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martedì 29 settembre 2009

Ti querelo per farti star zitto

Una delle tante storture di questo paese alla deriva, quasi mai sottolineata, è la possibilità, per una persona facoltosa, di intimidire a bella posta chi si propone, magari per mestiere, di dire la verità su di lui e sui suoi affari, semplicemente querelandolo anche sapendo di aver torto marcio.
Ho letto proprio oggi su questo tema un interessante articolo di Milena Gabanelli (Report, Rai3) sul Corriere online.
Dice Gabanelli: “premesso che chiunque si senta diffamato ha il diritto di querelare, che chi non fa bene il proprio mestiere deve pagare, parliamo ora di chi lavora con coscienza”
(…)
“In Italia le cause possono durare fino a 10 anni e chiunque, impunemente, ti può trascinare in tribunale a prescindere dalla reale esistenza del fatto diffamatorio. A chi ha il portafogli gonfio conviene chiedere risarcimenti miliardari in sede civile, perché tutto quello che rischia è il pagamento delle spese dell’avvocato. L’editore invece deve accantonare nel fondo rischi una percentuale dei danni richiesti per tutta la durata del procedimento e anticipare le spese ad una montagna di avvocati. Solo un editore molto solido può permettersi di resistere.”
(…)
“… alla fine una pressione del genere può essere ben più potente di quella dei politici, e diventare fisicamente insostenibile.”

Il punto è che in Italia se tu, pur sapendo di aver torto, quereli un tizio (un giornalista, un blogger), ottieni l’effetto di distruggerlo: alla fine, quando emergerà l’insussistenza della tua denuncia, rischierai al massimo una blanda sanzione pecuniaria. In altri paesi (Inghilterra, per esempio) rischieresti una multa salatissima, parametrata sul caso in esame, che potrebbe perfino essere doppia rispetto all’astronomica cifra di risarcimento che hai chiesto per intimidire chi ha osato scrivere, magari il vero, su di te (Hai chesto 100 e avevi palesemente torto? Adesso, oltre alle tue spese legali, paghi 200). In altre parole, altrove “la sanzione è parametrata sul valore della libertà di stampa, che viene limitata da un comportamento intimidatorio”.

Alla fine, infatti, chi viene denunciato più volte, sebbene abbia sempre detto il vero, è costretto a smettere di fare il suo lavoro: deve soccombere anche sa ha ragione. Quale blogger potrebbe, non dico pagare milioni di euro di risarcimento, ma anche solo sostenere una causa di dieci anni se il potente di turno, infastidito perché il blogger ha detto una scomoda verità su di lui, decidesse comunque di chiedergli qualche milioncino di euro di danni?

Oggi è questo ciò che avviene in Italia. Certo, altrove va anche peggio: in Birmania di recente un blogger ha preso 20 anni di galera per un reato d’opinione (quelli per i quali i nostri deputati sono non punibili, ndr). Vi ricordate dei milioni di euro di danni chiesti da un certo permier a un certo quotidiano solo perché questo ha “osato" rivolgergli 10 domande (più che legittime, in una democrazia) sulla sua vita privata e sulla sua condotta pubblica? E decine sono i casi di blogger che si sono visti arrivare a casa le forze dell’ordine e/o chiudere l’intero sito solo per una pretestuosa (e tutta da verificare) querela del potente di turno. Per non parlare della legge liberticida attualmente allo studio che vorrebbe disporre la chiusura di un intero sito a causa di un semplice articolo o di una semplice violazione (magari di un singolo utente!) e ben prima che vi sia, sul caso in esame,un pronunciamento giudiziario di merito.

Il potente e ricco di turno ha ottenuto il suo scopo, zittire chi osa dire le cose come stanno e continuare farsi gli affari (sporchi) suoi; la libertà di stampa è stata di nuovo mortalmente ferita; libertà e democrazia hanno perso.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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2 commenti:

Veneris ha detto...

...ecco spiegata la decisione della Rai di non coprire legalmente i giornalisti di Report...

mauroarcobaleno ha detto...

può essere... certo è una delle tante storture di un paese storto!