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venerdì 10 settembre 2010

Somewhere (di Sofia Coppola)

Somewhere è un film che può lasciare con l'amaro in bocca. Se ti aspetti un film tradizionale (una storia con un inizio e una fine, un amore contrastato che poi fiorisce, una tragedia da cui ripartire, un delitto con un colpevole da scoprire, uno sviluppo lineare e tipico, insomma) resti deluso e, con i titoli di coda ad illuminare la tua rapida fuga dalla poltroncina, può sembrarti di aver visto una pellicola senza capo nè coda e senza una fine sensata. E' il tipico effetto che produce un'opera in chi la guarda senza essere preparato e quindi aperto a tutto ma avendo già un'idea di quel che potrà essere. Ebbene, Somewhere quest'idea la spiazza e ti lascia quindi un po' perduto.
Ma è un attimo e capita solo a chi è entrato in sala pensando di poter guardare il film della Coppola col pilota automatico: un errore che si paga con quello straniamento che ti prende un po' alla fine.
E' un film che non ti aspetti, che vuole farti provare una certa sensazione e che ci riesce così bene da lasciartela addosso per un pò.

Sofia Coppola ci descrive la non-vita di una non-persona. Johnny Marco è una celebrata star del cinema e non esiste. Vive in un hotel (il famosissimo Chateau Marmont di Los Angeles) e si sposta in altri hotel quando deve presentare un film, fare una sessione di foto o rilasciare un'intervista. Non ha rapporti con le altre persone, semplicemente le incontra, ci parla, le usa o ne viene usato. Ha un matrimonio fallito alle spalle e una splendida figlia che non lo vede quasi mai e per questo soffre. Viaggia con la sua Ferrari il cui rombo ci accompagna sordo e monotono per tutto il film o viene prelevato e portato a destinazione dalla macchina della produzione. La sua giornata è scandita dai pochi impegni mondani, da un paio d'ore in sala trucco e per il resto dal nulla. Beve, fuma, va a feste, fa sesso con donne sempre pronte, dorme, sta seduto sul divano, fa la doccia, si impasticca, si affaccia sul terrazzo con la sigaretta fra le dita, mangia, e poi ancora sesso, divano, sms, un giro in Ferrari, lo sguardo perso nel vuoto, due parole col portiere o con il cameriere, un approcio con la vicina di stanza, le telefonate di Marge che gli pianifica vita e lavoro, qualche squallido spettacolo di lap dancers goduto direttamente in camera. Anche il sesso è grigio e scorre via senza dar luce a una vita senza brio. Un fantasma di vita che ti fa sentire inutile, vuoto, perso. Una successione di gesti senza emozione, di vuoti rituali, di insulsi momenti, luccicanti ma stupidi, lussuosi ma finti. La copertina della vita, senza niente dentro. Una bella copertina, magnifica, ma niente oltre quella. E così si sente Johnny, nel suo intimo: perso, vuoto. Lo capisci dai suoi occhi, dall'espressione che ha quando si guarda allo specchio, dalla faccia che fa quando sta stravacato da solo sul divano ad aspettare niente dopo aver fatto niente, dal vuoto delle sue risposte e dei suoi silenzi quando i giornalisti gli rivolgono qualche insulsa domanda da classica conferenza stampa di presentazione, da come si muove, da come ti guarda. Sembra una tortura, non una vita. Una tortura di lusso, s'intende: sempre bella gente, suite spettacolari, feste e donne di classe sempre disponibili e vogliose. Ti svegli nel cuore della notte e se ti va ti fai portare in camera un intero assortimento di gelati, non ti manca niente e comunque puoi avere tutto quel che vuoi subito, nessun desiderio è impossibile ed è proprio questo che rende la vita indegna di essere vissuta, priva di un senso, di quel senso che motiva il nostro agire e non ci fa sentire come banderuole che si agitano al vento giorno e notte senza posa e senza scopo. Solo la presenza della figlia illuminerà la vita di Johnny squarciando definitivamente il velo di quella finzione: a piedi verso una nuova vita, o meglio: verso una vita, per provare a vivere, o per provare a convivere con quella sottospecie di vita che la fama gli ha dato.

Coppola vuole rendere proprio questa sensazione, con la macchina da presa, e ci riesce, tessendo sapientemente una tela che avvolge pian piano lo spettatore, lo ipnotizza, lo strania, lo anestetizza fin quasi ad annoiarlo, lo catapulta in quel non senso e in quel vuoto che è la vita di Johnny, in apparenza dorata e da sogno in realtà vacua e angosciosa: l'angoscia di chi vaga e non sa per dove e perchè e fino a quando. Non sa perchè c'e' e cosa deve fare, il tempo passa, i bicchieri si svuotano, le sigarette si consumano, le feste iniziano e finiscono, il sole sorge e poi risorge e tutto è sempre uguale a se stesso, fisso in un'immobilità che pare serenità ed invece è orrore che urla, orrore del nulla fatto vita. A volte la regia può apparire snervante, con quelle lunghe sequenze che paiono non finire mai, con quel soffermarsi su una scena troppo a lungo, a volte quasi il tempo che Johnny mette a fumarsi una sigaretta. Si tratta di un originale espediente tecnico che serve a farci sentire pure a noi quell'apatia insopportabile che avvolge Johnny. Sembra noia, invece è immersione nell'apatia della sua vita, che finiamo per toccare con mano, per sentire come nostra, ed è questo che vuole fare la Coppola: farcela sentire sulla pelle, farci annoiare, farci sentire inutili e senza scopo, vuoti come Johnny.

In questo senso è un film originale e che comunque centra il suo scopo, quello di fornirci il ritratto di un certo modo di non vivere e di farcelo percepire davvero come se in quell'ora e mezza fosse la nostra vita ad essere descritta. Proviamo fastidio, un po' di noia, siamo apatici, tristi, proprio come Johhny. E alla fine magari ci chiediamo che senso abbia quella fine, con Johnny che si incammina a piedi verso chissà cosa: una nuova vita, o almeno un nuovo equilibrio che gli renda sopportabile quella che ha e dia un senso ad alcune delle cose che fa. Ma la fine un senso ce l'ha, è quello che Jonnhy decide di andare a cercare e che non sappiamo se troverà. Di certo se lo troverà sarà con sua figlia, la brava e bella Cloe (Elle Fanning).

Un film poetico? Troppo complesso? Noioso? Originale? Banale? Estremamente profondo nella sua apparente semplicità? Un pretenzioso esercizio di stile? Un'intuizione riuscita? Forse un po' di tutto questo. Comunque un film che colpisce il bersaglio.


Somewhere
U.S.A., 2010
98'
Regia: Sofia Coppola
Cast: Benicio Del Toro, Michelle Monaghan, Elle Fanning, Stephen Dorff, Laura Ramsey, Alden Ehrenreich, Robert Schwartzman, Paul Vasquez, Chris Pontius, Laura Chiatti, Becky O'Donohue, Simona Ventura, Susanna Musotto, Nino Frassica
Tram (filmup): Somewhere è uno sguardo penetrante e commosso nell'universo dell'attore Johnny Marco (Stephen Dorff), che vive a Hollywood, nel leggendario hotel Chateau Marmont. Johnny se ne va in giro sulla sua Ferrari e casa sua è un flusso continuo di ragazze e pasticche. Totalmente a proprio agio in questa situazione di torpore, vive senza preoccupazioni, fino a quando giunge inaspettatamente allo Chateau la figlia undicenne, Cleo (Elle Fanning), nata dal suo matrimonio fallito. Il loro incontro spinge Johnny a riflessioni esistenziali, sulla sua posizione nel mondo. Quale strada intraprendere adesso?

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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