di voce a rispondergli: "Evidentemente io sono una donna che non è a sua disposizione".
(repubblica.it, 08.10.2009)

Ditemi che non è vero...

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Il lodo Alfano non c'è più

Dopo mesi di polemiche e 48 ore di riflessioni la Consulta è alfine giunta ufficialmente alla conclusione cui era già arrivato, nel proprio intimo e prima ancora dell'approvazione del lodo stesso, ogni cittadino che conosca un minimo gli articoli portanti della nostra Carta, e cioè che il cosiddetto lodo Alfano è sommamente anticostituzionale. Questa legge vergognosa, indegna di uno stato libero e democratico, in grado di materializzare uno degli incubi più famosi di Orwell, ieri sera è stata buttata nel water e per togliere i residui si è usato lo spazzolone più grosso e più efficace, quello chiamato 138 , e quello infallibile chiamato 3. Resta il mistero di quei 6 giudici (su 15) che hanno ritenuto di dover votare per la legittimità costituzionale di una legge che sbrana alcuni articoli della Costituzione: vedremo le motivazioni della sentenza a tempo debito. Da oggi la Legge, perlomeno in teoria, è di nuovo uguale per tutti i cittadini, compresi quei quattro che, proprio per l'alta carica che ricoprono, più di altri dovrebbero essere candidi come gigli e sentire eventualmente l'obbligo di dimettersi se sfiorati (o investiti in pieno...) da indagini e processi per reati gravi o addirittura da chiare sentenze di condanna.
E' bene ricordare che Napolitano, nel firmare il lodo Alfano, affermò all'epoca di non ravvisarvi alcunchè di anticostituzionale: un infortunio di proporzioni ciclopiche per colui che dovrebbe essere il garante della Costituzione. Di Pietro lo criticò duramente per questo e fu per questo offeso e isolato: oggi sarebbe il caso di chiedergli scusa e chiedere magari conto degli attacchi a testa bassa contro i giudici (tutti di sinistra) e contro Napolitano ("mi sento reso in giro" -sapesse noi, ndr) sferrati ieri sera da un premier furibondo per la bocciatura del lodo ad personam.
Adesso resta solo un piccolo, irrilevante, trascurabile problemuccio: il premier italiano in carica è stato definito, da diverse sentenze, alcune definitive altre di primo grado, come un corruttore di giudici, di testimoni e di finanzieri, in almeno tre distinte evenienze. Nonostante questo non si dimette nè sente dentro di sè l'obbligo di farlo.
Come detto, è un problema di poco conto...

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lunedì 5 ottobre 2009

Incontri ravvicinati del terzo Fazio

Stasera ho visto Fabio Fazio, Che tempo che fa, Rai3. Ospite Condoleezza Rice, ex segretario di Stato Usa dell'era George W. Bush, adesso nuovamente insegnante universitaria di scienze politiche e scrittrice. La Rice è stata la prima donna afroamericana a ricoprire tale carica, la seconda persona afroamericana dopo Colin Powell e la seconda donna dopo Madeleine Albright. Ok, la Rice è stata più volte criticata, in patria e all'estero, per la sua durezza e per la linea adottata in politica estera durante l'amministrazione Bush; sappiamo bene quali sono stati gli errori e le boiate di George W., del resto. Fazio però ieri sera ha esagerato, ha fatto il giornalista modello: domande su domande, sempre più incalzanti, sugli errori commessi in Iraq e nella lotta ai terroristi, un vero giornalismo, aggressivo, libero, tutto teso alla ricerca della verità, senza riguardi, al servizio del pubblico insomma. Peccato che per vedere un Fazio così ci voglia una Rice, quindi un politico di oltre oceano, peraltro non più in carica. Per dirla in breve: il negativo di Minzolini, o una copia sbiadita di Travaglio. Peccato che un pensiero non ci abbia mai lasciato durante l'intervista e cioè che con Berlusconi o D'Alema in studio ci sarebbe stata un'aria del tutto diversa, tutta cautele, timori, sorrisini tirati, prudenza bipartisan, passettini in par condicio, poche scomodità per l'ospite di turno e, quelle poche, prese sul ridere. Facile e comodo incalzare la Rice, facendo la figura di un Bernstein... più difficile essere altrettanto scomodi quando hai davanti il potente di casa nostra con un armadio bello pieno di scheletri e la sedia traballa ad ogni domanda che osi porre. D'altra parte Fazio quest'anno è lì per miracolo e il filo cui sta appeso è sottile come la tela di un ragno debilitato.

Che cosa possiamo dire della Rice? Impeccabile. Il negativo di Berlusconi, che non risponde alle domande scomode, si inquieta, sbraita, si alza e se ne va, parla di complotti e di comunisti, mente e mistifica e offende chi (in genere sbigottiti giornalisti della stampa estera) glielo fa notare. Condoleezza ha risposto a tutti i rilievi di Fazio, ma proprio a tutti, magari a volte menando un po' il can per l'aia ma sempre con pacatezza e completezza, il sorriso stampato sulle labbra. In America un politico sa che alle domande della stampa, legittime, occorre rispondere: non farlo o farlo mentendo significa porre fine alla propria carriera politica. Loro ce l'hanno una democrazia da esportare... se ce ne facessimo portare un pochetto qui da noi?

E poi è stata addirittura antologica l'affermazione di Condoleezza circa l'attività politica intesa come fase temporanea della vita di un cittadino, durante la quale mette se stesso al servizio di tutti, per poi tornare, finito l'incarico, alla vita di prima, senza rimpianti. Vero De Mita, Fassino e moglie, Andreotti, ecc., veri stakanovisti delle due Camere? Da noi la politica non è un servizio, è una professione, è un diritto; adesso, poi, nemmeno si fanno più eleggere e il fatto di avere la fedina penale sporca non intralcia la loro carriera, anzi.

Due mondi diversi a confronto, un contrasto più scioccante di un incontro ravvicinato del terzo tipo.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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