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venerdì 5 marzo 2010

Non chiamatela democrazia, per favore

Dopo aver fatto decine di leggi ad personam (vale a dire nell'interesse esclusivo o prevalente del premier o di sue aziende o di suoi collaboratori o amici), dopo aver attaccato in modo violento avversari e istituzioni rei di non piegarsi ai voleri del sovrano, dopo essersi sottratti più volte all'applicazione delle leggi con l'errata convinzione che il consenso elettorale possa porre un uomo al di sopra di esse, adesso si pensa anche a modificare le regole in corsa solo perchè, per incapacità e arroganza, non si è riusciti a rispettarle. Si minacciano azioni di forza, si ricatta moralmente il capo dello Stato, si studia l'ennesima leggina porcata.
Questo sono cose che in una democrazia non avvengono.
Non volete chiamarlo regime? Chiamatelo martello, o pomodoro, o merda. Ma non usate la parola democrazia, non avrebbe senso, nella sostanza, e lo avrebbe poco nella forma.
Perchè, direte voi, la gente non si ribella? Perchè non va a stanarli direttamente là dove si nascondono, piegando a interessi personali il bene comune e gozzovigliano a spese della comunità? Perchè non scende in piazza, non si indigna, non li punisce col voto? Dove sono quelli che per un semplice avviso di garanzia tirarono le monetine a Craxi?
Il fatto è che le persone formano la loro opinione sulla base dei fatti di cui vengono a sapere e del modo in cui essi sono raccontati. E oggi l'informazione fa schifo ed è quasi totalmente asservita al potere: omette i fatti o li stravolge. La tivù, inoltre, ti rende idiota, con le sue balle e le sue tette. Ecco spiegato l'arcano: non sai quel che accade, non puoi fartene un'opinione corretta. Quindi pensi, parli, vivi, decidi e voti a cazzo. Ed ecco anche perchè è appena stata approvata, nel silenzio quasi totale, una legge che aggira l'art. 18 e che rende il lavoratore ancora più merce di quel che già è. Con un'informazione corretta, le strade sarebbero messe a ferro e fuoco. Invece stiamo guardando il grande bordello e la champions mentre i soliti noti ce lo mettono dove sappiamo.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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