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sabato 11 luglio 2009

Frost/Nixon - Il duello (di Ron Howard)

Frost/Nixon - Il duello. 2008, di Ron Howard, con Frank Langella, Michael Sheen, Sam Rockwell, Kevin Bacon, Rebecca Hall.
Trama: In seguito allo scandalo Watergate, che lo costrinse a dimettersi dalla carica di Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, rimase in silenzio per tre anni. Passato questo periodo di tempo, l'ex presidente sorprese tutti accettando di rilasciare una serie di interviste televisive per lo show condotto dal giornalista britannico David Frost, durante le quali parlò dell'esperienza del suo mandato e dello scandalo che appunto vi mise fine... (da filmup.com)

Frost/Nixon - Il duello è un film davvero convincente. Girato e soprattutto montato in maniera splendida, ha ritmo, sostanza e qualità e mantiene alto l'interesse dello spettatore dall'inizio alla fine. Il tema è l'intervista che Richard Nixon rilasciò a David Frost qualche tempo dopo essere stato costretto a dimettersi dalla carica di presidente degli Stati Uniti d'America. Frank Langella, che impersona l'ex presidente, si rende protagonista di un'interpretazione da Oscar. Ron Howard conferma quanto di buono ha fatto finora nella sua carriera di regista. Impossibile non apprezzare una pellicola come questa: se poi, come chi scrive, si è particolarmente interessati al tema trattato, l'interesse può facilmente trasformarsi in entusiasmo.

Il film, oltre che una riscostruzione storica fedele, è anche un'ottima lezione di democrazia e uno sguardo lucido e penetrante sui meccanismi del potere e della televisione. Non si perde mai per strada, ha la giusta misura e raggiunge il suo scopo: porre un tema sul tappeto, attraverso la rievocazione di uno dei momenti più critici della storia a stelle e strisce, e presentarlo in modo tale da stimolare in noi molteplici, intriganti e quanto mai attuali riflessioni.

Due le frasi-manifesto del film, quella in cui si dice che l'abuso di potere è l'essenza stessa della tirannide e quella, pronunciata da un Nixon in evidente difficoltà, in cui si dice che se un'azione illegale viene commessa dal presidente non è per ciò stesso illegale: un errore imperdonabile con il quale Nixon si gioca l'intervista e che non può davvero essere digerito dall'opinione pubblica di una democrazia come quella americana che, pur con i suoi difetti, funziona nel complesso in maniera egregia, specie poi se raffrontata con la situazione in cui anche oggi versano altri paesi formalmente democratici.

Ricordiamo tutti i film girati sull'argomento Nixon, da quelli più brutti a quelli più belli, come "Tutti gli uomini del presidente". Questo si aggiunge alla lista, ultimo ma solo per data di realizzazione. Quel che viene fuori è il quadro di una società in cui il meccanismo democratico generalmente funziona e si mostra perfettamente in grado di punire eventuali abusi o possibili derive, sempre rimanendo nell'ambito del meccanismo stesso che ha in sè gli strumenti (giuridici) e gli anticorpi (nell'opinione pubblica) per poter risolvere da solo qualunque disfunzione e restare virtuoso.
Una società in cui i media, lungi dall'essere concentrati nella mani di poche persone per di più soggetti politici, svolgono con pienezza la loro naturale funzione di cani da guardia della democrazia e operano costantemente avendo come obiettivo supremo quello di servire la verità senza tradire la fiducia dei lettori, anche se questo volesse significare non far sconti a nessuno; in cui i cittadini tengono in alta considerazione le istituzioni e la legge e non sono disposti a perdonare il politico che mente o che viola la legge; in cui il bene pubblico (o quello che si presume tale) viene prima di tutto ma non prima del rispetto delle regole che devono valere per tutti, dal primo all'ultimo dei cittadini di questa multirazziale, complessa, problematica ma per certi versi ammirevole società di recente nascita e di grande importanza.
Una società, per finire, in cui a volte qualcosa può anche andar storto (un esempio su tutti: le vicende davvero poco chiare legate all'elezione di Bush), ma in cui anche quando accade questo il sistema stesso si dimostra perfettamente in grado di reagire con le contromisure previste e di risolvere in maniera trasparente le vicende più torbide.
E, soprattutto, una società in cui la lotta politica è serrata, crudele e senza esclusione di colpi, con le vite dei candidati impietosamente passate al setaccio e con ogni loro parola o sospiro pesati col bilancino, ma mai si imbarbarisce al punto di spingere un competitore a non riconoscere la legittima seppur spiacevole vittoria dell'avversario che, parafrasando la filosofia che sta alla base della concezione anglosassone dello sport, non è mai un memico ma solo un avversario, o al punto di trasformare la competizione politica in un mero tentativo di delegittimare l'avversario a qualunque costo piuttosto che cercare di contrastarlo e di sconfiggerlo sul piano della maggior capacità di bucare lo schermo, certamente,
ma soprattutto su quello dei contenuti, del programma, delle idee. Si combatte ma alla fine chi perde riconosce di aver perso, non delegittima l'avversario che lo ha battuto anzi si complimenta e offre la sua collaborazione, spesso reale e non solo di facciata, e così facendo dimostra di rispettare l'elettorato e il paese. E questo non solo in politica ma anche negli altri settori della società.

Com'e' lontana da tutto questo l'Italia dei nostri giorni... è questo il pensiero che più volte si è affacciato nella mia mente mentre assistevo, in un cinema estivo con il cielo stellato per tetto, all'ultima fatica di Ron Howard. Il film, infatti, si dimostra perfettamente attuale e tanto più attuale lo sentiranno gli abitanti di quei paesi democratici, come il nostro ahimé, in cui di effettivamente democratico resta sempre meno e comunque non abbastanza, al di là di un'impalcatura di facciata che nasconde però intrighi e abusi di potere, azioni costanti di delegittimazioni delle istituzioni, enormi conflitti di interesse, misteri mai risolti, incapacità di produrre una classe dirigente capace e onesta, assenza quasi totale di visioni politiche a lungo termine, trionfo del clientelismo e del nepotismo anzichè della meritocrazia, corruzione morale e politica estremamente diffusa, ingiustizie, sociali e distributive sempre più acute, enormi squilibri territoriali, eccessivo grado di litigiosità e, nota dolente, un'informazione quasi completamente asservita al potere, usa a blandirlo anzichè a controllarlo.

Proprio l'attuale stato dell'informazione in Italia contrasta fortemente con quello anglosassone come lo si intuisce dal film. Qui da noi i giornalisti, salvo rare eccezioni, sono servi sciocchi che, spesso senza nemmeno esservi troppo costretti (in Italia c'è chi pagherebbe per vendersi, ricordate chi lo disse?), svolgono la funzione di stupido megafono del potere piuttosto che quella di autorevole araldo della verità, calpestando senza ritegno il codice deontologico di una professione che ormai è diventata per molti una burletta. Qui da noi un politico può permettersi di raccontare menzogne e di essere colto sul fatto senza che la sua credibilità o la sua carriera politica rischino di subire contraccolpi particolari e può permettersi anche il lusso di non rispondere alle domande che gli vengono rivolte dalla stampa o dai cittadini o di mostrare palese insofferenza ed ostilità nei confronti di quei giornali o tv (pochini) che osano fargli domande non gradite; negli Stati Uniti la ferocia del confronto non esclude mai il rispetto delle regole e della controparte e, particolare importantissimo che la dice lunga sulla maggiore serietà e maturità di un'opinione pubblica spesso tacciata di eccessivo moralismo, un politico che viola la legge o che mente è per ciò stesso e senza appello finito, come sarebbe giusto che fosse dappertutto.

Frost/Nixon - Il duello tiene incollati allo schermo per l'abilità con cui è montato (il montaggio dà ritmo ed è il vero valore aggiunto del film); avvince per la storia raccontata (e trattandosi di un episodio storico quindi già noto il merito è ancora maggiore) e per i dialoghi serrati e stimola interessanti riflessioni e paragoni con la stretta attualità di molti paesi. Da vedere.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)


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