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lunedì 31 agosto 2020

Sotto questo cielo



(2344 caratteri, 3 minuti)

Confrontarmi con gli altri a volte mi fa sentire meglio, perché mi fa capire (o mi illude) di non essere mediocre. Di essere irrilevante, ma non mediocre. Illudersi di non essere mediocre sarebbe forse addirittura meglio di averne le prove. In questo i social sono utili, perché per una o due persone vere che incontro ne becco almeno cinque o sei che purtroppo rinforzano l’opinione negativa che ho del genere umano al quale appartengo (geneticamente ma non moralmente). Non che vada matto del fatto di non essere mediocre o di illudermi di non esserlo, ma insomma: dovendo finire miseramente come tutti, sapere o illudersi di avere evitato la meschina mediocrità può regalarmi un istante di luce in questo lungo e buio tunnel.

Alla fine, però, siamo tutti soli. Non c’e’ famiglia o matrimonio o amicizia che tenga. Lo so che molti di voi non saranno d’accordo, ma è solo questione di tempo: prima o poi lo sarete. Come può darmi ragione chi ora è nel fiore degli anni e sente di avere il mondo in mano? O chi è perso nei vorticosi turbinii dell’amore? O chi, bimbo, vede solo il lato buono del mondo? O chi ha scelto di credere con profitto a una spiegazione dell’esistente che lo soddisfa proprio in quanto non provata? 
Ma credetemi, ciascuno di noi è solo sotto questo cielo, di fronte all’infinito dell’universo, al mistero della sua presenza, a se stesso (un mistero altrettanto oscuro).

Pensate se un giorno vi ritrovaste in una una stanza (piuttosto grande) con tutte le persone che avete conosciuto in vita.
Non parlo dell’edicolante che vi vendeva ogni tanto il quotidiano a Lione, o della segreteria dello studio medico che una volta frequentavate al bisogno e che indossava sempre calze scintillanti.
Parlo della vostra pediatra, della maestra delle elementari, degli zii, dei nonni, dei cugini, delle ragazze o dei ragazzi che avete frequentato, dei datori di lavoro e dei dipendenti che avete avuto, degli amici e di quelli che vi hanno tradito, dei genitori, dei professori di liceo e delle medie, dei dottori, dei vicini, dei negozianti del vostro quartiere, gli amori impossibili, della commessa dell’iper che ormai dopo anni sa chi siete, di qualche cliente assiduo, dei vostri incontri di chat finiti male, delle persone conosciute durante le vacanze, in Italia e all’estero, e con le quali vi siete intrattenute un poco. Ciascuna di queste con l’età che aveva al tempo in cui è stata nella vostra vita in maniera più significativa. 
Non sarebbe una situazione alienante e intollerabile?
Invece, il fatto di avere “diluito” tutte queste persone, e queste esperienze, nel’arco di decenni, ce le fa apparire come normali e sopportabili, anche se il ricordo di alcune può essere solo debole e di altre lancinante. Ma la memoria, come si sa, scolora pian piano e ci rende sopportabile vivere. In molti casi.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui.  Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.


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