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domenica 29 agosto 2010

Italiche tristezze domenicali

Oggi parleremo di Minzolini, Diaco, Carfagna, Maroni, Tremonti, Marchionne e Alfano. Scusate i termini forti.
L'intervista che Augusto Minzolini ha rilasciato a Pierluigi Diaco a Uno Mattina è quanto di più inutile, squallido e propagandistico si possa immaginare. D'altra parte un cuoco che usa cattivi ingredienti non cucinerà mai nulla di commestibile. Accarezzato da domande inesistenti che vertevano su temi irrilevanti, Minzolini ha fornito risposte lunari. Non so cosa sia, tutto questo, ma di certo non è giornalismo. Mi vergognerei a rivederla una seconda volta, come non possano vergognarsi certe persone non so dire. Di certo è un corpo estraneo a una democrazia compiuta.

La Carfagna (e' ministro), tempo fa, fu celebrata per un suo presunto riavvicinamento alle tematiche e alle esigenze dei non eterosessuali (come se riconoscere pari diritti a tutti gli uomini sia un optional). Dissi subito che si trattava di uno sporco bluff. In questi giorni la cortese ministra ha confermato questa palese verità, mettendo ancora una volta in campo i suoi pre-giudizi. Solo in Italia può essere ministro delle (im)pari opportunità una persona con simili idee. Solo in un paese di merda come questo è possibile che ancora oggi siano negati certi diritti a certe persone solo per il fatto di non dichiararsi eterosessuali. Nel marciume imperante oggidì un padre di famiglie (nel senso che ne ha già due o tre) che va a puttane o a trans o magari ha pure l'amante maschio o frequenta minorenni o candida alle elezioni amiche e amichette è ben considerato; un omosessuale onesto è vessato e trattato come una bestia da Stato e Chiesa.

Il ministro Maroni, che sta cercando di far credere che quella baggianata della Tessera del Tifoso serva a combattere la violenza negli stadi mentre serve a tutt'altro e forse addirittura a niente (se escludiamo spaccare le palle ai tifosi onesti e pacifici -il 95%- che un tempo potevano andare allo stadio e adesso vi rinunciano per non doversi sottoporre a lungaggini, schedature e procedure da stato di polizia inammissibili e cervellotiche), ha affermato di non aver nessuna intenzione di parlare con i violenti. Se ne deduce che da anni non parla col leader del suo partito, che un giorno sì e l'altro no incita alla violenza (i proiettoli pronti per i magistrati, i milioni di padani col fucile già pronto, ecc). Per non parlare del suo celebre morso alla caviglia di un poliziotto, atto per il quale fu anche condannato.
Per combattere la violenza negli stadi (e in qualunque altro posto) sarebbe sufficiente applicare la legge e ingabbiare chi va allo stadio per delinquere, in modo da permettere al resto dei tifosi di godersi in pace il match senza il pericolo di imbattersi in bestie travestite da ultras. Ma capisco bene che con questa classe dirigente l'applicazione della legge e la carcerazione dei colpevoli non siano programmi ben visti... basta dare un'occhiata ai ceffi e agli avanzi di galera che girano per le due Camere. Meglio colpire nel mucchio con misure inutili e aventi pure secondi fini commerciali oltre che di schedatura. Io, incensurato, non entro allo stadio se non mi faccio schedare. Un parlamentare condannato per un reato a scelta entra, e senza pagare. Intanto la violenza negli stadi non diminuisce, mentre dimuniscono gli spettatori (e aumentano gli abbonati alle pay tv, anche a quella del premier...).

Tremonti e Marchionne, ovvero l'economista col record di previsioni sbagliate che si è fatto ministro (e adesso che Berlusconi traballa addirittura premier in pectore) e l'imprenditore col maglione che cita i filosofi del passato, attaccano la legge sulla sicurezza sul lavoro (che Tremonti definisce addirittura un lusso) e i diritti dei lavoratori. Per Tremonti oggi in Italia non c'è piu' spazio per certi diritti, per Marchionne è il mercato a definire diritti e dignità del lavoro. E tutto questo mentre migliaia di persone ogni anno muoiono sul posto di lavoro. Questi due sono dei poveri reazionari che vorrebbero trasformare l'Italia in una nuova Cina. Marchionne mi sembra uno di quei vecchi padroni dell'Ottocento che la storia ha provveduto a seppellire ed è ormai certo che ha preso la berlusconite, quella terribile malattia che ti porta a credere di poter fare e disfare le leggi secondo i tuoi interessi e che ti fa credere che si possano sacrificare diritti conquistati con secoli di lotte sull'altare dei tuoi sporchi conti personali. Dimenticavo: Marchionne ha già deciso che i tre operai di Melfi hanno torto e la Fiat ha ragione: che un giudice abbia deciso il contrario, in primo grado, è come sempre irrilevante: altro chiaro sintomo di belusconite acuta.

Alfano, ministro dell' (in)Giustizia, ci riprova col processo breve, che tenta di spacciare per una priorità del paese mentre è solo un'impellenza del suo capo in mille processi invischiato: vuole ridurre i tempi dei processi fissando un limite, ma non intende far nulla per risolvere i problemi strutturali che rendono oggi i processi lunghi. Quindi se, poniamo, corrompi un testimone (un esempio a caso...) e dopo un certo limite di tempo non ti giudicano, sei libero. Sarebbe come stabilire per legge che, per risolvere i problemi delle lunghe liste di attesa per le risonanze magnetiche, se passano due mesi e non te la fanno, non te la fanno più e buonanotte; invece di aumentare il personale sanitario, i macchinari e ridurre sprechi e inefficienze. E' la solita immunità studiata apposta per il pluri-inquisito che abbiamo come premier. Come dice oggi Di Pietro, Alfano o è ignorante (nel senso che ignora la materia) o ci fa, nel senso che fa gli interessi di chi ministro lo ha nominato, e in entrambi i casi non merita la carica che ha. Io propendo per entrambe le ipotesi. Squallore misto a tristezza: ecco cosa comunica leggere notizie come queste.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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