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martedì 26 gennaio 2016

Una regola per quando si deve decidere un aspetto della vita del figlio

Ho pensato a lungo dove mettere la spunta su quell'infido allegato alla domanda di iscrizione alla scuola dell'infanzia di mia figlia. E ne abbiamo parlato in casa. E ho chiesto spiegazioni a chi poteva darmele, per avere un quadro completo.


Non perchè sia in dubbio quanto a simili temi (so bene cosa io sono e cosa non sono, nei limiti si intende: l'invito "conosci te stesso" è di fatto irrealizzabile, nella sua completezza), ma perchè a tre anni si devono valutare tanti aspetti. Alla fine ho ritenuto che i vantaggi fossero per me inesistenti, gli svantaggi forse lo stesso ma potenzialmente presenti, sebbene blandi. E siccome l'incidenza oraria settimanale è minima (1/40 o poco più) e la questione non rilevante, ho preso con l'altra genitrice (genitore 2) una decisione prettamente logica.
In generale, ho elaborato senza volere una regola che gia' avevo in testo e seguivo, ma che aveva bisogno di una sistematizzazione teorica. Forse vi potrà essere utile, o no. A me serve da sempre e servirà.

1) Se la decisione che si deve prendere, riguardo a un figlio, tocca un tema essenziale (es: l'istruzione scolastica, oppure la buona salute, ecc.), una decisione va presa, e generalmente anche in tempi medi o brevi (no kalendas please); pertanto, se i due genitori sono in discaccordo, devono sedersi a un tavolo e, a costo di esaminare la questione per giorni, addivenire ad un accordo quale che sia: la priorità è decidere, e cercare di farlo il meglio possibile dato il disaccordo. Esempio esagerato ma chiaro: se io voglio che mio figlio faccia le scuole a Pisa, e mia moglie vorrebbe invece che andasse a Livorno, non è che per via del mancato accordo nostro figlio può restare a casa sino a quindici anni e crescere analfabeta.

2) Lo stesso sarebbe auspicabile accaddesse nel secondo dei tre casi che prevedo, e cioè quando il tema è non rilevante in assoluto, oggettivamente, ma lo è soggettivamente, vale a dire è importante per il figlio poichè asseconda un suo spiccato desiderio o accarezza un suo innegabile talento potenziale, purchè, è ovvio, non sia illegale o pericoloso: in questo caso occorre prendere una decisione, possibilmente nel senso desiderato dal figlio, ma dopo aver esaminato bene la questione (es: a 16 anni vuole iscriversi a un corso di aramaico, oppure vuole farsi un tatuaggio o in alternativa un piercing o partire per il Polo insieme a un gruppo di teppisti pregiudicati e restarci 56 mesi da solo e senza viveri -me li procurerò là, dice: non si possono dire troppi no, su qualcosa occorre cedere, magari non sui 56 mesi).

3) Il terzo caso è infine quello che ci riguarda oggi e che si ha quando il tema in discussione concerne aspetti non rilevanti o addirittura irrilevanti, opzionali o comunque non importanti né essenziali alla vita, allo sviluppo del figlio e da questo desiderati ma poi nemmeno tanto (c'è una voglia generica, quasi svogliata, direi... non una predilezione ben orientata per quanto acerba): in questo caso la decisione sarà ovviamente negativa se i due genitori propendono entrambi per il no o uno per il no e l'altro si astiene; positiva nel caso in cui entrambi o uno dei due siano chiaramente per il sì. In quest'ultimo caso, se c'e' disaccordo, magari non grave ma non componibile, la cosa migliore è non decidere, quindi optare per il no.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.


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