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giovedì 27 settembre 2012

Caso Sallusti: legge liberticida, sentenza giusta

Sallusti (direttore de Il Giornale) condannato a 14 mesi, dice che fara’ la galera rifiutando pene alternative o la grazia. Ok.
Nel commentare questa sentenza (che come tutte le sentenza va rispettata, anche quelle assurde che hanno condannato a dieci anni chi ha spaccato cose al G8 e salvato chi, in divisa, ha spaccato teste) non terremo conto del fatto che Sallusti scrive spesso in maniera non obiettiva (eufemismo). La sentenza e’ logica, il giudice ha applicato la legge. Se Farina (il vero responsabile) ha ammesso le sue colpe guarda caso solo oggi, cosa ne possiamo noi? Al massimo sappiamo cosa pensavamo e a maggior ragione pensiamo di Farina. Se la legge in questione, poniamo, è eccessiva, liberticida, antidemocratica, ecc, cosa ne possiamo noi? Le leggi le fa l’assemblea dei pregiudicati-inquisiti-non-eletti (di solito detto Parlamento), non i giudici, che le applicano. La pressione pre-sentenza di Napolitano, al riguardo, è stata vergognosa. Io ho letto l’articolo di Farina, quello per il quale Sallusti si è beccato i 14 mesi, e ritengo che sia zeppo di menzogne e accuse deliranti, sicchè, anche se la legge fa schifo, la sentenza, che non può che basarsi su quella legge, è, a mio parere, giusta. Pensassero alle cose serie, tempo per modificare questa legge ne hanno avuto in quantità, sprecandolo. Ora Sallusti fa quel che farei io: berrei fino in fondo l’amaro calice, cercando di sopportare con dignità la disavventura, in modo da uscirne alla grande. Peccato che quell’articolo fosse veramente ridicolo, delirante e infame e che quindi una punizione severa la meritasse. Quale punizione, poi, lo stabilisce la (liberticida) legge.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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domenica 23 settembre 2012

Le Poste Italiane fanno schifo

Sono abbonato a un quotidiano da alcuni anni. La consegna è affidata alle Poste Italiane. Che fanno schifo.
La settimana tipo io ricevo il giornale puntualmente 2 o 3 giorni sui 6 di uscita previsti. Gli altri numeri li ricevo uno, due o tre giorni dopo. La mia città dista 350 km appena da quella in cui il giornale è stampato; non abito in un paese, nemmeno su un'isola, ma in un capoluogo di provincia.
Venerdì scorso ho ricevuto 4 numeri in un colpo: quelli di martedì, mercoledì, giovedì e venerdì. Mercoledì scorso ho ricevuto il numero del venerdì prima e non quello del giorno stesso. Ho gia' fatto presente la cosa, non serve a niente.
Le Poste italiane non sono in grado di svolgere il servizio per il quale sono pagate (in questo caso dal giornale e, per mezzo dell'abbonamento, da me). Fanno schifo. Non mi interessa sapere se la colpa e' del governo che taglia i fondi o del politico che se li mangia, a me interessa il risultato. Se io pago per avere un servizio e non lo ottengo, posso ben dire che chi eroga questo servizio fa schifo. E, alla lunga, dato che non rimedia al disservizio né rifonde chi ha pagato, posso anche dire che mi truffa. E' l'Italia, bellezza! Un paese in agonia.

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lunedì 17 settembre 2012

Il silenzio è d'oro

L'attore inglese Rupert Everett (gay) ha dichiarato: "Non riesco a immaginare nulla di peggio che essere cresciuti da due papà gay". Everett ha anche sottolineato di parlare a titolo personale e di non sentirsi parte di nessuna comunità.
Premesso che si tratta di una legitima opinione personale (io per esempio posso pensare che la crema solare sulle fette biscottate sia un'ottima colazione), si tratta comunque di un'affermazione stupida, che sa tanto di "voglio un po' di attenzione sui media".
Peggio è per esempio crescere soli in un orfanotrofio o con genitori etero violenti, litigiosi, irresponsabili e idioti.
Essere educati bene da una o due persone che si amano e che ti amano è quanto di meglio possa esserci. Libero Everett di pensare queste minchiate (del resto condivise da molte religioni), magari avrà conosciuto un sacco di idioti gay (ce ne sono, eh, l'idiozia non è un'esclusiva etero).

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domenica 16 settembre 2012

Il ritorno del grande statista

Si avvicinano le elezioni e torna a farsi sentire Berlusconi, con le solite intervistine preconfezionate sul giornale di famiglia, con le solite bufale (ci vuole un vero leader, grillo è un comico), le promesse irrealizzabili (imu, tasse), le distorsioni della realta' (i meriti del precedente governo), le sbruffonate, i toni da grande statista; un uomo che ha gia' governato (sic) per parecchi anni, gli ultimi disponendo pure di una maggioranza bulgara, e che, tranne che quando si e' trattato di fare i suoi interessi aziendali e personali, ha fallito in modo miserevole; un uomo che e' tuttora coinvolto in svariati e delicati processi e che si è tirato fuori dagli altri grazie a una intera collezioni di leggi ad personam; un uomo che è tuttora titolare di un conflitto di interessi mostruoso incompatibile con qualsiasi idea di democrazia. Ci mancavano un po' queste boiate; non ci manca lui, dato che il futuro di ciascuno di noi e di questo disastrato paese non è un gioco, e di certo non è un gioco da mettere di nuovo per intero nelle sue mani (dico per intero perche' anche oggi parecchi fili è lui a muoverli).

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domenica 9 settembre 2012

Dagli al Grillo

Abbiamo una classe politica marcia che ci vessa da decenni; conflitti di interessi enormi; lobby potentissime; leggi ad personam; politici che da quarant'anni ci succhiano il sangue come parassiti; pregiudicati e condannati in Parlamento; una legge elettorale vergognosa; una disoccupazione spaventosa; un debito pubblico immenso e in crescita; un'economia a brandelli; scuole e uuniversità al collasso; ricerca scientifica senza fondi; nessuna luce all'orizzonte.

E cosa facciamo? Andiamo a vedere il pelo di Grillo, di un movimento (il 5 stelle) che e' quasi la seconda forza politica del paese e che ha idee nuove, giuste, che fa politica con due spiccioli e che non ha mai chiesto un euro di contributi pubblici e che tutti adesso, preoccupati di dover lasciare a breve la poltrona, cercano di infangare e di affossare con orchestrate e vergognose campagne di stampa diffamatorie.

Siamo proprio un popolo di venduti e di irrecuperabili idioti.

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domenica 2 settembre 2012

Adoro la sconfitta

"Alla Juventus vincere non è importante. È l'unica cosa che conta." Questa frase, pronunciata da Boniperti, che forse l'aveva letta su uno striscione, è sintomatica di una visione dello sport molto precisa, totalmente opposta a quella che ho io e che dovrebbe avere un uomo di sport. Vincere non è l'unica cosa che conta e non è la cosa più importante: questo è un capisaldo della mia visione del mondo e dello sport, da sempre. Chi non condivide puo' legittimamente criticare ma, mi spiace, non sta parlando di sport: dopotutto, basta mettersi d'accordo sul tema di cui si sta discutendo.
Preferisco questa frase, pronunciata da Paolo Mantovani nel 1988: "Abbiamo una squadra che insegue le vittorie ed è attrezzata per ottenerle, ma non a qualunque costo; che è lì per darci gioia nel tempo libero, non per rubarci agli affetti condannandoci alla fissazione; che è lì per farci sentire orgogliosi della nostra fede sportiva, e difatti non ci ha mai dato modo di doverci vergognare."

Vincere è l'unica cosa che conta significa che chi arriva secondo è nessuno, e il solo pensarlo è una bestialità; significa che tutto quello che si fa per vincere va bene, con le derive (...) che questa frase puo' suggerire o giustificare; significa che l'impegno, l'onestà, il sacrificio, la prestazione hanno valore solo se portano al successo ma non contano nulla se non sono coronati dalla vittoria. Francamente sono pensieri disgustosi.
A me piace vincere, ma non a qualunque costo. Assolutamente no. E più della vittoria tengo all'impegno, al rispetto delle regole, alla chiarezza e onestà degli intenti, al rispetto di avversari e arbitri, al cuore oltre l'ostacolo, alla maglia zuppa di sudore. Se poi arriva la vittoria tanto meglio, è evidente. Ma quel che conta e che mai deve mancare è l'aver rappresentato con dignità e fierezza la propria città, la propria regione, il proprio paese, l'aver indossato quei colori da uomini di sport e, quindi da uomini.
Altre visioni, come quella che ispira questo post, tanto vicina a quella berlusconiana degli anni ruggenti, non mi apparterranno mai.

Puo' sembrare una frase allucinata, ma: adoro la sconfitta. Insegna come nessuna vittoria può insegnare. Insegna a perdere e quindi insegna a vincere. Insegna a vivere. E' la sua esistenza, la sua possibilità, che rende bella la vittoria. Senza la possibilità della sconfitta, il gioco perderebbe senso, non giocherei più. Perdere non è disonorevole e non è una tragedia, è parte dello sport, del gioco.

Insomma, con buona pace di Boniperti, Agnelli e banda fare sport non c'entra nulla con quella frase.

Pensarla come me non impedisce di vincere, anzi. E vincere avendo nel cuore quei valori forse è più difficile ma è incomparabilmente più bello. Il resto è brama di potere, avidità, arroganza, non saprei nemmeno, ma non è sport. Che cosa c'entra lo sport?

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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