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giovedì 26 aprile 2018

Di Maio, Salvini e il Pd (scegliete voi il nome)

Di Maio si sta rivelando capace e sagace, Salvini astuto ma poco coraggioso e legato a filo doppio con l'Impresentabile, il Pd (qualsiasi cosa si intenda per Pd) cocciuto e infantile.

(tempo di lettura: 3')

Di Maio, l'"inesperto" (cinque anni da vicepresidente Camera) sta cercando di formare un governo con chi si mostrerà d'accordo su alcuni o tutti i punti del programma del Movimento: una dinamica normale, per qualsiasi partito avesse preso (di gran lunga) più voti di tutti ma non il 51%, in una repubblica democratica parlamentare con legge elettorale pessima ma, di fatto, proporzionale.
Chi sostiene che sta elemosinando aiuto (?) è in malafede o è parecchio a digiuno di politica: qualsiasi altro partito non avrebbe potuto che cercare di fare lo stesso.

Fino ad ora Di Maio ha sbagliato pochissimo, anzi solo una cosa: ventilare un possibile sì all'appoggio esterno di Berlusconi. Un errore solo sfiorato, per sua fortuna. Per il resto, si sta dimostrando oltremodo capace.

Come primo risultato ha "stanato" la Lega, dimostrando che al di là delle belle parole, e della lealtà dimostrata in occasione dell'elezione dei presidenti di Camera e Senato e cariche annesse, non c'e' nessuna intenzione concreta da parte di Salvini di liberarsi delle zavorre del passato (Berlusconi) per aprire una nuova fase. E' quindi chiaro a tutti che il tentativo di formare un governo M5S-Lega è fallito a causa della Lega.

Adesso sta provando a dialogare col Pd (che in precedenza aveva pregiudizialmente rifiutato ogni forma di dialogo, il che era da subito parso abbastanza ridicolo, per non dire eversivo, da parte di un partito che aveva stretto accordi e fatto leggi addirittura con Berlusconi e sodali). La strada è stretta ed impervia perchè, mentre il Movimento è compatto, il Pd è frammentato e in subbuglio: di fatto è ancora diretto da Renzi, le cui dimissioni sono fasulle, altrimenti non potrebbe dettare la linea del partito e condizionarne così pesantemente le dinamiche in questa fase di consultazioni.
Di Maio spera di trovare un accordo con Martina, ma come detto Martina parla ma è Renzi che comanda o che cerca comunque di farlo e finora ci riesce benissimo. La mancanza di coraggio è un tratto distintivo anche di buona parte del Pd, mi riferisco a quella che di Renzi non ne può più.

In caso di fallimento di questo secondo "forno", vedremo di chi sarà la responsabilità. E in quel caso avremo solo tre strade: un governo di tutti, a tempo, per realizzare poche cose (se sono pochi i punti di contatto fra centrodestra e M5s o fra Pd e M5s, figuratevi quanti ce ne potrebbero essere fra centrodestra, Pd e m5s messi tutti insieme) e dal quale il Movimento dovrebbe (e farebbe meglio) a restar fuori, o direttamente un governo pd-fi-lega, intendendo per pd la frazione renziana. Oppure il voto, che di certo non preoccupa più di tanto Lega e M5S, destinati a crescere o comunque a confermarsi (la Lega dovrebbe aumentare, il Movimento forse anche, sebbene questa fase di consultazioni un po' di logoramento con sè lo porti inevitabilmente), ma dovrebbe preoccupare il Pd e Fi, destinati a perdere ancora parecchi pezzi, specialmente poi se le trattative in corso dovessero fallire per evidenti responsabilità. E dovrebbe preoccupare chi, avendo appena fatto bingo, vale a dire ottenuta l'elezione a deputato, vedrebbe dopo pochi mesi rimesso tutto in gioco.

Di certo al voto dovrebbe pagare un conto salato chi, dopo aver governato male il Paese e aver dimostrato di non avere attitudine al confronto democratico, adesso, in preda a infantili desideri di rivalsa e per puro calcolo personale, sta facendo di tutto per ostacolare la formazione di un governo.autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.


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