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sabato 5 gennaio 2019

Ipocrisia e amicizia

Ne parlo di nuovo anche perché riguarda pure me, è ovvio. E' una questione che riguarda quasi tutti. E' un bel dilemma.
Quella che segue è una riflessione a cui tengo molto. Ma, temo, supera le tre righe.

Dice uno: se sei davvero amico di una persona, devi essere sincero al limite del disturbo, non puoi fare l'ipocrita. Esempio: Piero chiede a Luca un consiglio su questioni amorose, Luca ha un'opinione pessima e fondata della donna o dell'uomo a cui Piero punta (non è la donna/uomo per te, oppure ne ha già fatto soffrire altri, non è affidabile, etc) e glielo dice chiaramente, al fine di non farlo soffrire ed evitargli guai. Fa bene o no?
Piero ha alcune pessime abitudini, tipo telefonare a Luca in piena notte per questioni irrilevanti (Piero è insonne, Luca si deve alzar presto la mattina per lavoro). Luca glielo ha già fatto notare di sfuggita, ma invano. Deve Luca dirglielo chiaramente e in maniera decisa o se lo fa è maleducato? E se non lo fa, o non dà di quella donna o uomo il giudizio che veramente condivide, è ipocrita?

Io la penso in questo modo. Se sei amico di una persona e la questione è rilevante (evitargli sofferenze molto probabili o certe, o guai seri di altro tipo) devi essere sincero, non ipocrita. Specialmente poi se è l'amico a chiederti un consiglio o un aiuto, ma non solo: potresti anche decidere tu che è il caso di intervenire, per il suo bene. L'amico potrebbe risentirsi, ma alla fine apprezzerà. E comunque, anche se non dovesse apprezzare neppure in seguito, tu avrai la coscienza a posto: hai cercato di evitare un problema serio al tuo amico, l'amicizia vera si basa sulla sincerità e sul mutuo soccorso.

Ma se non è una questione massimamente rilevante (90% dei casi), cosa devi fare?
Secondo me devi essere ipocrita. O, come preferisco dire io, cortese, civile, insomma: una persona. Se non sei cortese, che amico sei?

Se una persona non ti piace, non ne sei amico, anche se ti piace pensare di esserlo. Se non ti va giù quel che pensa, dice o scrive, non dovresti essere suo amico, anzi: come fai ad esserlo? Alla base dell'amicizia secondo me c'è sempre un sottofondo più o meno marcato di una miscela variabile composta da stima, apprezzamento a pelle, condivisione di idee e intenti e di visione delle cose, complicità, fiducia. Se uno ti sta proprio sulle scatole appena apre bocca o scrive un post, se ha modi che ti urtano, se magari è razzista e tu no, etc, non è tuo amico e sbagli se ti ostini a considerarlo tale. L'amore è già diverso: è più irrazionale (io direi: solamente irrazionale), puoi amare anche una persona con cui hai poco di affine o nulla, l'amore (l'innamoramento in particolare, la sua forma iniziale e peggiore) è una patologia che ti fa considerare una persona normale o inferiore alla media come la migliore al mondo. Ma qui parlavamo di amicizia, in particolar modo fra maschi, ma non solo.

Ma, dice il pignolo, essere ipocriti da quando è diventato un pregio?
Vediamo di rispondere.

Senza ipocrisia non sarebbe possibile nessun rapporto umano, né affettivo, né di lavoro, etc.
Quando il vostro capo arriva smaccatamente in ritardo, proprio lui che sempre vi stressa quando tardate due minuti, glielo fate notare? Tutte le volte?
Se il commesso di un negozio emana un odore non gradevole, glielo dite?
Se vostra madre anziana perde i colpi, glielo fate brutalmente notare?
Se il vostro interlocutore non capisce alla prima quel che dite e voi pensate "ma questo qui è scemo o cosa?", glielo dite in faccia oppure dite "scusa mi sono espresso male" e gli ripetete la stessa cosa, magari usando una formula diversa?
Se un vostro amico è sporco o disordinato o quando vi invita a pranzo non è proprio cortese, e magari voi siete schizzinosi o intransigenti su queste cose, vi formalizzate ogni volta?
Se un cliente fa una domanda idiota o commette un errore pacchiano, gli dite che ha fatto un'idiozia?
Se vi chiede la stessa cosa due volte, gli chiedete se la mattina si pulisce le orecchie o no?
Se un agente di polizia sbaglia il vostro nome, gli fate presente che non capisce niente?
Se il datore di lavoro sbaglia un congiuntivo, lo riprendete sardonicamente davanti a tutti?
Se una donna è brutta, glielo dite? Se un uomo è basso, lo chiamate tappo?
Se fossimo sinceri sempre, se cioè avessimo dentro di noi, di serie, l'incapacità di mentire, dissimulare, perdonare, sorvolare, ma dovessimo sempre dire quel che pensiamo, non avremmo amici né potremmo gestire rapporti di vario tipo con le persone. Dover dire quello che ci passa per la testa, sempre, sarebbe una condanna.

Ecco però che molti confondono l'ipocrisia col saper vivere. Se tu dici sempre quel che pensi, a tutti, non sei diretto o non ipocrita. Sei un cafone. Uno che non sa vivere e comportarsi e che non merita rapporti di gran rilievo. E questo vale anche nel rapporto amicale.
Quindi io, che per esempio l'altro giorno non ho fatto notare a Silvio che è assurdamente tirchio e egoista, e neppure che magari sarebbe stato carino offrirmi a fine cena il dolce che avevo portato io e che non era la prima volta che se lo imboscava e tanti saluti, cosa sono? Non sono ipocrita, eh no. Sono cortese. In sintesi: superiore.
Almeno finché decido che il tizio in questione può essere ancora mio amico.
Posso ovviamente essere amico di un maleducato o di un razzista o di uno che come respira mi infastidisce, ma esserlo o pretendere di esserlo e poi mortificarlo continuamente sarebbe davvero illogico.

Non confondete la maleducazione con l'essere diretti e sinceri, che in assoluto sono due pregi, ma se usati male diventano due difetti enormi. Sono due cose diverse. E' molto comodo dire sempre quel che ci passa per la testa, è più difficile e richiede doti ben maggiori valutare, mediare, soppesare e comunque cercare sempre di essere cortesi, garbati. E' possibile farsi capire senza farsi odiare, spesso.

I sinceri a tutti i costi sono solo imbattibili cafoncelli. La buona educazione, il savoir faire, lo stare in società hanno un costo. Questo non vuol dire che devo tollerare qualsiasi ignominia, nei confronti miei o di terzi: il senso civico del buon cittadino deve sempre prevalere, quando entrano in gioco questioni rilevanti. Ma qui non si parla di questo.
Quel costo non tutti vogliono pagarlo. E quindi fanno i bifolchi e spacciano la loro maleducazione per sincerità estrema, mentre di estremo vi è solo la loro inadeguatezza umana e sociale.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.


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