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domenica 14 agosto 2016

Sul suicidio, sempre più di moda

Va molto di moda il suicidio e ancor di più l'omicidio-suicidio. Non posso giudicare il caso singolo, non ho elementi. Non sono contro il suicidio, da un punto di vista teorico, e so bene che quello che porta un essere umano a uccidersi è spesso così complesso e insondabile da non poter essere liquidato con due frasi sciocche e banali. Rispettiamo le scelte altrui anche quando ci paiono incomprensibili. Ma c'e' un ma: per essere rispettate devono essere rispettabili.
In generale, mi stupisco infatti di come faccia una persona a uccidersi e uccidere, sapendo per esempio che così facendo lascia solo al mondo suo figlio. E' come tradire un impegno che hai preso. Escludo ovviamente i casi di malattia mentale, rari ma in grado di giustificare anche atti assurdi.
Se non hai figli, se pensi che tua moglie e i tuoi genitori o amici non soffriranno più di tanto per la tua scomparsa, o se proprio non hai moglie o genitori, se non hai in piedi attività che se improvvisamente private della tua presenza fallirebbero causando danni ad altre persone, e se davvero ritieni che ucciderti sia la soluzione alla tue sofferenze, ok: in caso contrario il suicidio è un atto scorretto.
E purtroppo quello che va sempre più di moda è l'omicidio del coniuge unito al tuo suicidio col figlio che resta solo al mondo; o il tuo suicidio con moglie e figli che ti sopravvivono.
Pochi capiscono che fare un figlio, sebbene possa essere un infortunio (si fa per dire) e non una scelta, è un impegno umano di importanza capitale che devi onorare sino all'ultimo, anche col mare in tempesta (col mare piatto siam tutti marinai provetti, no?).
Ecco quindi quello che non approvo: il suicidio-omicidio perché è comunque un omicidio, e il suicidio in sé quando, motivato o no, è frutto di egoismo.
Chi ha un legame non è più padrone della sua vita, non può disporne come chi è libero.
D'altra parte nessun dottore ordine di sposarsi o di mettere al mondo un bambino, che io sappia.
E' un egoismo figlio dei tempi, della disperazione e della chiusura di questi tempi bui, in cui la paura dell'altro è alta e così l'incertezza del futuro, in cui le disuguaglianze sociali ed economiche ti mettono all'angolo della vita. Siamo una società solo sulla carta, in realtà non c'e' solidarietà, condivisione, unità di intenti, c'e' ingiustizia e violenza, egoismo e intolleranza, paura, povertà e disperazione. Siamo un insieme di persone, non "facciamo" società. Siamo mele in un cesto, ma non siamo un cesto di frutta. Uno si sente abbandonato, e lo è.
Questo non giustifica l'estremo egoismo di chi abbandona un figlio, può solo contribuire a spiegarlo. Alla fine, chi è genitore e abdica dimostra di essere indegno del compito che si è assunto.
Avere un figlio (o una moglie, una madre, ma soprattutto un figlio, non c'e' paragone) è incompatibile col suicidio, qualsiasi cosa ti accada. Spiace che molti non sentano questo nel loro cuore insensibile (fare un figlio non vuol dire essere persone sensibili o valide) e vieppiù indurito da un'esistenza che può anche diventare insopportabile.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.


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