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sabato 6 febbraio 2010

Fini, Marx e la servetta

Presto verrà il giorno in cui smetterò di interessarmi di politica e mi darò all'allevamento di camaleonti (voglio cambiare hobby ma non troppo).
Accadrà la mattina in cui svegliandomi troverò Gianfranco Fini alla mia sinistra. No, non nel mio letto, non saltate a facili conclusioni, so che dopo l'exploit del premier che, comodamente adagiato nel lettone a una piazza e mezzo di Putin, si fa un registratore senza accorgersene, ormai tutto si butta in sesso, ma ancora c'è chi lo fa gratis.
A sinistra in senso politico, a conclusione di un lungo percorso che dalle affermazioni omofobiche e razziste contro gli insegnanti omosessuali e dalle rivendicazioni nere come la notte porterà il buon Gianfranco, nei weekend liberi da impegni, a dar la caccia ai nazisti nascosti in Sudamerica.

Il Colle del Quirinale, sede attuale del Morfeo Ponzio Pelato, già si profila all'orizzonte e ora che Berlusconi, per via della storia dei festini e delle puttanelle spedite a stock, è andato ai box per restarci, la strada sembra spianata davanti a Fini, che però, per raggiungere l'ambita poltrona, deve continuare con pazienza e buona lena in questa lenta e astuta opera di sgrassatura. L'uomo che pochi anni fa affermava orgoglioso che "nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista", l'uomo che sfidava il mondo e il buon senso dicendo ad alta voce che "Mussolini è stato il più grande statista del Secolo" (ma non era Berlusconi il migliore degli ultimi 150 anni?), il combattente non pago che progettava rivalse ("chi è vinto dalle armi ma non dalla storia è destinato a gustare il dolce sapore della rivincita... Dopo quasi mezzo secolo, il fascismo è idealmente vivo") e che diceva compito che "ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti" (fasi... che sia questa una di quelle?) sa bene ormai che la strada per la poltrona più alta, degno regalo di fine carriera, quella adesso scaldata da Napolitano, è ormai tutta in discesa e sa che per percorrerla tutta occorre fornire l'immagine di un politico luccicante, bipartisan, ecumenico, cosmopolita, equilibrato, tollerante, laico, capace di rinnegare il passato e di smarcarsi da un partito, il PDL, sempre più azienda e sempre meno partito: tutte cose che possono precluderti la strada per diventare presidente, ahimè!

Fino a qualche anno fa pensare a Fini come futuro presidente della Repubblica sarebbe stato ridicolo, quasi come immaginare la Banda Bassotti affacciarsi dalla finestrina del deposito di Paperone con tanto di tuba e mazzo di dollaroni in mano; oggi sembra l'unica possibilità dopo il settennato di Napolitano: da questo capite bene lo stato in cui versiamo. Non è tanto che la destra ormai è stata sdoganata e gli ebrei vittime dell'Olocausto non se li fila più nessuno se non quei decerebrati che fanno i revisionisti nelle ore d'aria dei manicomi criminali, è che Fini ha mollato i bagagli in stazione e si è incamminato da solo, lasciando i suoi vecchi camerati col cerino in mano e generando prima sconcerto poi panico e irritazione fra coloro i quali se lo sono visto scappare di mano come un'anguilla.

L'uomo per il quale pedofilia e omosessualità erano sinonimi, l'autore di quei capolavori noti come legge Bossi-Fini e legge Fini-Giovanardi (uno spinello e rischi molto di più di chi, fatto e strafatto, stupra ma poi si pente), colui che si oppose ai Dico, colui che venerava il pelato col pancione (Lui, sì) che mandò a morire in treni piombati diverse persone, oggi è illuminato, pacato, garante supremo delle istituzioni: un presidente della Camera perfetto, che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Adesso, multietnico e gay nell'animo, riceve le associazioni che si battono per i diritti degli omosessuali e definisce le leggi razziali promosse dal fascismo come "male assoluto del XX secolo"; garante delle istituzioni, bacchetta ogni volta che può le buffonate parlamentari del PDL; laico e illuminista, afferma il trionfo della ragione sulla fede e si batte per i diritti delle donne, per il testamento biologico, per la RU-prendila tu. L'uomo che nel 2007 dichiarò: "non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi... Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione" e che nel 2009 guarda con fiducia alla fusione di AN e del Pdl "perché i valori sono gli stessi, sono quelli del partito popolare europeo" e subito dopo confluisce nel PDL, oggi è così diverso da se stesso da sembrare un estraneo: la mattina, prima di farsi la barba, deve passare l'iride alla fotocamera del bagno altrimenti la schiuma da barba non viene giù dal dispenser.

Solo gli stupidi, si dice, non cambiano mai idea. E' vero, ma non vorrei che noi fossimo così stupidi da credere a un cambiamento di idee di pura facciata: perlomeno, aspettiamo un po', che so, almeno altri 40 anni! Il tempo come sempre ci dirà quel che vogliamo sapere, di certo Fini non è questo, come forse non era neppure quello: ma, così a occhio, mi sembra più quello che questo!

Comunque ora ci fa fare un figurone, tanto da pensare peccato non averlo al posto di quell'imprenditore corruttore che fra un festino e il successivo passa il tempo a legiferare per il suo bene e a inveire contro gli ultimi 4 comunisti rimasti al mondo (i quattro peli di Marx di recente ritrovati sulla gonna della sua cameriera; come saprete, il buon Carletto ha scritto un'analisi del perfido capitalismo che ancora oggi fa brillare gli occhi ma, come dire, a dar retta a diverse voci, nel tempo libero tradiva la moglie spazzolandosi la servetta da cui ebbe un figlio che prese poi un altro nome per non far scoppiare un bel casino: almeno, lui, non era in politica! Dico voci perchè, all'epoca, non si registrava ancora...)

(post pubblicato su Quid est Veritas in data 11.10.2009)

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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