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venerdì 27 febbraio 2009

Come se morisse un fiore

Un breve invito a tutti coloro che non sono nati eterosessuali: vivete la vostra vita liberamente, ogni giorno, sul lavoro come nel tempo libero. Ogni volta che, pur avendone voglia, rinunciate ad abbracciarvi in pubblico o a camminare mano nella mano per timore di essere giudicati, è come se morisse un fiore. Razzismo e pregiudizi sono in molti di noi (non in tutti), ma sono solo nebbia che svanisce di fronte al sole dell'amore.
(*)

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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martedì 24 febbraio 2009

Questione di tempi

Adoro le persone. Generalmente, fino a quando non le conosco meglio.

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L'"informazione tranquilla"

Per Enrico Mentana, che ha ribadito di non voler recitare il ruolo del martire [per il fatto di essersi dimesso da direttore editoriale di Canale 5 e per essere stato successivamente licenziato], "è evidente che quando la tua parte politica governa, meno informazione c'è e meglio è, meno fastidi ci sono meglio è, meno voci ci sono e meglio è. Se poi si abbina questo - ha continuato - alla progressiva fidelizzazione di Mediaset all'avventura politica di Berlusconi, allora non c'è dubbio che l'informazione deve essere tranquilla e che l'approfondimento è meglio farlo scivolare oltre la mezzanotte" (corriere.it).
Se è cosi "evidente", Mentana, cosa ci hai fatto lì per anni?
In modo piu' articolato: noi ci siamo accorti da anni che i telegiornali e i programmi di attualità non fanno informazione ma propaganda a servizio del padrone o del governo (quando poi coincidono, tutto diviene ancora più facile per i manipolatori). Ecco perché andiamo a caccia di notizie e di verità su Internet, tanto per fare un esempio, o comunque lungo tutta una serie di circuiti alternativi di fatto impraticabili dalla maggioranza dell'opinione pubblica schiava, volente o nolente, di matrigna Tv; ecco perché ascoltiamo Travaglio, Grillo, Fini, Bocca, Biagi (quando ancora era fra noi), Beha, Luttazzi, Guzzanti e quei pochi giornalisti che ancora possono definirsi tali perché sono al servizio della verità e di nessun altro: lo facciamo per sapere. Ed ecco perché i governi (anche quello di centrosinistra ci provò) cercano piano piano di imbavagliare la Rete, per tenere al guinzaglio un popolo del resto già mansueto e catatonico di suo.
Mentana, ti rivelo un segreto: l"'informazione tranquilla" NON E' informazione.

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domenica 22 febbraio 2009

Un sorriso a fine corsa

Allontaniamoci in silenzio dai clamori di Sanremo 2009, dalla non eccelsa qualità del prodotto musicale presentato, dallo squallore di certi testi e di certe battute, dalla non facile giustificazione di certe comparsate, dalle sempre presenti polemiche su questo e su quello, dall'esito della votazione di un popolo che, come abbiamo visto negli ultimi decenni, quando deve mettere mano a una scheda per votare, si tratti di canzoni come ieri sera o di elezioni, non ci acchiappa quasi mai ed esprime comunque tutto se stesso, nel bene e più spesso nel male.
Il Festival è finito, anche noi su questo blog ne abbiamo parlato forse troppo, ma sapete bene che erano in ballo temi molto più importanti di quattro canzonette. Ora l'Italia torna ad avere i soliti problemi di sempre: disoccupazione, Pil in picchiata, banche zeppe di titoli spazzatura (ora non possono più darli a noi quindi ne sono intasate), una legge incostituzionale al giorno, un premier che sorride benevolo con le mani ben salde sulle leve del potere mentre la moglie di Mills si dimise non appena il marito venne indagato (gli Inglesi, poveracci, ci provano con tutte le loro forze ma proprio non riescono a capirci), un Partito Democratico (ma non dovrebbero esserli tutti i partiti, "democratici"?) che risponde alla crisi che lo attanaglia cambiando segretario ma nominandolo dall'alto disattendendo quindi ancora una volta la voglia di democrazia partecipativa che esiste forte in questo paese che sta facendo le prove tecniche di golpe e che da grande vuole fare il regime autoritario moderno, strade battute da criminali che sanno già di poterla fare franca, sanità, scuola, forze dell'ordine coi fondi ridotti all'osso, magistratura vilipesa e sempre più impossibilitata a svolgere il suo compito, indagati e condannati che scrivono e votano le leggi, Vaticano che ci governa ad interim assieme al PDL.
Lasciamo da parte tutto questo rumore, calpestiamo i coriandoli che tappezzano il pavimento a festa finita e prendiamo congedo con un divertissement leggero, per tornare a sorridere un po', dopo il ghigno che controvoglia molti di noi avevano stampato sul viso le ultime sere davanti alla tivù (a volte sarebbe meglio mettersi dietro la tivù):

-Marco se n'è andato e non ritorna più
-Laura non c'e', è andata via, Laura non è più cosa mia
-Silvia lo sai, lo sai che Luca si buca ancora,
Silvia chissà, chissà se a Luca ci pensi ancora,
Silvia lo sai che Luca è a casa che sta male male
-Certe sere a casa di Luca facciamo le tre
-Luca era gay, adesso sta con lei...

In pratica se ne sono andati tutti, Marco, Laura e anche Luca, che è a casa tutto solo che sta male... a meno di non pensare che è proprio a casa di quel Luca che certe sera si fanno le tre, non c'e' rispetto nemmeno per i malati...
Che dire di Silvia, che manco si ricorda di Luca che poveraccio sta male, si buca ancora e avrebbe tanto bisogno di un'amica vera!
E poi, quel Luca che era gay e adesso invece si fa una lei, non sarà mica sempre quel Luca che si buca, che c'ha gli amici fra le palle in camera sua sino alle tre di notte e che una volta era gay e ora per la disperazione si è fatto etero (già è un drogato, pure gay insomma era troppo)? Forse abbiamo capito cosa ci faceva a casa sua fino alle tre, forse era con Marco e facevano le loro cose (Luca era gay, dopotutto), si spiegherebbe dov'era finito quel Marco che se n'è andato e non ritorna più e nemmeno si fa sentire, era finito nel letto di Luca...
Su Laura non sappiamo cosa dire: è sparita e basta, stufa di un tipo possessivo ("Laura non è più cosa mia"); si sarà infrattata pure lei a casa di Luca, che una volta era gay e ora invece si fa pure le femmine e gli animali di piccola taglia e a casa sua c'ha sempre un bordello bestiale fino a notte fonda tanto che i vicini si sono rotti i coglioni.
Sara dopo il festino si è addormentata sul divano e ora cercano di svegliarla, magari ha bevuto un po' troppo e ha il sonno pesante (Sara, svegliati è primavera), la baldoria deve essere durata a lungo se nel frattempo è cambiata pure stagione, e d'altra parte l'orgia a casa di Luca non ha omesso di lasciare pesanti strascichi dietro di sé (Sara, svegliati è primavera, e poi attenta, ricordati che aspetti un bambino). Gianna, invece, quando partecipa a un'orgia dopo pochi minuti non sa più che fare (Gianna non perdeva neanche un minuto per fare l'amore), comincia a girarsi i pollici annoiata, d'altra parte sono ben altre le sue priorità (Gianna difendeva il suo salario dall'inflazione) e le sue peculiarità (Gianna aveva un fiuto eccezionale per il tartufo). Infine a casa di Luca, tutta sola in un angolo a far da tappezzeria, c'è Lisa, che da quando ha seguito il consiglio della sua amica del cuore di cambiare acconciatura è in crisi col fidanzato e non sa più bene chi è (Lisa dagli occhi blu senza la trecce non sei più tu).
A proposito di Luca, quello che era gay e adesso sta con lei (a proposito: fossi in lei starei sul chi vive), ci sembra paraculo più che gay pentito o, brrr, "guarito": pensa di giustificare ogni cosa che fa col fatto di avere avuto due pessimi genitori e nel frattempo va a letto con cani e porci tirando in ballo Freud e la felicità. Meglio Marco allora, che viene trascinato via dal suo amore dai genitori che cambiano città per lavoro e, ipotizziamo dal suo silenzio (un telefonino ce l'avra' pure lui, no?), trova finalmente il coraggio di accettare la sua vera natura, o Silvia che adesso si fa i cazzi suoi e se proprio uno vuole buttare la sua vita in una siringa che faccia pure; meglio anche Laura che si libera di un uomo delle caverne e va incontro alla libertà. Gianna tale è e tale resta: poche balle, se si deve far sesso si fa e poi via per tartufi o in piazza col megafono, ma niente perdite di tempo sul materasso.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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sabato 21 febbraio 2009

Una normalizzazione eterosessuale inquietante

Le interviste rilasciate da Povia (prima e dopo l'inizio del Festival) tolgono i pochi dubbi che gli ingenui potevano ancora avere cercando di interpretare la sua canzone con benevolenza e provando a concentrarsi sul motivetto accattivante mettendo in secondo piano le parole. Le sue idee in generale (su politica, società, ecc.) trasudano pressapochismo e disimpegno, quelle in materia di sessualità confusione e razzismo. Non vogliamo infierire più di tanto, per noi Povia un piccolo problema ce l'ha e di questo siamo sinceramente dispiaciuti: è sessualmente confuso; se curato, però, può guarire. Naturalmente si tratta della nostra personale opinione.
Con la scusa di raccontare l'esperienza personale di un ragazzo ascoltato durante un viaggio in treno veicola un messaggio viscido e subdolo: la gente, alla fine, ragiona per slogan, come quelli che Povia mostra a fine canzone, quindi, al di là delle peraltro scarse articolazioni del testo, il messaggio che passa è che gay = infelicità, che si può guarire e che si può raggiungere la serenità solo con una donna.
Quanto alla rappresentazione che ha allestito per questa serata (venerdì) al Festival di Sanremo, con i due sposini e con il messaggio senza senso "serenità meglio che felicità", si tratta di una vergognosa e strumentale pagliacciata: spia inequivocabile di una visione della vita parziale, omofobica, da condannare e, soprattutto, tristissima.
Condivido appieno il giudizio che ho letto questa sera su http://sanremo.temi.kataweb.it/2009/02/20/povia-con-il-disegnatore-alessandro-matta/#comments:
"Povia, il tanto vituperato Povia, che non avevo mai sentito. Capisco che Povia è il paese reale: lui e i suoi cartelli, i suoi teatrini, le sue provocazioni strumentali. Il brano è di gran lunga irrilevante rispetto al testo e l’intenzione (riuscita) di creare casino prevale. Una normalizzazione eterosessuale inquietante. (Voto: 3)" (Clausi).
Puo' anche vincere il Festival, Povia, o vendere pile di dischi. Anzi ce lo auguriamo, perché ce lo aspettiamo. Il nostro giudizio non cambia: è intonato, ma le sue idee ci fanno ribrezzo e non avranno mai cittadinanza nel mondo giusto che sognamo.

Quanto alle battute da caserma che Bonolis e Laurenti utilizzano come riempitivo fra una canzone e l'altra, che dire? Brutte, tristi, un po' trite. Una va bene, due pure, quando si insiste vuol dire che si tocca un dente che duole o che si è carenti di fantasia. Gli autori del Festival rivendicano la loro libertà di prendere in giro chiunque, quindi anche i gay. "Anche", appunto.

Rivolgo adesso un invito a tutti coloro che, nati con un orientamento sessuale diverso da quello eterosessuale, vivono con estrema difficoltà la loro condizione naturale a causa della stupidità e della cattiveria di persone e istituzioni ricolme di pregiudizi e sono costretti, giorno dopo giorno, a fare i conti con un clima di ostilità aperta o sottile che avvelena l'esistenza o che costringe i più deboli a vivere nascondendo la loro reale natura, oltre al fatto davvero scandaloso di non vedersi riconosciuti ancora oggi nel 2009 un bel pacchetto di diritti civili tranquillamente riconosciuti a tutti gli altri ed invece negati per legge di Stato a chi eterosessuale non è. L'invito è a resistere, a non dare importanza a cose che non ne hanno benchè il clamore che le circonda possa far pensare il contrario (la posizione della Chiesa, le opinioni di certi politicanti, le canzonette stupide), a manifestare sempre, senza paura, senza esitazioni,in ogni momento della loro vita, a casa come sul lavoro, la loro natura, senza vergognarsi di nulla, a testa alta, perchè davvero non c'è nulla di cui doversi vergognare. A doversi vergognare sono coloro che nutrono i loro miseri cuori con simili meschinità e si credono in diritto di rovinare la vita del prossimo in virtù di una superiorità che è solo un'illusione della loro triste e povera mente.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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mercoledì 18 febbraio 2009

Parole da Uomo

La seconda parte dell'intervento di Roberto Benigni alla prima serata del Festival di Sanremo (sui pregiudizi degli uomini, in particolare riguardo all'omosessualità), con la toccante recitazione della lettera scritta da Oscar Wilde al suo amore, merita il nostro più sentito e caloroso applauso. Erano anni che non ci capitava di ascoltare su palcoscenici così seguiti parole così importanti. Sul palco c'era un Uomo, le sue parole semplici e vere hanno inchiodato alla vergogna più infamante coloro che si alimentano di insensati pregiudizi. Questo non basterà ad illuminare le tenebre che avvolgono i cuori di chi si sente normale o comunque migliore e invece è solo preda di idee idiote: per la stupidità non vi è cura. Ma basta per ricordarci che un altro mondo è possibile, che l'uomo può agire da Uomo e non sempre da bestia, e che se il mondo in cui viviamo è alla deriva la colpa è solo nostra, di quel che pensiamo, di quel che facciamo e di quel che non facciamo.

A chi ora potrebbe farmi polemicamente notare, dati i miei recenti interventi sull'argomento, che la partecipazione di Benigni è stata pagata con una cessione di diritti dell'archivio Rai di valore pari ad almeno 350mila euro, rispondo che sono ben a conoscenza del fatto e che tali cifre (quella percepita da Bonolis e quelle percepite dagli ospiti) sono e restano uno sproposito: la coerenza a casa mia non è un articolo che si compra al supermarket. Resta però la non magra consolazione che, almeno, Benigni ha impiegato il suo intervento per farci ridere con intelligenza, riuscendoci, e, soprattutto, per affermare con nobile coraggio e sorprendente lirismo verità che gli fanno onore e che molti cosiddetti esseri umani non avrebbero mai avuto il coraggio di affermare in pubblico e, quel che è peggio, non pensano. Io, sono sincero, avrei pagato di tasca mia per avere la possibilità di dire su un palco a milioni di persone quelle parole così vere e così brucianti, anche se di certo lo avrei fatto meno bene: ma il messaggio sarebbe arrivato. Lui c'era, ci ha messo il suo enorme talento e sarà ricompensato come da contratto ma quel che conta è che ha cercato di trasformare quelle opache e insignificanti monete in fiammeggiante e purissima poesia e ci è riuscito, dando un messaggio di speranza per il futuro a chi ancora ci vuol credere, creando per un attimo lungo un secolo l'illusione di trovarci in un mondo di giustizia e di pace.

In questo post non parliamo dei compensi che mamma Rai scelleratamente elargisce col nostro denaro, ho già tuonato contro questo schifo in altri interventi. Qui celebriamo come meritano le parole e le idee di Roberto Benigni, una persona stupenda che sempre ha dimostrato nella sua vita e nelle sue opere di aver capito cosa è amore e che ieri sera, sul palco, ha dato corpo e vita a un sentimento che si respira nelle azzurre profondità del cielo ma che spesso sulla terra è calpestato dalla rozzezza e dalla stupidità di cui questa razza è capace.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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domenica 15 febbraio 2009

Paolo e il milione

Paolo Bonolis reagisce così al polverone sollevato dalla notizia del suo compenso (un milione di euro per un anno di direzione artistica del Festival): c'è "la volontà di delegittimare quella che può essere, e altro non è, che un'occasione di serenità, disimpegno, meraviglia per molti". "...si crea sempre, ma quest'anno noto con una particolare acrimonia, da parte di non so quali persone che portano dentro delle infelicità, la volontà di delegittimare un'occasione di serenità. C'è la voglia di veder tutto intristito, brutto e si usa allora qualsiasi stratagemma, anche questo mio ultimo del compenso."
No, Bonolis, non andiamo troppo lontano: il fatto è che un milione di euro di denaro della TV pubblica per il Festival di Sanremo e per la direzione artistica di un anno era e resta uno sproposito assurdo. Forse chi guadagna abitualmente cifre superiori non avverte tanto la dimensione della cosa, ma ti assicuro che gli altri ci riescono ancora.
Aggiunge Bonolis: "E' un'offerta che mi è stata fatta - sottolinea - e ho accettato."
Ok, difatti non si sta dicendo che hai violato qualche regola, o che non avresti dovuto accettarla, proprio no, e nemmeno vogliamo metterla sul piano della presunta immoralità di certi compensi; diciamo solo che è una cifra spropositata in assoluto e addirittura vergognosa se rapportata alla realtà del paese. Ce l'abbiamo con chi ti ha fatto quell'offerta, usando i nostri soldi, non con te che l'hai accettata (chi di noi non avrebbe accettato?), l'importante è che non esageri nel giustificarla ("questo è il mercato", "è uguale a quella degli anni passati"), perché è e resta spropositata per la realtà in cui viviamo, anche se può risultare giustificata nell'ottica distorta del mercato dello spettacolo, che però, lo sappiamo, è fuori dalla realtà.
E infine: "Niente di trascendentale, anche perché e la medesima degli anni precedenti. Solo che quest'anno torna utile sviluppare il discorso, come se il problema fosse questo e non altri".
A parte il fatto che è "trascendentale", allora siccome i vertici Rai, non contenti di utilizzare canone e sponsor per fornirci un'informazione che disinforma e una programmazione complessivamente di scarso livello, buttano via ogni anno una barcata di soldi per conduttore e ospiti della città dei fiori, noi dovremo stare zitti sempre perché il conduttore di turno quell'anno può eccepire che gli altri anni si è stati zitti o che non è giusto rovinare la festa a lui quando potremo rovinarla a qualcun altro l'anno dopo? Via, siamo seri. La cifra è assurda e merita il polverone che si è tirata dietro, anche se, lo sappiamo bene sia noi che te, Bonolis, solo di polvere si tratta: siamo in Italia, ancora qualche giorno e staremo già parlando d'altro, magari delle boiate musicate di Povia e delle manifestazioni "gaie" già previste.
Che poi ci sia qualcuno che ne approfitta per regolare qualche conto personale con te, come si evince da quel che dichiari, può essere, e che qualcuno ci metta acrimonia personale laddove ci vorrebbe solo fredda analisi di una vergognosa distorsione è probabile, ma che ci vuoi fare, coi tuoi nemici personali te la devi vedere tu, chi non ne ha?, tanto più che ti avrebbero attaccato su qualsiasi cosa, appunto perché te l'hanno giurata a priori: gli sciacalli ci sono ovunque (anche ad Annozero, a sentire Gasparri...), a noi questo non interessa. A noi interessa che la Rai butta via i nostri soldi ricompensando il lavoro di un direttore artistico e di alcuni ospiti con cifre pazzesche. Chi prende queste decisioni dovrebbe vergognarsi e rendere pubblico conto di quel che fa, dato che amministra la Rai e non la sua azienda privata (nel qual caso potremmo parlare di cifra immorale ma dovremmo fermarci lì).
E poi, a dirla tutta, io sono convinto che tu non possa essere così ingenuo da aver risposto sovrappensiero alla domanda di quella ragazza: sapevi bene che si sarebbe scatenato un putiferio, ma le polemiche giovano al Festival e all'audience (Povia, per es.), un Festival senza le polemiche sulle esclusioni, sulle rivalità tra cantanti, sul verdetto delle giurie, sull'abito di questa o di quella, sul testo di questo o di quello, sui compensi al conduttore o al super-ospite non è un Festival. Avresti potuto rispondere, sorridendo: "te lo dico dopo la premiazione"; in questo modo avresti preservato la serenità a cui tieni tanto, invece hai buttato là quel milione che ha fatto da miccia: per alcuni onestà, per altri calcolo, di certo non si poteva non immaginare cosa ne sarebbe seguito.
E infine respingiamo i prevedibili discorsi di chi presto dirà che alla fine saranno più i soldi entrati in cassa che quelli usciti e che quindi l'operazione nel suo complesso ha un senso perché si chiude con un saldo positivo. Potrà avere un senso economico ma è tutto: mi spiegate cosa importa a me che la Rai ci guadagni bene con questo Festival (ma siamo sicuri che ci guadagni, a proposito?) quando poi i proventi vengono spesi durante l'anno per distribuire milioni su milioni ad impreparati concorrenti di idioti giochi a premi, per allestire spettacoli di livello culturale prossimo allo zero, per produrre fiction tutte uguali, con trame prevedibili come le tabelline, recitate da attori che tranne qualche eccezione recitano in modo tale da far venire il sospetto di essere stati segnalati pure loro dal potente di turno e che sembrano progettate apposta per raccogliere sponsor, telegiornali che manipolano i fatti e li confondono artatamente con le opinioni, palinsesti che ripetono sempre gli stessi film di facile presa ma di impalpabile spessore, ignorando il vero cinema, il teatro, la musica classica, la divulgazione scientifica, gli approfondimenti tematici, in una parola tradendo quella che dovrebbe essere la missione di una televisione pubblica non più schiava dei dati di ascolto? Senza contare che i soldi potranno anche metterli gli sponsor ma alla fine a pagare siamo sempre noi: sia perché quel denaro viene usato in un modo discutibile anziché in modi socialmente più produttivi, sia perché il costo della pubblicità lo subiamo sempre noi e in termini di sovrapprezzo sul costo dei prodotti che andiamo a comprare e in termini di invasione di spot imbecilli e disturbanti nella nostra vita. Secondo voi hanno invitato la De Filippi a Sanremo per motivi puramente artistici o perché con lei si sposta a Sanremo anche tutto il target di Amici che può così essere bersagliato da spot chirurgici cesellati con astuzia dai famelici guru della pubblicità? Finiamola di cadere nei tranelli, che poi sono sempre quelli: prima o poi dovremo imparare a riconoscerli e ad evitarli....
Il milione resterà dov'e', nelle tasche del direttore artistico; Povia ci insegnerà come evitare che nostro figlio giochi con le bambole anziché coi soldatini e più tardi se la faccia coi ragazzi anziché con le ragazze o che nostra figlia si fissi sull'amica del cuore anziché sul bulletto della classe; al Dopofestival sarà tutto uno scannarsi e un insultarsi a vicenda; il verdetto della gara disgusterà i palati fini e indignerà i fanatici fan di questo o quel cantante, commuovendo nel contempo i più deboli di cuore; per una settimana questo nostro disastrato paese sembrerà non avere problemi di sorta mentre invece è sull'orlo di un baratro senza fondo e i politici potranno rifiatare magari approfittandone per progettare qualche altra prova tecnica di golpe; il mitico Festival della canzonetta che tutto il mondo ci invidia sarà ancora una volta un enorme successo e tutti i peccati saranno lavati nell'acqua santa di questa irrinunciabile orgia nazionalpopolare che ci unisce e ci fa sentire italiani come davanti alla tivi' quando gioca l'Italì.

In ultimo vorrei far notare due cose interessanti.
La prima è che ormai (Berlusconi docet) chiunque venga accusato di aver fatto qualcosa di irregolare o di sconveniente o anche solamente di non opportuno non risponde quasi mai sul merito della questione con argomentazioni fondate ma preferisce affermare, subito o molto presto, che qualcuno ha interesse a gettare fango contro di lui: in pratica sposta l'attenzione dal fatto contestato al presunto interesse che una o più persone avrebbero a contestarlo; poco dopo nessuno si ricorda più se Bonolis prende un milione o se Berlusconi si è tirato fuori dal processo Mills, ma tutti (giornali, tv, opinione pubblica che dai primi due è plasmata) ragionano solo sul fatto se vi sia o no un complotto. Sono passati i tempi in cui se mi accusano di qualcosa io rispondo per giustificarmi od eventualmente per dimostrare di non averla commessa senza tirare in ballo presunti nemici che agiscono nell'ombra o la stampa al servizio di qualche potente ostile: chi è celebre sa bene che come contropartita deve sopportare di essere sempre sotto la luce dei riflettori o discusso; se volevi fare il solitario prendevi i voti e comunque non salivi su un palco.
Il secondo aspetto è che in ogni caso, per quanto possa essere grande e apparentemente insopportabile lo scandalo che può scoppiare (dal milione di euro a Bonolis a fatti ben più gravi e nemmeno paragonabili come gli stupri a catena, il tentativo del governo di cancellare sentenze definitive della magistratura, casi di corruzione che colpiscono intere giunte di grandi città, ecc.) dopo un'iniziale levata di scudi e il solito immancabile polverone politico-mediatico che cortocircuita facendo scintille capaci di illuminare una notte senza luna, piano piano tutto torna a placarsi, del fatto non si parla più, forse si farà un processo e fra dieci anni, al terzo grado, i colpevoli, già riabilitati del resto agli occhi del pubblico dopo appena qualche mese, generalmente se la caveranno con poco.

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venerdì 13 febbraio 2009

Cina e Birmania ci danno il benvenuto

In serata giungono altre succose notizie...

Diciamo intanto che esistono già leggi che ti puniscono se fai apologia di reato (non se sei deputato però...), farne una apposta per Internet ha come scopo quello di imbavagliare la Rete: questo è cioè che pensano in molti, questo è cioè che emerge con evidenza. Il sen. D'Alia (UDC), che non è fra quei molti, nel replicare a quanti considerano la sua norma una censura, afferma (contraddicendo in parte quanto dichiarato in una precedente intervista): "La nostra norma (...) non fa chiudere né Facebook, né YouTube, né qualsiasi altro sito o social network: va semmai a garanzia sia degli utenti che vivono la rete come sano punto di aggregazione e fonte di informazione, sia di blog pieni di sciocchezze come quelli di Grillo e Di Pietro".
Non si sopravvaluti, senatore: non tutti i giorni i citati blog parlano del suo emendamento...

Facebook, appresa la notizia secondo cui, in base alla norma caldeggiata dal sen. D'Alia, sarebbe il provider a dover individuare, nel giro di 24 ore, il responsabile del singolo "contenuto criminale" e, essendo ciò impossibile in tempi così ristretti, a dover, per evitare le sanzioni, chiudere l'intera piattaforma (sic) sia pure temporaneamente, decide di far sentire la sua voce dalla California: "E’ come bloccare tutta la linea ferroviaria perché in una stazione ci sono dei graffiti sconvenienti.” (The legislation is “akin to shutting down the country’s entire railroad network because of some objectionable graffiti in one train station")
Direi che più chiari di così si muore. Dobbiamo sempre farci ridere alle spalle da tutto il mondo, oh yes. Non bastava la richiesta di risarcimento danni di Mediaset nei confronti di Youtube e Google.

L'emendamento "D'Alia" (articolo 50-bis del Ddl n° 773), approvato dal Senato, è ANTIDEMOCRATICO e ANTICOSTITUZIONALE. Permetterà di oscurare un sito o un intera piattaforma web in via preventiva senza dover attendere un processo e la sua sentenza. Nei fatti cancellerà la libera informazione in Internet e ci equiparerà a Cina e Birmania, vergogne del mondo quanto a libertà di informazione. Si tratta di un emendamento vergognoso. Come vergognose sono le altre leggi adesso in discussione (quella sulle intercettazioni e sul bavaglio ai giornalisti in primis), come vergognoso è il "lodo Alfano".
Chi pensa certe norme su Internet, delle due l'una, o è assolutamente ignorante in materia di Internet o si propone di imbavagliarne la libera voce. Davvero non vedo altre possibilità rispetto a queste due: si tratta di norme che mai potrebbero venire in mente a chi conosce le dinamiche della Rete, se non per ucciderle.

Invito tutti i paesi democratici a condannare l'Italia per queste e altre decisioni dello stesso tenore e a prevedere sanzioni contro il nostro paese. Queste sono norme degne di un regime ditattoriale o di un regime che sta studiando per diventare tale da grande.


Cronache marziane in agguato...
Marte, 13 febbraio dell'anno che vuoi tu - Tale Luigi Spavilla, quarantaseienne metalmeccanico cassintegrato originario di Messina, ieri sera verso le ore 19 ha gravemente ferito la vicina di casa, tale Luisella Spaccarotella di anni 56, che, dopo essersi invano lamentata per l'ennesima volta con lo Spavilla a causa della sua poco educata abitudine di sputare per le scale del condominio rientrando a casa, secondo alcuni testimoni lo ha definito "disoccupato di merda" ridendo poi sguaiatamente. L'arma del delitto, una forchetta da cucina, è stata rinvenuta dagli inquirenti nel vano delle scale all'altezza delle cantine, sporca di sangue e piegata quasi in due a causa della violenza dei colpi inferti alla malcapitata. In base alle leggi approvate di recente qui su Marte, sono stati prontamente individuati e arrestati il giornalista che ha riferito la notizia (ha creato allarmismo e ha diffuso notizie coperte da segreto), il blogger che l'ha prontamente commentata su Internet affermando fra le altre cose che "non sta bene dare del disoccupato a uno che lo è davvero e non dorme la notte al pensiero di come sfamare i suoi figli" (apologia di reato e diffusione di false informazioni: c'è la social card), il venditore e il fabbricante di forchette di quella specifica marca (il loro design sembra invitare a farne usi alternativi, inoltre quel produttore è il principale concorrente della Non.ConLe.Man s.p.a. l'azienda di cui è "mero proprietario" il primo ministro marziano), l'amministratore del condominio (perché, una volta appresa la notizia del tragico fatto di cronaca, non ha prontamente rimosso tutte le forchette dai tavoli di cucina e dalle credenze di tutti i condomini dello stabile), l'inquilino del sesto piano interno 23 (per aver commentato fra sé e sé, poco prima di andare al cesso, "gli sta bene a quella bastarda razzista"), la moglie dello Spavilla stesso (per aver deciso quel giorno di preparare una pietanza che per essere consumata richiedeva l'uso della forchetta); inoltre sono stati oscurati tutti gli appartamenti dello stabile ed è stato imposto a tutti gli abitanti del quartiere di consumare d'ora in poi i pasti con le mani. Unica eccezione consentita: nel palazzo adiacente, all'interno 29, sarà consentito l'uso delle posate il giovedì, giorno in cui la terza carica dello Stato abitualmente pranza a casa della zia zitella lì domiciliata (il divieto di usare le posate non vale infatti per le quattro più importanti cariche dello Stato di Marte, in virtù del noto provvedimento "brodo Alfano"). Allo Spavilla, ancora scosso per aver piegato la forchetta del servizio buono, sono stati concessi gli arresti domiciliari (per aver collaborato con gli inquirenti indicando con prontezza dove aveva lanciato la posata): ora lo Spavilla è a casa da solo sul divano e non gli par vero di potersi guardare Italia-Brasile in pace senza donne per la casa. Il "TG Quatto" ha aperto l'edizione serale con la notizia di questa barbara violenza parlando di "ennesima dimostrazione della mai sopita violenza operaia", il "TGTiè" ha definito il tutto come "tragedia della disperazione: il direttore del "TGTiè" è stato denunciato per aver violato la legge. Stasera su Porta a Porta "Speciale Cogne: perché la maglia del pigiama era sporca di sangue e di taglia S e i calzoni perfettamente lavati e stirati e di taglia XXL?".

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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Ora siamo noi a copiare i cinesi

"Santoro e il presunto comico Vauro sono due volgari sciacalli che vomitano insulti con le tasche piene di soldi dei cittadini. Gente così offende la verità, alimenta odio e merita solo disprezzo totale della gente perbene. L'insulto è la loro regola. Colpa di gestori della Rai che per fortuna stanno per essere cacciati come meritano." Sono parole di Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, riportate oggi da corriere.it e da molte altre testate online e su carta.
Io sono assolutamente contrario a qualsiasi forma di censura: per me la libertà di espressione è sacra. Non servono nuove leggi, basta applicare quelle esistenti. Chi propone nuove leggi ha in realtà come obiettivo quello di soffocare Internet e piegarlo ai suoi voleri al pari degli altri (morenti) media. Come me la pensano tutti gli uomini giusti, liberi e democratici, solo non capisco proprio una cosa: tale libertà (sancita per esempio dall'art. 21 della Costituzione) esiste ancora, non esiste più, esiste solo se fai parte del governo o del Parlamento o se non stiamo parlando di Internet (vero, D'Alia, sen. UDC?), esiste solo nei giorni festivi o cosa? In altre parole: Santoro e Vauro chiedano a Maroni (min. Interni) se devono, o possono, o non possono, querelare chi li offende. Io trovo inaudito che si possa pensare di querelare una persona per un'opinione, ma più deputati hanno provato e riproveranno a mettere la mordacchia ai blogger, D'Alia vorrebbe oscurare in via cautelare tutto YouTube se vi dovesse comparire un solo video che il suo emendamento dovesse ritenere illegale (nemmeno in Cina fanno 'sta roba, ndr), Maroni, stando a quanto ha detto, si starebbe accingendo a querelare due terzi dell'orbe terracqueo (Famiglia Cristiana, Veltroni, forse la Romania, tutti quelli a questo punto che criticheranno pesantemente quel che dirà o farà), quindi io chiedo rispettosamente lumi giusto per capirci qualcosa, per sapere se siamo e saremo ancora in un paese libero in cui promulgare una legge anticostituzionale è ancora un infortunio deprecabile a cui porre rimedio in fretta e non una prassi consolidata, in cui vigono ancora i fondamentali diritti della persona, o se invece stiamo imboccando una strada di oscurantismo, di censura governativa e di imbavagliamento e intimidazione di tutte le forme di informazione (tv, giornali, e soprattutto la Rete che è il luogo in cui ormai si fa e si farà sempre più informazione in futuro), tipici per ora solo dei regimi dittatoriali e illiberali che puniscono i reati d'opinione (quei reati, tanto per intenderci, che non sono invece puniti se commessi da un deputato nell'esercizio delle sue funzioni, vedi art. 68 della Costituzione). Sarebbe la prima volta che ci mettiamo noi a copiare i cinesi e non viceversa... e non per una delle mille qualità che il popolo cinese ha ma per un infamante e vergognoso tratto del loro governo. Un cittadino ansioso di sapere.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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giovedì 12 febbraio 2009

"La morale e' sempre quella"

6 novembre 2004: un concorrente del Grande Fratello (Guido) si lascia scappare qualche bestemmia dopo essere stato punito dalla redazione; per questo motivo viene espulso dal programma. Stessa sorte era toccata a Roberto, espulso dalla "Fattoria" l'anno prima per identico motivo.
19 gennaio 2009: una concorrente del Grande Fratello (Federica) pronuncia frasi stupide, razziste e omofobiche in diretta ("La natura è dettata da Dio, se fossero tutti froci sarebbe una disgrazia colossale, una tragedia disumana"), dimostrando successivamente ignoranza (non sa cosa vuol dire omofobia) e ipocrisia (le giustificazioni non reggono, si sente il rumore dell'arrampicata sugli specchi). Non viene espulsa.
5 febbraio 2009: una concorrente del Grande Fratello (sempre Federica) nel corso di un lite scaglia un bicchiere verso un altro concorrente. Viene espulsa.
Morale: se lanci bicchieri o ti scappa una bestemmia sei ingiustificabile; se discrimini e offendi milioni di persone te la cavi alla grande. E la reazione della Marcuzzi rimarrà nella storia, grazie Alessia.
Come morale preferivo "fai merenda con Girella".

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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martedì 10 febbraio 2009

Share share share / Anestesia etica / La mia vita di chi è? / Catechismo con sorpresa

Un po' di rassegna stampa (caffè e giornali danno poco sostegno a colazione e anzi ti strizzano lo stomaco sin da subito, ma tant'è...)


1 The show must go on

Il direttore editoriale dà le dimissioni dopo che Mediaset manda in onda il Grande Fratello e non lascia spazi all'informazione sulla morte di Eluana.
Canale5 non cambia programmazione, Mentana lascia: "Qui solo business. Mi dimetto dal mio incarico di direttore editoriale, Canale 5 non fa informazione"
(repubblica.it, 10 febbraio 2009)

Meglio tardi che mai. Oggi in Italia, fatte salve alcune rarissime eccezioni (tacciate perlopiù di essere comuniste o eversive -c'è differenza??), nessuno fa informazione. Al più fa propaganda o manipola le notizie. L'importante è accorgersene, accorgersene prima però sarebbe stato meglio. Sul Grande Fratello, poi, ritengo non vi sia nulla da dire: si presenta bene da solo. Comunque salutiamo con rispetto la scelta di Enrico Mentana: a volte far finta di nulla è avallare e avallare è essere complici.

Il fatto è che, come abbiamo già detto, a nostro parere Eluana è servita a qualcuno per dare un'altra bella spallata allo stato di diritto, per cercare di svilire il ruolo del Presidente della Repubblica, insomma per fare un'altra prova tecnica di colpo di stato (non trovo termini migliori per definire l'inaudito tentativo di annullare una sentenza definitiva con un decreto legge); inoltre è servita anche a togliere per una settimana dalle prime pagine di giornali e tg i problemi reali del paese (crisi economica, stupri a catena, ecc.). Da ieri sera non serve quasi più (a proposito: ciao Eluana, e scusa) e soprattutto serve di più fare share. Analizzando i fatti con il "kit minimo di critica e spirito d'osservazione" non si può che giungere a una simile conclusione.



2 Anestesia etica

Brescia, 9 febbraio 2009 - Violenza di gruppo aggravata: e' l'accusa con cui 4 studenti, un sedicenne, un quindicenne e due quattordicenni, sono stati arrestati dai carabinieri. I militari hanno notificato loro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. I ragazzini, tutti di Sabbio Chiese (Brescia), con la complicità di un tredicenne ritenuto coinvolto nella vicenda ma non imputabile per l'età, il 7 dicembre scorso, durante una festa in una casa privata, avrebbero violentato una quattordicenne con il manico di un badile, dopo averla costretta a bere. (...)
Siamo sprofondati in una sorta di anestesia etica - e' il commento del procuratore dei minori, Emilio Quaranta -. Qui la violenza viene percepita come normale.
(AGI News)

Il termine "anestesia etica" mi piace da morire. Ad una prima lettura mi era parso fosse stato utilizzato in chiave vagamente giustificativa e mi ero arrabbiato non poco; leggendo altre fonti mi è chiaro il senso e condivido in pieno l'espressione scelta dal procuratore: si attaglia perfettamente a certi contesti. Lungi da me cercare di imporre a chicchessia la mia etica o un'etica, è tuttavia indubbio che un atto animalesco resta un atto animalesco e che lo si può definire non etico rispetto a un'etica di base che gli esseri umani non possono non accettare e per la quale far violenza a una persona inerme è spregevole e degno di un animale (con rispetto per gli animali, s'intende: in genere la loro violenza segue a pulsioni istintive giustificabili: paura, fame, ecc.).


"Marte in diretta", la testimonianza di un fresco omicida:
Ieri ho ucciso a sprangate mia nonna. Se non ci avessi inciampato sopra stamane, nemmeno me ne sarei ricordato (ero bevuto). Sapete per caso se il sangue va via dalle scarpe? Con cosa? Ah sì, ieri sera, dicevamo. Boh... non so che dire, è stata solo una goliardata, si era tra amici, c'era un bastone, è spuntata mia nonna. Devo essere stato vittima di "anestesia etica".
In esclusiva su: Tv Marte!
La tentazione delle cronache marziane mi colpisce sempre all'improvviso e non riesco a resisterle


3 A chi appartiene la mia vita, a me o a Ratzinger?

Vorrei infine ricordare al governo, al premier, al Vaticano, ai teodem, ai teocon e ai neocon, ai movimenti per la vita, e infine a chi parla di diritto alla vita e poi ti nega i diritti quando sei in vita, che un individuo può uniformare il suo agire e dedicare la sua esistenza alla confessione religiosa che predilige ma non può pretendere che tutti si appiattiscano sulle sue posizioni. Uno stato laico e democratico riconosce pari diritti a tutti (eh già, anche alle coppie di fatto e a quelle "strane"), venera la Costituzione e la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, non dispone del corpo dei singoli individui. In sintesi: la mia vita non appartiene né allo Stato né a Ratzinger. Ogni legge che violi questa basilare verità è indegna di un paese civile e, in pratica, decide su ciò che non è lecito decidere. Una legge può essere ingiusta, è bene ricordarlo; basti pensare al Ventennio, o alla schiavitù.


4 Non ci posso credere !!!

"L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'« accanimento terapeutico ». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente." (Catechismo della Chiesa cattolica, articolo 2278, fonte: http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm)
A volte basta saper leggere, dopotutto.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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lunedì 9 febbraio 2009

No alla censura, ma forse servono i manicomi

Il vescovo R. Williamson afferma che le camere a gas non sono mai esistite e che al più servivano per disinfettare: possibile che qualcuno sia morto, ma si trattò di un incidente. Povia afferma che in genere gay si diventa se hai genitori assenti o iper-possessivi o se fai incontri sbagliati, ma si può "guarire": anche lui fu gay per sette mesi (sic). Berlusconi sostiene che la Costituzione è filo-URSS e va rifatta. Cesa (UDC) ebbe l'ardire di chiedere un rimborso spese maggiorato per i parlamentari costretti ad abitare a Roma lontano dalla famiglia (con conseguenze varie tra cui quella in cui incappò l'on. Mele che si sentiva solo). Ahmadinejad, presidente dell'Iran, non perde occasione per ricordarci che Israele è alla fine e verrà presto eliminato dalle carte geografiche. Borghezio è uso disinfettare i sedili del treno su cui hanno viaggiato le prostitute. I magistrati sono il "cancro della democrazia" e "antropologicamente diversi dalla razza umana" (sempre il nostro premier). Io sono contro la censura, sicché ritengo che debba essere permesso a chiunque di dire qualsiasi cosa, sempre: in una canzone, su un sito, in un libro: bastano già le leggi che ci sono e la censura mi fa ribrezzo. Mi chiedo però se non sia il caso di riaprire i manicomi: se hai idee scombiccherate puoi affermarle, ma per favore curati: si può guarire! (forse).

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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domenica 8 febbraio 2009

"Meglio il riposo eterno che un’infermità persistente"

Leggo su La Stampa di oggi 8 febbraio 2009 (Posta e risposta) un illuminante intervento di un lettore che riporto:

«Meglio la morte che una vita amara»
Meno male che qualche voce si leva anche dalla Chiesa (arcivescovo Giuseppe Casale). Si legge nel libro dell’Ecclesiastico (o Siracide) che fa parte della Bibbia, al passo n. 30 versetto 17: «È meglio la morte che una vita amara, e il riposo eterno che un’infermità persistente». Non credo ci sia altro da aggiungere.
Elvia Fornasari

Inoltre, spigolando qua e là (è domenica mattina e io spigolo) scopro questo blog: http://blog.libero.it/parolenondette/.
Ho dato un'occhiata. Poco per darne un giudizio fondato e complessivo, ma avrò tempo. Abbastanza per dire che mi piace parecchio. Quanto alle parole di Mons. Casale e a Siracide passo 30 versetto 17, come non condividere?

Qui c'e' un intervista a Mons. Casale, val la pena leggerla.

Chiudiamo con una ventata di frizzante aria fresca:

"Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione." (Art. 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - 1948)

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali." (Art. 3 della Costituzione Italiana - 1948)*

*sì, la nostra Costituzione, proprio quella, quella filo-sovietica (parole del nostro amato premier).

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Democrazia in stato vegetativo

Facciamo un po' di classica analisi politica.

Al governo non importa nulla di Eluana, si tratta di una constatazione banale, risulta evidente che si tratta di una vicenda gestita in maniera strumentale per perseguire altre finalità: d'altra parte se devo salvare una vita (?) non mi muovo adesso che c'è una sentenza non impugnabile, ma legifero sul testamento biologico anni fa, in modo organico, condiviso e razionale. Se devo salvare una vita (?), non rimando tutto a dopo il weekend. Le affermazioni del premier tipo "Eluana potrebbe anche avere un figlio", "ha il ciclo mestruale", "ha un bell'aspetto" sono offensive e ridicole, quelle sull'aspetto false (possiamo decidere di credere al padre?): una donna non è una macchina sforna-figli, fare un figlio vuol dire conoscere una persona (donna o uomo), innamorarsi, avere un progetto di vita comune, tutte cose che Eluana non può fare. Pensare che possa essere considerato naturale fare un figlio senza poter decidere niente della propria vita è un'idea aberrante, assurda, malata. Siamo in balia di un uomo dall'etica e dalla mentalità pre-preistoriche. E poi non crediamo all'interesse sincero per Eluana da parte di chi sforna leggi razziste un giorno sì e l'altro no (l'ultima è quella di pochi giorni fa sull'obbligo di denuncia dei clandestini che si rivolgono a strutture sanitarie).

Dall'altra parte, Napolitano non va elogiato oltre misura per aver deciso di non firmare un decreto chiaramente anticostituzionale (quando ammetteremo che un decreto legge può cancellare una sentenza definitiva, sanciremo la fine della democrazia e l'inizio ufficiale di un regime), ha fatto solo ciò che doveva, semmai occorre ricordarsi con rabbia che firmò il lodo Alfano (che però lo riguardava...), che con la Costituzione fa a pugni in quanto pone quattro persone al di sopra della legge, anche per reati pregressi o non connessi alle cariche ricoperte.

Il vero fine di Berlusconi è quello di minare le fondamenta del sistema democratico, è un progetto che persegue da anni, ecco perché ha sfidato Napolitano, lo ha minacciato apertamente, ha cercato ostinatamente lo scontro istituzionale, ha ignorato la sua del resto irrituale lettera preventiva, lo ha offeso con la dichiarazione sull'eutanasia, ha minacciato di cambiare la Costituzione, l'ha definita filo-sovietica, ha risposto con finta naturalezza a domande sull'empeachment (ipotesi francamente ridicola), ha definito antiquati i regolamenti parlamentari, ha gettato fango sulla carta costituzionale alla quale ha giurato fedeltà e per la quale tanto sangue è stato versato. Un altro fine del governo è quello di soddisfare le richieste delle gerarchie vaticane che stanno esercitando una pressione folle sui rappresentanti (non eletti) di un popolo di uno stato laico, di ricambiare coi fatti l'appoggio ricevuto in campagna elettorale, di non scontentare l'elettorato cattolico più oltranzista. Non si tratta dunque di Eluana, a ben vedere, cerchiamo di non cadere nel tranello, ma di una guerra in corso tra premier e presidente, tra un uomo che vuole piegare lo Stato a suo uso e consumo come se si trattasse di una sua azienda, che vuole impossessarsi delle istituzioni per plasmarle poi secondo le sue finalità e un altro che, forse stimolato anche dalle severissime critiche ricevute di recente circa il suo complice immobilismo, ha deciso questa volta di far rispettare i principi fondanti del nostro vivere insieme. L'articolo di Mino Fuccillo, che parla di regime e di ritorno dell'alleanza trono-altare (Il Tirreno di ier 06.02.2009, pag. 5) è illuminante.

Basta dunque parlare di Eluana, di favorevoli alla vita e di assassini pronti a colpire, il punto centrale è un altro: il tentativo di squadernare la democrazia, di mandare all'aria il sacro principio della separazione dei poteri, di svuotare di senso la democrazia mantenendone l'involucro mentre se ne rosicchia il contenuto. L'idea che un governo possa cancellare una sentenza scomoda (qualunque essa sia e chiunque riguardi) è eresia, è sovversione.

Cari italiani, quando ve ne accorgerete sarà troppo tardi, temo. Forse, se non vi lasciano troppo tempo tra una partita e l'altra, tra una fiction e un grande fratello, potreste non accorgervene mai, sino a quando beninteso non dovesse colpirvi direttamente in fronte una scheggia di questo paese in disfacimento.

--

Leggo oggi 10 febbraio 2009 su "L'Unità":
"Gli avvoltoi che di solito si gettano sui morti si sono accaniti su una persona viva ancorché morente; il tragico problema di quando smettere di difendere la vita di un individuo è stato empiamente usato per un disegno di sovversione politica." (Claudio Magris)
Che bello quando qualcun altro la vede come te!

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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venerdì 6 febbraio 2009

Colpi d'ascia sulla democrazia

Nonostante una lettera in cui il Presidente della Repubblica Napolitano invita il governo a non procedere ad approvare un decreto legge sul caso Englaro e, a quanto si è appreso, aggiunge, sulla base di molteplici pareri giuridici, che un provvedimento d'urgenza non si può varare in contrasto con sentenze passate in giudicato, oggi il governo ha approvato il decreto legge che impedisce la sospensione dell'idratazione e della nutrizione artificiale ad Eluana Englaro fino a che non verrà approvata una legge sul testamento biologico.

Abbiamo già detto che riteniamo insensato e vergognoso il bailamme mediatico che si è scatenato intorno a questa dolorosa vicenda della famiglia Englaro; che riteniamo addirittura ridicolo, pretestuoso e infondato il tentativo del governo di ostacolare l'applicazione di una sentenza; che consideriamo irrilevanti le posizioni di questa o quell'altra confessione religiosa, vivendo in uno stato teoricamente laico; che non si può ignorare la volontà di una persona, benche espressa indirettamente.

Ora diciamo che emanare un decreto che pretende di annullare una sentenza passata in giudicato è un ATTO SOVVERSIVO.

Un solo uomo decide, assieme a pochi accoliti, gli altri obbediscono; un uomo arrogante e senza rispetto per i fondamenti del nostro Stato, un uomo gravato da conflitti di interessi enormi e inaccettabili in una democrazia sostanziale, un uomo che si è posto da solo al di sopra della legge col lodo Alfano. Il Parlamento non esiste più, di fatto: ci sono tanti ometti, non eletti da noi, alcuni anche condannati in via definitiva, che alzano la mano a comando, quando non vengono esautorati da un vergognoso e antidemocratico, benché formalmente corretto, ricorso ai decreti legge. La separazione dei poteri vacilla. La legge non è rispettata nemmeno più da chi dovrebbe custodirla, la Costituzione è villaneggiata da chi dovrebbe rispettarla.

Questa non è più una democrazia benchè ne conservi ancora qualche orpello formale.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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giovedì 5 febbraio 2009

Ma la Rete sarà pulita

Il Senato ha approvato, nell'ambito del ddl sulla sicurezza, un emendamento del presidente dei senatori dell'Udc, Giampiero D'Alia, che prevede la repressione dei casi di apologia e incitamento via internet di associazioni mafiose, criminose, eversive, terroristiche, oltre che di violenza sessuale, discriminazione, odio etnico, nazionale, razziale e religioso. "In caso di accertata apologia o incitamento, il ministro dell'Interno dispone con proprio decreto l'interruzione dell'attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, applicando sanzioni pecuniarie per gli inadempienti".

D'Alia afferma: "In questo modo diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network Facebook, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle Br, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio".

Torniamo sulla Terra. Questa è CENSURA. Ed è l'ennesimo tentativo di cominciare a mettere le mani su Internet, ammantato di buone intenzioni (chi può difendere infatti quelle bestie dei mafiosi o degli stupratori?). Non serve una legge per Internet, bastano quelle che già ci sono, sull'istigazione a delinquere, sull'apologia di reato, ecc. Pensi a ripulire Internet (e che vuol dire?) quando dovresti pensare a ripulire il mondo. Come sempre, in Italia, anziché applicare le leggi esistenti, se ne scrivono altre, che come le prime non saranno applicate. Qui è chiaro il tentativo di impossessarsi di Internet, di soffocarlo. E' un primo passo, che si presenta bene, ingannevolmente bene, ma che promette male. Vogliono zittire Internet, l'unico media ancora non sottoposto al loro controllo.

Pensino piuttosto a catturare e punire severamente i criminali, a chi ne elogia le malefatte penseremo dopo, magari con cure psichiatriche ad hoc. Pensino a ripulire il Parlamento dai condannati in via definitiva. Pensino a invertire la rotta degli ultimi decenni che ha portato il legislatore (e non Topo Gigio) ad addolcire sempre di più pene e sanzioni. La smettano di delegittimare la magistratura e di considerarsi al di sopra della legge. Comincino a dare il buon esempio.

STANNO PER PRIVARE I MAGISTRATI DI UNO STRUMENTO INDISPENSABILE (le intercettazioni) PER STANARE I COLPEVOLI DI REATI ODIOSI COME GLI STUPRI, I SEQUESTRI DI PERSONA, GLI OMICIDI!... E PENSANO A RIPULIRE INTERNET!
I colpevoli saranno in giro, ma la Rete sarà ripulita. A volte non so se è più ipocrisia o incompetenza.

Per quanto possa essere grave quel che uno scrive o dice, la censura mi fa sempre ribrezzo e paura. E questa è censura.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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Caccia al clandestino !

L’aula del Senato ha approvato oggi l’emendamento della Lega al ddl sicurezza che elimina il divieto di denuncia da parte dei medici degli immigrati che vengono assistiti dal servizio sanitario nazionale e dà loro la facoltà di effettuare la denuncia stessa. La maggioranza ha votato a favore, con 156 voti, l’opposizione ha votato contro con 132 voti, un astenuto. Viene così soppresso il comma 5 dell’articolo 35 del decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico di disciplina dell’immigrazione), che dice "L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano". Tolto questo, la denuncia del malato clandestino diviene automatica e obbligatoria. L'articolo 39 del ddl sicurezza - che include anche la norma sui medici - prevede inoltre il carcere fino a quattro anni per i clandestini che restano in Italia nonostante l'espulsione e fissa tra gli 80 e i 200 euro la tassa sul permesso di soggiorno.

Prime reazioni:

L'emendamento rappresenta il degrado culturale, valoriale e politico che attraversa la maggioranza di centrodestra sul tema dell'immigrazione. Rappresenta, inoltre, una grave lesione del principio di universalità del diritto alla salute. (Carlo Podda, segretario generale Funzione pubblica Cgil)

Questa norma riduce i medici al ruolo di delatori e spingerà i clandestini a non farsi curare per la paura di essere denunciati. (varie voci dell'opposizione)

"E' stato valicato il passo che distingue il rigore della legge dalla persecuzione." (Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd)

"(...) siamo alla barbarie." (Gianpiero D'Alia, presidente dei senatori dell'Udc)

"È una cosa molto grave perché un conto è denunciare un criminale, un conto un clandestino. Mi auguro che i medici non ricorrano a questa possibilità." (Vincenzo Saraceni, presidente dell'Associazione medici cattolici italiani)

"Quella che si sta vivendo in queste ore al Senato è una delle pagine più vergognose della storia della Repubblica italiana. Spero che i medici, cui viene chiesto di denunciare gli immigrati clandestini, rifiutino questa delazione" (Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell'Arci)

Quattro punti per fare il punto:
1) Si tratta di una decisione persecutoria e vergognosa.
2) Si tratta di una decisione razzista in contrasto con la Costituzione (se ancora qualcuno sa cos'è, a Roma): articolo 3, "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge"
3) Si tratta di una decisione disumana, perchè "spingerà verso l'invisibilità una fetta di popolazione straniera, che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria, incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie "parallele", al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, rischio di aborti clandestini, minori non assistiti), creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile (dall'appello di Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG), ecc.)
4) Si tratta di una decisione STUPIDA e autolesionista, perchè "avrà ripercussione sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili, a causa dei ritardi negli interventi e della probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione".

La mia più totale disapprovazione nei confronti di quei 156 parlamentari (da noi non eletti, ricordiamolo) che hanno approvato questa ignominia; spero abbiano a pentirsi in futuro di questa scelta. Oggi abbiamo fatto un altro gradino lungo la scala che ci sta allontanando dai paesi civili e democratici.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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mercoledì 4 febbraio 2009

Eluana: stop

Se non vogliamo smettere di fare demagogia e di strumentalizzare la vicenda di Eluana Englaro, se non vogliamo dare finalmente aria al nostro cervello liberandolo dalle gabbie in cui lo costringono religioni e ideologie varie, se non vogliamo nemmeno rispettare la privacy di una famiglia coinvolta in una vicenda tristissima da diciassette anni, se non intendiamo appellarci, infine, neppure al semplice buon senso che dovrebbe bastare per convincerci che è ora di spegnere le luci di questo vergognoso e immotivato baraccone mediatico messo su dai soliti avvoltoi dello share, beh, cerchiamo almeno di ricordarci che c'è una sentenza e che le sentenze vanno rispettate. Lo so, ricordarlo in un paese che viaggia sulle autostrade dell'illegalità e che è guidato da classi dirigenti in rotta di collisione col codice penale è esercizio inutile ai fini pratici, ma noi dobbiamo farlo.

Accompagniamo in silenzio Eluana in questa ultima fase del suo viaggio.
Diamo requie a una vita che non è più vita.
Non parliamo di religione, di Dio, di indisponibilità della vita. Pensiamo a Eluana, alla famiglia, diamo corso alla loro volontà, che è loro come loro è stato e sarà il dolore.
Anche se il ministro Sacconi ha affermato che Eluana è in condizioni non dissimili da quelle di molti disabili, (ha idea delle reali condizioni di Eluana?), anche se il Papa vaneggia di indisponibilità della vita umana, anche se molti sbraitano parlando di omicidio e di mano assassina, riempiendosi la bocca con paroloni più grossi dei pensieri che li hanno partoriti, rispettiamo la volontà di Eluana e rispettiamo il percorso seguito in tutti questo tempo dal padre di Eluana, che per anni ha cercato di far valere le sue ragioni (quelle di sua figlia) in maniera legale e che adesso ha ottenuto quel che chiedeva.

Eluana, in seguito ad un incidente avvenuto nel 1992, ha subito danni irreversibili al cervello. Da allora deve essere alimentata e idratata artificialmente. Da più di quindici anni vegeta, non vive. Manifestò precise volontà al padre, al riguardo. Questa non è vita, se la parola vita ha ancora un senso umano oltre che medico.
Lascio alla scienza definire cosa è vita e cosa no, lascio agli stregoni fare pressioni e lanciare anatemi. Io so cosa è vita e so cosa non lo è e sento che solo io posso decidere se per me è ancora vita o no, non altri, non il Dio di papa Ratzinger.
E, ripeto, una sentenza ha chiuso il caso, se mai una decisione di questo tipo doveva dire l'ultima parola su una questione come questa.

Mi piace ricordare le parole che scrisse Pino Corrias sul suo blog poche settimane fa:
"E’ la millesima interferenza alla sua volontà, quella di “morire in pace”, che il padre a suo tempo testimoniò a nome della figlia, dopo tutte le terapie possibili, dopo tutto il dolore possibile. E che difende da 6 mila giorni, anno dopo anno, tribunale dopo tribunale, verdetto dopo verdetto.
(...) Perpetuando lo scandalo che ha trasformato il dolore privato di una vicenda familiare in una contesa pubblica. Dove la politica pretende di regnare sugli interi perimetri orizzontali della vita. E la Chiesa su quelli verticali della morte. Entrambi ignorando tutto di Eluana - chi era davvero quando viveva - ma ugualmente afferrandole il corpo inerme. Per tenerlo in ostaggio, sacrificarlo all’arbitrio dei divieti. Celebrarlo come misura (e infine preda) del proprio potere illimitato."

Forse, adesso, è giunta l'ora di smontare la baracca mediatica e di chiudere la bocca: possiamo sempre tornare al plastico della villetta di Cogne, no? Invece Sacconi, la Chiesa & C. insistono, lanciano anatemi, accuse, ordinano verifiche, agitano spettri, non si rassegnano a questo "crimine spaventoso". Forse perchè non li riguarda, chissà, o forse perchè hanno idee davvero strane su chi debba decidere della vita e della morte di una sfortunata ragazza ormai non più ragazza.

Il padre ha chiesto silenzio. Sappiamo già che non sarà accontentato.
Davvero, non vorremmo più sentirne parlare. E vorremmo che chiunque sapesse di poter disporre del proprio corpo, che non appartiene a entità superiori. Aspettiamo una legge sensata sul testamento biologico. Aspettiamo troppe cose e da troppo tempo, in questo sciagurato paese. Moriremo aspettando, continueranno ad aspettare i nostri figli.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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martedì 3 febbraio 2009

Pagelle su "Luca era gay": repubblica.it (Castaldo)

Tratto dalle pagelle alle canzoni del prossimo Festival di Sanremo pubblicate su repubblica.it (Gino Castaldo):

Luca era gay
Povia
Che infelicità essere gay. Di cosa parla oramai lo sanno tutti. Ma noi l'abbiamo anche ascoltata e il problema è che si tratta di un pezzo davvero brutto. Il rap non si addice a Povia. E neanche la canzone a tesi. Troppa foga di dimostrare qualcosa di cui non si sentiva il bisogno.
Voto: 1

Lo so, sono di parte. Ma il giudizio non è mio. Io mi porto avanti col lavoro e lo rendo noto su questo blog. Io non l'ho sentita, non posso giudicare musica, interpretazione o arrangiamento, per ora, quindi non posso dare un voto alla canzone nella sua interezza. So solo cosa dice il testo: e mi basta. Ne ho già scritto in abbondanza su questo blog. Qui riporto quel che dice Castaldo. Comunque 1 non è male, vuol dire che non è da zero...

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lunedì 2 febbraio 2009

La notizia sarà quando non farà più notizia

Reykjavik, 01.02.2009, 17:58 - Islanda: formato nuovo governo, lo guida prima donna gay
Johanna Sigurdardottir e' il primo premier donna dichiaratamente omosessuale a guidare il governo di un Paese occidentale. La socialdemocratica islandese ha annunciato di aver formato un nuovo esecutivo che cercherà di far riemergere il Paese scandinavo dall'abisso in cui e' precipitato a causa della crisi economica(Repubblica.it)

"Dichiaratamente": perchè non è di certo la prima donna o il primo uomo non eterosessuale divenuto premier. E' il primo che non fa mistero della sua natura.
Scintilla, insopportabile alla vista, l'abisso che ci separa dall'Islanda. Qui, nel nostro amato paese, lacci e lacciuoli (Chiesa, pregiudizi, razzismo, lacune educative e culturali) fanno sì che da anni nemmeno si riesca ad approvare una legge sulle unioni civili. In Islanda vige la "partnership registrata" come nel resto dell'area scandinava, mentre il primo paese al mondo ad istituire il matrimonio di fatto anche per le persone omosessuali fu la Danimarca nel 1989.
Condividiamo le parole di Franco Grillini (Gaynews di oggi): "La nomina di una lesbica alla guida di un paese a democrazia avanzata costituisce un fatto di rilevanza storica e di enorme valore simbolico che fa impallidire lo squallore del dibattito su questi temi che caratterizza la politica italiana".
Attendiamo fiduciosi che anche in Italia presto o tardi torni a risplendere la luce della ragione, sempre più offuscata da una deriva culturale senza precedenti, anche se, a dire il vero, potremo dire di aver sconfitto lo squallore non solo e non tanto quando accadranno anche da noi eventi simili, ma quando per via di una finalmente raggiunta maturità delle persone una nomina del genere, o fatti analoghi, cesseranno di diventare notizia e non si porrà più enfasi sull'orientamento sessuale di una persona nominata premier, proprio come oggi non se pone sul colore dei capelli. Lunga è la strada, però, ed inaffidabili le guide.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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domenica 1 febbraio 2009

Il Bengodi dei delinquenti

I giudici, quando possono, ci mettono del loro, non vi è dubbio: come spiegare altrimenti la decisione di concedere i domiciliari dopo pochi giorni a un ragazzo colpevole di aver violentato brutalmente, in preda a alcool e droga, una ragazza a una festa di piazza, motivando la decisione con la circostanza che si tratta di un bravo ragazzo che ha collaborato con gli inquirenti quando invece si sa che per giorni si è nascosto e a un primo interrogatorio ha negato il fatto? Di fronte a reati così odiosi, violenti e frequenti un giudice, nell'appplicare la discrezionalità che la legge giustamente gli concede, dovrebbe avvertire l'urgenza sociale di dover dare un giusto segnale, senza farsi impietosire oltre misura dal singolo caso in esame.
Ma quando si leggono sentenze come quella che sto per riferire si capisce che al di là della discrezionalità speso esercitata male dai giudici è proprio la legge che deve essere cambiata (oltre che le carceri riformate, ma questo è un altro discorso): come può il codice prevedere solo 4 anni e spiccioli di condanna per una persona di oltre settant’anni che per mesi ha violentato il nipote tredicenne? E come può prevedere che per l'età il condannato non dovrà andare in carcere? Sono segnali pessimi, che incoraggiano i delinquenti a delinquere, semmai ne avessero bisogno: per molti reati, da quelli più violenti, come lo stupro, a quelli più socialmente rilevanti, come i falsi in bilancio, le pene sono improbabili e, nel caso, lievi: meglio di così vi sarebbe solo l'impunità (che, ci sovviene in questo momento, per quattro persone già c'è... cfr. lodo Alfano, che lodo poi non è perché si tratta di norma imposta e non condivisa).

Si impongono almeno quattro considerazioni:
1 - perché spendere tempo e denaro pubblico per processare una persona che poi, al massimo, prenderà 4-5 anni che non sconterà mai? Specialmente se ha confessato o se vi sono prove inoppugnabili (video, flagranza), emettiamo sentenza nel giro di una settimana: il risultato sarà lo stesso, il risparmio notevole;
2 - riformiamo e ingrandiamo le carceri (stimoleremo l'occupazione, nel frattempo): il carcere deve punire in quanto priva della libertà (pena che sarebbe già sufficiente, direi, se le condanne fossero eque e scontate per l’intero), non perché si traduce nella caduta in un precipizio infernale in cui si sta in quattro in una cella per due o in cui si rischia la vita giorno dopo giorno a causa di soprusi, violenze, scarsi controlli, ecc. Pene severe e scontate sino in fondo (basta sconti, saldi, patteggiamenti, attenuanti, ecc.) ma in carceri degne di un paese civile e non di una dittatura oscurantista;
3 - a occhio una persona comune penso riterrebbe adeguata, per il reato di cui sopra, almeno una permanenza dietro le sbarre di 8-10 anni (e non citiamo quelli che desidererebbero punire in misura ben peggiore o diversa il colpevole, non vogliamo scivolare nella logica da Far West); perché il codice è così lontano dal sentire comune? Perché questo paese è diventato il Bengodi del delinquente?
4 - che senso ha dire che se hai 70 anni non puoi andare in carcere? 70 ti bastano per violentare un bambino ma non per stare dietro le sbarre? Forse avresti dovuto pensarci prima, no? Si tratta pure di reato continuato! C'è chi potrebbe dirmi a questo punto: se va in carcere, lo ammazzano, dato il tipo di reato di cui si è macchiato. Non fatico a crederlo: ma qui torniamo al discorso delle carceri come sono oggi (gironi infernali senza legge, o meglio: senza la legge che conosciamo noi) e le carceri come dovrebbero essere (istituti in cui vige la più ferrea disciplina e i più severi controlli nei quali sia possibile per un criminale, qualunque reato abbia commesso, scontare la sua pena integralmente senza rischiare la vita).

Come spesso accade, si comincia a parlare di una questione (discrezionalità abusata dai giudici, pene ridicole) e si finisce per affrontarne molti altri (carceri da riformare, codice da rivedere): nello stato in cui siamo oggi sembra fantastico poter anche solo pensare di mettere mano con giudizio a questioni così complesse. Per farlo ci vorrebbero classi politiche illuminate, oneste e competenti. Appunto.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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