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sabato 5 maggio 2012

Delio Rossi e il tanfo del moralismo

Io sono contrario alla violenza. Ho fatto obiezione di coscienza, mai avrei perso un anno a fare il soldatino, meglio far qualcosa di utile se proprio è scritto che
devo consacrare un anno allo Stato. Mai andrei in guerra, sola eccezione la necessità di difendere la mia terra da un invasore. Mai votato per partiti guerrafondai, secessionisti, xenofobi. Non faccio a botte, so che le missioni di pace sono in genere guerre mascherate. Fedina penale pulita, zero multe. Ridurrei del 90% le spese militari. Rispetto la Costituzione e le leggi, ma non avrei mai rispettato le leggi razziali. Non denuncerò mai un clandestino perchè la parola clandestino per me non ha senso, a meno che non parliamo di uno che viaggia a sbafo su una nave. Considero gli uomini uguali fra loro e, se devo distinguerli, non lo faccio certo per la loro origine o il loro orientamento sessuale, ma per la loro maggiore o minore idiozia. Non alzo mai le mani, ma se aggredito sarei capace di tutto, per difesa potrei superare ogni limite, in situazione di emergenza potrei fare ogni cosa, se provocato pesantemente potrei agire sopra le righe. E adesso dico la mia sul caso Rossi-Ljajic.

Delio Rossi ha sbagliato. Chi ricorre alla violenza sbaglia sempre, in teoria. Dico in teoria perchè la pratica e la teoria sono due cose diverse, come ben sa chiunque abbia almeno una volta agito oltre che pontificato. Rossi, in una situazione di notevole stress, ha sbagliato e lo ha subito riconosciuto senza incertezze, ha chiesto scusa a tutti, è stato punito (esonero e squalifica) e quindi pagherà il giusto per il suo errore. Ma ha un'enorme attenuante, oltre ad avere un passato senza macchie. Ljajic ha sbagliato, sarà forse punito, certamente in misura non adeguata al fatto commesso. Ma, differenza non da poco, non ha alcuna attenuante e il suo comportamento non promette nulla di buono in futuro.

Se aggrediscono od offendono pesantemente mio figlio e io alzo le mani, sbaglio. Se uccido per salvare la vita a un indifeso, sbaglio. Se di notte sorprendo un ladro in casa mia e gli rifilo due legnate prima di chiedergli le generalià, sbaglio. Se durante un'azione di gioco un avversario entra per spaccarmi una gamba o offende la mia famiglia e io lo colpisco per reazione, sbaglio. In tutti questi casi sbaglio, e sarò punito: col carcere, con alcune giornate di squalifica, con la condanna dei moralisti. Ma lo farei e lo rifarei cento volte, e farei bene. Preferisco l'etica ai moralisti, la giustizia ai perbenisti, la mazzata all'altra guancia. Essere pacifici è diverso da essere pacifisti, essere miti e ragionevoli non vuol dire essere santi o stupidi. Viva la pace, ma non a qualunque costo.

Tanti allenatori, nel corso della storia del calcio, nel chiuso dello spogliatoio hanno affrontato fisicamente un giocatore. Si parla di Ferguson, Capello, Lippi, Rosati, per restare ai soli casi più famosi. L'allenatore è come un genitore, il giocatore come un figlio, solo che spesso è viziato, arrogante, pieno di soldi, irrispettoso. Lo devi educare ma lui non ti rispetta. Non vale niente e si sente un dio, esaltato da stampa e tifosi. Sa giocare al calcio (forse) ma non sa vivere e non sa fare squadra. E' più abile a frequentare donne e discoteche che a impegnarsi per far finta di guadagnare il suo enorme stipendio. Educarlo è necessario, per il bene della squadra e per il bene del rampollo. Se ci si riesce senza alzare le mani è ovviamente meglio. Ma, a volte, uno scapellotto ci vuole, anche con il proprio figlio, e se scappa è scappato: gli farà solo bene. Delio Rossi, pesantemente schernito e irriso davanti a tutti, pesantemente offeso negli affetti familiari da un giocatorino ventenne che giocava male e che, con la squadra sotto di due gol in una partita chiave, non accettava di essere sostituito per una legittima scelta dell'allenatore, ha perso la testa e ha fatto davanti a tutti una cosa sbagliata, brutta, da condannare e da punire, ma umanamente comprensibile e giustificabile. E' ora che questi giocatori viziati e maleducati convinti di essere piccoli maradona imparino prima di tutto il rispetto per il loro allenatore, i loro compagni, i tifosi. Pieni di soldi, pensano che sia loro concesso tutto. Se non corretti, cresceranno male. Umiltà, rispetto, osservanza dei ruoli e delle regole: se certe cose non le impari a parole, a volte serve anche uno schiaffo. Non puoi permetterti di fare quella indegna gazzarra che ha fatto Ljajic, di umiliare e offendere una persona più grande di te, soprattutto una persona seria che fa il suo lavoro e da cui tu dipendi. Non puoi irriderlo, non puoi offenderlo con parole pesanti e inconcepibili. Non hai subito un torto anche se pensi di averlo subito, sei solo un immaturo che non ha imparato a vivere. Non hai scuse, non hai attenuanti. Non pagherai per quello che hai fatto e così non crescerai mai. Ti avesse  dato due mazzate nelgli spogliatoi, forse avresti capito la lezione e noi avremmo evitato la puzzolente bagarre dei perbenisti; invece lo ha fatto davanti alle telecamere perchè ha perso il controllo per cinque secondi, e adesso ce la stanno a menare col Rossi violento, con le cose che fanno male al calcio etc, come se cinque secondi di fuori controllo di fronte a un ventenne che ti offende fossero paragonabili al gesto di chi si vende le partite.

Io, naturalmente, non vorrei mai come allenatore della mia squadra un tipo che se non lo stanno a sentire, picchia. E nemmeno uno che quando viene offeso rifila legnate. Ma non vorrei nemmeno uno che non fa il suo lavoro di educatore e accetta tutto  passivamente: farebbe male il suo lavoro, farebbe il male della squadra, il male suo, quello del ribelle e quello dei suoi compagni. Non vorrei uno che fa quello che ha fatto Rossi e se succedesse dovrei punirlo duramente, forse (e dico forse) esonerarlo. Ma non vorrei nemmeno uno come Ljajic. Per farla breve: prenderei domani Rossi nella mia società sportiva, mai Ljajic. Rossi è una brava persona, mite e seria. Nella sua carriera ha dimostrato qualcosa, intendo a livello umano. E' stato aggredito in modo inaudito e per futili motivi, ha avuto una reazione comprensibile e sbagliata; adesso paga e il discorso finisce qui. Ma posso capirlo, posso scusarlo. Mi fido ancora di lui. Di Ljajic no, temerei sempre che rifacesse la stessa cosa.

Leggo che il padre di Ljajic denuncerà Rossi (il figlio non può farlo, essendo un tesserato). Adesso capisco perchè Ljajic si comporta così. Apprendo adesso che ci ha ripensato, non farà querela. Un barlume di buon senso.

Un figlio cresce storto, se non ne guidi il cammino. Educarlo vuol dire anche scontentarlo, farlo soffrire. E' dura scontentare tuo figlio, ma se non ne sei capace non sei un buon genitore. Il fine giustifica qualche mezzo. Questo non vuol dire che devo massacrare mio figlio. Ma vuol dire che se, poniamo, lo sorprendo ad offendere e schernire il suo maestro colpevole solo di aver fatto una legittima scelta, gli rifilo una manata o gli commino  una punizione che ricorderà a lungo. Spiegandogli ovviamente con chiarezza il perchè. Poche regole, chiare e spiegate, importanti e ferree. Punizione certa se si sgarra. Solo così si impara a vivere. Se lo fai per il suo bene, fai il suo bene. Se mio figlio avesse fatto quel che ha fatto Ljajic, io, accettate e apprezzate le scuse di Rossi, lo avrei sconfessato pubblicamente (se minorenne, lo avrei punito con estrema durezza). Forse avrebbe imparato qualcosa, anche a vent'anni non è mai troppo tardi.

Spero che Rossi, trascorsi i tre mesi di giusto castigo, torni a lavorare su una panchina di serie A. E' giusto che sia dispiaciuto, spero che non si abbatta troppo. Ha sbagliato, ma lo sa. Ha sbagliato, ma si è difeso. Ha sbagliato solo a lasciar fluire la giusta rabbia senza freni, ma aveva ragione da vendere. Spero che Ljajic, che aveva torto marcio, venga punito in maniera esemplare. Spero per lui che cresca. Non punire Ljajic è un cattivo esempio per i giovani. Punire Rossi è stato un buon esempio. Condannarne il gesto non impedisce di capirne le ragioni. Le regole vanno rispettate, se alzi le mani è giusto che paghi. Ma è giusto che paghi anche se offendi o irridi: sono aggressioni altrettanto gravi e, a differenza dell'altra, completamente immotivate e non scusabili.

Spero che questo episodio renda qualche giocatore pù maturo, lo convinca ad abbandonare certi atteggiamenti vergognosi. Spero che, dopo questo episodio, qualcuno ci pensi prima di fare una vaccata del genere, anche solo per paura di buscarle.

Se fossi stato Rossi e fossi riuscito a stare calmo, in un momento di enorme stress, dopo, a freddo, avrei dato a Ljajic quel che meritava e lo avrei escluso per un anno o per sempre dalla mia squadra. Se fossi riuscito a stare calmo. A volte, di fronte a certe aggressioni, di fronte a certe offese, non ci si riesce. E si fa una cosa giusta, sbagliando: anche se suona male, questa frase ha senso.

Io sono contro la violenza. Ma, come Rossi, su certe cose non transigo. Se aggredito, potrei reagire come ora non immagino. Ma non potrei fare mai, se sostituito dal mio allenatore, ciò che quel giocatore  ha fatto.

Pertanto dico a Rossi: medita sul tuo errore, ma vai fiero dei principi che ti hanno portato a farlo, perchè se quello è sbagliato, questi sono ottimi.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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