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domenica 3 maggio 2015

Quel tipo di ignoranza che fa paura


Sono infine entrato in Facebook perche' consente una maggiore interazione rispetto ad altri social o a un blog, anche per via dell'elevatissimo numero di iscritti (17 milioni di frequentatori giornalieri in Italia). E per conoscerlo a fondo: da fuori sai quasi tutto; quasi, appunto. Per anni ogni tanto riflettevo brevemente se farlo o no e dicevo no, anche per mancanza di tempo. Ho trovato tutto sommato gli stessi difetti di altri social, molto amplificati: la ragione principale e' che qui c'e' molta piu' gente. E anche molte cose che non mi piacciono, da parte di chi lo gestisce: il fatto che sia gratis non autorizza chi l'ha creato a fare quel che vuole, anche perche' gratis non e'. Il difetto non e' nello strumento, ma in chi lo usa, sempre. Un coltello serve per tagliare una fettina di tacchino ma anche per uccidere.
Oggi evidenzio due o tre cose davvero patologiche che trovate in FB.

Incredibile il numero di quelli che usano una violenza verbale inaudita e spropositata, spesso ma non sempre inneggiando a personaggi e simboli oscuri del passato: molte volte non sono troppo ideologizzati, sono solo spaventosamente ignoranti, non conoscono la storia passata e non sanno calibrare parole e ahimé, a volte, azioni. Ti imbatti in pagine, post e commenti da brivido: un'ignoranza che mette paura se pensi al prossimo futuro. Invocano forche e forni, bombe e ruspe, affondano barconi e "spezzano le reni", manifestano una malata intolleranza aprioristica verso l'altro, sono omofobi, razzisti, xenofobi, misogini, hanno mentalita' da squadristi, sono intrisi dei peggiori luoghi comuni, vomitano odio contro tutti e tutto per qualsiasi pretesto, piu' e' banale e piu' si accaniscono. Pensano di aver individuato in uno o piu' fattori o persone la causa unica e principe del loro disagio economico o sociale (e psichico direi io) e attribuiscono a quel fattore o a quella categoria di persone la colpa di tutto quello che non va nella loro vita e nel mondo. Anch'io sono ignorante, ignoro moltissime cose, se per esempio mi chiedi quando inizia e quando finisce il Cambriano non me lo ricordo, ma se mi chiedi cosa ha fatto Hitler o dove stanno le Filippine lo so. Non sono uno studioso e non ho una memoria formidabile, ma non penso che Pol Pot sia un dolce svizzero. Ci sono persone che non sanno nemmeno di stare al mondo tanto sono ignoranti, di quell'ignoranza pero' che genera violenza, qui sta il punto, complice la tensione sociale che qui e altrove si respira da decenni e si autoalimenta sempre piu'. Non ce l'ho con l'ignoranza, sia chiaro: io stesso, l'ho detto, so ben poco; mi spaventa quell'ignoranza crassa e compiaciuta che vuole restare ignorante e che crede di non essere ignorante, quell'ignoranza che trasuda violenza, che ti porta, come umanita', a ripetere gli stessi tragici errori ogni cento anni perche' non ricordi o non hai mai saputo quello che e' successo prima che tu venissi al mondo. Quell'ignoranza che ti porta il sabato sera ad ubriacarti e poi a metterti al volante, a sballare e poi ad accoltellare una persona per un presunto sguardo, ad alzare le mani per un nonnulla, o a sfasciare tutto per noia. Quell'ignoranza che ti porta a fare qualcosa che poi ti rovina la vita per sempre, sempre che tu non l'abbia rovinata pure a qualcun altro. Non ce l'ho con l'ignoranza che non sa quando Colombo e' sbarcato in America, certo che no, ma con quella che alza le mani ancor prima di provare a parlare (forse perche' non saprebbe cosa dire), con quell'ignoranza che parla di forni con la stessa leggerezza con la quale si parla di un gol: e' quella la piu' pericolosa.

Seconda cosa: molti scrivono, condividono, postano foto ma non tollerano se tu commenti, a meno che non sia per mettere un like o una faccina o per dire ciao! grande!, uccidiamoli tutti, vai cosi', o per fare una battutina carina e innocua o per dire la solita cosa sessista-razzista-omofoba che fa tanto ridere davanti a una birra o per prendere per il sedere una squadra di calcio avversaria. Non appena dici la tua e argomentando ti opponi a un'opinione, molti saltano su come bisce, non si capacitano di come tu abbia potuto prendere sul serio quello che loro hanno detto sul serio, di come tu ti permetta di scrivere a margine di un loro post. Sono quelli che non hanno capito che un social si basa sul confronto: se non vuoi sapere cosa altri pensano di quel che pensi, non lo scrivere in un posto frequentato da milioni di tizi, semplice no? Usano Facebook perche' lo fanno tutti e perche', se non ti addentri nelle impostazioni piu' avanzate, e' cosi' facile che anche una pianta da appartamento lo saprebbe usare, ma non hanno capito che se scrivi che il rosso fa schifo io posso commentare che a me piace, se scrivi che Parigi sta in Svizzera io posso dissentire, e non e' lesa maesta', e' confronto, discussione, è social. Sono quelli che, se non ci fosse Facebook, col pc proverebbero a cuocere un toast. E anche questi sono arroganti e violenti, di una violenza immotivata, sproporzionata, ingiustificabile.

Terza cosa: i conoscenti e amici reali che ovviamente sono amici su Facebook e che poi si offendono se fai una battutina divertente e innocua: proprio loro, che dovrebbero conoscerti, mettono su il muso, e magari rischi di perdere un amico reale perche' su Facebook avete bisticciato anche se, prima dell'avvento dei social, andavate d'amore e d'accordo. E poi quelli che ti chiedono l'amicizia anche se non ti conoscono nemmeno di nome, quelli che lo fanno solo per promuovere la loro attivita' e prima fanno finta di volerti conoscere come persona poi ti riempono di info sulle loro inziative commerciali, quelli che te la danno il martedi' e te la tolgono il giovedi', quelli che in ufficio ti salutano sempre con un inchino, a casa parlano sottovoce, vanno alla messa e poi su Facebook ti urlano in faccia le cose peggiori e condividono le sconcezze piu' infernali, per poi riprendere a farti l'inchino la mattina dopo e a parlare sommessamente, timorati di Dio ma solo offline.

Alla fine la colpa non e' ovviamente di Facebook, ma degli esseri umani, che lo hanno creato e che lo usano. Facebook e' come il mondo, un posto sempre meno bello per viverci, solo che le cose sono un po' attutite rispetto alla strada perche' per come e' strutturato ci si tende a chiudere nella cerchia di amici, ma lo stesso filtra il marcio che è ovunque.

L'idea di scrivere questo pezzo mi e' venuta stamattina, domenica 3 maggio 2015, leggendo le farneticazioni di uno e il modo in cui ha zittito un commento pacato di un altro; ma sono casi cosi' comuni che davvero non si ha paura di generalizzare descrivendoli.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.


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