Non di rado le donne sono trattate come oggetti: molto più spesso nei secoli passati, occorre essere sinceri. E gli schiavi.
Ma, anche oggi, sono trattati come oggetti molte categorie di individui, indipendentemente dal sesso.
E con il beneplacito del sistema sociale, delle leggi, del modo di sentire comune: alla fine, è una vista come una cosa accettabile, o inevitabile. Come un temporale: occorre ripararsi e aspettare che passi.
Solo che non passa, può finire per un certo periodo di tempo per alcuni, poi tornare, ma non passa davvero mai. E soprattutto accettarlo o considerarlo inevitabile è folle.
E' trattato così, spesso ma non sempre, chi è in condizioni di inferiorità fisica: per esempio i malati gravi, i disabili. O gli anziani magari non più del tutto autosufficienti.
A volte anche i bambini, che invece, sebbene vadano educati con mano ferma, sono entità distinte fin dalla più tenerà età, e non nostre propaggini o materia del tutto informe o cose.
Anche chi è in condizioni di inferiorità o di difficoltà magari temporanea per questioni puramente amministrative, o chi è visto come "inferiore" per certe sue specifiche del tutto irrilevanti come la provenienza geografica, l'orientamento sessuale simili. O chi è stato vittima di un rovescio di vario tipo e quindi è momentaneamente in uno stato di estrema fragilità.
E poi tutti noi quando dipendiamo da altri per ragioni economiche. E, è inutile precisarlo, la stragrande maggioranza delle persone dipende da altri per ragioni economiche. Tolte le persone benestanti o ricche, in pratica tutti.
Essere trattati da oggetti è esperienza sommamente spiacevole alla quale non ci si abitua mai, sebbene si dica spesso che l'uomo si abitua a tutto, cosa che in buona sostanza è comunque vera.
Significa non essere considerati persone come le altre, alla fine. Non di rado chi è il carnefice lo fa senza rendersi conto di quel che sta facendo in ogni preciso istante in cui lo fa: altrimenti, tranne il caso di alcuni sadici, non lo farebbe o cercherebbe di mitigare questo errato approccio nei confronti degli altri. Spesso è "colpa" di un'organizzazione o del sistema gerarchico o di potere in cui è inserito: egli stesso è trattato da oggetto da coloro dai quali dipende la sua sopravvivenza (quanto meno economica, che oggi poi coincide quasi interamente con la sopravvivenza tout court) e quindi non solo considera normale farlo a sua volta o non cercare di farlo il meno possibile, ma lo vede come una rivincita o come una normale gestione dei rapporti umani fra individui che occupano posizioni sociali o professionali distinte. Si tende insomma a spersonalizzare la questione, ad ammantarla di una veste professionale, a giustificarla dentro di sé, a normalizzarla, a considerarla inevitabile, quando invece resta una stortura impressionante e del tutto evitabile.
Nel mio cassetto ho diversi attrezzi. Possono servire a un uso domestico (privato) o professionale. Possiamo dunque parlare delle posate di una cucina, o degli utensili di un falegname. Questi attrezzi sono oggetti. Restano nel cassetto fino all'esatto momento in cui qualcuno sente la necessità di utlizzarli: è allora che diventano utili e vengono impiegati. Ma non dobbiamo certo preoccuparci dello stato in cui si trovano nei periodi più o meno lunghi in cui non vengono usati perché non utili a qualcosa, né dobbiamo farci scrupoli se decidiamo di impiegarli improvvisamente, senza quindi preavvisarli o addirittura richiedere un loro consenso all'uso. Parimenti, non avremo scrupoli a dismettere ed eventualmente sostituire quelli che non ci servono più o quelli che, a nostro insindacabile giudizio, abbiano perso, per via di un incidente o di semplice usura, la loro capacità di servire allo scopo.
Essere trattati da oggetti, specialmente quando questo potrebbe essere in tutto o in parte evitabile (praticamente sempre) è una esperienza degradante, che peggiora la qualità di una vita spesso già difficile per mille motivi interni ed esterni. Aumenta l'insicurezza, rende fragili, moltiplica lo stress, favorisce il nervosismo, l'insonnia, l'insorgere di patologie. Rende più probabile una diminuzione del rendimento materialmente inteso e dell'affidabilità personale e professionale, favorisce la nascita di sentimenti di rivalsa, di odio contro il mondo, di vendetta e comunque, senza arrivare a sfociare in episodi di violenza, di sentimenti di ostilità, di diffidenza, di chiusura. Si vive sempre sotto un cielo plumbeo, schiacciati dal peso avvertibile di una cappa di piombo che ci rende pesanti e spesso inutili a noi a egli altri. Ci si sente provvisori, mai realizzati, sempre in bilico su un crinale. Non si ha la possibilità di programmare un futuro per sua natura incerto. Ci si sente incompresi, svalutati o comunque mai correttamente giudicati, e spesso non se ne capisce la ragione, perché come ho detto spesso si tratta di comportamenti facilmente modificabili, da parte di chi li mette in atto. Sarebbe sufficiente mettere sempre il dato umano al primo posto, in ogni caso e data qualunque circostanza, prima di quelli prettamente materiali, perché ciascuno di noi non è una cosa e perché ciascuno di noi è poi l'elemento chiave nella realizzazione di moltissimi di quegli obiettivi pratici ai quali sacrifichiamo ottusamente ogni giorno le nostre qualità umane.
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(IMG: aggiustatutto it)
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