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mercoledì 3 marzo 2010

La migliore maestra è sempre la Storia

Stasera non va in onda Ballarò, che guardo di rado: lo trovo troppo allineato, non è che basta essere migliori di Vespa per essere buoni giornalisti, bisogna anche, tanto per dire, fare domande sulle presunte tasse evase dalla Polverini, approfittando della fortuna di averla in studio due giorni dopo lo scoppio dello scandalo. Floris non va in onda a causa della par condicio usata dal regime come arma per impedire l'informazione dei cittadini in vista delle elezioni regionali: si rinuncia al fidato Vespa pur di zittire i Santoro, i Floris, le Annunziate: tanto può bastare Minzolini col suo seguitissimo TG1. Sorpresa: al posto di Ballarò ecco un imperdibile documentario della serie "La grande storia": per un attimo, stupito da una prima serata dedicata alla conoscenza anzichè alle tette o alle balle, credo che si tratti di tivù pubblica, poi mi accorgo che lo è!

Il titolo è "Dittatura", il tema è l'Italia fascista. Il documentario è come sempre un capolavoro: immagini stupefacenti, occhio fermo e obiettivo su fatti che la nostra memoria spesso tenta di rimuovere. E sapete qual è la cosa più sconvolgente? Non la rievocazione delle violenze e delle brutture del fascismo, di questo regime di merda che per vent'anni e più ha inquinato il nostro paese, non il racconto delle infamie di quel criminale di Mussolini e dei suoi maiali, ma la drammatica sensazione, che per almeno cinque o sei volte si fa strada con forza in chi ascolta, di stare assistendo a un programma di attualità e non di storia, in specie quando si racconta l'Italia che portò al fascismo e che lo cullò convinto di poterlo controllare.

Vediamo scorrere sullo schermo l'assassinio di Don Minzoni, quello di Matteotti, le incredibili e ripetute violenze squadriste, gli assassini di Gobetti e di Amendola, i duemila decreti legge approvati in un baleno da un governo pieno di fascisti, alcuni dei quali contro la stampa, la devastazione di cooperative, case del popolo, redazioni di giornali, l'abolizione del diritto di sciopero, i cinegiornali dell'Istituto Luce che tanto mi hanno ricordato certi Tg odierni nella loro pervicace distorsione della realtà e nella loro ridicola omissione di fatti, la definizione di "delitto di stato" per qualsiasi forma di opposizione al regime, il licenziamento su due piedi per gli impiegati pubblici che fossero stati sorpresi a manifestare ad alta voce una qualsiasi forma di dissenso, la sostituzione dei sindaci democraticamente eletti con i podestà nominati dal regime, la surreale tassa sul celibato, il Tribunale speciale che nel giro di pochi anni processa 1945 oppositori comminando 10 mila anni di carcere e sei sentenze di morte, il confino a cui vengono condannate più di 15 mila persone, fra cui anche molti omosessuali accusati di "attentato alla dignità della razza" e di atti universalmente riconosciuti come "perversi", la condanna di Gramsci a 21 anni di carcere e di Pertini a 10 anni e 9 mesi, le elezioni con il voto palese, cioè con schede di colore diverso (e nonostante questo più di 135 mila eroi votarono contro il listone unico fascista), la fascistizzazione della scuola, l'utilizzo della stampa e della radio per controllare del tutto l'informazione e manipolare in questo modo il consenso. E le stupide guerre imperialiste, l'uso dei gas tossici contro gli eritrei durante la guerra di Etiopia, i 50 mila libici uccisi e i 100 mila deportati, le vergognose leggi razziali con il divieto per gli ebrei di possedere radio, avere camerieri ariani, essere assunti in banche o uffici pubblici, frequentare scuole, dimorare in Italia, mettere annunci sui giornali, e le deportazioni, i seimila ebrei italiani morti nei campi di concentramento, la rivista sulla difesa della razza, il tribunale della razza, la scellerata alleanza con quell'altro macellaio pazzo furioso di Hitler, i 200-300 mila morti di fame e malattie della Grecia, fino alla ingloriosa fine dei maiali che tanto orrore avevano portato in questo paese e ai due anni di sanguinosa guerra civile che seguirono alla fine del Ventennio.

Una circostanziata, eloquente, equilibrata, documentata e grandiosa opera di rievocazione di alcuni fra i più bui anni della nostra storia; un ritratto impietoso della nascita, dello sviluppo e della caduta di un regime marcio e fetido e di un dittatore merdoso. E' la nostra storia, anche se vorremmo tanto scordarla per sempre.

Cogliere più di un'analogia tra quel che accade oggi e quello che accadde allora, negli anni che dalla fine della grande guerra condussero al fascismo e al grande carnaio della seconda guerra mondiale, non può non generare serie preoccupazioni. Con questo non vogliamo dire che adesso come allora siamo in una dittatura; vogliamo dire, è bene precisarlo ad esclusivo vantaggio di quelli che sono usi a ragionare in malafede, che adesso come allora i segnali sono pessimi e adesso come allora l'indifferenza per la deriva che stiamo vivendo rischia di rivelarsi fatale. Naturalmente è necessario avere un cervello, per poter ragionare, ed essere intellettualmente onesti e non essere muniti di paraocchi, per poter capire quanto sono grandi i rischi che stiamo correndo.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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