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venerdì 20 marzo 2020

Invito inutile


Vi inviterei a non parlare sui social e su Whatsapp di contagiati, morti, orrore... Di età, patologie, sentito dire, etc. Odio questo flusso indistinto e continuo di morte e paura che si srotola sulle tv, sui social, sui cellulari. A meno che non siano notizie importanti (e VERIFICATE) che riguardano la nostra zona. E sapere che ieri i morti erano 4 e oggi son 6, per fare un esempio, non rientra fra queste. O a meno che non siano analisi e interviste a persone competenti che non si divertono a spargere paura ma che si esprimono in maniera professionale, neutra, oggettiva, medica. O a meno che non siano decisioni del Governo (ma dopo che son state prese, non prima. Per fare un esempio, già tutti dicono che gli iper staranno aperti meno ore e ci saranno limiti alla spesa, ma siccome ancora non è deciso non si dovrebbe parlarne, no? Detto fra noi, sarebbe un autogol pazzesco: creerebbe panico e code infinite, coi rischi del caso- Ecco, vedete? L'ho fatto! Ma almeno l'ho fatto sobriamente, senza aprire il megafono e senza buttare qua e là i semi dell'incertezza e della paura). Arrivo a dire che tollero di più le stupide critiche dell'Opposizione anzi che questo bollettino costante, anche se le prime, quando diffondono menzogne, sono atti di sciacallaggio vero e proprio. Ma mi fanno meno male, so da chi provengono.


E' un invito.


La ragione? Perché non serve a niente. Non aumenta di niente la probabilità di sfangarla. Anzi, la riduce. Più ansia, più stress, meno difese, più rischi.
Io vi invito a farlo, poi magari a volte sgarrerò pure io, ma di sciuro non mi vedrete fare post di panico.


Io, è vero, scrivo spesso del Corona, è impossibile non farlo, sta determinando le nostre vite e ipotecando il nostro futuro, ma sono o battute o analisi dei dati senza entrare nel dettaglio dell'orrore, o politica.
Non faccio allarmismo, non semino panico. Non metto su carta la mia ansia. Non la spargo, non la nutro, non la enfatizzo.
Non ne posso più di sentire da medici o anestesisti cosa può capitarci, nel dettaglio. Lo scopriremo se ci mancherà il respiro, ok? Che devo dire, che devo fare? E su.
Siamo sempre stati appesi a un filo ballerino, dal primo secondo della nostra vita. Adesso lo siamo un pochino di più, ma insomma.


autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.


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