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lunedì 9 luglio 2018

Non sono un cavallo

Ho già scritto su questo tema, ma non è mai abbastanza.
In realtà sono due i temi che oggi mi solleticano la penna, ma partiamo dal primo, il che, come modo di procedere, conserva pur sempre intatta la sua bella validità.

C'e' chi usa i social per lavoro (farsi pubblicità), chi per curiosare a tempo perso nelle vite degli altri, chi per informarsi (?), chi per inoltrare qualche citazione e sporadicamente commentare interventi altrui (in genere però senza quasi mai esporsi troppo sui più diversi argomenti, o perchè avverte acuta la fatica di andare oltre le due righe o per prudenza). Poi c'e' anche chi lo usa per cercare l'anima gemella (i c.d. autolesionisti) o per molestare, offendere, o fare sexting, stalkeraggio e giochetti vari (i c.d. stron*i).

Io lo uso per tutte queste cose (tranne le ultime cinque e fatta eccezione per le parentesi), ma soprattutto per scrivere. Su tutto. Di tutti. Spesso avendo come ispirazione l'attualità e il flusso delle news, ma non necessariamente. Dicendo sempre come la penso, senza finzioni, e quindi rischiando parecchio (le brutte figure), perchè chi si espone sempre, e spesso repentinamente, dicendo la sua opinione, spesso su fatti ancora non sedimentati e non chiariti a sufficienza, rischia sempre.
Lo faccio volontariamente (mi piace e lo trovo utile esercizio) e ovviamente senza scopo di lucro. Lo facevo già prima di Facebook, Twitter e banda, sul mio blog: non sono un millennial né un generazione Z. E prima ancora scrivendo ai giornali o a me stesso.

Quello che molti non afferrano, o per distrazione o per spiacevoli lacune del kit neuronale in dotazione, è che se io parlo bene dei cavalli, non vuol dire che vendo cavalli, o che li addestro, o che io stesso sono un cavallo. E se parlo male delle religioni non vuol dire che sono un senza dio o che voglio offendere in maniera indiretta quelli che, miei amici di Facebook o lettori generici, dovessero essere cattolici o seguaci di altra religione. E se critico i vegani, non voglio offendere Piero, che è vegano. Se ho intenzione di dir qualcosa a Piero, scrivo direttamente a lui, non lo faccio indirettamente demolendo il proselitismo veganico.

In sintesi: se voglio mandare un messaggio a un tizio, non giro un film, non scrivo un libro, non faccio un post. Alzo la cornetta e lo chiamo.
Quindi leggetemi senza sentirvi presi di mira. D'altra parte, avendo qui e nella vita vera (?) amici integralisti e atei, vegani e carnivori, asessuati e ninfomani, tolleranti e razzisti, grassi e magri, belli e brutti, cattivi e buoni, ricchi e poveri, se mi preoccupassi sempre di poter ferire qualcuno non dovrei più scrivere su niente, e questo, francamente, non fa per me.

Qual è l'altro tema di oggi? A breve un altro post.


autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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