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lunedì 24 novembre 2008

Morire a scuola

Il crollo del controsoffitto dell'aula del liceo "Darwin" di Rivoli (TO), che sabato scorso ha causato la morte di uno studente e il ferimento di altri (in un caso con conseguenze gravissime), è avvenuto per una "drammatica fatalità", secondo quanto ha affermato ieri Silvio Berlusconi. Come si possa fare una simile affermazione e contemporaneamente essere Presidente del Consiglio e non un qualunque passante in vena di commenti superficiali su fatti poco conosciuti, resta un mistero.

Facciamo due conti. In Italia le scuole che possiedono il certificato di agibilità statica sono meno del 60% (dato preoccupante per una nazione a diffuso rischio sismico), quelle che hanno il certificato igienico-sanitario sono il 71,14% e di prevenzione incendi appena il 52,19% (dati del Rapporto Ecosistema scuola 2008 di Legambiente); risulta evidente quindi come numerose scuole italiane non raggiungano gli standard minimi di sicurezza, siano prive dei certificati di agibilità statica o di prevenzione degli incendi, siano ospitate in strutture inadatte, nate per altri usi e mai modificate, oppure alloggiate in strutture vecchissime. (fonte: Asca). In Abruzzo solo l'8% delle scuole ha il certificato di agibilità, in Piemonte il 38%. Circa diecimila scuole sono a rischio, cioè necessitano di interventi di manutenzione urgenti. E poi ci meravigliamo o parliamo di fatalità se accadono tragedie come quella di Rivoli?

Cosa è stato fatto dal 2002, da quando cioè a San Giuliano morirono 27 bambini e un'insegnante per il crollo di una scuola? Si direbbe un bel niente. In Italia siamo bravissimi a indignarci quando una tragedia accade, ma chiudere la stalla quando i buoi sono scappati non fa tornare fra noi chi la mattina è uscito per andare a scuola e non ha fatto più ritorno a casa. Il Ministro dell'Istruzione Gelmini afferma che non è possibile che un ragazzo muoia a scuola. Impossibile non saprei, però molto probabile sì. Non si tratta di fatalità, vi sono precise responsabilità politiche, imputabili a una classe dirigente che per decenni ha omesso di fare il proprio dovere e ora versa lacrime di coccodrillo. Ogni giorno gli alunni di 10 mila scuole italiane entrano in classe e assistono alle lezioni mentre una spada di Damocle pende sulla loro testa. Il governo attuale e quelli degli ultimi decenni sono colpevoli di tanti misfatti e anche di non aver provveduto ai controlli che sarebbe stato necessario effettuare, di avere continuamente tagliato fondi alla scuola, di aver stanziato somme ridicole per gli interventi strutturali (i 300 milioni di cui parla la Gelmini sono assolutamente inadeguati).

In certi casi il silenzio sarebbe più opportuno di certe parole, più dignitoso: levarsi il cappello e, in silenzio, comprendere che se siamo in queste condizioni è solo colpa nostra. Uscirne sarebbe difficile, se solo vi fosse la volontà di farlo; qui non si intravedono né intenzioni né capacità di riscatto.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)


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