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lunedì 30 marzo 2020

Occhi piccoli e cattivi



Avete notato i ricchi?

Sì, insomma, non parlo dei magnati. Parlo di chi sta bene, di chi non ha quelle economiche fra le sue preoccupazioni quotidiane. Di chi non fatica ad arrivare a fine mese e per i 18 anni del figlio scuce il macchinone nuovo di pacca senza pensarci due volte. Di chi non va tutte le mattine al lavoro, stipato nella metro, e rischia la salute e la vita per un tozzo di pane. Di chi non ha il banchetto al mercato e tutte le mattine allestisce e tutti i pomeriggi carica tutto nel furgone e riparte. Di chi è costretto a lavorare in nero, o distante da casa, o senza le minime condizioni di sicurezza, o sotto ricatto. Non parlo di questi, ma degli altri.
Di quelli che un sabato sera spendono quanto un poveraccio spende tutto il mese per la spesa. Di quelli che non pagano le tasse e hanno residenze fittizie o benefici illegittimi. Di quelli che buttano il denaro nel cesso e ciò nonostante si lamentano sempre.

Ebbene, hanno paura di beccare il virus.
E’ naturale.
Tutti abbiamo paura. E, se ci prende, abbiamo paura che degeneri, e che nessuno ci ricoveri, che nessuno ci salvi e che una morte orribile ci aspetti (morire soffocati è brutto).
Ma, ripeto, è naturale che sia così.
A meno che tu non sia miliardario o vip (e magari ti compri un ventilatore polmonare), ricco o povero rischi allo stesso modo: i soldi in quei frangenti contano poco, per contare devono essere davvero tanti. E anche se tanti potrebbero comunque non salvarti la pellaccia.

Ma al di là del rischio, in questa fase di attesa e di angoscia non soffrono più di tanto.
Sono costretti ai domiciliari in case confortevoli e ampie, quando non lussuose, con giardini e piscine. Non in appartamenti di 50 metri quadri con moglie e figli, a volte pure con parenti, in locali magari fatiscenti, in quartieri magari malfamati, in città magari pregne di veleni.
Possono ordinare beni senza limiti, avendo ampie disponibilità. Non hanno il conto corrente al limite o prepagate con su 100 euro.
Non rischiano di perdere il lavoro alla fine dell’emergenza o di rimanere a corto di liquidità (insomma, i soldi per fare la spesa).

Nonostante le circostanze della vita, le più varie, abbiano loro permesso di trovarsi in questa posizione privilegiata, della quale spesso nemmeno hanno contezza, i ricchi si chiudono in loro stessi. Non aiutano. Non donano. Lo fanno gli straricchi, a volte (di rado) ma molto spesso più per calcolo che per slancio. Loro, i ricchi di cui parliamo adesso, no.

Chi ha poco, spesso è generoso e empatico: le sofferenze provate sulla pelle ti fanno sentire quelle degli altri come se fossero le tue.
Chi ha tanto, è egoista e ti guarda con occhi piccoli e cattivi. Ha paura di perdere quello che ha, non solo la salute. Spesso sa di non averlo neppure meritato: sono i più cattivi e insensibili.

Certo, non vale per tutti: le generalizzazioni sono stupide.
Ma chi nella vita accumula e non condivide, chi sfrutta il lavoro altrui, chi vive di rendita senza muovere un dito, chi è abituato ad avanzare calpestando e senza guardarsi indietro, gli egoisti insomma, i senza scrupoli, durante un’emergenza non cambiano la loro natura; in genere si arroccano.


autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.


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