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lunedì 2 marzo 2009

Money for dope, di Daniele Luttazzi

Dici che Daniele Luttazzi ha fatto un album di canzoni e sulla faccia di chi ti ascolta leggi la prevedibile e sarcastica diffidenza: quante volte un attore si butta in sala di registrazione per sfruttare la sua popolarità e finisce per sfornare un prodotto che solo i biografi e i fan possono avere il fegato di definire memorabile? Non mi stupisco quindi dello scetticismo che le mie parole suscitano ogni volta: è tutto sommato comprensibile e giustificato, specialmente in un paese come il nostro in cui, come siamo propensi ad esaltare fino all'eccesso perfetti incapaci solo per il fatto di essere cialtroni o telegenici o tutte e due le cose, così siamo del tutto impreparati a riconoscere artisti geniali in grado di esprimere il loro talento in più campi: pensiamo sempre che se uno nasce comico debba morire comico, che se una persona è brava a fare una cosa non possa eccellere in nient'altro,solo ai politici siamo disposti a riconoscere il doppio ruolo di amministratori e buffoni.

Daniele Luttazzi, noto ai più per essere stato censurato e cacciato più volte dalle tv in cui ha lavorato, è un geniale e poliedrico artista nato a Sant'Arcangelo di Romagna nel 1961. Attore, scrittore, musicista, giornalista e illustratore, non fa le cose tanto per farle: da sempre appassionato di musica, negli anni '70 aveva anche fondato una band e composto decine di canzoni, animato da una onnivora e sfrenata passione musicale che non lo ha mai abbandonato; la sua formazione è profonda e sedimentata, il suo timbro vocale maturo, la qualità e l'ispirazione dei suoi testi e delle sue musiche elevatissime, l'arrangiamento impeccabile.

"Money for dope" è la sua prima opera musicale e davvero non si poteva immaginare un esordio migliore. Il geniale autore satirico che proprio non riesce a trattenersi dal dire tutto quello che gli passa per la testa a costo di rimetterci sempre la medesima, l'irresistibile, incontenibile e caustico fustigatore di vizi e malcostumi dimostra fin dalle prime tracce di questo concept album di essere anche un cantante e un musicista sopraffino. Cantato in inglese, uscito nel 2005, per definizione dello stesso autore "Money for dope" è un musical elegiaco che in dieci tracce racconta la storia di una carissima amica la cui esistenza fu stroncata dall'eroina negli anni '70: una tragedia che segnò profondamente Luttazzi e che il tempo gli ha permesso di elaborare e di cristallizzare in una serie di quadri musicali di rara bellezza e intensità espressiva.

"Money for dope" è un prodotto di valore artistico assoluto, una vera e propria rivelazione. L'ho ascoltato decine di volte, lo conosco alla perfezione e non ho dubbi: siamo di fronte a un'opera coi fiocchi. Una storia musicale che spazia da toni di allegra spensieratezza e felicità di vivere a cupi e lividi scenari di desolazione e di inguaribile tristezza, un viaggio nell'anima di una ragazza sfortunata e in quella di un'epoca segnata da un flagello che proprio in quegli anni fece la sua comparsa. Dall'iniziale stupore per l'album che non ti aspetti si passa ben presto ad una incondizionata ed entusiastica ammirazione per questo piccolo gioiello che miscela pop, jazz, new wave, rock, funky, musical e che impressiona fortemente e a tratti commuove profani e addetti ai lavori: basta dare un'occhiata alle recensioni che si è meritato sulle riviste e sui siti di settore.

Luttazzi dimostra una padronanza del mezzo espressivo quasi miracolosa e alterna brani belli a pezzi indimenticabili: l'incredibile "Silence" che apre i giochi, con quel "the girl was spectacularly lovely" che ti apre il cuore, "Guard my tongue", ironica e suadente, "Letters on fire", vera e propria fenice che muore e risorge più volte dalle sue ceneri mescolando generi diversi con grande naturalezza e ti conduce dove non avresti mai pensato di giungere ascoltando le prime note, "Doom", "Make your mother sigh" e, infine, il pezzo che da solo vale tutto l'album, quella "Money for Dope" che con due pennellate appena ti raggela col suo pessimismo cosmico, col suo minimalismo senza scampo; ti trasmette una malinconia incredibile e cio' nonostante hai sempre voglia di metterla su, senza contare il video che ne è la naturale propaggine e con uno stupendo bianco e nero riesce a rendere in modo mirabile il dolore e la desolazione di una canzone che ti fa venire la pelle d'oca ogni volta che la senti.

E' un cd che consiglio con grandissima convinzione, certo che non potrà deludervi.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)


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