Io lo dissi due anni fa, più o meno. Lo pensavo da tempo. Lo dissi direttamente a chi avrei dovuto, senza giri di parole o infingimenti, perché secondo me era giunto il momento di scoprire le carte. Lo dissi come chi rivela una realtà evidente, sì ok è evidente ma qualcuno lo deve dire, e certo non ha colpe se lo dice, non più di quelle che ha il termometro nell' indicarti che hai la febbre.
Ma sembrò un'offesa, alla persona a cui lo dissi, una cosa inaudita, falsa, una mia invenzione senza senso, e dovetti non fare marcia indietro, ma abbozzare: pareva che avessi detto un'enorme assurdità, smentita dai fatti.
Tornai un poco sui miei passi, poco convinto. Ma curioso.
Epperò in questi due anni scarsi, anche se qualcosa è cambiato (poco), i fatti, che sono la cosa più ostinata del mondo (cit. Biagi) sono tornati a fare male.
E io, come ahimè spesso accade, mi sono accorto che avevo ragione.
Io forse non so bene cos'è l'amore (o forse lo so perfettamente), ma so che così come è idealizzato non esiste. Può esistere quello per i figli, ma è tutto, e anche lì è in parte proiezione. E' una grande illusione, questo benedetto amore, ma lungi da me l'intenzione di avversarla: le illusioni aiutano a vivere, e vivere è un'impresa colossale. Stimo chi ne è preda, stimo chi ne è succube: è superiore a me.
L'amicizia penso di conoscerla meglio e, a differenza dell'amore (pura utopia), penso che possa esistere: è rara ma a volte batte un colpo. Però è argomento che mi riguarda poco: forse ho standard troppo alti, o forse gli altri hanno parametri basici, non saprei: di fatto non c'è possibilità di intesa.
Parlando di questo secondo aspetto, il rapporto che avevo osato denudare a metà estate 2024 era per l'appunto un qualcosa che girava con la targa "amicizia" ma non ne aveva il diritto. Era già nudo. Né pareva essere qualcosa di passibile di evoluzione in forme diverse, tipo amore o relazione sessuale. Quindi non aveva chiaramente speranze di crescere e diventare una vera amicizia, né di evolvere verso forme differenti. Aveva la prospettiva di uno stagno: stagnare. Era semplicemente un rapporto debole, stanco, senza prospettive, a a volte senza senso. Non si intravedeva la voglia di coltivarlo o almeno io non vedevo questa voglia nella controparte. E allora perché continuare a fingere, mi chiesi? Ed è lì che scatenai una reazione quasi offesa e comunque piccata.
Del resto io la vedo così: un rapporto che ha già scritto in faccia che mai evolverà (indipendentemente da come evolverà) è, per quanto mi riguarda, già sepolto. Un rapporto vivo può evolvere, o no; può cambiare del tutto o poco, questo non lo si può sapere, ma se sai già che non si muoverà è meglio se lo secchi subito perché non è un rapporto vivo, ma una lapide.
In due anni qualcosa è cambiato, ma poi la verità viene a galla. L'amicizia è condivisione, è vicinanza, è contatto sia fisico che spirituale costante: il che non implica vedersi tutti i giorni, o applicare tutte le posizioni del Kamasutra, ma sapere comunque sempre tutto o quasi della vita dell'amico. Perché l'amicizia, in questo, a volte sa essere più pervasiva dell'amore. L'amico o l'amica che invece divorzia e tu non lo sai, cambia lavoro e tu non lo sai, parte e tu non lo sai non è un amico, basta con le minchiate, di grazia. Finiamola di prenderci per il sedere, con questa storia dell'amicizia, su.
Per qualche ragione misteriosa a lui o a lei piaci un minimo (il minimo sindacale, sia chiaro, e non in senso fisico, sia chiaro pure questo, lì c'è disgusto) e quindi ci tiene a mantenerti attivo nelle sue relazioni, ma alla stregua di un asciugacapelli, che usi quando hai fatto lo shampoo e per il resto vive riposto in un armadietto col filo tutto orrendamente arrotolato. Sei arruolato quando servi, sei un contatto "stagionale" (ti chiamano se il fatturato pare poter crescere), sei una risorsa a richiesta, utile quando l'altra persona è sola o triste o annoiata o quando chissà perché prova nostalgia di qualche pregio di questo amico che per lei amico non è se non a gettone.
Ma perché estremizzare? Perché non posso vivere i rapporti per come sono, sia quelli capaci di evolvere sia quelli stanchi e finiti? Perché non accetto quel che viene e cerco di prendere il meglio da ogni cosa?
Perché alla mia età non ho più voglia di fare finta che, di tenere in giardino piante che non fanno fiori. Le ipocrisie ormai mi infastidiscono. Sono più ragionevole e paziente, a quest'età, ma anche più secco: quel che non va si pota, chi non mi vuole vada altrove. Avrà tempo e modo di pentirsene. O no. Sinceramente, non mi interessa.
Non ho più voglia di fare buon viso a cattivo gioco, di continuare questa eterna commedia che è la vita.
Essere amici è mettersi in gioco, è darsi, è rischiare.
Altrimenti è commedia.
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(IMG funeraliroma it)
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