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sabato 28 febbraio 2026

Putin fa schifo ma noi di più

Ribadisco. Putin è un dittatore. Le elezioni però in Russia ci sono, allora perché non la definiamo la più estesa democrazia eurasiatica? Di Israele, governo criminale e nazistoide che uccide le persone come mosche (non dal 7 ottobre, ma da DECENNI), non diciamo che è una democrazia solo perché fanno le elezioni? La più grande democrazia del Medio Oriente, che viola i confini di stati sovrani, bombarda a destra e a manca, stermima decine di migliaia di donne, anziani, bambini. Con la scusa di un orrido attentato, quello del 7 ottobre, opera di bestie, stranamente riuscite ad aggirare il più efficace sistema di sicurezza e i più abili servizi segreti del mondo, eh... Come se per fronteggiare le Br o l'Anonima Sequestri o la Mafia noi ci fossimo messi a sterminare Siciliani, Sardi o intere città italiane. 
Putin viene dal KGB. Putin è freddo, insensibile, satanico. Ok.  Putin ha fatto varie guerre (meno o più di quelle scatenate dagli Usa dal '46 a oggi? E delle due bombe atomiche tirate in testa a innocenti, ne vogliamo parlare? Chi le ha tirate?). Tutto vero. Putin fa i suoi interessi. Verissimo. Come Trump. Come chiunque. Noi però siamo così coglioni che facciamo quelli degli Usa da 80 anni. Putin ha invaso l'Ucraina (dopo aver annunciato per dieci anni quel che avrebbe fatto se fossero continuate certe manovrine, inascoltato) e in questa guerra (orribile, le guerre sono cose orribili) sono morti soldati ma anche qualche civile, come sempre accade: vero. A Gaza 80mila civili, e presi di mira di proposito, non per "effetto collaterale" (parliamo delle cinquante donne vittime di Trump a Teheran oggi?). Putin è una merdaccia, non ci piove. Ma non si è mai spacciato per liberale o per difensore dei valori. Non ha mai detto che intende esportare la democrazia. Non è un democratico che poi fa cose zozze, è un dittatore e lo sa e da un dittatore io mi aspetto porcate, non da un politico eletto in un paese "civile". Quindi è cattivo ma non ipocrita. E' cattivo ma non stupido. Se il mondo è fatto di cattivi non è colpa mia: chiedete al vostro dio. Io so solo che fra Putin, che è quel che è ma si presenta come è, e questi leader europei e americani (buffoni corrotti) che mettono il vestito dei democratici e dei civili e poi fanno scop -piare coi fucili la te -sta dei bambini, progettano di costruire resort sulle ossa dei Palestinesi massa -crati, fanno colpi di stato e bombardano stati sovrani solo per impossessarsi di petrolio e altre risorse e calpestano il diritto internazionale e quindi sono più schifosi, più laidi, peggiori, infami, ci fa una miglior figura Putin, assolutamente. Quindi io sceglierei Martin Luther King, Gino Strada, Nelson Mandela ma se mi metti nel piatto Trump, Netaboia, Merz, Rutte, Meloni, Putin: io scelgo Putin. Perché è un bastardo ma dice quel che fa e si sa quel che vuole; perché fa le guerre ma non organizza genocidi; perché non è ipocrita e falso; perché non tradisce nessuno mandato, non avendolo ricevuto. E perché non stai con la Svizzera o con la Grecia, allora? potrebbe chiedermi lo stolto. Perché Putin, assassino e dittatore, maiale e guerrafondaio, è l'unico che, avendo 6000 testate nucleari, può impedire al Bidone (che ne ha altrettante) e all'Israeliano Boia (che è culo e camicia col golpista americano) di fare coriandoli del mondo e di spazzarci via. Se non ci fosse una Russia, oggi, o una Cina, saremmo nel Quarto Reich. Saremmo schiavi. Così siamo "solo" i domestici del Merda, le sguattere della faccia di mulo di Tel Aviv, così siamo complici di due genocidi in ottant'anni, ma almeno non abbiamo le bombe sulle case e i dissidenti appesi a testa in giù e nessuno ci frega le risorse: le offriamo spontaneamente noi a prezzi triplicati. E' uno schifo, ma quell'altro sarebbe peggio. Siamo sporchi come è più di Putin. E in più siamo ipocriti, bugiardi, falsi. Facciamo 19 pacchetti di sanzioni contro la Russia e permettiamo al Boia di Tel Aviv di sorvolare il nostro territorio, pur essendo ricercato dalla CPI, anzi lo supportiamo politicamente e militarmente. Facciamo così schifo, noi e Trump e i coglioni europei che anche un Putin, che uccide i dissidenti e se ne sbatte della distruzione che porta una guerra, è, ripeto, meno schifoso. Non è merito di Putin... Il fatto è che noi facciamo schifo ai cani, quaggiù, nell'Occidente dei grandi valori nati sulle ceneri di Hiroshima e Nagasaki, capace di scatenate due guerre mondiali devastanti, due orridi genocidi, decine di bombardamenti, golpe, spoliazioni e razzie e che sta affogando per ingordigia e immoralità, per sete di denaro e di potere, perché ha un'anima sporca e si presenta come il più pulito, è un criminale e si veste da poliziotto internazionale. La differenza fra noi e Putin è solo che noi non abbiamo il coraggio di metterci la faccia nelle cose zozze che facciamo. Se a Putin parli del Donbass, lui tira fuori il Kosovo e porcaputtana se ha ragione, come fai a dargli torto? E' un criminale, ma ti becca col sorcio in bocca e dimostra che tu sei come lui ma ti vesti da buono e pretendi di fargli la morale con le mani sporche di sangue.  Perchè è cattivo ma ragiona.  La Russia, che vi piaccia o no, non ha nessuna intenzione di attaccare la Ue o l'Italia (rido, solo un cretino o un fabbricante di armi -o un politico servo delle lobby- può credere a questo) ed è la sola garanzia contro questi falsi pacificatori, contro questi diavoli vestiti da angeli, contro questi sporchi e sanguinari massa -cratori di bambini vestiti da premier democratici. In un mondo di cattivi pericolosissimi, se ce ne sono due che si odiano stiamo in equilibrio; su un filo, ma in equilibrio; e facciamo le servette. Ma se ne resta solo uno, diventi schiavo o finisci sotto tre metri.

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mercoledì 11 febbraio 2026

Lasciala andare

Lascia andare le cose.
Io in verità sono sempre stato per agire. Ho sempre pensato che se non prendi il volante tu lo prende qualcuno che guida a cane oppure nessuno e si va a sbattere. Quindi mi è sempre piaciuto dirigere. Incidere sul reale, non subirlo. Affrontare i problemi e risolverli, non aspettare.
Ma adesso, a cinquanta e passa, se parliamo di rapporti personali, lascio andare.
Lascia andare le cose.
In verità è una tattica che applico da parecchi anni. Perché se ho un dono è quello di capire presto le persone. A volte poi non do retta al mio dono e sbaglio, ma questo è un altro discorso. Cioè, ho altri doni, ma adesso parliamo di persone.
Lascia andare le cose.
E' inutile fare circhi equestri per conquistare una donna o un uomo: più dovrai fare per avere il suo cuore o solo il suo corpo, più scadente sarà la tua conquista e prima ti si scioglierà tra le mani.
Se una persona non ti ama, o non ti stima, o nemmeno ti tratta da amico, lasciala andare, lasciala alla sua vita.
Anni fa avrei detto lasciala alla sua vita di merda, ma adesso non lo dico, perché non ha senso. Anche tu fossi il migliore sulla Terra, non sarai nessuno per chi non sa riconoscere il meglio. E se poi nemmeno fossi il migliore?
Ognuno ha il diritto di frequentare chi vuole. Di avere per miti dei perfetti scimmioni imbecilli e di provare disprezzo per te. Tu pensi che sia stupida una persona che ti ignora e magari idolatra un gatto o un cretino da palestra col neurone di destra. E lo è, siamo d'accordo. Ma ha diritto di essere stupida e, soprattutto, ti svelo una cosa: se non le piaci, se nemmeno come amico le vai bene, vuol dire che è fatta in un certo modo, e quel modo non potrebbe mai andarti bene, alla lunga: fidati. Quindi lascia andare. Eviti di soffrire. Eviti di fare un errore.
Se non è all'altezza di quel che provi, che cosa potrà mai avere a che fare con te? Se cerca altro e ti snobba, a cosa ti serve insistere? E' perdere la tua vita per dare a un altro quel che mai potrà capire, gradire, apprezzare. E per cosa? Vuoi forse soffrire a tutti i costi?
Sì lo so, dai suoi occhi ti sembrava una persona di un altro tipo. Ma ti sei sbagliato. Non è come credi, è diversa da come credi, non hai letto Pirandello?
La vita è solo una e dura sempre troppo poco e spesso finisce presto, e comunque finisce sempre, e sempre male, e in maniera imprevedibile, e nemmeno sai quando, magari adesso, o fra trent'anni, e magari dopo venti anni di dolore.
Lei ha deciso di non dividere niente con te, niente di più di due messaggi o due parole di persona dieci volte l'anno, per lei non esisti se non quando non sa che fare, e comunque sei solo un accessorio, che alla fine nemmeno usa poi tanto, per dire lo schifo che le fai. Qualcosa di te la attira, ma sarebbe meglio dire la incuriosisce: insomma, sei un giocattolino per i momenti di noia.
Assecondala. Lasciala andare al suo destino.
Che non sarà diverso dal tuo.
Ma ci arriverete separati e mai più vi vedrete: quindi, cominciate da adesso, Cosa sono dieci, trent'anni ancora, rispetto all'eterno e freddo buio che vi attende?
Quindi evitare di fingere ancora, negli ultimi momenti che vi restano su questo pianetucolo, e cominciare già da ora a dimenticarsi...
Sì, lo so, fa male all'inizio, ma tu sei abituato, tu conosci presto le persone, e hai passato i cinquanta. A volte ti piace ignorare la tua saggezza e dar credito a chi non ti merita e non lo merita, ma lo fai per sfida o passatempo.
Smetti, è inutile, è crudele e ti fa male.
Lascia andare.
Lasciala andare.
 
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Lo so, rinuncio a molto. Io.
A tutto quello che potevo comunque avere, a tutto quello che puoi avere ammirando un quadro che non potrai mai avere in casa tua, o aiutando e sostenendo una persona che non potrai mai frequentare davvero. Una persona che non potrai mai avere nemmeno come amica (orrore il solo pensarlo, per carità scusate la blasfemia). A tutto quello che ho avuto e potrei ancora avere solo pensandola. Parlandole di sfuggita dieci volte l'anno, forse meno. Omaggiandola. Mitizzandola. Non è poco, certo che no.
Per anni mi sono detto che poteva bastare eccome. Perché per me era comunque tanto. E' stato tanto, E' tanto tuttora. Ma con un ma.
Adesso qualcosa è cambiato.
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Adesso penso che se quel che provo non dico non è ricambiato, perché sarebbe troppo facile, ma non ha nemmeno un piccolo riflesso, anche piccolissimo, forse il tutto è sì bello, spesso, ma privo di senso, sempre.
Alla fine io ho perso aderenza a forza di volare e quindi preferisco svoltare.
Mi ha convinto il fatto che in tre lustri non vi è stato un progresso anche minimo, anche irrilevante. Voglio dire, panta rei, ma qui no.
E allora vuole dire che tutto quel che ho dentro di me, e che è tantissimo, non dico sia sprecato (non è mai sprecato) ma picchia contro un muro e fin qui potrebbe pure starmi bene, ma il muro neppure si accorge più, e allora adieu
Non posso star qui a dispetto dei santi. Tutti allontanano dalla propria vita chi non è abbastanza gradito; siccome non lo fa lei, lo farò io.
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Hai legittimamente impostato la tua vita in questo modo così chiuso. Ok. Quindi non soffrirai particolarmente per questo. Non dico che non soffrirai come me, perché sappiamo che a te, se paragoniamo quel che provi alla mia situazione, non importa nulla. Dico che supererai la cosa molto agilmente, fidati.
In quindici anni se ti fosse importato qualcosa di questa vertigine, anche al punto di dare solo un'occhiata fin laggiù, senza caderci beninteso, lo avresti fatto.
Quindi inutile mentire adesso, perfino a se stessi.
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In un'altra vita? No, non ci sono altre vite. E' in questa che scegliamo quel che secondo noi merita difendere a costo di fare scelte coraggiose, e quel che non merita sforzi particolari.
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Odio i rapporti personali che non hanno nessuna prospettiva di cambiamento, sia essa di crescita o di peggioramento, sia chiaro. Non parlo necessariamente di rivoluzioni (conoscenti che diventano grandi amici inseparabili, fratelli che si giurano eterna lotta, amici che si mettono insieme, etc), parlo di possibilità di cambiamento, grandi o piccole, che si verificheranno oppure no, e semmai chissà quando (per l'appunto: possibilità). Non certezze. Ma è quando c'è la certezza dell'immobilità che a me non sta bene. Perché un rapporto vivo può cambiare o no ma ha la possibilità di farlo, lo senti: poi dipenderà dal caso e da tanti altri fattori. un rapporto morto non cambierà mai, e a un certo punto ti accorgi anche di questo; si appiattirà fino a diventare insipido, superfluo, agonico e poi forse anche molesto. Non è dunque essenziale per me che un rapporto cambi, per niente; è essenziale che possa cambiare. La possibilità lo rende un rapporto vero e vivo.

Poi, e questo l'ho già scritto molte volte, se in un rapporto non banale (non parlo di quello col fruttivendolo) manca il contatto visivo, quello fisico, la confidenza anche corporea, senza che vi siano ragioni che spiegano questo fatto (la distanza, per esempio: ma penso che ben poche ragioni possono spiegarlo), il rapporto stesso si candida a essere per forza di cose limitato e incompleto, a volte finto, o di sola forma.

Infine, non vi devono essere forzature. Conquistare un uomo o una donna dopo immensi e prolungati sofrzi ci dà piacere, ma è la garanzia quasi assoluta di un futuro disastro, perché quel che abbiamo preso con insistenza, quasi per sfinimento, brucia in fretta e dura molto poco.

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LEGGE MA NON SI RICONOSCE IN QUEL CHE LEGGE

Non mi interessa se Meta penalizza le mie pagine: fottesega. Chi è interessato a leggermi verrà sulla mia pagina, agli altri un bacio affettuoso. Mi interessa di più il fatto di interagire con persone che non sono sincere o che non si mettono in gioco per me.
Spesso portiamo avanti rapporti solo perché interromperli è più disturbante e faticoso che far finta di nulla. No, non parlo dei matrimoni: quelli sono cose serie, intendo nella categoria dei problemi. Parlo di rapporti meno totalizzanti ma, per quanto mi riguarda, non meno importanti (alla fine se lasci un amico non devi dormire in macchina). E quindi eterniamo l'ipocrisia, perché chiudere un conto corrente in banca è difficile (ti fanno mille domande, manco fossi affiliato all'Isis), più facile è tenerlo acceso con due lire sopra. Ma, ecco il punto, ogni anno ti partono 70-100 euro di spese. Esattamente come se prolunghi l'agonia di un rapporto finito: paghi un prezzo.

Se un tale ti fa un torto (ciao bel P.) o si comporta da egoista cafone approfittatore e geloso (un bacione, grande F.) o si comporta da razzista di merda (ehi, bella C.!) o, casi meno gravi, loda Benito il maiale pelato sui social (uh uh, caro M.) la rottura avviene per forza, secondo i miei standard, è fastidiosa ma alla fine sei sollevato: ti sei liberato di una zavorra. Il problema è quando non c'è un torto specifico, ma continuare sarebbe accanimento: una rottura ci vuole, ma apparirebbe facilmente come ingiustificata, facendoti fare la figura del bastardo.

Eppure, devi rompere. Il fatto che non vi sia un torto specifico non rileva: il rapporto è finto, ci sono mille episodi che sommati fanno un peso a volte maggiore di un torto. Certo, la controparte non capirà, perchè appunto sa di non avere una colpa ben precisa e perché se si rendesse conto che la sua condotta è inaccettabile forse non la metterebbe in atto, quindi è evidente che non è in grado di rendersene conto. E quindi non capirà, penserà che sei in andropausa, o che ti è partito il cervello.

Se poi tu vuoi pure bene a quella persona, la cosa sarà ancora più dura, ma devi farlo.
Perché lei non ti vuole davvero bene. 
Non rinuncia a nulla della sua vita, non corre un solo rischio, non si mette mai in gioco, in sintesi: non tiene a te, al di là di un affetto superficiale e di dichiarazioni di facciata. Non rinuncerebbe a nulla per non perderti, nemmeno ai comfort minori. Quindi a ben vedere ti tratta da schifo. Ecco perché, torto o no, devi lasciarla andare. Ora. Ti farà male, ma è giusto così. Non puoi continuare a dare tutto te stesso a chi ti tratta come un accessorio, o come un giocattolo utile per i brevi momenti di noia. 

Ma non capirà! E insisterà con la sua litania di frasette e messaggi, che delimitano un perimetro angusto e immutabile: quello della sua finta amicizia per te. Che, intendiamoci, lei sente vera. Ma questo non cambia le cose: è finta. Poi magari avrà dei dubbi, ma subito non capirà. Magari leggerà pure questo testo e altri, su Meta e altri social, e non si renderà conto che si parla di lei. E' normale, per lei è normale trattarti così, da straccio della polvere. Se non deve spolverare, ti dimentica in un cassetto. Leggerà e non capirà.

Io non sono cattivo, è autodifesa. So bene che non posso realizzare quel che vorrei con te, non sono idiota. Ma qui si parla di molto meno e tu di questo "molto meno" non sei in grado di darmi quasi nulla, non rinunci a nulla, non prendi posizione. Se io sparissi per te sarebbe la stessa cosa, più o meno. E allora ciao. Ti farai due lacrime, anzi io dico di no (quelle forse al funerale, ma solo due). E poi ripartirai tranquilla.

Sarà dura, perché io ci credevo davvero (tu no). Sarà dura, perché non abitiamo in città diverse. Sarà dura, perché non c'è un torto specifico, ma il prolungarsi agonico di una situazione terminale. Sarà dura perché tu mi hai sempre messo all'ultimo posto nella lista delle cose che vuoi. Ma devo farlo. Per salvarmi. Per giustizia. E, se avessi avuto vent'anni o trenta, per educarti, ma ne hai di più, quindi è inutile.

Non voglio darti di me neppure quel poco che prendi senza scomodarti, perché te lo metto sempre lì sul banco. Perché non è giusto, dato che non ti metti in gioco. Non mi interessa chi non farebbe di tutto per me. Figurati se mi interessa chi farebbe poco o niente.

So bene che così facendo infrango un sogno, ma era appunto un grande sogno. Con te non c'è spazio per i grandi sogni e neppure per quelli piccoli. Sei in una gabbia, ti ci trovi benissimo (è legittimo) e non vuoi altro, neppure quel che affermi di apprezzare in me. Quindi se te lo tolgo, non soffrirai.

Per me è una sconfitta, ma solo registrandola posso superarla. Ci ho provato, pensavo fossi diversa, lo sembravi davvero, lo sembravi maledettamente. Forse lo sei anche diversa, ma non abbastanza per volare. E io, che già sono a quote più basse, voglio continuare a sognarne di alte, non voglio puntare il muso verso la pista prima dell'inevitabile tempo solo perché tu non hai coraggio, non hai spinta, non alzi mai gli occhi al cielo, non apri mai il tuo cuore.

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BASTA CON L'IPOCRISIA

Luisa: scegliamo questo nome.
Se Luisa non vuole o ritiene di non potermi frequentare da amica, non è mia amica, non la considererò più tale. Mi dispiace, ma devo farlo.
Sono ai giri finali, ho cambiato sistema.
Se non vuole, la ragione la capite da soli. Scelta legittima, ma non immune da conseguenze, altrettanto legittime.
Se non potesse, sbaglierei io, e sarei ingiusto.
Se invece ritiene (legittimamente) di non poterlo fare (è cosa diversa dal non potere), vuol dire che ha fatto la sua scelta, e io la mia. Del resto la vita è fatta di scelte.
Perché se non frequenti mai una persona, non fai cose con lei come vederla, parlarci, toccarla, scherzarci, confidarti, condividere momenti, esperienze, letture, attività, e se non lo fai perché questa persona ritiene di non poterlo fare per via di circostanze "oggettive" secondo lei ostacolanti, inerenti la sua situazione, le convenzioni etc., è giusto rispettare la sua scelta, certo, ma non è obbligatorio condividerla e quindi è giusto non considerarla più un'amica. Perché l'amicizia è importante e se tu la sacrifichi a quelle cose vuol dire che non è così importante per te.
Se per te non ci entra, nella tua vita, il rapporto con me, okay. Io non ho mai visto così le cose. Se poi addirittura l'ostacolo per te è la tua relazione sentimentale sessuale principale, codificata o meno in un matrimonio, ancora peggio: hai interpretato il matrimonio in un certo modo e rinunci a quel che non ti interessa: scelta legittima, che considero stupida ma legittima. 
Questo non vuole dire che io in futuro, nel caso Luisa avesse bisogno, non deciderò di aiutarla. Non è detto.
Ma, ripeto, sarei ipocrita se continuassi a considerarla mia amica. Perché lei non lo è, o non lo è abbastanza.
Questo non esclude di provare sentimenti per lei o di volerla aiutare se necessario, ma è tutto.
A volte si aiutano anche perfetti estranei, siamo tutti fratelli.
Nella vita dobbiamo avere il coraggio di fare quello che sentiamo di voler fare (se lo sentiamo, naturalmente); se rinunciamo a qualcosa per paura di affrontare le conseguenze o per timore di essere giudicati, vuol dire che non teniamo abbastanza a quel rapporto, e quindi ho ragione io a declassarlo. A ben vedere, nemmeno lo declasso: semplicemente gli cambio nome, ne scelgo uno più adatto alla sua sostanza
Sono stufo di considerare fra i miei amici persone che non hanno voglia di vedermi o fare cose con me, o che ritengono di non poterlo fare: la verità è che non avete il coraggio o non vi interesso abbastanza, allora finiamola con questa ipocrisia inaccettabile.
Non si può andare avanti per anni con messaggini o con incontri casuali di pochi minuti. 
Non è amicizia questa, è conoscenza, rapporto di vicinato, rapporto tra colleghi o altro, ma non amicizia.
Io dico basta: per coerenza e perché mi sono stufato di chi è codardo, ignavo, inerte, amorfo (sentimentalmente e/o sessualmente). Magari mi piaci e pure tanto, ma so quando fare un passo indietro.

Diverso è il caso di una persona che hai frequentato assiduamente per anni e anni e che di recente, ma ormai da anni, vedi di rado. Anche qui è indubbio che vi sia stato un raffreddamento, però il rapporto ancora sopravvive e potrebbe riprendere e soprattutto non si è interrotto o non è mai iniziato per le motivazioni che ho esposto sopra, perché se io telefonassi a Piero (supponiamo) ci accorderemo per vederci in due minuti.

Tutto questo è ancora più chiaro se le persone vivono nella stessa città. Se vi fossero distanze anche normali, qualche attenuante ci sarebbe, così come nel caso di impegni familiari e/o lavorativi particolarmente pesanti. Ma anche in questo caso il tempo si troverebbe, di tanto in tanto, se lo si volesse: fidatevi. Anche qui il punto è che non vi vogliono, quindi è meglio lasciar andare, piano piano. 

MI dispiace, ma devo farlo.
 
 
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.

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martedì 27 gennaio 2026

No other choice


Pensavo di andare al cinema a vedere un film che mi interessa. Ultimi dieci minuti davvero fantastici.
Vado solo. Non c'è altra scelta. La cosa non mi disturba, lo faccio spesso. Faccio spesso molte cose da solo: voglio dire, la compagnia è un po' cinica e disillusa, ma di qualità. E poi la conosco molto bene...
Non c'è altra scelta. Che poi è il titolo del film.
Il calzone era standard, un po' sotto la media, il dolce okay, il prezzo troppo alto come è di moda da qualche anno (difatti locali vuoti).
Sì, io spesso mangio anche da solo, del resto ho più personalità e tutte interessanti. Da un punto di vita scientifico, intendo.
Pensavo: potrei invitare un amico, al cinema. Ma sta a decine di km. di distanza, non verrebbe mai, specie con un preavviso minimo, ma anche con un preavviso di mesi.
Poi ho pensato a un altro amico, che abita in zona, ma va a letto alle 23 e alle 23 il film finisce: non è comodo. Io mi alzo alle 4 e vado a letto a mezzanotte o all'una, ma io morirò prematuro: epperò so già cosa far scrivere come epitaffio, l'ho indicato nel testamento, che redassi prima dei trent'anni, quindi già in ritardo.
Un'idea ce l'avevo, invitare un'amica (uso questo termine perché sono un romantico, ma i tempi son mutati e non è la parola giusta, proprio no), ma è sposata, signori miei, eh lo so, ma non fate quelle facce tristi: non verrebbe mai, esattamente come una che fosse in carcere a scontare una pena; non le darebbero il permesso o non sarebbe opportuno chiederlo o evadere. Ovviamente troverebbe scuse di facciata, ma io saprei la ragione.
E poi ho pensato, ma così per sport, eh, perché io con me stesso mi trovo benone, a un'altra donna, ma non vuole avere più a che fare con gli uomini, figurati uscirci anche solo per un film senza manovre nelle ultime file: forse c'è l'ha anche con le donne, nel senso che ce l'ha con tutti gli esseri umani, che in effetti fanno schifo, ma insomma, occorrerebbe trovare una misura se si vuole vivere ancora una manciata di decenni senza ritirarsi sulla vetta di un monte.
Certo, son sposato pure io, ma sapete che io le cose le vedo un po' diversamente in molti campi: anche se sono esperienze affini, riesco a distinguere tra carcerazione e vita matrimoniale.
Insomma, nessuna delusione (non puoi riempire una brocca colma), io mi son trovato benone, era solo per ragionare di fronte a un bicchiere di buon malto, che però non c'è. Ragionare sulle assurdità alle quali ci siamo abituati al punto da chiamarle ovvietà.

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mercoledì 21 gennaio 2026

Avevo visto bene


Alla data di oggi non esiste un solo rapporto umano che mi soddisfi appieno. E nemmeno uno che mi soddisfi abbastanza.
A questo punto è evidente la conclusione a cui sarete giusti, ragionando per logica e statistica: è colpa tua.
E io confermo: sì, è colpa del modo in cui io intendo i rapporti umani.
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Certo, alcuni potrebbero definirsi soddisfacenti. Ma in genere sono quelli più giovani, quelli nati da poco e per forza di cose ancora acerbi. Alcuni di questi sono davvero ottimi, per esempio con alcuni colleghi di lavoro: ma appunto il futuro è da scrivere. Qualcuno potrebbe dire: funzionano perché ancora poco profondi. Può essere, chissà. Ma parliamo invece adesso di quelli meno acerbi, più "consolidati".
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Non ne salvo nessuno.
Il mondo è cambiato, ma le cose non vanno bene nemmeno con le persone conosciute quattro decenni fa.
Io non sono cambiato? Forse no.
E' un difetto? Chissà.
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Potrei scriverne per ore, ma eviterò. So che avete la serie che vi aspetta.
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Mi limiterò a dire che se due amici non abitano in nazioni diverse e o parecchi km di distanza e non si vedono quasi mai l'amicizia è teorica. Non esiste.
Amicizia è sentirsi spesso, certo. Scriversi, certo. Ma anche condividere esperienze, fare cose insieme, guardarsi negli occhi, respirarsi, ridere delle stesse cose, un caffè, mangiare assieme, passeggiare, un film, imbiancare una parete, fare un progetto, un viaggio, avere un segreto, parlare di un libro, etc. Toccarsi, viversi. 
Whatsapp è eccezionale se è un mezzo in più. Se è il solo mezzo fa schifo.
Se gli impegni quotidiano, le convenzioni, i matrimoni (una sciagura) ci allontanano, non è amicizia. E' una conoscenza, che è tutt'altra cosa.
Io conosco anche molti animali e vi assicuro che mi danno di più.
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Un anno e mezzo fa feci un'analisi su uno di questi rapporti. Mi si disse che avevo torto.
Certo, qualcosa è cambiato. Ci sentiamo di più.
Io tengo a te. Forse tu in qualche modo tieni a me.
Io farei molto per te, io ci sarò sempre.
Ma tu non ci sei del tutto neppure ora, dai, è evidente.
E allora abbi il coraggio di ammetterlo. Questi quindici mesi hanno confermato quel che dicevo e tu contestavi.
Non vedo un futuro, non vedo un progresso, non sento vicinanza.
Il tempo passa, la vita scivola via, tutto è incolore.
Lacciuoli sociali ti impediscono di vivere più a fondo questa cosa? O forse non ti importa di viverla davvero. Non hai il coraggio o la voglia.
Non so, ma è così.
Ed è un peccato. L'ennesimo di una vita da alieno.
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