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domenica 31 maggio 2009

Soffocare - Choke (di Clark Gregg)


Ho visto il film "Soffocare" (Titolo originale: Choke. USA, 2008, di Clark Gregg, con Sam Rockwell, Anjelica Huston, Kelly MacDonald, Brad William Henke, Kathryn Alexander, Paz de la Huerta, Matt Gerald, Clark Gregg, Gillian Jacobs, Tiffany Rae Larkin). V.M. 14
Trama (filmup.it): "Uno studente di medicina fallito e sesso-dipendente, Victor Mancini, sfrutta le sue doti "recitative" per pagare le costosissime cure ospedaliere della madre. Victor, infatti, ogni sera, si reca in un ristorante diverso, dove finge di soffocare per farsi aiutare da qualche "buon samaritano", che, una volta salvatagli la vita, lo mette sotto la sua ala protettiva donandogli di tanto in tanto qualche somma di denaro..."

Il film corrispondeva al mio solito target: poco reclamizzato, apprezzato da certa critica, vincitore di alcuni premi di prestigio (il Sundance), trasposizione del quarto romanzo di Chuck Palahniuk, uno degli autori di culto americani più celebrati di questi anni.
Il film e' ricco di spunti interessanti e non banale metafora di certi aspetti della vita di oggi e del modo di intendere il sesso e l'amore; ne ho apprezzato l'irriverenza mai forzata e la forza dissacrante. Il protagonista sa il fatto suo quanto ad improvvisazione e capacità recitativa; ottime anche le prove di Anjelica Huston, madre di Victor, affetta da Alzheimer, e di Kelly MacDonald dottoressa–paziente che ispira sesso solo a guardarla. Interessante la rappresentazione del sesso, stimolanti le riflessioni che suscita. La storia e' invece un po' troppo arzigogolata, a volte si aggroviglia. Probabilmente il romanzo (che non ho letto) e' di quelli difficilmente traducibili su pellicola. Il film di conseguenza vive di spunti brillanti ma risente di pause fastidiose e di curve a gomito nelle quali si e' costretti a rallentare troppo. Nel complesso fa un po' faticare lo spettatore e disperde un tantino quel patrimonio di cialtronesca irriverenza e di fluida nonchalance che invece va salvato; insomma non si capisce tutto, ma in questo caso il mistero non sembra voluto. Forse e' troppo monocorde e trasforma la mancanza di linearità che presumo propria del racconto in un vagare senza meta che non sempre stimola la mente di chi osserva. In pratica ha molti aspetti buoni ma nell'insieme fallisce il bersaglio, questa e' la sensazione che chi esce dalla sala ha sulla pelle e direi che ho gia' spiegato piu' io questa sensazione di quanto il regista abbia spiegato certe dinamiche nel film. Non tutto deve essere spiegato, è naturale, sarebbe anzi drammatico che lo fosse, ma in Choke manca, a nostro parere, quel collante invisibile che cola negli interstizi e tiene insieme un film dandogli unità e completezza di senso: alla fine ti restano alcuni flash e alcuni aspetti ma slegati fra di loro e privi di una sia pur parzialmente interpretabile unità di significato.
Entrare in sala o no? Nonostante il mio giudizio viaggi sul 6-- (senza quel modo di rappresentare le scene di sesso saremmo sul 5 e 1/2), direi di sì, anche perchè ingredienti buoni ne ha parecchi e tutto sommato, data la sua natura, puo' suscitare reazioni diverse a seconda dello spettatore che lo guarda; conviene dunque provarci, a differenza di certe imbarcate che fin da subito sconsiglio a tutti qui si può restare delusi o aver qualcosa da ridire, ma il prezzo del biglietto e' ripagato senza dubbio: non e' che ogni volta che si va in sala se ne debba uscire dando fiato alle trombe e sventolando bandiere in segno di giubilo estremo.
Esperienza controversa ma da provare, dunque.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)


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