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sabato 26 marzo 2016

Incrociarsi e dirsi oddio

Se io, uomo, quando ti incrocio per strada apro la bocca che quasi la mascella sfiora il marciapiede, fischio, ululo, emetto versi inumani, vibro e sbando, tremo e fremo o dilato la pupilla come solo un collirio prima di una visita oculistica riesce a fare, o ti punto e ti guardo fisso quasi instupidito o con la bavetta alla bocca fino a quando non esci dal mio campo visivo, o comincio a saltare isterico e a lanciare fuochi d'artificio che nemmeno alla festa di fine estate sul lungomare, tu, donna, non hai motivo di mostrarti infastidita o di offenderti, anche se tirarsela un minimo e fingere di essere irritata e' sempre raccomandabile al fine di non ingenerare nella controparte la fallace impressione che pur di darla via saresti disposta anche a lanciarla tu stessa da un lato all'altro della strada: cosa che generalmente corrisponde al vero ma che mantiene il suo fascino solo se mascherata da una conveniente per quanto ipocrita copertina di rispettabile altezzosità e di chimerica irraggiungibilità.

Non devi offenderti per il semplice motivo che essere guardata, ammirata, concupita, vivisezionata, spogliata e sbranata con gli occhi e' esattamente quel che desideri, il tuo ardente obiettivo, la tua mission aziendale, il fine inconfessato che ti spinge a dedicare come minimo quattro ore su ventiquattro di ogni giornata della tua vita a prepararti, ogni volta che devi uscire, curando ogni minimo dettaglio del tuo corpo e del tuo abbigliamento.
Tu fai la dieta rinunciando piu' volte al giorno a golose delizie del palato che io invece, debole, ingollo a quattro palmenti; ti levighi la pelle che nemmeno il marmo di Carrara mentre io potrei fare come secondo lavoro la cartavetro in falegnameria; ti vesti provando ogni volta da capo tutti gli abiti presenti nel tuo guardaroba e così a lungo che lo specchio suda per lo stress mentre io mi vesto col primo straccio che becco sul cammino che mi separa dalla poltrona alla porta di casa senza passare dal bagno a meno che non debba cambiare l'acqua al merlo; ti abbronzi con cura senza trascurare un solo angoletto (vabbe', forse un angoletto sì) mentre io il primo giormo mi ustiono e poi per il resto della stagione esibisco un'abbronzatura a scacchi da sfigato; ti accessori con maniacale attenzione al dettaglio mentre io non accordo calzini e cravatta nemmeno per errore; e fai tutto questo anche solo per andare a comprare il latte all'esselunga sotto casa, al solo scopo di essere a tuo agio con te stessa, certo, ma soprattutto di piacere: alla mamma, al sole, ai paracarri, al fidanzato, a tutti, vegetali e organismi anaerobi compresi.

Vuoi che tutta la natura, animata ed inanimata, financo i palazzi, le isole spartitraffico, le persiane e i muretti, al tuo passaggio siano investiti da un turbine di sensualita' avvolgente tale da instupidire all'istante anche il più freddo e razionale essere umano nel raggio di 500 metri. Vuoi che al tuo passaggio una scia di profumo invada la città, che i cartelli stradali e gli alberi si pieghino fin quasi a sfiorarti, che i preti abbiano crisi di coscienza e le suore dedideri di rivalsa, che le brutte (esistono ancora?) si distruggano il fegato per la rabbia, che le passatelle si fiondino in farmacia a cercare una lametta per farla finita, che le milf ti guardino con malcelata invidia e le cougar con istinti violenti; ti aspetti che anche il sole si inchini e ti renda il dovuto merito, e poi ti inquieti se un maschio, vedendoti, è già lì che col pensiero tirà giù le lenzuola? Pensa se nessuno ti guardasse mai, se distogliessero lo sguardo non appena incrociano il tuo, se ti evitassero: penseresti di avere qualcosa che non va, la tua autostima subirebbe contraccolpi notevoli, il tuo umore peggiorerebbe all'istante. Invece esci, cammini ondeggiando e spostando le tue curve da un emisfero all'altro ad ogni colpo di tacco e con la coda dell'occhio ti accorgi che al tuo passaggio lasci una lunga scia di vittime: fai la boccuccia altera e disgustata come da contratto, fai il tipico sguardo da donna superiore che compatisce il maschio sbavatore, ma sotto sotto godi come una capra all'alpeggio. Certo, lo ammetto, è dura la vita della donna con la gonna: arriva anche quel giorno in cui sei girata e non ti va nulla per il verso giusto e invece devi recitare lo stesso la tua parte di femmina, ma direi che il gioco vale la candela e anche il candelabro tutto. La colpa, del resto, non è del maschio, almeno non più di quanto è colpa del girasole se, poveraccio, gira sempre la testa in cerca del sole: è la natura, bellezza! Se fossi nata uomo faresti la stessa cosa e rischieresti di slogarti la mascella invece del sedere.

La natura, quella stessa inclinazione naturale, quella stessa predisposizione dell'acido desossiribonucleico che ti ha dotato di due gambe atte a sopportare la tortura medievale di due tacchi vertiginosi senza procurarti danni ortopedici permanenti dopo soli due isolati, che ti ha fornito di un posteriore che anche quando sei ferma ondeggia come un budino poggiato su una lavatrice in centrifuga provocando nel maschio instupidito rari fenomeni di slogatura della cornea, che ti ha omaggiato di due gambe che appena un po' scoperte attirano l'occhio del masculo a chilometri di distanza, anche in presenza di nebbia che nemmeno sulla Cisa, come un barattolo di miele attira gli orsi, che ti ha favorito con due airbag anteriori che anche se di prima misura tu riesci comunque, con artifizi ingegneristico-sartoriali e con una gestione sapiente e ammirevole della respirazione, a rendere sporgenti come un terrazzino ed interessanti come una finale di Champions League, che ti ha reso primitivamente capace di raddrizzare tutto quello che dritto non è... questa stessa natura perfida e maligna è anche quella che ci spinge a raccogliere gli occhi caduti sul marciapiede dopo che nel nostro campo visivo di cacciatori, nel nostro radar di allupati, sul mostro schermo televisivo a soli tre canali sesso-calcio-auto, sei passata tu, catalogo di curve e di promesse varie, depliant erotico a passeggio, hot line da struscio, reclame vivente del weekend a Capri tutto passato in albergo, insegna luminosa ed accecante dei più sfrenati sogni erotici del maschietto perennemente loggato su youporn.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.


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