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martedì 28 febbraio 2023

I gatti e la difficile arte di attraversare la strada


Ho sempre pensato che i gatti fossero sc3mi (oltre che egoisti, individualisti, asociali -insomma, come noi): dopo secoli di strade con carrozze, auto e ancor prima cavalli, attraversano ancora a caso, di fatto venendo spesso schiacci@ti o comunque fracass@ti.
Ho cambiato però idea, di recente,  sul fatto che attraversano a caso, correndo come pazzi, senza “guardare”.
Me l’ha fatta cambiare la frequenza con cui rischio di schiacciarne in strade molto poco frequentate: possibile attraversino così spesso quando passo io, se su quelle strade non passa nessuno per minuti e minuti?
Ho una nuova teoria.
Lo fanno essenzialmente (di passare di corsa a caso, senza guardare, tentando la sorte) per due motivi:
1) suicidio (il tasso dei suicidi è alto fra gli umani, perché dovrebbe essere basso fra i gatti che hanno una vita che manderebbe ai pazzi chiunque e che comunque hanno a che fare con gli umani?)
2) voglia di divertirsi, di provare un brivido per rompere la grigia monotonia della loro vita, di scommettere (tipo gli adolescenti sciroccati che si stendono sui bin@ri per noia o per farsi un tiktok o che impennano col motorino davanti a una manza per mancanza di neuroni e sovrabbondanza di ormoni).
Questa teoria mi pare più aderente alla realtà della precedente (“son sc3mi perché non hanno ancora imparato un’arte tutto sommato non difficile) ed è confermata dal fatto che alcuni gatti (pochi, eh) prima di attraversare “guardano”, non so se li avete mai notati.

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L’ insuccesso a tua insaputa


Quando intraprendi qualcosa con un’altra o con altre persone, il successo dell’impresa non dipende più solo dalla circostanze oggettive di partenza, dai mezzi disponibili, dal fato e da te (dal tuo impegno, dai tuoi talenti). Dipende anche dal talento, dall’impegno e dalla buona fede dell’altra o delle altre persone. E anche dalla possibilità che abbiano ripensamenti, che ti tradiscano, che non mantengano gli impegni presi, che cambino. E’ una situazione snervante, specialmente per chi è abituato a controllare le cose, a dominarle e non a esserne dominato, ma è una situazione inevitabile. 
La conseguenza è che il successo dipende da quel che farai, ma quel che farai, anche se sarà il massimo, potrebbe facilmente non bastare, e l’impresa fallire.
Questo vale per una società di affari, per una squadra sportiva, per un’associazione di qualunque tipo, per la società in generale, per il matrimonio, per i sodalizi artistici, etc.

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lunedì 27 febbraio 2023

Un gradino in più


Sono sempre più avanti sulla strada della consapevolezza.
Tranquilli, non mi sono iscritto a una setta.
Intendo dire che adesso non mi limito a pentirmi di cose che ho fatto. Adesso so, mentre sto facendo e ripetendo allegramente una cosa, che me ne pentirò. Anzi, non che me ne pentirò, perché pentirsi è così banale... Che mi chiederò la ragione di quel che sto facendo, il senso, e non lo troverò, e mi parrà strano aver fatto quello che adesso, già presentendo che mi parrà assurdo, sto facendo.
Questo nuovo stadio di coscienza mi apre ancor di più gli occhi sull’estrema e inguarigbile insensatezza del nostro agire quotidiano, a cui del resto siamo costretti.
Alla fine è maggiore conoscenza, quindi maggiore infelicità.


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domenica 26 febbraio 2023

Meno ipocrisia



Meno ipocrisia.
Guardare non visti piace a tutti.
Essere visti a quasi tutti (sotto sotto, a tutti).
Essere lodati (anche senza motivo, per esempio come sei dimagrito In realtà hai preso 3 kg) piace a tutti.
Aiutare fa stare meglio anche chi aiuta.
Spettegolare è bello.
Fare il (finto) moralista aiuta a sentirsi meglio.


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Mauro ed Eva


Se io fossi stato Adamo, se cioè nell’Eden ci fossero stati Eva e Mauro (Eva tutta ignuda yum yum yum sai che salti) di certo non avrei pensato alle mele, ma a ben altri frutti, tipo: l’albicocca! E accessori vari...
Ma al di là di questo (Adamo affetto da s3x addiciton che ciula giorno e notte e ci dà dentro come un cavallo col pepe al kulo, Eva che non può rifiutare anche perché sei l’unico masculo sul pianeta), se io fossi stato Adamo, preciso come sono, quando Eva mi propone di magnare la mela io le avrei detto: scordatelo e tieni le mani a posto, Il signor Dio (padrone di casa) ci ha messo qui in un Paradiso tutti ignudi e felici e se ti azzardi a dar retta a quel verme troppo cresciuto o a toccare il frutteto ti g0nfio di schi@ff0ni.
E la storia del mondo sarebbe cambiata del tutto, con Mauro al posto di quel mollaccione di Adamo: nessun peccato originale (ma de che, aho?), nessun partorirai con dolore, etc.
Riflettete e andate in pace.

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Telenovela di un incontro al super



(È stato veloce ma bello)
[testo imperdibile, non lo dico per vantarmi, sarebbe come promuovere un cocktail ghiacciato nel deserto).

Al super incontro una ricciola nera giovane non alta con mascherina nera (chirurgica). Cappottino lungo spigato, maglia mi sembra nera, pur non essendo vestita da femme fatale né da milf sadomaso ha un atteggiamento serioso del tipo “so tutto io e tu che sei maschio sei solo un verme misero e d3ficiente, un invertebrato buono solo per pulire i c3ssi, striscia ai miei piedi adesso brutto bast@rd0 o ti scortico quella pelle di merd@ che ti ritrovi con una cinghia di cuoio nuova di pacca e ti riduco il kulo a una focaccia rossa come il tuo conto in banca” (che, per dire, io avrei pure accettato, eh). Evidentemente ha colto in me una certa appena accennata sissy attitude, chissà.

Questo (il fatto di avere la mascherina)  le evidenzia ancor di più gli occhi, davvero belli. A momenti ci scontriamo davanti al reparto yogurth ma io mi fermo e con perfetto gesto cavalleresco (son signore) la faccio passare trattenendo il respiro fino all’ipossia pur di apparire slanciato e di liberare il passo dal pancione. Gli yogurth, specie quelli parzialmente scremati, si fanno scappare un risolino, questi secchielli di latte marcio pieno di bifidus. Fine primo tempo. E’ iniziato un amore?

Piano di sopra. La ribecco tre volte per puro caso fra le corsie e me la studio bene, da dietro e di fianco, che occhi mamma mia santissima. E poi quell’atteggiamento un po’ arrogante che per me è tipo il miele per gli orsi. Già mi schifa, lo sento, vorrebbe calpestarmi, le faccio pena, è una domina che ha individuato il suo slave, siamo quindi a buon punto! Ottimo!

Alla cassa, dopo un quarto d’ora, mi giro e lei  è dietro di me che ho una ventina di prodotti, lei tre (3). Ma allora mi segue! Non può essere un caso, l’ho agganciata questa furbetta. (Delirio). Per un maschio accoppiato tenersi in esercizio nelle tecniche di seduzione è basilare (consigliato da 9 medici su 10, e il decimo è un coglionaxxo): se un giorno resti solo e non ti sei mai esercitato per anni, fai la fine di quei gattini domestici che si trovano per strada per la prima volta nella vita e in due ore muoiono.

Allora faccio il galante, come mi è naturale (ci si nasce, raga, lasciate perdere, fareste ridere) proponendole di passare (devo ammettere, lo faccio anche come test, perché se una donna alle 19,40 con tre prodotti in mano rifiuta di passare avanti vuol dire che le stai sulle balle). Sono sposato e c’era pure mia figlia ma, come ho spiegato a lei dopo, essere sposati non vuol dire non poter guardare, apprezzare, scherzare con altre donne (con la cassiera, molto simpatica e sciolta, tutte le sere è un mezzo show a cielo aperto), eventualmente sbavicchiando un poco. E poi questo era un test! Roba scientifica, insomma. Mi sacrifico sempre volentieri per il bene dell’umana specie...

Io dunque mi offro con un beau geste di farli passare avanti, questi occhi acchiappini... E lei rifiuta! Sta gran fia... Dice che non importa. Te possino...
Ma no, non me la prendo, scherzo... anzi: ne apprezzo la superbia. Mi capita a volte che donne rifiutino, son quelle che pensano che ci provi o che sono antimaschi e non tollerano questi gesti cavallereschi (che io, noto provolone, spesso però faccio anche con uomini etc.)
Ma... sorpresa! (Mauro never dies)

Appena ho pagato si fa avanti alla grande, aprendo quegli occhi acchiappamaschi come due fari nella notte e mi chiede di poter usare la mia carta del super (per poter avere sconti sui prodotti, lei non l’ha -che sia antisistema? o l’ha lasciata a casa -o solo svagata?). Ha un modo tutto suo di chiederlo, un po’ paraculo, come se fosse lei a farmi un favore e non io. Siccome se presti la carta a un altro lui si becca gli sconti ma tu i punti, lei non dice: puoi prestarmi la carta?, ma dice, ‘sta furbacchiona: se vuoi puoi usare la tua carta sui miei prodotti! Io accetto, son gentiluomo, è noto, lei sorride, alla fine mi saluta pure. Insomma, ho recuperato dopo il 90’ e da 0-1 son passato a vincere 3-1. 

Che poi questa frase “puoi usare, se vuoi (...), la tua carta sui miei prodotti” ha un che di chiaramente sessuale, è esplicito il riferimento (amore, usa la tua carta dai! proprio qui, e qui, sui miei prodotti... ahhhhhhh).

La rivedrò? Probabilmente mai. E’ stato un amore fugace, ma profondissimo!

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Cutro è colpa nostra


La tragedia di Cutro (decine di morti fra cui moltissimi bambini) non rovina la nostra domenica: ravioli dovevavno essere e ravioli sono stati, chi aveva da fare qualcosa (una giratina fuori porta, una partita a carte, un po’ di s3sso) l’ha fatto, domani sarà un lunedì dei soliti, in attesa del venerdì per chi un lavoro (magari sottopagato) ce l’ha e anche per chi naviga nei quattrini e ciò nonostante si comporta da sanguisiga asociale. Il telegiornale, a chi ancora accende la tv a pranzo, ha cercato di rovinare la giornata ma relativamente, basta ignorare o premere off. Il Mediterraneo è un cimitero, i suoi fondali sono piastrellati da migliaia e migliaia di corpi di innocenti, che in questi anni hanno visto finire i loro miseri giorni in fondo a un mare (il mare nostro) che hanno affrontato su mezzi di fortuna, dopo aver pagato cifre indegne e aver subito torture disumane, per cercare con la forza della disperazione di dare a se stessi e ai loro cari una vita migliore.

La colpa del naufragio di oggi, e di tutti gli altri, non è degli scafisti (persone avide e indegne ci sono sempre state), né della fatalità (chi affronta il mare su mezzi di fortuna va incontro a rischi alti), o per lo meno queste sono solo concause. La colpa è precisamente delle strategie che l’Italia e l’Europa, tranne brevissime eccezioni subito abortite, seguono da decenni quanto al tema delle migrazioni. La colpa è di queste politiche miopi, razziste, egoiste, indegne, @ss@ssine. La colpa è di chi pensa di appartenere a una r@z-z@ superiore, di chi si crede migliore degli altri, di chi erige muri anziché costruire ponti, di chi si chiude in casa proteggendo i suoi aver spesso ottenuti con l’inganno e la truffa, anziché scendere in strada e porgere la mano a chi disperato non ha nulla e fugge dal nulla o dal male. 
E quindi la colpa è di tutti noi, o meglio di chi vota persone indegne a rappresentarci, di chi li rivota anche quando hanno mostrato al mondo che sono solo volgari truffatori e persone dall’anima marcia, di chi anziché raccontare la verità su giornali e in tv offre versioni di comodo per servilismo o dietro compensi o favori, tradendo la sua missione e il popolo; di chi, fra di noi, anche nel suo piccolo, nella sua vita, giorno dopo giorno, si comporta da avido maiale egoista e non da essere umano degno di questo nome.

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Alla fine nessuno ci salverà


L’amicizia è sacra. Più dell’amore. Trovare un amico è trovare un tesoro.
Tutto vero, ma la vera amicizia è rara. Il più delle volte si tratta di ipocrisia e convenienza. O di superficialità scambiata per leggerezza, di perfidia scambiata per sincerità, di malignità scambiata per parere disinteressato. O di invidia, che si maschera per poter controllar meglio cosa fa l’incubo delle nostre notti. O, più banalmente, di rapporti leggeri, inconsistenti, che spesso una delle due parti scambia per amicizia vera. Anche se rara, è lodevole crederci, e continuare a cercarla. Ma si deve sapere che le delusioni non si conteranno, perché il cuore delle persone è gonfio di egoismo, invidia e cattiveria.

Alla fine, è bene saperlo, nessun amico ci salverà. Nessuno ci salverà.
Non è pessimismo, è analisi oggettiva della realtà.
Certo, eccezioni sono sempre possibili, lo ammetto. Ma l’eccezione non invalida una regola: la conferma in pieno.

Alla fine, siamo soli. Nessuno ci salverà se stiamo precipitando. Sicuramente qualcuno ci aiuterà, ma sempre fino a un certo punto, mai oltre. Non vedo persone che sicuramente metteranno davvero in secondo piano la loro vita per un po’, per il tempo che serve, per salvare la tua. Ci sarà sempre un confine oltre il quale ti troverai solo, come eri solo quando sei nato e come lo sarai quando darai l’ultimo respiro. Chi metterebbe a rischio quel che ha, ma davvero, per tirarti su?

Alla fine se ti salvi sarai stato tu a farlo, anche se ti piacerà credere che qualcuno ti ha aiutato. Se ti schianti, sarai stato tu a non avercela fatta.

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venerdì 24 febbraio 2023

Il vero amore





L’amore non deve essere per forza dichiarato, esibito, certificato, pubblicizzato, istituzionalizzato. L’amore esiste lo stesso, anche se chi è amato non lo sa. Anzi, il vero amore è quello non dichiarato, non ricambiato, non vissuto, non consumato. Quello che si gonfia e si gonfia e non trova mai sfogo. Quello che si nutre di briciole fino a scoppiare. E’ quello ossessivo, unilaterale, eccessivo, autodistruttivo: è questo l’amore puro, assoluto. E’ promessa di eterna protezione, anche da lontano; è adorazione incondizionata, è voyeurismo sofferente ma innocente, è promessa che non sarà mai messa alla prova, è una continua sofferenza autoinflitta che ci migliora e ci insegna a resistere ai colpi della vita per quanto possano essere forti. Lei è là, pura e irraggiungibile, splendida e intoccabile, la guardiamo e ci guarda ma non è nostra e non lo sarà mai. La adoriamo ma non l’avremo mai. Chi ama e non ha niente in cambio ama davvero. Può portare alla morte, una passione destina a crescere da sola senza mai sbocciare, o a una vita di teorici rimpianti, ma deve dare a chi la prova la soddisfazione di un sentimento che non ha eguali. Occorre saper sopportare che altri abbiano, con merito o no, quel che noi desideriamo follemente, che altri godano di lei o di lui, che lei o lui nemmeno sospettino di quello che ci devasta,  senza prenderlo come un affronto del destino o una persecuzione su cui annodare il cappio. Non è facile, spesso un amore così ci distrugge: ma resta qualcosa di assoluto, anche se ci porta alla fine. Si muore coperti di gloria, si muore per l’unica cosa per la quale è valsa la pena vivere.

(Img: imgfave on Pinterest)

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lunedì 20 febbraio 2023

Facciamo schifo e non meritiamo nulla di buono




Siamo una società di persone che vivono insieme in grandi palazzi, passeggiano insieme sui marciapiedi, affollano negozi, mezzi di trasporto, teatri, cinema, stadi, uffici pubblici, piazze, bar e ristoranti, guardano gli stessi programmi alla televisione, percorrono insieme arterie stradali e autostradali, condividono passioni e interessi, etc. ma sono e restano sempre sole, drammaticamente sole. Siamo indifferenti gli uni agli altri, quando non chiaramente ostili.
Perché siamo esseri che hanno un insopprimibile bisogno di socialità ma che sono rosi da un egoismo e da un individualismo, da una sete di sangue e da una avidità che sono più forti della spinta a pensare come gruppo e ad agire per il bene di tutti e non solo per il nostro, anche a scapito di quello altrui. Siamo creature nate per fare un gioco di squadra e ci siamo ridotti a giocare sport individuali.
Siamo esseri meschini, chiusi a riccio nella nostra ostrica, senza essere perle, ma solo irrilevanti forme di vita di passaggio su un angolo piccolissimo e sperduto di un universo infinito.
Non meritiamo nulla e non avremo nulla, se non cose futili e fatue.
Quei pochi, forse nati con un difetto congenito, che ci provano; quei pochi che hanno qualcosa di buono dentro, che hanno una vera spinta verso il cielo, che camminano guardando le stelle e che hanno dentro di loro un animo sereno e senza confini, sono davvero pochi e non ce la fanno a cambiare questo mondo meritevole di una fine veloce e brutale.
Img: BestHQWallpapers on Pinterest 

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giovedì 16 febbraio 2023

Persone inferiori


In questo Paese, e ovviamente non solo, l’om0fobia, che è un verme schifoso, abita in moltissime persone, imputridendole. 
Siamo circondati da esseri indegni che, per aver ricevuto una cattiva educazione, avere un basso livello di istruzione, scarsa o nessuna empatia, anima scialba, nessun valore, pochi neuroni, gravi problemi con la sessualità o tutte queste cose insieme, sono razzisti, 0mofobi, f@scisti o tutte queste cose insieme. Ci circondano; in ufficio, al bar, sul bus, sui social, fra i parenti e gli amici. Per strada e nei posti di comando, fra le guardie e i ladri, fra i ricchi e i poveri, fra i cittadini e i campagnoli. Sono persone chiaramente inferiori, che non dovrebbero mai avere la possibilità di gestire la cosa pubblica o svolgere professioni delicate quali l’insegnante; non arrivano al livello di essere umano, e questo non è r@zzismo: è diagnosi. 
Sono indegni di far parte di una comunità. Andrebbero privati dei diritti politici, quanto meno, e anche di qualche altro diritto a valenza sociale.
Non vi sono neppure grandi speranze che una rieducazione possa funzionare: dopo una certa età se sei marcio sei irrecuperabile, la tua umanità, se mai ne hai avuta, è affogata nella pozzanghera puzzolente dei tuoi pregiudizi.
Sono arroganti, di quell’arroganza che si nutre di ignoranza e pregiudizi. Sono autoreferenziali, stucchevoli, sono basici come l’animale più stupid0 della Terra, ma ancor meno degni di rispetto. Sono forme di vita che consumano ossigeno, non so bene a quale titolo: l’ossigeno dovrebbe servire a fare il bene e a produrre pensieri che non emanino fetore, così è assolutamente sprecato.
Ripeto, ne siamo circondati. Alcuni non hanno il coraggio di appalesarsi, perché qualcosa di molto piccolo dentro di loro li avvisa della loro disumana schifezz@; molti invece sì, perché hanno un gran livello di poraccitudine: cioè sono così terra terra che nemmeno riescono a prendere coscienza della loro schifos@ condizione. 

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Alcune cose sul sesso


(Non pochissime, ma tanto oggi vi danno buca quindi potete impiegare dieci minuti a leggere questo imprescindibile testo)

Il sesso è un mondo a parte: se lo fai come se fosse di questo mondo, non funzionerà o almeno non a lungo.
Le regole del mondo non valgono, qui.
E parlare di s3sso è ancor meglio che farlo, per dire...
Fai cose assurde. Nel mondo se usi lo spazzolino di un altro ti schifi; è nulla rispetto a quel che combini col s3sso.
La mente viaggia su un altro registro, e deve: altrimenti non è s3sso, è meccanica riproduttiva eseguita con trasporto, ciulatina con un po’ di sentimento, o anche su&giù coccole free. Non è zum zum ‘ndo cojo cojo ma amplessetto matrimoniale, quello che ha lo stesso colore della tappezzeria del tinello anni ‘70.

La vi0lenz@ è ammessa? Io dico di sì, se ovviamente va bene, in linea teorica, a entrambi. O meglio: dico che non ha senso escluderla del tutto a priori. E dico che deve comunque esserci un margine di mistero e di non conosciuto: se sai già tutto quel che accadrà, forse è meglio vedersi un film. Ecco perché ho scritto “in linea teorica”: dai un consenso di massima, poi si vede dove si va a finire, eh. Un po’ di incertezza mette del sanissimo  pepe. Al kulo? Anche.
Per viol3nz@ non intendo il vizio del consenso: lo preciso per i pignoli che leggono di fretta.
Direi che il limite è: prima del sangu3. Un pochino prima, non proprio a ridosso, eh. E mica sempre: se è giornata. Anche mai, per dire. Questo però è il mio gusto. Se poi due son convinti e vanno oltre, buon divertimento! Io in genere spingo forte ma non arrivo a complicazioni ospedaliere. Ma spingo forte. Altrimenti, come detto, si fa una partitina a ramino e ci divertiamo di più, ok?
Per viol3nz@ intendo non solo quella fisica, anzi. Quella fisica, poi, per modo di dire. Parlo di schiaffi, sculacciate, cinghiate, tiratine di capelli, un moderato bond@ge, forzature minime e medie... financo una spruzzatina di sissy; non parlo di rasoi@t3 o raffiche di mitra. Insomma, fantasia e toys, livello pazzia almeno 3 su 5, non s3sso da ragionieri. Situazioni da asilo, ma sempre con un po’ di pepe, o magari anche più estreme e imbarazzanti, ma nulla che ti impedisca il giorno dopo di essere quello di prima e di fare quel che di solito fai (al limite sarai solo un po’ meno sedentario!). Intendo più quella non fisica, quando parlo di viol3nz@: le parole, gli atteggiamenti. Tutto fa brodo e più roba c’è, mescolata con perizia, più il brodo fa gola. Yup!

Sado e maso, ingredienti eccezionali. E foga. Da invasati. La donna vuol dolcezza, dice. Uhm... può essere. Ma non sempre, fidatevi. E comunque anche la dolcezza deve sorprendere, in modo... violent0! Certo ci vogliono i tipi giusti: non tutti son tagliati per un buon sesso. C’è gente che lo fa come se facesse le addizioni per il giorno dopo (e magari le sbaglia pure), c’è chi lo fa a malincuore, e c’è chi si impressiona se devii un millimetro dal missionario di dieci minuti scarsi. Non parliamo poi di quelli che fa troppo freddo, troppo caldo, ci sentono, ci vedono, mi fai male al fianco, mi spettini, chissà cosa starà pensando di me in questo momento, sarò abbastanza bravo/a, chissà se sto andando bene, oddio che schifo questa cosa che vuol fare: non fate s3sso, giocate a briscola, su.

Il s3sso è un’avventura che deve partire anche a caso e finire non si sa quando: dieci minuti dopo, se sei in ascensore... anche sei ore dopo, se stai più tranquillo. Devi partire senza bagaglio e senza sapere dove arriverai e in quanto tempo: altrimenti ti diverti poco o nulla. Nel s3sso nulla è eccessivo, o quasi. Il mondo è rovesciato: fai quello che sogni e che nel mondo reale non faresti. Devi dar retta ai desideri e ai sogni, stai facendo s3sso, non stai attaccando un bottone al grembiule di scuola! Il s3sso non si chiede. Il s3sso si impone. Il rischio di essere beccati amplifica il successo. Il rischio in generale è afrodisiaco, come il mistero e un po’ di sana paura: non ho detto terror3, calma. La paura quella positiva, che ti mette le ali senza doverti scolare due lattine di caffeina concentrata. In due si fa bene, in tre magari meglio. In quattro o cinque chissà. Di più eviterei, è riunione di condominio fra naturisti. La bisessualità amplia gli orizzonti.

L’umiliazione (attiva e passiva) è un afrodisiaco eccezionale, altro che ostriche, fatemi il piacere: non esiste cibo che possa migliorarti la performance, come non esiste crema che te lo possa allungare, mentre ne esistono invece del tipo che possono complicartela. Nella vita non si umilia nessuno e si soffre se si è umiliati; nel s3sso è uno spasso l’una e l’altra cosa. I giochetti, poi, nel mondo sono stupidate per bambini, nel s3sso sono uno degli ingredienti principali: dottore e paziente, ladro e casalinga, casalinga e idraulico o corriere, cameriera e cliente, serva e padrone (o servo e padrona) etc: sono centinaia.
Si va a caso, senza mappa.

Chi comanda? L’uomo? Un tempo si diceva: comanda chi ha il bigo. Ma se ci stanno più bighi, sul palcoscenico? Comandano i cm? Non direi, anche se si può certamente stabilire come regola, può dare soddisfazioni.
E poi oggi ci sono anche i bighi artificiali: il mondo dei toys è ricco di possibilità, se si ha il bernoccolo giusto.
Io sono per un assetto variabile: si comanda una volta uno e una volta l’altro, si cambia. Con alcuni è impossibile: tocca solo subire. Con altri è impossibile l’opposto: vogliono essere comandati e umiliati sempre.
Per i pignoli preciso che quando parlo di umiliazione parlo di umiliazione nei giochi di s3sso, è categoria ben diversa da quella del mondo reale. Del resto, non tutti gli idraulici ti riparano il tubo e dopo passano a verificare le tubature della padrona di casa, e non tutti i corrieri accettano pagamenti di tipo diverso se non hai da saldare la merce. Nella vita ci sono spesso idraulici e corrieri noiosi e privi di fantasia, c’est la vie.

Parlare è fondamentale: offese libere, parolacce. Ma anche no. L’importante è non escluderle, poi come viene viene. Ci sono giorni adatti a certe cose, e giorni adatti ad altre cose. Ripeto: i bigotti, gli impressionabili, i bloccati, gli schifiltosi, i precisini e quelli senza senso dell’ironia e con un grado di elasticità pari a quello di una talpa conservatrice e ottuagenaria faranno s3sso di qualità scadente. E cercheranno di rovinare il tuo!

Anche chi crede che lo scopo unico del s3sso sia procreare avranno qualche problema. Quello è solo uno degli scopi, tra l’altro aggirabile con un po’ di arguzia. Poi ce ne sono mille altri non meno degni: darsi affetto, amore, conforto, aiuto; sfogare un istinto; divertirsi; tenersi in forma; testare i materassi e giustificare l’acquisto della videocamera e degli specchi e specchietti; completare la tessera punti della farmacia, o del secsi sciop, etc. L’aspetto ludico è prioritario. Quello procreativo è quando ti si buca oppure sbagli l’Ogino-Knaus perché a matematica avevi 4 oppure quando togli dal forno la torta dopo che è bruciata (i tempi di estrazione sono cruciali e, detto fra noi, il coso interrotto non mi ha mai convinto: è padre di milioni di figli). Non voglio sminuire l’aspetto procreativo, belissimo e fondamentale per chi ci tiene a perpetuare questa specie francamente degna di estinzione, ma quelli che per secoli l’hanno fatto coincidere col s3sso: un’idi0zia che genera complessati.

A pagina 777 trovate i sottotitoli per chi è sposato. 

Autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

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Non mi risulta tu faccia i raggi

Ti piaccio molto, mi fai la corte, forse mi amerai, sei cotto, ma prima vuoi sapere se sono uomo o donna, il dubbio ti attanaglia.
In certe cose ti sembro uomo, in altre donna. Ma globalmente ti affascino moltissimo.
Quindi non ami me, ma un mio organo. Se l’organo fosse diverso, non proveresti più nulla.
E non è il pancreas.
Sei un radiologo o un emerito idi0ta?
Non mi risulta tu faccia i raggi.
Bene. Adieu.
Le persone sono un organo e non sono oggetti. Se l’organo è dirimente, cercane uno senza badare alla persona che lo porta, la scelta non manca...
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sabato 4 febbraio 2023

"Dominare o essere dominati, that is the question"


(tranquilli, Shakespeare non c'entra, lo dico per chi si impressiona facilmente)
 
Io di solito comando (ecco fatto: padre padrone, maschio alpha, marito tiranno, bruto). Non avete capito, comando nel senso che organizzo, dirigo, conduco, non nel senso che brutalizzo godendo nel farlo, anzi: comandare non è bellissimo, è gravoso (se non sei un filo sadico), preferirei non farlo se... ci fosse un mio clone a farlo per me (e qui completo il quadro per il mio doc che sta prendendo appunti e ancora una volta ha materiale gratis: autostima a palla. Un bacetto alla ciliegina che hai in anticamera, doc! Ciao cocca, ci vediamo giovedì).
Insomma, ci sono tipi a cui piace che altri facciano e poi seguire a ruota e tipi come me che preferiscono fare, incidere, specialmente se vedono che, non facendo nulla, nulla viene fatto oppure viene fatto ma, secondo la loro opinione, non benissimo; in altre parole penso che se non metto io le mani sul volante o non lo mette nessuno o le mette uno che ha il foglio rosa e quindi nel primo caso si va a sbatt3re e nel secondo si rischia. E' un tratto caratteriale, forse legato a una spiccata tendenza alla precisione, a una certa idea per cui esistono due soli modi di fare una cosa: bene o male; e io voglio che sia fatta bene.
Alla fine, sarebbe molto più comodo eseguire piuttosto che ordinare o fare poco invece che dover organizzare e pensare a tutto o a molto(fra l'altro se sbagli hai pure la colpa): ma chi tende alla precisione chiede standard alti e quindi tende a fare, direttamente: è una secie di condanna auto-inflitta, alla fine.
Tuttavia vi sono "frangenti" in cui non è male non comandare, ma essere comandati, tipo maschio beta, cioè maschio zerbino (che non è vero che piace alle donne nella vita, non è sexy come il tiranno, inutile che diciate menzogne, fanciulle, lo zerbino è interessante, ma è il bast@rd0ne che vi trascina il cuore, purtroppo; può piacere però eccome, il maschio beta, ad alcune donne, ma solo in un certo campo...). Sto un po' sul vago per sfuggire all'algoritmo, penso sia chiaro...
Frangenti in cui, per un po', è molto meglio non dominare ma esserlo... Certo, poi uno a volte si riprende le sue improvvise rivincite, come io due sere fa, per dire... e dà ancora più gusto, ma in un contesto di sottomissione che, ripeto, in "ambiti" opportuni è ottimo, specie se di solito fai il mestiere opposto negli ambiti di cui invece si può parlare liberamente senza rischiare la censura del social!
Doc, te l'avevo detto che in quel campo sono poliedrico, no? Non ti ricordi del mio acquisto di due anni fa? Ti stupisti un pochetto, mi avevi pure chiesto di dare un'occhiata allo scontrino (secondo me ne volevi una pure tu, eh, porcellone di un dottore),a d'improvviso avesti un'illuminazione: va' a rivedere gli appunti, su, con quello che ti pago!
Naturalmente ciò che sto scrivendo a questo punto si intreccia con un altro tema di cui già dissi, quello della confidenza... Non ci ritornerò su, perché ho compassione di chi mi legge fino in fondo, e lo ammiro (un certo tratto di masochismo è richiesto, oltre alla passione per la grande letteratura!), ma faccio giusto un richiamino. Certe cose, sia quando sono "piane" e semplici, sia quando sono a montagne russe (tipo il gioco del dominio), riescono tanto meglio quanto meno si conosce e quanto meno si ha confidenza con la o con le "controparti"... E cn questo diciamo tutti un bell'amen per i matrimoni e le convivenze "peccaminose", specie quelli di medio e lungo corso... E' triste, ma è un fatto oggettivo indiscutibile, ragazzi.
Insomma, in certe situazioni decidere che per un po' a fare i padroni siano altri può essere interessante, anche quando poi riesci a ribellarti per un attimo e a mettere a segno un colpo! E tu finiscila con la storia del laserino, eh! Posa il fiasco e dacci dentro!
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Vari modi per resistere a quella cosa che siamo soliti chiamare vita


(Se vi riconoscete in uno di questi profili, ahia)
 
 
C’è chi si butta sulla religione e non si perde un rito, oltre ad ammonire col ditino i cento peccatori che incontra ogni dì (siamo tutti peccatori, effettivi o in potenza o, al massimo, mancati).
C’è chi si dà al collezionismo: tappi di bottiglia, francobolli, vaccatine magnetiche per il frigo, farfalle (sempre utili per rimorchiare), mutandine stese ad asciugare (ehi, è furto!), stampe antiche, etc.
C’è chi si gonfia di serie tv consumando divani, divorando cibo spazzatura e sfiancando la bilancia.
C’è chi prende la deriva salutista: veganesimo, dieta stretta, palestra, corsetta, erbe e tisane, estratti e concentrati, semi e germogli, sveglia all’alba, yoga e meditazione.
C’è chi si incattivisce, dubita di tutti, diffida di ogni cosa, accumula odi0 e rabbia, si crede perseguitato e perseguito, vede ovunque complotti e trame oscure, diventa asociale.
C’è chi si butta sui porn0 e ci passa ore e ore, oggi non è come una volta che dovevi andare all’edicola della città vicina e chiedere il Sole 24 ore, Casaviva, Internazionale, Ricami & Uncinetto e... ma sì, dai, mi dia anche, già che ci siamo, “Orgasm0 plurimo”.. ah , è finito? Allora va bene “Calde liceali”, e puntualmente al ritorno incontravi lo zio o i vicini in libera uscita che ti chiedevano cosa hai comprato di bello? Sempre a leggere, eh, tu, diventerai un genio! (Che poi non era del tutto falso, dato che per far uscire il genio occorre sfregare la lampada e tu qualcosa, comunque, sfregavi con assiduità...); oggi con 20 euro di adsl al mese hai accesso a centinaia di video interessanti, e l’unico problema è l’attrito e le spese in creme e unguenti, oltre a certe conseguenze sulla muscolatura e a livello di indolenzimenti vari.
C’è chi si dà al bricolage: pur di non star fermo, ripara anche il funzionante e rivernicia l’infisso in buono stato, e ha sempre quell’entusiasmo eccessivo che la mattina urta i nervi e la sera manda ai pazzi chi gli sta vicino.
C’è chi cade in depressione, ha sempre la faccia pallida e lunga, il capello unto e spiegazzato, vive in pigiama o con la classica tutina da casa (grigio chiaro è il colore d’ordinanza del depresso), non si alza dal letto la mattina (e perché alzarsi?), ciondola, vegeta, ammuffisce, si fa straziare da pensieri bui e medita soluzioni definitive.
C’è chi cade nel tunnel della dr0ga e in genere di sostanze nocive che danno sollievo ma anche dipendenza, oltre che effetti a lungo termine incompatibili con la salute: anche il caffè o il fumo sono moderatamente o molto pericolosi, ma qui pensavo ad altro.
C’è chi diventa gattaro o gattara (son più le femmine): nulla di male nell’amare gli animali ma qui si parla di ben altro, siamo nel catalogo delle patologie; e tutto lo stipendio o la pensione vanno in crocchette e veterinari, con la felicità di decine di felini del quartiere del bengodi.
C’è chi accumula cose, di tutti i tipi, perché “non si sa mai: potrebbero servire”, e quindi anche maglie col buco, vecchi sacchetti, soprammobili rotti, elettrodomestici fusi (“per le parti di ricambio!”), ricordi e ricordini, biglietti da visita di ditte ormai fallite, scatole e scatolette, mollette e graffette, mappe stradali dei ‘60 e scontrini vecchi di tre lustri, etc.
C’è chi fa le raccolte punti di tutti i supermercati e si prende le tessere punti di tutti i negozi, financo del panettiere, perennemente a caccia di 3X2,omaggi, premi, sconti, facilitazioni, offerte, liquidazioni, fuoritutto, etc.
C’è chi decide di farsi tutto in casa: il pane, i dolci, la pizza, la marmellata, la salsa di pomodoro, conserve di ogni tipo, perfino olio e vino; spende il triplo, ma vuoi mettere la soddisfazione?
C’è chi vive sui social, posta tutto, commenta tutto, critica tutto, in genere travisando a manetta, e fa le cose solo per poterne dare riscontro al mondo, sfruculia avido e con la bava alla bocca nelle pagine e nei blog di parenti, conoscenti, amici e vicini di casa al fine di carpirne segreti, abitudini, passioni, orari, vezzi e vizi, e va al ristorante stellato solo per mettere su Instagram la foto del piatto prima di darci dentro, con hashtag tipo #oggivacosi #sulmare #giornoperme.
C’è chi spia i vicini dallo spioncino e tiene conto di tutto su un registro, “casomai gli inquirenti brancolassero nel buio”: è rientrato adesso, era solo, stava con una rossa, ha già fatto la spesa quattro volte questa settimana, da qualche giorno ha cambiato orari chissà cosa nasconde, aveva in mano un pacco enorme, rIceve buste strane, è uscito alle tre di notte, domenica scorsa la moglie era via tutto il giorno ma dalla camera da letto sentivo strani mugolii, sento strani versi la notte dei prefestivi, ieri urlavano e poi il silenzio, l’idraulico si è trattenuto troppo con la moglie per essersi occupato solo di un tubo (ehm...), so io cos’altro ha controllato, e gliel’avrà fatta la fattura?, etc.
C’è chi diffonde sospetto e odio al pc: trolla, diffama, semina zizzania, attacca, percula, fa r3v3nge p0rn vecchia maniera, per esempio scrivendo eh lo so io quella cosa fa il sabato, crea decine di account falsi, si insinua, mesta nel torbido, sparge a piene mani pregiudizi e falsità (“stanno per chiudere i sup3rm3rcati per un mese, fate presto”), distribuisce razz|smi e s3ssismi o instilla paura (“e chi ci dice che la pura @cqua di fonte non sia nociva e provochi l’herpes?” C’è uno studio del 1934 di tal Egidio Sparafole che a pagina 45 sembra sostenere che...”)
E infine c’è chi, sempre sull’onda di una situazione personale, lavorativa e/o familare non tranquilla (che è poi, attenzione, la condizione tipica di tutti i casi descritti), fa quel che sto facendo io in queste settimane, sempre in maniera inaspettata o clamorosamente compulsiva, è chiaro, e che non dirò cos’è (è meglio), ma credetemi: non è peggio di quello che ho elencato, anzi in molti casi è pure meglio e meno socialmente pericoloso.
Questo per dire che ognuno cerca di sfangarla come può, questa cosa qui che chiamiamo vita e che è sempre un bel ginepraio tortuoso e ricco di insidie; questo girotondo che ci porta sempre a sbattere fino all’ultimo colpo. Serve qualcosa per ingannarla, come il drappo che si agita* per un toro, o la carota intravista in lontananza per un coniglio o, più opportunamente, paraocchi e tranquillanti.
Ah... e c’è pure chi ti giudica sulla base di quello che fai senza sapere nulla di te!
* non è il colore rosso a far infuriare il toro, potrebbe anche essere di un altro colore, è il fatto che agitiamo vorticosamente un drappo a scatenarlo.
 
 
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mercoledì 1 febbraio 2023

Se i suoi occhi brillano ancora

D’inverno alle cinque è buio, se il cielo è coperto alle quattro cominciano già ad allungarsi inesorabili le prime ombre della sera, come vernice nera che incautamente rovesciata si spande sul pavimento. Le luci della città sono ancora quasi tutte spente. Il buio è tristezza, è paura, è metafora della fine che ci attende. Il buio è la fine della giornata, che credevamo più lunga, delle cose belle e luminose, dei colori; è pensare già ai compiti e alle noie del giorno dopo, al quale ci condurrà una notte molto lunga, con le sue insidie.
A quest’ora, se ti affacci o se, al buio, appoggi la fronte sul vetro della tua, vedi le finestre degli altri, ancora con le persiane aperte per via delle temperature non molto rigide, da spente e senza vita illuminarsi d’improvviso una ad una, ora qui ora là, grazie alla luce elettrica e poi vedi una figura umana, molto spesso di donna, affacciarsi per un attimo, veloce per non prendere il fresco della sera ma con quell’indugio che basta a dare una veloce occhiata al mondo che si copre col mantello della notte, e poi ritirarsi dentro chiudendo le persiane, da cui adesso filtra, ma solo a strisce, la luce gialla della casa. E pensi a quella ragazza che hai visto proprio un minuto fa, corpo esile, pullover a collo alto, capelli lunghi scuri e occhi brillanti, che per un attimo si è affacciata al mondo ed è comparsa nel tuo cielo, come un astro luminoso mai notato prima, e subito dopo la notte se l’è portata via. E pensi che sei solo, e lo rimarrai.
Poi, chiudi anche tu e ti siedi in salotto, accanto alla lampada a stelo che fa una luce forte per chi vuol leggere ma che illumina solo fiocamente la stanza, per tre quarti avvolta da queste ombre galoppanti che si stanno mangiando il mondo e anche la tua casa. Tutto intorno è il silenzio, in sottofondo il rumore delle auto giù in strada, qualche clacson di tanto in tanto, soffuso come una sveglia coperta da un cuscino. Si prevede pioggia. Il libro, iniziato un mese fa, ti guarda dal tavolino. Gli occhiali sono poggiati proprio lì sopra, e questo lo rende speranzoso: ma tu non hai la forza di leggere, adesso. Hai ancora davanti a te quel volto misterioso, che adesso starà preparando la cena per qualcuno, o starà studiando, o come te sarà seduta in poltrona a sentirsi respirare nel silenzio della sera. Pensi che non la conoscerai mai e che forse è meglio così, dopotutto: a quest’ora magari stareste litigando per una di quelle classiche questioni banali che avvelenano le convivenze, oppure sareste due solitudini non scalfite dall’unione di quel giorno di sole coi fiori d’arancio e le urla festanti degli ospiti in tiro. Non sai cosa sperare, però speri: dopotutto, vorresti esser là, nella sua vita, vedere cosa sta facendo, se i suoi occhi brillano ancora o se era solo il riflesso di una luce nel grigio del tramonto, oppure lacrime. Sedere al tavolo della sua cucina e guardarla senza parlare.
Le campane suonano le cinque e mezza, lunga sarà la strada sino all’alba.
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Vari spunti intimi

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*NON LO FATE APPOSTA, LO SO. SIETE COSI’*
(E’ un’attenuante? Non per me, mi dispiace.)

Ho scritto due post fa che, alla fine, tolta forse la mamma (coadiuvata da un formidabile istinto, però), a nessuno frega davvero di me.
Non era mia intenzione fare la vittima, è una cosa che accade a moltissimi, quasi a tutti, ma non per questo è meno grave.
E a te, potrebbe chiedere il solone di turno, frega qualcosa di qualcuno?
In verità: sì.
Non sono perfetto, ma in verità, da questo punto di vista (e qualche altro), non sono come la stragrande maggioranza di chi mi sta attorno. Non intendo definirmi migliore (in base a cosa? Ai miei criteri, che però potreste contestare...), ma diverso sì, eccome!
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Per precisare meglio, non esiste nessun essere umano che abbia a 0 l’egoismo, perché in noi vi è l’istinto di sopravvivenza: in mare, se stiamo per morire, prima salviamo noi stessi, poi gli altri (unica possibile eccezione il genitore per il figlio -non sempre però). Quindi possiamo dire che un uomo con egoismo al 5-10% è una persona rara e di valore. Il problema è che qui la gente generalmente sta sopra il 70 alla grande.
-
Io questa cosa la sento con chiarezza. Magari molti di voi no, quindi si illudono: nulla di male, illudersi è un aiuto formidabile per chi vuole vivere.
La sento e so che è una delle cause principali del mio disagio di straniero in terra straniera, oltre a quella di appartenere a questa specie solo per tratti genetici, non certo morali. Alla fine sei solo perché nessuno, davvero, tiene a te al punto di mettere in gioco se stesso.
A volte penso di chiedere qualcosa a una persona. Perché ho bisogno, o anche solo per fare un “esperimento sociale”. Ma poi rinuncio subito, perché so che sarebbe tempo perso, otterrei solo dei no, o dei sì forzati che valgono come no e che deturperebbero pure quel barlume di finto rapporto che fino al giorno prima c’era fra noi.
Non mi parlate adesso degli innamorati o di malati paragonabili. L’innamoramento è una patologia formidabile, per fortuna passeggera. L’amore un’illusione, meno devastante e più duratura, in media, ma per fortuna non eterna. E’ normale che io tenga a una persona di cui sono innamorato, in quella fase sono sotto scacco, non sono padrone delle mie facoltà, io non parlo di questo. Anche perché poi, come ho detto, l’innamoramento svanisce, basta aspettare il regolare decorso, senza bisogno di terapie. Io parlo di ben altro.
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Se in 55 anni e rotti non ho trovato nessuno davvero disposto a mettere in gioco se stesso per me, e se non c’è nessuno (tranne le piccole eccezioni che ho elencato nell’altro post) che non mi abbia deluso, almeno una volta, anche in piccole cose (non di rado in grandi), credetemi: non dipende da me, non sono un caso particolare, non sono asociale o disadattato, ehehe. Sarebbe meglio se lo fossi: non per me, ovvio, ma per l’umanità. Invece sono un caso tipico. Anche se non è certo tipico il mio esserne consapevole.
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Scusate se vi ho distratto dalla tv o da pensieri più profondi, in ogni caso quei pochi che sono arrivati sin qua non faticheranno a rimuovere il tutto nel giro di pochi minuti, so che siete bravissimi a farlo.
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Peccato, a volte sarebbe bello poter volare oltre le nuvole e far finta che non ci sia più nient’altro, ma poi voi mi riportate di colpo su questa terra pesante e umida.

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*QUESTO AVREBBE TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER ESSERE IL MIO ULTIMO SCRITTO PUBBLICO*

Sinceramente, 
considerando ovviamente solo chi conosco di persona (quindi esclusi attori, artisti vari, vip, scrittori, politici, sportivi, etc);
e mettendoci dentro tutto, le delusioni enormi e quelle piccole, anche quelle infime (son sempre delusioni);

se devo indicare una persona che nella mia vita (55 anni e 5 mesi scarsi) non mi ha mai deluso...
non ho nessuno da indicare. 
Mi dispiace, ma è così.

Se qualcuno non è d’accordo, chieda un incontro e ne parliamo: potrei ricredermi, se mi convince. Ma nessuno me lo chiederà, perchè a NESSUNO frega veramente di ME, a NESSUNO frega di NESSUNO, grosso modo.

Forse la mamma, ma perché la giudico con maggior benevolenza. (La mamma è anche l’unica a cui davvero frega qualcosa di me, ma un po’ l’aiuta l’istinto).
Forse anche la figlia non ha mai deluso, ma perché ancora non ne ha avuto il tempo?
Forse i miei quasi figli, è vero. E un amico di recente riscoperta (forse).
Ma è TUTTO.

NESSUN ALTRO.

Vi offendete? Non so cosa farci, dovevo forse mentire per non darvi un infimo dispiacere che tra due secondi avrete già sepolto?

NESSUN altro, quindi, a parte le piccole eccezioni dette. Ed è poco, quasi niente. Troppo poco.
Capite bene che un’analisi di questo tipo è più che sufficiente per buttare tutto nel cesso e chiudere.

Certe sere vedi l’orizzonte come mai prima, e capisci che è solo una riga tracciata pure male.

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Img: Stefano S. on Pinterest

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13.1.2023

*NON LO FATE APPOSTA, LO SO. SIETE COSI’*
(E’ un’attenuante? Non per me, mi dispiace.)

Ho scritto sopra che, alla fine, tolta forse la mamma (coadiuvata da un formidabile istinto, però), a nessuno frega davvero di me.
Non era mia intenzione fare la vittima, è una cosa che accade a moltissimi, quasi a tutti, ma non per questo è meno grave.
E a te, potrebbe chiedere il solone di turno, frega qualcosa di qualcuno?
In verità: sì.
Non sono perfetto, ma in verità, da questo punto di vista (e qualche altro), non sono come la stragrande maggioranza di chi mi sta attorno. Non intendo definirmi migliore (in base a cosa? Ai miei criteri, che però potreste contestare...), ma diverso sì, eccome!
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Per precisare meglio, non esiste nessun essere umano che abbia a 0 l’egoismo, perché in noi vi è l’istinto di sopravvivenza: in mare, se stiamo per morire, prima salviamo noi stessi, poi gli altri (unica possibile eccezione il genitore per il figlio -non sempre però). Quindi possiamo dire che un uomo con egoismo al 5-10% è una persona rara e di valore. Il problema è che qui la gente generalmente sta sopra il 70 alla grande.
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Io questa cosa la sento con chiarezza. Magari molti di voi no, quindi si illudono: nulla di male, illudersi è un aiuto formidabile per chi vuole vivere.
La sento e so che è una delle cause principali del mio disagio di straniero in terra straniera, oltre a quella di appartenere a questa specie solo per tratti genetici, non certo morali. Alla fine sei solo perché nessuno, davvero, tiene a te al punto di mettere in gioco se stesso.
A volte penso di chiedere qualcosa a una persona. Perché ho bisogno, o anche solo per fare un “esperimento sociale”. Ma poi rinuncio subito, perché so che sarebbe tempo perso, otterrei solo dei no, o dei sì forzati che valgono come no e che deturperebbero pure quel barlume di finto rapporto che fino al giorno prima c’era fra noi.
Non mi parlate adesso degli innamorati o di malati paragonabili. L’innamoramento è una patologia formidabile, per fortuna passeggera. L’amore un’illusione, meno devastante e più duratura, in media, ma per fortuna non eterna. E’ normale che io tenga a una persona di cui sono innamorato, in quella fase sono sotto scacco, non sono padrone delle mie facoltà, io non parlo di questo. Anche perché poi, come ho detto, l’innamoramento svanisce, basta aspettare il regolare decorso, senza bisogno di terapie. Io parlo di ben altro.
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Se in 55 anni e rotti non ho trovato nessuno davvero disposto a mettere in gioco se stesso per me, e se non c’è nessuno (tranne le piccole eccezioni che ho elencato nell’altro post) che non mi abbia deluso, almeno una volta, anche in piccole cose (non di rado in grandi), credetemi: non dipende da me, non sono un caso particolare, non sono asociale o disadattato, ehehe. Sarebbe meglio se lo fossi: non per me, ovvio, ma per l’umanità. Invece sono un caso tipico. Anche se non è certo tipico il mio esserne consapevole.
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Scusate se vi ho distratto dalla tv o da pensieri più profondi, in ogni caso quei pochi che sono arrivati sin qua non faticheranno a rimuovere il tutto nel giro di pochi minuti, so che siete bravissimi a farlo.
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Peccato, a volte sarebbe bello poter volare oltre le nuvole e far finta che non ci sia più nient’altro, ma poi voi mi riportate di colpo su questa terra pesante e umida.
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*FINZIONE E SOLITUDINE*

La vita non ha un suo senso, questo direi che è assodato, per me. Se qualcuno di voi non è ancora d’accordo con me, non importa: so aspettare.
Il senso occorre darglielo.
La religione è un modo, uno dei tanti, che come sapete non approvo.
Poi, ce ne sono altri.
Darglielo ti aiuta a vivere, e vivere con un senso è meglio che vivere insensatamente, questo è lapalissiano.
Ma devi crederci, appunto.
La vita, alla fine, è una finzione: il senso è una finzione che costruiamo per noi stessi. 

Quasi mai diciamo alle persone che conosciamo cosa ci passa per la testa e il cuore.
Fingiamo? Sì. Ma volte fingere non è disdicevole; lo sarebbe dir tutto.
Se io dicessi a tutti quel che penso di loro la vita sarebbe impossibile, o per lo meno le relazioni sociali. Lo stesso se dessi sempre seguito a quel che sento per una persona, in negativo o in positivo.
Occorre frenarsi, sopire, dissimulare.
Ci sono le convenzioni, le piccole ipocrisie, la paura di avere una delusione, la paura di dare un dispiacere, il timore di far danni, i legami già esistenti...
E così ci muoviamo su questo palcoscenico recitando una parte.
Non sto parlando di chi imbroglia o mente, non equivocate: sto dicendo cose molto diverse.
Spesso la persona che non rendiamo partecipe di tutto quello che sentiamo avverte che c’è molto altro, oltre al detto e al fatto; ma è tutto. A volte non ha interesse a conoscere la verità, perché non prova interesse per noi; a volte ha anch’ella paura delle conseguenze e preferisce dissimulare al pari nostro. Qualche volta, infine, scappa.

E’ anche qui che si annida la radice della irrimediabile solitudine in cui è racchiuso ciascuno di noi. Adesso qualcuno fra di voi protesterà, sostenendo di non essere e di non sentirsi affatto solo e di avere parenti e amici stupendi. Vi capisco. Non voglio togliervi un sollievo, ma siamo tutti soli, nasciamo soli e moriamo soli. Alla fine, siamo soli, quando il momento è critico. Ciascuno pensa per sé. 
Anche questo continuo trattenersi, se da un lato è salvifico perché rende possibile avere rapporti sociali all’apparenza gestibili, dall’altro ci amareggia, ci azzoppa, ci angustia.

Il percorso è accidentato e incerto, la meta ignota. Ma sappiamo di essere appesi a un filo e che sotto di noi c’è l’abisso eterno. E non possiamo nemmeno contare su un cuore che non sia il nostro, su un solo cuore che non sia il nostro!


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*QUESTO ENIGMA RACCHIUSO FRA DUE DATE*
(Testo fortemente sconsigliato ai materialisti, a chi va di fretta, a chi pensa che amare sia una perdita di tempo, a chi se sente dire sublimazione pensa solo alle noiose lezioni di chimica delle superiori)
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Di matrimonio, amore e morte.
Di te che mi fai morire, di me che muoio e poi rinasco ma solo perchè voglio morire ancora per te.
Dei patti che sunt servanda.
Del cuore che è ingestibile.
Della vita che è un mistero.
Delle cose vere ma che pochi capiscono, eppure restano vere.

Il matrimonio è abominio quando pretende che tu non possa essere affascinato più da altre persone nella tua vita, da quel giorno fino alla morte.
E’ una pretesa non assurda, ma ridicola. Come cercare di toccare la luna con un dito. Il matrimonio è un’invenzione umana, piuttosto scadente fra l’altro. Lo scopo è combattere il disordine sociale che inevitabilmente si produrrebbe, questo è vero. Ma potrebbero esserci soluzioni migliori, ci avete mai pensato?

Col matrimonio (o anche senza, meglio) tu fai un patto con un’altra persona, del tuo sesso o di sesso diverso, e magari ci fa un figlio (che è un progetto immenso). Ma cosa vuol dire che “deve” durare per sempre? Se mutano le cose, può venire meno il patto, o cambiar natura. Quel che non va bene è violarlo di nascosto, come non va bene violare qualunque patto. E quel che non va bene è non mettere al primo posto il figlio.
E soprattutto altre persone possono stregarti, è normale. Siamo otto miliardi su questa sfera deforme che rotola in silenzio nello spazio freddo e buio. E la vita è un lampo in una lunga notte, e i tuoi occhi feriscono come lame affilate da un arrotino diavolo in una notte senza luna.

Il fatto che un’altra persona o più persone ti piacciano, o che le stimi, o che le desideri, non ti rende un essere umano schifoso, conferma solo che sei un essere umano. Quando ti sposi, non cessi di vivere. Se lo fai, il tuo matrimonio è generalmente segnato.
Se lasci gli amici, gli interessi, se ti chiudi in una torre con la moglie o col marito prima o poi la torre franerà.
Sposarsi è ben altro. Fare un figlio è ben altro.
Anche a tuo figlio devi insegnare che altre persone possono piacerti, non c’è nulla di male. La gelosia è guano, il tradimento è guano, ma anche la pretesa di smettere di vivere dopo quel sì.
E l’essere umano è mutevole, cambia idea, opinioni, anche sulle persone. Pretendere l’impossibile da un essere umano è sciocco.
Le religioni sono una sciagura. Anche se aiutano molti a sopportare l’indicibile tragicità di questa vita che aspetta la morte, di questo fulmineo e insipido passaggio terreno.

Scendendo a un livello più pratico, a me piacciono alcune persone, donne e uomini e incerti, e molte no. Anzi, sono molte di più quelle che non mi piacciono! Ma cosa c’entra col matrimonio? Dovrei mentire e far finta che non mi piace nessuna persona al mondo tranne mia moglie (o mio marito)? Sarebbe stupido e inutile.

Io sento il tuo cuore e mi piace, vedo il tuo corpo e mi piace, ascolto la tua voce e mi piace, ascolto il tuo silenzio e mi piace, vedo come ti muovi e mi piace, vedo come stai ferma e mi piace, ci sei e mi piaci, non ci sei e mi piaci ancor di più, vedo i tuoi occhi e muoio ogni volta per poi rinascere, ma rinasco solo per poter di nuovo morire guardandoti.
E allora?
Non tradisco un patto, al massimo lo chiudo. 
E’ questione di stile. Di essere uomini, nel senso di esseri umani, non di maschi.
E non cerco di rovinare la tua vita o il tuo patto, sarebbe scorretto.
Non metto me stesso davanti a tutto, davanti a te.
Ma non posso dire che non mi piace nessuna donna o nessun uomo da quando mi sono sposato, sarebbe stupido assai e sarebbe stupido chi ci credesse. L’ipocrisia è bella e fa fine in società, ma vale zero.

La vita è questa, pochi desideri riesci a soddisfare, e in genere quando li soddisfi uccidi la magia, quasi sempre. Non se ne esce.
Ma io non posso non vibrare quanto ti vedo o ti penso.
Questo vuol dire che sono un pessimo marito? Proprio per niente, scordatelo.
Sposarsi non vuol dire morire. Vuol dire vivere con un’altra persona, condividere un progetto. Ma sei sempre tu, anche dopo quel sì, non diventi altro, non ti annulli. Il matrimonio è l’unione di due persone, non la fusione o l’annullamento di due identità.
E poi il tempo passa, tutto cambia (anche l’altra persona...).

Insomma, io non sono ipocrita. 
Se mi chiedi se mi piaci, ti dico eccome.
Forse mi piaci perché ti conosco poco? Chissà, può essere...
Ma guarda che a me tu non dici nulla, potresti dire e so che diresti.
Lo supponevo, sai?
Ma questo non cambia le cose... Mi piaci non perché ti piaccio, ma perché mi piaci! Certo, il fatto che non ti piaccio non è bello, ma del resto io sono sposato, quindi è indifferente, è tutta sofferenza virtuale, sebbene reale. Sarebbe sofferenza in ogni caso. Anzi, non è solo il fatto di esser sposato, è il fatto che io rispetto la vita degli altri. Ti vedo e muoio, ma in un angolo buio, senza infastidirti con la mia morte. Sublimo la mia sofferenza, esalto la mia passione, innalzo il mio desiderio e poi ricado giù e mi sfracello in mille pezzi, ma tu non avrai noie, io faccio tutto nel mio angolo. Non sarai colpita da schizzi. nemmeno ti accorgerai di questo mondo che inizia e finisce e poi ricomincia.
E non pensare che io sia gentile perché mi piaci. Sbaglieresti. Io sono gentile e disponibile (quasi) con chiunque, e di certo con chiunque io valuti come persona di valore. Insomma, non devo desiderare una persona per essere disponibile, la mia vita parla per me. Sarebbe do ut des, io invece do e basta, non posso fare a meno di dare, forse è un obbligo più che un merito, ma è così. Però di certo non do per conquistare... non è il mio modo di fare. Certo, do anche a chi adoro, e questo può generare il fraintendimento. Certo, do tanto a chi trovo eccezionale come persona e, lo so, questo può rovinare quel che pensi di me: potresti finire a pensare che faccio cose solo per un fine, e come darti torto? Molti lo fanno... Ma nel mio caso sbaglieresti un poco.

Voglio soffrire ogni volta che ti penso, che ti vedo, che ti sento. Lo voglio fortissimamente. Voglio morire e voglio che sia tu a trafiggermi.
Questo mi rende un cattivo marito, mi fa trascurare figli, moglie, casa? Scordatelo. Ragioni male. Io fin quando remo, remo con tutto me stesso, strappandomi i muscoli. Non troverai appunti da farmi. Io cado in piedi e lascio la nave per ultimo, sempre. 
Ma se ti vedo muoio e poi rinasco, le due cose non sono incompatibili.
Ma io sono quel perfetto marito e padre e sono anche quello che quando ti vede pensa di essere fortunato solo per poterti vedere anche due soli secondi in una vita.
E’ difficile da capire, pochi ci riescono.
Ma non per questo è meno vero.
Perché dovrei forzare? Rompere tutto? Portare le nuvole in un cielo sereno? So bene poi che non sono ricambiato, non importa, forse non riesco a far capire tutto di me, ci sta, ma io non provo qualcosa per qualcuno per poi necessariamente riaverla indietro da quel qualcuno. Certo, tutti vogliono essere amati, anche io, ma non è questo desiderio che origina il mio.

Alla fine tu hai la parte migliore in commedia, o meglio: la più comoda. Non avrai sconquassi e senti come ti guardo e come ti penso, non può che farti piacere. Cosa si può volere di più, soprattutto quando non si vuole nulla di più?
Ma io non mi lamento della mia parte.
Conoscerti è già un privilegio.
Il resto è nel grembo del Caso, come le nostre misere vite, così piene di cose, coì infinite e indescrivibili, eppure così infime e fragili.

Alla fine siamo persone e ognuno di noi ha un mondo infinito dentro di sé, anche il peggior uomo al mondo.
E’ normale stimare una persona stimabile, provare simpatia per una persona simpatica, affetto per una persona cara, morire e poi rinascere ogni volta per una persona che ti fa morire per il solo fatto di esistere e che posa gli occhi sia pure distrattamente su di te.
Nessun dramma, è normale.
E se sarà dramma, sarà un dramma personale, insondabile, di cui nemmeno avrai il sospetto. Misterioso come è misteriosa ogni esistenza, ognuno di noi, ogni singolo istante di questo enorme enigma racchiuso fra due date che chiamiamo vita.

—-

Forse voglio solo continuare a sognare come sarebbe averti.
Avere di più potrebbe rovinare tutto, come spesso accade.
Capitalizzo ogni attimo che il caso mi concede di vederti o parlarti.
Alla fine, quel che io provo per te non cambia, nemmeno se tu non mi consideri.
Non è un do ut des. Ma un ama e basta, anche se non mi guardi nemmeno.
Alla fine sono questi gli unici veri amori, se mai esiste un amore vero.
E poi un sentimento non si impone. A volte insistere serve, lo so per esperienza, può essere addirittura decisivo: ma non mi piace elemosinare amore. 
L’amore si dà e basta.
Se tu lo dai e l’altro no, va bene così.
Puoi sempre ucciderti, o sublimarlo.
—-


——
*GLI STUDI PROSEGUONO*

Un tempo ci si frequentava. Poco, ok.
E si giocava sul fatto che io ero fidanzato e poi sposato, quindi out essendo fedele (all’epoca ero così tenero).
Poi i casi della vita hanno diradato gli incontri, del resto già rari, e sono passati anni, in cui io non ho cambiato idea, ma tu sì.
E’ così che si butta nel cesso un rapporto magari minore ma che non meritava questo. Le cose vere, anche se minime, sono preziose.
Non è una specifica della mia vita, ma mi è già successo. Penso che la causa sia che ho livelli di costanza non banali.
Del resto, davvero nulla è successo che possa spiegare questo. 
Diciamo che si cambia e ieri ti piaceva la marmellata, oggi ti fa vomitare.
E questa è l’ipotesi migliore!
Sto esercitandomi nella nobile arte della rassegnazione, da anni. Non è facile. Gli studi proseguono. In questo mondo è essenziale essere abili in questa specialità.


——
*VIVO GIORNI IGNOBILI*

Sono giorni di grande confusione e anche di grande scorrevolezza.
Faccio cose che non avrei detto e che non servono a molto (perché, vivere, a che serve?).
Sono giorni che rimpiangerò come tutti quelli passati (io rimpiango anche le tragedie), ma sono anche giorni francamente ignobili.

Se li analizzo non reggono all’esame più benevolo: regna l’inutile, il futile, l’insensato. Manca una visione, un futuro, un’idea e la voglia di andare là fuori a prenderla senza pensare alla Parca che d’improvviso ti spezza il filo. Sono a un passo dallo stop, quindi non facciamo i difficili: in un modo o nell’altro vado avanti, mi alzo, lavo, vesto etc. Fermarsi sarebbe la fine. Eppure so che è una prospettiva vicina, che sfioro di continuo, forse corteggio.

So che vi piace quando parlo di me: siete curiosi. Anch’io: scrivo infatti per capirci qualcosa, in questi mondi che ho dentro di me. Il mio psichiatra, poi, ne approfitta per saltare una seduta e addebitarmela lo stesso: si studia il post, dice, e ci mette tanto. E’ un po’ paraculo ma è un buon psichiatra; solo, ha beccato un caso irrisolvibile e lo sa, ma siccome gli rende, lo annaffia e lo concima con cura. Ehi, dottò, stavo a scherzà, eh! (È permaloso come un gatto permaloso). Si chiama Arturo (non è vero). Ciao doc, a giovedì solita ora, per me il solito eh, muahahahahaha (è astemio, lo pòssino...)

Prima vivevo senza chiedermi il perché e senza accorgermi: lo stato ideale. Molti la chiamano felicità, ma la felicità non esiste. E’ semplicemente andare avanti senza farsi domande, uno stato assolutamente ideale che ti consente di fare il tuo su questo mondo e poi di sparire nel nulla per sempre con questo bel fottut0 tuo.
Adesso invece sono vicino a farmi quelle domande che mi renderebbero impossibile affrontare un secondo in più di questa roba. Faccio la corte all’abisso, forse voglio portarmelo a letto. Esso resiste, ma fino a quando? Sedurlo vorrebbe dire chiudere qui.

Vorrei essere amico mio e poi sparire per vedere quanto, se e per quanto mi mancherei: avrei sorprese, lo so.

So che il 50% di voi non avrà capito che il 30% di quello che ho scritto (l’altro 50% niente), ma non allarmatevi: sono io in cura da Arturo, non voi, ricordate? Ha un divano comodissimo. Del resto con quello che mi scuce la sua solerte segretaria (yup, una ciliegia succosa) il divano l’ho pagato io, ho scelto bene: ho gusto.

Tornando alle cose stupide, vivo questi strani giorni che mi passano davanti veloci e non riesco a fermarli né a capirne il senso. Faccio cose che se solo ci penso mi appaiono non assurde, ma inconcepibili. Ma mentre le faccio mi sembrano così normali... Le faccio come fossero le cose più normali del mondo, poi ci ripenso e mi chiedo se davvero le ho fatte. Eh sì, le ho fatte, e per intero, e più volte e vorrei rifarle, anche se pensandoci sono inammissibili e inconcepibili, ma so che le rifarò e le riconsidererrò come pazzesche. 
Non so dove sono diretto. Penso sia una deriva. Comunque curiosa.


—-
*POCO AMICI*

Alcune persone (amici, sebbene su questo termine grande sia la confusione sotto il cielo) vorrei vederle/sentirle di più.
Pochi, eh: non sono uno da grandi folle.
Anche solo sentirle, maggiore condivisione dei fatti del giorno, dei fatti della vita.
Maggiore complicità sulle piccole e futili cose, maggior gusto nel condividere le facezie.
E invece non accade.
Perché?
Proviamo a spiegarlo.
(Siete ancora in tempo a passare ad altro, so che su rete 4 danno una cosa buona, approfittatene, non accade dal 1989)
—-
1.
Intendono il matrimonio (o il fidanzamento) in un modo che reputo profondamente errato. Errato alla radice. E, tranne alcune eccezioni, fonte di possibili guai. Sposarsi non vuol dire buttare nel cesso tutte le amicizie, femminili e maschili, fin lì maturate. Se uno rinuncia a vedere amici, ad avere interessi anche solo suoi senza il coniuge, a uscire da solo qualche volta, pone le basi per il fallimento del rapporto (non sempre, spesso). Sposarsi non è annullarsi nell’altro. Quanto alla gelosia, è una patologia ed è comica. La gelosia non ha mai impedito nessun tradimento e nessuna rottura, anzi: se fa qualcosa, è per incentivarla. Io sono troppo arrogante e presuntuoso in amore per essere geloso, mai stato.
Intendere il matrimonio in questo modo vuol dire seccare un’amicizia. Continuerà parzialmente, forse e non sempre, come amicizia fra famiglie, ma il rapporto originario è andato e soprattutto questa è una forzatura insensata.
Nel mio matrimonio (una figura che andrebbe studiata da eminenti studiosi, ma proprio dai più capaci) non funziona così: ciascuno esce anche per conto suo, con i suoi amici, fin dal primo giorno. E ha, nei limiti, interessi suoi (dico nei limiti perché io non sono un tipo da cocktail ogni sette giorni). Questo rende il mio matrimonio più forte? Proprio per niente. Semplicemente, fare il contrario è assurdo. Non lo si fa per rafforzare l’unione, semmai lo si fa per non ferirla e per non fare una vera assurdità.

2.
Sono persone deluse da precedenti esperienze e non più trentenni, quindi spesso sono caute e bloccate. Non vogliono muoversi dalla posizione che occupano sullo scacchiere, non un solo passo in avanti. Rifiutano possibili evoluzioni del rapporto a priori. E’ comprensibile? In parte. E’ snervante? Moltissimo. Fa stare male chi subisce questa tattica insensata e ingiusta proprio perché generalizzata e aprioristica.

3.
Non hanno piacere a frequentarmi e/o ad approfondire il rapporto esistente.
Certo che esiste questa ragione, non posso non considerarla. 
Ragazzi, esiste anche chi mi schifa, occorre prendere atto di questa insensatezza!
Mi chiedo perché, allora, continuino a essermi amici. Abitudine? Interesse? Pietà? Non saprei.

Comunque, fosse solo la spiegazione 3 ad essere quella giusta, me ne farei una ragione in due decimi di secondo: non tutti possono avere gusti ottimi. Ma così non è...

—-
Sull’amicizia aggiungo una cosa, già accennata altre volte. I miei fedeli lettori se la ricorderanno; a proposito, saluto quei cinque.
A 55 anni ho deciso (da alcuni anni) che non ho intenzione di farmi nuovi amici. La ragione? Tante, una non è dissimile dalla numero 2. Eh, ma allora, direte voi, ci caschi pure tu! Non proprio. Io non ho intezione di farmi nuovi amici, mentre il discorso affrontato in questo perdibile post riguarda chi è già mio amico o conoscente: questi rapporti non li disconosco e ne accetto qualsiasi eoluzione o involuzione. E’ partire invece dal presupposto che un rapporto deve finire causa matrimonio o non può evolvere in nessun caso che mi ferisce e disturba. Se un rapporto esiste, io non pongo limiti. 
Tornano a me e a questa postilla (anche se non scritta a mano come le postille), in futuro io potrò rovinare amicizie esistenti, farle evolvere o far crescere una conoscenza allo stadio di amicizia, ma basta nuovi amici, grazie, e basta nuovi amori: al massimo, sesso senza sentimenti che non siano quelli di pace e fratellanza universali. Ho già dato.
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Resta quel che ho detto. Sono vittima di questo blocco che impedisce qualunque movimento a rapporti che potrebbero e dovrebbero crescere o disfarsi liberamente.


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*FILI SPEZZATI E SPAZZATI VIA DAL VENTO*

Ci sono persone che sento meno o non sento più.
Perché? Non saprei dire. Ma generalmente non perché lo voglio io. Accade perché io dopo un po’ non insisto, non sono invadente. E perché gli altri ti dimenticano, quando hanno un nuovo amore o un lavoro interessante. Vorrei sentirle ancora, vederle, ma non mi impongo mai. Non perché mi sottostimi, anzi: mi stimo assai. Ma, come si dice, de gustibus. E poi alcuni ti usano quindi è normale che se non servi più tu venga riposto nell’armadio.
Poi le cose cambiano, magari son di nuovo sole, o attraversano periodi bui. 
Ma io non mi faccio vivo, anche se sinceramente vorrei: non voglio dare l’impressione di pasteggiare coi cadaveri dopo aver volteggiato a lungo intorno a loro nel cielo.
Se per caso ci si risente, noto un tono che non mi piace, o discorsi falsi, scuse stupide.
E così, senza un vero motivo (che non sia lo scarso attaccamento altrui, e la vacuità delle anime) finisce qualcosa che era nato e che prometteva meglio.
Del resto è difficile sotto questo cielo imbattersi in qualcosa di autentico, capace di sfidare la morte. Non ho detto vincerla, ho detto sfidarla.


——-
*NON POSSO ACCETTARE CHE TUTTO QUESTO MI SIA PORTATO VIA*

Rimpiango ogni secondo passato della mia vita, anche quelli terribili.
Perché se ne sono andati e mai più li rivedrò.
Cenere che il vento ha disperso.
Se guardo indietro, l’abisso mi attira e mi distrugge.

Anche l’attimo che ha fatto nascere in me questa riflessione è già perduto.
Questa vertigine temporale senza inizio e senza fine, senza senso, che ingoia qualsiasi cosa, mi devasta.

Vorrei rivivere molti attimi, molte giornate.
Anche quelle pessime, per vedermi vivere, per rimediare agli errori, per rifarne.
Vorrei tornare indietro e avanti, a piacere, immergermi di nuovo nell’aria di quei momenti perduti.
Vorrei stare di nuovo sveglio intere notti, e vagare dentro di me per giorni e giorni.
Vorrei sentire ancora il profumo di certi prati la mattina, vedere il colore di certi cieli la sera, essere sovrastato dalla immensa azzurrità di un cielo troppo grande per farsene una ragione.
Vorrei ancora scoprire per la prima volta tutto quel che non sapevo.
Vorrei essere adesso in quel parco a settembre, provare quello che provai con lei, cercare di farmi del male la sera senza riuscirci, uscire da me e poi rientrarci, senza capire più niente. 
Non voler più andare avanti, e proseguire.

Vorrei rivedere certe persone, rifare certi discorsi.
Vorrei rifare certi viaggi, certe andate e certi ritorni.
Riscrivere certe cose, rifare certi sogni, morire cento volte come sono morto dentro parecchie volte.
Per poi rinascere più disilluso di prima.
Dare più abbracci.
Osare di più.
Prendere le cose più alla leggera.
Vorrei provare di nuovo certe delusioni e certi illusori piaceri. 
Sentir bruciare sulla pelle di nuovo quelle ferite. 
Respirare ancora certe attese.
Piangere lacrime amare nel gelido vento di una sera sul bordo di una strada illuminata e deserta.
Vorrei ancora sentirmi perso come dopo certi rifiuti, solo dopo certe serate, triste e vuoto dopo certe notti passate a sfogare gli istinti senza placare i dolori.

La morte è lì che mi aspetta. Non so quando si parerà dinanzi a me il suo volto di sfinge beffarda, ma so che è lì che mi aspetta dal primo istante in cui  vivo. E’ con me da sempre. La odio con tutte le mie forze, perché solo che è più forte e mi annienterà. E mi coglierà di sorpresa e sempre troppo presto, ponendo fine anche a questi lancinanti rimpianti.

E quel che resterà sarà, ancora una volta, solo orrida cenere.
Siamo niente e di noi non rimarrà niente.
Tutto questo infinito mondo che ho dentro, tutte le cose inespresse che esplodono dentro il mio petto ogni istante di questa lurida via crucis, senza riuscire ad uscire, senza riuscire a toccare il cuore di nessuno e a cambiare la vita di nessuno, saranno come mai esistite.
Non posso pensare a questo spreco, non posso accettare che il tempo si mangi tutto per sempre e che l’attimo sia solo un fantasma che ride in modo volgare.
Non posso accettare che tutto questo mi sia portato via, quello che ho fatto e quello che non ho fatto, quel che ho detto e quel che non ho detto, i miei sogni, le mie paure, i grandi progetti, le più meschine abiezioni e i più stupidi e insulsi giochi, e tutti i miei spaventosi rimpianti e i miei acuminati e feroci ricordi.
Vorrei dirti ora quel che penso di te e di noi due, ma non ci riesco.
Vorrei fare quello che sogno, ma non ne ho la forza e il coraggio.
Vorrei fare cose definitive, agire con violenza su questa realtà, schiaffeggiare la vita per far uscire quello che mi brucia dentro, che mi consuma senza tregua giorno e notte, ma non ce la faccio.

Ti sto aspettando da sempre. So che farai strame di me. So che sei ingiusta e parziale, colpisci a caso e con gusto. So che per te sono niente. Il tuo compito è annientarmi. Sono qui. Non sono pronto e non lo sarò mai, e mai ti accetterò, mai ti rispetterò. Da me non avrai rese o disperazioni ma solo odio. Ti temo quanto ti disprezzo.







autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

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